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Originalmente inviato da
Zuccherina
forse un tempo ...oggi non più........per voi la storia continua....e io mi chiederei perchè.....!
Tu sei su una china sbagliata con questi interventi, evita le provocazioni e riuscirai a continuare la discussione (e la permanenza in questo forum) ;)
L'argomento è certo spinoso ma a parte le giuste punzecchiature vorrei che non si andasse oltre, un pò di pepe ci sta ma non esageriamo.
Mi è stato segnalato di nuovo questo thread, purtroppo non c'è un moderatore per questa sezione e non ho ovviamente il tempo di leggere tutta la discussione, perciò vogliate perdonarmi se modererò con l'accetta e il piccone invece che con strumenti più professionali.
Buona continuazione.
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Originalmente inviato da
ikaro78
Sì, ma un conto è la formazione professionale dell’operatore (necessariamente interdisciplinare ed anche psicologica), un conto è la sua applicazione su una richiesta dell’utente, anche una parrucchiera potrebbe essere empatica e offrire sostegno, ma non è lì per gestire il disagio, non è così che si presenta, il counsellor che avete in mente voi è lì per “gestire un malessere”, risponde a una richiesta di aiuto, io credo che questa sia un’operazione che richiede una formazione clinica, particolarmente se avviene all'interno di un setting privato di consultazione, ed ho cercato di spiegarne i motivi negli interventi precedenti…
Saluti,
ikaro
Quello che mi sembra di capire dal tuo intervento è che lo psicologo deve essere sempre presente per gestire il malessere.
Quindi anche io come pedagogista e come educatrice non andrei bene..
A me pare che vi siano due piani che si stiano sovrappondendo..quello del contenuto e quello della relazione...
Allora, se siamo professionisti alla pari, bisogna accettare il fatto di non essere gli unici ad avere a che fare con il disagio e il malessere, se invece, come mi sembra di percepire, c'è alla base la superiorità e il non riconoscimento che l'altro possa accogliere ed essere in grado di gestire la richiesta di disagio in maniera diversa, ed allo tesso tempo, efficiente ed efficace, si può anche chiudere la discussione perchè qualunque contenuto a sostegno di ciò, sarebbe un pretesto per affermare la supremazia della scienza psicologica e dei loro, presunti, unici detentori (gli psicologi).
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Originalmente inviato da
Johnny
domanda per Rosablu:
qualche pagina fa, tu ribadivi l'origine filosofica della psicologia (io potrei dire che non è propriamente così, dato che la psicologia scientifica nasce nel 1879 a Lipsia quando Wundt ha fondato il primo laboratorio di psicologia, proprio per slegarsi dalla filosofia....ma tralasciamo questo punto)
Anche la matematica deriva dalla filosofia: Pascal era un filosofo, Pitagora era un filosofo, e così via. Dunque i filosofi sarebbero legittimati a tenere lezioni di matematica?
Guarda non ho intenzione di intavolare discorsi sulla filosofia perchè non è il tuo campo e ne ho rispetto.
Ma con il prof. Wundt caschi male perchè se non erro, insegnava proprio filosofia...
Sull'origine della filosofia poi non ne parliamo.
E' la scienza che per prima ha teorizzato il malessere dell'anima...secolie secoli prima...
Prova a vedere anche l'etimologia del termine.
Non capisco tra l'altro quale sia lo scopo dell'intervento.
Sconfessare il grande contributo che la filosofia ha dato alla nascita della psicologia..dopo quanti secoli per altro???
Parliamo di fine '800, primi del 900...
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io non capisco una cosa......sono state fatte tante provocazioni su questo forum.....perchè biz te la prendi solo con me....?
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Citazione:
Originalmente inviato da
rosablu77
Guarda non ho intenzione di intavolare discorsi sulla filosofia perchè non è il tuo campo e ne ho rispetto.
tu non ti preoccupare, visto che entrambi NON siamo laureati in filosofia ma in altre facoltà (psicologia io e scienze dell'educazione tu, mi pare) la filosofia non è il mio campo così come non è il tuo, e dunque i discorsi che potremmo "intavolare" noi due riguardo alla filosofia sarebbero probabilmente simili
Citazione:
Ma con il prof. Wundt caschi male perchè se non erro, insegnava proprio filosofia...
Sull'origine della filosofia poi non ne parliamo.
E' la scienza che per prima ha teorizzato il malessere dell'anima...secolie secoli prima...
Prova a vedere anche l'etimologia del termine.
Non capisco tra l'altro quale sia lo scopo dell'intervento.
Sconfessare il grande contributo che la filosofia ha dato alla nascita della psicologia..dopo quanti secoli per altro???
Parliamo di fine '800, primi del 900...
è appunto quello che dicevo: tu parlavi della psicologia come una ramificazione della filosofia, ma questo discorso allora potrebbe essere fatto con TUTTE le discipline (matematica, fisica, ecc...) perché tutte derivano dalla filosofia. Aristotele parlava di fisica, ad esempio, dunque un filosofo può svoglere attività attinenti alla fisica? Secondo me no. Lo stesso vale per la psicologia: pur avendo la filosofia trattato il tema della "psiche", a partire da questo benedetto 1879 è diventata una disciplina sceintifca, dunque con metodi propri e diversi dalla filosofia. La psicologia tattata in filosofia, è radicalmente diversa dalla psicologia trattata con il metodo scientifico.
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quindi se ho capito bene la filosofia sarebbe la madre della psicologia!!!!e la psicologia ha dopo anni e anni disconosciuto tale maternità....giusto?Ora....oggi è vero il fatto che sono due materie distinte ma negare l'utilità della filosofia in un percorso di aiuto è paradossale!
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
tu non ti preoccupare, visto che entrambi NON siamo laureati in filosofia ma in altre facoltà (psicologia io e scienze dell'educazione tu, mi pare) la filosofia non è il mio campo così come non è il tuo, e dunque i discorsi che potremmo "intavolare" noi due riguardo alla filosofia sarebbero probabilmente simili
è appunto quello che dicevo: tu parlavi della psicologia come una ramificazione della filosofia, ma questo discorso allora potrebbe essere fatto con TUTTE le discipline (matematica, fisica, ecc...) perché tutte derivano dalla filosofia. Aristotele parlava di fisica, ad esempio, dunque un filosofo può svoglere attività attinenti alla fisica? Secondo me no. Lo stesso vale per la psicologia: pur avendo la filosofia trattato il tema della "psiche", a partire da questo benedetto 1879 è diventata una disciplina sceintifca, dunque con metodi propri e diversi dalla filosofia. La psicologia tattata in filosofia, è radicalmente diversa dalla psicologia trattata con il metodo scientifico.
No, non sono d'accordo.
La psicologia ha preso moltissimo dalla filosofia distaccandossene in un periodo molto recente.
Non così per le altre scienze...
Cmq si, ti do ragione sul fatto che se ne sia distanziata a un certo momento, ma secondo me ha rinnegato moltissimo..
Intenzionalmente polemica in questo caso..:asd:
Si, sono laureata in scienze dell'educazione e la filosofia fa parte integrante delle discipline del mio corso di studi alla stregua della psicologia.
Non così per i laureati in psicologia.
Potrei insegnare nella clase di concorso "36A Storia e Filosofia" nelle scuole superiori..:D
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Originalmente inviato da
rosablu77
Guarda non ho intenzione di intavolare discorsi sulla filosofia perchè non è il tuo campo e ne ho rispetto.
E' il mio...parlane con me!;)
Saluti,
Luigi
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si pensa che la filosofia sia solo una teoria astratta e che non può essere applicata alla realtà....invece è proprio il contrario!!!quindi non vedo che c'è di male nell'applicare dei principi filosofici nella relazione con l'utente!
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tutto quello che può essere di aiuto all'utente deve essere utilizzato....e se l'utilità sta nell'utilizzare principi filosofici anzichè psicologici ben venga....in fondo è il bene del paziente quello che conta.....
Vi è prova del fatto che utilizzando tecniche pedagogiche, filosofiche, sociologiche.....si rechi danno all'utente????????
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Anche la filosofia, come tutte le scienze umanistiche è ramificata.
La filosofia morale ad es. ha ad oggetto il comportamento dell'uomo verso gli altri esseri umani...
Ma lasciamo queste questioni perchè stiamo andando off topic!!
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Citazione:
Originalmente inviato da
rosablu77
No, non sono d'accordo.
La psicologia ha preso moltissimo dalla filosofia distaccandossene in un periodo molto recente.
Non così per le altre scienze...
Cmq si, ti do ragione sul fatto che se ne sia distanziata a un certo momento, ma secondo me ha rinnegato moltissimo..
il punto è che la psicologia non ha "preso moltissimo dalla filosofia per poi distaccarsene", ma il contrario: la psicologia è nata proprio nel momento in cui si è "distanziata" dalla filosofia, assumento oggetto e metodo specifici (all'inizio Wndt studiava le reazioni fisiologiche, poi si è passati al comportamentismo, poi al cognitivismo, ecc..comunque ben lontani dalla concezione filosofica della psiche come "anima" e questa progressione c'è stata proprio perché ci si basava sul metodo scientifico -formulazione ipotesi e loro verifica )
Citazione:
Intenzionalmente polemica in questo caso..:asd:
Si, sono laureata in scienze dell'educazione e la filosofia fa parte integrante delle discipline del mio corso di studi alla stregua della psicologia.
Non così per i laureati in psicologia.
Potrei insegnare nella clase di concorso "36A Storia e Filosofia" nelle scuole superiori..:D
appunto, se in una facoltà di Psicologia invece di studiare tanta filosofia, si studiano di più altre discipline (psicologia familiare, del lavoro, teoria e tecniche del colloquio, counseling, test, psicopatologia, ecc...) ci sarà un perché
Citazione:
Zuccherina
quindi non vedo che c'è di male nell'applicare dei principi filosofici nella relazione con l'utente
non c'è niente di male, ma se non funzionano rigettiamo quei principi e li sostituiamo con altri. E questo lo possiamo fare se adottiamo il metodo scientifico (osservazione, formulazione ipotesi, verifica, confutazione) e ci affidiamo ai dati della statistica: se hai le prove empiriche che l'atteggiamento empatico (ad esempio) ha effetti terapeutici e favorisce l'alleanza, allora lo teniamo, altrimenti lo scartiamo. Ciò dunque non in virtù di un'idea o principio astratto, ma in base ai dati statistici. E dunque siamo fuori dal campo della filosofia.
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Citazione:
Anche la filosofia, come tutte le scienze umanistiche è ramificata.
La filosofia morale ad es. ha ad oggetto il comportamento dell'uomo verso gli altri esseri umani...
Ma lasciamo queste questioni perchè stiamo andando off topic!!
Infatti, anche perchè non essendoci qui persone che praticano il counselling "sociale", "pedagogico" o "filosofico" diventa difficile un confronto serio.
Saluti,
ikaro
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Citazione:
il punto è che la psicologia non ha "preso moltissimo dalla filosofia per poi distaccarsene", ma il contrario: la psicologia è nata proprio nel momento in cui si è "distanziata" dalla filosofia, assumento oggetto e metodo specifici (all'inizio Wndt studiava le reazioni fisiologiche, poi si è passati al comportamentismo, poi al cognitivismo, ecc..comunque ben lontani dalla concezione filosofica della psiche come "anima" e questa progressione c'è stata proprio perché ci si basava sul metodo scientifico -formulazione ipotesi e loro verifica )
appunto, se in una facoltà di Psicologia invece di studiare tanta filosofia, si studiano di più altre discipline (psicologia familiare, del lavoro, teoria e tecniche del colloquio, test, psicopatologia, ecc...) ci sarà un perché
non c'è niente di male, ma se non funzionano rigettiamo quei principi e li sostituiamo con altri. E questo lo possiamo fare se adottiamo il metodo scientifico (osservazione, formulazione ipotesi, verifica, confutazione) e ci affidiamo ai dati della statistica: se hai le prove empiriche che l'atteggiamento empatico (ad esempio) ha effetti terapeutici e favorisce l'alleanza, allora lo teniamo, altrimenti lo scartiamo. Ciò dunque non in virtù di un'idea o principio astratto, ma in base ai dati statistici. E dunque siamo fuori dal campo della filosofia.
Johnny non condivido nulla di quello che hai detto, se devo essere sincero, in particolare del metodo scientifico e la statistica applicata alla clinica, ma da dove l'hai tirato fuori?
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Citazione:
Quello che mi sembra di capire dal tuo intervento è che lo psicologo deve essere sempre presente per gestire il malessere.
Quindi anche io come pedagogista e come educatrice non andrei bene..
Ti sembra di capire male, io non penso che "lo psicologo deve essere sempre presente per gestire il malessere", ho detto che questo richiede una formazione clinica (teorica e personale, cioè su di sè). "Gestire il malessere" è un'espressione tremenda, comunque...
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la formazione clinica occorre per "gestire" il disagio psichico.....non altri tipi di disagio che richiedono competenze non cliniche ma comunque particolari come ad es. pedagogiche!
Non tutto si riduce alla clinica...
ps: se un pedagogista volesse fare lavoro clinico potrebbe frequentare una scuola di specializz. in pedagogia clinica!
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Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Ti sembra di capire male, io non penso che "lo psicologo deve essere sempre presente per gestire il malessere", ho detto che questo richiede una formazione clinica (teorica e personale, cioè su di sè). "Gestire il malessere" è un'espressione tremenda, comunque...
Ok, magari non afferro in pieno l'espressione di "Clinica" che io attribuisco a un qualcosa e tu a un'altra.
"Gestire il malessere" è una tua espressione...
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Originalmente inviato da
ikaro78
Johnny non condivido nulla di quello che hai detto, se devo essere sincero, in particolare del metodo scientifico e la statistica applicata alla clinica, ma da dove l'hai tirato fuori?
Scuate, permettetemi una risata...
Grazie Ikaro...:asd::asd:
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infatti rosablu....dimmi se sei d'accordo perchè forse ho capito ciò che vuoi dire.....il termine clinica può essere riferito anche al capire i bisogni di un territorio....quindi interpretare i bisogni di strati della popolazione....esattamente quello che farò io come professionista decodificando i bisogni attraverso l'indagine socio-ambientale...e trovare il modo di rispondere a tali bisogni!
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Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Johnny non condivido nulla di quello che hai detto, se devo essere sincero, in particolare del metodo scientifico e la statistica applicata alla clinica, ma da dove l'hai tirato fuori?
ad esempio per elaborare alcune teorie della personalità ci si è basati sull'analisi fattoriale, in questo modo Cattell ha "trovato" 16 fattori, Eysenk li ha ridotti a 2. Queste teorie dunque non si basano su speculazioni filosofiche, ma su dati statistici e psicometrici.
Sappiamo che un certo tipo di psicoterapia è più efficace per un certo tipo di disturbi, e questo lo sappiamo in base alle statistiche, in bae a quanti pazi4enti sono guariti e quanti hanno avuto ricadute.
Poi ovviamente non si può ridurre la psicologia a questo, ma è una buona base per intavolare un discorso quantomeno verificabile.
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Citazione:
la formazione clinica occorre per "gestire" il disagio psichico.....non altri tipi di disagio che richiedono competenze non cliniche ma comunque particolari come ad es. pedagogiche!
Non tutto si riduce alla clinica...
ps: se un pedagogista volesse fare lavoro clinico potrebbe frequentare una scuola di specializz. in pedagogia clinica!
Ho già detto, 3 volte almeno, che 'clinica' è qui intesa come intervento sul caso singolo, quale che sia il disagio o lamento che porta, sei tu che riduci la clinica alla cura del disagio psichico. Anche se poi ti contraddici: la specializzazione in 'pedagogia clinica' altro non è che il 'counselling pedagogico' sotto un altro nome...
Saluti,
ikaro
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Citazione:
"Gestire il malessere" è una tua espressione...
Non credo proprio, infatti ho messo "gestire il malessere" con le virgolette perchè citavo la tua amichetta zuccherosa... Tié!
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Originalmente inviato da
rosablu77
Scuate, permettetemi una risata...
Grazie Ikaro...:asd::asd:
certo che ti accontenti proprio di piccole soddisfazioni
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quindi tu pensi che per avere a che fare con il disagio sul caso singolo occorre comunque la clinica!e tutte quelle figure che si occupano del disagio fanno la comparsa secondo te?Hai prove scientifiche sul fatto che utilizzando altre tecniche si rechi danno all'utente?
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Sappiamo che un certo tipo di psicoterapia è più efficace per un certo tipo di disturbi, e questo lo sappiamo in base alle statistiche, in bae a quanti pazi4enti sono guariti e quanti hanno avuto ricadute.
Questa si chiama statistica, la clinica è un'altra cosa e non si può misurare.
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Citazione:
quindi tu pensi che per avere a che fare con il disagio sul caso singolo occorre comunque la clinica! e tutte quelle figure che si occupano del disagio fanno la comparsa secondo te?Hai prove scientifiche sul fatto che utilizzando altre tecniche si rechi danno all'utente?
Occorre una formazione clinica dell'operatore, sì. Tutte quelle losche figure non so cosa fanno, ognuno farà il suo spero! Io le prove scientifiche non le ho (però se chiede a Johnny forse ce le trova!), in ogni caso la filosofia del "male che vada non peggiora" ci può pure stare, però incomincia a farsi grottesca la cosa... :asd:
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scusa puoi dire in particolare a quali losche figure ti riferisci?
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Originalmente inviato da
ikaro78
Questa si chiama statistica, la clinica è un'altra cosa e non si può misurare.
bè, infatti io non ho parlato specificamente di "clinica", ma di psicologia in senso ampio, riferendomi anche , ad esempio, alla psicologia sperimentale e alla psicologia generale in cui vengono fatti esperimenti (sulla percezione, sensazione, visione, memoria, attenzione, ecc.....) a cui poi attinge largamente il cognitivismo e ne fa uso clinico, con grande successo soprattutto per la depressione ad esempio.
Anche nella Psicologia Sociale, ad esempio, non vengono costruite teorie in base a speculazioni filosofiche, ma in base all'osservazione e la ricerca sperimentale (esperimenti sugli atteggiamenti, sulla percezione sociale, categorizzazione, cooperazione, dinamiche intra-intergruppi, ecc...).
Se prendi un gruppo di scout coeso, li dividi in due sottogtruppi e gli dai una maglietta di diverso colore, crei una ricategorizzazione che porta d un conflitto. Se gli assegni dei compiti, fanno a gara per dimostrare chi è il più forte. Quando sono al culmine del conflitto, se gli assegni un compito sovraordinato (un compito comune di importanza primaria, come il procurarsi del cibo) iniziano di nuovo a cooperare e ad aiutarsi. Questi sono dati che si basano sulla ricerca sperimentale (c'è un esperimento molto simile a quello che ho descritto) e non filosofici. Questo intendevo. POI questi dati possono essere applicati alla clinica, ma siamo su un altro piano.
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Originalmente inviato da
ikaro78
Ho già detto, 3 volte almeno, che 'clinica' è qui intesa come intervento sul caso singolo, quale che sia il disagio o lamento che porta, sei tu che riduci la clinica alla cura del disagio psichico. Anche se poi ti contraddici: la specializzazione in 'pedagogia clinica' altro non è che il 'counselling pedagogico' sotto un altro nome...
Saluti,
ikaro
Non ho citato la pedagogia clinica ma l'ha citata zuccherina.
Cmq a quanto ne so io, la pedagogia clinica si occupa più propriamente di alcune cose..
Anche qui tra l'altro ci sono due scuole di pensiero...
Loro trattano anche e in maniera particolare i disturbi dell'apprendimento e fanno delle diagnosi....
Ecco il perchè di clinica.
Il counselling socioeducativo non si occupa assolutamente di diagnosi eutilizza strumenti diversi.
Perchè pensi di sapere con socurezza cosa faccia l'una o l'altra se non sono di tua competenza..
Questo atteggiamento non lo comprendo.
Io non penso di sapere cosa fa ogni branca delle altre professioni e non vedo perchè dobbiate pensarlo e saperlo voi..
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Cmq tu intendi la clinica in un modo e sei libero di farlo, ma x me rimane il significato nel senso comune del termine.
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
certo che ti accontenti proprio di piccole soddisfazioni
Che si vuol fare...
Hai fatto un minestrone mescolando la clinica con la statistica e il metodo scientifico...
Non so mi pare grave per uno psicologo...
Stiamo ragionando di assunti fondamentali su cui si basa la vs scienza...
Cmq do qualche informazione.
Anche la pedagogia ha una sua articolazione in pedagogia sperimentale, generale, sociale, clinica etc..
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già...ognuno può dire quello che fa.....ma non può pretendere di saperne di più rispetto una determinata materia.....io...come anche rosablu...credo siamo le prime a ritenere importante la professione dello psicologo e della psicologia in generale....e NON abbiamo mai detto o preteso di saperne di più......voi invece parlate di counsellor come se si trattasse della vostra pratica quotidiana......senza neanche domandarsi cosa fa e perchè le persone lo considerino utile.....partite da preconcetti i cui fondamenti sono deboli.....
Se dobbiamo continuare a discutere su questo preferirei un dialogo simmetrico...tra colleghi....chiedo troppo???
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Citazione:
Che si vuol fare...
Hai fatto un minestrone mescolando la clinica con la statistica e il metodo scientifico...
Non so mi pare grave per uno psicologo...
Stiamo ragionando di assunti fondamentali su cui si basa la vs scienza...
Non è un minestrone perché le cose che hai citato sono legate tra loro. Ho cercato di spiegarmi come meglio potevo pur nei limiti di un forum su internet e con un linguaggio accessibile a chi psicologo non è...o cercato poi di spiegare meglio nel post successivo quel che intendevo, rispondendo quindi a Ikaro e chiarendo quel che intendevo dire, ma tu, chissà perché, hai notato solo il primo e ignorato il secondo.
Ciao
-
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Originalmente inviato da
rosablu77
La filosofia morale ad es. ha ad oggetto il comportamento dell'uomo verso gli altri esseri umani...
Aaaaah?? :jd::jd::jd::jd:
Ma per carità! Ora capisco che filosofia insegnano a scienze dell'educazione...:rolleyes:
Saluti,
Luigi
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purtroppo il tono utilizzato non consente di continuare un dialogo costruttivo.....
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Originalmente inviato da
rosablu77
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Cmq tu intendi la clinica in un modo e sei libero di farlo, ma x me rimane il significato nel senso comune del termine.
Tu mi sa che intendi molte cose a modo tuo. :rolleyes:
Lo sai che clinica deriva dal greco? Da 'klino' per la precisione e che starebbe per: ''stare con colui che giace''...L'etimologia ci salva sempre da incomprensioni: ''stare'' implica la nozione di ''presenza'' cioè l'immanenza essenziale del clinico alla situazione-mondo del paziente. Tutto parte da qui: potremmo dire che la psicoanalisi è il rappresentante massimo di questo progetto inter-soggettivo che si staglia su tempi lunghi e con ''cornici'' terapeutiche peculiari. Ikaro ha espresso bene questo concetto di clinica che noi utilizziamo come comune accezione: lavoro sul caso singolo. Le altre cose sono semplificazioni umilianti (anche per chi le fa spero): test, interventi mirati, ''gestione'' del malessere...e perchè no? Anche le consulenze...se fatte in una specifica cornice che vorrebbe dirsi ''clinica''! Ma che in realtà è l'anticamera della violenza. Ho delineato in breve il concetto di ''clinica'' come utilizzato, tra l'altro, dalla stessa ''psicologia clinica'': se non ci si accorda almeno sull'essenziale non si va lontano. Infine ripeto: se una consulenza (per esempio pedagogica) vuole essere tale deve uscire dall'ambito della clinica così come delineata: ne guadagnerebbe in credibilità e onestà. E così tutte le altre forme di consulenza che, nate certamente come risposta sintomatica alla crisi della psicologia, dovrebbero avere la coscienza necessaria di rimaner quello sono (consulenza) e fare ciò a cui il destino, per ora, le ha consegnate.
Saluti,
Luigi
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La pedagogia clinica ha i il compito di studiare, approfondire e rinnovare modalità diagnostiche e metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale e raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.
Pedagogista Clinico
“La categoria professionale del pedagogista clinico è indirizzata al vasto panorama dei bisogni della persona con l’intento di soddisfarli con modalità educative indispensabili al rafforzamento delle capacità individuali e al progresso culturale e sociale. L’accezione di clinico in estensione alla pedagogia definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto alla persona e al gruppo. Il Pedagogista Clinico […] basa la sua formazione professionale su metodi nuovi, nuove tecniche e nuove tecnologie che ben lo definiscono da un punto di vista scientifico e professionale indirizzando le sue competenze su soggetti di ogni età” (art. 7 Statuto ANPEC Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici)
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Originalmente inviato da rosablu77 Visualizza messaggio
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Cmq tu intendi la clinica in un modo e sei libero di farlo, ma x me rimane il significato nel senso comune del termine.
Ora mi è tutto più chiaro a che livello è la discussione, tra zuccherina che non sapeva la ralezione tra psicologia e filosofia e questo........allora per me il gelato al cioccolato è un ottima pizza
:skunk: :jd:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
La pedagogia clinica ha i il compito di studiare, approfondire e rinnovare modalità diagnostiche e metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale e raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.
Pedagogista Clinico
“La categoria professionale del pedagogista clinico è indirizzata al vasto panorama dei bisogni della persona con l’intento di soddisfarli con modalità educative indispensabili al rafforzamento delle capacità individuali e al progresso culturale e sociale. L’accezione di clinico in estensione alla pedagogia definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto alla persona e al gruppo. Il Pedagogista Clinico […] basa la sua formazione professionale su metodi nuovi, nuove tecniche e nuove tecnologie che ben lo definiscono da un punto di vista scientifico e professionale indirizzando le sue competenze su soggetti di ogni età” (art. 7 Statuto ANPEC Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici)
zuccherina smetti di fare il copia incolla da internet troverai sicuramente anche il codice deontologico dei cartomani se cerchi bene.Chiunque può associarsi e fare codici non riconosciuti e certificati. anche tu se vuoi.
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1)il fatto che ci sia vuol dire che ha un certo riconoscimento da parte della società poichè vuol dire che qualcuno va da loro
2)anche la psicologia prima che nascesse non era riconosciuta come scienza autonoma.....il che vuol dire che la società capisce i bisogni e si adegua evolvendosi!
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Originalmente inviato da
Zuccherina
La pedagogia clinica ha i il compito di studiare, approfondire e rinnovare modalità diagnostiche e metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale e raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.
Pedagogista Clinico
“La categoria professionale del pedagogista clinico è indirizzata al vasto panorama dei bisogni della persona con l’intento di soddisfarli con modalità educative indispensabili al rafforzamento delle capacità individuali e al progresso culturale e sociale. L’accezione di clinico in estensione alla pedagogia definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto alla persona e al gruppo. Il Pedagogista Clinico […] basa la sua formazione professionale su metodi nuovi, nuove tecniche e nuove tecnologie che ben lo definiscono da un punto di vista scientifico e professionale indirizzando le sue competenze su soggetti di ogni età” (art. 7 Statuto ANPEC Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici)
Mi piacerebbe vedere come i santoni di cui sopra tratterebbero ad esempio una nevrosi isterica, o una ossessiva, e se per caso hanno pure le ''tecnologie'' (:asd:) per sintonizzarsi con un Io psicotico...chissà! Magari è proprio così...o no?
Saluti,
Luigi