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CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Ciao a tutti, presa dall'ansia di come non sapere da che parte rifarmi per studiare e per svolgere un caso, dato anche i pochi giorni che rimangono all'esame, proporrei di postare qui alcuni casi clinici e fare un probabile svolgimento, confrontandosi tra di noi.:Ops:
CASO - Psicologia Clinica e di Comunità
Alberto è un giovane di 21 anni; afferma di accusare da due anni:
1) disturbi somatici di vario tipo, quali nausea e vomito, vertigini, palpitazioni cardiache; tale
sintomatologia si presenta soprattutto prima di andare a scuola;
2) sensazioni di inadeguatezza e inferiorità rispetto ai compagni di scuola e agli amici in generale.
Questa doppia condizione disadattiva lo ha spinto a:
a) aumentare sempre più le assenze da scuola (15 o 20 giorni consecutivi), come unico rimedio
dei suoi malesseri;
b) ridurre gli incontri con i suoi amici, fino all’isolamento totale.
Da alcuni mesi accusa fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi di sonno, umore depresso, poca
voglia di essere attivo. Inoltre afferma di avvertire sempre più il desiderio di legarsi alla madre e di chiederne
la presenza quando è a casa, affermando di avere paura di impazzire o di morire se si trova solo.
La madre, dal suo canto, ha sviluppato un atteggiamento di ipercontrollo e di vigilanza da quando il figlio sta
male, mostrandosi preoccupata e ansiosa e incrementando lei stessa il proprio attaccamento nei confronti
del figlio. Dell’ambiente familiare bisogna dire che:
a) il padre è sempre stato un soggetto poco presente e scarsamente incisivo verso il figlio e la moglie.
Portato a deresponsabilizzarsi, sembra non aver avuto mai voce in capitolo nella vita familiare;
passivo e remissivo verso la moglie e gli altri, svolge una vita isolata e monotona, preferendo
adeguarsi alle decisioni della moglie.
b) La madre, di carattere ansioso e apprensivo, ha svolto un ruolo leader nella gestione della vita
familiare. Tendenzialmente ipercontrollante e iperprotettiva, non ha mai sopportato atteggiamenti e
desideri di autonomia e di individualismo, che il figlio (primo di due fratelli) cercava di affermare
dall’età di 14 anni.
Il candidato illustri:
1) l’inquadramento diagnostico ritenuto più adeguato, giustificando diagnosi differenziale in
base alla fenomenologia sintomatica ritenuta rilevante;
2) gli strumenti clinici ritenuti utili per l’inquadramento del caso ed eventuali approfondimenti;
3) la scelta di un particolare approccio od orientamento psicoterapeutico, cui indirizzare il
paziente, motivando chiaramente tale invio in base a considerazioni ponderate.
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
1)INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO E DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Il paziente accusa di soffrire da due anni di vari disturbi somatici quali nausea, vomito, vertigini e palpitazoni cardiache, tutti sintomi che farebbero ipotizzare un disturbo di ansia il quale si manifesta con attacchi di panico. Tale sintomatologia si presenta soprattutto prima di andare a scuola, quindi in presenza di una situazione sociale specifica. Il paziene, per affrontare tale stato di disagio, mette in atto condotte di evitamento, ovvero aumenta sempre di più le assenze da scuola. Andare a scuola implica avere relazioni con altre persone che determinano in lui sentimenti di inadeguatezza e inferiorità, tali da ridurre gli incontri con i suoi amici fino all'isolamento totale. Tali criteri potrebbero inizialmente far ipotizzare una Fobia Sociale. Ma analizzando il decorso del disturbo vediamo che il paziente da alcuni mesi "avverte sempre più il desiderio di legarsi alla madre e di chiederne la presenza quando è a casa, affermando di avere paura di impazzire o di morire se si trova da solo" (preoccupazioni circa le conseguenze dell'attacco).
In questo caso il soggetto comincia a presentare attacchi di panico anche in altre situazioni (la casa) ed ha bisogno della presenza di una persona familiare limitando la propria autonomia, cosi da poter ipotizzare un Disturbo di Panico con Agorafobia. "Il desiderio di legarsi sempre di più alla madre" può far ipotizzare anche un disturbo d'ansia di separazione durante l'infanzia del ragazzo, pattern spesso osservato nei pazienti che sviluppano un disturbo di panico con agorafobia.
"Fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi di sonno, umore depresso, poca voglia di essere attivo" sono alcuni sintomi che possono far ipotizzare un disturbo dell'umore (depressivo maggiore).
2)GLI STRUMENTI CLINICI E EVENTUALI APPROFONDIMENTI
Partirei dall'analisi della domanda, cecando di capire tramite un colloquio clinico, quale è la richiesta posta dal soggetto, se egli si è recato spontaneamente o è stato indotto, le motivazioni e le aspetative e come mai ha deciso dopo due anni di farsi visitare, se ci sono state delle precednti consultazioni psicologiche.
Per quanto riguarda i suoi sintomi che afferma di avere, accerterei se gli attacchi di panico non sono dovuti ad una condizione medica generale o agli efetti dovuti all'uso di sostanze psicotrope, e se egli ha una consapevolezza dell'eccessiva irragonevolezza dei suoi sintomi.
Altre informazioni utili riguardano l'analisi della sua vita emotiva affettiva, se ha avuto delle relazioni sentimentali, che tipo di rapporto ha in questo momento ha con gli amici, se lavora o studia, per verificare se il funzionamento sociale e lavorativo risulta essere compromesso in maniera grave.
Importante sarà conoscere se nell'infanzia del ragazzo sono avvenuti espisodi di ansia da separazione, approfondendo i rapporti con i genitori e con i fratelli. Se c'è stato un particolare fattore psicologico scatenante gli attacchi di panico.
3)IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO
Terapia espressiva ad orientamento psicodinamco e successivamente, con la collaborazione della famiglia, sistemico relazionale.
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Cla occhio a parlare di psicodinamica nella nostra facoltà!!!mi ha detto una mia amica che quello è un approccio da non utilizzare mai dato che sono cognitivo comportamentali!!
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Ecco... a proposito di questo... sul libro dell' abc, viene fatto riferimento al tipo di relazioni oggettuali e introiezione e proiezione dell'oggetto cattivo... Ora, sinceramente mi stavo chiedendo, ma è necessario fare riferimento a queste cose? No, perchè a me sembrano un pò troppo "impostate"...
Ok, per l'analisi della domanda, per le relazioni familiari e sociali e per il contatto con la realtà... ma non vi sembra che la parte psicodinamica con relative spiegazioni dell'insorgere del disturbo sia un pò troppo azzardata?
Non è meglio utilizzare uno schema un pò più spurio?
PS Per l'analisi del caso ripasso domani... :sbonk:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Jorja
Ecco... a proposito di questo... sul libro dell' abc, viene fatto riferimento al tipo di relazioni oggettuali e introiezione e proiezione dell'oggetto cattivo... Ora, sinceramente mi stavo chiedendo, ma è necessario fare riferimento a queste cose? No, perchè a me sembrano un pò troppo "impostate"...
Ok, per l'analisi della domanda, per le relazioni familiari e sociali e per il contatto con la realtà... ma non vi sembra che la parte psicodinamica con relative spiegazioni dell'insorgere del disturbo sia un pò troppo azzardata?
Non è meglio utilizzare uno schema un pò più spurio?
PS Per l'analisi del caso ripasso domani... :sbonk:
Concordo, credo che la psicodinamica vada tralasciate...anche come terapia io avrei messo una cognitivo-comportamentale (ha ragione ele quando dice che per lo più han questo indirizzo) anche per aiutare il soggetto ad eliminare condotte di evitamento ma aiutarlo a reinserirsi gradualmente nella vita scolastica.
ok per l'analisi della domanda.
poi si alla terapia familiare per stabilire e riottimizzare le dinamiche
per il resto ripasso anche io:medito:
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INTERVENTO familiare non TERAPIA..anche queste parole da non dire:D
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Ciao, quel caso l'ho fatto anche io... o perlomeno ci ho provato....
io pero' la diagnosi l'ho lasciata un po' piu' sul vago: disturbo d'ansia, da verificare l'attacco di panico in base alla frequenza dei sintomi e alla durata.
anche per la parte del disturbo dell'umore io l'ho lasciata vaga: umore connotato in senso depressivo, verificare mediante colloquio se disturbo depressivo o episodio.
approfondimenti: circa i sintomi (durata, presenza di alti sintomi);
isolamento sociale verificare che non si tratti di un disturbo a se stante ma collegato con il primo;
esclusione di cause mediche e uso di sostanze;
valutazione del sistema familiare includendo anche l'altro fratello;
valutazione diciamo "premorbosa" del sistema familiare.
intervento:
intervento familiare
1) ristabilire i confini tra alberto e la madre
2) indagare i vissuti dei due circa lo svincolo del ragazzo in relazione a esordio dei sintomi
3) ristabilire i ruoli all'interno del sistema familiare (responsabilizzazione del padre)
4) indagare le dinamiche tra i fratelli e i vissuti del secondogenito
5) indagare la sfera emotiva di tutti
6) eventualmente terapia farmacologica
colloqui individuali con alberto che con tutta la famiglia
alberto: impegno in attività a lui congeniali per ridurre il senso di inferiorità, gradualmente riprendere la vita sociale, gradualmente imparare a restare solo in casa allentando il legame simbiotico con la madre, eventualmente tecniche di rilassamento e training di abilità sociali
madre: imparare a delegare, lasciare alberto da solo
padre: assunzione graduale di responsabilità e di uno stile di vita piu' attivo
forse io sono un po' piu' schematica... che dite? sara' un male?! :sbonk:
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Nel libro dell'abc c'è proprio scritto che per i disturbi che entrano nell'area nevrotica è richiesta una terapia espressiva ed essa può essere ad approccio:
- psicodinamico: visto che i soggetti con disturbi "nevrotici" conservano un buon funzionamento dell'io e un rapporto con la realtà,l'obiettivo sarà di lavorare con le interpretazioni e rieborare i termini del conflitto. Non mi addentrerei nelle dinamiche dell'oggetto "cattivo" ecc....
- cognitivo-comportamentale (in particolare per le fobie e d ansia);
- sistemico familiare: quando è necessario intervenire con tutta la famiglia per riparare quelle dinamiche patologiche e ristabilire equilirio e regole del sistema.
Io non farei riferimento alla terapia farmacologica visto che siamo psicologi e non medici/psichiatri.
Posso capire che la commissione è di un altro indirizzo ma devo per forza mettere cognitiva compotamentale anche per un disturbo tipo schizofrenia che non c' entra niente secondo me?:sbonk:
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bha' per quel che mi riguarda io credo che tutto sommato ognuno debba essere libero di pensare al tipo di terapia che preferisce... ovviamente un tipo di terapia puo' andar bene per piu' cose, un altro magari va bene per una cosa sola... oddio, non so se mi spiego...
il fatto di dover scrivere quello che la commissione si vuol sentir dire mi e' sempre sembrata una gran cavolata... anche se devo ammettere che con certi professoroni ha una certa utilità...
per quello che dicevi della terapia farmacologica, e' vero, siamo psicologi.... ma per come la vedo io nessuno ci vieta di chiedere un consulto....
d'altra parte e' quello che bisognerebbe fare quando si ha il sospetto di una condizione medica sottostante... ritorna sempre il punto: non siamo medici, quindi serve un consulto...
secondo me e' un po' la stessa cosa... :asd:
e poi si puo' sempre dare la colpa al medico di turno!!! ahahahah!!! :asd::asd::asd:
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Scusa Dadina una domanda... dove hai preso questo caso? Non è una delle prove precedenti, vero?
Sto provando a fare la stesura e sembra non finire mai perchè sembrano essere presenti disturbi sia sull'asse I che sull'asse II.
Analisi della domanda: non è chiaro se si presenta da solo o se spinto dal medico di famiglia o da altri... Il ragazzo sembra avere un contatto con la realtà conservato tranne che per i momenti in cui si sente "impazzire" ma che potrebbero essere giustificati con la presenza di un Disturbo d'Ansia.
Per quanto riguarda l'asse I si potrebbe pensare al gruppo dei disturbi d'ansia e a quelli dell'umore.
Gruppo disturbi d'ansia: si potrebbe prendere in considerazione l'Attacco di panico con o senza agorafobia (il ragazzo non esce di casa ma anche quando è a casa non vuole restare da solo per paura di "morire" o "impazzire"); Fobia sociale (per i sentimenti d'inferiorità che prova nei confronti dei compagni e quindi una paura di essere giudicato). Secondo me non ci sono sufficienti indicazioni per poter fare una diagnosi certa, ma andrebbero indagati i vissuti che il ragazzo prova durante la comparsa dei sintomi e in quali altre situazioni compaiono. Inoltre sarebbe opportuno indagare a quali sintomi si accompagna la senzazione di "morire o impazzire".
Gruppo dei disturbi d'umore: sembrerebbero essere presenti i criteri per la diagnosi di un disturbo depressivo maggiore, tuttavia sarebbe opportuno indagare da quanti mesi la sintomatologia è presente e se è sempre la stessa oppure ci sono periodi in cui l'umore è diverso in modo da escludere un disturbo bipolare. Infatti non è chiaro come mai i periodi di assenza da scuola si protraggano anche per 20 gg consecutivi al termine dei quali il ragazzo presumibilmente rientra a scuola.
Per quanto riguarda l'asse II si potrebbe pensare a un disturbo dipendente di personalità o a un disturbo evitante. A questo proposito sarebbe opportuno indacare la qualità dei rapporti sociali che ha/ha avuto e la qualità dei rapporti famigliari. Inoltre, sarebbe interessante specificare se il ragazzo ha terminato la scuola media superiore che avrebbe dovuto terminare due anni prima (nel momento della comparsa dei sintomi). Sembrerebbe opportuno chiarire una eventuale correlazione tra le due cose visto che il diploma rappresenta una tappa di vita che implica delle scelte future e anche d'indipendenza.
Sarebbe opportuno soffermarsi sui vantaggi secondari della sintomatologia del ragazzo ovvero se ciò gli permette di mantenere un rapporto esclusivo con la madre dalla quale non riesce a separarsi.
Dall'analisi del testo emerge che la madre ha un comportamento "iperprotettivo" e che "accetta male l'indipendenza del ragazzo" e che il padre risulta "poco presente" e "disinteressato". Inoltre si sa che è presente un fratello minore sul quale sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni come il tipo di rapporto che ha con Alberto e con i genitori.
Sulla base di questi dati sarebbe opportuno proseguire con altri colloqui per poter approfondire i punti specificati e si potrebbe prendere in considerazione un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo cognitivo comportamentale. Dal punto di vista supportivo, vista la gravità del quadro d'ansia, potrebbe essere importante sostenere il ragazzo con tecniche di rilassamento per migliorare l'aspetto della sintomatologia ansiosa, facendo particolarmente attenzione alle situazioni che creano maggiori difficoltà.
In un secondo momento sarebbe importante indagare sul perchè rale sintomatologia si è presentata. A tal proposito, qualora la famiglia sia disponibile, sarebbe molto importante un intervento di tipo sistemico-famigliare in modo da poter ridefinire i ruoli e sostituire le regole disfunzionali...
Sarebe opportuno richiedere un consulto psichiatrico per un eventuale supporto farmacologico.
Raga, se esce così mi sparo...
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Per quanto riguarda i test, utilizzere lo STAI per verificare il livello d'ansia di tratto e di stato. Interessante potrebbe essere analizzare l'ansia di stato nel momento della somministrazione del test in cui il soggetto è presumibilmente sottoposto a valutazione e quindi giudizio.
Somministrerei anche l'MMPI per mehlio definire l'inquadramento diagnostico sia nell'ambito dell'asse I che n quello dell'asse II...
Inoltre somministrerei anche un test proiettivo come il Rorschach per definire la struttura di personalità e il tipo di relazioni con i genitori.
PS Differenza tra MMPI e SCID? MEglio usare l'uno o l'altro?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Il caso l'ho preso da una prova precedente I sessione 2006...in effetti è parecchio incasinato. A proposito di questo caso, è possibili dagnosticare in comorbidità disturbo d'ansia e disturbo depressivo?
Qui di seguito vi propongo lo svolgimento di un altro caso che si riferisce alla prova precedente del 2005 (secona sessione). Non riseco a postarlo qui....inizia con "una giovane dona di 44 anni....."
1. APPROFONDIMENTI
Partendo dall’analisi della domanda, accerterei quale reale domanda l’utente sta formulando e se può coincidere o no con quella espressa verbalmente, cercando di indagare il tipo di motivazione ed aspettative che essa vuole ricevere dalla consultazione psicologica, visto che si è presentata dietro insistenza del marito e della figlia. Questo fatto può creare delle difficoltà per costruire una buon alleanza terapeutica. Il clinico si rivolgerà alla signora empaticamente cercando di ottenere informazioni sulla sua storia familiare attuale e passata: come ha conosciuto suo marito, il matrimonio, se ci sono stati conflitti coniugali, la relazione con i figli e con il marito; la famiglia di origine, rapporti con i genitori e con i fratelli, personalità della madre e del padre, se uno di loro o entrambi tendevano ad essere persone molto ordinate, attente alla pulizia, perfezioniste ecc…
Accerterei da quanto tempo si comporta in quel modo, se si tratta solo di un periodo magari associato ad un particolare fattore psicologico scatenante i sintomi oppure si tratta di una tendenza pervasiva e persistente; se è consapevole dell’eccessiva irragionevolezza dei suoi sintomi e se ha delle idee persistenti che le causano forte disagio a cui seguono precisi rituali di controllo.
Indagherei le aree di funzionamento sociale e lavorativo, per vedere se esse sono compromesse gravemente; se l’utente ha una patologia organica o fa uso di sostanze da cui possono derivare tali caratteristiche.
2. CATEGORIA DIAGNOSTICA
La descrizione fatta dall’utente di “essere una persona molto ordinata e attenta alle pulizie che impone regole rigide ai familiari, lamenta di aver perduto il controllo della famiglia, si sente molto confusa e inadeguata, non sembra essere interessata a instaurare relazioni sociali per ottemperare ai suoi doveri domestici, limita le uscite con il marito, obbliga gli altri a fare come dice lei” sembra essere un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ ordine, perfezionismo, controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità apertura ed efficienza.
Tale quadro corrisponderebbe ad un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di personalità. Per accertare meglio tale diagnosi, è importante sapere se l’utente adotta dei rituali di controllo, in modo da escludere il disturbo ossessivo compulsivo; se la sua dedizione ai lavori domestici sia così meticolosa da non riuscire a completare l’attività, perdendo di vista lo scopo principale, in modo da poter escludere la presenza di tratti ossessivi-compulsivi; il livello di perfezionismo e se crede veramente di essere perfetta, come avviene nel Disturbo narcisistico di Personalità.
Somministrerei un MMPI-2, questionario di personalità.
3) IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO
Il disturbo ipotizzato rientra nell’area nevrotica, per cui il soggetto dovrebbe avere un buon funzionamento dell’Io e un esame di realtà conservati. Proporrei una terapia espressiva ad approccio sistemico-relazionale??????
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Raga, secondo voi potrebbe andare bene come ho affrontato il caso o sono stata troppo superficiale?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Jorja io avrei detto il contrario... semmai troppo specifica....
non so, io mi sono fatta un'idea anche in base a quello che mi ha suggerito la mia tutor...
secondo me la cosa utile potrebbe essere:
- fare prima un inquadramento diagnostico piu' ampio tipo "i sintomi rientrano nei disturbi d'ansia",
- poi fare gli accertamenti del caso
- e a seconda di come si ipotizza che vadano gli aceertamenti fare una diagnosi un po' piu' specifica.... tipo: "se i sintomi raggiungono il picco in 10 min e regrediscono in 30 allora e' ipotizzabile un attacco di panico", oppure "se intervengono altri sintomi X e' ipotizzabile il disturbo X"
insomma una cosa tipo diagramma di flusso....
oddio, ma sono chiara quando parlo??.... :O)
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
scusate, nessuno ha fatto il caso di damiano (II sessione 2004)?
mi servirebbe una palla di cristallo per capirci qualcosa...:skunk:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Per qunto riguarda il caso di damiano, dando una lettura supericiale, mi sembrerebbe un disturbo dell'umore, forse in fase maniacale o mista (alterazioni dell'umore).
Ho la testa che mi scoppia!!!:swear:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
si.... mi piace come interpretazione....
io avevo pensato a un abuso/dipendenza da alcol... gli alcolisti mentono, quindi prima ci metterei un accertamento....della serie il signor damiano come, quando e quanto beve?!
che ne dici?!
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Si sicuramente un accertamento dell'abuso di sostanze o di condizioni meche generali lo farei!:sbonk:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
wow.... ne ho trovato un altro che non ho idea di come si risolva.... e' il caso di clinica della II sessione 2006.... inizia con "Alberto ha 29 anni"....:sbonk:
se va avanti cosi mercoledi prossimo resto a casa a dormire!!!! :wall::wall:
c'e' qualcuno che mi puo' aiutare???
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Eccomi rientrata da lavoro... caso di Damiano? Mi ci metto appena finisco il primo caso...
Ma la prova di clinica non è cominciata dal 2005?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Cmq siete bravissime:wow:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Ciao! che bello passare la domenica a studiare...........:jd:
Per quanto riguarda il caso di Alberto (2 sess 2006) ad una prima lettura farebbe pensare o ad un disturbo dell'alimentazione o a distubo di dismorfismo corporeo....cmq più tardi cerco di risolverlo!!!!!!:swear:
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infatti e' la stessa cosa che avevo pensato anche io... pero' il dist. dell'alimentazione secondo me andrebbe un po' approfondito perche' ci sono pochi elementi.... :approved:
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Originalmente inviato da
dadina79
Ciao! che bello passare la domenica a studiare...........:jd:
Per quanto riguarda il caso di Alberto (2 sess 2006) ad una prima lettura farebbe pensare o ad un disturbo dell'alimentazione o a distubo di dismorfismo corporeo....cmq più tardi cerco di risolverlo!!!!!!:swear:
No, il disturbo da dismorfismo corporeo non viene diagnosticato in presenza di disturbi alimentari...
Il caso sembrerebbe un disturbo alimentare NAS, o meglio l'ortoressia... però visto che non è ancora un disturbo riconosciuto, penso che ci basti orientare la scelta su un disturbo alimentare e partendo da quello dire che non abbiamo abbastanza dettagli e quindi sarebbe opportuno indagare maggiormente se il ragazzo ha abbuffate, ecc...
Diagnosi differenziale direi un disturbo ossessivo compulsivo... dismorfofobia... ma rientrano tutte nel quadro diagnostico del disturbo alimentare...
Penso che sarebbe opportuno capire il livello di compromissione dei rapporti sociali, la presenza di eventuali altre sintomatologie non riferte (abbuffate, vomito, uso di lassativi..) che potrebbero giustificare il consulto con uno specialista... Se utilizza farmaci, droghe o altre sostanze pericolose...
Cercare di capire meglio le dinamiche famigliari e rilevare se qualche altro membro della famiglia ha mai sofferto di disturbi alimentari...
Proporre altri colloqui per raccogliere le informazioni mancanti e eventualmente somministrare l' MMPI...
Indirizzarlo verso un intervento di tipo supportivo-espressivo e qualora la famiglia fosse disponibile, indirizzarlo verso un intervento di terapia sistemico-famigliare o di gruppo.
Poi bho...
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
....mamma mia ragazze, in confronto a voi sono indietrissimo!!!
...e inizio ad avere anche un certo numero di patologie associate :O)
ma come credete che andra' questa seconda prova? saranno parecchio bastardi?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
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Originalmente inviato da
kliketta
....mamma mia ragazze, in confronto a voi sono indietrissimo!!!
...e inizio ad avere anche un certo numero di patologie associate :O)
ma come credete che andra' questa seconda prova? saranno parecchio bastardi?
Non ne ho idea... non ho nemmeno capito come bisogna impostare la stesura del caso... una ragazza che conosco poco fa mi ha detto che non bisogna assolutamente menzionare il dsmIV... ma non capisco se è vero o no...
Cioè, il riferimento al DSM è l'unica cosa che da una struttura a quello che si dice..
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
si l'ho letta anche io questa cosa del DSM.... mi sembra assurdo pero'...
posso capire che il dsm sia parecchio schematico e quindi magari si aspettano una specie di "ragionamento diagnostico" e non un elenco di sintomi della serie 1+1+1+= diagnosi ...
secondo me la scappatoia puo' essere quella di fare riferimento al dsm metalmente, usare i criteri nella diagnosi e poi evitare di scriverlo....
ma non lo so.... e' in'ipotesi (tanto per restare in tema)...
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Citazione:
Originalmente inviato da
kliketta
si l'ho letta anche io questa cosa del DSM.... mi sembra assurdo pero'...
posso capire che il dsm sia parecchio schematico e quindi magari si aspettano una specie di "ragionamento diagnostico" e non un elenco di sintomi della serie 1+1+1+= diagnosi ...
secondo me la scappatoia puo' essere quella di fare riferimento al dsm metalmente, usare i criteri nella diagnosi e poi evitare di scriverlo....
ma non lo so.... e' in'ipotesi (tanto per restare in tema)...
L'unica cosa è che se si parla di disturbi d'ansia, attacchi di panico con o senza agorafobia ecc... si menziona per forza di cose il DSMIV... quindi non nominarlo mi sembra di giocare a "tabù"...
Altrimenti uno parla solo in termini di nevrosi, psicosi, casi limiti, relazioni oggettuali e istanze psichiche e rimane coerente... ma non mi sembra molto felice come scelta...
Non so, se qualcuno mi fornosce una motivazione sensata a cui non riesco ad arrivare, probabilmente non lo menzionerò...
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uhm... parlare di istanze psichiche in facoltà mi sembra davvero azzardato.... anche se tutto sommato sarebbe quasi quasi piu' facile... comunque hai proprio ragione sembra di giocare a tabu'.... e un po' piu' in generale mi pare che sia un percorso ad ostacoli.... :O)
mi pare che alla fine siamo tutti nella stessa barca... comunque tra le istanze psichiche e il dsm secondo me e' meglio il dsm.... credo...spero.... helppppp
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
"No, il disturbo da dismorfismo corporeo non viene diagnosticato in presenza di disturbi alimentari..."
Non ho detto questo...Alberto può avere o un Disturbo del comportamento alimentare o un D. di Dismorfismo corporeo.
Accerterei:
- analisi della domanda: Alberto sembra andare da solo dallo psicologo senza essere indotto da qualcuno (da accertare meglio); in genere chi ha un disturbo dell'alimentazione è demotivato e non consapevole del disturbo.
- anamnesi ponderale: storia del suo peso, se è stato sempre in sovrappeso, abitudini in famiglia, se c'è storia familiare di sovrappeso, se è la prima volta che fa uso di diete.
- "non è mai contento del proprio aspetto, è particolarmente preoccupato del suo sviluppo muscolare": questa affermazione mi farebbe pensare a disturbo di dismorfismo corporeo perchè sembra esserci preoccupazione per un difetto fisico (muscoli braccia non in rilievo, l'addome non definito) assolutamente non vera invece di esserci preoccupazine eccessiva per il solo peso corporeo (come avviene nell'anoressia nervosa)
- "si guarda ogni giorno allo specchio per molto tempo, concentrandosi su braccia e addominali": utilizzo di rituali di controllo tipici del dismorfismo corporeo da fare diagnosi differenziale con il d ossessivo compulsivo perchè qui i rituali di controllo non riguardano solo l'aspetto fisico".
- accertare la presenza di stati depressivi, ansioni, condizioni mediche e uso sostanze-farmaci
- anamnesi familiare: rapporti con la famiglia di origine
- presenza di una compromissione del funzionamento sociale, accertare lavoro e area sessuale
Test: MMpi-2 per presenza di ansia, depressione
Terapia supportiva-espressiva: favorire un corretto rapporto con la realtà, rielaborare i termini del disturbo. Approccio cognitivo:modificare i pensieri disfunzionali.:sbonk:
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Originalmente inviato da
dadina79
"No, il disturbo da dismorfismo corporeo non viene diagnosticato in presenza di disturbi alimentari..."
Non ho detto questo...Alberto può avere o un Disturbo del comportamento alimentare o un D. di Dismorfismo corporeo.
Accerterei:
- analisi della domanda: Alberto sembra andare da solo dallo psicologo senza essere indotto da qualcuno (da accertare meglio); in genere chi ha un disturbo dell'alimentazione è demotivato e non consapevole del disturbo.
- anamnesi ponderale: storia del suo peso, se è stato sempre in sovrappeso, abitudini in famiglia, se c'è storia familiare di sovrappeso, se è la prima volta che fa uso di diete.
- "non è mai contento del proprio aspetto, è particolarmente preoccupato del suo sviluppo muscolare": questa affermazione mi farebbe pensare a disturbo di dismorfismo corporeo perchè sembra esserci preoccupazione per un difetto fisico (muscoli braccia non in rilievo, l'addome non definito) assolutamente non vera invece di esserci preoccupazine eccessiva per il solo peso corporeo (come avviene nell'anoressia nervosa)
- "si guarda ogni giorno allo specchio per molto tempo, concentrandosi su braccia e addominali": utilizzo di rituali di controllo tipici del dismorfismo corporeo da fare diagnosi differenziale con il d ossessivo compulsivo perchè qui i rituali di controllo non riguardano solo l'aspetto fisico".
- accertare la presenza di stati depressivi, ansioni, condizioni mediche e uso sostanze-farmaci
- anamnesi familiare: rapporti con la famiglia di origine
- presenza di una compromissione del funzionamento sociale, accertare lavoro e area sessuale
Test: MMpi-2 per presenza di ansia, depressione
Terapia supportiva-espressiva: favorire un corretto rapporto con la realtà, rielaborare i termini del disturbo. Approccio cognitivo:modificare i pensieri disfunzionali.:sbonk:
Sul DSMIV c'è scritto che non si parla di disturbo da diismorfismo corporeo se si è in presenza di disturbi alimentari... comunque la problematica peso-cibo mi sembra talmente forte che fare una diagnosi differenziale con altri disturbi dell'asse I mi sembra un pò forzata... solo che , chiedendolo, non saprei cosa mettere...
Può darsi che si tratti di fare la diagnosi differenziale tra Anoressia Nervosa e Bulimia?
Alla fine si parla di un dimagrimento importante, e non si ha notizie sul peso attuale... magari appare "tonico e muscoloso" ma il peso è al di sotto della norma... e non si sa se il peso è stabile o in diminuzione...
Anche la paura tremenda d'ingrassare fa pensare a un disturbo della sfera alimentare...
Per il resto, si dovrebbe indagare se è presente anche un disturbo dell'umore e che di entità è... e poi dai dati sembrerebbe che sia una personalità di tipo ossessivo-compulsiva o narcisistica...
Somministrerei anche lo STAI per valutare l'ansia di stato e l'ansia di tratto... e l'MMPI per avere un qadro più dettagliato sulla sintomatologia e sul tipo di personalità...
Non so, ma per diagnosi differenziale non s'intende qualcosa "che potrebbe giustificare ugualmente gli stessi sintomi"?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Metto il testo:
CASO - Psicologia clinica
Alberto ha 29 anni, vive con i genitori e svolge occasionali lavori come interprete, dopo essersi laureato in
Lingue. A 26 anni, poiché era notevolmente in sovrappeso, intraprese una dieta abbastanza drastica, che gli
fece raggiungere in breve quello che lui riteneva il proprio peso forma. Da allora ha continuato a controllare la
dieta, preoccupandosi di ingerire i cibi giusti, non grassi e nutrienti, soprattutto in funzione dell’intensa attività
in palestra che egli svolge per più di 3 ore al giorno.
Possiede attualmente una forma fisica invidiabile: alto, atletico e muscoloso; eppure non è mai contento del
proprio aspetto: è particolarmente preoccupato per il suo sviluppo muscolare, specialmente rispetto alle
braccia e all’addome. I muscoli della braccia non sono mai sufficientemente in rilievo, almeno a suo parere
(sebbene siano davvero molto sviluppati), e soprattutto l’addome non è mai adeguatamente definito
(sebbene i suoi muscoli retti addominali siano estremamente visibili e rilevati al di sotto di una pelle che non
presenta alcuno strato di adipe).
Si guarda ogni giorno allo specchio per molto tempo, concentrandosi su braccia e addominali. E’ angosciato
dall’idea di potere “mettere su pancia” e anzi nota con orrore che il proprio addome è, a suo parere,
sporgente e “rilasciato” (in realtà è perfettamente piatto e ben formato).Ciò lo spinge ad essere ancora più
attento alla dieta e si cucina personalmente i pasti, utilizzando prodotti molto naturali, biologici e genuini, per
cui frequenta solo negozi specializzati e garantiti. Inoltre, s’impegna ancora di più in palestra, con esercizi
sempre più specifici per gli addominali e le braccia, arrivando a sforzarli a tal punto da indursi dolori e talvolta
strappi. I periodi di minore attività conseguenti a tali incidenti sono per lui terribili, perché è convinto che
ingrasserà in modo orribile. Tale estrema attività fisica e queste preoccupazioni alimentari occupano gran
parte del suo tempo, per cui trascura il poco lavoro che riesce ad ottenere, ha abbandonato i suoi vecchi
amici e frequenta solo i suoi compagni di palestra, parlando con loro unicamente di attività fisica, esercizi e
diete proteiche e supplementi alimentari per fare aumentare la massa muscolare. La sua fidanzata lo ha
lasciato da un anno perché si sentiva poco al centro della sua attenzione.
Alberto si è rivolto per un aiuto psicologico, in quanto si sente depresso e molto ansioso in qualsiasi
momento della giornata, senza particolari motivi, ed è appunto per migliorare l’umore e ridurre l’ansia libera
che ha deciso di recarsi da uno psicologo.
Il candidato elabori i seguenti punti:
indichi un inquadramento diagnostico, evidenziandone le basi e la diagnosi differenziale;
precisi possibili approfondimenti su particolari aree da indagare con il colloquio e/o con test specifici;
individui un preciso indirizzo psicoterapeutico, ritenuto, per motivi che vanno chiaramente specificati,
particolarmente indicato, cui eventualmente inviare il paziente.
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
La diagnosi differenziale è quel processo che per la presenza di alcune caratteristiche piuttosto di altre fa decidere la presenza di un disturbo piuttost di un altro.
Ma alcune volte capita che i disturbi siano in comorbidità, cioè possono essere diagnosticati insieme.
Dal DSM-IV-TR CASE STUDIES:
" Al pari dei soggetti affetti dai Disturbi dell'alimentazione,quelli che soffrano di Disturbo di Dismorfismo corporeo hanno un' immagine distorta del proprio corpo, ma ciò non è correlato al forte timore di guadagnare peso e non è associato ad un basso peso corporeo. Se il problema relativo all'immagine corporea è correlato all'anoressia nervosa non è necessario formulare una diagnosi aggiuntiva di disturbo di dismorfismo corporeo, In alcuni casi, tuttavia, possono essere presenti entrambi i disturbi: ad esempio un soggetto che soddisfa i criteri per l'anoressia nervosa e manifesta anche una preoccupazione patologica per il proprio naso, che cosidera brutto."
E' un dilemma!!!più complicato no eh???:swear:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Citazione:
Originalmente inviato da
dadina79
La diagnosi differenziale è quel processo che per la presenza di alcune caratteristiche piuttosto di altre fa decidere la presenza di un disturbo piuttost di un altro.
Ma alcune volte capita che i disturbi siano in comorbidità, cioè possono essere diagnosticati insieme.
Dal DSM-IV-TR CASE STUDIES:
" Al pari dei soggetti affetti dai Disturbi dell'alimentazione,quelli che soffrano di Disturbo di Dismorfismo corporeo hanno un' immagine distorta del proprio corpo, ma ciò non è correlato al forte timore di guadagnare peso e non è associato ad un basso peso corporeo. Se il problema relativo all'immagine corporea è correlato all'anoressia nervosa non è necessario formulare una diagnosi aggiuntiva di disturbo di dismorfismo corporeo, In alcuni casi, tuttavia, possono essere presenti entrambi i disturbi: ad esempio un soggetto che soddisfa i criteri per l'anoressia nervosa e manifesta anche una preoccupazione patologica per il proprio naso, che cosidera brutto."
E' un dilemma!!!più complicato no eh???:swear:
Direi che fare ipotesi di comorbilità sia un pò azzardato visto che non si hanno nemmeno i dati per fare una diagnosi... no?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Metto la stesura del primo caso...
NECESSITO DI PARERI!
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Ciao, oggi ho cercato di svolgere il caso di Damiano (II sessione 2004) e sinceramente non è chiaro, ci sono pochi dati. Avrei inquadrato i sintomi in un Disturbo dell'Umore, ipotizzando l'alternanza di episodi maniacali a episodi depressivi maggiori ("frequenti cambiamenti dell'umore). Approfondirei "saltuario abuso di alcol" per capire se i sintomi sono l'effetto di uso di sostanze (disturbo dell'umore indotto dall'uso di sostanze). Per la diagnosi differenziale ho delle difficoltà.........AIUTOOOOOOOOOOO!:mumble:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
si in effetti quel caso e' tutt'altro che chiaro... :mumble:
comunque secondo me c'e' da stare attenti a cosa chiedono alla fine... sul caso di damiano c'e' scritto: " indichi quale potrebbe essere il percorso diagnostico per arrivare a formulare una corretta diagnosi e suggerisca una strategia d'intervento appropriata" ...
secondo me in questo caso piu' che la diagnosi volevano vedere come ci si arriva... il che potrebbe anche essere peggio:sbonk:
forse mi sbaglio, ma credo che bisogna davvero prestare attenzione a tutto quello che c'e' scritto... non solo nel caso ma anche alle domande finali.
baci e buona serata a tutte....:bacetto:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
Ciao, domani è il gran giorno e per questo oggi ho un grande bisogno di confrontarci il più possibile. Qui di seguito metto un caso:
Un commerciante sui 40 anni, S.B., si presenta con la moglie a una consultazione psicologica. E' molto teso, sudato, parla a scatti, mentre la moglie appare tranquilla e silenziosa. L'uomo denuncia insonnia, difficoltà sessuali, agitazione psicomotoria, ansia e preccupazione per la salute propria e quella della moglie e dei due figli di sei e otto anni. La moglie, interrogata dallo psicologo, dice che in famiglia va tutto bene, solo che il marito è ansioso in modo sproporzionato rispetto alle situazioni. Il commerciante afferma ancora che si sente umiliato per lo scarso successo nel lavoro, che considera modesto rispeto alle proprie aspettative giovanili.
Quali ipotesi diagnostiche?
Se ritiene opportuno proseguire, almeno in fase diagnostica, i colloqui solo con S.B. o anche con la moglie?
:Ops:
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
CASO CLINICO II
B. è una vedova di 36anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare ormai da sola. La donna riferisce al primo colloquio, che da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso dei tranquillanti o sonniferi. Tende a isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa vedova, ma quasi non pare di esserle d'aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quano il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo. B. non se la sente di riprendere il lavoro sopseso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Approfondimenti?
Ipotesi diagnostica?
Piano di intervento (metodo e obiettivi)?
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Riferimento: CASI CLINICI-proviamo a risolverli insieme!!!eds gennaio 2009
interessante.... o per meglio dire: che casino!:asd:
ora, l'ho letto un po' velocemente, direi disturbo d'ansia un po' in generale... ma di sicuro c'e' da valutare tutta una serie di cose: i rapporti con la moglie (soprattutto per disf sex), valutare se ci sono stati problemi di salute nel nucleo familiare o nella famiglia d'origine in modo da capire se le preoccupazioni per la salute sua, della moglie e dei figli siano ragionevoli o meno (aspetti deliranti?!), valutare la presenza di eventi stressanti, il livello socio-economico che non fa mai male.... valutare l'insorgenza (era cosi anche prima?!)....
insomma io direi che prima di fare una diagnosi sarebbe comunque il caso di continuare i colloqui anche con la moglie... visto soprattutto il fatto che lei sembra l'opposto: tranquilla e silenziosa mentre lui e' agitato, suda etc....
credo che poi alla fine siano un po' legate l'una all'altra, anche perche' chiedono se sia il caso di continuare i colloqui con tutti e due proprio in fase diagnostica....
pero' ripeto... ho dato solo una letta veloce... :sbonk: