Riferimento: Dubbio sulla deontologia
Uno psicologo può fare altri lavori, avere altre attività e interessi lavorativi ulteriori... ci mancherebbe anche che non fosse così.. Il problema sta in attività in cui ci siano commistioni fra i due ruoli.. e in attività considerate "poco decorose" per l'immagine professionale... Io sul concetto di decoro non mi esprimo perchè totalmente arbitrario e soggettivo per cui non saprei dire cosa è decoroso o cosa non è decoroso...
E' decoroso per uno psicologo lavorare il fine settimana ad un banchino a vendere frutta e verdura magari il banchino del parente?
E' decoroso per uno psicologo la sera cantare e suonare in un gruppo metal?
E' decoroso per uno psicologo fare come altra attività il porno attore?
E' decoroso per uno psicologo fare il cassiere alla coop part time?
E' decoroso per uno psicologo fare il cartomante?
Io non lo so se sia decoroso o meno... di sicuro i problema esiste quando i due ruoli (psicologo e attività X) colludono... ovvero tu mischi le cose creando casino nell'utenza con cui sei a contatto... Mettiamo inoltre che un paziente viene a sapere della tua seconda attività e come paziente casualmente te lo trovi a chiederti di fargli le carte?
Insomma può essere un problema.... Il caso del cartomante è estremamente limite e abbastanza inusuale.. però ecco a prescindere dalla definizione di decoro il problema è proprio la commistione fra le attività...
Di sicuro lo psicologo può fare attività varie e anzi.. ci sono psicologi che lavorano come psicologi in libera professione, fanno in cooperativa gli educatori, magari lavorano come ricercatori ... quindi ecco... le attività in contemporanea possono essere molteplici... L'importante soprattutto nei casi "limite" è tenere ben separate le due cose e attività...
Riferimento: Dubbio sulla deontologia
Spero solo che lo faccia telefonicamente o in una città in cui non è conosciuto, altrimenti altro che crisi nera coi clienti!
Riferimento: Dubbio sulla deontologia
Interessante il tuo punto di vista Duccio, in effetti il concetto di decoro non può essere universale perchè, è vero, è soggettivo ciò che si considera decoroso o indecoroso.
Io sinceramente non so se mi metterei a fare la cartomante (e poi non sarei nemmeno credibile :D ) però devo essere sincera, con la crisi nera che c'è, non me la sento di giudicare nessuno.
Riferimento: Dubbio sulla deontologia
A mio avviso non è questione di giudicare ma di riflettere sul senso di ciò che si fa.
Uno psicologo finisce di essere psicologo quando ha terminato il proprio orario di lavoro, dopodiché può anche svolgere qualcosa che è in contraddizione con il senso della sua professione?
Si chiude con l'etica una volta che si chiude con il proprio orario?
Come ci porremmo, mi chiedo, di fronte al caso di un insegnante, uomo o donna, che di notte si prostituisce perché, dice, " c'è la crisi"?
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Originalmente inviato da
Lyanne
A mio avviso non è questione di giudicare ma di riflettere sul senso di ciò che si fa.
Uno psicologo finisce di essere psicologo quando ha terminato il proprio orario di lavoro, dopodiché può anche svolgere qualcosa che è in contraddizione con il senso della sua professione?
Si chiude con l'etica una volta che si chiude con il proprio orario?
Come ci porremmo, mi chiedo, di fronte al caso di un insegnante, uomo o donna, che di notte si prostituisce perché, dice, " c'è la crisi"?
Beh ma che c'entra l'etica? Una persona non può credere nella lettura delle carte perché è psicologo?
Riguardo all'esempio dell'insegnante che si prostituisce mi dispiace ma non sono d'accordo, se l'insegnante di mio figlio è valida ciò che fa fuori dall'orario di lavoro non è affar mio.
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anturium_rosa
Beh ma che c'entra l'etica? Una persona non può credere nella lettura delle carte perché è psicologo?
In risposta alla questione che hai posto (una persona che fa il cartomante oltre a fare lo psicologo) parlavo di attività, non di credenze e basta. Un conto è credere nella lettura delle carte (una persona può credere quello che vuole, ci mancherebbe!): il fatto però di praticare questa credenza con altre persone, che diventano utenti, mi sembra un po' diversa. Lo psicologo che svolge eticamente la propria professione non propone soluzione immediate, non risponde a chi si rivolge a lui / lei fornendo la risposta che questi vorrebbe sentirsi dare. In questo senso mi sembra che la seconda attività sia in contrasto con il senso della prima.
Mi chiedo se il dubbio si ponga solo a livello personale (se si pone), da parte, cioè, di chi si coinvolge in questa duplice attività, dal momento che temporalmente le due cose non colludono? Non so.
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Riguardo all'esempio dell'insegnante che si prostituisce mi dispiace ma non sono d'accordo, se l'insegnante di mio figlio è valida ciò che fa fuori dall'orario di lavoro non è affar mio. E sono consapevole che ora scatenerò l'indignazione, ma non importa, io la penso così
Ma d'accordo su cosa? Io ho posto una domanda per una riflessione. E poi perché indignazione?
A me sembrava un paragone appropriato alla situazione che hai portato tu.
Uno psicologo può svolgere bene ed eticamente il proprio lavoro, aiutare le persone che si rivolgono a lui / lei e, "smessi gli abiti", dissociarsi completamente da questa parte di sé e fornire risposte "su misura"? Può darsi, non so.
Saranno affari suoi come risolve questa dissonanza, a me però la domanda viene.
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Io credo che lo psicologo possa credere in ciò che vuole e fare ciò che vuole al di fuori del suo ruolo professionale perché in ogni caso é responsabile civilmente e penalmente delle proprie azioni e delle proprie scelte come chiunque altro.
Credo di aver capito che esclusivamente nell'esercizio della professione lo psicologo debba evitare ogni commistione rispetto ad altre figure professionali, quindi credo che il problema si ponga a livello e nel momento in cui la persona indossi il cappello da psicologo.
Detto questo, rispetto a questo caso limite discusso, la mia riflessione é una domanda: "Ma se si venisse a sapere, ne potrebbe rimarrebbe danneggiata in qualche modo l'immagine della nostra professione?". Secondo me il problema potrebbe aver a che fare con questo punto; quindi pongo la questione non a livello del singolo ma collettivo.
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LePleiadi
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Lyanne
Come ci porremmo, mi chiedo, di fronte al caso di un insegnante, uomo o donna, che di notte si prostituisce perché, dice, " c'è la crisi"?
A me non fregherebbe nulla, nel privato uno può fare quello che vuole, purchè questo non abbia implicazioni con i bambini che segue.
Sinceramente che centrain questo paragone l'etica?L'etica dell'insegnate sta nel fare bene il proprio lavoro a scuola...fuori sono affari suoi.
Quanti moralisti....
Fare delle domande e riflettere, anziché porsi da una parte o dall'altra, è moralismo? Questo non è forse un forum di riflessione?
Piano con le conclusioni azzardate.
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Originalmente inviato da
Wowchenick
"Ma se si venisse a sapere, ne potrebbe rimarrebbe danneggiata in qualche modo l'immagine della nostra professione?"
Secondo me si! E poi la nostra professione già è vista in modo distorto, se emergesse una cosa di questo tipo non credo proprio che gioverebbe
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chi decide però quali sono le mansioni che rendono danneggiata l'unione con la professione di psicologo?
Ho apprezzato tutti i vostri contributi... non banali assolutamente... ma rimane il fatto che siamo nel campo della soggettività e che il concetto di decoro e di "danno alla professione" dato da altre mansioni sia qualcosa di assolutamente arbitrario..
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Originalmente inviato da
Duccio
chi decide però quali sono le mansioni che rendono danneggiata l'unione con la professione di psicologo?
Ho apprezzato tutti i vostri contributi... non banali assolutamente... ma rimane il fatto che siamo nel campo della soggettività e che il concetto di decoro e di "danno alla professione" dato da altre mansioni sia qualcosa di assolutamente arbitrario..
Sono d'accordo: questo secondo me è un punto importante.
Pensavo: io posso fare tutti i ragionamenti di questo mondo, pensare a cosa farei /non farei io in quella situazione, ma che diritto ho di dire a una persona, in una circostanza come questa, che quello che sta facendo è in contraddizione con l'essere psicologo? Nessuno.
A me rimane la curiosità di come se la risolve questa persona (dentro di sé), quali possono essere i fattori che la portano a fare una scelta piuttosto che un'altra, ma questo è un altro discorso e veramente sono affari suoi.
E poi credo che ci sia "l'effetto notizia", per cui queste cose magari ci colpiscono emotivamente (per me è stato così) dando la falsa impressione che siano più diffuse di quanto in realtà non sono.
Riferimento: Dubbio sulla deontologia
Secondo me infatti il decoro.. entra in gioco solo ed esclusivamente quando tu usi la tua professionalità di psicologo INSIEME a quell'altra X.... Cioè se io (prendo l'esempio limite del cartomante) ... faccio il cartomante la sera sul lungomare a rimini... arriva uno gli leggo le carte... poi lui mi dice che è in un periodo di stress che gli manca il lavoro si sente giù ecc.. e in quel momento mi dice che aveva intensione di parlare con uno psicologo... a quel punto io se tirassi fuori l'eventuale biglietto da visita di psicologo... non fai che creare confusione nell'utenza e creerei una commistione tra le due cose.. usando una "professione" per tirare l'altra...
Altra questione se becchiamo un paziente che vediamo in studio o un dirigente di azienda con cui lavoriamo in ambito formazione o hr che passeggia per caso di lì e ci vede fare le carte.,.. In questo caso può essere rovinata la nostra immagine ai loro occhi ma come singoli professionisti.. non come categoria...
Ma se io lavoro a roma come psicologo... e nel fine settimana vado a sulla spiaggia a Tirrenia a fare le carte... le probabilità di essere visti da un paziente o da un cliente sono abbastanza ridotte... forse pari allo zero.. allora finchè non tiro fuori il biglietto da visita non faccio alcun danno alla mia immagine di professionista e di certo all'immagine della professione...
Cioè tutto sta al confronto con l'utenza.. quale essa sia ...
Riferimento: Dubbio sulla deontologia
E' vero, ci troviamo nell'ambito dell'arbitrarietà e della soggettività, e non stiamo giudicando il singolo.
Credo però che siamo in qualche modo costretti a confrontarci, in questo caso ma anche in altri meno altisonanti o estremi (ad es nei casi dei nostri colleghi che possono avere un'eco mediatica) con i Mass Media e il senso collettivo (perché ci siamo immersi come professionisti) e possiamo domandarci quindi se e come determinati accadimenti possono generare ulteriore confusione o danneggiare in qualche modo quella che é la nostra figura professionale, proprio perché non é affatto detto che in questo caso non intercorra un giudizio facile o un pre-giudizio.