psicologia e religione (ed esercito)
Eccomi!!!(Questa discussione nesce da un thread in cui si rischiava di deviare dal tema di riferimento: "NEW - Concorsi).
Oggetto del contendere era cosa significasse essere cattolici , militari(in riferimento alla psicologo militare) e psicologi.
Oddio, detta così sembra un discorso da testimone di Geova(che NON sono e non sono nemmeno cattolica praticante)!:P
Poichè questo dilemma, cioè se l'identità di psicologo potesse convivere con l'identità di religioso(nella fattispecie cattolico) mi era stata riproposta anche nel corso delle lezioni universitarie (per la precisione dalla professoressa Esposito, docente di psicologia dinamica progredita presso l'università degli studi di Padova, la quale affermava che per fare il lavoro di psicologo/psicoterapeuta-ammetto che è una frase che mi è stata riferita, quindi non posso essere precisissima- non si potesse essere cattolici), mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensate.
La discussione era nata da una mia affermazione di disappunto perchè, per chi, come la sottoscritta, ha "solo" la laurea e l'abilitazione, di recente erano usciti solo concorsi per psicologo militare, professione che, a mio avviso, contrasta con uno dei miei valori (uno dei pochi) che è il rispetto per la vita.
Tale valore si rifà, nello specifico al principio cattolico per cui l'omicidio è considerato peccato(oddio, mi sembra di parlare come una nonnina), senza le attenuanti che possono esistere in altre religioni o culture (in molte culture, per esempio, l'omicidio è aborrito ma considerato lecito in caso di guerra, lo stesso dicasi per talune religioni che considerano l'omicidio un peccato solo se messo in atto nei confronti di persone giuste e seguaci della stessa religione), ancorchè con la possibilità del perdono.
A questo punto ho ricevuto un'appunto molto ben articolato da Psicosarix, la/il quale mi faceva notare che un militare non è sempre, necessariamente, chi ammazza(espressione un po' infelice che avevo usato per descrivere UNA delle tante attività a cui vengono addestrati i militari), anzi, che l'esercito svolgeva anche molte opere umanitarie.
Quindi, riprendendo alcune delle affermazioni di Psicosarix quotate da un'altra ragazza, secondo me:
1) Essere militare non significa necessariamente essere "chi ammazza". Ciò non toglie che l'addestramento al servizio militare implichi l'insegnamento dell'uso delle armi e gli interventi militari implichino -anche se non sempre- l'uccisione di altri esseri umani, ancorchè in difesa di principi che possono essere ritenuti giusti.
2) Essere cattolico (e io, ribadisco, sono non praticante, semplicemente mi riconosco molto in questo valore) implica accettare il principio per cui uccidere un altro essere umano è considerato peccato, quindi NON E' GIUSTO, anche qualora si trattasse del peggiore degli assassini.
3) Essere psicologo significa mettersi al servizio degli altri, senza essere influenzati da pregiudizi(mi sembra che un articolo del codice deontologico affronti bene questo argomento).
Pertanto, se io mi trovo a non appoggiare alcuni principi dell'esercito (nella fattispecie: l'uccisione di un'altro essere umano, in alcuni casi, può essere giusta) che contrastano con alcuni miei valori religiosi (l'uccisione di un'essere umano non è mai giusta, anche se può essere perdonata), mi vedo costretta a rifiutarmi di operare nell'unico settore in cui si intravedeva uno spiraglio lavorativo.
Cosa ne pensate? Mi farebbe molto piacere avere la vostra opinione anche nei confronti dell'affermazione della professoressa Esposito, che per questa situazione può avere un fondamento di verità, ma che, in un contesto più generale, io reputo come un po' estrema.
Re: psicologia e religione (ed esercito)
ciao riversky,
eccomi quì, come ti avevo detto :smile:
quando si parla di psicologia io parto sempre dal pesupposto che la Psicologia è una scienza e che lo psicologo è un professionista, un laureato che fa ilsuo lavoro attraverso gli strumenti della professione.
io non vedo perchè un cattolico non possa essere uno psicologo militare e/o uno psicoterapeuta.
lo psicologo non fa il militare, non partecipa a missioni militari o in alcun modo può nuocere agli altri, non gli viene chiesto di imbracciare le armi o simili. dunque non entra in conflitto con i suoi principi, ma fa il suo lavoro.
lo psicologo militare rivolge il suo intervento alle persone e questo è il suo lavoro.
tra le altre cose lo psicologo militare esiste proprio perchè gli eventi e le situazioni di tipo militare possono essere terribilmente traumatiche o stressanti per le persone, fino al punto di causare disturbi psichici, come il disturbo post traumatico da stress. e i militari prima di tutto sono persone.
io credo che l'errore che spesso si fa sia quello di credere che lo psicologo militare deve motivare alla guerra e all'aggressività o che abbia un ruolo in quello che poi fanno i militari. ma per quello, poco lo ammetto, che ho potuto leggere le cose non stanno così.
i militari svolgono i loro compiti e lo psicologo i suoi.
poi i militari italiani non sono mai impiegati in missioni di guerra, quando ci sono attacchi e gli italiani che hanno partecipato a degli attacchi lo hanno fatto sotto le insegne nato o onu.
capisco che non sembra molto diverso ... ma in realtà lo è. teoricamente infatti i nostri militari sarebbero tenuti solo alla difesa del nostro territorio e all'assistenza in caso di calamità naturali o fatti gravi in appoggio alla protezione civile.
dunque uno psicologo militare potrebbe anche non trovarsi mai, come potrebbero i nostri militari, ad affrontare determinate situazioni.
inoltre, se pensi agli studi di psicologia sociale, ti renderai conto che uno psicologo può, col suo lavoro, addirittura evitare certe reazioni "negative" (chiamiamole così) che possono verificarsi in particolari situazioni di violenza e di stress.
:ciao:
Re: perfido moderatore...
Citazione:
Originariamente postato da cieffe
Visto che sapevate che l'avrei spostato :frust:, immagino che non vi offendiate...:asd:
Faccio comparire un "rimando" dalla mia stanza, in modo che chi ha letto il thread qui possa ritrovarlo facilmente.
Ciao,
Cieffe
Ma va... non sapevo neanch'io dove metterlo!
In effetti più che di lavoro, il mio è un dilemma morale.
Credo di essermi chiarita con psicosarix(per via privata, soprattutto, mi avrebbe fatto piacere avere anche l'opinione di andalucia).
Il problema(per me), nel caso della professione dello psicologo militare, sarebbe proprio il fatto di appoggiare, poichè ne farei parte, un'istituzione che fra i propri compiti ha quello di andare in guerra, che, di per se, reputo la cosa più stupida che ci possa essere. Vedere le cose in un'ottica da "cappellano militare" o, appunto, nell'ottica del sostegno psicologico per i traumi causati dall'attività militare, cambierebbe di molto le cose.
Per quanto ne so', dall'esperienza di una mia amica che ha fatto il tirocinio in caserma, lo psicologo militare si occupa più che altro di somministrare gli MMPI(almeno, questo è quello che ha fatto lei...).
E' un po' come fare l'operaio per la Beretta: le armi servono anche per difendersi, verranno sempre prodotte, indipendentemente dal fatto che uno ci lavori o meno, quell'azienda è molto importante per l'economia locale e di sicuro non accuso gli altri operai che fanno onestamente il loro lavoro, solo che, potendo scegliere, non andrei a lavorare lì.
Il problema è che, appunto, potendo scegliere, non tento neanche di iscrivermi ai concorsi per diventare psicologo militare e rimango a fare un lavoro che non c'entra niente con la psicologia....
Re: Re: psicologia e religione (ed esercito)
Citazione:
Originariamente postato da psicosarix
teoricamente infatti i nostri militari sarebbero tenuti solo alla difesa del nostro territorio e all'assistenza in caso di calamità naturali o fatti gravi in appoggio alla protezione civile.
:ciao:
Direi che questo spiega tutto. e' quel "teoricamente" , che mi tiene fa' rimanere salda nelle mie decisioni...
Anche se adesso mi sembra di aver chiarito che non volevo dare degli assassini agli psicologi militari;)
Re: Re: Re: psicologia e religione (ed esercito)
Citazione:
Originariamente postato da riversky
Direi che questo spiega tutto. e' quel "teoricamente" , che mi tiene fa' rimanere salda nelle mie decisioni...
Anche se adesso mi sembra di aver chiarito che non volevo dare degli assassini agli psicologi militari;)
penso che si capisca bene che non vuoi giudicare nessuno, non ti preoccupare :smile:
sul tuo dilemma ... invece ... io credo che infondo una risposta tu ce l'abbia già, e molto chiara, ... non vuoi fare la psicologa militare :smile: e penso che dovresti rasserenarti, seguire quello che senti e dedicarti alla ricerca di un posto, e alla formazione in un campo psicologico, che ti piace.
... credo che il tuo stato d'animo sia più dovuto al fatto che non ci sono altre possibilità di lavoro al momento e credo che sia questo a "lacerarti" maggiormente ... come capita a quasi tutti noi giovani psicologi in questo momento :( forse se potessi scegliere tra più opportunità di lavoro non ti porresti questo dilemma ... non so se è così ... è solo un'ipotesi ... :confused:
anche a me era stato detto "perchè non fai il conocrso per psicologo nelle forze armate o anche per quelle dell'ordine?", ci ho pensato un po' su e poi ho deciso che non era un ambito che mi interessava, come non mi interessano anche altri ambiti della psicologia, comunque ... come ad esempio quello della salute mentale :sisi:.
così ho lasciato perdere, non guardo nememno i concorsi in questi ambiti e mi dedico alla ricerca di un posto che m i piaccia di più e allo studio di quella parte della psicologia che preferisco.
non sento di perdere delle opportunità di lavoro, perchè quell'ambito non lo vedo come una possibilità e l'ho scartato io, decidendolo io :smile:.
naturalmente così facendo sono a lavorare in un ambito che non c'entra nulla con la psicologia e come psicologa fino ad ora ho solo trovato o fregature o lavori gratis ... come tutti ... però preferisco così, che magari ottenere un posto che mi darebbe le stesse magre soddisfazioni del posto che occupo ora.
la psicologia è una scienza vastissima ... secondo me è naturale che a seconda delle nostre caratteristiche, idee, desideri, gusti, ecc. non ci possa piacere tutta e indistintamente ogni campo ... il problema è solo che quì in Italia ci sono pochissimi posti di lavoro e che la psicologia in alcuni ambiti non è assolutamente presente ... :(
:ciao: