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Discussione Casi Clinici
ho aperto questo nuovo thread per chiunque volesse intraprendere un confronto nella risoluzione dei casi clinici e per evitare di creare confusione, e conseguente panico, in chi non è di questo indirizzo....
EDIT: scusate, non avevo pensato che per chi entra in questo thread la discussione che segue potrebbe essere difficilmente comprensibile....si parla di un caso (R., 40 anni, consulente bancario) di cui vi posto il link
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20606PENO2.pdf
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bluesriver
ciao ho letto il caso, ho scritto qualcosa di getto... non so quanto ti possa essere utile, comunque possiamo confrontarci... fammi sapere le tue considerazioni riguardo al caso.
Mi sembra evidente l'incapacità di provare empatia e quindi mettersi nei panni dell'altro. R. ha un controllo rigido dell'espressione dell'emotività e questo sarebbe giustificato dalla sua postura in sede di colloquio e dalla descrizione che fa della fine della sua relazione [non prova dolore per la separazione]. Ha uno scarso insight e un basso livello introspettivo, comunque non lamenta sintomi e non vi sono segni diretti che potrebbero far pensare ad una psicopatologia ben definita. Il colloquio viene suggerito da un amico, quindi ci troviamo di fronte ad una motivazione estrinseca che va sicuramente presa in considerazione qualora si decida di intraprendere un percorso terapeutico. Data la scarsa consapevolezza della propria condizione mi sembra opportuno una serie di colloqui per approfondire il caso. Successivamente si potrebbe intraprendere un psicoterapia espressiva ad orientamento psicodinamico visto che il disagio rientra sicuramente nella sfera nevrotica. Escluderei l'alessitimia visto che si parla di controllo rigido delle emozioni e non dell'incapacità di riconoscerle. Sarei più orientato ad indagare un disturbo di personalità NAS anche se dal colloquio emergono pochi tratti. La diagnosi differenziale sembra abbastanza difficile visto non lamenta sintomi d'ansia e non vi sono segni di disturbo dell'umore. R. ha difficoltà ad esprimere il proprio vissuto in termini di emozioni [come emerge dalla sua descrizione lavorativa/sentimentale], è possibile pensare a disturbi somatoformi anche se in sede di colloquio non emergono lamentele di questo genere [forse perché taciute].
I meccanismi di difesa utilizzati [almeno credo]:
1 isolamento dell'affetto
2 intellettualizzazione
3 proiezione
ciao
fammi sapere
dunque....condivido pienamente le tue osservazioni....la mancanza di empatia, ma anche l'incapacità di riconoscere e prendere in considerazione le emozioni altrui (rivela di non capire la motivazione della sua compagna, la quale non si sentiva amata, poichè racconta di essersi sempre comportato bene) sono piuttosto evidenti....però non mi fossilizzerei solo su questi elementi...ce ne sono altri che personalmente mi farebbero propendere verso una diagnosi di disturbo narcisistico di personalità....
ti scrivo i criteri del dsm per il disturbo narcisistico con a fianco gli elementi corrispondenti del caso di cui parliamo così mi spiego meglio:
2) è asorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, amore ideale (mostra il rimpianto per l'impossibilità di realizzare la coppia ideale, in grado di condividere gli stessi interessi, ecc);
3) crede di essere speciale e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata (si descrive come persona complicata e dice "poche persone sono in grado di comprendermi);
5) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè, la irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative(quando lo psicologo lo informa di non poter aderire alla sua richiesta di fissare un appuntamento tra le 14 e le 15, rimane contrariato);
7) mancanza di empatia; è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri (come detto prima a proposito della motivazione della compagna);
8) è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino (dalle sue parole sembra emergere un senso di invidia per chi ha ruoli di potere superiori al suo).
come numero di elementi ci siamo (il dsm ne richiede almeno 5), come quadro generale, cioè mancanza di empatia, grandiosità (afferma di non aver paura di niente e di nessuno e mette in rilievo l'inutilità della paura per l'uomo), necessità di ammirazione (si lamenta che i colleghi non apprezzino le sue capacità) anche.
tu come mai avevi pensato ad un disturbo di personalità NAS?
e poi...condivido la tua osservazione sulla mancanza di insight, e proprio per questo suggerirei più che una terapia espressiva, una supportiva (almeno in un primo momento) ad orientamento psicodinamico, indivuduale o di gruppo...
ad ulteriore supporto di ciò c'è il fatto che il disturbo narcisistico viene considerato più uno stato limite che appartenente all'area nevrotica.
riguardo ai meccanismi di difesa concordo con te e forse potrebbe essere la proiezione a fornire elementi per una diagnosi differenziale (disturbo paranoide?) però non ne sono molto sicura... si potrebbe approfondire questo aspetto in sede di colloqui successivi, ma indagando quali aree di preciso?
questa è la mia opinione...tu che ne pensi?
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dunque....condivido pienamente le tue osservazioni....la mancanza di empatia, ma anche l'incapacità di riconoscere e prendere in considerazione le emozioni altrui (rivela di non capire la motivazione della sua compagna, la quale non si sentiva amata, poichè racconta di essersi sempre comportato bene) sono piuttosto evidenti....però non mi fossilizzerei solo su questi elementi...ce ne sono altri che personalmente mi farebbero propendere verso una diagnosi di disturbo narcisistico di personalità....
ti scrivo i criteri del dsm per il disturbo narcisistico con a fianco gli elementi corrispondenti del caso di cui parliamo così mi spiego meglio:
2) è asorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, amore ideale (mostra il rimpianto per l'impossibilità di realizzare la coppia ideale, in grado di condividere gli stessi interessi, ecc);
3) crede di essere speciale e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata (si descrive come persona complicata e dice "poche persone sono in grado di comprendermi);
5) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè, la irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative(quando lo psicologo lo informa di non poter aderire alla sua richiesta di fissare un appuntamento tra le 14 e le 15, rimane contrariato);
7) mancanza di empatia; è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri (come detto prima a proposito della motivazione della compagna);
8) è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino (dalle sue parole sembra emergere un senso di invidia per chi ha ruoli di potere superiori al suo).
come numero di elementi ci siamo (il dsm ne richiede almeno 5), come quadro generale, cioè mancanza di empatia, grandiosità (afferma di non aver paura di niente e di nessuno e mette in rilievo l'inutilità della paura per l'uomo), necessità di ammirazione (si lamenta che i colleghi non apprezzino le sue capacità) anche.
tu come mai avevi pensato ad un disturbo di personalità NAS?
e poi...condivido la tua osservazione sulla mancanza di insight, e proprio per questo suggerirei più che una terapia espressiva, una supportiva (almeno in un primo momento) ad orientamento psicodinamico, indivuduale o di gruppo...
ad ulteriore supporto di ciò c'è il fatto che il disturbo narcisistico viene considerato più uno stato limite che appartenente all'area nevrotica.
riguardo ai meccanismi di difesa concordo con te e forse potrebbe essere la proiezione a fornire elementi per una diagnosi differenziale (disturbo paranoide?) però non ne sono molto sicura... si potrebbe approfondire questo aspetto in sede di colloqui successivi, ma indagando quali aree di preciso?
questa è la mia opinione...tu che ne pensi?
ho pensato ad un disturbo di personalità NAS perché al primo impatto mi sembrava avere alcuni tratti di disturbo di personalità, ma non tali per poter fare una diagnosi [personalità narcisistica]... comunque dalle tue considerazioni devo dire che mi trovo d'accordo. Per quanto riguarda lo stato al limite io direi che appartiene di più all'area nevrotica perché comunque riesce a mantenere un lavoro e anche diverse relazioni sentimentali [anche se hanno una durata non superiore ad un anno]. Non sono però evidenti, secondo me, sia il quadro pervasivo di grandiosità che la necessità di ammirazione [andrebbero quanto meno approfondite]. Non abbiamo inoltre una compromissione del funzionamento sociale e lavorativo o comunque un disagio marcato, rimane il fatto che il quadro è pervasivo e inflessibile. Io escluderei il disturbo paranoide di personalità perché secondo me il meccanismo di proiezione non è così arcaico [rientrerebbe nell'area nevrotica]. Andrebbero indagate in maniera più approfondita l'immagine di se stesso e le relazioni interpersonali [così ci possiamo rendere conto della gravità del disturbo], le modalità con le quali affronta i conflitti... [a chi da la colpa dei propri insuccessi?]. Sono incerto sulla psicoterapia... forse anche una psicoterapia sistemico-relazionale individuale, non so se quella di gruppo possa funzionare per via della sua incapacità all'ascolto empatico. Per quanto riguarda la diagnosi differenziale non saprei proprio che dire...
in sintesi credo che la tua diagnosi sia giusta [disturbo narcisistico di personalità], però non so se soddisfi a pieno i criteri diagnostici... Emergono tratti di personalità narcisistica che devono essere ulteriormente approfonditi, io metterei un Rorschach visto che riesce a discriminare bene l'esame di realtà, lo stile cognitivo, disturbo di personalità, affettività e controllo degli impulsi.
ciao fammi sapere... e grazie
credo che questo sia un buon esercizio per pensare.
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ok...allora poniamo la diagnosi di disturbo di personalità narcisistico come provvisoria, da indagare in successivi colloqui in cui approfondire l'area relazionale e dell'immagine di sè (ok per il rorschach, io però per andare sul sicuro avevo pensato di prevedere sempre la somministrazione dello SCID I o II a seconda dell'Asse di appartenenza del disturbo che ritengo essere la mia diagnosi principale, tu che dici?)
per quanto riguarda la terapia avevo suggerito in alternativa all'individuale quella di gruppo sulla base di quanto riportato dalla falabella nell'abc della psicopatologia: in questo setting l'utente avrebbe la possibilità di operare un confronto tra l'immagine grandiosa di sè e la percezione degli altri; inoltre i membri del gruppo potrebbero supportare l'Io negli aspetti in cui esso si presenta disfunzionale. mi rimangio la terapia individuale perchè vedo che è sconsigliata e, in accordo con te, suggerirei in alternativa a quella di gruppo la terapia familiare, ovviamente dopo aver raccolto informazioni sul nucleo familiare d'origine dell'utente (non mi sembra il caso di coinvolgere l'ex compagna), sul tipo di relazioni che intercorrono tra loro e sulla loro eventuale disponibilità ad aderire al trattamento.
riguardo alla differenziale, anche il disturbo schizoide è caratterizzato da una ristretta gamma di espressione delle emozioni e, per quanto sappia già che il quadro che emerge dal colloquio con l'utente non corrisponda a quello del disturbo schizotipico, mi sembra che sia l'unico da proporre per una differenziale.
aspetto tuoi commenti
grazie a te per il confronto...anch'io trovo che sia l'esercizio migliore...
ciao
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ciao io penso dist narcisystico di personalità x invidia crede di essere migliore degli altri mancanza di empatia test mmpi e roschach terapia suupportivo espressiva e trattam di gr.
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disappear
ok...allora poniamo la diagnosi di disturbo di personalità narcisistico come provvisoria, da indagare in successivi colloqui in cui approfondire l'area relazionale e dell'immagine di sè (ok per il rorschach, io però per andare sul sicuro avevo pensato di prevedere sempre la somministrazione dello SCID I o II a seconda dell'Asse di appartenenza del disturbo che ritengo essere la mia diagnosi principale, tu che dici?)
per quanto riguarda la terapia avevo suggerito in alternativa all'individuale quella di gruppo sulla base di quanto riportato dalla falabella nell'abc della psicopatologia: in questo setting l'utente avrebbe la possibilità di operare un confronto tra l'immagine grandiosa di sè e la percezione degli altri; inoltre i membri del gruppo potrebbero supportare l'Io negli aspetti in cui esso si presenta disfunzionale. mi rimangio la terapia individuale perchè vedo che è sconsigliata e, in accordo con te, suggerirei in alternativa a quella di gruppo la terapia familiare, ovviamente dopo aver raccolto informazioni sul nucleo familiare d'origine dell'utente (non mi sembra il caso di coinvolgere l'ex compagna), sul tipo di relazioni che intercorrono tra loro e sulla loro eventuale disponibilità ad aderire al trattamento.
riguardo alla differenziale, anche il disturbo schizoide è caratterizzato da una ristretta gamma di espressione delle emozioni e, per quanto sappia già che il quadro che emerge dal colloquio con l'utente non corrisponda a quello del disturbo schizotipico, mi sembra che sia l'unico da proporre per una differenziale.
aspetto tuoi commenti
grazie a te per il confronto...anch'io trovo che sia l'esercizio migliore...
ciao
Sono d'accordo sulla diagnosi principale [disturbo narcisistico di personalità Asse II], per quanto riguarda i test bisogna capire bene che cosa è più opportuno mettere [anche solo in funzione di superare l'esame], anche L'SCID va bene...
Forse abbiamo tralasciato l'analisi della domanda, [nei soggetti narcisisti infatti è tipica la mancanza di insight e l'incapacità di mettersi in discussione] dobbiamo porci alcuni quesiti come:
1- la richiesta di un colloquio viene fatta dall'utente stesso oppure da amici o parenti?
2- perché proprio adesso l'utente o altri prendono in considerazione la ricerca di aiuto? Questo ci porta alla chiarificazione motivazionale alla terapia...
Per quanto riguarda la psicoterapia infatti viene suggerita una terapia supportiva-espressiva e trattamenti di gruppo [coppia o famiglia]... come scrivevi sopra.
Il disturbo schizotipico possiamo escluderlo... per quanto riguarda il disturbo schizoide si ha un ritiro della libido, degli interessi e dei desideri dal mondo esterno, in definitiva l'ambiente circostante non viene percepito come una possibile fonte di investimento. Questo non avviene nel nostro caso infatti R. ha delle fantasia sulla "coppia ideale" e anche in ambito lavorativo il fatto di provare invidia per i colleghi dimostra un certo investimento e aspettative.
In realtà non so quando va fatta diagnosi differenziale... va fatta quando si ha un dubbio sulla diagnosi oppure per escludere alcuni disturbi che hanno segni e sintomi in comune?
Se hai altri casi clinici che possiamo vedere insieme... sono ben contento.
grazie e a presto
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Sono anch'io d'accordo sulla diagnosi di disturbo di personalità narcisistico, magari come provvisoria visto che effettivamente non sono evidentissimi i tratti di grandiosità, anche se i criteri per il dist. narcisistico di pers. secondo il DSM-IV secondo me ci sono...
avevo pensato anch'io alla SCID-II per accertare la presenza del dist e magari escluderne altri...
Ho un po' di dubbi sulla terapia; come al solito l'ABC dice una cosa e il Gabbard un'altra....
Gabbard riporta che l'associazione di psicoterapia individuale e psic. di gruppo è più efficace della sola psic. di gruppo, molto difficile se è l'unico trattamento.
Comunque l'approccio dovrebbe essere inizialmente supportivo e in seguito espressivo, con l'obiettivo di aiutare il paziente ad avere una visione più realistica di sé e degli altri ed aumentare l'autostima...
Per la diagnosi differenziale e le eventuali risorse di rete.....boh!!
poi il punto 4: quali indagini, consulenze specifiche o altro richiederebbe??....
Che ne dite?
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bluesriver
Forse abbiamo tralasciato l'analisi della domanda, [nei soggetti narcisisti infatti è tipica la mancanza di insight e l'incapacità di mettersi in discussione] dobbiamo porci alcuni quesiti come:
1- la richiesta di un colloquio viene fatta dall'utente stesso oppure da amici o parenti?
2- perché proprio adesso l'utente o altri prendono in considerazione la ricerca di aiuto? Questo ci porta alla chiarificazione motivazionale alla terapia...
sull'analisi della domanda avrei qualche riserva....non viene esplicitamente richiesta e il mio timore è di andarmi ad imbarcare in qualcosa di "rischioso"...bisognerebbe valutare se l'analisi della domanda può effettivamente fornirci informazioni utili per lo svolgimento dei punti richiesti...come si sarà capito non padroneggio molto l'argomento...
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bluesriver
In realtà non so quando va fatta diagnosi differenziale... va fatta quando si ha un dubbio sulla diagnosi oppure per escludere alcuni disturbi che hanno segni e sintomi in comune?
Se hai altri casi clinici che possiamo vedere insieme... sono ben contento.
grazie e a presto
la differenziale va fatta quando hai dubbi sulla diagnosi, quando cioè il quadro potrebbe corrispondere a due classificazioni che condividono segni e/o sintomi...alcuni casi presentano elementi che appositamente ti dirigono verso più diagnosi, altri, come quello di cui abbiamo discusso, meno...comunque, nel momento in cui te la richiedono in uno dei punti, è inevitabile farla...
posto il link di un altro caso (liliana, 19 anni)...io già ho buttato giù qualcosa...aspetto di vedere come la pensi per evitare di influenzare il tuo ragionamento, ok?
questo è il link
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20405PENO1.pdf
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se posso mi inserisco anch'io :)
riguardo il caso di Liliana (prova di maggio 2004 Roma), i sintomi mi farebbero pensare ad un disturbo depressivo maggiore (episodio singolo?); infatti sono presenti:
-umore depresso
-significativa perdita di peso
-rallentamento psicomotorio
-sentimenti di autosvalutazione
-probabilmente ridotta capacità di concentrazione visto lo scarso rendimento universitario
sarebbe utile sapere se sono presenti almeno uno tra:
-perdita di piacere per tutte o quasi tutte le attività
-perdita di reattività agli stimoli abitualmente piacevoli (non si sente meglio, neppure temporaneamente, quando accade qualcosa di buono)
in più, tre (o più) dei seguenti sintomi:
1)una qualità particolare di umore depresso (cioè, l’umore depresso viene esperito come nettamente diverso dal tipo di sentimento provato dopo la morte di una persona amata)
2)depressione regolarmente peggiore al mattino
3)risveglio precoce al mattino (almeno 2 ore prima del tempo di risveglio abituale)
4)marcato rallentamento motorio o agitazione
5)anoressia significativa o perdita di peso
6)sentimenti di colpa eccessivi o inappropriati
4 5 e 6 sono presenti; se fosse presente anche 1 o 2 si potrebbe aggiungere la specificazione "Con Manifestazioni Melancoliche"
Sarebbe anche utile sapere se ci sono stati episodi maniacali, misti o ipomaniacali per escludere un disturbo bipolare...
Escluderei l'Anoressia Nervosa in quanto non si sente grassa e vorrebbe aumentare di peso...
Inoltre, se gli aspetti che riguardano il non piacersi (naso, capelli, gambe) sono presenti già da prima rispetto ai sintomi depressivi, secondo il DSM-IV si può fare diagnosi aggiuntiva di Disturbo di Dismorfismo Corporeo...
Per quanto riguarda gli strumenti.... suggerirei la somministrazione della SCID-I e del BDI (ma qui non sono sicuro, con gli strumenti faccio confusione....)
Per il trattamento, anche qui un po' di confusione....
si potrebbe suggerire una psicoterapia psicodinamica individuale, in un primo momento supportiva (integrare e rafforzare l'Io, elevare il tono dell'umore...) e poi espressiva (rielaborazione del lutto e delle tematiche di dipendenza, abbandono e aggressività, accrescimento dell'autostima e aumento dell'autoefficacia....)
Inoltre se confermato il dismorfismo corporeo, sarebbero da affrontare anche gli aspetti del conflitto espressi attraverso le preoccupazioni per il proprio corpo....
Sono andato a ruota libera......ho scritto un sacco di ca**ate?? :argh:
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ghostchild
Per la diagnosi differenziale e le eventuali risorse di rete.....boh!!
poi il punto 4: quali indagini, consulenze specifiche o altro richiederebbe??....
Che ne dite?
eventuali risorse di rete psico-sociali...io su questo punto sono un po' in crisi...cosa vogliono sapere? mobilitazione delle risorse familiari?ma se già abbiamo previsto questa opportunità nell'indicazione del trattamento, non diverrebbe ripetitivo? comunque, pure fosse, con il coinvolgimento della famiglia avremmo risolto il "psico"...e il "sociale"?ci sono disturbi come la schizofrenia, mi pare ne parlassi proprio tu nell'altro thread, in cui mobilitare i servizi territoriali appare utile, ma in questo caso, per un presunto disturbo narcisistico, quali servizi attivare?!?:mumble:
per quanto riguarda il punto 4 (indagini, consulenze specifiche o altro) , non mi sembra che vi siano elementi e necessità tali da poter pensare ad un invio da qualche specialista....il bello è che il punto si deve svolgere per forza...:mumble:
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disappear
eventuali risorse di rete psico-sociali...io su questo punto sono un po' in crisi...cosa vogliono sapere? mobilitazione delle risorse familiari?ma se già abbiamo previsto questa opportunità nell'indicazione del trattamento, non diverrebbe ripetitivo? comunque, pure fosse, con il coinvolgimento della famiglia avremmo risolto il "psico"...e il "sociale"?ci sono disturbi come la schizofrenia, mi pare ne parlassi proprio tu nell'altro thread, in cui mobilitare i servizi territoriali appare utile, ma in questo caso, per un presunto disturbo narcisistico, quali servizi attivare?!?:mumble:
per quanto riguarda il punto 4 (indagini, consulenze specifiche o altro) , non mi sembra che vi siano elementi e necessità tali da poter pensare ad un invio da qualche specialista....il bello è che il punto si deve svolgere per forza...:mumble:
forse si deve proprio dire che non sembrano necessarie altre indagini specialistiche...:mumble:
che ne pensi di quello che ho scritto del caso di Liliana? :rolleyes:
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ghostchild
se posso mi inserisco anch'io :)
riguardo il caso di Liliana (prova di maggio 2004 Roma), i sintomi mi farebbero pensare ad un disturbo depressivo maggiore (episodio singolo?); infatti sono presenti:
-umore depresso
-significativa perdita di peso
-rallentamento psicomotorio
-sentimenti di autosvalutazione
-probabilmente ridotta capacità di concentrazione visto lo scarso rendimento universitario
sarebbe utile sapere se sono presenti almeno uno tra:
-perdita di piacere per tutte o quasi tutte le attività
-perdita di reattività agli stimoli abitualmente piacevoli (non si sente meglio, neppure temporaneamente, quando accade qualcosa di buono)
in più, tre (o più) dei seguenti sintomi:
1)una qualità particolare di umore depresso (cioè, l’umore depresso viene esperito come nettamente diverso dal tipo di sentimento provato dopo la morte di una persona amata)
2)depressione regolarmente peggiore al mattino
3)risveglio precoce al mattino (almeno 2 ore prima del tempo di risveglio abituale)
4)marcato rallentamento motorio o agitazione
5)anoressia significativa o perdita di peso
6)sentimenti di colpa eccessivi o inappropriati
4 5 e 6 sono presenti; se fosse presente anche 1 o 2 si potrebbe aggiungere la specificazione "Con Manifestazioni Melancoliche"
Sarebbe anche utile sapere se ci sono stati episodi maniacali, misti o ipomaniacali per escludere un disturbo bipolare...
Escluderei l'Anoressia Nervosa in quanto non si sente grassa e vorrebbe aumentare di peso...
Inoltre, se gli aspetti che riguardano il non piacersi (naso, capelli, gambe) sono presenti già da prima rispetto ai sintomi depressivi, secondo il DSM-IV si può fare diagnosi aggiuntiva di Disturbo di Dismorfismo Corporeo...
Per quanto riguarda gli strumenti.... suggerirei la somministrazione della SCID-I e del BDI (ma qui non sono sicuro, con gli strumenti faccio confusione....)
Per il trattamento, anche qui un po' di confusione....
si potrebbe suggerire una psicoterapia psicodinamica individuale, in un primo momento supportiva (integrare e rafforzare l'Io, elevare il tono dell'umore...) e poi espressiva (rielaborazione del lutto e delle tematiche di dipendenza, abbandono e aggressività, accrescimento dell'autostima e aumento dell'autoefficacia....)
Inoltre se confermato il dismorfismo corporeo, sarebbero da affrontare anche gli aspetti del conflitto espressi attraverso le preoccupazioni per il proprio corpo....
Sono andato a ruota libera......ho scritto un sacco di ca**ate?? :argh:
concordo con la diagnosi (presunta, è sempre meglio andarci cauti) di disturbo depressivo maggiore...io direi però che elementi che testimoniano (almeno una parziale) perdita di interesse e/o piacere per tutte, o quasi le attività, ci sono (i rapporti con i colleghi di corso e le amiche non vengono ricercati piuttosto rifiutati), tuttavia ritengo che sia comunque il caso di approfondirli ulteriormente nel corso di successivi colloqui...
differenziale: disturbi alimentari (secondo me la commissione voleva instillare proprio questo dubbio nei candidati), disturbo di dismorfismo corporeo..
terapia: individuale ad orientamento psicodinamico, supportivo-espressiva. tuttavia lascerei aperta l'alternativa di una terapia familiare (da approfondire aspetti relativi al nucleo e ai rapporti che intercorrono tra i suoi membri), dal momento che dal racconto di liliana sembra trasparire la presenza di difficoltà di rapporto tra la madre e il padre e tra i figli e i genitori. se dai successivi colloqui dovessero emergere elementi che potrebbero far pensare alla presenza di un nucleo depressivo nel sistema familiare, di cui la ragazza è portatrice, e se la famiglia fosse disponibile ad intraprendere un trattamento, si potrebbe pensare anche ad un approccio sistemico familiare il cui obiettivo principale consiste nel trasformare le regole del sistema in termini di maggiore funzionalità, consentendo così un cambiamento dell'utente insieme agli altri membri della famiglia.
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concordo con la diagnosi (presunta, è sempre meglio andarci cauti) di disturbo depressivo maggiore...io direi però che elementi che testimoniano (almeno una parziale) perdita di interesse e/o piacere per tutte, o quasi le attività, ci sono (i rapporti con i colleghi di corso e le amiche non vengono ricercati piuttosto rifiutati), tuttavia ritengo che sia comunque il caso di approfondirli ulteriormente nel corso di successivi colloqui...
differenziale: disturbi alimentari (secondo me la commissione voleva instillare proprio questo dubbio nei candidati), disturbo di dismorfismo corporeo..
terapia: individuale ad orientamento psicodinamico, supportivo-espressiva. tuttavia lascerei aperta l'alternativa di una terapia familiare (da approfondire aspetti relativi al nucleo e ai rapporti che intercorrono tra i suoi membri), dal momento che dal racconto di liliana sembra trasparire la presenza di difficoltà di rapporto tra la madre e il padre e tra i figli e i genitori. se dai successivi colloqui dovessero emergere elementi che potrebbero far pensare alla presenza di un nucleo depressivo nel sistema familiare, di cui la ragazza è portatrice, e se la famiglia fosse disponibile ad intraprendere un trattamento, si potrebbe pensare anche ad un approccio sistemico familiare il cui obiettivo principale consiste nel trasformare le regole del sistema in termini di maggiore funzionalità, consentendo così un cambiamento dell'utente insieme agli altri membri della famiglia.
giusto, non avevo pensato alla terapia familiare, potrebbe essere utile :approved:
ma secondo te è appropriata una diagnosi di disturbo di dismorfismo corporeo?...i criteri ci sono, ma sono da considerarsi relativi al quadro depressivo?:rolleyes:
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ghostchild
giusto, non avevo pensato alla terapia familiare, potrebbe essere utile :approved:
ma secondo te è appropriata una diagnosi di disturbo di dismorfismo corporeo?...i criteri ci sono, ma sono da considerarsi relativi al quadro depressivo?:rolleyes:
il disturbo di dismorfismo corporeo richiede come criterio la preoccupazione per un supposto difetto fisico, nonchè il disagio clinicamente significativo in uno o più ambiti di funzionamento...ora, la preoccupazione di liliana per il naso, per i capelli e per le gambe storte, non è evidente...si potrebbe supporre che il fatto di non piacersi fisicamente derivi da sentimenti di autosvalutazione collegati al disturbo depressivo...inoltre non è evidente neanche la menomazione di alcuni ambiti di funzionamento (causata da tale preoccupazione)...tuttavia, proprio perchè dai dati non emerge con chiarezza (non sappiamo, ad esempio, se liliana rifiuta i rapporti sociali e affettivi a causa dei suoi difetti fisici) non credo sia fuori luogo approfondire questo aspetto per valutare se fosse preesistente al presunto disturbo depressivo...
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Di questo che ne pensate?
"R., 32 anni, chiede una visita psicologica lamentando difficoltà di inserimento, di comportamento e di relazione insorte circa 10 anni orsono e che hanno reso problematica la sua realizzazione personale. Il soggetto soffre da circa dieci anni di una grave insufficienza renale, considerata la vera causa di tutti i suoi problemi e tende a minimizzare il disagio psichico.
Non è sposato, non ha relazioni sentimentali, vive in famiglia con padre e madre ed un fratello minore. Ha conseguito un diploma di scuola media superiore, ma non riesce a trovare un'adeguata sistemazione lavorativa, pur accontentandosi di lavori non collegati al suo titolo di studio. Ciò lo ha reso critico ed aggressivo verso la società determinando atteggiamenti di rifiuto, di negatività e di isolamento.
La situazione esistenziale del soggetto è caratterizzata da accentuata conflittualità con il padre che crea all'interno del nucleo familiare un'atmosfera carica di tensioni aggravate da spunti aggressivi e atteggiamenti rivendicativi nei confronti dei genitori e del fratello.
La coppia genitoriale appare in crisi e manifesta da sempre una notevole conflittualità ed incompatibilità di carattere fra i coniugi. I genitori del paziente segnalano nella sua infanzia e adolescenza problemi di fragilità emotiva, difficoltà di rapporto interpersonale e tendenza all'isolamento. Il soggetto non riferisce problemi né di tipo infantile, né di tipo adolescenziale.
Il soggetto viene sottoposto ad una valutazione psicodiagnostica, cui aderisce volentieri, per stabilire una ipotesi diagnostica ed un successivo progetto di intervento."
secondo me ci sono davvero pochi dati per una diagnosi...:rolleyes:
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il disturbo di dismorfismo corporeo richiede come criterio la preoccupazione per un supposto difetto fisico, nonchè il disagio clinicamente significativo in uno o più ambiti di funzionamento...ora, la preoccupazione di liliana per il naso, per i capelli e per le gambe storte, non è evidente...si potrebbe supporre che il fatto di non piacersi fisicamente derivi da sentimenti di autosvalutazione collegati al disturbo depressivo...inoltre non è evidente neanche la menomazione di alcuni ambiti di funzionamento (causata da tale preoccupazione)...tuttavia, proprio perchè dai dati non emerge con chiarezza (non sappiamo, ad esempio, se liliana rifiuta i rapporti sociali e affettivi a causa dei suoi difetti fisici) non credo sia fuori luogo approfondire questo aspetto per valutare se fosse preesistente al presunto disturbo depressivo...
Innanzi tutto la madre è preoccupata per la perdita di peso [peraltro significativa] avvenuta nelle ultime 2 settimane, in realtà la ragazza ha un disturbo dell'umore che dura da circa un anno. Secondo me bisogna indagare le relazioni all'interno della famiglia... la ragazza è stata indirizzata dal medico e accompagnata dalla madre [come se mancasse la consapevolezza del disagio psichico da parte dei genitori, infatti la madre è preoccupata principalmente della perdita di peso]. Nei colloqui successivi si può approfondire il disturbo depressivo e le relazioni all'interno della famiglia. Per quanto riguarda la terapia all'inizio possiamo considerare una di tipo supportivo [forse di tipo farmacologico per migliorare la compliance terapeutica], successivamente possiamo pensare ad una psicoterapia sistemico-relazionale per l'intera famiglia.
In questo caso risulta difficile differenziare bene un Disturbo Depressivo maggiore [quindi con uno o più episodi depressivi], da un Disturbo Distimico [negli adolescenti i sintomi devono essere presenti per almeno un anno, mentre negli adulti da almeno due anni]. Nel nostro caso non si parla di episodi depressivi ma di un umore depresso che dura da circa un anno. Per quanto riguarda il "dismorfismo corporeo" [non lo metterei in comorbilità] credo sia legato alla bassa autostima e all'immagine negativa di se stessa che viene data dall'alterazione dell'umore [inoltre non vi è una preoccupazione per una parte specifica del corpo, ma un'immagine distorta nel suo insieme]. I disturbi alimentari non rientrano nell'anoressia nervosa perché la perdita di peso non è volontaria anzi lei dice che ha provato ad aumentare il suo peso ma senza riuscirci.
ciao ragazzi/e, di fondo il mio dubbio rimane tra Disturbo depressivo maggiore e distimia... per il resto bisognerà indagare bene la motivazione al cambiamento anche perché i disturbi depressivi provocano una mancanza di energia in tutte le aree dell'esperienza.
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ciao ragazzi/e, di fondo il mio dubbio rimane tra Disturbo depressivo maggiore e distimia... per il resto bisognerà indagare bene la motivazione al cambiamento anche perché i disturbi depressivi provocano una mancanza di energia in tutte le aree dell'esperienza.
hai ragione...chissà perchè non l'avevo considerata adolescente (per chiarirci, fino a che età si può essere considerati adolescenti secondo voi?20?21?)...allora potrebbe essere come dici tu...disturbo distimico...però mi sembra che i criteri per un episodio depressivo maggiore comunque ci siano:
1) umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (anche se questo aspetto di pervasività non è così chiaro ed andrebbe approfondito)
2) marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (anche in questo caso, andrebbe chiarito: rifiuta rapporti sociali ed affettivi per una mancanza di piacere e/o interesse?)
3) significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (un cambiamento superiore al 5% del peso corporeo in un mese)
5) agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (osservabile dagli altri, non semplicemente sentimenti soggettivi di essere irrequieto o rallentato)
7) sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati
8) ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (anche qui da approfondire: lo scarso rendimento scolastico è frutto di un'incapacità di concentrazione?)
come numero di criteri ci siamo (il dsm ne richiede almeno 5)...
per quanto riguarda ladiagnosi differenziale in realtà quella di disturbo di dismorfismo corporeo non l'avevo presa in considerazione prima che ghostchild la suggerisse, ma credo che non rappresenterebbe un errore...piuttosto, per non dilungarmi troppo, visto che avremo solo due facciate a disposizione, avevo pensato al solo disturbo alimentare come differenziale, anche perchè da come è esposto il caso, sembrerebbe che la commissione volesse spingere proprio in quella direzione....
per quanto riguarda la terapia farmacologica io scriverei solo che, vista la gravità di alcune condizioni depressive, appare opportuno l’invio ad un consulto psichiatrico per una eventuale terapia farmacologica.
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hai ragione...chissà perchè non l'avevo considerata adolescente (per chiarirci, fino a che età si può essere considerati adolescenti secondo voi?20?21?)...allora potrebbe essere come dici tu...disturbo distimico...
in realtà la diagnosi differenziale di disturbo di dismorfismo corporeo non l'avevo presa in considerazione prima che ghostchild la suggerisse, ma credo che non rappresenterebbe un errore...piuttosto, per non dilungarmi troppo, visto che avremo solo due facciate a disposizione, avevo pensato al solo disturbo alimentare come differenziale, anche perchè da come è esposto il caso, sembrerebbe che la commissione volesse spingere proprio in quella direzione....
per quanto riguarda la terapia farmacologica io scriverei solo che, vista la gravità di alcune condizioni depressive, appare opportuno l’invio ad un consulto psichiatrico per una eventuale terapia farmacologica.
Ho visto che nei disturbi dell'alimentazione del DSM-IV abbiamo soltanto anoressia, bulimia [con le loro varianti] e NAS... non ci sono disturbi alimentari diversi. Non so se sia il caso di mettere nella diagnosi differenziale il disturbo alimentare [possiamo definirlo un sintomo accessorio del disturbo ipotizzato nell'asse I].
Alcuni considerano l'adolescenza durare fino a 25 anni... soprattutto per le persone che studiano questa fase del ciclo vitale risulta allungarsi di più.
Io credo che una studentessa di 19 anni che viva a casa con i genitori possiamo considerarla adolescente...
ciao, buona cena...
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Ho visto che nei disturbi dell'alimentazione del DSM-IV abbiamo soltanto anoressia, bulimia [con le loro varianti] e NAS... non ci sono disturbi alimentari diversi. Non so se sia il caso di mettere nella diagnosi differenziale il disturbo alimentare [possiamo definirlo un sintomo accessorio del disturbo ipotizzato nell'asse I].
Alcuni considerano l'adolescenza durare fino a 25 anni... soprattutto per le persone che studiano questa fase del ciclo vitale risulta allungarsi di più.
Io credo che una studentessa di 19 anni che viva a casa con i genitori possiamo considerarla adolescente...
ciao, buona cena...
io non metterei il disturbo alimentare come accessorio...perchè comunque i criteri non ci sono...la perdita di peso è chiaramente legata al disturbo dell'umore...forse abbiamo due visioni diverse della diagnosi differenziale..io l'ho sempre considerata come qualcosa che, in base a certi elementi, potrebbe essere ma, in base all'assenza di altri, non è...in questo caso, ci sono elementi che potrebbero far pensare ad un disturbo alimentare (anoressia nervosa), ma mancano alcuni importanti criteri...in questo senso per me la differenziale serve per escludere disturbi dal quadro clinico...:mumble:
che dici?
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io non metterei il disturbo alimentare come accessorio...perchè comunque i criteri non ci sono...la perdita di peso è chiaramente legata al disturbo dell'umore...forse abbiamo due visioni diverse della diagnosi differenziale..io l'ho sempre considerata come qualcosa che, in base a certi elementi, potrebbe essere ma, in base all'assenza di altri, non è...in questo caso, ci sono elementi che potrebbero far pensare ad un disturbo alimentare (anoressia nervosa), ma mancano alcuni importanti criteri...in questo senso per me la differenziale serve per escludere disturbi dal quadro clinico...:mumble:
che dici?
Scusami, mi sono espresso male... per disturbo accessorio intendo un aspetto rilevante di un determinato disturbo [ad esempio l'insonnia nella depressione maggiore], la diagnosi differenziale è un'altra cosa... comunque la pensiamo allo stesso modo... nel nostro caso l'amenorrea può essere considerata un disturbo accessorio come conseguenza della perdita di peso...
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Scusami, mi sono espresso male... per disturbo accessorio intendo un aspetto rilevante di un determinato disturbo [ad esempio l'insonnia nella depressione maggiore], la diagnosi differenziale è un'altra cosa... comunque la pensiamo allo stesso modo... nel nostro caso l'amenorrea può essere considerata un disturbo accessorio come conseguenza della perdita di peso...
ok...adesso ho capito...
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ghostchild
Di questo che ne pensate?
"R., 32 anni, chiede una visita psicologica lamentando difficoltà di inserimento, di comportamento e di relazione insorte circa 10 anni orsono e che hanno reso problematica la sua realizzazione personale. Il soggetto soffre da circa dieci anni di una grave insufficienza renale, considerata la vera causa di tutti i suoi problemi e tende a minimizzare il disagio psichico.
Non è sposato, non ha relazioni sentimentali, vive in famiglia con padre e madre ed un fratello minore. Ha conseguito un diploma di scuola media superiore, ma non riesce a trovare un'adeguata sistemazione lavorativa, pur accontentandosi di lavori non collegati al suo titolo di studio. Ciò lo ha reso critico ed aggressivo verso la società determinando atteggiamenti di rifiuto, di negatività e di isolamento.
La situazione esistenziale del soggetto è caratterizzata da accentuata conflittualità con il padre che crea all'interno del nucleo familiare un'atmosfera carica di tensioni aggravate da spunti aggressivi e atteggiamenti rivendicativi nei confronti dei genitori e del fratello.
La coppia genitoriale appare in crisi e manifesta da sempre una notevole conflittualità ed incompatibilità di carattere fra i coniugi. I genitori del paziente segnalano nella sua infanzia e adolescenza problemi di fragilità emotiva, difficoltà di rapporto interpersonale e tendenza all'isolamento. Il soggetto non riferisce problemi né di tipo infantile, né di tipo adolescenziale.
Il soggetto viene sottoposto ad una valutazione psicodiagnostica, cui aderisce volentieri, per stabilire una ipotesi diagnostica ed un successivo progetto di intervento."
secondo me ci sono davvero pochi dati per una diagnosi...:rolleyes:
ho trovato questo caso qui da qualche parte su ops con tanto di svolgimento da parte di alcuni studenti (peraltro fatti secondo schemi differenti da quelli che di solito vengono richiesti a roma) che inquadravano il caso come disturbo depressivo…sinceramente non concordo molto con questa ipotesi…in effetti i dati sono scarsi, ma quel poco che c’è non mi sembra rispecchiare un disturbo depressivo….
Ciò che salta all’occhio è sicuramente la difficoltà relazionale…partendo da questo punto l’unico disturbo che mi sembra avvicinarsi di più è quello schizoide di personalità…tuttavia non sappiamo se il distacco dalle relazioni è causato da una mancanza di piacere e/o interesse per esse (d’altronde si presenta al consulto di sua spontanea volontà proprio per cercare di risolvere queste problematiche)..inoltre non mi sembra vi siano sufficienti segni (il dsm ne richiede almeno 4) per porre diagnosi…
Per il disturbo schizoide il dsm prevede:
1) non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una famiglia (questo ci potrebbe stare, ma non sappiamo se la causa è la mancanza di piacere)
2) quasi sempre sceglie attività solitarie (non sappiamo neanche questo)
3) dimostra poco o nessun interesse per le esperienze sessuali con un’altra persona (e anche questo potrebbe essere dal momento che non è sposato né ha relazioni sentimentali)
4) prova piacere in poche o nessuna attività (non lo sappiamo)
5) non ha amici stretti o confidenti, eccetto i parenti di primo grado (questo potrebbe anche essere ma, date le difficoltà relazionali in famiglia non mi sembra di poter considerare i parenti di primo grado come confidenti)
6) sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri (nessuna informazione)
7) mostra freddezza emotiva, distacco o affettività appiattita (sul distacco ci siamo, ma sulle altre due, chissà?)
un altro elemento che appare evidente è l’aggressività…questo potrebbe caratterizzare un disturbo antisociale, ma gli estremi per porre la diagnosi proprio non ci sono…
avevo pensato alla schizofrenia, ma mancano tutti i sintomi positivi…
un disturbo somatoforme? Ma quale? Disturbo di conversione?in effetti non abbiamo referti medici sull’insufficienza renale…ci potrebbe anche stare…R. è un adolescente caratterizzato da fragilità emotiva e difficoltà di rapporto interpersonale…vivendo male questa situazione converte le sue difficoltà in disturbo organico, che gli fornirebbero una giustificazione valida e concreta (d’altronde ci si vergogna meno di problemi organici rispetto a difficoltà psicologiche) per evitare le situazioni sociali in cui si sente in difficoltà…comunque non mi convince….il dsm richiede come criterio per il disturbo di conversione che siano stati effettuati esami medici e che questi ultimi non siano stati in grado di certificare la presenza di un disturbo organico…in 10 anni possibile che R. non si sia sottoposto ad esame medico?
mi sa che questo è un pozzo da cui è difficile uscire…
voi che avevate pensato?
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ho trovato questo caso qui da qualche parte su ops con tanto di svolgimento da parte di alcuni studenti (peraltro fatti secondo schemi differenti da quelli che di solito vengono richiesti a roma) che inquadravano il caso come disturbo depressivo…sinceramente non concordo molto con questa ipotesi…in effetti i dati sono scarsi, ma quel poco che c’è non mi sembra rispecchiare un disturbo depressivo….
Ciò che salta all’occhio è sicuramente la difficoltà relazionale…partendo da questo punto l’unico disturbo che mi sembra avvicinarsi di più è quello schizoide di personalità…tuttavia non sappiamo se il distacco dalle relazioni è causato da una mancanza di piacere e/o interesse per esse (d’altronde si presenta al consulto di sua spontanea volontà proprio per cercare di risolvere queste problematiche)..inoltre non mi sembra vi siano sufficienti segni (il dsm ne richiede almeno 4) per porre diagnosi…
Per il disturbo schizoide il dsm prevede:
1) non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una famiglia (questo ci potrebbe stare, ma non sappiamo se la causa è la mancanza di piacere)
2) quasi sempre sceglie attività solitarie (non sappiamo neanche questo)
3) dimostra poco o nessun interesse per le esperienze sessuali con un’altra persona (e anche questo potrebbe essere dal momento che non è sposato né ha relazioni sentimentali)
4) prova piacere in poche o nessuna attività (non lo sappiamo)
5) non ha amici stretti o confidenti, eccetto i parenti di primo grado (questo potrebbe anche essere ma, date le difficoltà relazionali in famiglia non mi sembra di poter considerare i parenti di primo grado come confidenti)
6) sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri (nessuna informazione)
7) mostra freddezza emotiva, distacco o affettività appiattita (sul distacco ci siamo, ma sulle altre due, chissà?)
un altro elemento che appare evidente è l’aggressività…questo potrebbe caratterizzare un disturbo antisociale, ma gli estremi per porre la diagnosi proprio non ci sono…
avevo pensato alla schizofrenia, ma mancano tutti i sintomi positivi…
un disturbo somatoforme? Ma quale? Disturbo di conversione?in effetti non abbiamo referti medici sull’insufficienza renale…ci potrebbe anche stare…R. è un adolescente caratterizzato da fragilità emotiva e difficoltà di rapporto interpersonale…vivendo male questa situazione converte le sue difficoltà in disturbo organico, che gli fornirebbero una giustificazione valida e concreta (d’altronde ci si vergogna meno di problemi organici rispetto a difficoltà psicologiche) per evitare le situazioni sociali in cui si sente in difficoltà…comunque non mi convince….il dsm richiede come criterio per il disturbo di conversione che siano stati effettuati esami medici e che questi ultimi non siano stati in grado di certificare la presenza di un disturbo organico…in 10 anni possibile che R. non si sia sottoposto ad esame medico?
mi sa che questo è un pozzo da cui è difficile uscire…
voi che avevate pensato?
é vero ci sono pochissimi spunti per argomentare un'ipotesi diagnostica. Se pensiamo in termini strettamente psicopatologici troviamo difficoltà in quanto bisognerebbe fare qualche domanda sia sulla pervasività del ritiro sociale sia sul disturbo organico del quale non abbiamo informazioni [almeno per escludere un disturbo di conversione]. Per quanto riguarda il disturbo schizoide di personalità mi trovo d'accordo, nel senso che abbiamo dei segni che però non vengono accetti passivamente dal soggetto, infatti lui si arrabbia perché comunque in un certo senso cerca di reagire alla sua situazione. I soggetti schizoidi invece non si preoccupano molto della loro condizione relazionale-interpersonale. A me fa pensare ad una problematica legata allo svincolo ossia all'incapacità del soggetto di differenziarsi e quindi separarsi dalle figure genitoriali. Infatti le sue problematiche iniziano intorno ai 20 anni [una sorta di passaggio all'età adulta] dove ci si aspetterebbe o la continuazione degli studi [università] oppure la ricerca di un lavoro... La coppia genitoriale è in conflitto, infatti si parla di incompatibilità di carattere, secondo un'ipotesi sistemica il soggetto in questione potrebbe svolgere la funzione di capro espiatorio all'interno del nucleo famigliare, di conseguenza la "patologia" ha la funzione di spostare il conflitto [forse perché meno gestibile]. Risulta curioso il fatto che la patologia renale si è innescata nello stesso periodo in cui si sono presentate le difficoltà relazionali. Io mi concentrerei sulle relazioni famigliari visto che abbiamo un ragazzo di 32 anni invischiato con le figure genitoriali.
Comunque spero che non capiti un caso di questo genere... troppo generico, e anche quello che ho scritto deve essere tutto dimostrato...
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Comunque spero che non capiti un caso di questo genere... troppo generico, e anche quello che ho scritto deve essere tutto dimostrato...
condivido la tua speranza...infatti credo che sia un caso uscito in qualche altro ateneo e che comunque lo svolgimento non dovesse vertere su un ipotesi di diagnosi ma sull'analisi del caso...
se vogliamo andare avanti ci sarebbe un altro caso un po' spinoso (L., 30 anni)...
ecco il link
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20206PENO1.pdf
aspetto commenti...intanto provo a buttare giù qualcosa
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condivido la tua speranza...infatti credo che sia un caso uscito in qualche altro ateneo e che comunque lo svolgimento non dovesse vertere su un ipotesi di diagnosi ma sull'analisi del caso...
se vogliamo andare avanti ci sarebbe un altro caso un po' spinoso (L., 30 anni)...
ecco il link
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20206PENO1.pdf
aspetto commenti...intanto provo a buttare giù qualcosa
Se pensiamo alla categoria "disturbi da uso di sostanze" possiamo dire che la ragazza in questione non soddisfa i criteri diagnostici per una diagnosi di DIPENDENZA DA SOSTANZE in quanto la tolleranza e la sindrome di astinenza sembrerebbero assenti [o comunque non rilevabili], inoltre anche il "craving" [ricerca compulsiva della sostanza] sembra non esserci [bisogna indagare anche il tempo che viene impiegato alla ricerca della sostanza].
Sembra utilizzare la sostanza come una sorta di sostituto dell'immagine materna che è venuta a mancare [infatti l'assunzione aumenta con l'idea di lasciare l'attuale ragazzo], diventa quindi una sorta di ansiolitico. Sono più propenso ad ipotizzare un DISTURBO DA ABUSO DI SOSTANZE [che va comunque verificato]. Come diagnosi differenziale non saprei che cosa mettere... ho pensato a un un DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA' perchè comunque, l'uso di droghe, la vita di strada, le relazioni sentimentali tumultuose e in rapida alternanza e i tre aborti rientrerebbero in un quadro del genere [tutto da verificare naturalmente]. La ragazza ha una certa consapevolezza della gravità nell'uso dell'eroina, inoltre lei chiede un consulto per una relazione di coppia in difficoltà, di conseguenza dopo alcuni colloqui di verifica delle ipotesi iniziali la ragazza andrebbe inserita in un programma di recupero e disintossicazione [Ser.T.] in parallelo con una terapia supportiva [centrata su la coppia, le relazioni con la famiglia di origine e la dipendenza stessa], dopo il quale possiamo consigliare o una terapia individuale di tipo espressivo oppure di coppia ad indirizzo sistemico-relazionale.
questo è tutto quello che mi è venuto in mente... aspetto di leggere le tue opinioni.
a presto
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ti posto quello che avevo scritto prima di leggere le tue considerazioni poi ci confrontiamo...
La caratteristica principale che emrge è un’incapacità nel controllo degli impulsi. L., infatti, inizia intorno ai 18 anni a fare uso di droghe, mette in atto condotte al limite dell’antisocialità (forse necessarie a procurarsi le sostanze, dal momento che in quel periodo non sembra avere un lavoro che le possa offrire un sostentamento economico), ha numerose esperienze affettive e sessuali, si trova per ben tre volte ad interrompere volontariamente una gravidanza. Alcuni elementi, come la tendenza all’autodistruttività (di cui l’uso di sostanze potrebbe essere un indicatore, ma anche iniziare e mantenere per quasi 5 anni una relazione con uomo maltrattante), l’impulsività e le relazioni interpersonali instabili, potrebbero orientare l’ipotesi verso un Disturbo borderline di personalità. Tuttavia il quadro non risponde per numero ai criteri richiesti per porre diagnosi di disturbo borderline. Il fatto di mantenere la relazione con un uomo maltrattante per alcuni anni potrebbe anche farci propendere per una diagnosi di disturbo dipendente, ma anche in questo caso i dati che abbiamo a disposizione non sono sufficienti per inquadrare con certezza tale disturbo. Appare comunque abbastanza chiara la presenza di un modello di esperienza e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, pervasivo e inflessibile, almeno fino al momento della decisione di richiedere un consulto, con esordio nell’adolescenza (la ragazza aveva infatti 18 anni quando ha iniziato a dedicarsi alla vita sregolata), caratterizzato da una certa stabilità nel tempo (lo è stato dai 18 fino ai 30 anni) e che ha determinato disagio o menomazione. Per questi motivi si potrebbe porre diagnosi provvisoria di Disturbo di Personalità NAS.
Un elemento costante nella vita di questa ragazza è stato il rapporto con le sostanze: L., una volta trovato lavoro, ha diminuito, ma non interrotto, l’uso di sostanze e quando si presenta al consulto si mostra spaventata dalla tendenza, negli ultimi tempi, ad aumentare l’assunzione di eroina, il che vuol verosimilmente dire che la ragazza ha sviluppato tolleranza nei confronti della sostanza. In questo senso si potrebbe fare diagnosi addizionale di disturbo da dipendenza da sostanze. Tuttavia ciò che non appare ancora chiaro è se il disturbo di personalità NAS possa essere preesistente, e se l’uso di sostanze possa averlo esacerbato. In questo senso sarebbe utile indagare l’area relazionale, dell’immagine di sé e del controllo degli impulsi che ha caratterizzato la vita di L. prima che lasciasse la casa materna.
Suggerirei la somministrazione dell’MMPI-2, per avere un quadro generale della varie dimensioni che possono caratterizzare la personalità di L.; inoltre lo strumento si avvale anche di una serie di apposite scale per la valutazione della tendenza alla dipendenza, non solo nei confronti delle sostanze, ma intesa anche come tendenza generale.
Sarebbe opportuna anche la somministrazione dello SCID II per valutare la presenza di un supposto disturbo di personalità.
Qualora le diagnosi di disturbo di personalità NAS e disturbo da uso di sostanze venissero confermate, suggerirei innanzitutto di prendere contatti con il Ser.T di appartenenza territoriale in cui iniziare la terapia sostitutiva ai fini della disintossicazione. Una volta terminata la disintossicazione (che può essere accompagnata anche da una serie di colloqui di sostegno da parte dello psicologo del presidio) si potrebbe pensare ad una psicoterapia espressiva (dal momento che la ragazza ha contattato di sua volontà lo psicologo perché si rende conto di avere bisogno di un aiuto per uscire dalla relazione maltrattante e si dichiara spaventata della tendenza ad aumentare le dosi di eroina, si suppone che ci sia una buona motivazione al cambiamento, ed anche la capacità di insight sembrerebbe presente) ad approccio sistemico-familiare, sempre se la famiglia fosse disponibile ad aderire ad un trattamento, dal momento che, da quanto emerge dal primo colloquio con L., la conflittualità e le modalità di relazione disfunzionali hanno caratterizzato il suo nucleo familiare di origine, portando i coniugi alla separazione. In questo senso il presunto disturbo di L. potrebbe essere visto come un nucleo conflittuale familiare che ha avuto L. stessa come capro espiatorio.
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ti posto quello che avevo scritto prima di leggere le tue considerazioni poi ci confrontiamo...
La caratteristica principale che emrge è un’incapacità nel controllo degli impulsi. L., infatti, inizia intorno ai 18 anni a fare uso di droghe, mette in atto condotte al limite dell’antisocialità (forse necessarie a procurarsi le sostanze, dal momento che in quel periodo non sembra avere un lavoro che le possa offrire un sostentamento economico), ha numerose esperienze affettive e sessuali, si trova per ben tre volte ad interrompere volontariamente una gravidanza. Alcuni elementi, come la tendenza all’autodistruttività (di cui l’uso di sostanze potrebbe essere un indicatore, ma anche iniziare e mantenere per quasi 5 anni una relazione con uomo maltrattante), l’impulsività e le relazioni interpersonali instabili, potrebbero orientare l’ipotesi verso un Disturbo borderline di personalità. Tuttavia il quadro non risponde per numero ai criteri richiesti per porre diagnosi di disturbo borderline. Il fatto di mantenere la relazione con un uomo maltrattante per alcuni anni potrebbe anche farci propendere per una diagnosi di disturbo dipendente, ma anche in questo caso i dati che abbiamo a disposizione non sono sufficienti per inquadrare con certezza tale disturbo. Appare comunque abbastanza chiara la presenza di un modello di esperienza e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, pervasivo e inflessibile, almeno fino al momento della decisione di richiedere un consulto, con esordio nell’adolescenza (la ragazza aveva infatti 18 anni quando ha iniziato a dedicarsi alla vita sregolata), caratterizzato da una certa stabilità nel tempo (lo è stato dai 18 fino ai 30 anni) e che ha determinato disagio o menomazione. Per questi motivi si potrebbe porre diagnosi provvisoria di Disturbo di Personalità NAS.
Un elemento costante nella vita di questa ragazza è stato il rapporto con le sostanze: L., una volta trovato lavoro, ha diminuito, ma non interrotto, l’uso di sostanze e quando si presenta al consulto si mostra spaventata dalla tendenza, negli ultimi tempi, ad aumentare l’assunzione di eroina, il che vuol verosimilmente dire che la ragazza ha sviluppato tolleranza nei confronti della sostanza. In questo senso si potrebbe fare diagnosi addizionale di disturbo da dipendenza da sostanze. Tuttavia ciò che non appare ancora chiaro è se il disturbo di personalità NAS possa essere preesistente, e se l’uso di sostanze possa averlo esacerbato. In questo senso sarebbe utile indagare l’area relazionale, dell’immagine di sé e del controllo degli impulsi che ha caratterizzato la vita di L. prima che lasciasse la casa materna.
Suggerirei la somministrazione dell’MMPI-2, per avere un quadro generale della varie dimensioni che possono caratterizzare la personalità di L.; inoltre lo strumento si avvale anche di una serie di apposite scale per la valutazione della tendenza alla dipendenza, non solo nei confronti delle sostanze, ma intesa anche come tendenza generale.
Sarebbe opportuna anche la somministrazione dello SCID II per valutare la presenza di un supposto disturbo di personalità.
Qualora le diagnosi di disturbo di personalità NAS e disturbo da uso di sostanze venissero confermate, suggerirei innanzitutto di prendere contatti con il Ser.T di appartenenza territoriale in cui iniziare la terapia sostitutiva ai fini della disintossicazione. Una volta terminata la disintossicazione (che può essere accompagnata anche da una serie di colloqui di sostegno da parte dello psicologo del presidio) si potrebbe pensare ad una psicoterapia espressiva (dal momento che la ragazza ha contattato di sua volontà lo psicologo perché si rende conto di avere bisogno di un aiuto per uscire dalla relazione maltrattante e si dichiara spaventata della tendenza ad aumentare le dosi di eroina, si suppone che ci sia una buona motivazione al cambiamento, ed anche la capacità di insight sembrerebbe presente) ad approccio sistemico-familiare, sempre se la famiglia fosse disponibile ad aderire ad un trattamento, dal momento che, da quanto emerge dal primo colloquio con L., la conflittualità e le modalità di relazione disfunzionali hanno caratterizzato il suo nucleo familiare di origine, portando i coniugi alla separazione. In questo senso il presunto disturbo di L. potrebbe essere visto come un nucleo conflittuale familiare che ha avuto L. stessa come capro espiatorio.
Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto. Soltanto un cosa mi lascia qualche dubbio, sul fatto di ipotizzare un DISTURBO DA DIPENDENZA DA SOSTANZE... io direi di inserire DISTURBO DA ABUSO DI SOSTANZE [per quello che scrivevo sopra rispetto alla tolleranza, sindrome da astinenza e craving]. Da come viene riportato dal DSM-IV il DISTIRBO DA DIPENDENZA DA SOSTANZE sembra molto grave e invalidante...
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Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto. Soltanto un cosa mi lascia qualche dubbio, sul fatto di ipotizzare un DISTURBO DA DIPENDENZA DA SOSTANZE... io direi di inserire DISTURBO DA ABUSO DI SOSTANZE [per quello che scrivevo sopra rispetto alla tolleranza, sindrome da astinenza e craving]. Da come viene riportato dal DSM-IV il DISTIRBO DA DIPENDENZA DA SOSTANZE sembra molto grave e invalidante...
in realtà se ci atteniamo ai criteri del dsm dai dati che abbiamo non potremmo diagnosticare nè il disturbo da dipendenza (anche se io personalmente la tolleranza ce la vedo, ne è segnale il fatto che L. stia aumentando le dosi di eroina, l'astinenza e il craving però li possiamo solo supporre) nè quello da abuso: l'incapacità di ampiere ai compiti connessi con il lavoro, l'uso in situazioni fisicamente rischiose, problemi legali legati alla sostanza, tutti criteri che mancano...ecco sull' uso della sostanza nonostante problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dalla sostanza potrei avere qualche dubbio...
tuttavia è notorio che l'eroina dia luogo a fenomeni di craving, a dipendenza e a segnali di astinenza (seppur proporzionata al quantitativo di cui si fa uso) già dalle prime assunzioni...considerando poi che l'utente in questione ne ha fatto uso per svariati anni...forse è presuntuoso affermare ciò, ma per i disturbi indotti da sostanze credo che il dsm sia troppo...come dire...rigido...certo sono considerazioni che in sede d'esame starei ben attenta ad esplicitare, però, detto tra noi, questo è il mio pensiero...
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
comunque non mi hai detto niente sugli strumenti..avrei piacere che ci confrontassimo anche su quelli...come avrai potuto capire non sono molto ferrata (ne conosco bene solo pochi) e a parte il jolly dello SCID I o II sono sempre un po' in difficoltà....
se vogliamo andare avanti ecco il prossimo caso (Alma, 34 anni)
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20506PEVO1.pdf
io avevo già buttato giù qualcosa, seguendo i punti richiesti dalla traccia
aspetto commenti
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se vogliamo andare avanti ecco il prossimo caso (Alma, 34 anni)
Il caso in questione soddisfa i criteri A1 e A2 per il disturbo post-traumatico da stress, per quanto riguarda il criterio B va indagato successivamente in quanto non emerge nell'esposizione del caso [rivivere l'evento traumatico per mezzo di ricordi, sogni... ecc.], mentre nel criterio C abbiamo:
4- riduzione marcata dell'interesse o della partecipazione ad attività significative.
6- affettività ridotta
7- sentimenti di diminuzione delle prospettive future.
Vanno indagati sintomi persistenti di aumentato arousal nel criterio D.
Possiamo escludere il disturbo da stress acuto in quanto dura più di 4 settimane, anche il disturbo d'ansia generalizzato non soddisfa i criteri diagnostici [la preoccupazione della donna è collegata soprattutto alla paura di morire e di avere un “brutto male”]. Possiamo prendere in considerazione anche il disturbo d'ansia non altrimenti specificato [punto 1, disturbo ansioso-depressivo]. I criteri diagnostici non soddisfano il disturbo di somatizzazione sia per la quantità dei sintomi sia per l'età di presentazione [devono cominciare prima dei 30 anni]. Per quanto riguarda il disturbo somatoforme indifferenziato vengono soddisfatti il criterio A ma non abbiamo dati sufficienti per il criterio B, tutti gli altri ci stanno. Prenderei in considerazione anche il disturbo algico associato con fattori psicologici... per quanto riguarda l'ipocondria non abbiamo il riscontro medico e quindi non possiamo valutare l'entità della convinzione ad avere un brutto male. Io personalmente credo che i disturbi d'ansia siano associati all'evento traumatico, così come i dolori fisici e la convinzione di avere una malattia grave... tutto questo denota uno scarso insight e difficoltà di rielaborare l'evento traumatico. Anche il disturbo del desiderio sessuale [presunto in quanto non fanno sesso da 2 anni] può essere ricollegato all'evento. Nei colloqui successivi approfondirei di più il disturbo post-traumatico da stress e il modo con il quale la donna pensa all'evento stesso. Le ansie al limite dell'attacco di panico e le diverse somatizzazioni possono derivare dall'incapacità di reprimere il vissuto traumatico, diventando in questo senso una sorta di formazione di compromesso.
Per quanto riguarda gli strumenti possiamo utilizzare dei colloqui clinici anche di coppia [secondo me è importante anche sapere l'opinione del marito visto che comunque si confida solo con lui], possiamo somministrare un Rorschach per indagare lo stile cognitivo, difensivo e per eventuali ansie e paure che potrebbero emergere. Possiamo consigliare una terapia espressiva individuale per riuscire a dare un nome alle ansie e alle paure della donna. Oppure anche una terapia breve a indirizzo strategico.
Aspetto i vostri commenti... io ho parecchi dubbi...
a presto
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per fare prima te lo copio come l'avevo fatto...è un po' prolisso ma avevo provato a stilare il caso come lo farei in sede d'esame...
Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al DSM-IV-TR.
I sintomi dichiarati dalla donna (formicolio del corpo, nodo alla gola, sensazione di fastidio al petto, tachicardia, formicolio, dolore all’addome) potrebbero orientare la nostra attenzione verso due principali gruppi diagnostici dell’Asse I: i Disturbi d’Ansia e i Disturbi Somatoformi.
A) Sulla base del racconto della donna, i sintomi hanno avuto inizio in seguito ad un incidente stradale occorso alla stessa due anni prima. I sintomi sembrano essere così pervasivi da indurre la donna a desiderare fortemente di non uscire di casa, portandola, laddove può esimersi, a delegare al marito alcune mansioni da svolgere fuori casa. I sintomi fisici descritti sembrerebbero essere tipici di un attacco di panico (formicolio del corpo, nodo alla gola, sensazione di fastidio al petto, tachicardia, dolore all’addome); tuttavia da quanto dichiarato dalla donna sembra che essi siano ricorrenti ma non inaspettati, dal momento che si verificano in particolari e definiti momenti della giornata (al mattino e al primo pomeriggio). Inoltre il terrore che le comporta l’uscire di casa, che la porta anche all’evitamento di alcune mansioni esterne, farebbe pensare alla presenza di agorafobia. In linea provvisoria la diagnosi principale che potremmo prendere in considerazione sarebbe quindi quella di Disturbo di Panico con Agorafobia, lasciando aperta la possibilità ad altre diagnosi da verificarsi attraverso colloqui successivi.
B) Dal momento che l’insorgenza dei sintomi viene fatta risalire dalla donna al periodo immediatamente successivo all’incidente stradale potremmo pensare anche ad una diagnosi di Disturbo Post-Traumatico da Stress. Tuttavia mancano alcuni elementi relativi al rivivere l’evento traumatico, ad esempio attraverso ricordi o sogni, all’evitamento degli stimoli associati al trauma e a sintomi persistenti di aumentato arousal, tutti aspetti che non possiamo escludere a priori sulla base di quanto riportato dalla donna, ma che potrebbero essere approfonditi in colloqui successivi al fine di confermare o escludere tale diagnosi.
Inoltre la paura di avere un brutto male e i sintomi dichiarati dalla donna sono comuni anche al Disturbo di Somatizzazione: essa infatti presenta sintomi dolorosi (testa, collo, addome), sintomi sessuali (non ha più rapporti con il marito) e sintomi pseudo-neurologici (nodo alla gola) che tuttavia non soddisfano per numero una diagnosi di Disturbo di Somatizzazione, la quale, tra l’altro, richiede che l’insorgenza delle lamentele fisiche risalga ad un periodo precedente al compimento dei 30 anni.
Non sapendo ancora con certezza se i sintomi riportati dalla donna soddisfino pienamente tutti i criteri per una diagnosi di Disturbo di Panico, il tono dell’umore orientato in senso depressivo potrebbe portarci a prendere in considerazione una diagnosi di Disturbo Ansioso-Depressivo; tuttavia i requisiti richiesti da questa diagnosi non vengono pienamente soddisfatti.
Infine il Disturbo di Panico con Agorafobia condivide alcune caratteristiche con la Fobia Sociale, Tipo Situazionale (attacchi di panico ed evitamento di situazioni simili). In questo caso sarebbe opportuno approfondire, dal momento che dal racconto della donna ciò non emerge con chiarezza, l’oggetto dell’ansia, il tipo ed il numero di attacchi di panico, il numero di situazioni evitate e il livello di ansia intercorrente.
C) A complemento dell’indagine effettuata tramite colloqui individuali con la donna potremmo pensare di somministrarle la SCID I, per accertare ed eventualmente escludere la presenza di disturbi di Asse I ipotizzati.
D) Qualora la diagnosi principale di Disturbo di Panico con Agorafobia venisse confermata dai successivi colloqui e dal risultato della somministrazione dello SCID I, ed in riferimento alle indicazioni riportate dal Falabella in “ABC della psicopatologia”, potremmo suggerire una terapia individuale ad orientamento psicodinamico. Dal momento che il Disturbo di Panico con Agorafobia rientra nell’area nevrotica, e che quindi il rapporto con la realtà è prevalentemente conservato, appare indicata una enfasi espressiva, in quanto la persona è in grado di lavorare con le interpretazioni e di accedere ad aspetti in profondità, anche se non completamente consapevoli. Gli obiettivi principali della terapia consistono nel guidare la donna nella rielaborazione dei termini del conflitto tra dipendenza e indipendenza, nel superare la simbiosi, nel favorire lo sviluppo dell’autonomia e l’eventuale elaborazione del lutto, nel rafforzare i confini interni e canalizzare l’aggressività.
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complimenti ragazzi siete bravissimi...
a giorni termino il programma etento di unirmi a voi...
una domanda...i test che consigliate di approfondimento (rorscharch...SCID...)
ve li ricordate dalla prima prova o stanno scritti da qualche parte? sul Gabbard non ci sono...sulla versione cd-rom del DSM nemmeno...sull'ABC della Falabella manco...
non so dove reperirli...potete darmi una mano?
grazie mille:approved:
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Originalmente inviato da
Melody82
complimenti ragazzi siete bravissimi...
a giorni termino il programma etento di unirmi a voi...
una domanda...i test che consigliate di approfondimento (rorscharch...SCID...)
ve li ricordate dalla prima prova o stanno scritti da qualche parte? sul Gabbard non ci sono...sulla versione cd-rom del DSM nemmeno...sull'ABC della Falabella manco...
non so dove reperirli...potete darmi una mano?
grazie mille:approved:
per questo bluesriver è più ferrato di me...io non sono molto pratica di test, conosco bene solo l'MMPI-2, lo SCID I e II e la WAIS (che in questo caso credo proprio non mi torni utile)...comunque se hai letto i post la mia intenzione è di proporre sempre lo SCID, per andare sul sicuro e, ma dipende dal caso, l'MMPI-2
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ottima idea...
io non sapevo neppure cosa fosse lo SCID fino ad ora...
"Numerose interviste strutturate sono state sviluppate negli anni per aumentare sia l'attendibilità diagnostica nella standardizzazione del processo di valutazione, sia la validità diagnostica nell'applicazione dei criteri del DSM-IV. Anche se questi scopi sono importanti tanto nell'ambito clinico che in quello della ricerca, la complessità e la lunghezza della maggior parte delle interviste strutturate ne limitavano il loro uso quasi esclusivamente alla ricerca. Uno degli scopi delle SCID, interviste semistrutturate per la formulazione delle diagnosi principali degli assi I e II del DSM-IV, è proprio quello di essere strumenti efficienti e facili da utilizzare, di assicurare una diagnosi attendibile ed accurata, particolarmente utile nei casi complessi.
La SCID-I è designata all'uso in ambiti clinici per assicurare valutazioni standardizzate e di qualità. Può essere somministrata sia ai pazienti di psichiatria sia a quelli di medicina generale. Qualsiasi persona che abbia conseguito la licenza media inferiore può comprenderne il linguaggio. Soggetti con un grave difetto cognitivo o con gravi sintomi psicotici devono essere esclusi dalla partecipazione alla somministrazione; tale esclusione deve avvenire già al termine della raccolta anamnestica. La SCID-I può essere utilizzata quindi anche come una checklist diagnostica, utilizzando le informazioni ottenute da altre fonti. È inoltre un ottimo strumento da usarsi a scopi di training per gli studenti di discipline di salute mentale, per aiutarli ad acquisire familiarità con i criteri del DSM-IV e allo stesso tempo per perfezionare il loro stile d'intervista clinica.
STRUTTURA
La versione clinica è suddivisa in 6 moduli relativamente autonomi: modulo A per gli episodi dell'umore; modulo B per i sintomi psicotici; modulo C per i disturbi psicotici; modulo D per i disturbi dell'umore; modulo E per il disturbo da uso di sostanze psicoattive e modulo F per l'ansia ed altri disturbi. Anche se è sottinteso che questi 6 moduli vengano somministrati in sequenza, il clinico può in certe circostanze modificarne l'ordine (od omettere un modulo ben determinato). Ad esempio, il clinico che lavora nell'ambito della tossicodipendenza potrebbe somministrare il modulo E prima dei moduli A-D.
L'intervista
All'inizio dell'intervista il clinico ottiene una descrizione sommaria della malattia in atto e dei precedenti psicopatologici, prima di passare a domande sui sintomi specifici. Questa anamnesi iniziale, definita rassegna, permette di raccogliere informazioni che non sono incluse nei criteri diagnostici specifici e di avere direttamente dalle parole del soggetto la descrizione dei sintomi. Quando l'intervista è terminata, il clinico riporta le diagnosi del DSM-IV su di un modulo apposito definito sommario diagnostico.
Il materiale include un protocollo per la somministrazione dell'intervista, riutilizzabile, ed un protocollo per la raccolta dati, utilizzabile una sola volta in quanto relativo ad ogni singolo paziente. Durante l'intervista i due protocolli vengono utilizzati contemporaneamente: il clinico fa riferimento al protocollo di somministrazione per le domande dell'intervista e i criteri diagnostici, mentre riporta i punteggi e le risposte su quello di raccolta dati. Sotto ogni item del protocollo di raccolta dati è disponibile uno spazio per riportare informazioni descrittive che supportino i punteggi e le decisioni diagnostiche.
Per la maggior parte dei disturbi sono inclusi tutti i criteri diagnostici (con le domande corrispondenti dell'intervista). Per alcuni disturbi i criteri sono invece inclusi solo in una forma abbreviata; per questi è prevista una breve descrizione (con un riferimento a quelle pagine del DSM-IV che contengono i criteri diagnostici) al posto dei criteri completi.
L'uso dell'intervista si rivela molto utile in formazione nei corsi di psichiatria e psicologia clinica, come esercitazione di diagnosi secondo i criteri del DSM-IV. La guida dell'esaminatore raccoglie, nella parte finale, una serie di casi di studio e role play, che rappresentano utili opportunità di esercitazione all'uso dell'intervista, tanto per il clinico che per lo studente."
MMPI-2
"Il MMPI-2 è un test ad ampio spettro per valutare le principali caratteristiche strutturali di personalità e i disordini di tipo emotivo.
Il MMPI è nato come strumento per la diagnosi psicopatologica e, più in generale, per valutare caratteristiche di personalità, sia patologiche che normali, in popolazione cliniche. Poichè consente una valutazione ad ampio spettro dei disturbi, esso viene frequentemente usato come test di routine che completa i colloqui diagnostici; viene, inoltre, impiegato, somministrandolo prima-dopo, per documentare gli effetti di un trattamento psicologico o psichiatrico. "
dunque, mi sembra un'ottima idea la tua!!! :approved:
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Originalmente inviato da
disappear
A) Sulla base del racconto della donna, i sintomi hanno avuto inizio in seguito ad un incidente stradale occorso alla stessa due anni prima. I sintomi sembrano essere così pervasivi da indurre la donna a desiderare fortemente di non uscire di casa, portandola, laddove può esimersi, a delegare al marito alcune mansioni da svolgere fuori casa. I sintomi fisici descritti sembrerebbero essere tipici di un attacco di panico (formicolio del corpo, nodo alla gola, sensazione di fastidio al petto, tachicardia, dolore all’addome); tuttavia da quanto dichiarato dalla donna sembra che essi siano ricorrenti ma non inaspettati, dal momento che si verificano in particolari e definiti momenti della giornata (al mattino e al primo pomeriggio). Inoltre il terrore che le comporta l’uscire di casa, che la porta anche all’evitamento di alcune mansioni esterne, farebbe pensare alla presenza di agorafobia. In linea provvisoria la diagnosi principale che potremmo prendere in considerazione sarebbe quindi quella di Disturbo di Panico con Agorafobia, lasciando aperta la possibilità ad altre diagnosi da verificarsi attraverso colloqui successivi.
in seguito ad un confronto con chi esercita la professione da anni mi rimangio la diagnosi principale...in effetti l'ansia e i sintomi che mi hanno fatto pensare ad un attacco di panico non si presentano all'improvviso per raggiungere l'apice nel giro di una decina di minuti...sono piuttosto continui...giusto a titolo informativo, in seguito ad un acceso dibattito su quale potesse essere la diagnosi più adatta, si è arrivati a ritenere che fosse il disturbo da somatizzazione...infatti l'ansia sembra chiaramente essere riversata sul soma...anche se non vengono soddisfatti tutti i criteri (mancano infatti i due sintomi gastro-intestinali e l'età di insorgenza dovrebbe essere prima dei 30 anni-tuttavia ci troviamo in presenza di una donna giovane i cui sintomi sono insorti a 32 anni, mica a 40...)il disturbo di somatizzazione sembra quello che più del mio disturbo di panico con agorafobia (per il quale appunto manca come criterio la presenza di attacchi di panico) si adatti sia alla presenza di numerosissimi sintomi fisici, sia al quadro generale (ansia riversata sul soma)...se avessi fatto diagnosi di disturbo di panico con agorafobia mi sa che mi avrebbero bocciato all'istante....mi sono fatta infinocchiare come una pollastra....
tutto ciò non fa che confermare l'ipotesi che il confronto sia l'esercizio migliore......
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bluesriver
se vogliamo andare avanti ecco il prossimo caso (Alma, 34 anni)
Il caso in questione soddisfa i criteri A1 e A2 per il disturbo post-traumatico da stress, per quanto riguarda il criterio B va indagato successivamente in quanto non emerge nell'esposizione del caso [rivivere l'evento traumatico per mezzo di ricordi, sogni... ecc.], mentre nel criterio C abbiamo:
4- riduzione marcata dell'interesse o della partecipazione ad attività significative.
6- affettività ridotta
7- sentimenti di diminuzione delle prospettive future.
Vanno indagati sintomi persistenti di aumentato arousal nel criterio D.
Possiamo escludere il disturbo da stress acuto in quanto dura più di 4 settimane, anche il disturbo d'ansia generalizzato non soddisfa i criteri diagnostici [la preoccupazione della donna è collegata soprattutto alla paura di morire e di avere un “brutto male”]. Possiamo prendere in considerazione anche il disturbo d'ansia non altrimenti specificato [punto 1, disturbo ansioso-depressivo]. I criteri diagnostici non soddisfano il disturbo di somatizzazione sia per la quantità dei sintomi sia per l'età di presentazione [devono cominciare prima dei 30 anni]. Per quanto riguarda il disturbo somatoforme indifferenziato vengono soddisfatti il criterio A ma non abbiamo dati sufficienti per il criterio B, tutti gli altri ci stanno. Prenderei in considerazione anche il disturbo algico associato con fattori psicologici... per quanto riguarda l'ipocondria non abbiamo il riscontro medico e quindi non possiamo valutare l'entità della convinzione ad avere un brutto male. Io personalmente credo che i disturbi d'ansia siano associati all'evento traumatico, così come i dolori fisici e la convinzione di avere una malattia grave... tutto questo denota uno scarso insight e difficoltà di rielaborare l'evento traumatico. Anche il disturbo del desiderio sessuale [presunto in quanto non fanno sesso da 2 anni] può essere ricollegato all'evento. Nei colloqui successivi approfondirei di più il disturbo post-traumatico da stress e il modo con il quale la donna pensa all'evento stesso. Le ansie al limite dell'attacco di panico e le diverse somatizzazioni possono derivare dall'incapacità di reprimere il vissuto traumatico, diventando in questo senso una sorta di formazione di compromesso.
Per quanto riguarda gli strumenti possiamo utilizzare dei colloqui clinici anche di coppia [secondo me è importante anche sapere l'opinione del marito visto che comunque si confida solo con lui], possiamo somministrare un Rorschach per indagare lo stile cognitivo, difensivo e per eventuali ansie e paure che potrebbero emergere. Possiamo consigliare una terapia espressiva individuale per riuscire a dare un nome alle ansie e alle paure della donna. Oppure anche una terapia breve a indirizzo strategico.
Aspetto i vostri commenti... io ho parecchi dubbi...
a presto
come già specificato nel post precedente, credo che si tratti di disturbo di somatizzazione....per quanto l'ansia abbia un origine traumatica, credo che manchino criteri importanti per diagnosticare il post-traumatico...l'eccessiva quantità di sintomi fisici dirige verso un disturbo somatoforme (e questo potrebbe essere un criterio discriminativo importante per quando ci troveremo in sede d'esame)
si va avanti?
caso di marcella d. 34 anni
ecco il link
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20511PEVO1.pdf
avrei già un'idea ma ancora non butto giù nulla....
aspetto commenti, intanto ci lavoro su
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
ciao ragazzi/e com'è andato l'esame?
più tardi mi dedico al caso...
a presto
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Originalmente inviato da
bluesriver
ciao ragazzi/e com'è andato l'esame?
più tardi mi dedico al caso...
a presto
iniziavo a pensare che avessi abbandonato il thread...per fortuna la prima prova per me è andata bene..a te?
aspetto i tuoi commenti sul caso....nel frattempo tra poco posto i miei così quanto prima ci dedichiamo ad un altro caso spinoso per il quale ci sarebbe bisogno di un confronto....
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
Marcella D., 34 anni
Dal racconto che la donna fa di sé emergono alcuni elementi in particolare: episodi di autolesionismo, instabilità nelle relazioni e nell’immagine di sé, impulsività, che sembrano essere descrittivi del Disturbo Borderline di Personalità: sono infatti presenti sforzi disperati per evitare l’abbandono da parte del suo fidanzato, immagine e percezione di sé instabile (in alcuni periodi si sente desiderabile e simpatica in altri brutta, odiosa e cattiva), impulsività (quando si sente nervosa, arrabbiata o sola fa corse folli con la propria automobile o si dedica a fare acquisti in maniera esagerata), episodi di autolesionismo (il suo medico di famiglia la invia al consulto psicologico proprio perché le trova dei tagli su braccia e gambe), instabilità nelle relazioni (ha frequentato vari gruppi e ha cambiato spesso partner), difficoltà a controllare la rabbia (un paio di volte ha aggredito alcune colleghe di lavoro). Essendo quindi soddisfatti sia per tipo che per numero i relativi criteri prenderemo in considerazione come diagnosi principale, da avvalorare attraverso eventuali ulteriori colloqui e/o tramite la somministrazione di test psicodiagnostici, quella di Disturbo Borderline di Personalità.
La donna racconta che in un’occasione, vedendo uscire dall’ufficio del suo direttore le sue colleghe, ha pensato che potessero aver parlato di lei al fine di farla licenziare. Questo elemento potrebbe orientarci verso un Disturbo Paranoide di Personalità. Tuttavia quest’ultimo è caratterizzato da una relativa stabilità nell’immagine di sé, da una relativa assenza di autodistruttività, impulsività e timori di abbandono, tutte caratteristiche che invece emergono con una certa evidenza dal quadro clinico di Marcella.
Il timore dell’abbandono caratterizza anche il Disturbo Dipendente di Personalità. Tuttavia ciò che distingue i due disturbi è la reazione a questi timori: il Borderline reagisce con sentimenti di vuoto emotivo, rabbia e richieste, mentre l’individuo dipendente reagisce aumentando le concessioni e la sottomissione.
Qualora in seguito ai successivi approfondimenti diagnostici venisse confermata l’ipotesi di Disturbo Borderline di Personalità, potremmo pensare ad un trattamento i cui obiettivi siano promuovere l’integrazione dell’Io, sviluppare uno stabile rapporto con la realtà, migliorare la gestione degli impulsi favorendo, in particolare, la canalizzazione dell’aggressività. Un altro obiettivo terapeutico fondamentale è quello di favorire la costruzione di un oggetto integrato al quale l’utente possa rapportarsi stabilmente. L’integrazione dell’oggetto interiorizzato è la base per l’integrazione del Sé. Lo scopo finale è quello di favorire la costruzione di un identità definita capace di un buon esame di realtà e di relazionarsi in modo adeguato. Una via per tentare di raggiungere questi obiettivi potrebbe essere una terapia ad orientamento psicodinamico inizialmente supportiva, i cui obiettivi saranno di ricompattare l’Io, che può rischiare lo sfaldamento, lo scivolamento psicotico, sviluppare uno stabile rapporto con la realtà, favorire l’utilizzo di difese meno primitive; in seguito, quando l’Io è stato ricompattato e le quote di angoscia si sono abbassate, si può passare ad una terapia espressiva per una consapevole elaborazione delle varie tematiche legate all’abbandono, alla dipendenza, all’aggressività.
Come strumenti io suggerirei come sempre lo SCID II, tu credi che in questo caso potrebbe tornare utile anche il rorschach? e a quale scopo?
Ho l’impressione che la differenziale sia un po’ stiracchiata ma personalmente non ho trovato molti spunti nel caso…
Il punto previsto dalla traccia “dinamiche e meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente”, tu come lo intendi? Presentare una teoria, che so di Kernberg, che spiega in generale le dinamiche intrapsichiche, relazionali, ecc. che sottendono lo sviluppo del disturbo, esplicitando anche i meccanismi di difesa messi tipicamente in atto dal border, oppure una spiegazione dinamica dello specifico caso?
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
[QUOTE=disappear;1871981]Marcella D., 34 anni
Possiamo mettere come diagnosi provvisoria “Disturbo borderline di personalità”, questo risulta ipotizzabile innanzi tutto da una forte aggressività rivolta verso se stessa [infatti il medico di famiglia consiglia una consultazione psicologica proprio in riferimento ai numerosi tagli che la ragazza riporta sulle braccia e sulle gambe, che in relazione con alterazioni umorali]. Inoltre sembra incapace di poter elaborare un “lutto” sentimentale legato alla perdita dell'oggetto amato [il suo fidanzato la lascia e lei è incapace di crearsi una rappresentazione più articolata della relazione di coppia], il periodo di due anni, in cui lei è stata malissimo potrebbe anche risultare funzionale per l'elaborazione del lutto, ma non in questo caso. Infatti lei non riesce a maturare i sentimenti legati alla perdita e questo è dimostrato dal fatto che ha numerose relazioni sentimentali con altri ragazzi che in un certo senso usa per determinare il suo potere ed esorcizzare in questo modo la sua paura in riferimento alla perdita [la possibilità di creare una relazione più stabile implica un mettersi in gioco a livello emotivo e di conseguenza una maggiore vulnerabilità emotiva]. La ragazza sembra avere un'immagine scissa di se [scissione] dove a volte si percepisce come desiderabile e simpatica e a volte come brutta odiosa e cattiva [auto-svalutazione]. L'aggressività viene rivolta anche verso l'oggetto esterno [colleghe di lavoro] che insieme alle automutilazioni indicano uno scarso controllo degli impulsi. Troviamo impulsività legata sia alla sfera sessuale che alla guida della macchina. Vanno comunque approfonditi i sentimenti legati all'abbandono e all'immagine di se. Viene inoltre riportato un evento che può essere collegato ad una ideazione paranoide “quando le colleghe di lavoro escono tutte insieme dalla stanza del direttore” [che comunque rientrerebbe nella nostra ipotesi principale]. La ragazza riferisce di essere stata una ragazza modello fino agli ultimi anni delle superiori ossia fino a quando il suo ragazzo non l'ha lasciata [tipico dei alcuni borderline]. Durante l'adolescenza si ripresenta quella che viene definita la seconda fase di separazione-individuazione nel nostro caso andrebbe approfondita insieme al legame con la madre che sembra avere degli aspetti di fusionalità [la bambina modello che asseconda i desideri della madre piuttosto che i suoi]. In un certo senso la rottura della relazione con il ragazzo potrebbe essere stato l'evento traumatico da quale emerge una personalità al limite che prima rimaneva silente. Per quanto riguarda la diagnosi differenziale secondo me non ci sono elementi sufficienti per per argomentarla sono d'accordo con te nella distinzione che fai tra disturbo borderline e dipendente di personalità infatti la personalità dipendente avrebbe cercato di ristabilire lo stesso rapporto perduto con altre persone mettendo in atto le stesse modalita all'interno della relazione inoltre non abbiamo diffusione dell'identità e pratiche di automutilazione. Possiamo usare un Rorschach per avvalorare la nostra ipotesi sul disturbo bordeline di personalità, [controllo degli impulsi, percezione delle relazioni di coppia e delle figure genitoriali interiorizzate, eventuali complessi relativi alla perdita, disturbi dell'umore]. Anche il disegno della figura umana potrebbe essere utile per analizzare l'immagine di se stessa in relazione a come si percepisce [disegno 1] e come vorrebbe essere [disegno2], passando poi ad un confronto tra i due disegni. Per quanto riguarda la scid II va bene per discriminare i disturbi di personalità e quindi avvalorare l'ipotesi di partenza però poi non ci dice altro... invece il Rorschach indaga un po' tutte le aree dei disturbi [anche un eventuale deterioramento da danno organico o demenza per es.], senza pensare alle immagini genitoriali interiorizzate e la sessualità ecc. Secondo me Kernberg va bene forse è l'autore che si è occupato di più dei disturbi della personalità integrando gli aspetti della fenomenologia e della psicodinamica. Secondo Kernberg ogni disturbo di personalità ha dei meccanismi di difesa tipici, diversi livelli di forza dell'io e della struttura dell'identità... sono d'accordo anche sull'intervento terapeutico, il nucleo centrale è quello che descrivi sopra...
per il resto non mi viene in mente niente di più...