Riferimento: L'avvenire del lettino
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ikaro78
Di fronte ad una offensiva così forte e a volte anche scorretta (vedi il “Libro nero della psicoanalisi” che critica la validità dell’esperienza analitica senza premettere che nel farlo utilizza criteri oggettivanti impropri alla natura e alla finalità stesse della psicoanalisi), l’attività psicoanalitica si avvicina sempre più a quella descrizione di “mestiere impossibile” data da Freud. Gli utenti attuali tendono a considerare i trattamenti lunghi inadeguati e l’onere di una rimessa in questione soggettiva un impegno troppo gravoso, se non addirittura pericoloso per la loro stessa integrità. Sicché risulta sempre più difficile fare loro capire e accettare le regole più basilari della psicoanalisi.
Le loro motivazioni sono sempre più circoscritte alla cura del sintomo, mentre le loro pretese di efficacia e efficienza del trattamento, anche nel caso di problematiche esistenziali, risultano sempre più deresponsabilizzanti.
Ma la psicoanalisi Ikaro secondo te che finalità ha? Può darsi che ci sia una "fuga" verso qualcosa di diverso perché gli obiettivi di questo trattamento non sono proprio condivisi dall'utenza. Se si vuole andare in un posto bisogna cercare di scegliere il mezzo giusto, forse la maggior parte delle persone non vuole andare dove vogliono farle arrivare diversi psicoanalisti, lo hanno capito e si rivolgono altrove.
Si fatica e si fa attenzione a rispettare delle regole se c'è un utile o se si vuol partecipare ad un qualche gioco, porre delle regole e pretendere che una persona le rispetti per poi far ottenere a questa qualcosa che non desidera nemmeno ottenere io lo trovo assurdo.
Infine penso che se ci si rivolge a qualcuno per risolvere dei problemi l'altro deve pur assumersi buona parte della responsabilità riguardo alla soluzione di questi, se fa soltanto domande che una persona può tranquillamente porsi da sola senza mai dare risposte e spiegazioni adeguate (quando forse l'utenza ha bisogno proprio di queste) finisce con lo svolgere un lavoro che nella maggioranza dei casi risulta improduttivo e gira a vuoto perché sono proprio le risposte e le spiegazioni quelle che si cercano.
Insomma credo che oggi le persone facciano bene in una certa misura a deresponsabilizzarsi e pretendere quindi che chi le cura si assuma le sue di responsabilità mettendo in chiaro cosa un paziente (o cliente) dovrebbe fare per essere collaborativo e mettendo in chiaro cosa si dovrebbe poi riuscire ad ottenere se si decide di collaborare seguendo la cura.
Un saluto
Riferimento: L'avvenire del lettino
Caro charlie, vorrei precisare due punti che potrebbero aiutarti rispetto ai tuoi dubbi. In primo luogo il lavoro di analisi è, appunto, un lavoro di analisi ed in quanto tale non è teso a fornire delle soluzioni al paziente proprio perchè, come rilevi giustamente, questo potrebbero non essere ciò che il paziente desidera. L'attività di "sintesi" è infatti una prerogativa del paziente, ovviamente sia dal punto di vista della consapevolezza che da quello inconscio. E' in altre parole un processo continuo (che fa sì che un sistema vivente continui a vivere) che viene rilanciato dall'attività interpretativa dell'analista. E' a questo livello, "non esplicito", che analista e paziente dialogano su cosa voglia ottenere il paziente, considerando sempre che prenderà direzioni imprevedibili proprio perchè sono create di volta in volta dal paziente stesso.
L'altro punto è il discorso del desiderio di cui già si è parlato in passato. In analisi non interessano i desideri reali, concreti del paziente se non nella misura in cui veicolano un desiderio inconscio. Compito dell'analista è dunque far emergere attraverso la trama del desiderio concreto il desiderio inconscio (che è desiderio assoluto e rigido e sostiene così il sintomo) attraverso l'interpretazione. Qui sta la responsabilità dell'analista, nel non perdere mai di vista questo piano di azione, e qui egli dà risposte. Per il paziente invece, responsabilizzarsi significa entrare in contatto con l'assolutezza del proprio desiderio, riappropriarsi delle proprie capacità creative e sintentiche che sono altrimenti irrigidite e prive di quelle qualità che consentono di vivere una vita piena e ricca perchè è possibile un reale dialettica con se stessi e gli altri. Pena una delega ad eternum della propria vita.
Un saluto
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Originalmente inviato da gieko
In primo luogo il lavoro di analisi è, appunto, un lavoro di analisi ed in quanto tale non è teso a fornire delle soluzioni al paziente proprio perchè, come rilevi giustamente, questo potrebbero non essere ciò che il paziente desidera. L'attività di "sintesi" è infatti una prerogativa del paziente, ovviamente sia dal punto di vista della consapevolezza che da quello inconscio. E' in altre parole un processo continuo (che fa sì che un sistema vivente continui a vivere) che viene rilanciato dall'attività interpretativa dell'analista. E' a questo livello, "non esplicito", che analista e paziente dialogano su cosa voglia ottenere il paziente, considerando sempre che prenderà direzioni imprevedibili proprio perchè sono create di volta in volta dal paziente stesso.
L'altro punto è il discorso del desiderio di cui già si è parlato in passato. In analisi non interessano i desideri reali, concreti del paziente se non nella misura in cui veicolano un desiderio inconscio. Compito dell'analista è dunque far emergere attraverso la trama del desiderio concreto il desiderio inconscio (che è desiderio assoluto e rigido e sostiene così il sintomo) attraverso l'interpretazione.
Ma come si fa a capire se l'analista sta facendo bene o male il suo lavoro? L'inconscio non lo si conosce, si può raccontare di tutto riguardo a quello che si desidera inconsciamente, perché una persona dovrebbe crederci e persuadersi di desiderare qualcosa di diverso da quel che desidera usualmente?
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Originalmente inviato da gieko
Per il paziente invece, responsabilizzarsi significa entrare in contatto con l'assolutezza del proprio desiderio, riappropriarsi delle proprie capacità creative e sintentiche che sono altrimenti irrigidite e prive di quelle qualità che consentono di vivere una vita piena e ricca perchè è possibile un reale dialettica con se stessi e gli altri.
Beh leggo quello che hai scritto ma non capisco cosa significa. Sostanzialmente il paziente cosa deve fare per "riappropriarsi delle capacità creative e sintetiche"?
Io ho davvero difficoltà a capire, cioé se non si conosce questa operazione in cosa consiste come si fa a responsabilizzarsi?
So alzare un braccio e se l'analista lo richiede posso alzarlo, ma se mi si chiede "entra in contatto con l'assolutezza del tuo desiderio" io cosa devo fare?
Anche per capire poi se in realtà io voglio farla questa cosa, se mi si chiede di tagliarmi una mano ad esempio, non lo farei.
Poi l'obiettivo "vivere una vita piena e ricca" è troppo vago, alla fine lo si può far calzare in qualsiasi situazione in cui c'è stato qualche miglioramento. Se qualcuno mi dicesse "con questo sistema potrai vivere una vita piena e ricca" io voglio approfondire e capire meglio secondo il suo punto di vista in cosa consiste questa vita "piena e ricca" .
Magari per me "vita piena e ricca" vuol dire anche vivere in modo agiato dal punto di vista economico, stare con una donna attraente e così via, mentre chi mi dice questa cosa vuol riferirsi a tutt'altro e può darsi anche che a me quest'altro che mi vien promesso non interessi poi molto.
E' sempre meglio essere chiari e non ambigui.
Un saluto a tutti
Riferimento: L'avvenire del lettino
Charlie, è ovvio che non si tratta di una cosa come "alzare un braccio". E' piuttosto un processo cui si arriva col tempo (tanto tempo, visto che è "il fine dell'analisi") tramite le interpretazioni fornite dall'analista su ciò che permea il campo emotivo e sulle proiezioni, le razionalizzazioni, le scissioni, etc che sono presenti. E' evidente che non si parla di un riappropriarsi delle proprie capacità sintetiche dal punto di vista razionale. L'unico compito che ha il paziente, quindi, è associare liberamente.
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Vedo che hai aggiunto alcune questioni interessanti al messaggio precedente.
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Char_Lie
Ma come si fa a capire se l'analista sta facendo bene o male il suo lavoro? L'inconscio non lo si conosce, si può raccontare di tutto riguardo a quello che si desidera inconsciamente, perché una persona dovrebbe crederci e persuadersi di desiderare qualcosa di diverso da quel che desidera usualmente?
Si capisce che l'analisi sta procedendo se il paziente continua a fare analisi. In altre parole, al di là di tutto ciò che si può dire o pensare, si è creato un incontro su alcune tematiche e le interpretazioni producono dei cambiamenti che evitano la stagnazione del processo. Un indicatore abbastanza efficace, direi.
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Poi l'obiettivo "vivere una vita piena e ricca" è troppo vago, alla fine lo si può far calzare in qualsiasi situazione in cui c'è stato qualche miglioramento. Se qualcuno mi dicesse "con questo sistema potrai vivere una vita piena e ricca" io voglio approfondire e capire meglio secondo il suo punto di vista in cosa consiste questa vita "piena e ricca" .
L'obiettivo dal punto di vista teorico non è specificabile. E' il paziente che approderà ai suoi obiettivi. Peraltro ti faccio notare la contraddizione che porti: non vorresti che ti si dessero degli obiettivi perchè potrebbero non essere di tuo gradimento, ma lamenti la genericità della definizione. E' chiaro che si tratta di una compiutezza soggettiva, individuale e per questo potrà essere riuscire ad avere soldi, o una strappona che tanto ci piace per assurdo. Tutto ciò all'analista non interessa in maniera diretta. Ciò che è di sua pertinenza è mettere in moto un processo di cambiamento che faccia sì che il sintomo non sia più necessario. In altre parole, l'analisi rimette in moto la macchina, dove andare poi lo decide il paziente perchè è lui il padrone della propria vita. Ovviamente la macchina dell'esempio al momento del primo appuntamento col meccanico evidenzia questo problema: ha sempre e solo bazzicato un'unica strada (desiderio inconscio, assoluto) e nel far ciò aveva i vetri talmente oscurati che non l'autista ha potuto vedere che avrebbe potuto scegliere infinite altre strade.
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Originalmente inviato da gieko
In altre parole, l'analisi rimette in moto la macchina, dove andare poi lo decide il paziente perchè è lui il padrone della propria vita.
In fin dei conti insomma dal mio punto di vista non serve a nulla. Io ho bisogno di cartine per orientarmi e non di mettere in moto l'auto, questa non si è mai spenta, il problema magari è che mi sono perso e se qualcuno non ne sa qualcosa in più di me riguardo al territorio io continuerò a girare a vuoto chissà per quanto come sto facendo ora. So dove vorrei arrivare ma le strade non le conosco. A decidere dove andare non è difficile, è come arrivarci che è complicato, qui secondo me si situano la maggior parte dei problemi ed è per questo che l'utenza si rivolge forse ad altri sistemi, non hanno auto danneggiate in maniera tale che non possono mettersi in moto, i problemi sono di un ordine diverso e forse le risposte psicoanalitiche risultano inadeguate: servono indicazioni per riuscire a dirigersi là dove si vuole arrivare e non meccanici o lavavetri, le auto non sono né sporche, né danneggiate in maniera tale da non poter camminare, sono i conducenti che non sanno più come orientarsi e trovare strade percorribili. Magari poi uno di questi ha fermato l'auto per cercare qualcuno che gli dia indicazioni perché camminare alla cieca è dispendioso e non si possiede un'infinità di carburante. Qualcuno poi vede un'auto ferma e finisce col pensare che sia in panne e chiama un meccanico per ispezionarla da capo a fondo, ma in questi casi il meccanico non serve.
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Forse la metafora che ho utilizzato non era delle migliori... non avere la cartina, non riuscire a mettere in moto la macchina, sono la stessa cosa. Si parla di un sistema-persona che gira a vuoto, il vuoto del desiderio inconscio, della rigidità strutturale. Ciò che tu chiami "cartina per orientarsi" altro non potrebbe essere che il ristabilirsi delle capacità sintetiche del soggetto. L'interpretazione psicoanalitica permette di disegnare la cartina della propria soggettività e dei propri desideri.
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Originalmente inviato da Char_Lie
Ma come si fa a capire se l'analista sta facendo bene o male il suo lavoro? L'inconscio non lo si conosce, si può raccontare di tutto riguardo a quello che si desidera inconsciamente, perché una persona dovrebbe crederci e persuadersi di desiderare qualcosa di diverso da quel che desidera usualmente?
[QUOTE=gieko;1868912]
Si capisce che l'analisi sta procedendo se il paziente continua a fare analisi.
E' geniale!!! Dunque una analisi che dura vent'anni o... non finisce più... è una analisi che procede bene...Scusa Gieko ma non condivido:nah:
Ciao
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Non mi risultano analisi infinite... lunghe sì ma è un altro discorso. Ad ogni modo, a meno di non credere che i pazienti siano dei pupazzi, vanno avanti perchè qualcosa accade, ovvero perchè c'è un processo in atto. Se il processo si arresta e l'analisi ristagna si ha l'interruzione dell'analisi.
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Char_lie caro, forse con questo nuovo avatar la stai facendo fuori dal vasino...
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Ah, ecco perchè non ti piacciono i lavavetri... complimentoni!
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Perché non posso usare un segno che mi piace? E poi cosa c'entra il mio avatar con la discussione? Io mica mi son messo a commentare i vostri... C'è una discussione apposita per parlare di questo.
Siete psicoanalisti e non sapete andare al di là del significato manifesto? :D
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Perchè è proibito dal regolamento utilizzare avatar con significati politici ed offensivi e se non lo togli immediatamente tu lo faranno i moderatori. Ragiona prima di dire certe leggerezze.
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PS: nessuno ti impedisce di commentare gli avatar, ma c'è una bella differenza tra un quadro, un disegno, una foto e la svastica.