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Ok :approved:
se vi va, vi propongo quest'altro caso:
"Una donna di 38 anni (aspetto triste ed affranto) si presenta allo psicologo accompagnata dal marito, su consiglio del neuropsichiatra poiché la colite spastica di cui soffre da tempo non ha base neurologica. Si era sottoposta ad un trattamento psicoterapeutico, concluso per sua volontà dopo due anni perché riteneva di non aver più nulla da dire. Lavora in un asilo nido, come insegnante di sostegno per bambini con problemi linguistici, le piace molto lavorare con i bambini anche se non ne ha. Ama accudire gli animali, soprattutto gatti abbandonati. I primi sintomi appaiono a 18 anni, in occasione del primo rapporto sessuale, avuto con il marito, in seguito al quale era preoccupata di rimanere incinta. Ha rapporti sessuali scarsi. I sintomi si riacutizzano perché il marito, una volta materno, inizia a stancarsi (esce con gli amici, fa lunghe passeggiate in bicicletta). Sintomi correlati sono: abbassamento della vista, herpes e stomatiti (i sintomi riguardano soprattutto la zona orale); si calmano quando è al lavoro. È stata allevata dai nonni perché i genitori si sono separati quando lei era molto piccola; vedeva il padre solo durante le vacanze e nei giorni prefissati dal giudice e, nonostante i rari momenti di incontro con lui, non riusciva a dirgli nulla. Aveva un buon rapporto con la nonna che viveva come figura positiva. Quando si è sposata, il padre voleva portarla all'altare, ma lei ha preferito che questo ruolo fosse rivestito dal nonno; in seguito a questo rifiuto, percepito come un affronto, il padre è sparito, e lei non l'ha più cercato. Ritiene la madre intrusiva, ma la usa per i lavori domestici e si fa contenere quando l'assale la paura di avere un cancro. Passa molto tempo in bagno poiché la colite spastica le impedisce di defecare, e riesce ad evacuare solo aiutandosi con le mani.
Delineare il caso. Cosa ritenete che debba essere approfondito e con quali metodologie, ed indicate se i dati forniti sono sufficienti"
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non so... il termine soggetto mi sembra trooppo impersonale, quasi da esperimento...io credo che lo chiamerò utente...se ci vogliamo incontrare per me è ok....alle 7:45 di fronte a kappa?ci sarò...tanto misty mi ti ricordo, dovrei riconoscerti...a meno che non ho gli occhi incollati di sonno...
da quanto ho capito si, la differenza è nel peso, gli individui bulimici di solito riescono a mantenere il peso al di sopra o al minimo di quanto previsto per età e statura
se precedentemente a questo episodio la ragazza era stata diagnosticata come anoressia nervosa con abbuffate/condotte di eliminazione e adesso il peso è nella norma e/o il ciclo mestruale è regolare la diagnosi potrebbe essere o anoressia con abbuffate/condotte di eliminazione in remissione parziale o bulimia nervosa con condette di eliminazione
se questo è il primo episodio e il peso è regolare (scusa ma non ho calcolato l'indice di massa corporea) è appropriata la diagnosi di bulimia con condotte di eliminazione
per il termine spero tanto ci sia il nome, così mi levo il pensiero! oppure possiamo fare caso a cme viene nominato nel testo...se dice paziente userò quel termine!
la differenza tra i due disturbi penso sia quella!
anch'io mi dovrei ricordare di te...ma con la mancanza di sonno non so se ce la faccio a riconoscerti...spero di si! cmq chiunque voglia unirsi da Kappa alle 7:45 è il/la benvenuto/a!
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.....
se precedentemente a questo episodio la ragazza era stata diagnosticata come anoressia nervosa con abbuffate/condotte di eliminazione e adesso il peso è nella norma e/o il ciclo mestruale è regolare la diagnosi potrebbe essere o anoressia con abbuffate/condotte di eliminazione in remissione parziale o bulimia nervosa con condette di eliminazione
se questo è il primo episodio e il peso è regolare (scusa ma non ho calcolato l'indice di massa corporea) è appropriata la diagnosi di bulimia con condotte di eliminazione
scusa ma questa cosa dell'anoressia "in remissione parziale" non la trovo.......sul dsm dice che la diagnosi di anoressia o bulimia nervosa non sono "lifetime", ma spesso si alternano in seguito all'aumento o alla perdita di peso....
quindi anche se in precedenza ci fosse stata una diagnosi di anoressia con abbuffate/eliminazione, adesso la diagnosi sarebbe comunque bulimia nervosa, visto che il peso è al di sopra dell'85% di quanto previsto (l'ho calcolato...con la calcolaltrice :asd: )
che ne dici?:sbonk:
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misty983
Faccio anch'io una domandina riguardo ai punti richiesti nell’analisi del caso…
quando chiedono “Di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe” dobbiamo solo indicare il colloquio e i test, tipo lo SCID I o II, senza aggiungere nient’altro.
Mentre solo se chiedono “Quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perché” dobbiamo indicare i punti che abbiamo intenzione di approfondire durante i colloqui successivi (per esempio relazioni familiari, rapporti interpersonali, circostanze di insorgenza del sintomo, ecc.). Giusto??
vi ripongo questa domandina, su cui sono molto insicura...:mumble:
per il caso, lo leggo oggi pomeriggio. stamattina sto provando a memorizzarmi i criteri dei vari disturbi...impresa impossibile!:swear:
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misty983
vi ripongo questa domandina, su cui sono molto insicura...:mumble:
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misty983
Faccio anch'io una domandina riguardo ai punti richiesti nell’analisi del caso…
quando chiedono “Di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe” dobbiamo solo indicare il colloquio e i test, tipo lo SCID I o II, senza aggiungere nient’altro.
Mentre solo se chiedono “Quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perché” dobbiamo indicare i punti che abbiamo intenzione di approfondire durante i colloqui successivi (per esempio relazioni familiari, rapporti interpersonali, circostanze di insorgenza del sintomo, ecc.). Giusto??
per il caso, lo leggo oggi pomeriggio. stamattina sto provando a memorizzarmi i criteri dei vari disturbi...impresa impossibile!:swear:
credo di si......considerando anche come erano poste le tracce delle altre prove.....ho come l'impressione che saranno abbastanza precisi nelle richieste :rolleyes:
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ghostchild
credo di si......considerando anche come erano poste le tracce delle altre prove.....ho come l'impressione che saranno abbastanza precisi nelle richieste :rolleyes:
ok! grazie! ma sei prima o seconda commissione?
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misty983
ok! grazie! ma sei prima o seconda commissione?
prima!:jd:
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non vorrei essere nei tuoi panni lunedì :insonnia:....
scusa se te lo chiedo...ma quando hai dato questa prova la scorsa sessione, dove hai trovato difficoltà?nella diagnosi?nella comprensione psicodinamica?nel trattamento?cosa pensi di avere sbagliato?giusto per capire se magari la commissione valuta in modo diverso i vari punti
guarda a tutt'oggi ancora non mi spiego l perchè della mia bocciatura pensa che avevo fatto il compito uguale alla mia compagan che ora starà giàlavorando!!!!meglio non pensarci più!!!!!
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ghostchild
scusa ma questa cosa dell'anoressia "in remissione parziale" non la trovo.......sul dsm dice che la diagnosi di anoressia o bulimia nervosa non sono "lifetime", ma spesso si alternano in seguito all'aumento o alla perdita di peso....
quindi anche se in precedenza ci fosse stata una diagnosi di anoressia con abbuffate/eliminazione, adesso la diagnosi sarebbe comunque bulimia nervosa, visto che il peso è al di sopra dell'85% di quanto previsto (l'ho calcolato...con la calcolaltrice :asd: )
che ne dici?:sbonk:
è proprio nella parte iniziale della diagnosi differenziale della bulimia nervosa del DSM...comunque è specificato che è a discrezione del clinico se fare diagnosi di anoressia in remissione parziale o bulimia, dal momento che vengono considerate corrette entrambe
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misty983
Faccio anch'io una domandina riguardo ai punti richiesti nell’analisi del caso…
quando chiedono “Di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe” dobbiamo solo indicare il colloquio e i test, tipo lo SCID I o II, senza aggiungere nient’altro.
Mentre solo se chiedono “Quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perché” dobbiamo indicare i punti che abbiamo intenzione di approfondire durante i colloqui successivi (per esempio relazioni familiari, rapporti interpersonali, circostanze di insorgenza del sintomo, ecc.). Giusto??
sostanzialmente è così...ovviamente dovresti indicare cosa hai intenzione di approfondire nei colloqui e per quale motivo (brevemente) utilizzi gli strumenti che citi...
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disappear
è proprio nella parte iniziale della diagnosi differenziale della bulimia nervosa del DSM...comunque è specificato che è a discrezione del clinico se fare diagnosi di anoressia in remissione parziale o bulimia, dal momento che vengono considerate corrette entrambe
trovato, grazie! :)
:approved:
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all'ultimo momento ho deciso di proporre una terapia cognitivo-comportamentale per le fobie...ma ho un dubbio...gabbard dice solamente che le fobie rispondono bene a trattamenti cognitivo-comportamentali e che non necessitano di una terapia dinamica, a meno che si vogliano affrontare le diramazioni interpersonali della fobie...ho trovato su internet qualcosa sul trattamento cognitivo-comportamentale per le fobie...
mi chiedevo, a questo punto, come referente teorico posso mettere lo stesso gabbard?
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magretta
guarda a tutt'oggi ancora non mi spiego l perchè della mia bocciatura pensa che avevo fatto il compito uguale alla mia compagan che ora starà giàlavorando!!!!meglio non pensarci più!!!!!
bene...questo non mi consola affatto :zott:...vedrai che stavolta andrà bene :crossed:
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all'ultimo momento ho deciso di proporre una terapia cognitivo-comportamentale per le fobie...ma ho un dubbio...gabbard dice solamente che le fobie rispondono bene a trattamenti cognitivo-comportamentali e che non necessitano di una terapia dinamica, a meno che si vogliano affrontare le diramazioni interpersonali della fobie...ho trovato su internet qualcosa sul trattamento cognitivo-comportamentale per le fobie...
mi chiedevo, a questo punto, come referente teorico posso mettere lo stesso gabbard?
direi di sì.....o almeno, io farei così, anch'io ho scelto la TCC per le fobie.....e solo per quelle, tra l'altro....
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ghostchild
direi di sì.....o almeno, io farei così, anch'io ho scelto la TCC per le fobie.....e solo per quelle, tra l'altro....
non so se posso esservi di aiuto ma la TCC si usa x fobie, ansia , DOC, praticamente noi di sviluppo la usiamo x tutto perchè ben integra l'approccio cognitivo e comportamentale...... ovviamente noi non facciamo riferimento al gabbard( psicodinamico), ma + agli aspetti familiari-relazionali tra genitore e bimbo....
vi faccio tanti grossi in bocca al lupo x lunedi:approved:
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ghostchild
Ok :approved:
se vi va, vi propongo quest'altro caso:
"Una donna di 38 anni (aspetto triste ed affranto) si presenta allo psicologo accompagnata dal marito, su consiglio del neuropsichiatra poiché la colite spastica di cui soffre da tempo non ha base neurologica. Si era sottoposta ad un trattamento psicoterapeutico, concluso per sua volontà dopo due anni perché riteneva di non aver più nulla da dire. Lavora in un asilo nido, come insegnante di sostegno per bambini con problemi linguistici, le piace molto lavorare con i bambini anche se non ne ha. Ama accudire gli animali, soprattutto gatti abbandonati. I primi sintomi appaiono a 18 anni, in occasione del primo rapporto sessuale, avuto con il marito, in seguito al quale era preoccupata di rimanere incinta. Ha rapporti sessuali scarsi. I sintomi si riacutizzano perché il marito, una volta materno, inizia a stancarsi (esce con gli amici, fa lunghe passeggiate in bicicletta). Sintomi correlati sono: abbassamento della vista, herpes e stomatiti (i sintomi riguardano soprattutto la zona orale); si calmano quando è al lavoro. È stata allevata dai nonni perché i genitori si sono separati quando lei era molto piccola; vedeva il padre solo durante le vacanze e nei giorni prefissati dal giudice e, nonostante i rari momenti di incontro con lui, non riusciva a dirgli nulla. Aveva un buon rapporto con la nonna che viveva come figura positiva. Quando si è sposata, il padre voleva portarla all'altare, ma lei ha preferito che questo ruolo fosse rivestito dal nonno; in seguito a questo rifiuto, percepito come un affronto, il padre è sparito, e lei non l'ha più cercato. Ritiene la madre intrusiva, ma la usa per i lavori domestici e si fa contenere quando l'assale la paura di avere un cancro. Passa molto tempo in bagno poiché la colite spastica le impedisce di defecare, e riesce ad evacuare solo aiutandosi con le mani.
Delineare il caso. Cosa ritenete che debba essere approfondito e con quali metodologie, ed indicate se i dati forniti sono sufficienti"
La donna viene accompagnata al colloquio con lo psicologo dal marito su consiglio del neuropsichiatra. Sembrerebbe importante mettere l'accento sulla reale motivazione al cambiamento della donna. Abbiamo una psicoterapia di due anni che a quanto sembra non ha portato giovamento alla donna, inoltre lei abbandona il trattamento perché riteneva di non avere più niente da dire. Nei successivi colloqui sarebbe opportuno chiarire chi ha fatto la richiesta di psicoterapia e perché e le modalità di implementazione della stessa [quale tipo di psicoterapia? Quali modalità? Di gruppo, familiare o individuale?]. La sintomatologia presentata dalla donna sembrerebbe rientrare nella sfera dei disturbi nevrotici. Abbiamo un esame di realtà intatto, la vita lavorativa non sembra risentire particolarmente il disagio della donna. Prova piacere nel lavoro che fa', sembra utilizzare meccanismi difensivi come l'altruismo e la sublimazione [ne troviamo riscontro sia nel lavoro sia nell'accudire gli animali abbandonati], comunque la sua incapacità di elaborare un vissuto di ansia la porta a convertire il conflitto psichico in somatizzazioni [questi possono rappresentare dei tratti di personalità isterica non riportati nel DSM].
-Disturbo somatoforme indifferenziato [colite spastica, abbassamento della vista, herpes e stomatiti]
appare evidente una relazione conflittuale con entrambe le figure genitoriali. Un padre con il quale non si riesce ad avere una relazione funzionale e una figura materna vissuta come ambivalente [dove alcune volte è intrusiva, mentre altre volte svolge la funzione di contenitore per le proprie ansie]. È interessante notare come i primi sintomi compaiono in occasione del primo rapporto sessuale con l'attuale marito. Inoltre si riacutizzano quando il marito sembra “staccarsi” dalla relazione e in un certo senso sembra comportarsi come il padre della donna. Il suo non riuscire a dire nulla al padre viene in un certo senso riportato nel colloquio dove non emergono riflessioni psicologiche ne su se stessa ne sulla relazione di coppia, infatti il colloquio è soprattutto centrati su una sintomatologia di tipo “medico”.
Nei colloqui successivi bisognerebbe approfondire l'attuale relazione con il marito [visto che i sintomi sembrano ripresentarsi o aggravarsi in relazione alla distanza fisica/emotiva del marito] e mettere l'accento sulla seconda fase di separazione-individuazione della donna [il passaggio dall'adolescenza all'età adulta]. Il suo enorme sforzo nell'evacuare potrebbe simboleggiare la sua difficoltà/incapacità nell'esprimere i suoi sentimenti e le proprie ansie, possiamo definirla una donna “emotivamente stitica”... La donna inoltre è un'insegnante di sostegno per bambini con problemi linguistici... potrebbe essere un'ulteriore segno di un complesso inconscio.
Possiamo somministrare un Rorschach insieme ad un MMPI-2 e al disegno della figura umana della Machover... Qualora fosse confermata l'ipotesi iniziale possiamo indirizzare la donna verso una psicoterapia espressiva di coppia ad indirizzo psicodinamico.
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robyone2008
non so se posso esservi di aiuto ma la TCC si usa x fobie, ansia , DOC, praticamente noi di sviluppo la usiamo x tutto perchè ben integra l'approccio cognitivo e comportamentale...... ovviamente noi non facciamo riferimento al gabbard( psicodinamico), ma + agli aspetti familiari-relazionali tra genitore e bimbo....
vi faccio tanti grossi in bocca al lupo x lunedi:approved:
Grazie! crepi!...un grande in bocca al lupo anche a voi! :approved:
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bluesriver
La donna viene accompagnata al colloquio con lo psicologo dal marito su consiglio del neuropsichiatra..........
Ok ,sono d'accordo con la diagnosi principale e anche con lo svolgimento del caso in generale..... :)
leggendo le tue discussioni sui casi mi viene però un dubbio: mi chiedo quanto dobbiamo parlare (o meglio scrivere) in un linguaggio "dinamico" e quanto invece essere più "oggettivi"..... non so se sono riuscito a spiegarmi...:rolleyes:
finora mi sono concentrato sul quadro sintomatologico e nel fare una ipotesi di diagnosi plausibile e giustificata.....
non ho però mai tentato spiegazioni "psicodinamiche" o collegamenti particolari tra sintomi e relazioni, per esempio, a meno che non venga esplicitamente richiesto.....
come pensate di regolarvi??:mumble:
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disappear
all'ultimo momento ho deciso di proporre una terapia cognitivo-comportamentale per le fobie...ma ho un dubbio...gabbard dice solamente che le fobie rispondono bene a trattamenti cognitivo-comportamentali e che non necessitano di una terapia dinamica, a meno che si vogliano affrontare le diramazioni interpersonali della fobie...ho trovato su internet qualcosa sul trattamento cognitivo-comportamentale per le fobie...
mi chiedevo, a questo punto, come referente teorico posso mettere lo stesso gabbard?
se avete poca dimestichezza con le psicoterapie cognitivo comportamentali [come me del resto]... potete indicare per le fobie una psicoterapia psicodinamica individuale [come tutti i disturbi d'ansia...], mi risulta difficile pensare di intervenire su una fobia senza esplorare le dinamiche che stanno alla base del conflitto...
comunque io sono preoccupato soprattutto per la forma del tipo... cosa è opportuno mettere e cosa bisogna assolutamente evitare...
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ghostchild
Ok ,sono d'accordo con la diagnosi principale e anche con lo svolgimento del caso in generale..... :)
leggendo le tue discussioni sui casi mi viene però un dubbio: mi chiedo quanto dobbiamo parlare (o meglio scrivere) in un linguaggio "dinamico" e quanto invece essere più "oggettivi"..... non so se sono riuscito a spiegarmi...:rolleyes:
finora mi sono concentrato sul quadro sintomatologico e nel fare una ipotesi di diagnosi plausibile e giustificata.....
non ho però mai tentato spiegazioni "psicodinamiche" o collegamenti particolari tra sintomi e relazioni, per esempio, a meno che non venga esplicitamente richiesto.....
come pensate di regolarvi??:mumble:
non penso di allargarmi tanto all'esame :sbonk:... qui lo faccio come esercizio perchè comunque auita a pensare e fare collegamenti...
in realtà sono molto preoccupato per la forma...
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ghostchild
direi di sì.....o almeno, io farei così, anch'io ho scelto la TCC per le fobie.....e solo per quelle, tra l'altro....
ok, grazie...
se ti può essere d'aiuto io la TCC l'ho prevista anche per il disturbo ossessivo-compulsivo (ristrutturazione cognitiva per le idee ossessive e esposizione per i comportamenti compulsivi) anche perchè gabbard dice che i sintomi del disturbo sono refrattari alla terapia dinamica, la quale può essere utilizzata per affrontare i problemi relazionali secondari alla sintomatologia...
che dite...a che livello di preparazione siamo?!? :sbonk:
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ghostchild
Ok ,sono d'accordo con la diagnosi principale e anche con lo svolgimento del caso in generale..... :)
leggendo le tue discussioni sui casi mi viene però un dubbio: mi chiedo quanto dobbiamo parlare (o meglio scrivere) in un linguaggio "dinamico" e quanto invece essere più "oggettivi"..... non so se sono riuscito a spiegarmi...:rolleyes:
finora mi sono concentrato sul quadro sintomatologico e nel fare una ipotesi di diagnosi plausibile e giustificata.....
non ho però mai tentato spiegazioni "psicodinamiche" o collegamenti particolari tra sintomi e relazioni, per esempio, a meno che non venga esplicitamente richiesto.....
come pensate di regolarvi??:mumble:
comunque non ci sta molto da scrivere se ci concentriamo soltanto sulla diagnosi principale, un'evantale differenziale, invio psicoterapeutico/psichiatrico... forse possiamo scrivere di più sulle informazioni mancanti o su quelle che intendiamo approfondire...
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bluesriver
se avete poca dimestichezza con le psicoterapie cognitivo comportamentali [come me del resto]... potete indicare per le fobie una psicoterapia psicodinamica individuale [come tutti i disturbi d'ansia...], mi risulta difficile pensare di intervenire su una fobia senza esplorare le dinamiche che stanno alla base del conflitto...
comunque io sono preoccupato soprattutto per la forma del tipo... cosa è opportuno mettere e cosa bisogna assolutamente evitare...
in realtà, nonostante sono praticamente a secco di TCC, ho trovato meno difficoltà a capire e a memorizzare le tecniche cognitvo-comportamentali (che tra l'altro sono quasi le stesse per tutte le fobie, a parte la fobia sociale in cui si affrontano anche altre problematiche-la reazione ai giudizi negativi, il training all'assertività-)....per il resto, ho deciso di cambiare la terapia dinamica con la TCC perchè gabbard non ne parlava estesamente e la falabella utilizza sempre le solite formule (rielaborazione dei termini del conflitto...troppo scarno)...in base alla presentazione del paziente farò le dovute osservazioni riguardo al fatto che potrebbe trarre vantaggio anche da una terapia dinamica per le problematiche relazionali secondarie al disturbo....
rispetto al tuo dubbio...io ho sentito dire che è meglio non usare l'appellativo paziente (non siamo psicoterapeuti) e di usare abbondantemente il condizionale (potrebbe, sarebbe, sembrerebbe)...torniamo sempre allo stesso punto...l'importante è non ostentare sicurezza ma mostrare cautela
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ok, grazie...
se ti può essere d'aiuto io la TCC l'ho prevista anche per il disturbo ossessivo-compulsivo (ristrutturazione cognitiva per le idee ossessive e esposizione per i comportamenti compulsivi) anche perchè gabbard dice che i sintomi del disturbo sono refrattari alla terapia dinamica, la quale può essere utilizzata per affrontare i problemi relazionali secondari alla sintomatologia...
che dite...a che livello di preparazione siamo?!? :sbonk:
ho letto da qualche parte che la maggior parte delle psicoterapie cognitivo comportamentali su i disturbi ossessivo compulsivi sono le più efficaci nel breve tempo [abbiamo una quasi totale remissione dei sintomi...] ma a lungo temine [nel giro di 5 anni] il disturbo si ripresenta in circa 80% dei casi... [questo per diversi motivi]... certo la scelta della psicoterapia dipende da caso a caso...
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rispetto al tuo dubbio...io ho sentito dire che è meglio non usare l'appellativo paziente (non siamo psicoterapeuti) e di usare abbondantemente il condizionale (potrebbe, sarebbe, sembrerebbe)...torniamo sempre allo stesso punto...l'importante è non ostentare sicurezza ma mostrare cautela[/quote]
infatti... grazie!!!
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ok, grazie...
se ti può essere d'aiuto io la TCC l'ho prevista anche per il disturbo ossessivo-compulsivo (ristrutturazione cognitiva per le idee ossessive e esposizione per i comportamenti compulsivi) anche perchè gabbard dice che i sintomi del disturbo sono refrattari alla terapia dinamica, la quale può essere utilizzata per affrontare i problemi relazionali secondari alla sintomatologia...
che dite...a che livello di preparazione siamo?!? :sbonk:
giusto!!...anche io, al momento l'avevo dimenticato :sbonk:
e secondo gabbard questo lo differenzia dal disturbo ossessivo-comp di personalità che invece risponde bene alla terapia dinamica.....
per il mio livello......non riesco a valutare.....alcune cose mi sembra di averle più chiare, molte altre meno.....
e poi con la mia memoria non ricorderò mai tutti i criteri!!
finora i casi li ho sempre svolti col dsm davanti....senza ammetto che ho difficoltà a ricordare tutto.....:sbonk:
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bluesriver
ho letto da qualche parte che la maggior parte delle psicoterapie cognitivo comportamentali su i disturbi ossessivo compulsivi sono le più efficaci nel breve tempo [abbiamo una quasi totale remissione dei sintomi...] ma a lungo temine [nel giro di 5 anni] il disturbo si ripresenta in circa 80% dei casi... [questo per diversi motivi]... certo la scelta della psicoterapia dipende da caso a caso...
essendo psicodinamica inside, sono d'accordo con te...può essere utile nel breve termine una terapia breve mirata al controllo dei sintomi più pervasivi (l'evitamento nelle fobie e i rituali nell'ossessivo compulsivo) ma anch'io sostengo la necessità di un trattamento del profondo per individuare e sciogliere il nodo del conflitto che ha generato i sintomi...
tuttavia, dovendo menzionare come riferimento gabbard, devo limitarmi necessariamente a ciò che ho trovato lì....per il disturbo ossessivo-compulsivo gabbard parla proprio di TCC per i sintomi e terapia dinamica per i disturbi relazionali...non so fino a che punto possa essere rischioso consigliare un approccio integrato, ma in base al caso, dopo aver precisato che le valutazioni successive saranno mirate anche a valutare il tipo di motivazione, il grado di sofferenza personale, potrei pensare ad una sorta di doppio invio
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Originalmente inviato da
bluesriver
comunque non ci sta molto da scrivere se ci concentriamo soltanto sulla diagnosi principale, un'evantale differenziale, invio psicoterapeutico/psichiatrico... forse possiamo scrivere di più sulle informazioni mancanti o su quelle che intendiamo approfondire...
infatti..... credo anch'io.....
comunque qui c'è una "tipica" stesura di un caso, forse può essere utile:
http://www.professionepsicologo.com/...so_clinico.pdf
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che ne pensate di questo:
"Giovane uomo di 23 anni, inviato dal medico di base, al quale si è rivolto ripetutamente nell'arco dell'ultimo mese. Teme di aver contratto il virus HIV. Operaio in un mobilificio. Recentemente i dipendenti della sua azienda sono stati sottoposti a degli esami medici. Lui è convinto che il medico abbia usato con lui, per un prelievo di sangue, la stessa siringa utilizzata per un suo collega, il quale poco tempo prima gli aveva confidato di essere stato con delle prostitute. Per questo motivo teme di aver contratto il virus.
Ha la licenza media inferiore, vive con i genitori e una sorella, con i quali riferisce di avere buoni rapporti. Descrive la madre come ansiosa ed invadente con i figli.
Non fuma, non beve, non si droga. Pratica sport a livello agonistico. Non ha mai avuto una relazione sentimentale, né rapporti sessuali completi.
* Costruire una prima ipotesi diagnostica.
* Specificare quali altri strumenti (test, indici, scale di livello) sarebbero necessari per la validazione dell'ipotesi e perché.
* Specificare quali altre aree del colloquio andrebbero approfondite per il completamento dell'anamnesi.
In base all'ipotesi fatta e alle ulteriori indagini ipotizzare un progetto di intervento".
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ghostchild
infatti il mio consiglio rimane quello di dire solo ciò che ci viene richiesto, senza lanciarsi in spiegazioni psicodinamiche, a meno che non sia richiesto esplicitamente, e anche in quel caso mantenersi il più generici possibile e aderenti al caso in questione....
a meno di due giorni dall'esame rimane la mia incapacità di svolgere il punto eventuali risorse di rete psicosociale da attivare...
avete qualche formula universale?
ok sulla famiglia...ma se dovessimo consigliare una terapia familiare, non sarebbe un'inutile ridondanza considerare la famiglia anche come risorsa di rete?:mumble:
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infatti il mio consiglio rimane quello di dire solo ciò che ci viene richiesto, senza lanciarsi in spiegazioni psicodinamiche, a meno che non sia richiesto esplicitamente, e anche in quel caso mantenersi il più generici possibile e aderenti al caso in questione....
a meno di due giorni dall'esame rimane la mia incapacità di svolgere il punto eventuali risorse di rete psicosociale da attivare...
avete qualche formula universale?
ok sulla famiglia...ma se dovessimo consigliare una terapia familiare, non sarebbe un'inutile ridondanza considerare la famiglia anche come risorsa di rete?:mumble:
anche io ho difficoltà con questo punto, anche perchè mi sembra più da disturbi psicotici.....tipo strutture day-hospital o centri specializzati..... boh!:sbonk:
hai dato un'occhiata al caso che ho postato su? che te ne pare?
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ghostchild
anche io ho difficoltà con questo punto, anche perchè mi sembra più da disturbi psicotici.....tipo strutture day-hospital o centri specializzati..... boh!:sbonk:
hai dato un'occhiata al caso che ho postato su? che te ne pare?
ho evitato di leggere i casi postati e i vostri commenti per non farmi prendere...è più interessante fare casi che memorizzare criteri e differenziale...mi ci dedico più tardi..ora stavo dando un'occhiata alle terapie che mi sembravano più scadenti...a proposito della bulimia voi che approccio consigliate?il gabbard afferma che la terapia dinamica non è necessaria o indicata per la maggior parte dei casi, ma solo per concomitanti disturbi psichiatrici (disturbo border) o in caso di mancata risposta a trattatamenti cognitivo-comportamentali....come regolarsi?
io avevo pensato al consigliare la TCC ed eventualmente in un secondo tempo una terapia dinamica familiare o individuale...d'altronde anche gabbard dice che la bulimia può portare a modifiche nell'equilibrio elettrolitico causando attacchi cardiaci...quindi un intervento nel breve termine per tentare di contenere i sintomi più pericolosi mi sembra la terapia consigliabile in prima battuta, poi a seconda degli interessi dell'utente, del suo stato di sofferenza si potrebbe consigliare una terapia dinamica....voi che ne dite? scusate se vi assillo ma i dubbi dell'ultim'ora sono i peggiori
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ghostchild
Ok :approved:
se vi va, vi propongo quest'altro caso:
"Una donna di 38 anni (aspetto triste ed affranto) si presenta allo psicologo accompagnata dal marito, su consiglio del neuropsichiatra poiché la colite spastica di cui soffre da tempo non ha base neurologica. Si era sottoposta ad un trattamento psicoterapeutico, concluso per sua volontà dopo due anni perché riteneva di non aver più nulla da dire. Lavora in un asilo nido, come insegnante di sostegno per bambini con problemi linguistici, le piace molto lavorare con i bambini anche se non ne ha. Ama accudire gli animali, soprattutto gatti abbandonati. I primi sintomi appaiono a 18 anni, in occasione del primo rapporto sessuale, avuto con il marito, in seguito al quale era preoccupata di rimanere incinta. Ha rapporti sessuali scarsi. I sintomi si riacutizzano perché il marito, una volta materno, inizia a stancarsi (esce con gli amici, fa lunghe passeggiate in bicicletta). Sintomi correlati sono: abbassamento della vista, herpes e stomatiti (i sintomi riguardano soprattutto la zona orale); si calmano quando è al lavoro. È stata allevata dai nonni perché i genitori si sono separati quando lei era molto piccola; vedeva il padre solo durante le vacanze e nei giorni prefissati dal giudice e, nonostante i rari momenti di incontro con lui, non riusciva a dirgli nulla. Aveva un buon rapporto con la nonna che viveva come figura positiva. Quando si è sposata, il padre voleva portarla all'altare, ma lei ha preferito che questo ruolo fosse rivestito dal nonno; in seguito a questo rifiuto, percepito come un affronto, il padre è sparito, e lei non l'ha più cercato. Ritiene la madre intrusiva, ma la usa per i lavori domestici e si fa contenere quando l'assale la paura di avere un cancro. Passa molto tempo in bagno poiché la colite spastica le impedisce di defecare, e riesce ad evacuare solo aiutandosi con le mani.
Delineare il caso. Cosa ritenete che debba essere approfondito e con quali metodologie, ed indicate se i dati forniti sono sufficienti"
In questo caso sono evidenti sintomi somatici senza base organica (per fortuna abbiamo i risultati medici). Per quanto riguarda una possibile diagnosi di disturbo di somatizzazione, vi sarebbero le lementele ricorrenti (primo sintomo a 18, e sarebbe rispettato anche il criterio che richiede l’insorgenza prima dei 30 anni) ed è presente un sintomo sessuale ed un sintmo pseudo-neurologico come richiesto, tuttavia mancano i sintomi dolorosi e i gastro intestinali (devono essere due, uno c’è ed è la difficoltà di evacuazione). Considerando che non ci sono fattori stressanti o psicologici scatenanti (la separazione dei genitori è precedente di molti anni all’esordio dei sintomi), escluderei una diagnosi di disturbo dell’adattamento, e di disturbo di conversione. È presente il timore di avere una grave malattia, ma secondo il DSM se questa preoccupazione si manifesta nel corso di un disturbo di somatizzazione non dovrebbe essere diagnosticata l’ipocondria, e comunque non mi sembra che sia la preoccupazione predominante di questa donna. Quindi provvisoriamente diagnosticherei un disturbo somatoforme indifferenziato (il disturbo dura da più di 6 mesi) e utilizzerei i colloqui successivi per scoprire se la donna presenti altri sintomi che possano deporre per una diagnosi di disturbo di somatizzazione (da cui poi, se venisse confermata questa diagnosi escluderei anche quella di ipocondria).
Per quanto riguarda la terapia, considerando il fallimento della precedente esperienza con la psicoterapia, proporrei o una terapia sistemico-familiare individuale (si può fare vero bluesriver? Mi sembra di aver letto da qualche parte che l’approccio sistemico lavori anche a livello individuale) al fine di elaborare le problematiche familiari (il distacco del padre, l’assenza della coppia genitoriale, l’essere stata allevata dai nonni-passano quindi due generazioni tra la donna e le figure accudenti-) o una terapia sistemico-familiare di coppia, dal momento che la donna sembra soffrire anche della reazione del marito alle sue problematiche.
Mi sono lanciata un po’ sulle considerazioni familiari prendendo spunto e insegnamento dall’orientamento manifestato da bluesriver…spero di non aver detto grandi c……e
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
Citazione:
Originalmente inviato da
ghostchild
che ne pensate di questo:
"Giovane uomo di 23 anni, inviato dal medico di base, al quale si è rivolto ripetutamente nell'arco dell'ultimo mese. Teme di aver contratto il virus HIV. Operaio in un mobilificio. Recentemente i dipendenti della sua azienda sono stati sottoposti a degli esami medici. Lui è convinto che il medico abbia usato con lui, per un prelievo di sangue, la stessa siringa utilizzata per un suo collega, il quale poco tempo prima gli aveva confidato di essere stato con delle prostitute. Per questo motivo teme di aver contratto il virus.
Ha la licenza media inferiore, vive con i genitori e una sorella, con i quali riferisce di avere buoni rapporti. Descrive la madre come ansiosa ed invadente con i figli.
Non fuma, non beve, non si droga. Pratica sport a livello agonistico. Non ha mai avuto una relazione sentimentale, né rapporti sessuali completi.
* Costruire una prima ipotesi diagnostica.
* Specificare quali altri strumenti (test, indici, scale di livello) sarebbero necessari per la validazione dell'ipotesi e perché.
* Specificare quali altre aree del colloquio andrebbero approfondite per il completamento dell'anamnesi.
In base all'ipotesi fatta e alle ulteriori indagini ipotizzare un progetto di intervento".
Provo fare la stesura del caso utilizzando le “linee guida per la stesura del caso clinico”.
Per la stesura del caso clinico verrà utilizzato come referente principalmente il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali nella sua IV edizione riveduta.
Dalla lettura del caso appare evidente la forte ansia del ragazzo in rapporto ad un avvenimento e per questo si è ripetutamente rivolto al proprio medico con la paura di aver contratto il virus dell'HIV. Dai dati che emergono possiamo fare una serie di ipotesi che verranno successivamente sottoposte a verifica. Innanzi tutto per quanto riguarda i disturbi d'ansia dell'asse I la paura di aver contratto l'HIV per uno scambio di siringhe potrebbe far pensare ad una fobia specifica riguardante la paura di contrarre malattie [tipo: sangue, infezioni, ferite]. La pervasività di tale paura potrebbe essere legata anche al fatto di non avere mai avuto una relazione sentimentale e rapporti sessuali, temendo forse di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
Un'altra ipotesi da prendere in considerazione potrebbe essere quella di ipocondria, un disturbo somatoforme dell'asse I. Per poter escludere questo disturbo dobbiamo avere informazioni su eventuali altri visite mediche che hanno escluso il contagio da HIV. Infatti il ragazzo potrebbe non fidarsi oppure non credere alle valutazioni mediche e quindi può rivolgersi in continuazione ad altri professionisti.
Mentre per quanto riguarda i disturbi psicotici il testo non ci permette di escludere un disturbo delirante, infatti potrebbe essere un delirio non bizzarro che potrebbe aver preso spunto da un evento di vita reale come quello del controllo medico sul lavoro. Nei successivi colloqui sarebbe opportuno approfondire la pervasività di questa ideazione e il suo distacco dalla realtà. Possiamo escludere una condizione medica generale in quanto il medico di base indirizza il ragazzo verso una consultazione psicologica, forse perché ritiene inappropriata la risposta ansiosa dell'utente. Inoltre non bene, non fuma e non si droga, questo in parte escluderebbe gli effetti indotti da una sostanza, anche se non sappiamo se il ragazzo usa altri farmaci. Il ragazzo lavora come operaio e pratica sport a livello agonistico questo potrebbe confermare l'ipotesi di un disturbo legato alla sfera nevrotica anche se sarebbe opportuno indagare un'eventuale compromissione sia nella sfera lavorativa, sia nella sfera delle relazioni sociali. Visto che il ragazzo vive ancora con i genitori possiamo approfondire le diverse relazioni facendo riferimento sia al sottosistema genitoriale sia a quello dei fratelli.
Per la validazione dell'ipotesi potrebbero bastare alcuni colloqui clinici, qualora il ragazzo mostrasse delle resistenze o difficoltà nel verbalizzare e descrivere la propria situazione possiamo somministrare la scala di valutazione SCID-I per confermare o escludere le nostre ipotesi di partenza in riferimento ai disturbi dell'asse I. Qualora venisse confermata l'ipotesi di una fobia specifica sull'asse I [disturbo d'ansia], possiamo inviare il ragazzo verso una psicoterapia cognitivo comportamentale volta alla riduzione dell'ansia nei confronti dello stimolo fobico. Nell'ipotesi che venisse confermata l'ipocondria possiamo consigliare una psicoterapia espressiva individuale ad indirizzo psicodinamico.
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
Per le finalità diagnostiche del caso verrà usato prevalentemente la quarta edizione riveduta del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali [DSM-IV-TR]. Questo manuale ateoretico basa la psicodiagnosi sulla raccolta dei dati a livello fenomenologico e utilizzando una procedura multiassiale.
La donna viene inviata per una consultazione psicologia dal neuropsichiatra poiché la colite spastica non sembra avere una causa neurologica.
La donna presenta una serie di disturbi che ci permettono di prendere in considerazione una serie di ipotesi diagnostiche. Innanzi tutto non possiamo escludere un disturbo da somatizzazione visto che i primi sintomi si presentano prima dei 30 anni e, anche se i sintomi descritti come la colite spastica, abbassamento della vista, herper e stomatiti non soddisfano a pieno i criteri diagnostici per questo disturbo potrebbero essere comunque approfonditi nei colloqui successivi. Qualora dagli approfondimenti diagnostici non si raggiungono i criteri minimi per una diagnosi di disturbo da somatizzazione, possiamo eventualmente prendere in considerazione come diagnosi residua un disturbo somatoforme indifferenziato. Sappiamo che la colite spastica non ha un base neurologica, lo stesso non possiamo dire per quanto riguarda gli altri disturbi riportati dalla donna. Quindi possiamo solo in parte escludere una condizione medica generale. Sarebbe opportuno inoltre raccogliere informazioni su un eventuale uso di sostanze come farmaci, sostanze stupefacenti, alcool ecc. Per quanto riguarda la paura di avere un cancro sarebbe opportuno approfondire questa ideazione per valutare un'eventule ipocondria o un'altro disturbo d'anisa...
Dal caso emerge che la donna ha scarsi rapporti sessuali ma non sappiamo la motivazione, anche questa informazione potrebbe tornarci utile nel corso della valutazione. La donna riferisce che la sua sintomatologia si riacutizza in quanto il marito inizia a staccarsi. Da questo e dalle altre informazioni riguardanti la famiglia di origine della ragazza sarebbe opportuno un ulteriore approfondimento sia delle dinamiche relazionali con il coniuge sia di quelle con i propri famigliari. Queste informazioni sarebbero utili per un eventuale invio di psicoterapia. Qualora dai successivi colloqui emergesse una certa relazione tra la sintomatologia della donna e altre figure significative come il marito oppure i genitori, possiamo indirizzare la donna verso una psicoterapia espressiva di coppia o con l'intera famiglia con lo scopo principale di elaborare la separazione delle figure genitoriali, di cercare di esprimere la propria ansia con le parole...
per gli approfondimenti diagnostici possiamo avvalerci oltre che dei colloqui clinici anche della scala di valutazione SCID-I per eventualmente confermare o escludere le nostre ipotesi di partenza...
questo mi sembra il sistema più semplice per affrontare il caso...
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
ragazzi io mi sto infognando con i trattamenti, il perchè scegliere un tipo di terapia piuttosto che un'altra e gli obiettivi...leggo e rileggo il gabbard ma mi sembra che alla fine gli vada bene qualunque tipo di terapia...
"gli studi di tizio dicono che una terapia cognitivo comportamentale è stata buona, ma gli studi di caio dicono che la terapia psicodinamica anche...ma gli studi di sempronio dicono che con quella di gruppo sta na favola..." sono depressa!!!aiutoooo...aiutatemiiiii PSICOLOGIIII!!! curate me!!! Ho una forte motivazione intrinseca alla terapia!!!
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
bluesriver tu che sei online...aiutami tu...sono disperataaaa!!!
mi sto scaricando i riassunti su ops...e copio pari pari i trattamenti...mi posso fidare?
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Originalmente inviato da
arabafenice82
bluesriver tu che sei online...aiutami tu...sono disperataaaa!!!
ciao!!! leggiti questo è molto utile... è un link su come strutturare il caso clinico secondo me è il metodo più semplice e veloce di fare l'esame... innanzi tutto ti limita ad usare solo due scale di valutazione SCID-I e SCID-II ma solo se i colloqui clinici non sono sufficenti... e il Rorschach solo nell'eventualità di soggetti che hanno difficoltà a verbalizzare o a riferire i propri vissuti... [come ad es. depressi gravi]
http://www.professionepsicologo.com/...so_clinico.pdf
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
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Originalmente inviato da
bluesriver
ciao!!! leggiti questo è molto utile... è un link su come strutturare il caso clinico secondo me è il metodo più semplice e veloce di fare l'esame... innanzi tutto ti limita ad usare solo due scale di valutazione SCID-I e SCID-II ma solo se i colloqui clinici non sono sufficenti... e il Rorschach solo nell'eventualità di soggetti che hanno difficoltà a verbalizzare o a riferire i propri vissuti... [come ad es. depressi gravi]
http://www.professionepsicologo.com/...so_clinico.pdf
concordo...nelle mie intenzioni c'è anche quello di evitare l'uso di troppi test!!! :medito: anche perchè non me ne ricordo manco uno!!!
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
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Originalmente inviato da
bluesriver
ciao!!! leggiti questo è molto utile... è un link su come strutturare il caso clinico secondo me è il metodo più semplice e veloce di fare l'esame... innanzi tutto ti limita ad usare solo due scale di valutazione SCID-I e SCID-II ma solo se i colloqui clinici non sono sufficenti... e il Rorschach solo nell'eventualità di soggetti che hanno difficoltà a verbalizzare o a riferire i propri vissuti... [come ad es. depressi gravi]
http://www.professionepsicologo.com/...so_clinico.pdf
mi fa piacere che sia risultato utile :)
adesso capisci anche meglio le mie perplessità..... io da quando ho iniziato ad affrontare casi li ho sempre svolti più o meno come indicato lì.....
comunque on è che dice di limitarsi alla SCID....penso fosse riferito a quel caso in particolare :rolleyes:
Sono stanco.....mi sa che mi fermo qui :sbonk: