Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
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benedetta14
Scusa la sfacciataggine, ma tu cosa cerchi? Di provare a superare una sofferenza, di conoscerti maggiormente oppure di legare ancora di più l'amico?
Cara Benedetta,
sopratutto la seconda cosa. E visto che lui mi conosce molto bene, gli voglio bene e che è il suo lavoro voglio che sia lui e non una persona estranea ad aiutarmi a farlo. Tutto qui.
Se la mia migliore amica è un avvocato e ho bisogno di un avvocato, e se la considero bravissima a fare il suo lavoro e mi fido totalmente di lei, nel caso avesse bisogno di un avvocato chiedo a lei, naturalmente pagando la sua prestazione come una qualsiasi cliente, non sfrutto gli amici.
Perchè allora non posso fare la stessa cosa con questo mio amico?
Buona giornata :-)
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MiciaCattiva
Cara Benedetta,
sopratutto la seconda cosa. E visto che lui mi conosce molto bene, gli voglio bene e che è il suo lavoro voglio che sia lui e non una persona estranea ad aiutarmi a farlo. Tutto qui.
Se la mia migliore amica è un avvocato e ho bisogno di un avvocato, e se la considero bravissima a fare il suo lavoro e mi fido totalmente di lei, nel caso avesse bisogno di un avvocato chiedo a lei, naturalmente pagando la sua prestazione come una qualsiasi cliente, non sfrutto gli amici.
Perchè allora non posso fare la stessa cosa con questo mio amico?
Buona giornata :-)
Per come la vedo io, semplicemente per il fatto che all’amica avvocato puoi delegare il lavoro, ne fai mandatario in tribunale o nelle sedi opportune nelle quale può rappresentarti perché lei conosce la legge e tu no.
Ma se vuoi conoscerti il lavoro è tuo, non puoi delegare. Lui al massimo potrebbe aiutarti, ma per farlo dovrebbe colludere il meno possibile con te e far emergere veramente ciò che sei. Per poterlo fare dovrebbe smantellare il rapporto d’amicizia con te, per evitare influenze, condizionamenti o scotomi. Quindi diventerebbe comunque un estraneo.
E poi questi tuoi dubbi potrebbero essere materiale per analizzare una parte di te.
Io penso che già il tuo amico ti stia aiutando. Se non sbaglio in altre parti hai scritto che le parole di un amico influenzano di più rispetto ad altre persone. Forse potrebbe essere già un passo avanti, pensare a se stessi limitando il più possibile le influenze degli altri.
Ma sono scelte personali, per cui è giusto che tu faccia ciò che senti.
Saluti
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Originalmente inviato da MiciaCattiva
Se la mia migliore amica è un avvocato e ho bisogno di un avvocato, e se la considero bravissima a fare il suo lavoro e mi fido totalmente di lei, nel caso avesse bisogno di un avvocato chiedo a lei, naturalmente pagando la sua prestazione come una qualsiasi cliente, non sfrutto gli amici.
Però mettiti nei panni anche dell'altra persona MiciaCattiva, magari la cosa non crea problemi a te, ma potrebbe creare problemi all'altro: al di là dell'analisi o della psicoterapia, credo che in genere prestare un qualsiasi servizio lavorativo di una certa importanza ad un amico innesca sempre dinamiche complicate e spesso per molti davvero difficili da gestire. Se ritieni davvero di essere un'amica di questa persona rispetta la sua decisione. Immagina una situazione ipotetica in cui un chirurgo deve operare suo figlio, magari qualcuno ci riesce normalmente come se operasse un qualsiasi altro paziente ma tieni presente che per molte persone, che dovessero trovarsi in queste situazioni, il carico di tensione emotiva da sopportare è davvero grande e può darsi che non si ritengano in grado di saperlo gestire, e siccome tutto questo può compromettere il buon esito di un'operazione non è difficile capire perché per molti è preferibile che dell'operazione di un parente stretto se ne occupi comunque un buon chirurgo ma che non è invischiato emotivamente nella situazione. Secondo me questo problema è molto più generale e non ha a che fare in senso stretto solo con la psicoterapia.
Saluti
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Per la prima volta sottoscrivo totalmente ciò che ha scritto Char_Lie...
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Io lo sottoscrivo sempre, non sbaglia un colpo.
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Char_Lie
Però mettiti nei panni anche dell'altra persona MiciaCattiva, magari la cosa non crea problemi a te, ma potrebbe creare problemi all'altro: al di là dell'analisi o della psicoterapia, credo che in genere prestare un qualsiasi servizio lavorativo di una certa importanza ad un amico innesca sempre dinamiche complicate e spesso per molti davvero difficili da gestire. Se ritieni davvero di essere un'amica di questa persona rispetta la sua decisione. Immagina una situazione ipotetica in cui un chirurgo deve operare suo figlio, magari qualcuno ci riesce normalmente come se operasse un qualsiasi altro paziente ma tieni presente che per molte persone, che dovessero trovarsi in queste situazioni, il carico di tensione emotiva da sopportare è davvero grande e può darsi che non si ritengano in grado di saperlo gestire, e siccome tutto questo può compromettere il buon esito di un'operazione non è difficile capire perché per molti è preferibile che dell'operazione di un parente stretto se ne occupi comunque un buon chirurgo ma che non è invischiato emotivamente nella situazione. Secondo me questo problema è molto più generale e non ha a che fare in senso stretto solo con la psicoterapia.
Saluti
Sottoscrivo, Char_lie uber alles :approved:; mannaggia alla "pupazza" che non posso darti la reputazione :rolleyes:
Un Saluto
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MiciaCattiva
Cara Benedetta,
sopratutto la seconda cosa. E visto che lui mi conosce molto bene, gli voglio bene e che è il suo lavoro voglio che sia lui e non una persona estranea ad aiutarmi a farlo. Tutto qui.
Se la mia migliore amica è un avvocato e ho bisogno di un avvocato, e se la considero bravissima a fare il suo lavoro e mi fido totalmente di lei, nel caso avesse bisogno di un avvocato chiedo a lei, naturalmente pagando la sua prestazione come una qualsiasi cliente, non sfrutto gli amici.
Perchè allora non posso fare la stessa cosa con questo mio amico?
Buona giornata :-)
[con "la seconda cosa" si intende una maggiore conoscenza di sé]
Delle buone ragioni, esterne al discorso analitico e più generali, le ha già date Char_Lie.
Da un punto di vista un po' più tecnico, ci sono un sacco di appunti da fare a questa situazione. Il maggiore è relativo alla questione della neutralità/opacità dell'analista, ma se lo esprimo così finisce tutto in polemica.
Provo a fare il giro attorno a questo concetto.
Penso che il fatto di essere amici possa sottendere una buona conoscenza reciproca e tanti momenti di profonde confidenze. Sappiamo anche che l'amico di cui si parla ha anche una competenza specifica di tipo psicologico, quindi può darsi che sappia anche come orientarsi nei meandri del materiale che via via va raccogliendo (e questo, probabilmente, lo differenzia dal nonno e dal prete, che si muoveranno nello stesso materiale utilizzando una cifra "etica" totalmente differente).
Quello che non sappiamo è: che differenza c'è tra uno psicologo che, nel suo tempo libero, dispensa consigli ad un'amica (orrore!) utilizzando la sua preparazione per venirne a capo (povero lui se ci crede veramente, e non mi sembra questo il caso), ed uno psicologo (psicoterapeuta, psicoanalista) che riceve un paziente nel suo studio? A mio modo di vedere sono la stessa persona e, per questa ragione, hanno le medesime competenze tecniche. Quindi? Per quanto mi riguarda, è presto detto: il setting, l'assetto, non riguarda solo i dettagli ambientali o il pagamento dell'onorario o la puntualità della seduta, ma è anche una meticolosa predisposizione mentale.
La faccenda vira sulla relazione: può davvero un amico esercitare lo stesso ruolo di un analista? Direi proprio di no. Il sapere tecnico di un avvocato non è in alcun modo comparabile, per quello che mi riguarda, alla competenza richiesta ad un bravo terapeuta: si tratta di saperi fatti in modo diverso, che concernono materiali totalmente differenti.
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Si spera che una relazione personale, d’amore o d’amicizia che sia, venga vissuta e non analizzata (mi associo quindi all’orrore di Lalangue...).
Viceversa, una relazione analitica la si analizza, oltre a viverla.
Mi viene difficile pensare ad una sovrapposizione a priori delle due relazioni: mi domando soprattutto come si possa stare con il famoso “piede dentro e piede fuori”, che è concetto che si riferisce all’inconscio del paziente ma che forse ben si adatta anche alla natura della relazione umana che pur è presente e si instaura anche nel campo analitico.
Una relazione d’amore o d’amicizia può, nel più felice dei casi, essere incondizionata. Quella analitica, la vedo casomai come una relazione disinteressata (e in questo senso l’onorario ne è garanzia); una relazione cioè dove l’analista non chiede nulla in cambio (all’infuori dell’onorario, appunto): intendo con questo gratificazioni personali o affettive, soddisfazione di desideri, altro che non sia cioè la sola ricerca, da parte del paziente, della sua verità, del suo posto nel mondo, di una maggiore conoscenza di se stesso.
Ciò non toglie che la relazione analitica sia appunto una relazione personale, e in certi casi di grandissima intensità affettiva. Mi sembra però che la sua stessa nascita e consolidamento siano fonte preziosissima del percorso analitico e della comprensione di se stessi. Perchè ho l’impressione (per me, paziente, è stato proprio così) che proprio nelle resistenze, nel modo di aprirsi ad uno sconosciuto, nei blocchi e nelle aperture successive a questi, nello svolgersi cioè di questa relazione nel tempo e per passi e fasi successive - e dall’analisi di ciò - che si può comprendere e conoscere qualcosa di sé.
E allora forse bisognerebbe riflettere proprio sul perchè è così importante, a livelllo personale, essere anlizzate da qualcuno che già ci conosce. Sembra che già qui si aprano delle domande utili.
Giulietta.O
PS sottoscrivo anch'io l'intervento di Charlie!
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Vediamola dall'altra parte però...
Vi è mai capitato di amici che pur non chiedendovi una psicoterapia, chiedono di poter parlare con te perchè studente di psicologia e si accorgono che in un modo o nell'altro hai acquisito competenze per le quali riescono a trarre maggiore beneficio da quattro chiacchiere con te invece che con altre persone, con le quali magari hanno rapporti più profondi.
Vi sarà capitato no? Cosa ne pensate in merito?
Buona serata!
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L’hai detto, quattro chiacchere...ma un conto sono quattro chiacchere, un conto un’analisi! Un’analisi non sono quattro chiacchere!
E se si scorre questo thread a ritroso ce ne si può fare un’idea a riguardo...
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Salve qualcuno sa spiegarmi il significato di co transfert negativo? in quale situazione si crea e come mai. quale è la capacità negativa del terapeuta e che nesso c'è tra i due. grazie da ora
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Ma si che le quattro chiacchiere sono diverse da una psicoterapia, non l'ho messo in dubbio, ma mi chiedevo se i benefici che si possono ottenere siano così dicotomici rispetto al setting, c'è una separazione così netta dalle quattro chiacchiere al parlare con uno psicologo? E' una dinamica out out, ogni tanto penso ci sia un continuum. Alla fine, sei così sicura di quello che dici in questa frase:
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Quella analitica, la vedo casomai come una relazione disinteressata (e in questo senso l’onorario ne è garanzia); una relazione cioè dove l’analista non chiede nulla in cambio (all’infuori dell’onorario, appunto): intendo con questo gratificazioni personali o affettive, soddisfazione di desideri, altro che non sia cioè la sola ricerca, da parte del paziente, della sua verità, del suo posto nel mondo, di una maggiore conoscenza di se stesso.
l'analista è un super uomo? capace di uscire da dinamiche in prevalenza inconsce (ricerca di gratificazioni personali o affettive, soddisfazione di desideri) e di essere di una pasta così diversa dal suo paziente? In che modo esce da quella che comunque la base di ogni desiderio, per arrivare a richiedere al paziente la sola ricerca della verità (e non chiede neanche poco e perché lo chiede poi? Solo per l'onorario?).
buona serata!
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Perchè parli di super uomo? Di qualcuno fatto di una pasta diversa - tipo grano duro vs integrale...- ? O di individuo senza desideri? (per quanto, qualcuno ha parlato dell’analista “senza memoria e senza desiderio”...)
Li avrà sì dei desideri poveruomo! O bisogni di gratificazioni! Consci e inconsci! O fantasie in merito! In una professione d’aiuto per giunta, mi immagino che il tema della gratificazione sia anche piuttosto pregnante.
Ma mi figuro però che in primo luogo e quando necessita li analizzi! Così come il più delle volte avviene anche da parte del paziente, del resto.
E non chiede proprio nulla al suo paziente: è il paziente che chiede, casomai (e a se stesso).
Mi (ti) chiedi se i benefici siano così diversi tra quelli ottenuti da un’analisi e quattro chiacchere con un amico-psicologo. Forse, chi ha l’idea di psicologo come superuomo non sono io...
Buona serata anche a te!
G.
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ilpicozzo
Salve qualcuno sa spiegarmi il significato di co transfert negativo? in quale situazione si crea e come mai. quale è la capacità negativa del terapeuta e che nesso c'è tra i due. grazie da ora
Il co-transfert negativo... non ne ho idea.
La capacità negativa è un concetto introdotto da Wilfred Bion, ma già presente nella mente di molti analisti. Si sostanzia nella capacità dell'analista, sviluppata attraverso anni di preparazione (teorico-clinica e attraverso l'analisi personale), di tollerare la frustrazione di non capirci un bel nulla di quello che dice il paziente. Fatto salvo che la posizione di attenzione fluttuante dovrebbe consentire di percepire le diverse sfumature della comunicazione del paziente, e non solo la "comunicazione verbale diretta", ammesso che ne esista una, a quel punto nella mente dell'analista dovrebbe formarsi un'idea dell'argomento (degli argomenti) di cui sta parlando l'inconscio del paziente (a patto che l'analista, appunto, sia in grado di trattenersi dall'interpretare con schemi prefissati, oppure sia in grado di astenersì dal fare alcunché al di fuori di un ascolto disinteressato, "senza memoria né desiderio").
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Ciao ragazzi,
non insisto più con mio amico. Se dice che non avrò benifici anche se lo facciamo c'è un motivo.
Mi limito a raccontare delle sedute che faccio con un estraneo.
Poi qualche giorno fa gli ho raccontato di un mio sogno, ho sognato due alieni mezzorobot che combattevano tra di loro per il libro della verità, e missà che lui si è preoccupato un pò ahahahaha.
M'ha detto che devo smetterla con la terapia comportamentale che sto facendo e farmi un'analisi. E che mi cercherà lui un bravo specialista vicino a casa mia.
Non gli chiedo nemmeno più di cosa significano i miei sogni, dopo che m'ha detto che me lo può anche dire ma non ha senso, perchè tutto deve avvenire nell'ambito di un'analisi.
Quindi niente analisi con amici. Va bene, la cosa veramente importante è che ho un amico così :-)
Un bacio a tutti e buona domenica.