Riferimento: Il co-pilota suicida
Non sono una psicologa ma credo che la depressione si possa esprimere in tante forme diverse che a volte non necessariamente corrispondono ai casi più frequenti in letteratura. Io in questo caso credo si sia trattato di depressione, dovuta al burnout e a una sofferenza sentimentale, credo che il proposito suicida si sia scatenato proprio quando è rimasto da solo, all'improvviso quindi. Cosa sia passato nella sua mente in quegli ultimi 8 minuti è un mistero, credo si possa rimanere in una sorta di trance, in una fase di incoscienza, di blackout. Quello che non riesco a capire è come si possa nascondere questo stato depressivo ai test psicologici. :(
Riferimento: Il co-pilota suicida
La tragedia comincia ad avere aspetti grotteschi... Si scopre che il copilota era depresso per il più banale dei motivi ( la ragazza l'aveva lasciato ) e che, per di più, era in cura da uno psichiatra che gli avrebbe firmato un certificato per esonerarlo dal lavoro.... Solo che lui l'aveva prima nascosto e poi strappato, andando quindi tranquillamente a pilotare un aereo con 150 persone a bordo.
Una cosa è certa: la Lufthansa ne esce malissimo, e con lei un po' tutto il mito della efficienza tedesca. Al confronto impallidisce pure la vicenda Schettino, su cui a lungo i tedeschi ci hanno preso per i fondelli.
Riferimento: Il co-pilota suicida
Non ho la competenza per esprimere la mia opinione, ma voglio riportare qui una cosa interessante scritta da uno psicologo e psicoterapeuta Dott. Nicola Ghezzani (lo ha pubblicato su fb ed è accessibile a tutti, quindi spero di non fare nulla di male incollando il suo testo qui, in caso contrario ditemelo ed eliminerò questo post):
"IL SUICIDIO VENDICATIVO
Fra le molte forme di suicidio, bisogna annoverare anche il SUICIDIO VENDICATIVO. Avviene quando la depressione è tale da lasciar erompere in modo subdolo o manifesto la rabbia che da sempre cova nei suoi meandri. Il depresso è un individuo che il più delle volte soffre di un'immagine gravemente peggiorativa di se stesso o del mondo. Le due immagini odiate (se stesso e il mondo) possono confondersi l'una con l'altra, alternandosi in modo drammatico, e l'individuo si ritrova ora a odiare se stesso ora il mondo. Quando l'odio si cristallizza in una condanna lucida e implacabile nei confronti del mondo circostante, e il depresso scivola nella condizione borderline, allora c'è il rischio del suicidio vendicativo. Con un solo colpo, egli annienta se stesso e l'ambiente che ritiene responsabile dei suoi mali. Allora può uccidere prima la sua famiglia e poi se stesso, oppure prima colleghi di lavoro o di scuola e poi farsi uccidere dalla polizia.
Quando l'evento di un suicidio vendicativo si verifica è sempre in qualche misura inatteso. Infatti, l'identità del depresso non di rado è mimetica: in apparenza egli è "normale": lavora e ha una vita regolare, e tuttavia... è solitario, non ha amici, nè un partner... Ma questi sono segni non facili da rubricare come indizi di patologia. Nel frattempo però avviene la "mutazione": e il depresso diviene borderline. Una parte di lui si dissocia da questa superficie mimetica di persona normale (il falso Sè, come lo chiama Winnicott, l'Io alienato, come lo chiamo io) e si aggrega in una formazione patologica piena di rabbia e risentimento, opposta alla prima. Questo aggregato interno patologico in cui domina l'odio può a un certo punto prendere il controllo della personalità: si risveglia come si risveglia il terrorista dormiente.
Il pilota tedesco Andreas Lubitz, che ha coinvolto nel suo suicidio i 150 passeggeri del suo volo, del tutto innocenti, era stato diagnosticato correttamente dagli psicologi che l'avevano esaminato come depresso affetto da burnout. La diagnosi risale a 6 anni fa. Purtroppo, la compagnia aerea per la quale volava – la migliore in Germania, una delle migliori del mondo – non ha ritenuto di consigliargli o imporgli una psicoterapia come precondizione per poter svolgere il lavoro di pilota. E il costo di questa leggerezza è stato fatale.
In Italia abbiamo migliaia di ottimi psicoterapeuti e ancor più psicologi clinici, tutti bravi e perfettamente in grado di fare diagnosi e terapie. Spero che lo Stato italiano voglia fare un buon uso di queste risorse per evitare drammi come quelli di di Andreas Lubitz e di altri piloti responsabili di incidenti mai del tutto chiariti. " (Dott. Nicola Ghezzani)