Riferimento: Condanna penale counselor
Origina
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lmente inviato da quattrostracci
E ciò che viene osservato (il cliente) non è nella relazione di counseling inerte di fronte all'osservatore (professionista) come nel modello medico, ma un soggetto a sua volta osservante, in grado di produrre a partire da quella relazione una nuova conoscenza di sé e del contesto in cui si trova a muoversi.
ora, io non sono un genio in campo epistemologico....ma questa è esattamente la concezione che sta alla base di tutta la psicoanalisi post-freudiana: dal modello delle Relazioni Oggettuali (Klein), alla teoria del Campo (si leggano i lavori dei Baranger!!), le teorie Intersoggettive, l'Ermeneutica e l'approccio umanistico-esistenziale.
Anando oltre la psicologia dinamica, troviamo questo concetto praticamente in ogni approccio di psicoterapia: dalla sistemca-relazionale al cognitivismo puro.
Se si voleva reagire alla passività del paziente così come è concepito nel modello medico (che poi, non è così passivo come sembra) non serviva il counseing...insomma, è la scoperta dell'acqua calda.
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Originalmente inviato da quattrostracci
Nel counseling è la relazione (e la sua qualità) che produce il cambiamento.
anche qui, non sono completamente d'accordo: la qualità della relazione è un fattore aspecifico ed è importante in tutti gli approcci, perché aiuta a stabilire la fiducia e l'alleanza terapeutica. Ma la relazione in sé non è sufficiente a creare cambiamento.
Se invece si ammette che la relazione da sola favorisce un cambiamento, bisogna specificare che a che livello opera: si tratta di un cambiamento strutturale? (non mi pare, e anche se fosse, si sconfinerebbe perché a questo punto non sarebbe più counseling perché andrebbe troppo in profondità).
Un cambiamento nell'atteggiamento e nel modo di vedere i problemi? A questo punto, mi chiedo: non è già quello che si fa con il sostegno psicologico?
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Johnny
ora, io non sono un genio in campo epistemologico....ma questa è esattamente la concezione che sta alla base di tutta la psicoanalisi post-freudiana: dal modello delle Relazioni Oggettuali (Klein), alla teoria del Campo (si leggano i lavori dei Baranger!!), le teorie Intersoggettive, l'Ermeneutica e l'approccio umanistico-esistenziale.
Anando oltre la psicologia dinamica, troviamo questo concetto praticamente in ogni approccio di psicoterapia: dalla sistemca-relazionale al cognitivismo puro.
Se si voleva reagire alla passività del paziente così come è concepito nel modello medico (che poi, non è così passivo come sembra) non serviva il counseing...insomma, è la scoperta dell'acqua calda.
Certo, ma la scoperta, come la chiami tu, è stata fatta quasi 80 anni fa, non l'altro ieri...
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Johnny
anche qui, non sono completamente d'accordo: la qualità della relazione è un fattore aspecifico ed è importante in tutti gli approcci, perché aiuta a stabilire la fiducia e l'alleanza terapeutica. Ma la relazione in sé non è sufficiente a creare cambiamento.
Il punto è: non importa se tu non sei daccordo. Questa è la teoria di Rogers che sta alla base del counseling. Tutto qui. Libero di contestarne la validità, ma non la veridicità. E' ciò che lui ha detto, scritto e fatto...
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quattrostracci
Il punto è: non importa se tu non sei daccordo. Questa è la teoria di Rogers che sta alla base del counseling. Tutto qui. Libero di contestarne la validità, ma non la veridicità. E' ciò che lui ha detto, scritto e fatto...
Perchè, Rogers è la Verità? Credevo fosse un uomo del suo tempo, come tutti i grandi geni e che in quanto tale, qualche limite l'avesse...
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quattrostracci
Certo, ma la scoperta, come la chiami tu, è stata fatta quasi 80 anni fa, non l'altro ieri...
Il punto è: non importa se tu non sei daccordo. Questa è la teoria di Rogers che sta alla base del counseling. Tutto qui. Libero di contestarne la validità, ma non la veridicità. E' ciò che lui ha detto, scritto e fatto...
Abbiamo capito che Rogers è il vangelo!!!
LA teoria della relazione che sta alla base del cambiamento è molto utilizzata anche nel servizio sociale, Rogers è anche richiamato in alcuni testi e in alcuni corsi di aggiornamento, è valida certo, ma io non credo (esperienza personale, quindi totalmente confutabile sul piano teorico) che da sola la relazioni basti al cambiamento dell'utente.
E vorrei fare una domanda. Come si pone il counsellig di fronte a un cliente che non vuol cambiare? Che nonostante porti un vissuto di disagio e sofferenza è ancorato ai suoi schemi e fatica a capire che per star meglio deve cambiare il suo modo di agire? Basta in quesrti casi la relazione?
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Allora, giusto per rimanere in clima: sia lode a te, o monicadal.
Ci riporti alla concretezza del disagio, parlando di resistenza. Sono curioso anche io come viene concepita nel couselling, visto che, oltre ad essere un concetto psicoanalitico, la resistenza è un fenomeno di comune osservazione. D'altronde gli esseri umani funzionano tutti allo stesso modo, non ce ne sono alcuni privi di inconscio...
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Francamente non ho mai fatto una ricerca approfondita sulle scuole, tuttavia non credo ci voglia molto...:
Il punto è che ne trovo altrettante che non propongono questo percorso personale! E in ogni caso, quello che viene proposto nelle scuole che citi sembrerebbe una versione semplificata della formazione in psicoterapia, "le stesse cose un po' di meno", e meno male che non c'entravano nulla! Detto questo, trovo anche debole e fuorviante la distinzione tra un "disagio psichico" e una normale "difficoltà" quotidiana, il bello che poi sarebbe l'Ordine a medicalizzare la psicologia schiacciandola sulla psicoterapia, il dato di partenza -come di Gieko- è esattamente lo stesso, una malessere avvertito come tale che spinge il soggetto a chiedere un aiuto.
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Ma ti dirò di più: paradossalmente, modelli psicoterapeutici che non prevedono la formazione personale (sistemico, comportamentista, etc.), quando si occupano di counseling la prevedono eccome! Il motivo è semplice: mentre la commissione ministeriale per il riconoscimento delle scuole di psicoterapia non obbliga alla formazione personale, le commissioni di accreditamento delle scuole di counseling obbligano a ciò indipendentemente dal modello di riferimento.
Il che è ancora più paradossale, a mio parere: che senso ha l'obbligo (!) istituito da una commissione di accreditamento indipendente dal modello di riferimento? Posta così sembrerebbe un obbligo esclusivamente formale, come spiegare altrimenti un numero di ore previste? Insomma, dal ministero alle commissioni non sembra che cambi molto. Il "grande lavoro personale" è decisamente un'altra cosa, sicuramente non è standardizzabile, perchè non sono standardizzabili i soggetti, né è possibile prevederlo a priori.
Saluti,
ikaro
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quattrostracci
Certo, ma la scoperta, come la chiami tu, è stata fatta quasi 80 anni fa, non l'altro ieri...
non ho capito il significato di questa frase :mumble: che significa?
Poi, ti faccio 2 domande (non sono domande provocatorie, sono domande su cui veramente mi chiedo quale sia la risposta): secondo te, che differenza c'è tra un intervento di "sostegno psicologico" e un "counseling"? E poi, se uno psicologo può già, per legge, fare "counseling" perché e per quale motivo anche laureati (e non) in altre discipline possono fare 3 anni di corso per diventare counselor?
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Johnny
non ho capito il significato di questa frase :mumble: che significa?
Forse, si riferisce ai noti contributi iniziali di Rogers del 1942, quando iniziò a registrare (in tal senso, fu il primo), le sedute e le terapie per renderle "verificabili" e confrontabili con altri , "scoprendo" l'importanza della relazione o rapporto tra terapeuta e paziente, oltre che ad emanare i principi fondamentali di tale tipo di rapporto, che sono 6 - tra cui, ascolto empatico, accettazione incondizionata, congruenza, distanza - vicinanza, "calore affettivo" - e a descrivere le varie tappe della terapia e di evoluzione dell'individuo nel percorso terapeutico (più di sei). In quel periodo fu il primo a non fare riferimento diretto a categorie nosografiche ma fenomenologiche (e qui, ci sarebbe un pò da dire, cmq)e a proporre l'idea che era sempre possibile attivare le risorse del cliente qualunque fosse la sua patologia; questo concetto di attivazione di risorse, é poi stato preso come "fondamento" dei vari tipi di counseling, diventando di uso fin troppo comune, recitato spesso a "mò di versetto", purtroppo. Rispetto all'origine.
In ogni caso, l'importanza della relazione reale, era già stata scoperta in altri ambiti da altri, tra cui , oltre che in quello delle R.O., anche Harry Stack Sullivan, dai contributi del quale, ebbero origine diversi movimenti terapeutici di orientamenti diversi.
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RosadiMaggio
In ogni caso, l'importanza della relazione reale, era già stata scoperta in altri ambiti da altri, tra cui , oltre che in quello delle R.O., anche Harry Stack Sullivan, dai contributi del quale, ebbero origine diversi movimenti terapeutici di orientamenti diversi.
Non dimentichiamo Ferenczi, che è stato il primo psicoterapeuta a parlare in maniera esplicita dell'importanza (e delle complicazioni) del rapporto con il paziente.
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gieko
Non dimentichiamo Ferenczi, che è stato il primo psicoterapeuta a parlare in maniera esplicita dell'importanza (e delle complicazioni) del rapporto con il paziente.
Giusto :approved:
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mi pare che lo stesso Freud dava una certa importanza all'empatia anche se non era un fattore terapeutico di per sé, ma serviva semplicemente per stabilire un rapporto con il paziente affinché l'analisi potesse andare a buon fine.
Ma io mi chiedo: se l'empatia come fattore importante in una psicoterapia è stata "scoperta" fin dagli albori (già da Ferenczi, come ha detto Gieko, senza contare le correnti che esplicitamente hanno dato molta importanza all'empatia, tipo la psicologia umanistica e fenomenologica)...perché ora coloro che sono a favore del counseling ne parlano come se fosse l'oracolo? Sembra quasi che loro si definiscano i detentori dell'uso dell'empatia, facendone il loro cavallo di battaglia! E' questo che non riesco a capire
E poi, ripeto la domanda che ho fatto qualche post fa: concretamente che differenza c'è tra il sostegno psicologico e il counseling?
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gieko
Perchè, Rogers è la Verità? Credevo fosse un uomo del suo tempo, come tutti i grandi geni e che in quanto tale, qualche limite l'avesse...
Per cortesia, non mi mettete in bocca cose che non ho detto... non sto affatto sostenendo che Rogers sia il vangelo, ma che quella è la sua teoria punto.
La si può mettere in discussione nella sua sostanza, ma non si può mettere in discussione il fatto che lui l'abbia formulata così...
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Johnny
non ho capito il significato di questa frase :mumble: che significa?
Siccome tu hai tirato in ballo alcuni modelli, ho trovato opportuno sottolineare che Rogers la sua teoria l'ha formulata prima. Tutto qui. E di certo la formulazione di Rogers non è neppure parente alla lontana con alcuni modelli che hai tirato in ballo...
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Johnny
Poi, ti faccio 2 domande (non sono domande provocatorie, sono domande su cui veramente mi chiedo quale sia la risposta): secondo te, che differenza c'è tra un intervento di "sostegno psicologico" e un "counseling"? E poi, se uno psicologo può già, per legge, fare "counseling" perché e per quale motivo anche laureati (e non) in altre discipline possono fare 3 anni di corso per diventare counselor?
Alla prima domanda non so risponderti in quanto ritengo che giuridicamente la figura dello psicologo e basta sia sostanzialmente inesistente sotto il profilo clinico. Mi spiego: un laureato in psicologia e iscritto all'ordine non ha il minimo strumento per occuparsi di clinica e di sostegno psicologico.
Per quanto riguarda la seconda domanda: ciò che tu dici è vero nella forma, ma non nella sostanza. Attualmente siccome il counseling non è un'attività regolamentata chiunque la può fare, e dunque nell'insieme "chiunque" ci sta dentro anche lo psicologo.
Nella sostanza un laureato in psicologia non ha la minima idea di cosa sia il counseling, con buona pace dell'ordine che vorrebbe che il counseling fosse la traduzione di "consulenza psicologica"...
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Johnny
mi pare che lo stesso Freud dava una certa importanza all'empatia anche se non era un fattore terapeutico di per sé, ma serviva semplicemente per stabilire un rapporto con il paziente affinché l'analisi potesse andare a buon fine.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare: nella teoria freudiana non c'è alcun posto per l'empatia. Le rare volte che usa il termine Einfuhlung si riferisce indistintamente al processo di immedesimazione ed empatia come meccanismi psichici.
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Originalmente inviato da
Johnny
mi pare che lo stesso Freud dava una certa importanza all'empatia anche se non era un fattore terapeutico di per sé, ma serviva semplicemente per stabilire un rapporto con il paziente affinché l'analisi potesse andare a buon fine.
Se in questo forum ci fosse uno psicoanalista insorgerebbe dopo che hai accostato Freud all'empatia... se poi ci fosse un lacaniano gli verrebbero le bolle...
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Johnny
Ma io mi chiedo: se l'empatia come fattore importante in una psicoterapia è stata "scoperta" fin dagli albori (già da Ferenczi, come ha detto Gieko, senza contare le correnti che esplicitamente hanno dato molta importanza all'empatia, tipo la psicologia umanistica e fenomenologica)...perché ora coloro che sono a favore del counseling ne parlano come se fosse l'oracolo? Sembra quasi che loro si definiscano i detentori dell'uso dell'empatia, facendone il loro cavallo di battaglia! E' questo che non riesco a capire
Tipo la psicologia umanistica e fenomenologica???????????????? E chi credi che sia stato uno dei fondatori del modello umanistico-esistenziale?????????????? Rogers, appunto.[/quote]
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Johnny
E poi, ripeto la domanda che ho fatto qualche post fa: concretamente che differenza c'è tra il sostegno psicologico e il counseling?
Quando ero un giovane laureato in psicologia - prima di specializzarmi in psicoterapia, e poi in counseling etc. - me lo chiedevo anch'io. E non ho mai trovato risposta. Nessuno mi aveva mai fornito strumenti per sostenere psicologicamente un altro individuo. Nessuno mi aveva mai messo di fronte al disagio di un altro essere umano. Nessuno mi aveva mai chiesto di confrontarmi con le emozioni che nascono dentro di te quando ascolti il disagio dell'altro.
E tutt'oggi io sono convinto del fatto che da un laureato in psicologia non ci manderei nemmeno il mio cane...