Ciao,voi vi siete fatti analizzare e come avete vissuto l'esperienza?
:30:
Printable View
Ciao,voi vi siete fatti analizzare e come avete vissuto l'esperienza?
:30:
ciao
io sono tuttora in terapia..dopo due esperienze non felici..ma forse non era il momento giusto..
va molto bene, sto imparando a stare dentro le emozioni che prima evitavo..quindi sono sedute anche belle forti dove il vissuto è molto intenso ma che ora dopo un anno inizio decentrarmi per vedere come e perchè mi sono comportato così prima..
poi penso che a parte tutto la cosa fondamentale sia la relazione e nel mio caso è ottima e mi da la possibilità di liberarmi anche dalle scorie delle mie prime visite "dall'altra parte" della poltrona
saluti
lu
posso chiederti che analisi fai?
ciao manuela
certo che puoi chiederlo:)
faccio la stessa terapia su cui mi sto specializzando, perchè la sento a me più vicina e perchè farne un'altra ora vorrebbe dire andare incontro a confusione che proprio sarebbe meglio evitare:)
..ah dimenticavo la cognitiva!!
saluti
lu
eh infatti...la penso anche io così...
ma io credevo che non fosse richiesta l'analisi nella scuola cognitiva.
è solo nella tua scuola?
ciao manuela
no no non è richiesta neanche dalla mia scuola l'analisi personale...però è consigliata ed è un consiglio che penso debba essere preso in seria considerazione per chi si sta avviando a questa professione..sennò veramente non si sa chi viene da chi:)
lu
...SALVE !...Io mi vedrei incapace di rispondere fino a che ho capito che non c'era proprio nulla che io trovas. oltre me stesso, che un giorno pot. aplic. con un'altra persona. "Più vedi dentro di te, più vedrai con i tuoi paz." ! CIAO CIAO CORRRRRAAAAAGGGIIIOOOO.....
scusa psicoloco, ma non è molto chiaro il tuo messaggio ed inoltre sarebbe meglio che non scrivessi abbreviato perchè non si capisce niente e qui non hai 160 caratteri...puoi scrivere le parole intere...
grazie
Forse si è immedesimato in Cattivik :P
:sbonk:
fine ot
Due psicologi mi hanno detto che farsi analizzare è importante per poi esercitare la professione.
"Farsi analizzare": che modo di dire curioso hai utilizzato! Sembra quasi che ti riferisci alle analisi del sangue! ;) ;) ;)Citazione:
Originariamente postato da XXXYYYXY
Due psicologi mi hanno detto che farsi analizzare è importante per poi esercitare la professione.
Citazione:
Originariamente postato da saltatempo
è consigliata ed è un consiglio che penso debba essere preso in seria considerazione per chi si sta avviando a questa professione..sennò veramente non si sa chi viene da chi:)
lu
quoto completamente l'affermazione di saltatempo
io (o forse mia madre al posto mio) mi sono rivolta ad una terapeuta un pò di tempo fa. sarà che avevo solo 17 anni o che non davo il giusto valore alla cosa, ma a lungo andare si è rivelato un rapporto sterile. credo sia stato utile nel periodo iniziale, ma si è concluso (in malo modo) nella sterilità più completa. ho comunque intenzione di intraprendere un "percorso" terapeutico più consapevole e finalizzato anche perchè, a torto o ragione, lo ritengo indispensabile per chi ha intenzione di avvicinarsi a questo tipo di professione con l'intento di volerla svolgere al meglio, dando tutto se stessi ed essendo preparati interiormente in primis.
Citazione:
Originariamente postato da paroletta
"Farsi analizzare": che modo di dire curioso hai utilizzato! Sembra quasi che ti riferisci alle analisi del sangue! ;) ;) ;)
si si..che modo curioso davvero!!
beh se posso esserti d'aiuto io ho fatto la mia bella "terapia" e credo che essa sia fondamentale sia a livello personale e soprattutto x il tuo futuro professionale....
e pensare che anch'io da studentessa credevo che tutto sommato potesse essere qualcosa di superfluo.....invece no...è davvero fondamentale...
Volevo levarmi un dubbio...
Ma se nella scuola di specializzazione ci fosse un terapeuta con cui non si instaura una buona "relazione", è possibile chiedere la sostituzione o dobbiamo attenerci a "quello che passa il convento"...?
beh se la scuola è seria il terapeuta te lo devi scegliere tu...:)
Ti consiglierei di parlarne prima di tutto con il tuo terapeuta...la "non buona" relazione potrebbe essere "materiale" per la terapia!Citazione:
Originariamente postato da giovane_holden
Volevo levarmi un dubbio...
Ma se nella scuola di specializzazione ci fosse un terapeuta con cui non si instaura una buona "relazione", è possibile chiedere la sostituzione o dobbiamo attenerci a "quello che passa il convento"...?
.....io me ne andrei:)
Che dire ... anche sulla tua reazione ci sarebbe da parlare :P ;) :PCitazione:
Originariamente postato da manuelas
.....io me ne andrei:)
la scuola non ti sceglie il terapeuta
o meglio, ti da una lista di Didatti tra i quali scegliere. Almeno non so se tutte. Ma molte.
Quelle che non... lo so.
Poi se non va bene la scelta certo che si può cambiare; poi la storia che tutto quello che ha a che vedere con la scelta ed il cambio, ed il non star bene-con, può essere materiale di interpretazioni varie cessa al momento del cambio stesso.
un saluto. Cesso.
:jd: :jd:Citazione:
Originariamente postato da paroletta
Che dire ... anche sulla tua reazione ci sarebbe da parlare :P ;) :P
Volevo chiedere a penelope e paroletta se farsi analizzare è curioso , come avrei dovuto esprimermi?
:confused: :confused: :confused:
Non so, ognuno ha il suo modo di esprimersi. Io non potrei che dirti il mio...Comunque "farsi analizzare" è come se avesse parlato il sangue in provetta che deve farsi appunto analizzare in modo passivo...senza metterci del suo...sta lì e si fa studiare e "scannerizzare" come se avesse solo in se la malittia oppure no!Citazione:
Originariamente postato da XXXYYYXY
Volevo chiedere a penelope e paroletta se farsi analizzare è curioso , come avrei dovuto esprimermi?
:confused: :confused: :confused:
paroletta se lo dici tu che sei specializzata e hai qualche cliente vuol dire che hai valutato bene!!
CIAO!!
:) :) :)
beh...effettivamente "farsi analizzare" io lo vedo un po' un processo passivo! io non mi faccio analizzare! In una terapia si è in due ad essere attivi...o no?
ciao io sono al mio secondo anno di analisi personale. faccio analisi con uno psicoanalista spi a 2 volte a settimana.
devo dire che è un percorso formativo faticoso a volte anche di sofferenza a volte ma fondamentale per la nostra professione: solo conoscendo noi stessi possiamo poi aiutare i nostri pazienti. tanto di noi lo ritroviamo nei nostri pazienti.
ovviamente la affianco alla scuola di specializzazione ad orientamento psicoanalitico e alle supervisioni. io credo che la preparazione di uno psicoanalista dipenda al 90% dalla sua analisi personale/training.
Non darei proprio una percentuale così alta ... ma anche io sono d'accordo sul fatto che è fondamentale una psicoterapia! E ... è vero: è un percorso doloroso :jd: . E poi ... "tanto di noi lo troviamo nei nostri pazienti"...attenzione ai vari tipi di proiezione :cool: :cool:Citazione:
Originariamente postato da Pedrita
ciao io sono al mio secondo anno di analisi personale. faccio analisi con uno psicoanalista spi a 2 volte a settimana.
devo dire che è un percorso formativo faticoso a volte anche di sofferenza a volte ma fondamentale per la nostra professione: solo conoscendo noi stessi possiamo poi aiutare i nostri pazienti. tanto di noi lo ritroviamo nei nostri pazienti.
ovviamente la affianco alla scuola di specializzazione ad orientamento psicoanalitico e alle supervisioni. io credo che la preparazione di uno psicoanalista dipenda al 90% dalla sua analisi personale/training.
io invece concordo con pedrita sulla percentuale....
l'analisi personale è tutto per chi vuol fare questo mestiere...
ma... l'avete mai fatta la terapia personale?... credo che il punto di vista di chi la fa (la sta facendo, l'ha fatta) e di chi non l'ha fatta e prova a immaginarla, sia piuttosto differente... molto differente... :look:
a parere mio è una bella faticata, decisamente tosta, ma non c'è paragone tra il prima e il dopo...
Ale
Concordo sul fatto che non c'è paragone tra il prima e il dopo, ma non è tutto...altrimenti screditiamo i nostri studi, la teoria che ci sta dietro, e via dicendo (oltre che il nostro modo di saper utilizzare ciò che avviene all'interno del setting terapeutici) ... e si sottointende che tutti quelli che fanno terapia possano essere un po' psicologi. Ovviamente questo è il mio parere, con cui si può non essere d'accordo! :zott:Citazione:
Originariamente postato da Ale_è_Ale
ma... l'avete mai fatta la terapia personale?... credo che il punto di vista di chi la fa (la sta facendo, l'ha fatta) e di chi non l'ha fatta e prova a immaginarla, sia piuttosto differente... molto differente... :look:
a parere mio è una bella faticata, decisamente tosta, ma non c'è paragone tra il prima e il dopo...
Ale
Ritengo molto importante fare terapia o analisi personale per fare il nostro lavoro in particolare per far si che le cose (risonanze, controtransfert...) all'interno del setting clinico ci toccheranno quasi sempre come cose che abbiamo in qualche modo vissuto, provato. Con l'analisi personale saremmo sicuraente più bravi e pronti nel gestire queste situazioni. Mi spaventa sentire psicologi e psicoterapeuti in formazione che non fanno terapia personale e che, peggio, dicono che non vogliono farla o che non possono....certo il lato economico ha sempre il suo bel perchè ma è anche vero che ciò fa parte del percorso!
forse mi sono spiegata male, sorry... :shy:
allora... quello che volevo sottolineare io era il modo in cui alcuni interventi parlavano dell'analisi personale, di qualsiasi tipo essa sia... e secondo me l'idea della terapia che si ha prima e l'idea che si ha dopo l'averla intrapresa è sicuramente diversa, grazie al cielo...
questo non vuol dire che una persona per il solo fatto di essere stata in analisi si può considerare "un po' psicologa", altrimenti, chi si fa opreare in laparoscopia e magari ha abbastaza stomaco per seguire l'intervento sul monitor, potrebbe considerarsi "un po' chirurgo"... no?
Però ho un esempio che mi solletica... proprio ieri ho seguito una parte del resoconto di un convegno per "addetti ai lavori" di terapia... una signora, diceva di essere convinta del proprio ruolo di councellor, con fare deciso, tosta direi, e sicuramente aveva l'età e l'esperienza per sentirsi sicura ... però in un esercizio durante questo convegno, ha dimostrato di non essere "centrata", di avere un problema con la sua aggressività e di fare fatica ad accettarla, per quello che lei riferiva essere un "retaggio del giudizio di famiglia"... questo la portava ad "addormentarsi" sul lavoro quando qualcosa le provocava noia, piuttosto di dichiararlo ed elaborarlo... direi che questo è un problema... è un ostacolo al lavoro... (ha anche detto una cosa tipo "io sono così, ho ragione io, se non vi va bene fatti vostri!" :look: )
bene... questo mi fa pensare che forse un lavoro intenso su se stessi sia necessario per poter poi lavorare con gli altri... altrimenti si rischia di essere meno efficaci... no?
la terapia personale ritengo sia necessaria per lavorare in questo ambito, anche se non è ufficialmente richiesta... ne sono fermamente convinta... i libri non aiutano a capire noi stessi e i nostri fantasmi...
Ale
Questo è certamente vero! Io sono al mio terzo anno della triennale e già da tempo vorrei inziare un percorso terapeutico personale, ma in realtà non ne ho il tempo (può sembrare una scusa ma non lo è, dal momento che la mia è una scelta libera, nessuno mi costringe a farlo!) :rolleyes: Prima o poi lo farò, sicuramente prima di iniziare ad esercitare il mio lavoro : lo ritengo estremamaente importante e fondamentale per il percorso da noi scelto!!! :approved:
concordo!Citazione:
Originariamente postato da Ale_è_Ale
ma... l'avete mai fatta la terapia personale?... credo che il punto di vista di chi la fa (la sta facendo, l'ha fatta) e di chi non l'ha fatta e prova a immaginarla, sia piuttosto differente... molto differente... :look:
a parere mio è una bella faticata, decisamente tosta, ma non c'è paragone tra il prima e il dopo...
Ale
x paroletta:
è ovvio che le proiezioni le eviti cercando di lavorare bene, facendo analisi personale, supervisione sui casi e formazione.
di quali studi parli: della laurea o della special?:confused:
Purtroppo non mi sembra che sia ovvio per tutti (almeno in alcuni ambienti di lavoro in cui ho lavorato)! :eek: Per quanto riguarda gli studi, intendo "tutti gli studi": la laurea, la specializzazione, e lo studio che intraprendiamo da sole quando vogliamo approfondire un argomento! Inoltre, oltre allo studio (come fatica che uno fa per imparare delle cose...) per alcune persone, già solo studiando alcuni argomenti inizia un percorso di crescita personale (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?). Tutto questo senza niente togliere alla psicoterapia o alla psicoanalisi, che ritengo fondamentale e necessaria nel nostro lavoro e, penso, che debba continuare per tutta la nostra carriera lavorativa!Citazione:
Originariamente postato da Pedrita
concordo!
x paroletta:
è ovvio che le proiezioni le eviti cercando di lavorare bene, facendo analisi personale, supervisione sui casi e formazione.
di quali studi parli: della laurea o della special?:confused:
Citazione:
Originariamente postato da paroletta
Inoltre, oltre allo studio (come fatica che uno fa per imparare delle cose...) per alcune persone, già solo studiando alcuni argomenti inizia un percorso di crescita personale (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?). Tutto questo senza niente togliere alla psicoterapia o alla psicoanalisi, che ritengo fondamentale e necessaria nel nostro lavoro e, penso, che debba continuare per tutta la nostra carriera lavorativa!
Io ti posso parlare della mia esperienza, per quel che può contare... penso che quello che ho trovato sui libri, che ho appreso per via dello studio, che ho sentito in aula, non abbia causato in me una crescita... in senso largo, il solo fatto di studiare e di fare l'università si può considerare crescita, certo... ma quando scrivi (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?) non sono d'accordo... mi sembra che faccia riferimento alla confusione che spesso si fa all'inizio degli studi... so di molte persone che sono spinte a fare psicologia quando in realtà cercano una soluzione ai loro problemi... insomma, se n'è parlato tanto di questo fraintendimento, certamente non voluto, ma reale... mi sento a disagio perchè questo mi sembra un tentativo di "autoanalisi" e... non ci siamo... non funziona così, a meno di non avere una grande forza e una grandissima preparazione, e un mare di tempo... e una buona dose di fortuna, diciamolo...
Il lavoro che andrò a fare sarà con altre persone, ci sarà una relazione, uno scambio, e non posso pensare di risolvere i miei problemi nella "non-relazione", da sola, con le mie forze... io la vedo così, mentre tre anni fa ero convinta del contrario... uno specchio ci vuole... magari uno con le spalle larghe e con l'esperienza che a me manca inevitabilmente...
Ale
Quello che tu dici non lo vedo in disaccordo con quello che scrivo: si dice che iscriversi a psicologia è "un sintomo". Tutti ci isciviamo per "il nostro disagio interiore" e per trovare una risposta. Tutto sta a fare il primo passo: cioè accettarlo (penso di interpretare così quella "confusione" di cui parli). E, credo, fare il primo passo è l'azione che porta a tutto il resto di cui si sta parlando.Citazione:
Originariamente postato da Ale_è_Ale
Io ti posso parlare della mia esperienza, per quel che può contare... penso che quello che ho trovato sui libri, che ho appreso per via dello studio, che ho sentito in aula, non abbia causato in me una crescita... in senso largo, il solo fatto di studiare e di fare l'università si può considerare crescita, certo... ma quando scrivi (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?) non sono d'accordo... mi sembra che faccia riferimento alla confusione che spesso si fa all'inizio degli studi... so di molte persone che sono spinte a fare psicologia quando in realtà cercano una soluzione ai loro problemi... insomma, se n'è parlato tanto di questo fraintendimento, certamente non voluto, ma reale... mi sento a disagio perchè questo mi sembra un tentativo di "autoanalisi" e... non ci siamo... non funziona così, a meno di non avere una grande forza e una grandissima preparazione, e un mare di tempo... e una buona dose di fortuna, diciamolo...
Il lavoro che andrò a fare sarà con altre persone, ci sarà una relazione, uno scambio, e non posso pensare di risolvere i miei problemi nella "non-relazione", da sola, con le mie forze... io la vedo così, mentre tre anni fa ero convinta del contrario... uno specchio ci vuole... magari uno con le spalle larghe e con l'esperienza che a me manca inevitabilmente...
Ale
Citazione:
Originariamente postato da paroletta
Quello che tu dici non lo vedo in disaccordo con quello che scrivo: si dice che iscriversi a psicologia è "un sintomo". Tutti ci isciviamo per "il nostro disagio interiore" e per trovare una risposta. Tutto sta a fare il primo passo: cioè accettarlo (penso di interpretare così quella "confusione" di cui parli). E, credo, fare il primo passo è l'azione che porta a tutto il resto di cui si sta parlando.
come... Tutti? Tutti ci iscriviamo per il disagio interiore? per il disagio interiore si va a parlare con qualcuno, non ci si iscrive all'università sperando di imparare qualcosa per autocurarsi... non porta a niente...
'ste cose mi fanno arrabbiare...
Il corso di laurea in psicologia non è nemmeno lontanamente paragonabile al fare analisi personale, ma dove siamo?? sono cose diverse, spero davvero che non ci si iscriva tutti per rispondere a un "sintomo" altrimenti siamo nei guai!!
e se uno non risolve il proprio disagio entro il 3+2? cosa deve fare? riesce a quantificare il "grado di disagio"? forse decide di non lavorare finchè non si sente pronto e finchè non è convinto di aver risolto il disagio? è un vicolo cieco....
che poi, accettare il disagio sia il primo passo, questo è da manuale delle marmotte... si trova su tutte le riviste... è tanto vero quanto complesso... e di poco aiuto per risolvere davvero il disagio...
no, no... o in realtà parliamo di cose diverse senza rendercene conto, o sono in netto disaccordo...
Ale
Non volevo farti arrabbiare così tanto!!!:sbonk: :sbonk: Probabilmente stiamo parlando di cose diverse :confused: :rolleyes:Citazione:
Originariamente postato da Ale_è_Ale
come... Tutti? Tutti ci iscriviamo per il disagio interiore? per il disagio interiore si va a parlare con qualcuno, non ci si iscrive all'università sperando di imparare qualcosa per autocurarsi... non porta a niente...
'ste cose mi fanno arrabbiare...
Il corso di laurea in psicologia non è nemmeno lontanamente paragonabile al fare analisi personale, ma dove siamo?? sono cose diverse, spero davvero che non ci si iscriva tutti per rispondere a un "sintomo" altrimenti siamo nei guai!!
e se uno non risolve il proprio disagio entro il 3+2? cosa deve fare? riesce a quantificare il "grado di disagio"? forse decide di non lavorare finchè non si sente pronto e finchè non è convinto di aver risolto il disagio? è un vicolo cieco....
che poi, accettare il disagio sia il primo passo, questo è da manuale delle marmotte... si trova su tutte le riviste... è tanto vero quanto complesso... e di poco aiuto per risolvere davvero il disagio...
no, no... o in realtà parliamo di cose diverse senza rendercene conto, o sono in netto disaccordo...
Ale
vabbè dipende anche dal tipo di lavoro che vuoi fare come psicologo. io ad esempio vorrei lavorare nell'ambito della psicologia dello sport, dove in realtà non penso che ci siano molti problemi, ma dove occorre dare una spinta motivazionale agli atleti, ecc, quindi mi sembra un po' inutile intraprendere anni di psicoterapia, spendere moltissimi soldi (quello cmq nn sarebbe un probllema, è una cosa che fai per te quindi ne varrebbe anche la pena), per poi andare semplicemente a motivare gli atleti, a dargli un po' di spirito di squadra, e poi ve lo dirò meglio quando ho capito nel dettaglio il nostro ruolo nella psicologia dello sport. comunque sia è sempre un ambiente vivace, sereno, dove non penso che ci siano problemi tali che ad un ceerto punto entri in crisi e non sei più in grado di risolvere i problemi degli altri perchè hai troppi problemi te! :)