Re: Re: Re: Re: sull' illusione della psicoanalisi
Citazione:
Originariamente postato da Sigismonda
Non te la prendere così. Sottolineavo quello che definisci un errore di battitura (che generalmente si fa una sola volta) poichè potrebbe essere considerato un lapsus di scrittura... come quello di Ikaro che scrive freudiano al posto di lacaniano.
P.S. Per Ikaro, mi meraviglio di te... quella fondata da Lacan non è la Ecole Freudienne de Paris, ma l'Ecole Freudienne de Psychanalyse (EFP) il chè, ovviamente, rinforza il tuo discorso sull'importanza e sul freudismo della teoria lacaniana (fino al discorso sulla tecnica).
No, Sigis... si chiamava proprio Ecole Freudienne de Paris (EFP), stavolta niente lapsus!
A presto,
ikaro
Re: Re: sull' illusione della psicoanalisi
Citazione:
Originariamente postato da ikaro78
Perchè dici "vasto", "selvaggio" ed "incomprensibile" ?
Secondo Lacan, ad esempio, è il contrario: "l'inconscio è strutturato come un linguaggio", e come tale decifrabile.
Mi preme, piuttosto, sottolineare che il paziente in analisi è in realtà "analizzante" e non "analizzato", quella che tu chiami "interpretazione" non è quindi dell'analista. E in ogni caso l’analisi è 1 ritorno al desiderio che abita il soggetto, e non 1 suo addomesticamento, così come lo intendi tu. Quanto alla psicoanalisi come meccanismo di difesa credo sia 1 metafora del tutto fuori luogo, a meno che tu non voglia dire che ogni processo di conoscenza (non solo psicoanalitico) sia 1 meccanismo di difesa della razionalizzazione? Ma in ogni caso, non si tratterebbe comunque di 1 meccanismo di difesa, o almeno non psicoanaliticamente inteso.
Saluti,
ikaro
P.S. La digitalizzazione delle emozioni, se esiste, è tipica di altre scuole di pensiero.
Ti ringrazio innanzi tutto di partecipare a questo thread, è un piacere confrontarsi con chi sostiene una posizione attraverso una serie di argomentazioni intelligenti.
“Mi preme, piuttosto, sottolineare che il paziente in analisi è in realtà "analizzante" e non "analizzato", quella che tu chiami "interpretazione" non è quindi dell'analista.”
Il paziente è parte attiva, come in tutte le altre psicoterapie. Il fatto che l’ analisi che conduce su sè stesso cambi in base al terapeuta può farti capire molte cose. In primis, la posizione del terapeuta è decisiva ed influenza l’ analisi del paziente che analizza sè stesso.
Questo pensiero non è una mia intuizione ma deriva da anni di studi. Oggi si tende a non parlare più di analisi oggettiva ma si include l’ osservatore come variabile della stessa analisi.
Questo integra sensibilmente la posizione di Lacan, se l’ inconscio è decifrabile in base all’ analista cambierà anche l’ osservazione e ciò che è stato decifrato.
IkARO
“Quanto alla psicoanalisi come meccanismo di difesa credo sia 1 metafora del tutto fuori luogo, a meno che tu non voglia dire che ogni processo di conoscenza (non solo psicoanalitico) sia 1 meccanismo di difesa della razionalizzazione? Ma in ogni caso, non si tratterebbe comunque di 1 meccanismo di difesa, o almeno non psicoanaliticamente inteso”
Il processo specifico della psicoanalisi che porta il soggetto a costruire dentro sè stesso percorsi di conoscenza fino ad arrivare alla spiegazione razionale di fenomeni che prima di affrontare l’ analisi non si spiegava...questo è quanto espresso ed il modus operandi del meccanismo di razionalizzazione.
E’ un processo tipico della psicoanalisi e appunto una digitalizzazione dell’ emozione.
Banalmente, la ricerca di un perchè...riesci a darti un perchè e questo ti aiuta a gestire i momenti bui dell’ esistenza.
Il punto di forza della psicoanalisi è solo questo...
Niente ricerca di verità o conoscenza dell’ inconscio...si costruisce un percorso ed il paziente sa darsi un perchè...credendo in questo perchè migliora anche il sintomo...
Inoltre, una serie di studi sperimentali dimostrano che nella misura in cui il paziente trova una spiegazione logica del proprio sintomo il quadro clinico migliora...inconscio a parte ovviamente...
Altre scuole di pensiero si occupano di cambiamenti partendo dal rispetto di ciò che non è conoscibile...
Rubens
Re: Re: Re: sull' illusione della psicoanalisi
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
Il processo specifico della psicoanalisi che porta il soggetto a costruire dentro sè stesso percorsi di conoscenza fino ad arrivare alla spiegazione razionale di fenomeni che prima di affrontare l’ analisi non si spiegava...questo è quanto espresso ed il modus operandi del meccanismo di razionalizzazione.
Il meccanismo di difesa della razionalizzazione consiste in un'affermazione che potrebbe essere vera ma non lo è...
...tu affermi praticamente che non si è capaci di introspezione, che non possiamo capire mai le nostre dinamiche profonde, che le interpretazioni non sono mai vere... secondo me invece sono una parte della verità... quando dici alla tua ragazza che le vuoi bene chiamandola con il nome di tua madre il campo delle ipotesi si restringe parecchio se permetti...
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
E’ un processo tipico della psicoanalisi e appunto una digitalizzazione dell’ emozione.
Banalmente, la ricerca di un perchè...riesci a darti un perchè e questo ti aiuta a gestire i momenti bui dell’ esistenza.
Il punto di forza della psicoanalisi è solo questo...
...e ti sembra poco porca trota???
...immagina un'uomo che non riesce a dare significato a niente! l'uomo è fatto per cercare di capire, è questa la sua strada, non è fatto per altro... se un'uomo, anziché significare se stesso, le sue azioni, i suoi pensieri, la sua storia... se si limita a correggersi senza fare tutto questo a che cazzarola gli serve una mente? solo a corregersi tramite una terapia "partendo dal rispetto di ciò che non è conoscibile..."? è circolare... ma dov'è il punto della sua esistenza? funzionare per poter funzionare per poter funzionare... etc...
...è fondamentale dare un senso alle cose che ci riguardano... il cervello è fatto per questo...
sicuramente non ci crederai mai ma anche io ho avuto modo di riflettere parecchio su questo punto...
Come darti torto?
io inoltre mi domando: le risposte sono consolatorie sia nel caso in cui sono vere che in quello in cui non lo sono?
...c'è sicuramente una differenza...
...poi il discorso può essere affrontato anche da un punto di vista più oggettivo... a partire dalla struttura del cervello... come ha detto anche Daix4 da qualche altra parte lo sviluppo intelletivo va di pari passo con quello emotivo, le 2 cose sono strettamente vincolate visto che il pensiero, la capacità simbolica nel neonato si sviluppa per tollerare una situazione precaria (oggetto transizionale) e anche nell'adulto, l'utilità del pensiero va ricollegata ad un bisogno di consolazione, quindi al cervello limbico, alle emozioni etc... il pensiero è quindi un modo evoluto di assorbire la precarietà e come tale va utilizzato e non rinnegato per ricorrere ad altri mezzi decisamente meno evoluti e più istintivi per non dire psicotici come può essere ad esempio l'eliminazione di un sintomo tramite una tecnica come quella dell'esposizione (cognitivo-comportamentale) ...e W Mattioli!!
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
Niente ricerca di verità o conoscenza dell’ inconscio...si costruisce un percorso ed il paziente sa darsi un perchè...credendo in questo perchè migliora anche il sintomo...
certo che migliora, il sintomo è un segnale di pericolo nei confronti dell'utilizzo di modalità istintive, reclama l'utilizzo di mezzi più evoluti, del legame, della tutela del legame...
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
Inoltre, una serie di studi sperimentali dimostrano che nella misura in cui il paziente trova una spiegazione logica del proprio sintomo il quadro clinico migliora...inconscio a parte ovviamente...
..inconscio a parte? non credo proprio, il rimosso è costituito dal trucido, se si utilizza il pensiero è perchè il trucido (piacere istintivo o paradossale: attivazione contemporanea dei centri del dolore e del piacere) viene riconosciuto come doloroso e pericoloso... viene digitalizzato come dici tu... e per fortuna!!!!!!!!
Re: Re: Re: Re: sull' illusione della psicoanalisi
Citazione:
Originariamente postato da io mordo
Il meccanismo di difesa della razionalizzazione consiste in un'affermazione che potrebbe essere vera ma non lo è...
...tu affermi praticamente che non si è capaci di introspezione, che non possiamo capire mai le nostre dinamiche profonde, che le interpretazioni non sono mai vere... secondo me invece sono una parte della verità... quando dici alla tua ragazza che le vuoi bene chiamandola con il nome di tua madre il campo delle ipotesi si restringe parecchio se permetti...
Rubens
Non credo siamo molto distanti in realtà.
Non intendo affermare che l' uomo non è capace di introspezione, intendo casomai che l' introspezione è mutevole e trovare un nesso fisso di causa-effetto, secondo la teoria biologico-Newtoniana psicoanalitica è una mera astrazione...un' operazione di sintesi rispetto ciò che non è sintetizzabile...
Che la 'realtà interna' sia mutevole è sostenuto da una montagna di studi sistemici e dalla constatazione che l' effetto terapeutico si ottiene quando il soggetto è in grado di raccontarsi diversamente...
...e ti sembra poco porca trota???
...immagina un'uomo che non riesce a dare significato a niente! l'uomo è fatto per cercare di capire, è questa la sua strada, non è fatto per altro... se un'uomo, anziché significare se stesso, le sue azioni, i suoi pensieri, la sua storia... se si limita a correggersi senza fare tutto questo a che cazzarola gli serve una mente? solo a corregersi tramite una terapia "partendo dal rispetto di ciò che non è conoscibile..."? è circolare... ma dov'è il punto della sua esistenza? funzionare per poter funzionare per poter funzionare... etc...
...è fondamentale dare un senso alle cose che ci riguardano... il cervello è fatto per questo...
sicuramente non ci crederai mai ma anche io ho avuto modo di riflettere parecchio su questo punto...
Come darti torto?
io inoltre mi domando: le risposte sono consolatorie sia nel caso in cui sono vere che in quello in cui non lo sono?
...c'è sicuramente una differenza...
Rubens
Vedi, dare un senso di causa-effetto è estremamente riduttivo per una mente. Una terapia, secondo me, dovrebbe porsi l' obbiettivo di rendere la mente più 'morbida', 'duttile', comprensiva.
Un legame causa-effetto al contrario costringe la mente entro binari costruiti e si tende così alla rigidità.
Lo scopo di una terapia, secondo me, è ampliare quell' arco di circuito (Bateson). Non darsi una spiegazione ma integrare la propria percezione con una serie di possibilità. Potersi raccontare in più modi...potersi giudicare in modi differenti...un' acquisizione di una sorta di role playing..
...poi il discorso può essere affrontato anche da un punto di vista più oggettivo... a partire dalla struttura del cervello... come ha detto anche Daix4 da qualche altra parte lo sviluppo intelletivo va di pari passo con quello emotivo, le 2 cose sono strettamente vincolate visto che il pensiero, la capacità simbolica nel neonato si sviluppa per tollerare una situazione precaria (oggetto transizionale) e anche nell'adulto, l'utilità del pensiero va ricollegata ad un bisogno di consolazione, quindi al cervello limbico, alle emozioni etc... il pensiero è quindi un modo evoluto di assorbire la precarietà e come tale va utilizzato e non rinnegato per ricorrere ad altri mezzi decisamente meno evoluti e più istintivi per non dire psicotici come può essere ad esempio l'eliminazione di un sintomo tramite una tecnica come quella dell'esposizione (cognitivo-comportamentale) ...e W Mattioli!!
Rubens
E' molto riduttivo pensare che una terapia che agisca su un sintomo si ponga l' obbiettivo esclusivo dell' eliminazione del sintomo...un sistema quando cambia non può fare a meno di ristrutturarsi integralmente....assimilazione ed accomodamento (Piaget).