:mumble: Mi piacerebbe conoscere qualcuno interessato come me alla neuropsicologia. C'è nessuno???:smile:
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:mumble: Mi piacerebbe conoscere qualcuno interessato come me alla neuropsicologia. C'è nessuno???:smile:
Ciao enya, sono contenta di vederti dentro questo forum. Il campo della neuropsicologia è molto ampio e sicuramente interessante. :confused: sicuramente pieno di molti spunti! Cosa ti interessa di sapere di preciso riguardo a questo campo?:cool:
Ciao!
sono stata travolta dalla bellezza e dal fascino della neuropsicologia. Ho fatto tesi e periodo di frequenza in ospedali per farmi dell'esperienza.
Quello che ti posso dire è che è una professione che nel pubblico non ha molte possibilità.
L'unica cosa sono le case di cura private, ma è difficilissimo !!!
Ti piace la ricerca?
ciao
Patrizia
:ciao:
Mi piacerebbe sapere di più sulle esperienze che hai fatto. Io vivo in un piccolo paese e non so se qui da me riuscirei a trovare la possibilità di fare volontariato nel campo nè conosco quali sarebbero gli sbocchi lavorativi se scegliessi questa strada.
Se puoi raccontarmi cos'hai fatto di preciso... ne sarei felicissima.
Grazie!
:D
Ciao enya!Ank'io sono molto interessato alla neuropsicologia,sono ancora studente ma vorrei sapere quali esperienze sarebbe necessario fare e altro di utile da fare visto che avevo intenzione di fare la scuola di specializzazione a Roma in neuropsicologia.Ciao!!:approved:
I0 purtroppo non ne so molto. Però nel sito della facoltà ho trovato indicazioni per quali esami sarebbe meglio scegliere, il tipo di tesi da fare, insomma quali elementi vengono presi in considerazione per la scuola di Roma. Fai una visita sul sito se non ci sei stato, ma credo di sì, vero? So che per prepararsi è importante il manuale di Pizzamiglio. C'è un sito interessante, visitalo!! Eccolo. www.neuropsicologia.it/neuro_home.html :ban:
Quanti esami ti mancano?
Ciao! :ciao2:
Ciao Enya!Grazie del link al sito ma l'ho visitato già svariate volte così come quello della scuola di Roma!!!:) Di esami me ne mancano ancora parecchi visto che sono al secondo anno del nuovo ordinamento di psicologia sperimentale,ma mi sono interessato e mi piace tantissimo la neuropsicologia e ho intenzione di coltivare questa mia passione fin da ora!!!Quindi per questo mi sono informato sugli esami da fare bene e in cui è necessario ottenere ottimi risultati!!!Diversi li ho già portati a termine con successo e tenterò di proseguire su questa strada!!!Cercherò di procurarmi il manuale di Pizzamiglio prossimamente,grazie ancora delle informazioni e se ne sai altre...fammelo sapere!!!:angel:
ciao ho fatto un anno di tirocinio in un reparto di neurologia.
La mia esperienza è stata molto interessante anche se impegnativa. ho visto diversi pz con varie tipologie di patologie: da SM a cefalee da Epilessia a oligofrenia, parkinson, Alzh, vascolari, corpi di Levy persino Jacob, e altre ..........
ora devo decidere che fare da grande, la neuropsicologia è interessante ma molto impegnativa sia dal punto di vista di studio, sia dal punto di vista emotivo, confrontarsi oigni giorno con chi ha paura di perdere tutto i ricordi, l'autonomia. non è facile! in bocca la lupo!
Visto che qui si parla di neuropsicologia... ehm... :mumble: vorrei porvi un quesito di un esame [tecniche diagnostiche in neuropsicologia]... forse qualcuno di voi (appassionato di neuropsicologia) può aiutarmi:
Quale test per l'efficienza intellettiva somministrereste ad un adulto laureato?
a) Solamente la W.A.I.S.
b) La W.A.I.S. e le matrici di Raven versione bianco e nero
c) La W.A.I.S. e le matrici di Raven versione colorate
:confused:
Mi sentirei di escludere la c) poichè, se non erro, solitamente le matrici di Raven nella versione a colori vengono somministrate a soggetti dai 4 ai 9/10 anni, a soggetti con handicap mentali e ad adulti con particolari patologie neurologiche.
Il mio dubbio è: quanto può essere indicata la somministrazione delle matrici di Raven affiancata alla Wechsler in un soggetto che dovrebbe presentare capacità logiche normali (appunto un laureato)? [-> e quindi la plausibilità della risposta a]
Inoltre se un soggetto laureato presenta un disturbo afasico dovuto a lesione cerebrale, non sarebbe indicato affiancare le matrici di Raven, che hanno il vantaggio di richiedere una minima verbalizzazione? [-> e quindi la plausibilità della risposta b]
Spero di non avervi spaventato con questa irruzione all'interno dell'argomento "neuropsicologia"! :sbonk:
:ciao:
Anch'io come voi ho molto interesse in ambito neuropsicologico... e sicuramente - come ha giustamente detto enya - il manuale di neuropsicologia di Denes - Pizzamiglio è uno dei testi più "autorevoli"... consiglio anche il libro "Lineamenti di Neuropsicologia Clinica" di Trojano e "La valutazione del deficit neuropsicologico nell'adulto cerebroleso" di Carlomagno... poi ce ne sono molti altri. :)
Qualcuno di voi studia o ha esperienze nell'ambito della riabilitazione cognitiva?
Io ho fatto il tirocinio in una casa di riposo... quindi le patologie dementigene sono quelle di cui ho un po' più di esperienza... ma mi piacerebbe saperne di più anche su altre patologie neuropsicologiche.
[QUOTE]Originariamente postato da laura81
[B]Visto che qui si parla di neuropsicologia... ehm... :mumble: vorrei porvi un quesito di un esame [tecniche diagnostiche in neuropsicologia]... forse qualcuno di voi (appassionato di neuropsicologia) può aiutarmi:
Quale test per l'efficienza intellettiva somministrereste ad un adulto laureato?
a) Solamente la W.A.I.S.
b) La W.A.I.S. e le matrici di Raven versione bianco e nero
c) La W.A.I.S. e le matrici di Raven versione colorate
:confused:
[COLOR=royalblue]Mi sentirei di escludere la c) poichè, se non erro, solitamente le matrici di Raven nella versione a colori vengono somministrate a soggetti dai 4 ai 9/10 anni, a soggetti con handicap mentali e ad adulti con particolari patologie neurologiche.
Credo possa aiutarti sapere che la WAIS è molto sensibile al livello di cultura scolastica e siccome non è questo che si vuole misurare, credo che la risposta giusta sia la b: le matrici di Raven vengono usate spesso per confronti tra culture proprio perchè non sono sensibili alla variabile "cultura di appartenenza". Grazie per le informazioni sui testi!
Ciao:approved: ^^
Beh, informandomi meglio mi è venuto qualche dubbio, visto che i punteggi alle PM corrisponderebbero ad un range di QI (WAIS)che va da 50 a 130. Leggo dal Canestrari: "Si tratta quindi di un test che non misura in maniera adeguata i soggetti molto più intelligenti della norma, mentre è più adatto alla applicazione per soggetti ritardati." (La WAIS arriva ad un QI di 160, anche se c'è un effetto tetto.
Quindi riapro la domanda. Ciao!!!!
Ho letto anche nel forum di Pavia :D ... in effetti hai ragione... tuttavia credo che un laureato non debba avere per forza un'intelligenza al di sopra della norma... inoltre le matrici di Raven potrebbero evidenziare particolari disturbi delle abilità visuo-spaziali e potrebbero essere utili nel caso il paziente presentasse un deficit afasico di produzione (in questo caso sarebbe svantaggiato in molte prove della WAIS)... quindi sono propensa per la somministrazione di entrambi i test! :)Citazione:
Originariamente postato da enya
Beh, informandomi meglio mi è venuto qualche dubbio, visto che i punteggi alle PM corrisponderebbero ad un range di QI (WAIS)che va da 50 a 130. Leggo dal Canestrari: "Si tratta quindi di un test che non misura in maniera adeguata i soggetti molto più intelligenti della norma, mentre è più adatto alla applicazione per soggetti ritardati." (La WAIS arriva ad un QI di 160, anche se c'è un effetto tetto.
Quindi riapro la domanda. Ciao!!!!
...volevo solamente consigliarvi un libro che a mio parere è favoloso...."la donna che morì dal ridere" di ramachanran...è della serie i libri di quark....spiega la neuropsicologia in una maniera strepitosa...e ci sono tre capitoli dedicati agli arti fantasma a dir poco illuminanti....secondo me la bellezza di questo libro sta nel fatto che spiega tutto in modo talmente semplice e chiaro....qualcuno di voi l'ha letto?
io no... ma appena finisco gli esami mi piacerebbe leggerlo :) ... come mi piacerebbe leggere anche "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" di Oliver Sacks (sui disturbi agnosici e in particolare sulla prosopagnosia)... dev'essere estremamente interessante! :sbav:Citazione:
Originariamente postato da peperina
...qualcuno di voi l'ha letto?
Ti ringrazio per il consiglio :approved: :smack: ... la neuropsicologia è interessantissima, oltre che "utilissima"... inoltre essendo una disciplina relativamente recente, c'è moltissima attività sul fronte della ricerca! :)
:smack: figurati Laura....
anche se io non ho scelto un indirizzo neuropsicologico, infatti seguo il curriculum sull'orientamento e l'educazione...che mi affascina tantissimo....trovo questa branca della psicologia estremamente interessante...sai che il libro che dici tu me lo aveva consigliato il prof di filosofia alle superiori?....e mi aveva fatto leggere anche qualcosa sull'eminegligenza spaziale che avevo trovato pazzesco...io ho sempre avuto questo genere di interessi...e tu?quando hai capito che la psicologia era la tua strada?e perchè hai scelto riabbilitazione neuropsicologica?....scusa se sono indiscreta...:shy: :hug:
Peperina :D non sei affatto indiscreta... anzi sono molto contenta di sapere che la neuropsicologia affascina molti studenti che studiano in altri settori della psicologia, come l'orientamento e l'educazione.
In fin dei conti esiste un background comune a tutte queste discipline... e la forza della "totale presa in carico" del paziente risiede proprio nella multidisciplinarietà! :approved:
Tuttavia mi vergogno quasi ad ammettere che la scelta del curriculum di "riabilitazione neuropsicologica" è stata del tutto casuale :sbonk: ... all'inizio non avevo nemmeno ben chiaro il programma dei corsi :confused: :blush: ... e col tortuoso e frettoloso passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento ho "rivoluzionato" la mia carriera universitaria, senza pensarci troppo. Ad ogni modo sono contenta di aver scelto questo indirizzo, poichè si è rivelato molto interessante... e anche molto difficile (tengo a precisare che con questo non intendo assolutamente dire che gli altri non lo siano, anche perchè non so come siano)! :gosh:
E tu? Cosa ti ha portato a scegliere il tuo curriculum? :D
E per non andare ulteriormente OT ( :sbonk: ) invito anche tutti coloro che hanno scelto un indirizzo neuropsicologico o che hanno interesse per la neuropsicologia in generale a scrivere cosa li ha condotti a questo genere di studi... o se hanno particolari esperienze in quest'ambito... visto che alcuni (enya, nick... ) hanno scritto cose molto interessanti che potrebbero rivelarsi utili per chi decidesse di intraprendere questo curriculum! :approved:
:ciao:
Il libro di Oliver Sachs è veramente bello e interessante nonchè di grande utilità per comprendere alcuni problemi della neuropsicologia..anche diversi professori che ho avuto lo nominavano spesso a lezione per portare degli esempi...personalmente per quanto riguarda il mio curriculum all'inizio nn avevo certo le idee chiare su quale sarebbe stata la mia passione!Ero solo interessato alle neuroscienze in generale,poi molti miei professori di corso di laurea che sono dell'istituto di neurofiosologia di Pisa e soprattutto quelli del dipartimento di Psicologia di Firenze hanno contribuito a farmi interessare a questo settore dato che per la maggior parte sono medici che ultimamente ricercano molto nel campo della neuropsicologia.Credo sia un settore veramente bello e appassionante ma in cui siamo solo all'inizio della ricerca e quindi è anche molto stimolante!!:angel:
per quanto riguarda me ho sempre avuto interesse per la psicologia...ed in particolare nel campo dello sviluppo e dell'educazione da quando ho cominciato a leggere i libri di T.L.Hayden, non so se qualcuno di voi la conosce.
Trovo interessantissima tutta la sfera che riguarda i disturbi di apprendimento nell'età evolutiva, e penso si possa fare moltissimo in questo campo...non so dirti Laura quanto sia difficile il mio indirizzo...perchè piacendomi quello che studio trovo tutto interessante e quindi piacevole da studiare, ma sono convinta che neuropsicologia sia molto impegnativa....come daltronde tutti gli indirizzi...se fatti come si deve e senza cercare "scorciatoie"...comunque penso che per chi studia come noi in questo campo sia interessante ogni apporto che riesca a spiegare nuove problematiche....perchè non esiste una vera divisione di ruoli...lo psicologo deve sapere un po' di tutto per lavorare bene...infatti noi abbiamo dato parecchi esami di neuropsicologia...come penso voi di sviluppo....:smack:
A me è successa più o meno la stessa cosa... :sbonk: con la differenza che all'inizio ero totalmente a digiuno di neuroscienze! :asd:Citazione:
Originariamente postato da Neo
...personalmente per quanto riguarda il mio curriculum all'inizio nn avevo certo le idee chiare su quale sarebbe stata la mia passione!Ero solo interessato alle neuroscienze in generale,poi molti miei professori di corso di laurea che sono dell'istituto di neurofiosologia di Pisa e soprattutto quelli del dipartimento di Psicologia di Firenze hanno contribuito a farmi interessare a questo settore dato che per la maggior parte sono medici che ultimamente ricercano molto nel campo della neuropsicologia.
Verissimo :approved:Citazione:
Originariamente postato da peperina
...lo psicologo deve sapere un po' di tutto per lavorare bene...infatti noi abbiamo dato parecchi esami di neuropsicologia...come penso voi di sviluppo....:smack:
La letteratura neuropsicologica è vastissima, ma sicuramente due libri "autorevoli" sono: "La mente modulare" di Fodor e "L'errore di Cartesio" di Damasio, in quest'ultimo si mette in discussione la concezione cartesiana del rapporto mente-cervello, tramite la descrizione di un celeberrimo ed "illuminante" caso clinico, quello di Phineas Gage.
Qui di seguito vi riporto una breve decrizione del caso di Gage:
Gage era il capo-squadra che, nell'estate del 1848, dirigeva la posa dei binari per una linea ferroviaria del Vermont. Doveva fare saltare una roccia, pressando della polvere da sparo nella sabbia. All'improvviso lo chiama un operaio, Gage si volta, la barra di ferro che tiene in mano colpisce l'esplosivo invece della sabbia. La barra - è lunga 110 centimetri e pesa 6 chili - "penetra nella guancia sinistra, fora la base della scatola cranica, attraversa la parte frontale del cervello ed esce, velocissima, dalla sommità della testa per andare a cadere, impiastricciata di sangue e di tessuto cerebrale, a una trentina di metri di distanza" (Antonio Damasio, L'errore di Cartesio, Adelphi, 1996). Gli operai lo portano in una locanda. Arriva il dottor Harlow che non crede ai suoi occhi: Gage è seduto e parla normalmente. Harlow pulisce la ferita, la fascia e pensa che il paziente non sopravvivrà all'inevitabile infezione. Invece la febbre passa e Gage è dichiarato perfettamente guarito nel giro di due mesi. Poco a poco tuttavia, gli amici si accorgono che "non è più lui". Da lavoratore serio e morigerato, diventa uno sfaticato, insolente e indolente. La lesione è stata fatale non per la sua vita, ma per la sua identità, o coscienza, o mente.
... tratto da "Scienza. Cosa ne pensi?".
Citazione:
Originariamente postato da laura81
io no... ma appena finisco gli esami mi piacerebbe leggerlo :) ... come mi piacerebbe leggere anche "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" di Oliver Sacks (sui disturbi agnosici e in particolare sulla prosopagnosia)...
Io l'ho letto circa 4 volte e non mi stanco mai di leggerlo! E' un libro interessantissimo scritto con un linguaggio molto semplice ma tecnico allo stesso tempo. Quello che colpisce di più di Sacks è l'umanità e il rispettto con cui parla dei sui pazienti. In questo modo non sono più semplici "casi clinici" (termine che trovo orribile), ma si tratta di persone che soffrono e che vanno aiutate senza dimenticare che in primo luogo sono persone.
Lo consiglio a tutti!
Anchio sono molto interessato all'ambito neuropsicologico, purtroppo a Palermo questo indirizzo non è molto sentito, e l'orientamento psicodinamico imperversa! Per fortuna ci sono un paio di Prof veramente preparati che fanno quello che possono!
Ehvabbeh!!
Ragazzi prendo spunto da questo thread perchè sono al III anno del N.O. e vorrei scegliere la specializzazione in neuropsicologia clinica, l'anno prossimo... quello che mi frena è che io, più che nel campo della ricerca, vorrei lavorare a contatto con i pazienti e fare qualcosa per migliorare le loro condizioni di vita.
Chi di voi mi sa fare un bel discorsetto sugli sbocchi professionali del Neuropsicologo Clinico? Cosa potrei fare al di là della ricerca? Cosa farei di concreto sul paziente?
Lauretta so che posso contare su di te! :hug:
:ciao:
Ciao Pakyuccia! :DCitazione:
Originariamente postato da paky
Ragazzi prendo spunto da questo thread perchè sono al III anno del N.O. e vorrei scegliere la specializzazione in neuropsicologia clinica, l'anno prossimo... quello che mi frena è che io, più che nel campo della ricerca, vorrei lavorare a contatto con i pazienti e fare qualcosa per migliorare le loro condizioni di vita.
Chi di voi mi sa fare un bel discorsetto sugli sbocchi professionali del Neuropsicologo Clinico? Cosa potrei fare al di là della ricerca? Cosa farei di concreto sul paziente?
Lauretta so che posso contare su di te! :hug:
:ciao:
Io penso che per un neuropsicologo ricerca e cura dei pazienti siano due attività strettamente connesse!
Il neuropsicologo è uno specialista pertanto l'ambito degli sbocchi professionali si restringe moltissimo: il suo lavoro si svolge in ambito medico e in equipe (medico/neurologo, neuropsicologo, terapista, logopedista, infermiere, ecc).
Quindi si tratta di una professione che indubbiamente ti porrà a stretto contatto con altre figure professionali e soprattutto con i pazienti (anche per scopi di ricerca).
Il neuropsicologo si occupa di rilevare il livello delle funzioni cognitive del paziente mediante test neuropsicologici ed esami neurologici, e anche mediante un'accurata osservazione dei disturbi comportamentali (ad esempio per alcuni tipi di demenza senile). Tutto questo lavoro d'indagine neuropsicologica è importante ai fini della diagnosi e del progetto di riabilitazione del paziente, basato sulle sue abilità residue.
Insomma il fine ultimo è quello di garantire e migliorare la qualità della vita di chi è affetto da disturbi neurologici, che risultano essere molto invalidanti.
La formazione del neuropsicologo è sicuramente molto specifica e medica; la conoscenza approfondita di ogni patologia neurologica (come il neglect) è fondamentale e di certo non basta basarsi sui libri di testo, il contatto diretto con il paziente è d'obbligo!
Spero di averti dato qualche utile informazione :) ... in bocca al lupo! :gl:
:hug:
Ti ringrazio! Oggi ho cominciato a mettere su il primo mattone... ho superato brillantemente l'esame di psicologia fisiologica! Ora punto sull'esame di neuropsicologia clinica e poi andrò a chiedere la tesina al professore... :gl: Ho comprato L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello e La donna che morì dal ridere, il campo mi interessa e mi affascina tantissimo! :D
Allora saremo colleghe mi sa :approved: :D
Complimenti per l'esame di fisiologica :30: e in bocca al lupo per la tesina! :gl:Citazione:
Originariamente postato da paky
Ti ringrazio! Oggi ho cominciato a mettere su il primo mattone... ho superato brillantemente l'esame di psicologia fisiologica! Ora punto sull'esame di neuropsicologia clinica e poi andrò a chiedere la tesina al professore... :gl:
Hai già qualche idea per la tesina?
Io ho appena pubblicato la mia nella banca tesi di OPs! :)
Concluso il curriculum neuropsicologico triennale :laurea: mi sono iscritta all'indirizzo clinico-dinamico della laurea specialistica... ad ogni modo la neuropsicologia continua ad interessarmi moltissimo, quindi se hai bisogno di un consiglio o semplicemente se ti piacerebbe discutere di argomenti in ambito neuropsicologico io sono qua! :D :approved:
:ciao:
No ancora niente cmq ho ancora un po' di tempo per pensarci! :)Citazione:
Originariamente postato da laura81
Hai già qualche idea per la tesina?
Io ho appena pubblicato la mia nella banca tesi di OPs! :)
Interessante invece la tua, ho letto l'abstract!
A presto e ancora congratulazioni! :D
Volevo chiedere alle persone che leggono questa discussione perche' interessate alla neuropsicologia se sentono la mancanza di un collegamento tra la psicologia (della persona senza danni neurologici) e il funzionamento del cervello.
Io sto dietro a tale collegamento da dieci anni e ultimamente ho fatto una proposta (che potete trovare all'indirizzo: http://www.piangatello.it/clinica.htm).
Mi aspettavo un minimo di interesse dei futuri psicologi se non alla mia proposta almeno al settore che essa esplora, ma sembrano tutti molto convinti che il cervello interessi psichiatri e neuropsicologi ma non abbia nulla da dire agli psicologi.
Se qui c'e' qualcuno che la pensa diversamente, mi piacerebbe parlare con lui (magari aprendo una discussione specifica su questo tema).
Guido
Ciao Guido,
trovo la tua proposta molto interessante... mi piacerebbe che tu ne parlassi qui sul forum... anche perchè non tutti abbiamo un'esperienza così ampia in questo settore! :)
Ritengo che il funzionamento del cervello sia importante in ambito psicologico, quanto in quello della psichiatria e della neuropsicologia! Non vorrei dire una sciocchezza :argh: , ma trovo che un esempio di tale importanza potrebbe risiedere nei correlati neurali delle emozioni... che ne pensi? :confused:
Leggo sopra, cara Laura81, che sei iscritta all'indirizzo clinico-dinamico. Pertanto penso mi capirai se ti dico che prima deve esserci una domanda e solo dopo la risposta.Citazione:
Originariamente postato da laura81
Ciao Guido,
trovo la tua proposta molto interessante... mi piacerebbe che tu ne parlassi qui sul forum...
Ritengo che il funzionamento del cervello sia importante in ambito psicologico, quanto in quello della psichiatria e della neuropsicologia! Non vorrei dire una sciocchezza :argh: , ma trovo che un esempio di tale importanza potrebbe risiedere nei correlati neurali delle emozioni... che ne pensi? :confused:
Non indurmi in tentazione, pertanto, con un accenno tanto stimolante quanto vago all'importanza delle emozioni e dimmi con la massima precisione di cui sei capace cosa vorresti sapere da me (o da altri) sul legame cervello comportamento.
Io saro' ben felice di risponderti, per quanto mi e' possibile.
Guido
Beh... a dire il vero mi sono appena iscritta al clinico-dinamico... sono in fase d'apprendimento... un foglio bianco ancora da riempire... :sbonk: ... direi che sono un po' più preparata sul versante neuropsicologico! :)
Cmq la mia non era una vera e propria domanda... era un semplice invito a spiegarmi/ci meglio questa tua proposta sul collegamento tra la psicologia (della persona senza danni neurologici) e il funzionamento del cervello!
Ti ripeto che la mia esperienza è assai scarsa sull'argomento e non vorrei azzardare "sciocchezze"... anche se ti ringrazio per aver definito il mio piccolo accenno sulle emozioni stimolante! :shy:
Non t'indurrò in tentazione, solo spiegami/ci, se te la senti, cosa secondo te è all'origine del legame cervello-comportamento! :)
Prima rispondo alla seconda parte: me la sento di dirti che questa tua domanda mostra che tre anni di psicologia non sono passati invano. Ti hanno cosi' convinto che il cervello non c'entra (non c'e' bisogno di particolari discorsi, basta semplicemente ignorarlo) che ora mi chiedi quali prove ho che il cervello c'entra. Non ho nessuna prova, perche' non ne cerco. Di sicuro il cervello c'entra, il solo problema e' capire cosa fa quando una data persona fa, o piu' spesso non fa, una cosa che ci si aspetterebbe che faccia.Citazione:
Originariamente postato da laura81
Beh... a dire il vero mi sono appena iscritta al clinico-dinamico...
Non t'indurrò in tentazione, solo spiegami/ci, se te la senti, cosa secondo te è all'origine del legame cervello-comportamento! :)
E qui vengo alla prima parte. Se ti sei appena iscritta e' anche meglio. Cosi' potrai partire col piede giusto. Come? Io propongo di partire da un caso clinico e di vedere come si puo' giustificare in termini cerebrali la situazione e l'intervento terapeutico. Il caso che sottopongo alla tua e all'altrui attenzione e' questo:
Il caso del diplomato al professionale Protagonista di questo caso (descritto nel “Manuale di analisi della domanda”, Renzo Carli, che dovrebbe uscire alla fine del 1993) è un ragazzo di vent’anni da poco diplomato in una scuola professionale a indirizzo meccanici. (1) Egli si presenta dallo psicologo in modo “aggressivo e arrogante” dicendo di essere stato da altri psicologi senza ricavarne alcun giovamento. Sfida lo psicologo a risolvere il suo problema, lasciando intendere che secondo lui non ci riuscirà. (2) Si descrive come “dominato da un padre violento”, dicendosi da anni “passivo e succube del padre”. (3) Immagina che gli altri si accorgano della sua passività, della sua tendenza a farsi dominare e se ne vergogna moltissimo. Attribuisce a tale vergogna il fatto di non avere amici e di non frequentare né ragazzi né ragazze. Quando è con altri prova molta rabbia, diventando “minacciante e intollerante”. (4) Egli “vorrebbe imparare a stare con gli altri, vorrebbe gli passasse la paura di mostrarsi passivo e succube del padre”. (5) Precisa che ha raggiunto con difficoltà il diploma e che ha provato a fare “qualche lavoretto” senza alcuna soddisfazione. (6) Il padre invece ha avuto successo e partendo da operaio è diventato dirigente d’azienda, svolge incarichi importanti e lo considera un incapace.
Cosa gli diresti tu a questo diplomato se fossi al posto dello psicologo? Sforzati di rispondere, bene o male che sia, poi ti diro' cosa gli direi io e soprattutto il modello del cervello su cui poggerei il mio intervento clinico.
Ciao
Accidenti... mi metti un po' in difficoltà con questa richiesta... mi cogli assolutamente impreparata! :shy:
Tuttavia cercherò di darti una "risposta"... ma non prenderla troppo seriamente... di sciochezze ne metto in conto un bel po' a partire da questo momento! :asd:
Innanzitutto credo che sia importante che il diplomato in questione riconosca e prenda atto delle sue emozioni, della sua aggressività... solo allora sarà possibile la fase di controllo e gestione di tale emotività, mediante un recupero delle situazioni stressanti che sono all'origine di tale comportamento dissociale.
A questo punto - come dici tu - cosa c'entra il cervello?
Forse mi sarò fissata sulle emozioni :asd: ... però credo che le risposte fisiologiche tipiche degli stati emotivi alimentino la portata della reazione emotiva... quindi s'instaura un circolo vizioso che impedisce al soggetto di modulare le proprie reazioni emotive!
Beh... dopo questi vaneggiamenti :argh: ... attendo con ansia il tuo intervento! :)
Se riformuliamo il discorso in termini di cervello, quello che dici tu diventa piu' chiaro. Una volta che e' diventato piu' chiaro, possiamo aggiungerci qualcosa in piu'. Mettiamoci dunque al lavoro.Citazione:
Originariamente postato da laura81
Innanzitutto credo che sia importante che il diplomato in questione riconosca e prenda atto delle sue emozioni, della sua aggressività... solo allora sarà possibile la fase di controllo e gestione di tale emotività, mediante un recupero delle situazioni stressanti che sono all'origine di tale comportamento dissociale.
A questo punto - come dici tu - cosa c'entra il cervello?
Forse mi sarò fissata sulle emozioni :asd: ... però credo che le risposte fisiologiche tipiche degli stati emotivi alimentino la portata della reazione emotiva... quindi s'instaura un circolo vizioso che impedisce al soggetto di modulare le proprie reazioni emotive!
Beh... dopo questi vaneggiamenti :argh: ... attendo con ansia il tuo intervento! :)
Cominciamo col mettere un soggetto neurologico. Se ci sono emozioni, e ci sono, ci sara' un sistema che gestisce le emozioni. Chiamiamolo sistema emozionale. Cosi' come ci sara' un sistema che gestisce le ragioni o sistema razionale.
Ti pregherei a questo punto di sanare il dualismo che lasci intravedere quando parli di risposte fisiologiche che alimentano la reazione emotiva. Non c'e' un fisico e un mentale, solo un fisico che poi la persona mettera' in parole in un modo o nell'altro col suo sistema razionale.
Per capire questa liberta' di verbalizzazione, facciamo una piccola aggiunta al nostro modellino a due componenti, dicendo che il sistema razionale pensa e parla a parole. Poiche' non stiamo parlando di psiche o di mente ma di cervello, diventa ovvio che parlare significa avere accesso alle aree verbali. Diventa pertanto naturale parlare di sistema razionale-verbale da un lato (per maggiore chiarezza potremmo aggiungere dal lato sinistro del cervello se si parla col sinistro, ma qui un purista storcerebbe il naso, per cui ti lascio liberta' di coscienza) e di sistema emotivo dall'altro (io purista e non sono e ci aggiungo senz'altro dal lato dell'emisfero destro se si parla col sinistro).
Il sistema emotivo dunque non parla perche' non ha accesso alle aree verbali. In compenso parla con le azioni. E come, se parla! Il diplomato si presenta come aggressivo e arrogante. Lamenta cosa? Emozioni negative, tipo sentirsi passivo e succube.
Cosa dicono le azioni del diplomato? In particolare si accordano con le sue parole o vanno da tutt'altra parte?
Per rispondere a questa domanda conviene analizzare la sua domanda, ammettendo un fatto sconcertante che pero' tanto strano non dovrebbe apparire dopo un secolo di discorsi sull'inconscio che non va sempre dalla stessa parte del conscio. Il fatto che bisogna prepararsi a cogliere e' che forse il diplomato sta chiedendo qualcosa di impossibile. "Vorrei imparare a stare con gli altri" dice lui. La trovi una richiesta possibile, Laura81?
Io no. Se uno studente si presente ad un insegnante di lingue e gli dice che vuole imparare le lingue, sta forse chiedendo qualcosa di possibile? Siamo noi a rendere possibile la sua richiesta chiedendogli che lingua vuole imparare, ma per come essa era formulata all'inizio risultava impossibile.
Bene, ora notiamo che il contenuto della sua richiesta e' gestito dal sistema razionale perche' verbale, ma il modo in cui la formula e' un fatto e in quanto tale e' gestito dal sistema emozionale. E' tale sistema che lo induce a usare un dato tono e determinate parole. Ora si comincia a capire dove va a parare il mio discorso, che saltando alle conclusioni e' riassumibile in questa domanda: come mai il diplomato sta chiedendo una cosa che il suo sistema emotivo dimostra di non gradire e boicotta facendogliela formulare in modo che sia impossibile esaudire la richiesta?
Tu una risposta l'hai data: il soggetto e' emozionato e non riesce a gestire razionalmente e ragionevolmente le sue richieste. Questa e' l'ipotesi buona. Ora prova a pensarne un'altra un pochino piu' cattiva o anche molto piu' cattiva, poi ti diro' la mia (e la relativa estensione al modellino cerebrale).
Per aiutarti ad arrabbiarti verso il soggetto (perche' non saranno le tue parole ma le tue emozioni che lo possono smuovere, se il problema nasce dalle parti del sistema emotivo) ti faccio notare che la sua seconda richiesta non e' meno curiosa della prima. Egli si presenta lamentando di sentirsi passivo. Chiede forse come farsi passare la passivita'? Niente affatto, lui chiede come farsi passare la paura di mostrarsi passivo e succube del padre. Come mai, secondo te?
Alla prossima
Guido
secondo voi ha senso provare
volevo chiedervi se secondo voi ha senso provare a fare la prova di ammissione alla scuola di neuropsicologia a Roma non avendo svolto esami molto pertinenti alla materia tranne quelli fondamentali. Ho scoperto il mio interesse in quet'ambito solo adesso e studiare a Natale per un'impresa forse impossibile probabilmente è da folli. Voi sapete qualcosa sulle prove di ammissione; difficoltà, possibilità, accessibilità ecc. ?
E poi, c'è soloa Roma questa SCUOLA?
ciao psicogra
ciao Neo,Citazione:
Originariamente postato da Neo
Ciao enya!Ank'io sono molto interessato alla neuropsicologia,sono ancora studente ma vorrei sapere quali esperienze sarebbe necessario fare e altro di utile da fare visto che avevo intenzione di fare la scuola di specializzazione a Roma in neuropsicologia.Ciao!!:approved:
pensaci bene prima di iscriverti alla scuola di Neuropsicologia a Roma. Conosco una persona che la sta facendo e non è affatto soddisfatta.
:deluso:
In giro comunque ci sono corsi di perfezionamento e training in neuropsicologia meno lunghi e più focalizzati.
Informati,
saluti:approved:
Ciao... per un attimo ho pensato che volessi rispondere al messaggio di Guido! :asd:Citazione:
Originariamente postato da psicogra
volevo chiedervi se secondo voi ha senso provare a fare la prova di ammissione alla scuola di neuropsicologia a Roma non avendo svolto esami molto pertinenti alla materia tranne quelli fondamentali. Ho scoperto il mio interesse in quet'ambito solo adesso e studiare a Natale per un'impresa forse impossibile probabilmente è da folli. Voi sapete qualcosa sulle prove di ammissione; difficoltà, possibilità, accessibilità ecc. ?
E poi, c'è soloa Roma questa SCUOLA?
ciao psicogra
Cmq secondo me ha senso nella misura in cui al tuo interesse si associa lo studio delle basi della neuropsicologia!
Posso consigliarti, se ancora ne sei sprovvista, di consultare il manuale di neuropsicologia di Denes e Pizzamiglio... :)
Sinceramente non sono a conoscenza di scuole di neuropsicologia! Rigiro la domanda a chi è del vecchio ordinamento! :)
Un'ipotesi cattiva? :mumble:Citazione:
Originariamente postato da Guido
Tu una risposta l'hai data: il soggetto e' emozionato e non riesce a gestire razionalmente e ragionevolmente le sue richieste. Questa e' l'ipotesi buona. Ora prova a pensarne un'altra un pochino piu' cattiva o anche molto piu' cattiva, poi ti diro' la mia (e la relativa estensione al modellino cerebrale).
Non saprei... temo di non aver capito cosa intendi per "ipotesi cattiva"!
Perchè arrabiarsi verso il soggetto? :confused:Citazione:
Originariamente postato da Guido
Per aiutarti ad arrabbiarti verso il soggetto (perche' non saranno le tue parole ma le tue emozioni che lo possono smuovere
Uno degli insegnamenti della valutazione psicodiagnostica e funzionale risiede proprio nella capacità da parte dello psicologo di riconoscere e controllare i propri stati emotivi, in modo che essi non vadano a compromettere la valutazione prima e l'intervento terapeutico poi! :mumble:
In che senso le mie emozioni possono "smuovere" il soggetto? E soprattutto le emozioni di che tipo?
Indubbiamente la passività ha origine da una situazione stressante... forse (o certamente) generata proprio dal rapporto col padre!Citazione:
Originariamente postato da Guido
Egli si presenta lamentando di sentirsi passivo. Chiede forse come farsi passare la passivita'? Niente affatto, lui chiede come farsi passare la paura di mostrarsi passivo e succube del padre. Come mai, secondo te?
Qui sarebbe interessante indagare le relazioni familiari e, come ci insegna la th dell'attaccamento, la tipologia di attaccamento che caratterizza tali rapporti!
Forse si tratta di un caso un po' vago... bisognerebbe analizzare in maniera un po' più approfondita tutto ciò che si cela dietro al comportamento del soggetto... i vissuti, le relazioni sociali... è un po' semplicistico tentare di spiegare tutto in termini fisiologici di funzionamento del cervello! :dunno:
Io ancora non ho ben capito la tua proposta... potresti spiegarla meglio, prima di dirmi in che modo pianificheresti l'intervento sul caso clinico che hai esposto?
Per esplorare utilmente un territorio nuovo come quello della relazione tra cervello e comportamento, cara Laura81, ci vuole un entusiasmo e una aspettativa positiva che non vedo in te (e che ancora meno vedo nel silenzio degli altri partecipanti).Citazione:
[i] è un po' semplicistico tentare di spiegare tutto in termini fisiologici di funzionamento del cervello! :dunno:
[/B]
In queste condizioni preferisco non cominciare affatto il mio discorso.
Beh... prima di entusiasmarmi dovrei capire per cosa! ;)Citazione:
Originariamente postato da Guido
Per esplorare utilmente un territorio nuovo come quello della relazione tra cervello e comportamento, cara Laura81, ci vuole un entusiasmo e una aspettativa positiva che non vedo in te (e che ancora meno vedo nel silenzio degli altri partecipanti).
In queste condizioni preferisco non cominciare affatto il mio discorso.