Citazione:
Originariamente postato da paciarotta
Certo. Anch'io penso che l'anzianità sia saggezza, che le persone con una certa età possano e debbano trasmettere ai giovani le proprie esperienze. Nell'articolo che ho citato mi ha dato un po' fastidio il fatto che il giornalista parlasse dell'attenzione che la nostra società ha nei confronti degli anziani, in modo un po' spregiativo. ma il Time è americano, con una cultura ("cultura?no..cultura no... "piccola citazione da Gaber) completamente diversa dalla nostra.
Per quanto riguarda i giovani e la politica, il discorso è un po' lungo da affrontare (non per niente ci sto facendo una tesi).
Le responsabilità sono da entrambe le parti. Ma io penso- e non solo io, ma anche una mole di letteratura sociologica- che i giovani oggi non si rivolgono alla politica, ma semplicemente hanno scelto altre forme di impegno diverse da quello politico, più silenziose, meno rivoluzionarie. Non ci credono, nella rivoluzione, ma d’altra parte non è il momento storico adatto. I giovani di oggi costruiscono la rivoluzione giorno per giorno, una rivoluzione quotidiana fatta di piccoli gesti, fatta di associazioni e volontariato. Una rivoluzione che mira a cambiare il presente, momento dopo momento, non più il futuro: non più grandi utopie, ma piccole speranze.
Pollon hai ragione: bisogna investire sui giovani. E forse anche su chi li educa (genitori, insegnanti) e non si sente preparato a farlo.
D'altra parte lo Stato sui giovani investe pochissimo.
Viva i grandi saggi: che insegnino tutto il loro sapere e ci facciano accomodare accanto a loro, per costruire una società più giusta INSIEME.
Scusate la lunghezza, è che sono un po' coinvolta
:)