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Riferimento: Io sono la tigre
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complicata
"Non seguitemi perchè mi sono persa":noidea:
L'ho detto io, oh.
Ecco infatti quel che dici tu secondo me è corretto complicata, c'è anche però - a quanto pare - chi dice a chi s'è perso "non ti preoccupare seguimi... comunque devi sapere che mi sono perso pure io". La seconda parte però questo tipo la rivela un po' più in là, dopo che hai fatto chilometri e chilometri appresso a lui, solo allora analizza il transfert, in cui si rivela all'altra persona che è stata lei a creare da sola st'aspettativa, che era succube del suo inconscio :D... Ecco il discorso rivelazione:
"Tu credi che io sia una guida, ma non lo sono, ti ho curato da questa tua convinzione sbagliata, vedi? Ti ho avvicinato alla realtà... Adesso vai, sei indipendente da me!" :asd:
Si viene curati da una credenza che ha generato in larga misura l'altra persona stessa, con un certo atteggiamento che produce pure dipendenza. Ad esempio se ti sei perso in un bosco e qualcuno abbigliato da soccoritore ti dice "seguimi", induce in te la credenza che sappia cosa sta facendo ed è probabile che tu lo segua per uscire dall'impiccio, visto che da solo pensi ovviamente di non esserne capace. Ma ci si era persi prima e si continua ad esser persi nel "bosco" pure dopo la "cura" di questa guida, s'è curata 'na cosa che non c'entra nulla col problema di partenza, col fatto che ci si fosse persi e c'era bisogno di una guida che conoscesse davvero meglio il territorio circostante.
La storia è questa: arriva il falso soccorritore e crea lui stesso un problema aggiuntivo in mezzo agli altri e cioé il fatto che sia un falso soccorritore, e dopo che l'ha creato lo risolve pure, dato che è stato il soccorritore stesso a produrre questa forma di falsità col suo intervento.
Ma io cosa me ne faccio di 'sto giochetto? :mumble:
Nulla!
Io se non vedo qualcosa di più sensato che m'è utile, non mi fido chissà quanto di chi a parole dice di aiutarmi, vedo, osservo e valuto in continuazione se mi sta aiutando davvero. Pure se sono disperato non riesco a fidarmi così a scatola chiusa, la fiducia aumenta man mano che l'altro riesce davvero a darmi quel che voglio.
Da me è difficile ottenere una fiducia stratosferica subito, che poi si dovrà analizzare, non attecchisce proprio 'sta cosa. Inizio a fidarmi quando ottengo quel che mi interessa e l'altra persona m'è davvero d'aiuto.
Saluti
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Riferimento: Io sono la tigre
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complicata
ti devi innamorà, Char-lIe, ti passa tutto il malcontento esistenziale:asd:
La vedo dura a innamorarmi, bisognerebbe trovare la materia prima, è questa che manca e che non so bene dove cercare :D.
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Riferimento: Io sono la tigre
Mah, di solito si va nei locali dove ci sono singles che cercano altrettanto.
Discoteche, piani-bar, baracchine, luoghi di ritrovo, palestre, mm, vediamo..associazioni culturali, e..ah...luoghi di lavoro!!
nei luoghi di lavoro si intrecciano un sacco di rapporti proficui!
Ma te non vuoi lavorare....
I luoghi di lavoro hanno un sacco di aspetti piacevoli:)))
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Riferimento: Io sono la tigre
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complicata
Mah, di solito si va nei locali dove ci sono singles che cercano altrettanto.
Discoteche, piani-bar, baracchine, luoghi di ritrovo, palestre, mm, vediamo..associazioni culturali, e..ah...luoghi di lavoro!!
nei luoghi di lavoro si intrecciano un sacco di rapporti proficui!
Ecco perché molti uomini vogliono impedire alle loro donne di lavorare :asd:
Citazione:
Ma te non vuoi lavorare....
I luoghi di lavoro hanno un sacco di aspetti piacevoli:)))
Beh, se riuscissi a star là senza dover lavorare potrei occuparmi delle relazioni, io tutte 'ste energie non ce le ho, una cosa riesco a fare. Non è tanto il luogo di lavoro che mi crea difficoltà, le difficoltà le creano tutte quelle persone che si trovano là e che pretendono che risolvi tutta una serie di incombenze invece di flirtare con le donne che passano di là :asd:. 'Sto piacere qua per me risulta inaccessibile sul luogo di lavoro, e non solo.
A frequentare associazioni culturali ci sto provando, solo che lo stesso è difficile poi attaccar bottone. Trovare una donna che mi piaccia e alla quale io piaccia mi sembra ormai un'impresa quasi impossibile per me. Sono difficile e poco attraente io e sono difficili le donne che mi piacciono. Le relazioni reali che ho instaurato spesso sono state più una fatica che un piacere, per questo poi spesso si sfilacciano come dei lacci vecchi e logori e fanno una brutta fine, ma poi non è che mi preoccupa questo, tronco e taglio via o lascio troncare le relazioni che mi lasciano più frustrato che felice, io davvero voglio qualcosa di diverso, se no ci resterei dentro volentieri.
Ho trovato qualcuno che mi fa più piacere frequentare, ma sono soprattutto persone del mio stesso sesso che manco c'hanno tante conoscenze femminili, con l'altro sesso le cose continuano a non funzionare per nulla anche se qualche amica ce l'ho.
Vorrei provare più gioia, ma spesso poi tutte le incombenze che certe relazioni comportano mi creano frustrazione e nervosismo, devo fare questo, devo fare quell'altro, devo, devo e devo, ed io ormai mi sono stufato, non mi serve proprio a nulla qualcuno alla Megiston che mi ricordi quel che dovrei fare per mantenere in piedi una relazione, spesso questo lo so già, il problema è proprio questo, che "devo", è questo che si dovrebbe curare e mettere a posto, così non sono contento e non mi sta affatto bene, e quindi pure le relazioni muoiono.
La scelta per me consiste nello starci dentro male o lo starci fuori comunque male perché non riesco a trovare un po' di vera soddisfazione in entrambi i casi, standoci fuori ho tempo e risorse almeno per coltivare altro, è l'unico vantaggio, per questo me ne tengo lontano quando mi stufano. Ci vuole un tipo di donna diverso proprio da quelle che ho conosciuto usualmente e che, a quanto pare, conoscono pure gli psicologi... Donne dallo spazio profondo :D.
Io cerco una buona forma d'accettazione in amore e non una donna che dica "mi metto con te se ti metti a fare questo e quest'altro", così più che amore viene a prodursi odio e insopportazione.
Poi ci si chiede meravigliati perché tanti uomini vanno a mignotte (e probabilmente continueranno ad andarci pure in futuro), cosa c'è di complicato da capire?
Arrivano i vari Crepet e teste di cavolo psico-qualcosa che analizzano la situazione, analizzano tutto ma non riescono mai a capire un cazzo. Se pure il sesso con certe donne, disponibili a farlo a certe condizioni piuttosto rigide, non è più un piacere, a questo punto a cosa può servire stare con una donna che ti guarda innamorata per far 'ste cose? Gli occhi innamorati da soli non fanno venir la voglia di far l'amore, spesso visto che comportano una serie di incombenze pesanti e frustranti, questa voglia la fanno passare insieme all'amore stesso che si sarebbe potuto provare.
Può darsi pure che la vita così com'è in questi ambiti non possa piacermi proprio, sia solo un fastidio, se è curabile 'sta cosa ci vorrebbe un intervento diverso per me da questi qua, il malcontento mio non lo si riesce ad inquadrare con 'sti sistemi educativi di crescita.
Saluti
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Riferimento: Io sono la tigre
non so, Char-Lie, te forse chiedi un tera che ti sappia distruggere, che faccia di te un cumulo di macerie, da ricostruire da capo.
Cioè, non uno che ti dà spago, ma uno che ti spiazza, ti distrugge tutti i tuoi puntelli, le tue sicurezze.
Uno che sappia mettersi AL DI SOPRA DI TE, su un piano astrale, uno dello spazio profondo.
Cercalo.:asd:
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Riferimento: Io sono la tigre
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Originalmente inviato da
complicata
non so, Char-Lie, te forse chiedi un tera che ti sappia distruggere, che faccia di te un cumulo di macerie, da ricostruire da capo.
Cioè, non uno che ti dà spago, ma uno che ti spiazza, ti distrugge tutti i tuoi puntelli, le tue sicurezze.
Uno che sappia mettersi AL DI SOPRA DI TE, su un piano astrale, uno dello spazio profondo.
Cercalo.:asd:
A cercare lo cerco l'aiuto che mi servirebbe, se non è troppo pericoloso il contesto della ricerca, da perdere non ho nulla in questi casi, poi se non esiste proprio, semplicemente non trovo nulla, sia che cerco, sia che non cerco. Nella ricerca le fregature alla lacan però tento di scartarle :D, queste si che rappresentano una perdita. Prendo quel che mi serve (una bella somma in contanti per esempio la accetterei subito), butto via quel che mi è inutile, "presenza a sé stessi", "consapevolezza" e tutta la roba fittizia che vien proposta (fittizia per me, perché ho bisogno di tutt'altro, non di queste cose qua).
Il detto "chi cerca trova" non è assolutamente vero, e non è vero di sicuro nemmeno "chi non cerca non trova", certe cose che ti sei affannato a cercare certe volte ti cascano in testa quando non fai proprio nulla... Come gli occhiali... Sto giocando d'azzardo.
Nello spazio comunque non ci saprei andare, spero che con qualche navicella ne sia atterrato qualcuno dalle mie parti :asd:.
Saluti
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Riferimento: Io sono la tigre
magari una bella terapeuta/femmina che la strapazzi di filosofia, e lei mentre parli si dà lo smalto alle unghie e sbadiglia sussurrando la fatidica domanda:"Yawn, ma Lei, come si sente, al riguardo?"?
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Riferimento: Io sono la tigre
Ma in genere con una psicoterapeuta, cerco di evitare 'sti discorsi qua, ci litigherei e basta.
M'aiuta chi capisce bene la situazione in cui mi trovo, quello che desidero davvero ottenere e cosa vado cercando, e l'aiuto arriva quando 'sta persona mi mostra o crea una buona occasione per me, che io non avevo conosciuto o non avevo creato.
Io tutto questo cerco di comunicarlo abbastanza esplicitamente e mi meraviglia che certi psicoterapeuti facciano finta di non capire.
Non chiedo d'adattarmi ad una qualsiasi realtà dovesse trovarsi là fuori, se ci sono le basi e gli strumenti adatti là fuori per migliorare la mia situazione, e qualcuno sa farmeli usare meglio di me stesso (in assenza del suo intervento), la situazione migliorerà grazie a questo intervento d'aiuto, se no la mia esistenza resta "non funzionale" nella stessa misura, perché quella persona non è capace di farmi accedere ad un migliore per me che sia davvero migliore per me più di quanto ne sia capace io stesso: insomma avendo le mie stesse esigenze e capacità, che non sono le sue, non saprebbe far di meglio rispetto a quel che sono capace di fare io stesso da solo.
Qualcuno è migliorato magari secondo certi standard di salute (famiglia, figli ecc. ecc.) e dopo un po' s'è suicidato proprio perché comunque viveva male all'interno di una relazione del genere che lo rendeva infelice... E che miglioramento è questo? Si desidera una relazione in cui si stia bene, non una in cui ci si deve ficcare a forza perché alternative migliori non ce ne sono. Si sta male da soli e male in compagnia, e così si sceglie il male minore, ora però se si vuol migliorare davvero 'sta situazione di scelta bisogna trovarla effettivamente una possibile compagnia migliore, a star da solo a far scelte tra certe padelle e certe braci, già ne son capace da me, ma sono queste scelte opzionali che non mi fanno star bene... o A o B non mi basta insomma, io voglio un C, servono alternative, ma se la persona a cui mi rivolgo è incapace quanto me di scorgerne altre di alternative, e lei s'è comunque adattata all'A o al B (con "sofferenza" sostiene, ma mi chiedo anche se sia vero questo, magari questa scelta opzionale a questo tipo qua non creava tanto disagio) e vuol farmi star bene con un sistema di perturbazioni portandomi al cambiamento di opzione tra opzioni disagevoli che conosco già (A o B), non m'aiuta per nulla, lascia il mio problema così com'è pretendendo semplicemente che m'adatti a questo "irrisolto" decidendo con sicurezza quel che per me è indecidibile con sicurezza, ma io di 'sta cosa non me ne faccio nulla!
Basta mostrarmele certe cose che non conosco già e se mi servono davvero e mi sono utili le prendo e le afferro da me se me le si offre, non mi si deve mica convincere ad accettare qualcosa che non mi piace o cose del genere, se mi serve davvero qualcosa la prendo, se no addio, la rispedisco al mittente; un vaso che s'è frantumato in maniera tale da non poter essere ricomposto resta rotto finché qualcuno non s'inventa qualche sistema nuovo ed alternativo per ricomporlo.
Chi vuol lavorare in tal senso, proponendomi cose che rifiuto, con me non può fare altro che lavorare male.
Se per una persona era importante che un'altra restasse in vita e questa è morta, c'è qualcosa di irrimediabile per me, che semplicemente non si può affrontare per ora, perché è irrisolvibile con i mezzi e le conoscenze attuali. L'aiuto qui non esiste proprio per me, se fossi quella persona e qualcuno mi chiedesse "di cosa hai bisogno?" la risposta sarebbe semplice per me... "avrei bisogno che la persona che è morta torni vicina a me".
Non si ha bisogno di niente di quel che certi altri sono capaci o son disposti a darci in certe situazioni per "aiutarci", quindi cosa lo si chiede a fare se abbiamo bisogno di aiuto? Se quello di cui si avrebbe veramente bisogno non lo si vuol dare (come ad esempio i soldi che chiedevo io) o non si è capaci di darlo, è meglio starsene zitti e basta o parlare di altro per far conversazione, fare questo però non significa aiutare la persona ad affrontare il problema specifico, quel problema specifico può darsi che sia inaffrontabile per ora, ed è probabile che chi parla sia incapace quanto l'altro di risolvere certe cose. Come fa una persona incapace nel risolvere certi problemi ad aiutare un'altra persona incapace nel risolvere gli stessi problemi? Non può.
Io non suppongo affatto che un soggetto sappia far qualcosa o conosca qualcosa che non conosco io e che allo stesso tempo mi può tornare utile per migliorare la mia situazione in certi ambiti, finché questo soggetto non me lo dimostra praticamente che possiede questa forma di conoscenza che può liberarmi da certi impicci di cui mi lamento, o mi mostra in qualche modo che questo è vero non suppongo di aver davanti a me un soggetto che sa qualcosa.
Tutte le chiacchiere valgono praticamente zero per me finché non mi si mostra e dimostra qualcosa, si dice di saper fare qualcosa che m'è utile, bene, si deve dimostrare quel che si afferma alla fine, e cioé che m'è utile, il senso di cosa significa essermi utile lo decido io però. Quel che potrebbe essermi utile davvero alla fine non me lo si dà (ad esempio i soldi e certi aiuti concreti), idee migliori delle mie non me le si dà... E cosa si fa alla fine allora? :mumble:
Praticamente nulla, mi si dice "Risolviti i problemi e adattati senza lamentarti all'irrisolto perché ne sei capace" e questo magari lo sapevo già, e cosa cavolo significa questo per me? Proprio niente! Come guadagno senza lavorare troppo? Non si sa; Come riesco a realizzare una situazione esistenziale migliore per me? Non si sa. La soluzione proposta è in pratica continuare a vivere male convincendosi pure che è un bene.
Questa è la "presenza a se stessi", mica non ho capito, ho capito pure fin troppo bene, ma a cosa mi servi tu Psicoterapeuta? A niente fin dall'inizio!
Comunque va be', penso che non si possa stare dalla stessa parte, certe persone ti vogliono aiutare, però già sono schierate contro certi tuoi interessi senza rendersene bene conto, ed alla fine possono solo farti del male continuando pericolosamente ad esser convinte che ti stanno aiutando.
Ciao Complicata :ciao:
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Riferimento: Io sono la tigre
Va bene, gli psichi vanno per tentativi e l'abbiamo appurato.:deluso:
Ora lasciamogli il thread, poverini.
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Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Va bene, gli psichi vanno per tentativi e l'abbiamo appurato.
In realtà complicata non vanno per tentativi, perché un tentativo per come ragionano certi psicoterapeuti non può andare mai a vuoto. Il discorso di certi psicoterapeuti è questo: "questo ti fa bene e basta, e se non sei d'accordo con me, ti sbagli tu, e non io e le teorie che ha messo in mezzo la mia scuola" :asd:.
Ad esempio dire che "la presenza a se stessi migliora l'esistenza di una persona" che significa? Perché la migliora? Cos'è un'esistenza migliore per un soggetto specifico? Qua questa cosa non se la chiedono proprio; l'hanno già impostato loro come gli pare e piace e più gli fa comodo il migliore in cosa consiste.
Per questo ci sono tante scuole ognuna col suo credo, perché non si ascolta l'utenza di cosa ha davvero bisogno, questa può pure sparire, a questi mica interessa davvero di cosa abbiamo bisogno noi, di cosa ci lamentiamo, s'è sostenuto qualche messaggio fa in questa stessa discussione infatti che veniamo "curati" proprio grazie al non ricevere nulla di quel che richiediamo, se qualcuno così non "guarisce" e dice di non star meglio, è sempre questo ad essere la pecora nera che è convinta di cose sbagliate, perché "la cura funziona e basta", "la cura è utile a tutti e basta!". Le pecore nere dovrebbero essere bianche, se ne hai vista qualcuna nera, allora sei sicuramente tu ad esserti sbagliato, non la teoria che è assolutamente giusta, vai perciò curato finché non arrivi a guardare come il terapeuta solo pecore bianche :D.
Ammettere la possibilità che l'aiuto che si vuol fornire, con tutte le conoscenze professionali che si possiedono, in svariati casi potrebbe non servire a nulla, perché in fin dei conti potrebbe risultare falso quel che sostiene in questi casi lo psicoterapeuta, viene sistematicamente escluso ed espulso.
La cura così si traduce in un indottrinamento della persona rispetto alle proprie teorie, una riscrittura dei problemi esistenziali all'interno di queste teorie ed anche una riscrittura del senso del termine "star bene" secondo le idee del terapeuta, è molto simile questo processo a quello dell'indottrinamento religioso. Vai da Megiston e il problema diviene quello di riconoscersi nello specchio per esser più felici, vai da un altro e il problema fondamentale diviene tutt'altro, quello di lavorare e far l'amore in certi modi per esempio (la fissazione che bisogna raggiungere l'orgasmo vaginale e cose simili), ma i problemi propri e specifici, quel di cui mi lamento io stesso e non quello che il terapeuta di turno crede che dentro di me gridi vendetta (espressione usata da Megiston)... Di questo qualcuno ha intenzione di occuparsene davvero, provando "pericolosamente" ad accontentarmi, senza prendermi per i fondelli e trattandomi come un indemoniato da esorcizzare? :mumble:
Insomma qualcuno è davvero interessato ad ascoltare quali sono i problemi miei per provare a suggerirmi qualche rimedio e soluzione rispetto a questi che riesca a soddisfarmi, un rimedio e una soluzione che stia bene soprattutto a me e non a tutti voi o alla vostra scuola o alle vostre personali esigenze?
Questa è una domanda che pongo io, ma può essere la domanda che potrebbe porre un utente generico. Detto questo lascio la discussione agli psicologi terapeuti.
Saluti a tutti
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Re: Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
non so, Char-Lie, te forse chiedi un tera che ti sappia distruggere, che faccia di te un cumulo di macerie, da ricostruire da capo.
Cioè, non uno che ti dà spago, ma uno che ti spiazza, ti distrugge tutti i tuoi puntelli, le tue sicurezze.
Uno che sappia mettersi AL DI SOPRA DI TE, su un piano astrale, uno dello spazio profondo.
Cercalo.:asd:
Ho un'idea!
http://www.youtube.com/watch?v=MR2DM...eature=related
Troppo vulcaniano? Preferisci un altro orientamento spazio-temporale?
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Riferimento: Re: Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
Va bene per me un qualsiasi orientamento che non predichi le solite cazzate come questa, con la quale molti di voi si trovano perfettamente d'accordo (almeno Megiston da quel che ha scritto).
Se dico che una cosa non mi è utile, ho una resistenza, ma come si dovrebbe individuare quel che mi è utile se quel che sento e giudico io rispetto al mio star meglio praticamente non conta un cazzo?
Io posso pure sparire? Quel che sento io può sparire? Ci siete voi che cercate di farmi guarire, e imponete voi quale debba essere il senso di guarigione adatto a me, e su quel che mi farebbe star bene davvero io non posso avere nessuna voce in capitolo?
Se io non sono d'accordo ed ho delle resistenze, vado curato ad esser d'accordo? :mumble:
Io vorrei una risposta, invece si risponde aggirando le domande che pongo, fate uno slalom e mi trattate appunto come una persona da esorcizzare.
Siete convinti che a parlare è il diavolo in me, e cioé in termini più attuali a parlare è una patologia e non io, e perciò queste domande non vengono prese seriamente in considerazione, sono deliri di un demente che vanno curati.
Come si può comunicare così? Non si può. E' anche questa una delle cose che mi rendono più triste, non solo ho certi problemi e chiedo certe forme di aiuto, in questi ambiti psichiatrici e psicoterapeutici questi problemi spesso non vengono nemmeno riconosciuti come tali, risultano tutti falsi problemi, non esistono a monte perciò non ci si sforza nemmeno di provare a formulare e creare concretamente qualche soluzione (ad esempio quella di darmi dei soldi avrebbe potuto funzionare, se qualche terapeuta fosse stato disposto a dare questa forma di aiuto, qua la difficoltà non è di chi chiede aiuto ma di chi dovrebbe darlo, la verità è che quest'ultimo non è disposto a sacrificarsi tanto per far star meglio un'altra persona, certe forme d'aiuto in linea di principio le si potrebbe fornire, ma qualcuno deve andarci a perdere qualcosa), invece si pretende di curare andando nella direzione contraria. S'arriva alla solita posizione paradossale in cui si sostiene che s'aiuta chi chiede certe forme di aiuto non facendo nulla o dando all'altro quel che non ha mai chiesto a nessuno. E che aiuto è questo? Una presa per i fondelli come lo slogan della Lega Nord di qualche tempo fa "aiutiamoli tutti, a restare a casa loro", se si vogliono aiutare davvero delle persone in difficoltà bisogna rinunciare a grosse fette del proprio benessere, cedere concretamente queste... Invece no, si vuole aiutare qualcuno non aiutando, non perdendo niente di importante, standosene comodamente seduti in poltrona ad esortare l'altro ad aiutarsi da solo, guardate che pure io sono capace d'aiutare tutti così.
Un amico mi chiede un prestito in denaro? Oppure un altro mi chiede di aiutarlo a trasportare dei bagagli per un trasloco? Io cosa gli rispondo, una volta che sono stato ben indottrinato con queste idee che c'avete voi?
Senti guarda ti fa più bene non ricerverli 'sti soldi da me e non ricevere alcuna forma di aiuto da me, io lo faccio per il tuo bene, così ti sforzi e ti impegni a guadagnare da solo e a risolvere tutti i tuoi problemi in maniera autonoma e indipendente, io favorisco il tuo cambiamento così, fidati :asd:.
Certo aiutare così certe persone che chiedono aiuto è comodo soprattutto per me, l'altro chissà se però è d'accordo. Se non è daccordo, lo sapete cosa vi dico? Che c'ha delle resistenze a riconoscere che l'ho aiutato comunque :D, è in uno stato patologico, non è capace di riconoscere quando una persona gli fa del bene e quando gli fa del male.
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Riferimento: Io sono la tigre
non erano mica tanto cavolate, quelle del paziente No, secondo me.
Da tipica paziente No, coniuge di una persona altrettanto No, con un terapeuta Sì, con figli No, io mi sento proprio No.
Però ho la consapevolezza di essere No.
Ora, a me serve un carattere Solare Sì:P, starei meglio con un carattere Sì.:))
Questo carattere Sì, che squarcerebbe il velo di tristezza che mi circonda, poichè sono molto propositiva nei momenti Sì, :P me lo può suggerire solo il terapeuta.
Sono stata chiara?
:argh:
Un terapeuta deve controbilanciare:)
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Riferimento: Io sono la tigre
il carattere di una persona è molto importante, per il suo benessere.
C'è chi è portato a mettere in dubbio tutto, cosa che porta secondo me automaticamente, a una visione negativa.
Metto in dubbio, e nego.
Con queste persone, il terapeuta dovrebbe dare delle certezze, non insinuare il dubbio, è questo che mi rende perplessa.
Sto rivalutando il paradosso, come tecnica.
Fagli vedere il contrario, a una persona.
Sei insoddisfatto? Guarda quanto reggi ad essere soddisfatto, vedrai che reggi cinque minuti, non di più.
L'insoddisfazione ti rende sicuro, la positività ti fa crollare.
A chi fai dispetto, se sei depresso?
Se una persona ti dirà che ad essere depresso non gli fai dispetto per nulla, smetterai di lamentarti.
Discorso campato in aria.:))))Chiedo venia.
Mia suocera voleva vendere la casa, perchè credeva di far dispetto a me, inconsciamente.
nessuno la poteva convincere, solo io:)
Le dissi: Che bello, è una bella idea venderla!:))
Diventò pallida, fuggì, e ha rinunciato per sempre.
Ho salvato la vita a mio suocero:)))
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Riferimento: Io sono la tigre
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Originalmente inviato da
complicata
il carattere di una persona è molto importante, per il suo benessere.
C'è chi è portato a mettere in dubbio tutto, cosa che porta secondo me automaticamente, a una visione negativa.
Metto in dubbio, e nego.
Con queste persone, il terapeuta dovrebbe dare delle certezze, non insinuare il dubbio, è questo che mi rende perplessa.
Sto rivalutando il paradosso, come tecnica.
Fagli vedere il contrario, a una persona.
Sei insoddisfatto? Guarda quanto reggi ad essere soddisfatto, vedrai che reggi cinque minuti, non di più.
L'insoddisfazione ti rende sicuro, la positività ti fa crollare.
A chi fai dispetto, se sei depresso?
Se una persona ti dirà che ad essere depresso non gli fai dispetto per nulla, smetterai di lamentarti.
Discorso campato in aria.:))))Chiedo venia.
Mia suocera voleva vendere la casa, perchè credeva di far dispetto a me, inconsciamente.
nessuno la poteva convincere, solo io:)
Le dissi: Che bello, è una bella idea venderla!:))
Diventò pallida, fuggì, e ha rinunciato per sempre.
Ho salvato la vita a mio suocero:)))
Ma a me il positivo non me l'hanno mai dato davvero per poter provare poi che non lo posso reggere, se trovo uno psicoterapeuta che mi mantiene economicamente senza chiedermi nulla in cambio penso che reggerei benissimo la situazione nel ricevere proprio quel che desidero.
Qualcuno che vuole provare 'sta cosa c'è? Non vedo l'ora! Se è convinto davvero che non reggerò non ha molto da perdere :asd:. Se trovo persone che vogliano fare 'sti esperimenti qua con me e dico di avere ancora problemi rispetto al lavoro allora c'hanno ragione gli psicoterapeuti. :D.
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Riferimento: Io sono la tigre
l'avevi trovato, Megiston Mathema, era quasi disponibile!:asd:
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Riferimento: Io sono la tigre
a proposito di questo discorso molto bello, io ritengo che sia più difficile reggere alla positività, che alla negatività di una situazione.
Cioè, che è più sicuro rifugiarsi nei no.
Si può dare la colpa all'ambiente e alla sfortuna e al fato, di un lutto, ma la propria serenità attribuirla a qualcuno è compito arduo.
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Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
l'avevi trovato, Megiston Mathema, era quasi disponibile!:asd:
Infatti era disponibile, proprio così complicata, tanto disponibile che quando gli ho detto che poi li avrei accettati volentieri i soldi (al di là del fatto che fosse una provocazione, perché poco ci credevo che potesse volermi aiutare davvero qualcuno, dandomi qualcosa che davvero mi sarebbe stato molto utile), è sparito dalla discussione :asd:.
Non sono un tipo "No", se mi si da davvero quel che cerco senza piazzarci dentro qualche fregatura, non mi lamento affatto, mai lamentato di un buon pasto che m'è stato offerto io. Dico di No quando non mi si da davvero quel che voglio, ma mi si offre una fregatura o qualcosa che non rappresenta una vera soluzione per me.
Insomma se è vera 'sta teoria che dico sempre di No a tutto, c'è la possibilità di verificarla realmente offrendomi un vitalizio via psicoterapeuta (alle spese di Megiston Matema) :D.
Siete convinti che è così, che dico sempre di No? Che c'è bisogno di una psicoterapia di anni con analisi su O, edipo, madri, padri, cani e compagnia bella per farmi accettare volentieri qualcosa? Ecco qua, non avete niente da perdere se mi offrite 'sta cosa e credete davvero a quello che sostenete, tanto se la mia struttura inconscia mi farà dire di No, non potrò resistere e dirò di No pure al vitalizio... Provate... Forza! Io di mettere alla prova le mie certezze non ho paura, se è vero quel che sostenete rispetto a quel che sono, non perderete niente. Facciamo 'sta scommessa, questa prova, se avete il coraggio di credere fino in fondo a quel che dite, che qualcosa mi manovra. Di fronte a questa prova dovrò ammettere io di avere torto, che c'è una forza irresistibile che mi fa dire di no, e voi avrete una ragione realmente provata tramite questo esperimento cruciale.
Se io rifiuto veramente quel che affermo di desiderare dovrò rifiutare soprattutto questo.
Chiamatemi in privato e vi do le coordinate dove scaricare i soldi. Bisogna mettersi d'accordo bene per arrivare poi al punto in cui mi rifiuterò di ricevere questo tipo di aiuti, non avete idea di come ci godo a rifiutare dei soldi che mi vengono offerti gratis! Già c'ho proprio l'acquolina in bocca al pensiero di rifiutare queste offerte qua, il mio inconscio masochista freme! Una volta avuti i soldi sicuramente non resisterò e ve li restituirò tutti ammettendo che ho bisogno di qualcuno che si comporti come voi (più dei soldi che mi darete) da questa forma di rifiuto di ciò che mi farebbe star meglio, se è vero quel che dite, ovviamente.
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Riferimento: Io sono la tigre
mah, diamogli uno squillo, può darsi ritorni.
E' che gli togliamo la scena, a questi ragazzi, Char-Lie, e poi, ricordati che per avere un riscontro da una persona, bisogna che la discussione lo perturbi, lo stimoli!
Bisogna essere originali, durare un sacco di fatica, essere creativi, perchè i terapeuti amano la creatività, e poiii.. credere nel destino e nell'incrocio delle vie.
Mondi paralleli, niente di più.
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Riferimento: Io sono la tigre
sai una cosa?
Sono talmente assuefatti a sentirsi dire di tutto, che, come i medici, non li turba più nulla, a sti qua!:))
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Riferimento: Io sono la tigre
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complicata
mah, diamogli uno squillo, può darsi ritorni.
E' che gli togliamo la scena, a questi ragazzi, Char-Lie, e poi, ricordati che per avere un riscontro da una persona, bisogna che la discussione lo perturbi, lo stimoli!
Bisogna essere originali, durare un sacco di fatica, essere creativi, perchè i terapeuti amano la creatività, e poiii.. credere nel destino e nell'incrocio delle vie.
Mondi paralleli, niente di più.
Proviamo con 'sto testo qua di Ermanno Bencivenga che forse è più in tema con "io sono la tigre", "io sono quello", "io sono quest'altro" :D.
Citazione:
C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva “Chi sei?” e io rispondevo “Sono io”, e non andava bene. Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo “Sono io”, ed era vero, e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava.
Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: “Giovanni Spadoni”. Non è un granché, come risposta: se mi si chiedesse chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma, chissà perché, dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano tutti come se lo sapessero.
Invece di chiedermi chi è Giovanni Spadoni gli altri mi chiedono dove e quando sono nato, dove abito, chi erano mio padre e mia madre. Io gli rispondo e loro sono contenti. E forse sono contenti perché credono che io sia quello che è nato nel posto tale e abita nel posto talaltro, e che è figlio di Tizio e di Caia e padre di questo e di quello. Il che non è vero, ovviamente: non c’è niente di speciale nel posto tale o talaltro, o in Tizio o in Caia. Se fossi nato altrove, in un’altra famiglia, sarei ancora lo stesso, sarei sempre io: è questa la cosa che sono di più, la cosa più vera e più giusta che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno: gli interessa dell’altro, e quando lo sanno sono contenti.
Una volta c’ero io, e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.
Quando s'arriva a certi nodi critici, all'esperimento pratico per provare qualcosa, spariscono tutti. A parole si sostiene qualcosa rispetto a me, a quel che sono, a quel che desidero davvero, a quel che mi farebbe star meglio, ma poi nei fatti tutt'altro, ci si tiene lontani da questi fatti.
Avete provato a darmi certe cose quando dite che non sono queste che vado cercando? No, ma allora come diavolo fate a dire che sicuramente non è così?
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Riferimento: Io sono la tigre
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complicata
[...]
L'insoddisfazione ti rende sicuro, la positività ti fa crollare.
A chi fai dispetto, se sei depresso?
Se una persona ti dirà che ad essere depresso non gli fai dispetto per nulla, smetterai di lamentarti.
Discorso campato in aria.:))))Chiedo venia.
Mia suocera voleva vendere la casa, perchè credeva di far dispetto a me, inconsciamente.
nessuno la poteva convincere, solo io:)
Le dissi: Che bello, è una bella idea venderla!:))
Diventò pallida, fuggì, e ha rinunciato per sempre.
Ho salvato la vita a mio suocero:)))
"Perché, quand'uno pensa d'uccidersi, s'immagina morto, non piú per sé, ma per gli altri?
Tumido e livido, come il cadavere d'un annegato, rivenne a galla il mio tormento con questa domanda, dopo essermi sprofondato per piú d'un'ora nella meditazione, là in quel recinto, se non sarebbe stato quello il momento di farla finita, non tanto per liberarmi di esso tormento, quanto per fare una bella sorpresa all'invidia che molti mi portavano o anche per dare una prova dell'imbecillità che molti altri m'attribuivano.
E allora, tra le diverse immagini della mia morte violenta, come potevo supporre balzassero improvvise, tra la costernazione e lo sbalordimento, in mia moglie, in Quantorzo, in Firbo, in tanti e tanti altri miei conoscenti; costringendomi a rispondere a quella domanda, mi sentii piú che mai mancare, perché dovetti riconoscere che nei miei occhi non c'era veramente una vista per me, da poter dire in qualche modo come mi vedevo senza la vista degli altri, per il mio stesso corpo e per ogni altra cosa come potevo figurarmi che dovessero vederli; e che dunque i miei occhi, per sé, fuori di questa vista degli altri, non avrebbero piú saputo veramente quello che vedevano"
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complicata
mah, diamogli uno squillo, può darsi ritorni.
E' che gli togliamo la scena, a questi ragazzi, Char-Lie, e poi, ricordati che per avere un riscontro da una persona, bisogna che la discussione lo perturbi, lo stimoli!
Bisogna essere originali, durare un sacco di fatica, essere creativi, perchè i terapeuti amano la creatività, e poiii.. credere nel destino e nell'incrocio delle vie.
Mondi paralleli, niente di più.
"Mi corse per la schiena il brivido d'un ricordo lontano: di quand'ero ragazzo, che andando sopra pensiero per la campagna m'ero visto a un tratto smarrito, fuori di ogni traccia, in una remota solitudine tetra di sole e attonita; lo sgomento che ne avevo avuto e che allora non avevo saputo chiarirmi. Era questo: l'orrore di qualche cosa che da un momento all’altro potesse scoprirsi a me solo, fuori della vista degli altri.
Sempre che ci avvenga di scoprire qualcosa che gli altri supponiamo non abbiano mai veduta, non corriamo a chiamare qualcuno perché subito la veda con noi?
«Oh Dio, che è?
Ove la vista degli altri non ci soccorra a costituire comunque in noi la realtà di ciò che vediamo, i nostri occhi non sanno più quello che vedono; la nostra coscienza si smarrisce, perché questa che crediamo la cosa più intima nostra, la coscienza, vuol dire gli altri in noi; e non possiamo sentirci soli.
Balzai in piedi, esterrefatto. Sapevo, sapevo la mia solitudine; ma ora soltanto ne sentivo e toccavo veramente l'orrore, davanti a me stesso, per ogni cosa che vedevo, se alzavo una mano e me la guardavo. Perché la vista degli altri non è e non può essere nei nostri occhi se non per un'illusione a cui non potevo piú credere; e, in un totale smarrimento, parendomi di vedere quel mio stesso orrore negli occhi della cagnetta che s’era levata anche lei di scatto e mi guardava, per togliermela davanti, quell'orrore, le allungai un calcio; ma subito ai guaiti laceranti della bestiola, mi presi disperatamente la testa tra le mani, gridando:
«Impazzisco! impazzisco!»
Se non che, non so come, in quel gesto di disperazione tornai a vedermi, e allora il pianto che stava per prorompermi dal petto mi si mutò d'improvviso in uno scoppio di riso, e chiamai quella povera Bibí ch’era mezza azzoppata, mi misi a zoppicare anch’io per burla, e tutto in preda a una gaia smania feroce, le dissi che avevo giocato, giocato, e che volevo seguitare a giocare"
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complicata
sai una cosa?
Sono talmente assuefatti a sentirsi dire di tutto, che, come i medici, non li turba più nulla, a sti qua!:))
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Riferimento: Io sono la tigre
Stavo cercando proprio, qualche post fa, come certi personaggi di Pirandello di ribaltare la situazione a mio vantaggio :D. Se uno sostiene che dico sempre di "No", c'è qualcosa che questo suppone sia vero riguardo a me, allora invece di negare la cosa, gli dico "Se è vero proponimi di darmi dei soldi, non dovresti temere questo perché rifiuterò di sicuro, se faccio così lo farò pure in questa occasione e non hai nulla da temere" :asd:.
Come Totò in quel film in cui pretende d'aver la patente di iettatore :D, "Voi siete convinti che è vero? Se è vero allora voglio la patente!"
Mettendo alla prova praticamente capisco chi sa qualcosa in più, e chi in fin dei conti fa solo finta di saper qualcosa, voi che mettete su 'ste teorie purtroppo a me sembra che fate finta. Se i soldi non me li date, quel che si dice di sapere alla fine non conta niente, non si è convinti affatto di quel che si afferma su di me, perché prove non se ne hanno e di fronte ad un esperimento che potrebbe provare davvero le cose come stanno, vi tirate indietro. Non siete convinti nemmeno voi stessi di quel che dite, non si hanno prove rispetto al fatto che sosteneva Megiston, e cioé che rifiuto tutto, e volete che me ne convinca io? Che ci creda? :mumble:
Io accetto quel che a me sta bene, questo per me è vero. Ora è ovvio che se mi si offrono e si selezionano sono cose che a me non stanno bene, le rifiuterò tutte. Se chi offre insiste nell'offrire cose che non mi stanno bene, troverà confermato quel che crede di conoscere oggettivamente su di me, il fatto che rifiuto tutto. Se un esperimento lo si conduce così si arriva a sapere che rifiuto A, B e C e questo lo vedo pure io visto che sono io a rifiutare, ma non viene mai a crearsi la situazione che può falsificare quel che dite, il fatto che rifiuto tutto, perché voi in realtà non avete intenzione d'offrirmi quel D che vado cercando, e che in linea di principio potreste offrirmi, non c'avete mica le tenaglie applicate al portafogli!
Mi si offra un D, che dico di volere pure io, e vediamo se rifiuto ancora, se esiste davvero questa struttura patologica che rifiuta ogni "bene" in modo "irrazionale".
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Riferimento: Io sono la tigre
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Char_Lie
Come Totò in quel film in cui pretende d'aver la patente di iettatore :D, "Voi siete convinti che è vero? Se è vero allora voglio la patente!"
"La patente" sempre di Pirandello (il film qual è?)
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Riferimento: Io sono la tigre
Benedetta questo qua...
http://www.youtube.com/watch?v=0KN4MDPM_YM
è tratto comunque sempre da "la patente" di Pirandello.
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Riferimento: Io sono la tigre
Gli psichi hanno un funzione di studio, servono per capirsi.
Non si fanno pagare per farsi dire quanto sono bravi a guarire la gente.
Si fanno pagare perchè impiegano il loro tempo studiando le cose che dicono i loro pazienti.
Dunque, il paradosso che tu proponi é: pagatemi perchè io racconti che voi mi avete guarito, ma questo non sarebbe vero e quindi sarebbe una truffa a danno di altri pazienti, commessa da uno psy disonesto con la tua complicità, Char-Lie:)))
O che casino fai?IHIHIH.
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Riferimento: Io sono la tigre
Per il tuo bisogno di denaro puoi usare la vecchia tecnica della calza sulla faccia, entrare tardi nello studio di uno psico, quando l'ultimo paziente ha pagato, e svaligiargli la Cassa:))))
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Riferimento: Io sono la tigre
Io chiedo che opsonline ci paghi dieci centesimi a parola per tutte le stronxate che diciamooo:)))))
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Riferimento: Io sono la tigre
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Originalmente inviato da
complicata
Per il tuo bisogno di denaro puoi usare la vecchia tecnica della calza sulla faccia, entrare tardi nello studio di uno psico, quando l'ultimo paziente ha pagato, e svaligiargli la Cassa:))))
Questo complicata potrei farlo anche al bar-tabacchi-scommesse dell'angolo per la verità, poi però con la calza soltanto credo che la cosa non risulti tanto persuasiva. E' che non mi garba tanto pensare al fatto che poi a certe altre persone gli venga la voglia matta di portarmi a vivere in certi bei posti come Poggio Reale, ci tengo poco a 'ste cose qua io, vorrei poter continuare a vivere dove vivo adesso :asd:.
Ma comunque non c'è truffa nell'altro caso, Freud mi sembra che disse una volta che guariva i suoi pazienti con l'amore, si vede che sono un paziente poco romantico io, al posto dell'amore preferisco ricevere altro da un terapeuta per esser guarito.
Io poi non dirò soltanto di star meglio, potrò dimostrare di stare davvero meglio, il sintomo "lamentarmi del lavoro" sparisce di sicuro così. Se c'è il vitalizio questo sintomo qua sparisce, è una medicina infallibile questa qua. Col furto ci sarebbe solo uno spostamento del sintomo, poi invece di preoccuparmi del lavoro e della fatica in un caso, o di finire sul lastrico nell'altro, mi inizierei a preoccupare del fatto che rischio seriamente di finire in galera.
Saluti
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Riferimento: Io sono la tigre
Premetto che ho saltato circa 10 pagine di discussione...poi le leggerò..
Charlie ma non mi dire che troverò nella lettura tutti tuoi discorsi sulla fatica del lavoro? Con i tentativi per non lavorare? Le relative argomentazioni a favore con un lamento di fondo per la frustrazione? E' come espandere uno sbuffo a un intero romanzo! C'è poco da lamentarsi, tocca a tutti. Sembra che vuoi costruirci un intero sistema filosofico dall'ostinazione che ci metti ad aver ragione che ti fa fatica... Lo sanno tutti e ti capiscono!
Ma se cambiassi approccio? Ma, rimanendo in tema, se costruissi una realtà diversa dal lamento? Tipo valorizzare l'obiettivo e trarre autostima dalla prospettiva di raggiungerlo.. Non sarebbe una soluzione al "datemi quello che voglio veramente". Cioè piacere, come tutti noi, creature edoniste.
Che poi, sento l'eco quando do consigli ad uno psicologo, mi immagino sempre che lo sa meglio di me come fare, che ce l'aveva gia li appena sotto la coscienza..
Insomma sto leit-lamento ha da passare,, oppure c'è la politica come luogo per le battaglie sindacali sugli straordinari :-D
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Riferimento: Io sono la tigre
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Originalmente inviato da Giulio_MZI
Ma se cambiassi approccio? Ma, rimanendo in tema, se costruissi una realtà diversa dal lamento? Tipo valorizzare l'obiettivo e trarre autostima dalla prospettiva di raggiungerlo.. Non sarebbe una soluzione al "datemi quello che voglio veramente".
Per me non rappresenta una soluzione questa, che ci devo fare? Dire di sì per far contento qualcuno? :mumble:
Io di questa cosa qua mi lamento e tu dici non ti lamentare e accetta, io l'ho detto che così i problemi e le cose che non vanno si risolvono sempre.
Ma poi quale obiettivo? Sto valorizzando qua quello che vorrei davvero... Avere un vitalizio per vivere abbastanza liberamente. A me la prospettiva di star da qualche parte a lavorare per anni non fa aumentare l'autostima mi fa sentire in gabbia, così come mi sentivo quando dovevo andare a scuola, che mi dicano "bravo" chi se ne frega, non le sopporto 'ste cose qua. In una gabbia sempre ci devi andare a finire, o è la prigione, o il lavoro, o altro, e questo per me è un problema da risolvere.
A me poi andrebbe bene anche prendermelo da solo quel che voglio senza chiedere aiuto, sapessi come potrei riuscire in questa cosa, l'avrei già fatto da me, ed il lamento sarebbe sparito e sarei stato abbastanza soddisfatto, certo che se una persona invece d'aiutarmi a raggiungere quel che voglio davvero mi vuole aiutare non aiutandomi, cioé suggerendomi di adattarmi e costruire autostima su quel che non mi sta bene, non credo che ci riusciremo mai a capire, così non ci capiamo affatto e continueremo nei secoli dei secoli a non comprenderci, se io potessi vivere per secoli e pure questa persona.
Il problema non è il lamento per me, e sempre ci si fissa su questo fatto. Il lamento è quello di qualcuno che sta male per qualcosa che lo affligge, questa cosa io non la so cambiare e comunque certi interventi, da quel che ho capito la lasciano così com'è, e si pretende poi pure che il lamento sparisca?
Se mi fanno male i piedi quando cammino e devo camminare per far qualcosa che mi piace, e mi lamento di tutta questa situazione, chi se ne frega se a qualcuno da fastidio, il dolore ce l'ho io nel camminare e la situazione questa è, chi mi dice cammina e sopporta, tocca a tutti, e trova autostima o piacere nel sopportare questo dolore e nella prospettiva del piacere che ti toccherà (forse), non m'aiuta, mi dice cavolate per me, quel che conosco già e che rappresenta il problema stesso... M'aiuterebbe chi mi dicesse "fermati che cammino io per far 'sta cosa qua" (se a queste parole seguissero i fatti) o che mi suggerisse davvero delle alternative praticabili per evitare di camminare, visto che comporta quel dolore di cui mi sto lamentando con lui, se no non avrei avuto manco bisogno di chiedere aiuto, sopportavo, non mi lamentavo e basta, non pensi?
Il problema questo è per me, ora adattarsi non è una soluzione per me, può essere soddisfacente forse per qualcun altro, ma con me non funziona, ci vuole qualcos'altro. Se non c'è proprio questo altro da propormi perché voi stessi avete a che fare con lo stesso irrisolto e siete stati incapaci quanto me in tal senso essendovi dovuti adattare come tutti (dite voi... Ma un tipo come me però non sarebbe dovuto esistere proprio... Da dove sono potuto venir fuori? :mumble:), allora semplicemente lo schifo che c'è per me resta, ed insieme a questo il mio lamento. L'alternativa per me si trova fuori da questo tipo di strategie qua, è inutile propormele, se questo non lo si è compreso ancora, dopo tante cose che ho detto, non saprei più cosa aggiungere.
Persone che aiutano a parole (usando 'ste parole qua) senza darmi effettivamente nulla, lasciando le cose di cui mi lamento così come stanno, non mi servono, ma a guardar bene non servirebbero davvero a nessuno.
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Riferimento: Io sono la tigre
Ho capito benissimo che se si guarda al dolore e alla frustrazione non si può mai guardarla con gioia, perchè la fatica e il dolore agiscono innanzi tutto. Se si guarda ad un motore che gira, si può dire che i suoi cilindri stiano metaforicamente faticando, il ferro che stride stia soffrendo, ma che il tutto è armonioso in relazione all'obiettivo che il motore ha, cioè di muoversi e produrre lavoro. Se il motore siamo noi, oltre che essere soddisfatti dello scopo che abbiamo, dobbiamo per forza essere consapevoli del dolore accidentale in questo spostamento. Non dico di rendersi ciechi al dolore, perchè non si può non sentire un dolore ai piedi quando si cammina per 8 ore servendo pietanze a dei tavoli, dico solo di concentrarsi sullo scopo di questo per poter meglio reggere.
Certo se rimane aperta la possibilità che si può evitare del tutto il dolore, allora il tentativo di estirparlo diventa fattibile, possibile, legittimo!
Ma è veramente cosi?
Altra cosa: se si è sofferto 8 ore per i poveri piedi martoriati dalla fatica, e alla 9 ora questi possono riposare, che senso ha lamentarsi anche la 9 ora?????
Allora il lamento provoca un vantaggio, un piacere aggiunto..
E non è vero che non è possibile trarre autostima dalla fatica. Ce ne sono molti di esempi, dall'allenamento del maestro di arti marziali che è felice di fare 200 addominali, dal calciatore che ha in mente solo la vittoria della partita nei suoi 60min di corsa. Altri, non so se ti verranno in mente, concentrato come sei ad escluderli dalla coscienza per aver ragione.
Ottenere tutto senza qualche rinuncia è un capriccio infantile permesso dal viziarti di chi sta intorno. Oltre che dalla possibilità di non farlo.
Va bene lamentarsi per far fronte ad uno stressor, ma espandere e pretendere di cambiare frammenti di realtà oggettiva è totalmente inutile.
Domani potrei benissimo essermi stufato della forza di gravità che mi spinge verso il basso, e cominciare a pretendere che non lo faccia. Comincierei ad elaborare strategia per evitarlo, situazioni dove non si presenta, comincierei a sognare un volo nello spazio, molle sotto i piedi e razzetti che mi spingono in su. Ma non c'è niente da fare, sono solo soluzioni secondarie e non potrei mai risolvere il "problema" alla radice.
Se cominciassi invece a dirmi che sono fortunato che c'è la forza di gravità perchè impedisce che vaghi per lo spazio andando incontro a morte certa, la cosa cambierebbe e tornerebbe alla normalità...
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Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da
Giulio_MZI
Ho capito benissimo che se si guarda al dolore e alla frustrazione non si può mai guardarla con gioia, perchè la fatica e il dolore agiscono innanzi tutto. Se si guarda ad un motore che gira, si può dire che i suoi cilindri stiano metaforicamente faticando, il ferro che stride stia soffrendo, ma che il tutto è armonioso in relazione all'obiettivo che il motore ha, cioè di muoversi e produrre lavoro. Se il motore siamo noi, oltre che essere soddisfatti dello scopo che abbiamo, dobbiamo per forza essere consapevoli del dolore accidentale in questo spostamento. Non dico di rendersi ciechi al dolore, perchè non si può non sentire un dolore ai piedi quando si cammina per 8 ore servendo pietanze a dei tavoli, dico solo di concentrarsi sullo scopo di questo per poter meglio reggere.
Certo se rimane aperta la possibilità che si può evitare del tutto il dolore, allora il tentativo di estirparlo diventa fattibile, possibile, legittimo!
Ma è veramente cosi?
Altra cosa: se si è sofferto 8 ore per i poveri piedi martoriati dalla fatica, e alla 9 ora questi possono riposare, che senso ha lamentarsi anche la 9 ora?????
Allora il lamento provoca un vantaggio, un piacere aggiunto..
Ma quale piacere aggiunto, un'altra cavolata! Io te l'ho detto, se ricevo un vitalizio il lamento svanisce rispetto alla questione del guadagno che non c'è e della fatica del lavorare, se provassi piacere in questo, nonostante il vitalizio dovrei lamentarmi ancora della situazione, pure di ricevere 'sti soldi.
Lo sto dicendo da un bel po', proviamo 'sta cosa, voglio vedere se è vero.
Se è vero che provo piacere a lamentarmi, una volta accontentato realmente dovrei lamentarmi ancora, vediamo se è vero. E poi insomma di fronte alla possibilità d'essere soddisfatto davvero poi dovrei preoccuparmi del fatto che non potrei lamentarmi più? :mumble:
Citazione:
E non è vero che non è possibile trarre autostima dalla fatica. Ce ne sono molti di esempi, dall'allenamento del maestro di arti marziali che è felice di fare 200 addominali, dal calciatore che ha in mente solo la vittoria della partita nei suoi 60min di corsa. Altri, non so se ti verranno in mente, concentrato come sei ad escluderli dalla coscienza per aver ragione.
Ottenere tutto senza qualche rinuncia è un capriccio infantile permesso dal viziarti di chi sta intorno. Oltre che dalla possibilità di non farlo.
Per me è così, non è possibile per me trarre piacere dalla fatica, io singolo individuo specifico non provo piacere per 'ste cose qua. Ci sono uomini che provano piacere a farsi penetrare da altri uomini, è possibile questo, e lo vediamo tutti, ma dedurre che sia possibile per ogni uomo provare piacere nel far queste cose, non del tutto corretto per me.
Citazione:
Va bene lamentarsi per far fronte ad uno stressor, ma espandere e pretendere di cambiare frammenti di realtà oggettiva è totalmente inutile. Domani potrei benissimo essermi stufato della forza di gravità che mi spinge verso il basso, e cominciare a pretendere che non lo faccia. Comincierei ad elaborare strategia per evitarlo, situazioni dove non si presenta, comincierei a sognare un volo nello spazio, molle sotto i piedi e razzetti che mi spingono in su. Ma non c'è niente da fare, sono solo soluzioni secondarie e non potrei mai risolvere il "problema" alla radice.
Ed è così, se è questo quello che tu vai cercando davvero per star meglio, soluzioni io non ne possiedo di migliori rispetto a te e te lo dico... Non lo so, sono deficiente quanto te... Il "va bene" e in "non va bene" in base a cosa lo si dovrebbe misurare poi? In base a quel che pensi tu o a quel che penso io? :mumble:
Citazione:
Se cominciassi invece a dirmi che sono fortunato che c'è la forza di gravità perchè impedisce che vaghi per lo spazio andando incontro a morte certa, la cosa cambierebbe e tornerebbe alla normalità...
A parlare e dirti delle cose, puoi dirti quello che vuoi, puoi sposarti con una donna brutta che non ti attrae per nulla e dirti che è una fortuna, perché così non rischi che ti metta le corna, cose del genere le si può fare, ma di nuovo, io sento che certe cose le detesto, non me lo ripeto, ne parlo solo per esprimermi.
"la cosa tornerebbe alla normalità" poi già descrive il fatto che hai un'idea di "essere umano normale". Io sono anormale per te dunque, sotto questi aspetti qua, che per me non risultano tali? E la salute sarebbe rappresentata dal portare la mia anormalità verso la tua idea di normalità? Il mio "essere infantile" va spostato verso la tua idea di "essere adulto"? Questo è il problema per me, secondo te?
Comunque sì va bene, sono infantile e viziato, è colpa delle persone che mi stanno intorno che non mi hanno mazziato abbastanza, o è colpa mia che non mi sono mazziato abbastanza da solo, il problema per me comunque resta, che per un'altra persona non sia un problema, io che ci devo fare? Buon per lei, non per me.
Sto discorso qua, 'sta predica insomma, poi secondo te sei il primo a farmela? Se leggi qualche pagina indietro già c'è stato quasi praticamente un altro intervento identico e molti altri prima del tuo sempre uguali, più intervenite più mi convinco che c'avevo ragione quando sostenevo che la psicoterapia rappresenta soprattutto una forma di "educazione". Consapevolezza = Educazione.
Volete la verità, ecco questa è la verità.
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Riferimento: Io sono la tigre
Si era intenzionalmente una predica con toni da papà incazzato..Ma lo vedo che reggi bene alle controargomentazioni.
E si, non è detto che si può vedere questo solo come un problema da educare. Fa parte della tua individualità, merce rara in un mondo di conformisti.
L'unico argomento che deve far presa su chi fa un discorso come il tuo (che ho inteso benissimo) e che chi ci rimette in primo sei tu.
La verità viene etichettata come qualcosa di positivo in generale, ma non è per niente detto che l'uso che se ne fa corrisponde alla sua vera faccia.
La verità può ustionare e distruggere, bloccare, annientare chi la conosce. Sapere che il terapeuta non ha la vera soluzione ad un mio problema o che ha soluzioni a problemi che non sono primari, mi sconforta.
Fino a questo punto ci siano arrivati. Ma, siccome non siamo macchine che possono sopravvivere in ogni condizione, abbiamo bisogno di certe illusioni per andare avanti. Ci si può impuntare su un discorso che si ritorce su chi lo fa solo se questa persona non ne risente in primis. La prima e immediata sconvenienza è per la persona stessa.
Ti comprendo perchè per parecchi mesi ce l'avevo col mondo perchè ho capito che le persone non si possono intendere a pieno nelle loro relazioni. C'è molta più follia e irrazionalità di quanto si pensi. Risultato di questi miei pensieri è stato il logoramento delle mie stesse relazioni col mondo, che hanno cominciato a scricchiolare sotto il peso della verità. Non riescono a reggerla.
Ma io sto nel mondo e mi devo difendere in primis da questo, non sono una variabile da trascurare.
Tutto ciò per dire che si puoi aver ragione di una questione, in questo caso la questione è gigantesca, ma se si continua a spingere per un'insoddisfazione dei rapporti umani si va sulla via o della follia o della misantropia.
Volete la verità, ecco la verità. Ci si presenta come un illustratore di un luogo pericoloso e temibile, tenuto nascosto dal poco valore di chi vuole rimanere cieco. In questa mio differenziarmi dagli altri che temono questo luogo della verità io traggo il mio valore, un eroe che si addentra dove gli altri non osano andare.
Questa è la psicologia del temerario.
Ma ricordati che Dante dall'inferno è tornato, perchè se si sta li non c'è speranza per nessun'uomo.
Bisogna fare buon viso a cattivo gioco, altrimenti la strada è il suicidio, unico posto dove l'uomo abita un altro mondo diverso da quello che tanto l'ha deluso.
Ma è da escludere anche questo, perchè il mondo dove abita il suicida è un non-mondo, creato solo dal vivo e inesistente per il morto, che è solo corpo biologico.
La soluzione è dare meno potere agli argomenti che mantengono il passato in un certo equilibrio, col tempo si costruisce una nuova visione del passato. Anche se sembra incredibile (e questa incredulità è data dalla sanità mentale) che il passato può essere cambiato (perchè questo cambiamento ci dice che non esiste un solo passato), questo può avvenire sotto grandi spinte interiori. La reinterpretazione degli eventi, ad esempio quando finisce un matrimonio decennale.
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Riferimento: Io sono la tigre
Io voglio una speranza che sia più di un'illusione, ecco tutto, all'inferno o ci siamo o non ci siamo, e se ci siamo già semplicemente non ci può essere speranza. Se il mondo così com'è per me è delusione, e questo mondo è condannato a restar così, beh resta delusione, se non può diventare altro grazie a qualche intervento, semplicemente non esiste cura, quel che abbiamo intorno non esiste grazie a qualche interpretazione per me, se non ho un centesimo in tasca non è che con un'interpretazione trasformo il niente in cento euro.
Chi ha davvero il potere di cambiare certi assetti, di rendere abitabile un ambiente che risulta ostile, può far qualcosa, può curare e potrebbe anche far qualcosa per me, negli altri casi non c'è niente di meglio da fare che continuare a portare la stessa croce. Ora come la si porta la si porta 'sta croce, da sani di mente, da cretini o da folli, da mariti insoddisfatti, da single che cercano una donna, da lavoratori nevrotici, da ladri che rischiano la galera, da mantenuti, da persone che si lamentano, da aspiranti suicidi, o altro, che importa? Se non lo si è matti, per caso la croce non la si deve trascinare più?
Se c'è davvero un modo per vivere meglio per me e scaricare 'sta croce da qualche parte e soddisfare nell'insieme certe mie esigenze frustrate, se me lo si mostra 'sto modo sarò il primo a barcamenarmici dentro, non mi si dovrà convincere mica con tutti 'sti discorsi qua. Questo è il cambiamento che cerco, se risulta utopica la cosa, tale resta, ed il male di cui mi lamento io, resta semplicemente incurato, è inutile che mi si dica che sono io a non volerlo curare, perché non diamo lo stesso senso alla parola "cura" e alla parola "male", ecco tutto.
La risposta curativa a queste intenzioni frustrate, che consiste nel dire "la vita è questa, adattati" a me non basta, non è neanche una risposta curativa per me, che la vita sia questa per me è il problema di partenza da risolvere, come la si fa a far divenire realmente qualcos'altro? I mezzi per far questo dove li si reperisce?
Che me la dia da solo 'sta risposta o che me la dia un altro poco cambia, è lo stesso, rappresenta un non rispondere, un non esser capaci di rispondere al male di cui mi lamento.
Se una persona mi pagasse gratis, avverrebbe davvero qualcosa di diverso che proprio non mi aspetto, mi aspetto prediche e cose del genere invece, questi aiuti qua arrivano sempre puntuali come orologi svizzeri, in fin dei conti mica è difficile per un altro dirmi "mettiti a far questo e quest'altro" perché ti conviene.
Le parole per me non bastano, ho bisogno di vedere... di toccare... di annusare questo altro che mi si promette e devo sentirlo io che mi conviene, poi dopo userò delle parole per rappresentare le esperienze nuove e diverse.
Le parole da sole, queste realtà alternative, non ce la fanno a costruirle per me, sono impotenti, al posto di dire "ti aiuto" senza fare poi effettivamente nulla di quel che mi aspetto da una persona che mi aiuti davvero (e non da qualcuno che vuole indottrinarmi ed educarmi) vale molto di più un gesto indirizzato in questo senso qua (secondo ovviamente la mia idea di aiuto e non quella tramite cui l'altro interpreta liberamente la mia, di idea, per tirare acqua al suo mulino di idee del cavolo) che mi faccia toccare concretamente l'aiuto ricevuto.
Il discorso che mi conviene far certe cose e pensare in certi modi sta in bocca a preti, guru ed infine psicoterapeuti, se mi conviene dico io, perché allora ancora non mi muovo? Conviene credere che esista dio, conviene credere che esistano più passati e compagnia bella, ma io cosa voglio? E questo cosa c'entra con quel di cui mi lamento? Se esiste dio, l'inconscio, l'edipo e tutto il resto, nella mia esistenza concreta di tutti i giorni, cosa cambia?
Per me alla fine, cambia davvero la vita una pensione, uno spazio sociale tranquillo, il non dover lottare con tutti per un posto di lavoro di merda, che tutte 'ste cose qua messe insieme.
Si vogliono avviare dei cambiamenti senza far nulla che possa cambiare davvero la mia esistenza, e lo si chiede poi semplicemente a me di cambiare certe cose là dove io non ho modificato nulla perché non mi stava bene modificarlo. Se non s'aggiunge qualcos'altro e non si sostituisce una predica con qualcosa che curi davvero, le cose storte restano storte per me.
Saluti
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Riferimento: Io sono la tigre
ma tu pensa se tutti ragionassero così, che società egoista...
Io non lo so, eh?, ma l'uomo è sempre andato avanti facendo, creando, a dispetto del mondo, fregandosene del mondo com'è.
Galileo, Copernico, Einstein, SABIN, !!! che è morto povero avendo salvato la vita a milioni di personeee..
Che eran tutti malatii!??
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Riferimento: Io sono la tigre
A un certo punto, saggezza esige fregarsene del mondo com'è.
Il mio psy dice sempre: "Se tutti coltivassero un po' di più il loro giardino" lui c'ha sempre sta metafora bella, e io gliela rubo, mi svito un po' di testa e mi ci avvito la sua....
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Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da
Giulio_MZI
Si era intenzionalmente una predica con toni da papà incazzato..Ma lo vedo che reggi bene alle controargomentazioni.
E si, non è detto che si può vedere questo solo come un problema da educare. Fa parte della tua individualità, merce rara in un mondo di conformisti.
L'unico argomento che deve far presa su chi fa un discorso come il tuo (che ho inteso benissimo) e che chi ci rimette in primo sei tu.
La verità viene etichettata come qualcosa di positivo in generale, ma non è per niente detto che l'uso che se ne fa corrisponde alla sua vera faccia.
La verità può ustionare e distruggere, bloccare, annientare chi la conosce. Sapere che il terapeuta non ha la vera soluzione ad un mio problema o che ha soluzioni a problemi che non sono primari, mi sconforta.
Fino a questo punto ci siano arrivati. Ma, siccome non siamo macchine che possono sopravvivere in ogni condizione, abbiamo bisogno di certe illusioni per andare avanti. Ci si può impuntare su un discorso che si ritorce su chi lo fa solo se questa persona non ne risente in primis. La prima e immediata sconvenienza è per la persona stessa.
Ti comprendo perchè per parecchi mesi ce l'avevo col mondo perchè ho capito che le persone non si possono intendere a pieno nelle loro relazioni. C'è molta più follia e irrazionalità di quanto si pensi. Risultato di questi miei pensieri è stato il logoramento delle mie stesse relazioni col mondo, che hanno cominciato a scricchiolare sotto il peso della verità. Non riescono a reggerla.
Ma io sto nel mondo e mi devo difendere in primis da questo, non sono una variabile da trascurare.
Tutto ciò per dire che si puoi aver ragione di una questione, in questo caso la questione è gigantesca, ma se si continua a spingere per un'insoddisfazione dei rapporti umani si va sulla via o della follia o della misantropia.
Volete la verità, ecco la verità. Ci si presenta come un illustratore di un luogo pericoloso e temibile, tenuto nascosto dal poco valore di chi vuole rimanere cieco. In questa mio differenziarmi dagli altri che temono questo luogo della verità io traggo il mio valore, un eroe che si addentra dove gli altri non osano andare.
Questa è la psicologia del temerario.
Ma ricordati che Dante dall'inferno è tornato, perchè se si sta li non c'è speranza per nessun'uomo.
Bisogna fare buon viso a cattivo gioco, altrimenti la strada è il suicidio, unico posto dove l'uomo abita un altro mondo diverso da quello che tanto l'ha deluso.
Ma è da escludere anche questo, perchè il mondo dove abita il suicida è un non-mondo, creato solo dal vivo e inesistente per il morto, che è solo corpo biologico.
La soluzione è dare meno potere agli argomenti che mantengono il passato in un certo equilibrio, col tempo si costruisce una nuova visione del passato. Anche se sembra incredibile (e questa incredulità è data dalla sanità mentale) che il passato può essere cambiato (perchè questo cambiamento ci dice che non esiste un solo passato), questo può avvenire sotto grandi spinte interiori. La reinterpretazione degli eventi, ad esempio quando finisce un matrimonio decennale.
Ohè, questo sa chiacchierare bene, è papabile, Char-Lie!
Okkiè?:)
Eccolo qui, trovato, questo fa al caso tuo, telefona!
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Riferimento: Io sono la tigre
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ohè, questo sa chiacchierare bene, è papabile, Char-Lie!
Okkiè?:)
Eccolo qui, trovato, questo fa al caso tuo, telefona!
A me servirebbero però più persone che all'opposto non sappiano chiacchierare affatto, smettano di farlo una buona volta e facciano qualcosa per me :D, a chiacchierare so chiacchierare pure io stesso piuttosto bene :asd:.
Non c'è nulla di cui parlare davvero, non c'è nulla da elaborare con 'sti sistemi qua, l'altro che parla vuole usare certe parole e certi discorsi per attivarmi e mettermi in moto come se fossi un motore che non funziona più, mentre quel di cui avrei bisogno è che un altro si attivi nel darmi qualcos'altro, al di là delle parole per attivare me. Se manca questo "al di là" di un semplice sistema volto ad attivare me senza cambiare mai nulla delle cose che conosco, non c'è cura, sempre solo sto, con gli stessi problemi e lo stesso solito malcontento.
Alla fine il problema per tutti questi qua complicata consiste nel fatto che il motore non parte perché s'è rotto, ma il motore non parte per me, non perché è rotto (non s'è mai scassato in realtà, funziona probabilmente diversamente da altri motori), ma perché carburante dentro non ce n'è più, si cerca di aggiustare il motore per farlo partire senza preoccuparsi mai di andare a vedere se il carburante dentro al serbatorio del motore c'è :argh:.
Si può cercare di riparare all'infinito un motore che non funziona, ma se non si ha intenzione di spendere un centesimo per inserire la benzina necessaria per farlo partire, andandola a prendere da qualche altra parte e sottraendola ad altri sistemi (credendo illusoriamente che basta che il motore funzioni bene per far camminare un'automobile) l'automobile non parte.
Se un robot funzionasse bene, ma si fossero scaricate le batterie che sono quasi in rosso, mi sapete dire il parlare col robot per convincerlo a ricaricarsi da solo a cosa possa mai servire? Se non sapete dove si trova uno spinotto e non avete idea manco voi di dove potrebbero essere le risorse per farlo ricaricare, e inoltre vi guardate bene pure dal cedere parte della vostra energia perché il robot ce la deve fare da solo, pretendendo poi addirittura che il robot ne ceda un po' della sua per far ricaricare voi, il robot come lo aiutate? :mumble:
A suggerirgli "ristrutturati per consumare di meno" a che può servire? Come dovrebbe ristrutturarsi?
Ma poi se era questo il problema sarebbe bastato prendere il robot, buttarlo via e sostituirlo con uno che ha una struttura che consuma meno, è in una buona simbiosi con l'ambiente e pretende un consumo energetico minore.
Non sono una macchina che vive per sopravvivere o far funzionare tutti i meccanismi biologici naturali, si fotta pure il meccanismo se questo anche è contro di me, son capace anche di mandarlo in malora e portarlo alla fine insieme a me avendo la possibilità di far questo, vorrei vivere meglio davvero secondo il mio metro e non semplicemente esistere come m'è possibile all'interno di certi ventagli di possibilità meccaniche che alla fine conosco già (che per qualcuno siano scenari naturali, non me ne frega proprio nulla, si vede allora che son pure rivolto contro certe idee di natura), il mio star bene dipende dall'allargare questo ventaglio in positivo ed oggettivamente, se la natura è già ristretta così, spazio per star meglio per me semplicemente non ce n'è.
Chi riesce ad aprire delle possibilità congrue col mio star meglio m'aiuta, chi mi vuol far semplicemente continuare ad esistere male all'interno di un ventaglio di possibilità che conosco già, dicendomi semplicemente di reinterpretarle, no... Questo so farlo già da me, scelgo già alla meno peggio di volta in volta, tenendo presente le cose che sopporto e che non sopporto, lo sto facendo tutt'ora.
Anche il fatto che le relazioni si deteriorino non è un problema fondamentale, mi piacciono queste relazioni? Mi stanno bene davvero? Se la mia risposta è sì il non deteriorarle va bene, ma se la risposta è no, che le tengo in piedi a fare se mi rendono più frustrato che felice, per continuare a vivere male, pur di vivere? Se ce ne sono di migliori per me, mi si mostri dove andarle a cercare.
Se lo scopo è quello di farmi cambiare ed è questo qua il problema, iniziate a minacciarmi di menarmi proprio, di togliermi i viveri, di torturarmi e roba del genere, di sicuro funzionerà ancora meglio, che poi io stia uno schifo nel crescere così con 'sto sistema qua, cosa importa? Basta che io viva e mi riproduca, che non parli da solo e non sia matto secondo certi standard, (come cambiare non importa, è tutto equivalente), è questo il problema principale per tutta una bella fetta di strizzacervelli del cavolo che ci sono in giro. Fatto questo io sarei tornato in salute, secondo queste menti illuminate sarei passato dalla nevrosi all'essere semplicemente infelice, e cosa ho risolto? Un cazzo di niente.
Che io la pensi diversamente e dia un senso diverso al termine "star meglio" non conta nulla, sapete voi "esperti" quando sto meglio e quando sto peggio, io questo non posso saperlo mai perché per certe persone sono un bambino viziato che si lamenta di quello di cui non dovrebbe lamentarsi, alla fine i problemi di cui mi lamento in pratica non esistono proprio, sono io in quanto bambino a crearli, trasformato in adulto i problemi svaniscono. Che una soluzione sia corretta o meno per me rispetto alle mie problematiche, manco posso saperlo perché essendo un ragazzino mi lamento anche quando mi si da qualcosa di buono, io in pratica vengo espropriato di ogni forma di giudizio.
Ma se l'idea di fondo è questa... Come potreste mai fallire? Questa terapia deve essere per forza infallibile! :asd: Avrete sempre ragione nel dire che sono io a non voler star bene.
Io penso che quel che mi manca non è il giudizio, è una buona soluzione, invece si vuole intervenire solo su questo giudizio infischiandosene di cambiar qualcosa che stia bene a me cambiare. In questo discorso io devo sparire così come sparisce il discorso di un bambino che fa troppe domande... "tu bambino non capisci un cazzo, non lamentarti del fatto che devi studiare, stai zitto, quale sia il tuo bene te lo diciamo noi che conosciamo meglio di te di cosa hai bisogno". Il bambino basta che sopravviva, prenda buoni voti a scuola e vada avanti e si inserisca come una ruota dentanta allegramente all'interno dello spazio lasciato dagli altri ingranaggi, questo è l'importante... Ma che viva uno schifo immerso in tutte 'ste situazioni qua di crescita normale e naturale, importa per caso a qualcuno? Conoscono tutti meglio di me cosa mi fa bene, tutte le persone che ho intorno lo sapevano fin da quando ero in fasce, e perché allora quando andavo a scuola stavo così male?
"E' un male salutare, tutto questo è salutare, ti fa bene alla salute", ed io stavo uno schifo e continuavo a stare così... "Fa tutto bene..." e si insiste... Questo è il discorso dell'"adulto", del "maestro", del "professore" ed infine dell'"analista" o delle persone che si credono tali rispetto ad altre, ma com'è allora che io bene non stavo? :mumble:
Io non mi trovavo allora coi conti e continuo a non trovarmi ora... I conti non tornano per me. Pure 'sta relazione... bambini/adulti = pazienti/psicoterapeuti è fittizia, spesso gli adulti che son convinti d'esser diventati tali, sono cento volte più coglioni dei bambini, affermano di sapere là dove non sanno un cazzo, il bambino guidato dall'istinto sputa via certi cibi pericolosi da ingerire che certi adulti sono stati educati a mangiare. Gli adulti ti circoincidono, ti infibulano, ti torturano in vari modi e sostengono pure che tutto questo ti fa bene alla salute, certo che se uno se ne convince che tutto questo fa bene alla salute continuerà a fare lo stesso. Io se mi danno una spuntatina al pisello, non dico "ah bravi, bel rito di iniziazione, vi sono grato". L'istinto ci danneggia sempre, l'educazione dell'adulto ci fa bene a tutti, questo è il discorso dell'adulto.
A me non interessa proprio, ecco tutto, non m'importa diventare adulto, curo il mio bene, né quello del bambino, né quello dell'adulto.
Alla fine quel che si racconta il bambino che è divenuto adulto è che non è un problema serio questo, una persona divenuta adulta infatti non se lo dovrebbe porre proprio e dovrebbe raccontarsi d'esser fortunata.
Alcuni bambini non sono voluti crescere come certi altri, è solo questo qua il problema di fondo... Io in pratica secondo 'ste teorie sarei uno di questi bambini qua. Bisogna persuadere tutti a crescere e svilupparsi in certi modi, chi dice di star male così, non funziona bene, va aggiustato a funzionare bene all'interno degli ingranaggi che ci sono, il sistema di ingranaggi fa bene alla salute e basta, chi dice di aver bisogno di qualcos'altro va aggiustato pure lui e portato a ripetere che ha bisogno delle stesse cose buone che hanno fatto tanto bene ad altre persone, se crede che qualcosa manchi ancora è un idiota che va o imbottito di farmaci o rieducato a rigare dritto come chi non si lamenta mai (non traendo piacere perverso da questo) e s'è abituato alle frustrazioni esistenziali attuali, lavora e non rompe i coglioni a nessuno.
Così si risolvono tutti i problemi, questa qua è la cura. Ad uno psicoterapeuta così la testa gliela si dovrebbe staccare davvero, ma non per usarla al posto della nostra ma per buttarla direttamente nel cestino dei rifiuti.
Saluti
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Riferimento: Io sono la tigre
A te secondo me ti ci vuole proprio uno che chiacchieri poco, ma che ti faccia scavare alle radici e alle cause del tuo malessere, sempre che tu lo consideri malessere.
Partendo da un principio, malessere, esempio "stavo male a scuola", trovare le cause del tuo star male a scuola, cos'è che ti faceva star male, magari il tuo rapporto con l'educazione, e bla bla bla, e poi una volta scoperto questo, chissà che non ti si ccenda qualche lampadina in più.
:sbonk:
Si vede che ho appena messo le luci all'albero di Natale?:))