Sì, esattamente ;)
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vi propongo questo caso
Prova 1
Liliana, una studentessa di 19 anni, viene inviata dal medico di famiglia ad una visita psicologica
per disturbi alimentari.
Si presenta al primo colloquio accompagnata dalla madre, che appare preoccupata per il rapido
dimagrimento della figlia: ha perso 8 Kg. circa in due mesi con conseguente amenorrea.
Dall'osservazione la ragazza appare triste, scoraggiata, rallentata nei movimenti.
Riferisce di non piacersi fisicamente: di avere il naso lungo, i capelli troppo ricci e crespi e di avere
le gambe storte. La ragazza afferma di non valere niente, di essere inferiore alle sue amiche.
Asserisce continuamente di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa
situazione. Liliana è la seconda di tre figli ed unica femmina. Proviene da una famiglia di
professionisti di classe medio-alta. Dal suo racconto sembra trasparire la presenza di difficoltà di
rapporto tra la madre e il padre e tra i genitori e i figli; tuttavia nessun altro membro della famiglia
ha mai chiesto una visita psicologica. La ragazza frequenta il primo anno di Università e il suo
rendimento è scarso; per quanto riguarda i rapporti con i colleghi di corso e con le amiche non
vengono ricercati, anzi sono sempre più spesso rifiutati. Non esce mai di casa, se non per andare a
scuola, trascorre la maggior parte del suo tempo in camera ad ascoltare la musica fissando il soffitto
o i quadri della sua stanza.
Un approfondimento dell'anamnesi rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati durante
l'adolescenza. E' quasi un anno che si sente molto triste e a disagio, incapace ed insignificante. Il
peso massimo raggiunto è stato di 52 Kg. all'età di 15 anni; il peso minimo, nonché il peso attuale, è
di 44 Kg. Il soggetto riferisce inoltre di non essersi mai sentita grassa, al contrario, in questi ultimi
mesi avrebbe desiderato aumentare di peso senza peraltro esservi riuscita.
Il candidato indichi in maniera sintetica:
1) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando i criteri diagnostici
ritenuti importanti a giustificazione dell'ipotesi fatta.
2) quali altri dati ha bisogno per poter effettuare una diagnosi differenziale e quale quindi
sarebbe quest'ultima
3) quali strumenti si potrebbero utilizzare per avvalorare tale ipotesi
4) il tipo di intervento ritenuto più idoneo
5) le eventuali risorse di rete psicosociali da attivare
:mumble: mi sembra un pò a trabocchetto..personalmente metterei come ipotesi diagnostica principale un disturbo dell'umore piuttosto che un'anoressia nervosa in particolare per questo: Il soggetto riferisce inoltre di non essersi mai sentita grassa, al contrario, in questi ultimi
mesi avrebbe desiderato aumentare di peso senza peraltro esservi riuscita. Poi come differenziale a causa del senso di inadeguatezza fisica e dell'evitare le relazioni sociali dopo aver indagato il mostivo (prova ansia ad essere esposta al giudizio degli altri? crede di non piacere?) un disturbo evitante di personalità...scusa se nn lo svolgo tutto come abìndrebbe fatto ma sto ancora ripetendo un mucchio di roba...:esami:
Questo caso l'ho svolto proprio ieri e anch'io ho fatto come ntegnomo. In più, però, ho messo che bisognerebbe approfondire un possibile disturbo di dismorfismo corporeo che potrebbe essere primario o secondario alla depressione.
:sbonk:anche a me sembra un trabocchetto....:sbonk:anche perchè di solito oi dist alimentari sono accompagnati da molta iperattività, perfezionismo etce tc..che qui paiono mancare!
io farei un ipotesi su dist umore e diagnosi differenziale dist alimentari e anche qualsiasi malattia che apiega la perdita di peso consistente!:zott:
Nel trattare un simile caso, ai fini diagnostici richiesti si poterbbe suggerire di fare riferimento al Manuale Diagnostico dei Disturb Mentali versione IV text Revised (DSM IV TR).
Liliana, 19 anni, studentessa universitara, seconda ed unica femmina di 3 figli, madre e padre professionisti (classe medio-alta). Viene inviata dal medico di famiglia ad una visita psicologica per disturbi alimentari; al primo colloquio viene accompagnata dalla madre.
Dalle manifestazioni cliniche riportate risulta un dimagrimento di Liliana di 8 kg in appena 2 mesi, amenorrea, tristezza, disagio, scoramento, movimenti rallentati, rendimento negli studi scarso, rapporti con colleghi e amiche non ricercati. Liliana asserisce, inoltre, di non valere niente e di no piacersi fisicamente (capelli troppo ricci, gambe storte, naso lungo). I problemi d'alimentazione sono iniziati durante l'adolescenza; il peso massimo raggiunto è stato di 52 Kg all'età di 15 anni; il peso minimo, nonché il peso attuale, è di 44 Kg.
Facendo riferimento a quanto appena riportato si potrebbe diagnosticare, in linea del tutto provvisoria e ipotetica un disturbo dell'umore. Il tono dell'umore prevalentemente depresso, la perdita di peso apparentemente non associata a diete o ad attività fisica, la perdita d'interesse verso certe attività e relazioni (sempre più spesso si rifiuta di uscire con le amiche), la sensazione di essere senza speranza e la demotivazione (è da un anno che si sente incapace e insignificante), il movimento rallentato sembrerebbero far ipotizzare un disturbo depressivo maggiore; tuttavia le informazioni diagnostiche nel caso descritte andrebbero approfondite perchè tale quadro clinico possa essere confermato o al contrario confutato.
In sede di diagnosi differenziale la visione distorta che Liliana ha di alcune parti del proprio corpo (naso lungo, gambe storte, cappelli crespi) o l'eccessiva perdita di peso con conseguente amenorrea potrebbero essere considerati indizi diagnostici riconducibili ad un disturbo somatoforme o ad un disturbo dell'alimentazione. La scarsezza di informazioni è, tuttavia, tale da non consentire di argomentare sufficentemente simili quadri clinici, non di meno sarebbe comunque opportuno tenere in considerazione simili ipotesi e verificarle attraverso successivi incontri e colloqui, strumenti e test necessari per i dovuti approfondimenti diagnostici.
Si dovrebbe, pertanto, indagare su una lunga serie di informazioni, ampi e ambiti: si dovrebbe innanzitutto indagare sulle strutture funzionali della paziente, sull'Io, sulla eventuale compromissione delle sue funzioni e sul rapporto con la realtà, nonchè sulle principali figure di riferimento e di dièpendenza della paziente; si dovrebbe indagare sulle aspettative che la paziente nutre nei confronti della terapia, su eventuali sintomi non descritti, quando questi hanno avuto origine (si dovrebbe cercare di raccogliere informazioni quanto più dettagliate e precise possibile); si dovrebbe indagare sui diversi contesti di vita della paziente, come quello amicale, scolastico e, sopratutto familiare (in questo caso è riportato un rapporto non facile tra moglie e marito e tra genitori e figli, sarebbe certamente utile indagare anche circa la qualità del rapporto tra fratelli).
Nel condurre tutte le indagini del caso, il clinico può servirsi di utili strumenti come lo SCID-I (intervista semi strutturata impiegata nella diagnosi dei disturbi di Asse I) e il MMPI-II, utile per indagare sugli aspetti di personalità.
Si potrebbe suggerire un trattamento supportivo espressivo. Supportivo quando l'Io della paziente risulta essere compromesso, così come le funzioni e il rapporto con la realtà (ome sembrerebbe in questo specifico caso), espressivo ad aproccio psicodinamico in modo da favorire un buon Insight nel aziente, una necessaria rielaborazione dei termini conflittuali. Prima ancora di tali trattamenti sarebbe forse opportuno consigliare una visita psichiatrica in modo da prevvedere una terapia farmacologiaca utile per stabilizzare il tono dell'umore
dai commeni precedenti sembrerebbe che anche il mio sia in in linea con i vostri....oh YEAH
Il paziente si presenta nel vostro studio accompagnato dalla madre per una consultazione. Anni 25. Riservato, tendenzialmente timido, sensibile alla critica e al giudizio. L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione). ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea. Successivamente il paziente ha iniziato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico. Negli ultimi due anni si è presentata una progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia.
Il persistere della sintomatologia suddetta con incremento della quota di irritabilità ed episodi di aggressività verbale e fisica eterodiretta hanno indotto la richiesta della consultazione. Impostare una linea di intervento iniziale, le osservazioni che ritenete importanti, quali strumenti diagnostici utilizzereste, quali modelli d'intervento potrebbero risultare utili
Il paziente si presenta nel vostro studio accompagnato dalla madre per una consultazione. Anni 25. Riservato, tendenzialmente timido, sensibile alla critica e al giudizio. L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione). ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea. Successivamente il paziente ha iniziato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico. Negli ultimi due anni si è presentata una progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia.
Il persistere della sintomatologia suddetta con incremento della quota di irritabilità ed episodi di aggressività verbale e fisica eterodiretta hanno indotto la richiesta della consultazione. Impostare una linea di intervento iniziale, le osservazioni che ritenete importanti, quali strumenti diagnostici utilizzereste, quali modelli d'intervento potrebbero risultare utili
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Il caso è quello di una 28enne che giunge a visita su invio del medico di medicina generale. La giovane donna presenta da circa un anno un insieme di sintomi (quali irritabilità, astenia, anedonia, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e diminuzione del desiderio sessuale) che appare correlato al trasferimento in un altra città della sorella maggiore a seguito del suo matrimonio. Anna, impiegata presso una scuola statale è la seconda di tre figli e vive in famiglia. Quanto emerge dalla traccia è che i rapporti in famiglia da qualche anno non sono sereni. Non facili appaiono anche i rapporti sul lavoro dove, a seguito di un trasferimento, la giovane donna si trova ad operare in un ambiente disorganizzato e con dei colleghi “rompiscatole”. Sentimentalmente da circa 5 anni, la paziente è impegnata in una relazione stabile con un coetaneo ma nell'ultimo periodo sente che non c'è più la passione di un tempo. Anche se gli elementi appena riassunti indirizzano verso un'ipotesi diagnostica di un possibile disturbo dell'umore che, vista la durata (1 anno circa) potrebbe essere un disturbo depressivo maggiore (asse I del DSM-IVTR), necessitano di ulteriori approfondimenti da effettuare nel corso di una serie di colloqui successivi. Dal momento che il fiorire della sintomatologia appare temporalmente associato al distacco dalla sorella maggiore con la quale la paziente riferisce di avere un legame molto forte, innanzitutto si potrebbe indagare le circostanze in torno a cui si è sviluppata originariamente la sintomatologia. Sarebbe interessante raccogliere si maggiori informazioni sui pensieri, sulle emozioni e sulle rappresentazioni mentali della paziente relativamente al distacco dalla sorella. Successivamente si potrebbe procedere verso una conoscenza più approfondita della fenomenologia dei sintomi. Importante è chiarire e definire quando insorgono i sintomi (in relazione a cosa), in modo da comprendere quali sono le emozioni ed i pensieri ad essi associati. Per esempio di fronte all'affermazione della paziente “mi sento cupa ed irritabile” sarebbe bene chiarire che cosa, lei intenda per cupezza d'animo e che cosa intende per irritabiltà e soprattutto in relazione a che cosa , quali sono gli avvenimenti che la fanno sentire così. Ugualmente importante sarebbe indagare che cosa fanno gli altri in relazione alla sua sintomatologia e tutti i pensieri e le emozioni legati alle dinamiche relazionali entro cui è possibile iscrivere i sintomi. La ricostruzione della storia di vita deve procedere parallelamente a tutto ciò e dev'essere tesa all'individuazione di eventi salienti (lutti, separazioni, presenza di patologie psichiatriche in famiglia...) che possono aver in qualche maniera influito a sviluppare nella paziente questa configurazione sintomatologica piuttosto che un'altra. Opportuno sarebbe chiedere alla paziente cosa fa per gestire la sintomatologia e, dal momento che sappiamo che assume dei farmaci e che quindi probabilmente questo è un suo tentativo di gestione della sintomatologia, potremmo dirigere l'attenzione a sapere come vive l'assunzione di farmaci, quali sono i pensieri e le idee associate a questo. Inoltre, dal momento che la paziente giunge inviata da un altro professionista e probabilmente sarà mossa da una motivazione di tipo estrinseco, nel corso del colloquio sarebbe buono indagare anche la l'eventuale presenza di motivazioni di tipo intrinseco che potrebbero concorrere in maniera positiva in futuro ed ipotetico trattamento del problema. Infine, ma non ultimo, necessario è anche comprendere perchè la sintomatologia è un problema per lei (per quale motivo, che cosa i sintomi le impediscono di fare), cercando in tal modo di approfondire la comprensione della gravità della compromissione provocata dai sintomi. Sarebbe bene intergrare i dati emersi dal colloquio con la somministrazione di strumenti testistici. Allo scopo di definire le caratteristiche generali di personalità, utile potrebbe rivelarsi la somministrazione di un MMPI-2 i cui possibili risultati attesi potrebbero vedere un aumento dei punteggi nella scala di valutazione della depressione (D). A questa somministrazione si potrebbe affiancare la somministrazione di un inventario di valutazione della depressione più specifico quale il Back depression inventory. Qualora i dati ottenuti dai testi e quelli dei colloqui corroborassero con l'ipotesi iniziale di un disturbo depressivo maggiore si potrebbe prevedere un'ipotesi di trattamento di sostegno di tipo cognitivo comportamentale volta alla ristrutturazione dei pensieri e delle credenze disfunzionali (pensieri negativi su se stessi, gli altri ed il mondo). A conclusione della consultazione si potrebbe prevedere un colloquio di restituzione nell'ambito del quale riformulare in maniera semplice alla paziente le problematiche esperite ed indirizzarla verso uno psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Hey Giupeppe, sono finalmente a riuscita a svolgere il caso che hai postato ieri del consulente finanziario e a leggere come lo hai svolto tu. Da profana a me sembra che il tuo sia molto ben fatto e abbiamo raggiunto anche le stesse conclusioni diagnostiche (tranne per l'ansioso-depressivo che io non ho messo). Per il trattamento io ho messo la cognitivo-comportamentale, ma solo perché dal protocollo emergeva che Andrea voleva risolvere in tempi corti il problema. Però è solo un dettaglio, per il resto lo abbiamo fatto molto simile *_*
E brava sovrappensiero! :approved:
ma dici davvero? L'ho postato per avere un vostro parere. Vi ho seguiti molto in questi giorni e per motivi di lentezza personale non postavo mai le mie ipotesi svolgimento dei casi da voi proposti. Distillers, potrai notare che nella forma verbale non sempre c'è coerenza e che soprattutto mancano cenni alla diagnosi differenziale...bo????!?! io non sono per niente soddisfatta..cmq spero che uno svoglimento di questo tipo possa farmi arrivare all'orale...
Be', di certo io non sono una professoressa o una competente in materia, quindi il mio è un parere da "studentessa" :D secondo me non è male, e poi tra i punti indicati non c'era la diagnosi differenziale, quindi non mi cruccerei più di tanto. Ti auguro di cuore che sia andata bene ;)
Secondo me andava fatta la diagnosi col disturbo distimico. La paziente è già da un anno che assume farmaci, il che vuol dire che la sintomatologia è precedente all'allontanamento della sorella (9 mesi prima) e non si dice nemmeno che da questo momento si sia acutizzata. Anzi dice che da un paio d'anni risulta irritabile a casa e ha conflitti coi parenti ecc. ecc. Non essendoci informazioni specifiche sulla durata io farei diagnosi differenziale tra i due (depressivo maggiore e distimico), anche valutanto il fatto che la ragazza è cupa, ma continua a svolgere alcune attività come andare al cinema e leggere. Direi la compromissione non è elevatissima, in quanto prova ancora piacere in qualche attività. Cià mi fa propendere per il distimico. Voi che ne pensate?
Il pz, 25 anni, si presenta nello studio accompagnato dalla madre. È riservato, timido, sensibile alla critica e al giudizio. L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcool) e successivamente allucinogeni (extasy). Cinque anni fa il pz ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali e nelle situazioni sociali, accompagnata da sintomi neurovegetativi (tremore, rossore, sudorazione), ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso. Queste ultime lo hanno portato ad un ricovero in ambito specialistico da cui il pz è stato dimesso con terapia farmacologica, che però è stata abbandonata dopo la dimissione spontaneamente.
In seguito il pz ha cominciato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico. Negli ultimi due anni si è presentata disforia accompagnata a sentimenti di inutilità e abulia, irritabilità e episodi di aggressività verbale e fisica eterodiretta.
Il protocollo fornisce informazioni di certo utili per una prima comprensione della condizione del pz, ma sarebbero necessari ulteriori approfondimenti per raccogliere informazioni fondamentali per un'ipotesi diagnostica e la scelta di un adeguato intervento.
Innanzitutto si evince che il pz sia venuto accompagnato dalla madre ma non come abbia scelto di rivolgersi ad uno psicologo: sarà, quindi, necessaria un'analisi della domanda che vada ad approfondire i motivi della richiesta, da chi essa è venuta, se sia stata una scelta del pz stesso, del medico curante, della madre o di altri familiari, cosa il pz si aspetta dallo psicologo. Di certo ciò ci sarà utile per comprendere la motivazione alla base della richiesta, che predisporrebbe il soggetto ad un percorso autoconoscitivo e di cambiamento, fondamentale per l'instaurazione di una produttiva alleanza terapeutica e che, quindi, ci darebbe un'idea delle possibilità di intervento.
Sarà, altresì, necessario capire come mai il pz si sia rivolto solo ora allo psicologo nonostante, a quanto pare, le difficoltà persistano da lungo tempo, cosa è cambiato rispetto a prima che lo ha portato fin qui.
Sulle relazioni all'interno del sistema familiare e su come esso abbia reagito e abbia agito nei confronti delle problematiche del pz non abbiamo informazioni, per cui sarebbero da approfondire per comprendere la natura di tale sistema, se sia funzionale o disfuzionale, se vi siano all'interno problematiche che possano aver condotto il pz verso una condizione di fragilità psicologica.
È essenziale indagare sull'abuso di sostanze, che ha avuto inizio nella prima adolescenza e sembra persistere ancora oggi: come il pz vive l'assunzione, in quali contesti essa ha luogo (in contesti amicali, in solitudine, senza una condizione precisa), che motivazioni adduce per l'assunzione stessa (se ne fa uso per disinibizione, magari, o per colmare eventuali vuoti esistenziali). È interessante anche capire come mai abbia interrotto la terapia farmacologica che gli era stata somministrata in seguito al ricovero (avvenuto proprio a causa dell'uso di sostanze).
Il pz riferisce di problemi legati alle interazioni sociali e all'esposizione a situazioni sociali, accompagnate da reazioni neurovegetative e che lo hanno condotto all'evitamento: sarà interessante capire da quanto tempo tale condizione persiste, per comprenderne il livello di gravità, e se ci siano delle situazioni specifiche che scatenano queste reazioni o se si tratti di una condizione che investe molteplici aree, per comprendere il grado di compromissione del funzionamento globale.
Sarà necessario indagare sui suoi vissuti di inadeguatezza fisica, a cosa siano dovuti, quale sia la parte del corpo che ritiene inadeguata o se, piuttosto, ritiene che sia una condizione che investe l'intera corporatura. È importante, anche, valutare il grado di controllo del corpo e di esercizio fisico, se siano cioè realmente eccessivi o nei limiti della norma.
Infine, sarà necessario indagare sulla disforia che sembra persistere negli ultimi due anni, sui sentimenti di inutilità, sull'abulia e sulle aggressioni eterodirette, capire se tutto ciò possa essere conseguente ad un evento in particolare, che possa aver compromesso l'equilibrio psichico del pz, se influisce significativamente sul funzionamento globale e come vive tale condizione.
Basandoci semplicemente sui dati forniti dal protocollo non è certamente possibile formulare una diagnosi, mancando le informazioni necessarie di cui sopra ed essendo necessario un contatto diretto con il pz che possa permetterci di osservare altri aspetti salienti (cura di sé, abbigliamento, eloquio, comportamento non verbale). Sarebbero, dunque, necessari ulteriori colloqui ed eventualmente la somministrazione di test psicodiagnostici che potrebbero orientarci verso un quadro più completo e quindi una diagnosi corretta. Tuttavia, possiamo formulare delle ipotesi che hanno, ribadisco, un carattere di incertezza e che devono essere confermate o confutate come già detto.
Nel formulare ipotesi diagnostiche facciamo riferimento al sistema di classificazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-IV TR) e partiamo dal presupposto che sia esclusa l'esistenza di condizioni mediche generali o uso di sostanze che potrebbero essere la causa dei sintomi descritti. I sentimenti di insicurezza nei rapporti interpersonali e nelle situazioni sociali, accompagnati da sintomi neurovegetativi, possono far pensare ad un Disturbo d'Ansia (asse I), in particolare la Fobia sociale, che però potrebbe essersi successivamente espressa e consolidata come Disturbo Evitante di Personalità (Asse II), come indicherebbero l'evitamento, l'isolamento sociale e l'ipersensibilità alla critica e al giudizio. Probabilmente a ciò può essere legata l'insoddisfazione per il corpo e le attenzioni ad esso rivolte. Perciò è importante approfondire la gravità di tali comportamenti, in modo da escludere ad esempio un Disturbo di Dismorfismo Corporeo. Si potrebbe pensare, come diagnosi differenziale, ad un Disturbo Schizoide di Personalità, che tuttavia sembra improbabile dal momento che il pz sembra comunque desiderare relazioni interpersonali che però sfugge perché non se ne ritiene all'altezza. Il fatto che negli ultimi due anni si siano palesati disforia, senso di inutilità, abulia, aggressività eterodiretta, potrebbe far pensare ad un Disturbo dell'Umore, in particolare, vista la durata, ad un Disturbo Distimico che potrebbe essere associato al Disturbo Evitante di Personalità. Bisogna, però, accertare innanzitutto quanto la sintomatologia incida effettivamente sul funzionamento quotidiano e indagare sulla durata e sulla presenza o assenza di altri sintomi che potrebbero portare a confermarla o confutarla.
Come detto più sopra, sono necessari altri colloqui con il pz ai fini della raccolta delle informazioni che possano aiutare ad averne un quadro più completo. A tale scopo proporrei anche la somministrazione di MMPI2, per la valutazione dei tratti psicopatologici, SCID-2, per la valutazione dei disturbi di asse II, e la CBA che potrebbe fornire suggerimenti su ulteriori aree su cui indagare.
Nel caso in cui la suddetta ipotesi dovesse trovare conferma proporrei, come intervento, una terapia supportivo-espressiva inizialmente individuale e poi di gruppo, a carattere psicodinamico. Tale proposta è dovuta al fatto che potrebbe essere necessario un iniziale supporto all'Io, per una ricostruzione, ristrutturazione ed integrazione, per abbassare le quote d'angoscia e per favorire, nel pz, un adeguato contatto con la realtà e una ristrutturazione dell'immagine di Sé. Successivamente, si darà spazio ad una rielaborazione dei termini del confitto. La scelta del gruppo è fondamentale per favorire lo sviluppo delle capacità di integrazione e comunicazione dei vissuti e per incoraggiare all'esposizione alle situazioni temute.
questo è il mio svolgimento del caso del ragazzo di 25 anni postato da Giupeppe. Sinceramente mi ha messo un po' in crisi la questione dell'uso di sostanze, non ho saputo come inquadrarla. Aspetto voi altri per un confronto
Per Distiller: PERFECT!!
Anch'io avrei messo distimico...cmq il matrimonio della sorella è importante per una riacutizzazione del disturbo e quindi indagare i temi relativi alla dipendenza..il processo di separazione etc...la diagnosi differenziale non è richiesta nella traccia quindi perchè mettercela?:skunk:
A. è una donna di 36 anni che si presenta alla consultazione dello psicologo su indicazione di una sua amica che glielo ha
raccomandato definendolo un professionista serio e preparato.
Si presenta molto curata nell'aspetto ed esordisce nell'affermare la sua sfiducia nella psicologia. Vorrebbe però essere
aiutata a risolvere il suo problema, magari sottoponendosi e delle sedute di rilassamento di cui
l'amica le ha tanto parlato. Parla a voce bassa, quasi scandendo e selezionando con cura le parole che usa. E' molto
esigente con sé
stessa, da sempre preoccupata di come può apparire agli altri, da cui si sente spesso giudicata negativamente.
Svolge il lavoro di giornalista da 10 anni ma si dichiara insoddisfatta a causa dell'ambiente del giornale. In particolare ha un
pessimo rapporto sia con il proprio capo che con i colleghi, in quanto, a suo dire, non le riconoscono lo spazio che ritiene di
meritare. Il motivo della consultazione psicologica sono dei frequenti mal di testa di cui soffre da nove anni. Il dolore è
associato ad una perdita della sensibilità agli arti superiori e risulta resistente a qualsiasi trattamento farmacologico. A. si
sente disperata per il persistere della sua "malattia" che la costringe a "non vivere" per giorni interi finche perdura l'attacco
e durante i quali si chiude nella sua stanza, impossibilitata a svolgere ogni tipo di attività.
A. è la seconda di tre figli, ha una sorella maggiore di due anni, con la quale riferisce di avere da sempre un pessimo
rapporto ed un fratello più piccolo di otto anni che dice di amare moltissimo "come se fosse un figlio".
Ha sempre avuto difficoltà di relazione con la madre che definisce "possessiva e invadente", più con lei che con i fratelli.
Il padre definito "meraviglioso" ma purtroppo " assente e sempre concentrato sui propri problemi".
Nel passato ha avuto tre storie affettive "importanti" ma fallite, così che non ha potuto coronare il suo sogno di avere un
figlio.
Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
Quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti importanti a giustificazione
dell'ipotesi fatta
Di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale
Di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe
Quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perché
Se ritiene necessario un trattamento psicoterapeutico o altro.
stamattina mi dedico a questo caso... poi vi posto la mia discussione..
:mumble: ammappa difficilotto...metterei come ipotesi principale un disturbo algico visto che il motivo della consultazione è di ordine fisico e nn psicologico..per la differenziale mi orienteri su un disturbo istrionico di personalità ( curata nell'aspetto, stile di comunicazione impressionistico, suggestionabilità da parte dell'amica, adulazione dell'analista, nn va d'accordo sul lavoro dove ritiene di non avere lo spazio che merita.. quindi nn è al centro dell'attenzione?...indagare i motivi della formazione e rottura delle storie...forse superficialità?)inoltre nell'istrionico c'è spesso somatizzazione..che ne dite? :skunk:
in differenziale anche io ho pensato a un dist, istrionico.. sopratutto in relazione per quanto riguarda il bisogno di essere al centro dell'attenzione (i colleghi non gli danno l'attenzione che merita) e per l'autodrammatizzazione)..
il mio problema nasce nel momento in cui devo fare un discorso coerente... aiutooo!!!!
I pazienti con disturbo algico non costituiscono un gruppo uniforme, ma piuttosto sono una serie di soggetti eterogenei con vari dolori, come dolore lombare, cefalea, dolore faciale atipico e dolore cronico pelvico. E' sufficiente la cefalea..Anche se ci sono sintomi pseudo-neurologici il disturbo di conversione è generalmente breve, mentre quello algico è cronico come in questo caso. Inoltre, il dolore non è per definizione un sintomo del disturbo di conversione. Facciamo disturbo somatomorfe e basta?:sbonk:
Dai che ce la fai!nn perderti inizi a parlare dei sintomi somati...diagnosi di disturbo somatomorfe...aspetti da in dagare...poi parti con i sintomi per la differenziale e fai la diagnosi..infine proposta di trattamento sia per la diagnosi principale che differenziale..a volte nn c'è bisogno di fare un discorso unico perchè bisogna rispondere ai punti a b c etc..!! :approved:
Ah volevo chiedere a te e agli altri quali strumenti utilizzate per i disturbi somatoformi??:zott:
io direi.. ma se fosse l'ipotesi principale il dist. istrionico?
Ok..disturbo somatomorfe e basta :asd: ! in realtà penso proprio che questa paziente abbia un disturbo istrionico di personalità..però arriva alla consultazione per sintomi somatici...quindi facciamo la diagnosi di disturbo somatomorfe ma in differenziale diciamo che in realtà protrebbe essere un istrionico..che dici? la SCID-I ok...secondo te o altri...che forse stanno facendo la pennichella..:asd: la Toronto Alexitimia Scale può andar bene per i somatomorfi?
non saprei.. ora provo a postare la mia discussione... tenete presente che è la prima che faccio per intero.. quindi sono ben accette tutte le critiche e i consigli...
A., 36 anni, si presenta alla consultazione su suggerimento di un’amica. Arriva a colloquio molto curata nell’aspetto e sulla difensiva rispetto alla necessità di intraprendere un percorso terapeutico. Lavora come giornalista da 10 anni, ma si definisce insoddisfatta del proprio lavoroa causa del cattivo rappoerto con i colleghi; la signora afferma “non mi riconoscono lo spazio che merito”.. il tono di voce è basso e scandisce tutte le parole selezionandole accuratamente.
Il motivo che l’ha spinta a prendere appuntamento sono dei frequenti mal di testa di cui soffre da 9 anni, associati a una perdita di sensibilità agli arti superiori. Questi sintomi fisici sono resistenti a qualsiasi trattamento farmacologico e la costringono a “non vivere” per parecchi giorni, compromettendo il suo funzionamento globale.
L’anamnesi familiare rileva un rapporto difficoltoso con la madre che viene descritta come “ possessiva e invadente); al contrario il padre viene idealizzato nonostante venga descritto come una persona interessata solo a sé stessa. A. è la seconda di tre figli: una sorella maggiore di 2 anni con la quale ha un pessimo rapporto, e un fratello più piccolo di 8 anni, che “ama come fosse suo figlio”.
AI fini diagnostici faremo riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR).
I sintomi fisici riportati potrebbero orientare una prima ipotesi diagnostica verso un disturbo somatoforme, ma saranno necessari ulteriori elementi per fare una diagnosi certa.
Altri elementi come l’aspetto curato, la necessità di essere al centro dell’attenzione (“non mi danno gli spazi che merito”) l’eloquio impressionistico potrebbero condurre a una diagnosi differenziale di Dist. Istrionico di personalità. Per
Per averee maggiori elementi che orientino verso una precisa diagnosi sarà necessario proporre ulteriori colloqui durante i quali si cercherà di capire meglio la Reale motivazione che ha spinto la paziente al colloquio e quali sono le aspettative che la paziente ha nei confronti del trattamento. Sarà inoltre necessario indagare, in riferimento ai sintomi fisici, in quali situazioni si manifestano maggiormente e e quali sono le risorse che la paziente mette in atto per affrontarli (MA IN REALTò QUESTO LO SAPPIAMO Già VERO?). un ‘ulteriore analisi dovrà prendere in considerazione la storia familiare della paziente, vista la presenza di una madre invischiante e un padre assente ci potrebbe essere la presenza di un nucleo patologico nella famiglia stessa. Un altro punto da analizzare sono le motivazioni della fine delle storie affettive della donna, in modo da capire se siano dipese dal suo modo di essere o da fattori esterni.
Potrebbe risultare utile la somministrazione di un’MMPI per avere un’idea generale della personalità della paziente e una SCID-I per considerare tutte le aree dell’Asse I e arrivare con maggiore sicurezza alla diagnosi più accreditata.
Inoltre si potrebbe proporre alla paziente una visita neurologica per escludere la possibilità di una condizione medica generale che potrebbe spiegare meglio i sintomi fisici.
Nel caso in cui venisse confermata un’ipotesi di dist. Somatoforme potrebbe essere proposta una terapia cognitivo comportamentale tesa ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’origine dei disturbi e una maggiore gestione dei sintomi stessi.
Nel caso in cui venisse confermata la diagnosi di dist. Istrionico, vista la buona relazione con la realtà e un Io integrato si potrebbe procedere a una terapia di tipo espressivo ad approccio psicodinamico con l’obiettivo di rielaborare i termini del conflitto interno, favorire il processo di separazione-individuazione che appare deficitarioe rielaborare le tematiche egate alla dipendenza e al bisogno di attenzione.
ho trovato questo link sugli strumenti per i dist. somatoformi
PSICO -> Disturbi Somatoformi
mi avete lasciata sola?
mi date un parere sul mio caso?