Citazione:
Dopo aver letto attentamente le tue considerazioni riguardo l’amore, o meglio, l’AMORE, quello universale, se ho capito bene, il più alto livello di capacità amorevole a cui un individuo possa arrivare, (correggimi se sbaglio)
Giusto!, intendevo quello, che chiaramente essendo universale comprende anche l'amore di cui più spesso ci troviamo a parlare.
Citazione:
Davvero credi sia possibile comprendere l’essenza di qualcuno? Comprendere le cause e le motivazioni che risiedono dietro ogni comportamento umano? Il giudizio, meglio, il pre-giudizio che è umano, esiste ed è culturalmente in ognuno di noi, e concordo che sia una spinta interna che ci trattiene nell’accettare senza remore gli altri. Non credo che però si possa risolvere la questione, tentando di aspirare ad una consapevolezza che ha poco di umano, ma che in un certo senso trascende le nostre umane caratteristiche. Chi è senza pre-giudizi o paure verso il diverso scagli la prima pietra!! Direi che la comprensione di cui parli appartenga a persone come Madre teresa di calcutta o ad un padre pio o a qualche santo, ma non a noi comuni mortali
La frase che ho usato, "comprendere l'essenza di qualcuno" è senza dubbio fuorviante, un esagerazione, e probabilmente impossibile: in effetti per comprendere l'essenza di qualcuno bisognerebbe sapere *tutto* di una persona, ma veramente tutto ogni suo minimo dettaglio, inoltre questa essenza non è statica quindi la conoscenza dell'essenza in un istante può non essere la stessa in un tempo successivo (ovviamente perchè le persone cambiano). Per quanto riguarda la possibilità di comprendere (cioè di vedere le cose "così come sono", questa in realtà è un utopia dal punto di vista scientifico, ma da un punto di vista più pratico intendo una comprensione così matura dell'altro che non sia influenzata dai nostri desideri, paure, speranze etc. etc.) sono d'accordo con te che sia estremamente difficile raggiungere una consapevolezza del genere che forse appartiene solo ad alcuni personaggi come quelli che dicevi tu, però questo mi fa pensare che quelle 4 persone a millenio siano state in grado di realizzare quel tipo di amore che descrivevo a inizio post e che credo sia la forma più alta d'amore, cosa significa ?
Be personalmente la vedo così, di sicuro non raggiungerò mai tali livelli di consapevolezza però la distanza del risultato non mi deve spaventare ad andare verso di esso, perchè ogni passo è cmq un vantaggio nel presente, vantaggio per me e per chi entra in relazione con me. a conti fatti dove arriverò non avrà molta importanza, sarebbe uno stress avere quell'obbiettivo e dovresi confrontare con persone di tale risultato, l'importante è fare il primo passo con la consapevolezza che si può fare sempre qualcosa per migliorare.
Citazione:
Secondo me non è nella comprensione dell’essenza dell’altro (cosa che peraltro ritengo impossibile) che si possono superare i pre-giudizi e l’intolleranza verso gli altri, ma bensì nel tentativo di interpretazione dell’altro, senza cercare la presunzione di comprenderlo effettivamente per ciò che è. L’interpretazione necessita la creazione di uno spazio in cui negoziare una qualsiasi rappresentazione dell’altro e di noi stessi, Ciò avviene attraverso il dialogo con l’altro, attraverso il rispetto di cui parli, in cui avviene un cambiamento sia in noi che nell’altro. Ecco come forse si possono superare certe limitazioni.
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Quando si è consapevoli che tutto è interpretabile ma non comprensibile nella sua essenza, ecco in questo senso si possono costruire sentimenti di rispetto, di tolleranza e di amore verso qualcosa o qualcuno che non ci è mai del tutto conosciuto, ma che è in continua evoluzione ed è interpretabile una miriade di volte. Non esiste una parola che lo definisce una volta per tutte, bensì tentativi che si accostano e o si allontanano.
Intepretazione, come dici tu, dunque è un termine molto più adatto, che comprende la consapevolezza di non poter cogliere l'essenza dell'altro. Questa sola consapevolezza come affermi tu ci porta il benefico del dubbio (es. ma come avrò inteso io l'altro sarà realmente giusto ?) e col dubbio la tolleranza la curiosità ed il resto. E' gisuto?, intendevi questo ?
Credo comunque che la nostra capacità di Intepretare sia soggetta a cambiamento e che più questa migliora più "eleviamo il nostro modo d'amare". L'interpretazione dunquè è soggetta a miglioramento e questo può motivarci ad essere più sensibili alle conclusioni "errate" che facciamo quando intepretiamo gli altri. La compensione quindi come la vedo io è il livello (probgabilmente ideale) più alto di Interpretazione, quando ciò che noi percepiamo/intuiamo tende a coincedere con la realtà di quel momento o a un livello più pratico quando la nostra Interpretazione non è influenzata dalle nostre paure,speranze,ansie,attacamenti, etc. etc.
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Il vero rispetto, scrivi: nasce dall'accettazione delle informazioni apprese tramite la Comprensione e si manifesta tramite il riconoscimento del valore dell'oggetto di osservazione. Per me nasce, dalla consapevolezza che l’altro sia soltanto interpretabile, nella consapevolezza dei nostri limiti conoscitivi e nell’accettazione vera del valore di ogni essere vivente.
Qui intendevo che interpretando l'altro, mettendoci nei suoi panni, ed usando le informazioni che ricaviamo da questo "lavoro" allora possiamo capire i motivi di certe scelte o comportamenti diversi, e capendone i motivi accettarli. Penso che la cosnapevolezza dei miei limiti conosciitivi da sola, non possa causarmi il rispetto di un'altro, di sicuro tale consapevolezza è molto favorevole, perchè aumenta in me gli sforzi e le energie che impergo per interpretare al meglio l'altro, però se non capisco le sue ragioni posso portargli solo un rispetto formale, dettato dall'educazione o dal contesto, che non nasce quindi da un aver "compreso" il gesto dell'altro.
Per quanto rigurda l'attaccamento:
Citazione:
Quando diciamo di comprendere qualcosa, in un certo senso abbiamo la sensazione che quel qualcosa che prima ci era ignoto, distante, diventi parte di noi, ci appartiene. Credo che qui avvenga l’errore, nel senso che in base a questo principio dell’appartenerci, del diventare parte di noi, che si scatenano meccanismi di gelosia, di forti passioni contrastanti.
Queste (la gelosia, la senzazione di appartenenza) a mio giudizio sono manifestazioni di un attaccamento immaturo.
Citazione:
Il principio del non-attaccamento che si libera dal desiderio egoistico di possedere l’altro, cozza un po’ con il principio di attaccamento ad esempio di una madre, che solo così gli permette di prendersi cura del proprio bambino. Non so se nn attaccandosi a qualcosa o qualcuno ci si libera dall’egoismo, senza attaccamento verso gli altri, nn abbiamo senso di appartenenza, compartecipazione, nn riusciamo ad identificarci con l’emozioni degli altri, non esisterebbe l’empatia verso il prossimo a cui ci sentiamo in un certo senso legati, “attaccati”.
Il Non-attaccamento (o attaccamento maturo) è una forma di affetto che prevede come dici tu la liberazione dal desiderio egoistico di possedere l'altro. questo a mio giudizio è indipendnete dalle cure che una madre può dare a un suo bambino e dalla capacità di provare empatia, ciooè, io (madre) posso essere affettuosa nei confronti di mio figlio dargli tute le cure, etc. etc. senza che però questo mio affetto mi porti anche a limitare mio figlio quando questo si allontana da me (stesso dsicorso per due fidanzati), allo stesso modo l'empatia e ogni altra forma di affetto e attenzione nei confronti degli altri può liberarsi della catena del'ego, cioè può esistere, manifestarsi, senza che per forza il sogggetto del nostro affetto ci dia qualcosa in cmabio o si comporti secondo nostri schemi mentali definiti.
Aggiungo che io vedo il non–attaccamento come una conquista di un percorso di vita e di conoscenza di sé che passa come primo punto dall’accettazione dell’attaccamento stesso (è naturale attaccarsi). Intendo dire che il nostro relazionarsi porta all’attaccamento ed è sano che sia così perché è un bisogno affettivo dell’uomo che permette il suo sviluppo.
L’attaccamento porta a problemi di relazione e lo sforzo di affrontare questi problemi (il percorso di ricerca individuale) permette di integrare le richieste dell’uno (l’attaccamento) con la realtà esteriore (le richieste del prossimo). Con tutto questo intendo dire che realizzare il non-attaccamneto è difficile e che anche esso è un frutto tipico dell'amore maturo (non di quello assoluto di madre teresa e company, questo si può raggiungere un pò prima :) ), questa serie di considerazioni si collegano con la "tesi" che dicevo nel primo post che la capacità di amare dipende dal nostro grado di maturaizone/consapevolezza personale.
In generale anche se magari non traspare dal mio lungo reply, sono molto d'accordo con ciò che affermi credo che a livello pratico diciamo più o meno le stesse cose.
OK, ho finito, premetto che per come sono fatto io, a reply del genere dedico in genere molto più tempo (perchè il rischio di scrivere cosè mal interpretabili è alto) ma oggi non ho molto tempo, quindi se cè qualcosa che non è chiaro fammi sapere!
Grazie degli spunti di rifelssione che mi hai dato :mano: