Riferimento: chi deve fare l'eds a novembre 09???
Guarda onestamente in tutte le prove potrebbero mettere altro... voglio dire (ma non mettetevi paura) già nella prima ci potrebbe essere un progetto (traccia inserita solo una volta ma non si sa mai) o domande sul codice deontologico. Nella seconda e terza potrebbero mettere domande sul codice e sul colloquio per esempio. Diciamo che a grandi linee la strutturazione delle prove è:
1°: psico generale
2°: progetto
3°: caso clinico
ma in realtà poi le cose possono cambiare molto dalla commissione.. per quello sarebbe interessante capire chi sarà presente...
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Beh, intanto grazie... è perchè io e i casi clinici ci siamo incontrari molto raramente... quindi speravo ci fosse qualche via di scampo...
Anzi, se qualcuno può mandarmi qualche esempio... sarò grata in eterno.
Nella seconda, posso però sperare che ci sia un progetto di ricerca... io incrocio le dita.
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Io incrocio le dita per tutto guarda... già per la prima prova che mi spaventa un bel pò :sbonk:
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alterpsico
Io incrocio le dita per tutto guarda... già per la prima prova che mi spaventa un bel pò :sbonk:
:approved:
Infatti speriamo intanto nella prima!!!alle altre due c è tempo per pensarci!!!
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pelena82
:approved:
Infatti speriamo intanto nella prima!!!alle altre due c è tempo per pensarci!!!
Concordo... per le altre due ci sarà tempo, magari qualche giorno, ma per studiarsi bene linee guida di un progetto o metodologia di un intervento non credo sia come "spararsi" tutti i mallopponi di argomenti che, almeno io, sto ancora studiando in questi giorni.... :sbonk:
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alterpsico
Concordo... per le altre due ci sarà tempo, magari qualche giorno, ma per studiarsi bene linee guida di un progetto o metodologia di un intervento non credo sia come "spararsi" tutti i mallopponi di argomenti che, almeno io, sto ancora studiando in questi giorni.... :sbonk:
Assolutamente sì!La penso come te, per le altre due, ci sono tante tracce, non ci sono teorie da sapere ma solo linee guida. Quindi qualche giorno di full immersion dovrebbe bastare!Invece...ti chiedo questo: tu il giorno esattamente prima dell'esame, cosa studierai????Ci hai già pensato?
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Il giorno esattamente prima? In teoria sto già studiando e cercando di ripassare tutto in modo da essere preparata o semi-preparata... il giorno prima... uhm... forse mi rilasserò o darò una breve occhiata a tutto... oltretutto il 23 festeggio l'anniversario con il mio ragazzo quindi magari un pò di "siesta" me la concederò :relax:
Sto cercando di spaziare un pò su tutto, ma sai azzeccare la domanda sarebbe TROOOOPPO magnifico (e irreale ahimè!)... :-(
Tu invece cosa pensi studierai/farai?
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Avete assolutamente ragione, ma avere qualche idea chiara mi rende un po' più tranquilla.
Io penso che il giorno prima darò una letta ai caposaldi degli argomenti che ho preparato... magari una lettina al codice deontologico e poi pregherò!!
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Io il giorno prima pensavo di dare solo una letta agli schemi di 3 argomenti di numero che mi sono preparata (diciamo i principali: due teorie generali e una di sviluppo, e metologia) e una letta veloce alle leggi del codice, ma non tutto il libro si intende!Solo la dicitura della legge...e tanta camomilla a partire dalla 8 di sera!!!E un 3 valeriane prima di dormire!!!!
Cmq hai ragione a rilassarti, d'altronde il grosso ormai l'abbiamo fatto e lo stiamo facendo, il giorno prima è solo un ripasso per la coscienza!!!!
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Ola donzelle...scusate l'assenza......personalità sè ed identitaà..co i penso io....collegatevi sta sera tardi, inserisco un post con tutto!!!!! come va lo studio..io mi sto..biiiiip sotto!!!!!
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Io sono davvero preoccupata se dovessero mettere qualcosa di personalità, non l'ho mai studiata (ho fatto neuropsicologia)...spero tengano conto che sono molti i percosi di studio e facciano domende generali, tipo descrizione di una teoria o un metodo!
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Personalità
Con il termine personalità si può intendere un costrutto multidimensionale che definisce l'insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali che spiegano le differenze individuali; la personalità è stata oggetto di interesse per molte teorie che l’hanno individuata come caratteristica adattiva o come caratteristica a base genetica; con approccio nomotetico o idiografico, cercando caratteristiche comuni in tutti gli individui o enfatizzando l’unicità soggettiva.
Un approccio nomotetico allo studio della personalità è rintracciabile nelle teorie dei tratti; la struttura della personalità risulta essere costituita da tendenze comportamentali organizzate gerarchicamente con tratti sovraordinati che organizzano le tendenze che si collocano ad un livello più basso, le quali, a loro volta, controllano le abitudini comportamentali che sono ad un livello ancora più basso. In questa struttura a cascata il livello più elevato viene interpretato come il nucleo portante della personalità e si identifica con le variabili disposizionali: la personalità è composta da tratti cioè da caratteristiche distintive, stabili che si manifestano nel comportamento dell’individuo (indicatore dei tratti di appartenenza: il comportamento dipende dai tratti). Tra le teorie dei tratti si rintracciano le teorie forti secondo cui i tratti sono a base genetica e non hanno solo una funzione descrittiva del comportamento ma anche esplicativa e le teorie deboli che non impongono restrizioni biologiche ed abbracciano l’idea che i tratti descrivano ma non spieghino il comportamento.
La teoria dei “Big Five” elaborata da McCrae e Costa (1985) rappresenta il sistema tassonomico maggiormente utilizzato nella descrizione dei tratti di personalità, soprattutto nell’età adulta; tale tassonomia deriva dalla tradizione psicolessicale: partendo dal linguaggio comunemente usato per descrivere caratteristiche di personalità sono emersi attraverso analisi fattoriale 5 dimensioni psicolessicali, indipendenti dalle caratteristiche culturali dei soggetti; le persone pertanto possono venir distinte sulla base di 5 caratteristiche bipolari di personalità:
1. Estroversione/Introversione
2. Amabilità/Sgradevolezza
3. Coscienziosità/negligenza
4. Apertura mentale/Chiusura mentale
5. Stabilità emotiva/nevroticismo
Secondo il modello dei big 5 l’influenza dell’ambiente sul comportamento è di natura additiva: i tratti e l’ambiente influenzano il comportamento individuale ma non si influenzano vicendevolmente.
Per la misura dei Big 5 sono stati messi a punto due questionari: B.F.Q (Caprara, 132 item scala likert 5 pt), NEO-PI (Costa e McCrae, 240 item)
La teoria dei big 5 è stata aspramente criticata da Eyseck secondo cui i Big 5 sono solo raggruppamenti di parole ottenuti attraverso analisi statistica che si utilizzano per descrivere la personalità; per poter formulare una teoria della personalità bisogna verificare tramite sperimentazione delle ipotesi precise; secondo Eysenck i tratti hanno una base biologica, ma gli individui non ereditano il comportamento bensì le strutture che ne daranno origine. Nel modello P.E.N Eysenck illustra una teoria della personalità postulata a livello teorico e verificata sul piano empirico; l’autore sostiene che tale modello ha un valore euristico ovvero l’importante è il quadro teorico di riferimento, poi i tratti fenotipici possono anche venir ridefiniti in virtù di nuove scoperte empiriche. La personalità è data dai fattori causali (strutture ereditate a base biologica), i quali determinano i tratti (psicoticismo, estroversione, nevroticismo) che a loro volta determinano i comportamenti individuali osservabili sia in laboratorio che nella vita sociale.
Le teorie dei tratti, come detto, abbracciano un approccio nomotetico cercando leggi che valgano per tutti gli individui ovvero quelle variabili (tratti) all’origine del comportamento; l’approccio è between people (tra le persone) ed il metodo utilizzato è psicometrico (self report con lista di comportamenti da indicarne la frequenza per individuare i tratti sottostanti)
Meriti: chiarezza concettuale, capacità di sintesi (da costrutti generali a specifici), validità ed affidabilità delle misure, capacità predittive del comportamento.
Limiti: trascurata l’unicità dell’individuo e l’influenza ambientale sulla personalità, non considerazione dei processi dinamici dell’individuo (i tratti sono stabili).
L’approccio idiografico, invece, pone al centro l’individuo e la sua unicità non è interessato a confrontare gli individui (approccio within) e non cerca leggi generali; il soggetto è visto come una totalità dove ogni elemento è integrato con altri ed ha un particolare significato nel funzionamento globale della persona stessa, ascrivibile a questo dominio è la teoria della personalità Freudiana, secondo cui la personalità dipende dai conflitti intrapsichici che avvengono a livello dell’inconscio tra le istanze Es, Io e Super Io. L’ Es, la sede degli impulsi (Eros e Thanatos) segue il principio di piacere spingendo l’individuo alla soddisfazione immediata delle pulsioni per ottenere una scarica della tensione psichica, le spinte pulsionali dell’Es si scontrano con le controspinte dell’Io (istanza mediatrice che segue il principio di realtà) il quale reagisce con dei meccanismi difensivi inconsci tra cui proiezione, negazione e sublimazione. Il metodo utilizzato per indagare la personalità è quello clinico avvalendosi del colloquio e dei metodi proiettivi di valutazione della personalità in cui viene proposto uno stimolo non strutturato su cui il soggetto proietta contenuti del suo se e del suo mondo intrapsichico (Rorschach, Tat)
All’ interno del continuum idiografico vs nomotetico, si possono collocare le teorie cognitivo-sociali (Bandura) secondo cui la personalità è un sistema dinamico caratterizzato da pattern cognitivo- affettivi stabili e coerenti in interazione dinamica con gli eventi del mondo esterno; la persona è l’oggetto di studio (globalmente intesa, non scomponibile nei tratti) intesa come un agente attivo capace di dirigere il proprio comportamento, organizzarsi ed autoregolarsi in funzione allo spazio ed al tempo in cui è inserita.
La personalità è caratterizzata dalle unità cognitivo-affettive che determinano le differenze tra gli individui: codifica, aspettative, emozioni, obiettivi e valori, strategie di autoregolazione, inoltre si possono riscontrare anche differenze nello stesso individuo in funzione della situazione: se per le teorie disposizionali il livello di socievolezza di x è maggiore di y lo sarà in ogni situazione in cui sono calati x ed y, mentre per le teorie cognitivo sociali potrà verificarsi la situazione a in cui la socievolezza di x è maggiore di y ma minore nella situazione b.
La personalità si forma mediante un determinismo triarchico reciproco tra la persona, il comportamento e l’ambiente in cui è inserita, quindi un individuo calato nello spazio e nel tempo che viene influenzato dall’ambiente (apprendimento vicario) ed a sua volta lo influenza con il proprio comportamento su cui poi riflette modificandolo e modificando se stesso, come avviene per la self efficacy: dal comportamento passato (che ha generato o meno successi ) deriva il senso di autoefficacia, la persona ha riflettuto sul suo comportamento ed a sviluppato la consapevolezza di potercela fare, di essere un agente causale capace di seguire con successo comportamenti volti alla riuscita, questa modificazione influisce sulle aspettative di riuscita e sul comportamento futuro il quale sarà maggiormente motivato ed otterrà risultati a conferma ed incremento dell’autoefficacia percepita.
Dweck (2000) ha indagato come il senso di Self efficacy incida sul rendimento scolastico: i bambini con senso di inefficacia si fissavano sugli errori, si vergognavano e volevano smettere i compiti assegnati, non riuscendo, non erano motivati e non apprendevano; i bambini con self-efficacy utilizzavano l’errore come stimoli per migliorare incrementando la spinta motivazionale e la possibilità di successo.
Un recente modello Mc Adams(2006) propone l’indagine della personalità a cinque livelli che sono epistemologicamente indipendenti. Si influenzano ma non si determinano a vicenda.
1. biologia: caratteristiche che accomunano tutti gli individui della stessa specie, servono per l’adattamento e vengono trasmesse geneticamente, sono suddivisi in moduli: legati alla sopravvivenza, ai bisogni fisiologici ed ai problemi sociali. Questi moduli sono uguali per tutti gli individui ma è il modello di rispondervi che differenzia le persone.
2. Disposizioni: tendenze comportamentali generali decontestualizzate che gli individui mostrano quando mettono in atto i comportamenti di adattamento per la sopravvivenza (a base biologica)
3. caratteristiche adattive: caratteristiche individuali e contestualizzate nello spazio e nel tempo (aspettative, ruoli, stili di attaccamento ecc), definiscono la specificità del soggetto.
4. il narrato: la persona si racconta e riflette su se stessa nel qui e nell’ora rielaborando e dando coerenza a ciò che si è fatto (è il cuore della personalità, svela come la persona è fatta)
5. la cultura: il soggetto è calato in un contesto culturale e la cultura agisce ad ogni livello (disposizioni: scegliendo l’ambiente affine ai suoi tratti, caratteristiche adattive: la cultura influenza gli stili di attaccamento ed i valori personali; a livello del narrato: la cultura determina il ruolo da tenere e la storia da raccontare.
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La teoria di Mc Adams è di tipo idiografico: partendo dalla biologia uguale per tutti gli individui, passando per i tratti che differenziano gli individui, arriva alle caratteristiche adattive che sono l’espressione delle differenze individuali per finire con il narrato che determina l’unicità dell’individuo e la cultura che incide su tutti i livelli; in questa integrazione di vari modelli ciò che definisce la persona e che quindi si indaga è l’aspetto narrativo: solo capendo come la persona si racconta si capisce la persona unica ed inserita nello spazio nel tempo e nella cultura; il metodo utilizzato è la narrazione autobiografica: la persona si racconta e raccontandosi riflette su ciò che è stato e ciò che ha fatto nel qui e nell’ora della narrazione, modificando però le aspettative future.
Test di personalità: consentono di ottenere informazioni sulla struttura di personalità dell’individuo; si dividono in due categorie: non proiettivi e proiettivi.
I test non proiettivi riflettono un approccio nomotetico allo studio della personalità; tra i più utilizzati troviamo:
o BFQ poggia sulla teoria dei Big 5 (Costa e McCrae) ed indaga partendo dalla tradizione lessicografica 5 dimensioni quali: estroversione, amabilità, coscienziosità, apertura mentale,stabilità emotiva.
o 16PF di Cattel che misura le 16 dimensioni bipolari su cui si differenzia la personalità.
o MMPI inventario di personalità con finalità solo descrittive, nato come strumento per la diagnosi psicopatologica viene utilizzato come test integrativo nel processo di assesment; si basa sul metodo dei gruppi contrapposti (scegli gli item che massimizzavano le differenze tra che manifestavano o meno una determinata caratteristica), nasce per soddisfare critesri empirici e presenta 6 scale di validità: L= menzogna; K= correzione; F= risposte a caso, Fb, VRIN= incoerenza nelle risposte e TRIN= incoerenza nelle risposte vero. E’ composto da 567 dicotomici, su scale: di validità, cliniche (raggruppate in nevrotica, psicotica e sociopatica) di contenuto e supplementari.
I test proiettivi: propongono uno stimolo ambiguo o non strutturato nella cui interpretazione il soggetto proietta contenuti del suo Se e del suo mondo intrapsichico (emotivi, affettivi, conflittuali, pulsionali ecc).
I test proiettivi si basano su un approccio idiografico, considerando l’unicità del soggetto e tra questi i più noti sono:
o T.A.T di Murray, composto da 31 tavole che presentano stimoli ambigui e al soggetto viene chiesto di elaborare la scena tematica, raccontando una storia coerente con un inizio uno svolgimento, una fine attorno allo stimolo presentato. (NB: test tematico; Rorschach test strutturale)
o Rorschach: uno dei test proiettivi maggiormente accettati in quanto maggiormente standardizzato (specialmente nella codifica che segue la scuola di Exner), è un test strutturale, propone delle strutture ambigue (macchie di inchiostro) attraverso cui il soggetto proietta il proprio mondo interiore. E’ composto da 10 tavole 5 in b/n, 2 bicromatiche, 3 policromatiche. E’ un test difficile da somministrare per lo sperimentatore che richiede abbia una buona competenza, prevede:
Somministrazione (non può avvenire se il sogg conosce già il test e non al primo colloquio) consegna deve essere standard prestando attenzione a non dare indicazioni.
Raccolta (l’esaminatore deve annotare tutto ciò che dice di vedere o non vedere il soggetto senza spingerlo a parlare, la posizione delle tavole, il tempo di risposta, le espressioni emotive ecc)
Inchiesta (consiste nella richiesta da parte dell’esaminatore di maggiori informazioni su alcune risposte date)
Siglatura(le risposte vengono siglate in: localizzazione, determinante,contenuto,frequenza,manifestazioni particolari)
Spoglio (consiste nella creazione di uno psicogramma per mettere in evidenza determinate risposte.
Nb: è stato criticato perché sembrava più un compito percettivo che non di personalità, inoltre secondo la scuola di Exner le tavole non sono macchie di inchiostro a caso ma sono state strutturate ad hoc.
Riferimento: chi deve fare l'eds a novembre 09???
Cara spippola81 ti capisco, anch'io ho fatto neuropsicologia e di personalità non so un tubo...
Quindi un enorme grazie a Nicoletta...
E speriamo in bene...
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IL SE
Il sé corrisponde con la presa di coscienza di sé, come soggetto diverso dagli altri; può essere definito come il sapere relativo a se stessi; il primo ad interessarsi del sé ed a proporre una dicotomia tra i suoi aspetti costituenti è stato nel 1890 James, il quale postulò l’esistenza di un Sé distinto in Io e Me: Io è l’aspetto attivo del conoscere, la parte agente relativamente stabile ed alla base dell’identità, mentre il Me è l’oggetto conosciuto, l’aspetto conoscibile di se stessi; utilizzando la metafora del computer si potrebbe definire l’Io come un software che contiene le indicazioni e le procedure per elaborare i dati, ed il Me come i dati che di volta in volta vengono elaborati creando da input degli output.
L’io è quindi l’agente che conosce, il mè è ciò di cui l’individuo ha avuto esperienza nella propria vita e che diventa l’oggetto che appartiene al soggetto. James distingue tre oggetti di conoscenza: self materiale (corpo, oggetti, casa ecc), self sociale (la fama, il rispetto, i ruoli ecc), self spirituale (le disposizioni mentali, i pensieri, la volontà).
Gli studi sul sé possono venir distinti in due grandi categorie sulla base dello sviluppo del concetto di sé, alcuni hanno sostenuto l’esistenza del concetto di sé fin dall’infanzia emerso attraverso il rapporto con la madre, altri hanno individuato la sua formazione nell’interazione sociale; del primo approccio possiamo citare il contributo di Winnicott, mentre della seconda posizione è Cooley, l’interazionismo simbolico (Mead, Cooley) e la teoria del confronto sociale di Festinger.
Secondo Winnicot il sé emerge dall’interazione con la madre nelle prime fasi della vita in cui il bambino è in uno stato simbiotico con la propria madre che deve comprendere e talvolta prevenire i bisogni di natura ancora prettamente fisiologica del bambino; in questo sistema di relazioni le carenze materne risultano particolarmente rischiose per la creazione del sé, è il rapporto del bambino con il suo ambiente materno a determinare la creazione di un vero sé o di un falso sé: il vero Sé coincide con il nucleo reale ed autentico dell'individuo, con la creatività e la capacità di essere se stessi, il falso Sé è una creazione a livello psicologico che riflette la volontà di nascondere il vero Sé, o meglio una sorta di maschera indossata dal bambino
Per riuscire a comprendere la genesi del falso Sé Winnicott propone il confronto tra due situazioni opposte, ovvero quella in cui una madre è "sufficientemente buona" e quella in cui una madre "non è sufficientemente buona". La prima è una madre che sa affrontare il sentimento di onnipotenza del neonato fornendo frustrazioni dosate che consentono il graduale declino dei sentimenti di onnipotenza. In questo caso il bambino sviluppa a sua volta un tipo di adattamento sufficientemente buono atto ad affrontare la realtà con la spontaneità che è propria del vero Sé.
Al contrario, una madre "non sufficientemente buona" non riesce ad affrontare l'onnipotenza del proprio figlio e non risponde al gesto spontaneo del bambino, bensì propone un gesto e chiede al figlio di assecondarlo; l'assecondamento da parte del bambino diventa base del falso Sé, funzione diretta dell'incapacità materna di percepire i bisogni reali del figlio. La nascita del falso Sé è da intendersi pertanto come l'esito di un processo difensivo in cui viene protetto il vero Sé infantile, che venga indossata una maschera in linea con le attese materne; il rischio è che il falso Sé venga vissuto dal bambino come reale tanto da giungere sostituire il vero Sé.
Secondo Cooley il sé è una costruzione sociale, implica l’esistenza di relazioni sociali con individui significativi e deriva in gran parte dal riflesso diretto di ciò che riteniamo gli altri pensino di noi, Cooley esprime il concetto di looking glass self per indicare che il sé è dato dalle valutazioni riflesse, come davanti a uno specchio (io sono come penso tu mi veda). Alla base delle valutazioni riflesse sono tre componenti principali: la capacità di immaginare il modo di vedermi degli altri, la capacità di prevedere il giudizio che tale modo di vedermi suscita negli altri e le sensazioni legate al se di orgoglio e vergogna. Il sé speculare cresce quindi in funzione delle relazioni simboliche che il soggetto sperimenta (interazionismo simbolico perché è simbolica l’interazione tra le menti dei soggetti ed i vari significati che sono prodotti da tali interazioni).
Mead, come Cooley sostiene che il sé deriva dall’interazione con gli altri, dall’appartenenza ad una comuità e si sviluppa solo quando l’individuo è in grado di percepire se stesso dal punto di vista altrui. Il sé si sviluppa attraverso due fasi: il play (gioco che consiste nel ricoprire un ruolo particolare alla volta es: poliziotto, maestra ecc) ed il game (gioco di ruolo dove interiorizzi simultaneamente più ruoli altrui es: gioco del calcio) nel play il bambino assume i ruoli degli adulti differenziando il sé dal non sé, nel game assume le procedure comportamentali e le regole di tutti i partecipanti al game; attraverso i giochi il bambino può assumere la prospettiva degli altri (dell’altro generalizzato) verso di lui ed il suo sé sarà quindi costruito sulla base di come pensiamo che l’altro generalizzato ci veda. Mead distingue inoltre tra il Me e l’Io (seguendo il pensiero di James); dove il mè è costituito a partire dall’interiorizzazione dell’altro generalizzato, incorporando i valori che definiscono la comunità ed il gruppo di appartenenza, e che creano i limi entro cui si può muovere l’io, la componente autonoma del soggetto quello che è lui in quanto tale e non in quanto altro interiorizzato; il mè è il costituente di una sorta di controllo sociale della comunità verso l’individuo, mentre l’io è la componente che reagisce al conformismo della comunità modificandola: quindi il sé da un lato è uno specchio della comunità di appartenenza (ME), dall’altro è reazione e modifica della comunità stessa (IO).
Secondo Festinger (54) è il confronto sociale a determinare l’acquisizione delle informazioni circa noi stessi e quindi la costruzione del nostro sé; in ogni individuo c’è l’innata esigenza di valutare le proprie azioni, e quando non si hanno a disposizione parametri valutativi oggettivi, il termine di paragone diventa l’altro, inteso come individuo o gruppo ritenuto simile a noi (ipotesi di similarità); l’altro diventa quindi un elemento con cui confrontare l’autovalutazione di noi stessi, che determina la consapevolezza di sé. Grazie a Coleman abbiamo un importante supporto empirico della teoria del confronto sociale: è stato indagato il livello di autostima di ragazzi neri inseriti in classi bianche e di ragazzi neri inseriti in classi di neri, i risultati mostrano che nonostante i migliori voti venissero riscontrati nei ragazzi neri inseriti in classi bianche la loro autostima era decisamente inferiore di quella dei ragazzi neri inseriti in classi di ragazzi uguali, questo perché l’autostima dei ragazzi derivava dal confronto sociale con i coetanei bianchi generando un senso di inferiorità del sé.