Riferimento: Psicoanalisi di gruppo
Ciao Francesca
Non ho mai partecipato ad un gruppo a conduzione psicoanalitica, però sto - come paziente - in un gruppo di analisi Bioenergetica.
Lascio stare la teoria, almeno in parte (anche perché è una teoria diversa da quella psicoanalitica), e mi limito all'esperienza e a quanto ho potuto sentire ed osservare.
Devo dire che per me è molto piacevole, e mi pare utile, l'esperienza di gruppo. Ma ammetto senza problemi che, per come sono io, non sarei stato in grado di affrontarla prima, senza un bel periodo di analisi individuale.
Quel che noto è che io vivo molto il gruppo come protezione, e che i vari aspetti del transfert si trovano ad essere in qualche modo smorzati, come se si "spalmassero" su più persone, invece che dirigersi verso una sola.
Quel che mi aiuta di più è il vedere aspetti diversi di me stesso nelle diverse persone che compongono il gruppo, come se ognuno di loro esprimesse una parte di me, ma in modo tale da consentirmi di riconoscerla e di accoglierla, e di metterla in comunicazione con altre. Così, lentamente, mi sto scoprendo sì composito, ma meno diviso. Non unitario, certo, non ancora. Ma certamente più in grado di metere ad un tavolo i miei vari "Me" e farli discutere tra di loro. A volte litigando, altre volte in modo più bonario. Però - adesso - se non altro, non cercano di escludersi a vicenda, sanno aspettare, sanno proporsi quand'è il caso e non se la prendono più di tanto se è un altro "me" a prendere la scena in quel momento.
Inoltre mi aiuta molto ad esplorare le differenze di relazioni, sentimenti e sensazioni che intesso con il maschile ed il femminile, con questi due aspetti di me sempre presenti, grazie anche al fatto che è un gruppo a composizione mista, metà uomini e metà donne, e con due conduttori: maschio e femmina.
Un'altra cosa molto interessante è che a partecipare al gruppo siamo in undici allievi. Sono tre anni ormai che lavoriamo assieme, eppure ogni volta mi accorgo di quanto poco ci conosciamo, di come sia, in fondo, impossibile conoscere a fondo un'altra persona, di come ci siano sempre aspetti nuovi da scoprire, negli altri e in me stesso. Questa è una cosa che reputo importante perché obbliga a pensare in una dimensione temporale, ad accorgersi che la terapia non è solo, o non tanto, ricostruzione ma mi sembra sia soprattutto costruzione di qualcosa di nuovo. Perché il tempo passa, le persone cambiano. Nascono problemi nuovi e modalità nuove. C'è apertura, insomma.
Sarei curioso di capire cosa senti tu, come lo vivi. Sapendo che è complicato spiegare cose che sono intime, e che esiste una regola per cui le cose del gruppo restano all'interno di esso. Ma per quel che puoi, sarebbe interessante confrontare i vissuti, credo.
Buona vita
Guglielmo
Riferimento: Psicoanalisi di gruppo
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Originalmente inviato da
willy61
Ciao Francesca
Non ho mai partecipato ad un gruppo a conduzione psicoanalitica, però sto - come paziente - in un gruppo di analisi Bioenergetica.
...Sarei curioso di capire cosa senti tu, come lo vivi. Sapendo che è complicato spiegare cose che sono intime, e che esiste una regola per cui le cose del gruppo restano all'interno di esso. Ma per quel che puoi, sarebbe interessante confrontare i vissuti, credo.
Buona vita
Guglielmo
Carissimo Willy, ti ringrazio per l'intervento; mi sembra un argomento che merita un approfondimento. Non posso dire di avere molta esperienza in merito in quanto ho appena iniziato questa esperienza che se da un lato mi stimola, dall'altra mi pone qualche perplessità. Il gruppo, tutti pazienti del mio analista che lo conduce, è composto da 6 persone , 2 uomini e 4 donne di cui 2 psicoanaliste. La presenza delle due potrebbe creare qualche inghippo perchè le tipe sono molto narcise e hanno l'atteggiameto di quelle che è palese che pensano:"che ci faccio io qui?" Oltretutto da parte loro chiusura totale ...parlano solo di lavoro e si barricano per non parlare dei loro intimi disagi .
Io mi sono sentita subito a mio agio, la meditazione zen che pratico da tempo mi ha abituata alla condivisione. Devo ammettere che all'inizio sono rimasta un pò sulla difensiva, perchè si ci apre completamente solo se si avverte empatia e sincerità. Troppo presto per pronunciarmi.
Temevo di avere difficoltà a ritrovarmi col mio analista in una situazione atipica, ma invece è stato semplice. Lui sostiene che col tempo, dovremmo diventare 'fratelli analitici' e riuscire a parlare di tutto apertamete... anche perchè(lui lo sa) in ognuno di noi dietro una corazza impenetrabile c'è sempre un tenero "cuore di panna". Ho portato avanti l'idea della stupenda opportunità, rispetto al settig duale che ognuno può offrire dritte e consigli che possono essere molto utili nel caso di situazioni difficili o di scelte, cosa che non avviene mai nella relazione analitica in cui devi essere tu paziente ad assumerti sempre l'onere dell'individuazione delle vie preferenziali da percorrere, in quanto l'analista, ti fa ragionare ma resta neutrale. Questo per me è importante.
La tua esperienza anche se non psiconalitica è molto interessante e ti rigrazio di averla raccontata.
Spero che se qualcuno vive un'esperienza di gruppo pratica o teorica possa portare qualche contributo alla discussione.
Saluti