Originalmente inviato da
willy61
Solo che, a mio parere, questa è esattamente la protesta di una corporazione. E questo stato di cose con il "capitalismo" non ha nulla a che vedere (né con il "socialismo", peraltro).
Per come la vedo io, i trasportatori li divido in due categorie: quelli che lavorano per conto di un'impresa (e sono dipendenti) e quelli che lavorano per conto proprio (e sono imprenditori).
I primi: quando il mio stipendio è troppo basso, faccio sciopero, ma lo faccio contro la mia di azienda, perché è alla mia azienda che chiedo gli sghèi, mica alla massaia della Tiburtina.
I secondi: ma quando chiudono la Thyssen, quelli che restano senza lavoro che cavolo devono fare? Mettersi con la punto fuori dai caselli dell'autostrada e bloccare il traffico? O quelli della Legler di Ponte San Pietro, o delle migliaia di fabbriche che chiudono dall'oggi al domani? Insomma, il "rischio d'impresa" dove cavolo sta?
Per come la vedo io, i camionisti hanno appreso alla perfezione la lezione italiana degli anni '80: prendere il peggio del capitalismo e il peggio del socialismo. Socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Esattamente quel che ha sempre fatto Confindustria. Pronti a invocare il "libero mercato" quando si tratta di licenziare, ma guai a non attaccarsi alla tetta della mamma-Stato quando si tratta di avere contributi per qualunque cosa, fosse anche la produzione di sculacciatopi, tritabrodo e dicipreghiere automatici.
Buona vita
Guglielmo