conoscete le sue teorie....?
non è tra fgli autori più accessibili sicuramente.
Mi piacerebbe sentire la vostra.
emi
Printable View
conoscete le sue teorie....?
non è tra fgli autori più accessibili sicuramente.
Mi piacerebbe sentire la vostra.
emi
Citazione:
Originariamente postato da Emiliana
conoscete le sue teorie....?
non è tra fgli autori più accessibili sicuramente.
Mi piacerebbe sentire la vostra.
emi
Io sto seguendo una formazione psicoanalitica lacaniana, credo che Lacan (vedi l'avatar!), "il Picasso della Psicanalisi" (come è stato definito), sia stato in assoluto lo psicoanalista post-freudiano più geniale e coraggioso di tutto il '900.
Saluti,
ikaro
Non lo conosco bene, ma il post che hai creato mi sembra interessante...
tutto quello che so è che le teorie di Lacan prendono le mosse da quelle di S.Freud, ma con un approccio critico e revisionista del messaggio freudiano che, come "cura attraverso la parola", è possibile solo se si prende alla lettera che <<l'inconscio è strutturato come un linguaggio>>, e come tale da trattare con gli strumenti che lo strutturalismo da un lato e la linguistica dall'altro hanno messo a disposizione.
L'inconscio per Lacan è la struttura nascosta sotto l'apparenza di una disposizione cosciente di se stessi; ed è strutturato come un linguaggio.
La parola, per lui, viene prima di ogni cosa, anche del pensiero, il quale è generato da essa e non viceversa.
Sempre secondo Lacan, nell'uomo convivono 3 istanze:
1- l'immaginario: è ciò che deriva dall'immagine che egli legge dapprima nello specchi, poi nello sguardo e nelle parole degli altri;
2- il simbolico: è il terreno di conciliazione ( tuttavia impossibile) tra questa immagine e la verità del soggetto; il piano del simbolico è quello dell'inconscio, e cioè del linguaggio;
3- il reale: è il non delinebile, l'inevitabile e irrimediabile nostro essere uomini in carne e ossa.
GIro a voi la palla....un saluto!
sto leggendo il libro di Di Ciaccia e Recalcati "Jacques Lacan", molto interessante
e ho quasi finito "L'utlima cena" su anoressia e bulimia sempre di Recalcati che è un lacaniano.
Non è sicurramente una lettura scorrevole o da metropolitana ma sono davvero interessanti.
mi piacerebbe scambiare idee se qualcuno ha letto questi o altri libri del genere.
ciao
emi
Incominciamo a scambiarci idee e pareri? Da cosa partiamo? ;-)Citazione:
Originariamente postato da Emiliana
sto leggendo il libro di Di Ciaccia e Recalcati "Jacques Lacan", molto interessante
e ho quasi finito "L'utlima cena" su anoressia e bulimia sempre di Recalcati che è un lacaniano.
Non è sicurramente una lettura scorrevole o da metropolitana ma sono davvero interessanti.
mi piacerebbe scambiare idee se qualcuno ha letto questi o altri libri del genere.
ciao
emi
ciao a tutti.il mio prof di ps.clinica era lacaniano x cui mi ha "allevato" seconde questi principi.dopo la laurea x cui penso di iscrivermi alla scuola lacaniana. per chi volesse saperne di più può collegarsi al sito: www.istitutofreudiano.it ci sono anche corsi di formazioni anche x noi studenti.io l'ho seguito l'anno scorso a catania e ho letto parecchi libri su questo genere.cmq è un bellissimo e completissimo approccio, anche se da molti psicoanalisti Lacan è stato molto criticato.ciao
Anche a me interessa molto l'orientamento lacaniano, sto infatti facendo una tesi su Lacan e Klein. Un testo di consultazione molto valido è il "Dizionario di psicanalisi" a cura di R. Chemama e B. Vandermersch edito da Gremese Editore.
deve essere interessante anche questo libro:
"Quel che Lacan diceva delle donne. Studio di psicoanalisi"
Autori e curatori: Colette Soler
qualcuno lo ha letto?
emi
Ho iniziato a leggerlo, molto interessante perchè non parla solo della femminilità o del femminile in psicoanalisi. La questione serve piuttosto a toccare gli snodi essenziali della psicoanalisi. Avevo anche assistito alla presentazione del libro fatta dall'autrice.Citazione:
Originariamente postato da Emiliana
deve essere interessante anche questo libro:
"Quel che Lacan diceva delle donne. Studio di psicoanalisi"
Autori e curatori: Colette Soler
qualcuno lo ha letto?
emi
Come introduzione a Lacan mi è stato consigliato anche
Rifflet LeMaire, Introduzione a Jaques Lacan, Astrolabio
purtroppo non è di facile reperibilità essendo molto vecchio.
Qui qualcuno frequenta l'ICLeS?
Io frequento l'Icles, anche tu?Citazione:
Originariamente postato da serenase
Ho iniziato a leggerlo, molto interessante perchè non parla solo della femminilità o del femminile in psicoanalisi. La questione serve piuttosto a toccare gli snodi essenziali della psicoanalisi. Avevo anche assistito alla presentazione del libro fatta dall'autrice.
Come introduzione a Lacan mi è stato consigliato anche
Rifflet LeMaire, Introduzione a Jaques Lacan, Astrolabio
purtroppo non è di facile reperibilità essendo molto vecchio.
Qui qualcuno frequenta l'ICLeS?
Io consiglio anche "Lacan, il maestro assoluto" di Mikkel Borch-Jacobsen (Einaudi), che invece è di facile reperibilità.
Il testo di Rifflet LeMaire io lo trovai usato al Libraccio, con un pò di fatica lo si trova!
Sì frequento ancora come studente della Formazione Clinica, mi sto laurendo. Allora ci si vede là!
Molto buono anche il testo che hai citato, tempo fa era nella bibliografia d'esame della Maiocchi tra quelli a scelta.
Un altro che può essere utile è:
Davide Tarizzo, Introduzione a Lacan, Laterza, Bari, 2003
Non conosco Lacan bene da poterne parlare, conosco meglio Slavoj Zizek alievo di Lacan che potrei definire un pazzo furioso in senso positivo, ovvero un grande...
Invece volevo sapere se qualcuno sapesse meglio spiegarmi la rottura che avvenne fra la Luce Irigaray e il suo maestro Jacques Lacan, dato che reputo Speculum molto interessante ed è proprio questo testo che segnò la rottura fra i due...
Grazie per l'aiuto!:ciao:
Ciao Emi,
oltre ad aver letto i due testi che citi conosco anche direttamente Massimo Recalcati. E' molto bravo, secondo me, a rendere meno oscuri i concetti lacniani e a trattare il tema con serietà, ma in maniera comprensibile anche a chi non ha una profonda conoscnza di questo autore o della psicoanalisi in generale.
Del libro "Jacques Lacan" ho trovato anche molto interessante l'ultimo capito, tanto da rileggerlo piu' vote, ma piu' vado avanti piu' mi accorgo che alcuni concetti è possibile comprenderli e farli propri solamente "vivendoli" facendone esperienza.
Ti consiglerei anche il libro "Sull'odio" sempre di Recalcati, se ti piace il "genre".
Ottima idea questo post! Vado subito a leggere gli altri interventi.
Ciao
PS: Se a qucluno interessa consiglio di dare un'occhiata al sito del'IRPA Untitled Document Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata, per la formazione post lauream o anche per formazione in itinere o anche per semplice curiosità.
Bello ma difficile (o magari sono solo io che non capisco, ed è possibile!). Lo sto leggendo a piccoli passi...
Molto interessante l'articolo sul "Desiderio di paternità" credo ci farò su la tesi...avete materiale per caso o libri da segnalarmi sulla funzione del padre e il Nome-del-Padre?
Grazie
Credo siano buoni come introduzione anche due testi che credo esistano ormai solo in prestito (in Università Cattolica li hanno)
-Guida a Lacan (non ricordo l'autore) edizioni BUR
-Cinque lezioni su Lacan di Nasio
-Seminario su Lacan di Perrella
Come introduzione sono abbastanza coprensibili.
..conosco bene LaCan, l'ho studiato parecchio alla triennale. E' uno psicoanalista molto innovativo che ha apportato dei modi di pensare e delle visioni del tutto nuove, impensabili ed importanti alla psicoanalisi. Nonostante penso che il suo pensiero, ed in generale quello della psicoanalisi, sia un po troppo "filosofico" e a tratti quasi incomprensibile, trovo molto affascinanti ed interessanti.
Ciao! Chi è stato il/la prof che ti ha introdotto a J.L.? Io mi sono specializzata quest'anno all'istituto freudiano ed ho scelto questo percorso perchè ho conosciuto il pensiero di Lacan grazie al docente Massimo Recalcati.
Io sono molto legato a Lacan anche se non ne approfondisco direttamente il pensiero.Per quanto mi riguarda è l'ultimo grande autore di quella parte di psicoanalisi che realmente ''pensa'':che invece di rinchiudersi negli spazi spesso soffocanti della clinica si apre ai problemi in senso filosofico.In questo modo Lacan può leggere i problemi dell'occidente in chiavi diverse: dalla linguistica,all'antropologia ecc...Seguendo Freud ma con intenzioni diverse Lacan può destituire l'IO dal ruolo di padrone (quindi in senso anti-cartesiano) e considerarlo come un vero e proprio ''sintomo'':da qui le complesse riflessioni sulla dimensione 'simbolica' (che lo strutturalismo porta avanti) per cui l'Io non è che una complessa trama di simboli dati da una funzione impersonale (inconscia) che determinerebbe l'uomo personalmente e culturalmente.Se l'inconscio si struttura come linguaggio allora ''l'uomo è parlato'' e in questo senso Lacan può dire ancora "Penso dove non sono, dunque sono dove non penso":l'impostazione antiegologica è estremamente presente e ribadita dall'idea che l'IO è ''il sintomo umano per eccellenza,la malattia mentale dell'uomo''.In queste brevi note io rintraccio una forte convergenza col pensiero junghiano secondo cui l'inconscio non è (freudianamente) un mare da prosciugare (''dove era l'es deve subentrare l'io'') ma una istanza,una dimensione,una realtà tipicamente umana che più che essere combattuta con la forza della ragione deve essere ''integrata'' con l'umiltà tipica di chi si trova innanzi all'''inesauribile'': nel ‘sacrificio’ dell’istanza egoica di mantenersi nell’autosufficienza è il senso della ‘funzione trascendente’ e del ‘processo di individuazione’...a parte Jung anche con la psichiatria fenomenologica ci sono punti di incontro notevoli ma non mi sembra il caso di dilungarmi...
Saluti,
Luigi
Beh, l'Io non è 1 complessa trama di simboli per Lacan, è piuttosto l'effetto di molteplici identificazioni immaginarie (bisogna fare attenzione per non perdersi e confondersi nei meandri di un pensiero molto complesso, Lacan non parlava di "simboli", ma di "simbolico" e di "significanti").Citazione:
Io sono molto legato a Lacan anche se non ne approfondisco direttamente il pensiero.Per quanto mi riguarda è l'ultimo grande autore di quella parte di psicoanalisi che realmente ''pensa'':che invece di rinchiudersi negli spazi spesso soffocanti della clinica si apre ai problemi in senso filosofico.In questo modo Lacan può leggere i problemi dell'occidente in chiavi diverse: dalla linguistica,all'antropologia ecc...Seguendo Freud ma con intenzioni diverse Lacan può destituire l'IO dal ruolo di padrone (quindi in senso anti-cartesiano) e considerarlo come un vero e proprio ''sintomo'':da qui le complesse riflessioni sulla dimensione 'simbolica' (che lo strutturalismo porta avanti) per cui l'Io non è che una complessa trama di simboli dati da una funzione impersonale (inconscia) che determinerebbe l'uomo personalmente e culturalmente.Se l'inconscio si struttura come linguaggio allora ''l'uomo è parlato'' e in questo senso Lacan può dire ancora "Penso dove non sono, dunque sono dove non penso":l'impostazione antiegologica è estremamente presente e ribadita dall'idea che l'IO è ''il sintomo umano per eccellenza,la malattia mentale dell'uomo''.In queste brevi note io rintraccio una forte convergenza col pensiero junghiano secondo cui l'inconscio non è (freudianamente) un mare da prosciugare (''dove era l'es deve subentrare l'io'') ma una istanza,una dimensione,una realtà tipicamente umana che più che essere combattuta con la forza della ragione deve essere ''integrata'' con l'umiltà tipica di chi si trova innanzi all'''inesauribile'': nel ‘sacrificio’ dell’istanza egoica di mantenersi nell’autosufficienza è il senso della ‘funzione trascendente’ e del ‘processo di individuazione’...a parte Jung anche con la psichiatria fenomenologica ci sono punti di incontro notevoli ma non mi sembra il caso di dilungarmi...
Saluti,
Luigi
Saluti,
ikaro
Infatti io intendevo proprio ciò che dici;l'identificazione immaginaria è un atto 'simbolico' a ben vedere,un processo che esprime bene l'etimologia della parola: simbolico deriva infatti da sym-ballein (mettere assieme,unificare).In senso strutturalista probabilmente ha più importanza questa 'funzione' che genera continuamente la trama dei significanti mentre in senso junghiano ha più importanza il 'prodotto finale' che non dipende tanto da un'istanza dell'io ma dal fatto che esso non sia più che un barlume immerso in una notte infinita e inconscia e tuttavia magmatica e pulsante.
Forse ho osato troppo con l'accostamento ma mi piace scorgere delle 'relazioni comprensibili' quando analizzo il pensiero dei grandi autori che non sono sovrapponibili certo ma danno adito a svariate interpretazioni.
Grazie comunque per la dritta ikaro.
Saluti,
Luigi
vi consiglio questo testo:
WEINRICH H.
La lingua bugiarda
Possono le parole nascondere i pensieri?
Possono le parole nascondere i pensieri? La risposta, un'appassionata arringa contro una diffusa tradizione pessimistica, difende la "verità della lingua" e l'innocenza delle singole parole. Una fitta trama di rapporti lega il tema alla filosofia e alla teologia classiche, alla retorica, alla critica letteraria. Con raffinatezza e ironia Weinrich si muove fra Shakespeare e Goldoni, Platone e Wittgenstein, cita i discorsi di Hitler e Eichmann per approdare alla conclusione che no, le parole non mentono: i segni linguistici sono fatti sia per il bene sia per il male, e dunque l'inganno non è nella lingua, ma sempre nell'uso che se ne fa.
Buona lettura :approved:
Chicca
Posso farti una domanda? a me sembra di capire che tu Lacan, l'abbia studiato all'Universita', grazie ad un professore molto noto e ben preparato sull'orientamento specifico. Ma ora, si studia Lacan all'Universita'? Cioè, tutti gli altri Autori, li avete fatti, prima di arrivare a Lacan o avete fatto Freud-Lacan? Oppure era un seminario?
Scusa, ma indipendentemente da come uno possa considerare J. Lacan, il fatto che in piu' di uno in Sicilia abbiate detto di averlo studiato all'Universita', grazie ad un Prof., suscita qualche interrogativo.
Mi potresti far capire meglio?
Grazie
Non capisco che interrogativo susciti: a Torino se incontri Borgogno -ad esempio- studierai Ferenczi, se incontri Nino Ferro studierai Bion ecc... se incontri un lacaniano non è che incontri solo Freud e Lacan (anche se, in effetti, sono 2 autori per i quali non basta una vita di studio, buona parte dei Seminari di Lacan sono ancora inediti, pensa un po'...), ma è chiaro che quello resta l'asse privilegiato di 1 lacaniano, gli altri autori vengono per lo più interrogati in quanto rientrano nel discorso psicoanalitico e nelle sue diverse articolazioni...Citazione:
Posso farti una domanda? a me sembra di capire che tu Lacan, l'abbia studiato all'Universita', grazie ad un professore molto noto e ben preparato sull'orientamento specifico. Ma ora, si studia Lacan all'Universita'? Cioè, tutti gli altri Autori, li avete fatti, prima di arrivare a Lacan o avete fatto Freud-Lacan? Oppure era un seminario?
Scusa, ma indipendentemente da come uno possa considerare J. Lacan, il fatto che in piu' di uno in Sicilia abbiate detto di averlo studiato all'Universita', grazie ad un Prof., suscita qualche interrogativo.
Mi potresti far capire meglio?
Grazie
Saluti,
ikaro
Grazie ikaro, con il tuo intervento, ho capito meglio; è che essendo Lacan piuttosto difficile da capire, mi sembrava strano potesse essere insegnato bene anche all'Universita'.
Poi, se invece si tratta di professori che incontri e del fatto che l'insegnamento di psicologia dinamica o simili il cui focus verte pero' sulla stessa, hanno una specifica preparazione, non è niente di nuovo, in effetti;
ho avuto un lapsus:rolleyes:
Grazie ikaro, con il tuo intervento, ho capito meglio; è che essendo Lacan piuttosto difficile da capire, mi sembrava strano potesse essere insegnato bene anche all'Universita'.
Poi, se invece si tratta di professori che incontri e del fatto che l'insegnamento di psicologia dinamica o simili il cui focus verte pero' sulla stessa, avendo essi una specifica preparazione, non è niente di nuovo, in effetti;
ho avuto un lapsus:rolleyes::P
Ciao Ikaro, come ti avevo detto qualche tempo fa, leggere Lacan e cercare di capirlo è "un incubo". Ma ultimamente ho cercato di farlo e ne ho tratto alcune conclusioni. Apprezza la buona volontà!
Lacan parte da una intuizione di Heidgger: la psiche umana è in senso essenziale aperta al mondo.Questa intuizione guida la lettura lacaniana di Freud; anzicchè come un sistema chiuso sottoposto alle interferenze di un mondo ostile, Lacan vede la psiche come un entità nella sua essenza formata dai(ed esistente nei suoi) coinvolgimenti nel mondo.Lacan, ha articolato l'idea che, appunto per la nostra apertura al mondo, rimaniamo aggrappati a formulazioni, visioni, oggetti, a cui attribuiamo un senso profondo, pur non sapendo ancora, quale esso sia. Abbiamo la mistica sensazione che ci riguardi, ma non comprendiamo il significato. Ma pur partendo da un coinvolgimento con il mondo, finiamo presto in uno stato di disorganizzazione. Ciò avviene, secondo Lacan, perchè il mondo per noi è occasione di autoinganno. Nel suo saggio sullo specchio, afferma che l'Io si forma sulla base di una percezione errata, di un travisamento.Da un punto di vista psicologico, il bambino nasce prematuramente, è gettato in un mondo che egli non ha ancora gli strumenti per abitare. In particolare, la sua capacità di identificarsi con le immagini visive supera la realtà interna. Quando a 6 mesi riconoscerà la sua imagine nello specchio, vedrà in essa molta più unità di quella che possiede internamente nelle sue frammentate esperienze corporee. Lacan Usa lo specchio come metafora rispecchiante della madre: nel guardare il figlio, la madre proietta fantasie inconsce di ciò che egli è e che superano la vivente realtà psichica del bambino, e la deformano.La madre lo vede come un individuo molto più unitario di quello che è in realtà, ma il bambino si identifica con quell'immagine unitaria e con ciò comincia a costruire un Io alienato da sè.
Quindi l'unità del soggetto è una forma di falsità, l'occultamento di una sottostante, e più vera, condizione di vuoto e di disorganizzazione.
Di conseguenza la psicoanalisi lacaniana deve disvelare tale falsa unità: si parla di falso sè, di personalità come- se. Tutti conosciamo uomini che non sono che il guscio dell'essere umano. Lacan sostiene che quella di essere una forma di falsità e di autoalienazione è la caratteristica essenziale dell'Io.
Ma ci si può chiedere: perchè per il bambino vedere la sua immagine come un qualcosa di unitario, non dovrebbe rientrare in sano processo di integrazione e di accudimento materno, grazie al quale acquisisce una unità utenticamente sua?:mumble: Ma con Lacan o ci si adegua o si lascia perdere....:asd::ciao:
Ciao
Questa è buona :approved:! Però non ho capito se ti sei adeguata o hai lasciato perdere... :asd: Scherzo, eh!! Appena ho un po' di calma provo a risponderti! :mano:Citazione:
Ma con Lacan o ci si adegua o si lascia perdere....:asd::ciao:
A presto!
ikaro
Ciao a tutti!!
Io sono iscritta ancora alla magistrale, ma ho intenzione di proseguire la formazione sul versante lacaniano...diciamo che xò sono ancora parecchio "ignorante" in materia, nel senso che ho seguito dei seminari a Torino e lavoro presso un ente ad impronta lacaniana.
Ho letto i testi che avete consigliato, ma da quale iniziare x avere bene le idee chiare?
grazie a tutti
ciauzzzz
Secondo me è molto buono il testo Jacques Lacan di Recalcati e Di Ciaccia. Conosco personalmente Recalcati e la sua chiarezza espositiva si rispecchia bene nel libro, che troverai difficile in alcuni passaggi, ma molto chiaro in altri. Fa un po' di storia di Lacan, dei suoi concetti principali e di come essere analista.
Buona lettura!
Se sei di milano avrei un altro consiglio da darti...di dove sei?
Senza nulla togliere al bigino Recalcati-Di Ciaccia, a mio parere un'ottima introduzione al pensiero di Lacan è il sempreverde "Introduzione a Jacques Lacan" di Rifflet-Lemare (edito da Astrolabio e con una prefazione dello stesso Lacan). Se vuoi avere informazioni sulla formazione, contattami pure in privato!
Saluti,
ikaro
Grazie a tutti!
Io sono di Torino!
buongiorno a tutti!
vorrei sapere se c'è qualche "scuola di psicoanalisi" che a messo in opere quelche Lacan aveva proposto sotto il nome di "cartel"?
di più, essendo francese, non capisco bene com'è legalizzato il titolo di "psicoanalista" in italia. qualcuno mi lo sapreste spiegare?
In Italia ci sono tre grandi Scuole di Psicoanalisi che si richiamano all'insegnamento di Lacan, da non confondersi con gli istituti di psicoterapia anche se, gli istituti a orientamento lacaniano (nati dopo la Legge Ossicini), si inscrivono sullo sfondo della Scuola a cui fanno riferimento. Io posso parlarti della Scuola a cui faccio riferimento, dove sono operativi diversi "cartels": se vuoi saperne di più contattami in privato. Quanto al titolo di psicoanalista: in Italia -come in Francia- non è legalizzato, anche se è diffusa l'idea che uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico sia uno psicoanalista, quando in realtà la formazione dello psicoanalista non può essere disciplinata secondo i criteri della formazione dello psicoterapeuta, per cui è necessariamente legato ad un discorso più ampio di Scuola di Psicoanalisi o di Società. Io conosco il modello formativo proposto in ambito lacaniano e quello proposto dall'IPA, sulle differenze tra questi modelli sto peraltro lavorando per un progetto di tesi. Contattami se hai bisogno di altre informazioni! Su altri orientamenti lascio la parola ai colleghi...Citazione:
buongiorno a tutti!
vorrei sapere se c'è qualche "scuola di psicoanalisi" che a messo in opere quelche Lacan aveva proposto sotto il nome di "cartel"?
di più, essendo francese, non capisco bene com'è legalizzato il titolo di "psicoanalista" in italia. qualcuno mi lo sapreste spiegare?
A presto,
ikaro
grazie Ikaro per la tua risposta!
effettivamente, da quello che si puo capire guardando i sitti delle scuole e istituti, avevo pensato che un analista fosse un terapeuta riconosciuto da una formazione di tipo (post)universitario. uno con un diploma di "analista" (punto).
Mi sembrava assurda quest'idea, ma sai, in francia, sono provando di precisare questo titolo un po' speciale (Amendement Accoyer) e quello dei terapeuti.
sto prevedendo di venire a vivere in italia, e c'è quindi il discorso della scuola. (faccio la mia analisi con un A.E. di un'associazione (APJL) che non va d'accordo con la cattiva scuola della Causa Freudiana :D ).
boh, allora dovrei contattare dei responsabili di scuola.
ti ringrazio ancora per le tue spiegazione!
Beh, considera che la situazione italiana è piuttosto confusa, la Legge Ossicini è qualcosa di simile all'emendamento Accoyer (anche se ci sono differenze importanti), solo che da noi è stato approvata da ormai 20 anni (è infatti del 1989) e questo ha avuto delle ricadute evidenti sulla formazione psicoanalitica. I più giovani, ad esempio, non si pongono nemmeno la questione... Teniamoci in contatto, il mio sogno è quello di proseguire la mia formazione anche a Parigi. Tu di dove sei? E se ti può consolare non faccio parte della Ecole de la Cause Freudienne... :approved:Citazione:
grazie Ikaro per la tua risposta!
effettivamente, da quello che si puo capire guardando i sitti delle scuole e istituti, avevo pensato che un analista fosse un terapeuta riconosciuto da una formazione di tipo (post)universitario. uno con un diploma di "analista" (punto).
Mi sembrava assurda quest'idea, ma sai, in francia, sono provando di precisare questo titolo un po' speciale (Amendement Accoyer) e quello dei terapeuti.
sto prevedendo di venire a vivere in italia, e c'è quindi il discorso della scuola. (faccio la mia analisi con un A.E. di un'associazione (APJL) che non va d'accordo con la cattiva scuola della Causa Freudiana :D ).
boh, allora dovrei contattare dei responsabili di scuola.
ti ringrazio ancora per le tue spiegazione!
A presto,
ikaro
scusa ma dissento sull'aggettivo "completissimo". Io mi ero avvicinato a Lacan un po' per curiosità scientifica, un po' per necessità di nutrire quella parte dell'essere umano che gode nei meandri della filosofia. Avendo però anche frequentato ambienti in cui le emozioni vengono vissute attraverso tutto il corpo, ho trovato più giusta l'impostazione di Didier Anzieu, anche se neppure questa può ancora dirsi completa, non è ancora un vero mosaico, mancano anche in lui dei tasselle importanti. Almeno però si sente che è nata sulla spontaneità dei bambini e degli adolescenti.
per avere le idee chiare dovresti sempre considerare l'essere umano come un mosaico che tende a completarsi e mai fermarti a seguire un solo pensiero. Infatti nella tua professione incontrerai molte persone diverse, e tu stesso ti scoprirai diverso in vari momenti della tua vita. Lacan a mio avviso è, un po' come Freud, uno che impone un proprio linguaggio, con una terminologia inventata da lui, e quindi chi lo vuole capire è costretto ad adeguarsi (o a lasciar perdere appunto). La trovo una forzatura. Da psicoanalista devi imparare ad ascoltare gli altri, in tutti i sensi, adeguandoti al loro linguaggio, anche corporeo, non è giusto pretendere il contrario (e non mi dilungo sull'impotenza e sul potere)