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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
".
Ribadisco che non lo era, una domanda finalizzata a comprendere se essa, cioè la tua domanda/richiesta, dato che sembrava trasudarne, celasse qualche forma di aggressivita' che volevi esprimere, come puo' avvenire in tutti gli esseri umani, soprattutto se si sentono in momenti di particolare o anche naturale, ma in un dato momento con un piu' pressante bisogno di portarli alla luce, all'esterno, tali aspetti di sè, per motivi propri, fragilita'.
Spero di essere stata chiara
Ciao
Carissima Rosa, spesso ci vuole più coraggio a manifestare le proprie 'fragilità' che a camuffarle. Trovare la forza di essere se stessi , mi sembra sia un pregio, non una debolezza.
E' impossibile, anche formulando solo concetti teorici, che alla fine non 'trasudi' il nostro sentire personale....solo i mostri potrebbero esserne capaci.:asd:
Come dici bene tu, nel visitor messages:"é proprio dalle nostre fragilita' spesso, che traiamo le nostre migliori risorse, se sappiamo riconoscerle e ben utilizzarle".
:ciao::ciao::ciao:
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Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Certamente, in questo senso il soggetto è strutturalmente dipendente dall'Altro (che è, prima di tutto, un ordine simbolico). E in effetti, nella prospettiva a cui mi riferisco, tutta la clinica della nevrosi è una clinica della separazione dall'alienazione di questa dipendenza strutturale (per la psicosi il discorso è un po' diverso e più complesso). Detto questo, gli altri codici comunicativi sono comunque codici simbolici che significano comunque qualcosa al bambino, ad esempio, in quale desiderio si inscrive: la scelta del nome è l'esempio più semplice che mi viene in mente per indicare la marca del significante, nel momento in cui ti chiamano "Rosa", qualcosa è già stato catturato entro questa trama simbolica che ti rappresenta. C'è comunque una dipendenza strutturale dall'ordine simbolico, anche laddove il bambino non può parlare. E, come giustamente dici, se così non fosse "quei bambini morirebbero", come del resto mostra chiaramente il fenomeno dell'ospitalismo di Spitz: non basta la soddisfazione del bisogno (come potrebbe bastare, ad esempio, per l'allevamento animale), è necessario che gli si parli e che ci si occupi di lui, anche per niente. Non basta, in altre parole, assicurare la sopravvivenza biologica del bebé, ma ci vuole anche un modo di presenza (e assenza, come vedi siamo già in pieno simbolico), che ha a che fare con una significazione di amore, con l'essere cioè qualcosa per l'Altro, occupare un posto nel suo desiderio.
Saluti,
ikaro
scusami, a parte l'enorme confusione,
ma hai mai visto dei pazienti?
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
scusami, a parte l'enorme confusione,
ma hai mai visto dei pazienti?
Sì. Naturalmente non posso vantare 1 esperienza trentennale, ma da 4 anni a questa parte vedo pazienti con regolarità, sia in istituzione (tirocinio di specialità) sia privatamente. Quanto alla "enorme confusione", lo prendo come 1 complimento: mi preoccuperei, piuttosto, del contrario!
Salute :jd:
ikaro
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beh, sai, una volta un tizio mi disse che se non capisci quello che leggi di uno scritto dopo la terza volta, allora quanto meno l'autore non ha ben chiaro i concetti che vuole esporre, oppure utilizza grosse contorsioni linguistiche per non dire nulla e fare effetto e basta.
ragazzi: la chiarezza!!!!! fa bene soprattutto in un contesto terapeutico così complicato da tanta accademia....
poi per carità, sono intervenuto in una discussione di cui condivido pochissimo. ma questo fa parte della mia impostazione così diversa dal mondo psicodinamico e similia.
per il resto, una cosa. se si vedono con regolarità pazienti da 4 anni, con confusione, beh ci vuole davvero fegato. te ne do atto. e lo rispetto.
ciaz.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
beh, sai, una volta un tizio mi disse che se non capisci quello che leggi di uno scritto dopo la terza volta, allora quanto meno l'autore non ha ben chiaro i concetti che vuole esporre, oppure utilizza grosse contorsioni linguistiche per non dire nulla e fare effetto e basta
Ah, sì? Non so chi era 'sto tizio, io mi ricordo di un altro tizio, che scriveva su Il Manifesto, qualche anno fa: "il sapere è sempre il risultato di un duro lavoro e presuppone individui che, di fronte alle difficoltà di comprendere, non se la prendano con chi scrive, ma con se stessi, che ancora non hanno imparato a leggere". :asd:
Citazione:
ragazzi: la chiarezza!!!!! fa bene soprattutto in un contesto terapeutico così complicato da tanta accademia....
Ah, scusami, non mi ero accorto che il forum fosse 1 "contesto terapeutico"... :D
Citazione:
per il resto, una cosa. se si vedono con regolarità pazienti da 4 anni, con confusione, beh ci vuole davvero fegato. te ne do atto. e lo rispetto.
Ammesso che il sia stato 1 intervento confuso, davvero non capisco cosa c'entri il tentativo di spiegare 1 teoria molto complessa come quella lacaniana in 10 righe su 1 forum on line (peraltro nei ritagli di tempo dal lavoro e dallo studio) con il vedere i pazienti, non c'entra proprio niente, anche perchè ai pazienti non spiegomica la teoria!! Quanto al fegato non saprei, i miei supervisori non si sono mai lamentati e hanno spesso apprezzato il mio modo di lavorare, sicuramente ancora acerbo sotto molti punti di vista (ci mancherebbe), comunque ti ringrazio per l'interessamento e ti saluto...
A presto,
ikaro
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
lasciamo perdere quello che leggi sul manifesto.
ho solo pensato allo schietto suggerimento confessatomi da un ricercatore che scrivendo articoli su riviste scientifiche non può sottrarsi all'aurea regola dello scrivere chiaro e comprensibile per la magigorparte dei lettori.
() per me è un brutto colpo quando mi leggono e non capiscono o fraintendono cose per me interessanti. mai pensare di dare per scontato quanto sappiamo noi e gli altri.
ma questo non ha poi così importanza. io mi riferivo a come e a cosa scrivevi. parzialmente, faziosamente, ritengo che quanto scrivi e come lo scrivi sia una confusa accozzaglia di concetti poco chiari e privi di fondamenta.
la chiarezza si riferisce ai discorsi che si fanno, proprio in questo thread.
anche io vi leggo, nei "ritagli" di tempo. e santo cielo, sono un lettore che pretende che mi si spiegano le cose con qualche criterio sintattico e ragionevolmente, argomentativamente plausibile. poi in fondo sono un poco preparato sulla materia, non è che sono così profano e non posso seguire i vostri ragionamenti "complessi"...
provate a scrivere, a definire, a portare esempi, dati, prove sperimentali, articoli. per carità non i medesimi autori che si vuole spiegare....
ci mancherebbe poi che i tuoi supervisori si lamentino di te...
anzi in bocca a lupo per tutto.
ritorno all'ingrato compito di leggervi e decifrarvi. quando ho "ritagli" di tempo.
ciaz
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Citazione:
lasciamo perdere quello che leggi sul manifesto.
ho solo pensato allo schietto suggerimento confessatomi da un ricercatore che scrivendo articoli su riviste scientifiche non può sottrarsi all'aurea regola dello scrivere chiaro e comprensibile per la magigorparte dei lettori.
() per me è un brutto colpo quando mi leggono e non capiscono o fraintendono cose per me interessanti. mai pensare di dare per scontato quanto sappiamo noi e gli altri.
ma questo non ha poi così importanza. io mi riferivo a come e a cosa scrivevi. parzialmente, faziosamente, ritengo che quanto scrivi e come lo scrivi sia una confusa accozzaglia di concetti poco chiari e privi di fondamenta.
la chiarezza si riferisce ai discorsi che si fanno, proprio in questo thread.
anche io vi leggo, nei "ritagli" di tempo. e santo cielo, sono un lettore che pretende che mi si spiegano le cose con qualche criterio sintattico e ragionevolmente, argomentativamente plausibile. poi in fondo sono un poco preparato sulla materia, non è che sono così profano e non posso seguire i vostri ragionamenti "complessi"...
provate a scrivere, a definire, a portare esempi, dati, prove sperimentali, articoli. per carità non i medesimi autori che si vuole spiegare....
ci mancherebbe poi che i tuoi supervisori si lamentino di te...
anzi in bocca a lupo per tutto.
ritorno all'ingrato compito di leggervi e decifrarvi. quando ho "ritagli" di tempo.
Non so che dire, se "quanto scrivo e come lo scrivo è una confusa accozzaglia di concetti poco chiari e privi di fondamenta" continuo a prenderlo come un complimento (parziale e fazioso), però non capisco perchè perdi il tuo tempo a leggermi, fossi in te passerei oltre... :approved: Ti ricordo, dettaglio non dapoco, che non siamo su 1 rivista scientifica, né divulgativa.
Saluti,
ikaro
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Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
la chiarezza si riferisce ai discorsi che si fanno, proprio in questo thread.
anche io vi leggo, nei "ritagli" di tempo. e santo cielo, sono un lettore che pretende che mi si spiegano le cose con qualche criterio sintattico e ragionevolmente, argomentativamente plausibile. poi in fondo sono un poco preparato sulla materia, non è che sono così profano e non posso seguire i vostri ragionamenti "complessi"...
provate a scrivere, a definire, a portare esempi, dati, prove sperimentali, articoli. per carità non i medesimi autori che si vuole spiegare....
ci mancherebbe poi che i tuoi supervisori si lamentino di te...
anzi in bocca a lupo per tutto.
ritorno all'ingrato compito di leggervi e decifrarvi. quando ho "ritagli" di tempo.
ciaz
Ma se non ti interessa l'argomento, perchè non occupi i "ritagli" di tempo in modo per te più produttivo?
Sei OT. Per vedere più chiaro avresti bisogno un buon paio di occhiali:asd:
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
La nevrosi non è causata tanto dagli avvenimenti della prima infanzia, quanto dal conflitto attuale, cioè dall'incapacità dell'individuo di adattarsi alle richieste del suo ambiente o di adattattarlo alle sue esigenze evolutive.
La ricerca delle cause della nevrosi, non si rivolge al passato, ma al presente e al futuro, al suo progetto vitale.
Incotrando un viandante, un freudiano chiederà:"da dove vieni?", uno Junghiano:"dove vai?"
Nella nevrosi stessa sono già insite delle idicazioni terapeutiche: il sintomo è già un tentativo di adattamento.L'analista non è colui che detiene un sapere, ma una guida che ha già sperimentato, nel corso della sua stessa analisi,, l'esistenza di un luogo extra individuale nel quale convergono i fini ultimi del nostro destino.
La terapia junghiana non è come quella freudiana, rigidamente codificata. Ogni tipo di personalità, sistema di bisogni richiede una particolare impostazione terapeutica. Il transfert è soltanto la 'proiezione di contenuti inconsci sull'analista'. Un itinerario assai complesso e tormentato che Jung descrive in termini di autorealizzazione :"Diventa chi tu sei"
Questo concetto funziona se un grave episodio traumatico sconvolge la nostra vita. Ma se la routine quotidiana, lo stress, la noia, la solitudine, ci logorano lentamente fino a condurci in uno stato di depressione , assenza di motivazioni, pessimismo....diventare chi eravamo....cosa ci può risolvere?.....
Ciao.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Originalmente inviato da
neuromancer
lasciamo perdere quello che leggi sul manifesto.
ho solo pensato allo schietto suggerimento confessatomi da un ricercatore che scrivendo articoli su riviste scientifiche non può sottrarsi all'aurea regola dello scrivere chiaro e comprensibile per la magigorparte dei lettori.
() per me è un brutto colpo quando mi leggono e non capiscono o fraintendono cose per me interessanti. mai pensare di dare per scontato quanto sappiamo noi e gli altri.
ma questo non ha poi così importanza. io mi riferivo a come e a cosa scrivevi. parzialmente, faziosamente, ritengo che quanto scrivi e come lo scrivi sia una confusa accozzaglia di concetti poco chiari e privi di fondamenta.
la chiarezza si riferisce ai discorsi che si fanno, proprio in questo thread.
anche io vi leggo, nei "ritagli" di tempo. e santo cielo, sono un lettore che pretende che mi si spiegano le cose con qualche criterio sintattico e ragionevolmente, argomentativamente plausibile. poi in fondo sono un poco preparato sulla materia, non è che sono così profano e non posso seguire i vostri ragionamenti "complessi"...
provate a scrivere, a definire, a portare esempi, dati, prove sperimentali, articoli. per carità non i medesimi autori che si vuole spiegare....
ci mancherebbe poi che i tuoi supervisori si lamentino di te...
anzi in bocca a lupo per tutto.
ritorno all'ingrato compito di leggervi e decifrarvi. quando ho "ritagli" di tempo.
ciaz
Per quanto mi riguarda capisco molto bene quello che dice ikaro:tra folli ci si intende evidentemente.
La teoria a cui si riferisce ikaro è come dice lui stesso molto complessa:Lacan non era mica il Watson di turno...
Invece di inseguire dati e prove sperimentali io ti proporrei un bel 'seminario I'...da leggere...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
grazie. ne ho proprio bisogno. :)
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Originalmente inviato da
francesca63
La nevrosi non è causata tanto dagli avvenimenti della prima infanzia, quanto dal conflitto attuale, cioè dall'incapacità dell'individuo di adattarsi alle richieste del suo ambiente o di adattattarlo alle sue esigenze evolutive.
La ricerca delle cause della nevrosi, non si rivolge al passato, ma al presente e al futuro, al suo progetto vitale.
Incotrando un viandante, un freudiano chiederà:"da dove vieni?", uno Junghiano:"dove vai?"
Nella nevrosi stessa sono già insite delle idicazioni terapeutiche: il sintomo è già un tentativo di adattamento.L'analista non è colui che detiene un sapere, ma una guida che ha già sperimentato, nel corso della sua stessa analisi,, l'esistenza di un luogo extra individuale nel quale convergono i fini ultimi del nostro destino.
La terapia junghiana non è come quella freudiana, rigidamente codificata. Ogni tipo di personalità, sistema di bisogni richiede una particolare impostazione terapeutica. Il transfert è soltanto la 'proiezione di contenuti inconsci sull'analista'. Un itinerario assai complesso e tormentato che Jung descrive in termini di autorealizzazione :"Diventa chi tu sei"
Questo concetto funziona se un grave episodio traumatico sconvolge la nostra vita. Ma se la routine quotidiana, lo stress, la noia, la solitudine, ci logorano lentamente fino a condurci in uno stato di depressione , assenza di motivazioni, pessimismo....diventare chi eravamo....cosa ci può risolvere?.....
Ciao.
Nietzsche scrisse un'opera fondamentale dal titolo 'ecce homo-come si diventa ciò che si è':qui ovviamente cade ogni vincolo e possibilità di 'temporalizzazione'. In un certo senso si tratta di recuperare una parola che oggi è ormai desueta e che pure tu hai utilizzato:'destino'.Il destino implica la soppressione di ogni giogo temporale:destino significa 'destino di ciò che eternamente già è,è stato e sarà'.Quindi l'autonomia dell'attimo e, dice Nietzsche, 'l'eterno ritorno dell'uguale'. Jung (in sintonia con Nietzsche) dice 'essere psichicamente in grado di lasciar accadere' a proposito dell'individuazione e cioè dell'assenza totale di contraddizioni perchè esse sono già da sempre risolte in quel destino che 'ci contiene' (come è d'altro canto espresso dalla funzione simbolica di congiunzione degli opposti):come vedi quel 'diventare chi eravamo' non funziona più ma è l'attimo 'eternamente libero' che dischiude la possibilità di 'accorgerci' che le contraddizioni sono già da sempre risolte: 'diventa ciò che sei' è infatti il monito...'ciò che sei già da sempre' per l'appunto.
Perdona il taglio filosofico della risposta ma spero comunque di aver dato qualche spunto.
Saluti,
Luigi
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Citazione:
Per quanto mi riguarda capisco molto bene quello che dice ikaro:tra folli ci si intende evidentemente.
La teoria a cui si riferisce ikaro è come dice lui stesso molto complessa:Lacan non era mica il Watson di turno...
Invece di inseguire dati e prove sperimentali io ti proporrei un bel 'seminario I'...da leggere...
:approved:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Braveheart84
Io invece, probabilmente, ho fatto dei transfert negativi verso i miei ex psicoterapeuti...li vedevo come persone interessate, che cercavano di legarmi a loro. Però è anche vero che, sopratutto la prima terapaeuta, mi hanno dato dei motivi concreti che mi hanno portato a dubitare della loro onestà.
Peste ha detto una cosa che, forse, sfugge ai più, ma che invece si rivela un nocciolo fondamentale della relazione terapeutica: infatti lo psicologo sa tutto di noi, compresi i segreti più profondi, ma noi non sappiamo nulla di lui/lei. Il rapporto quindi è assimetrico, non alla pari...come si può costruire una fiducia umana (non professionale, come sempre io l'ho vista) se c'è questa disparità di rapporto? NOn credete che, invece, un buon passo sarebbe quello di mettersi su un rapporto più paritario?
Il mio ultimo psicologo voleva addirittura che io lo vedessi come un padre...ma come faccio a considerare alla stregua di un genitore uno di cui so a amalapena nome e cognome, e che mi si piglia 70 euro l'ora???
Ciao
scusate se resuscito questo intervento, ma mi pare interessante, in quanto si pone in chiave critica, e propone una valutazione che non andrebbe svalutata.
Perche' nel rapporto terapeuta- paziente il rapporto scivola sempre sul piano del rapporto genitore/figlio, medico/paziente, Io sono ok e tu non sei ok?
Di per se questa e' una svalutazione del paziente, fruente, che, se puo' essere utile nella chirurgia, non so quanto lo sia in una psicoterapia.
L'analisi transazionale e' meglio...
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Originalmente inviato da
francesca63
...La terapia junghiana non è come quella freudiana, rigidamente codificata. Ogni tipo di personalità, sistema di bisogni richiede una particolare impostazione terapeutica. Il transfert è soltanto la 'proiezione di contenuti inconsci sull'analista'. ...
Questo concetto funziona se un grave episodio traumatico sconvolge la nostra vita. Ma se la routine quotidiana, lo stress, la noia, la solitudine, ci logorano lentamente fino a condurci in uno stato di depressione , assenza di motivazioni, pessimismo....diventare chi eravamo....cosa ci può risolvere?.....
Ciao.
Forse si puo cominciare col non considerare questa persona una malato, un disturbato, un nevrotico, ma semplicemente una persona in cerca di un senso.
Ci sono aspetti della propria persona e desideri inconsci che attendono di essere scoperti, apprezzati e vissuti.
Si tratta di scoprire quali sono, e per far questo ogni stimolo puo' essere la miccia di una nuova esplosiaone dell'essere.
Ma ci sono anche le persone che si accontentano, che gettano la spugna, che illanguidiscono per motivi genetici o scelte di mortificazione.
A costoro basta anche semplicemente il potersi lamentare, ma si guardano bene dal cambiare la loro situazione.
Queste persone hanno bisogno di un ascoltatore, ed e' giusto che costui ottenga il suo compenso, perche non c'e' tedio piu doloroso dell'ascoltare una persona lamentosa che non ha nessuna intenzione di cambiare lo stato delle cose.
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
scusate se resuscito questo intervento, ma mi pare interessante, in quanto si pone in chiave critica, e propone una valutazione che non andrebbe svalutata.
Perche' nel rapporto terapeuta- paziente il rapporto scivola sempre sul piano del rapporto genitore/figlio, medico/paziente, Io sono ok e tu non sei ok?
Di per se questa e' una svalutazione del paziente, fruente, che, se puo' essere utile nella chirurgia, non so quanto lo sia in una psicoterapia.
L'analisi transazionale e' meglio...
... di cosa? E perché?
Non so si tu abbia una qualche esperienza analitica, ma nel rapporto terapeuta/paziente entrano padri, madri, figli, nonni e nipoti... oltre che terapeuti e pazienti, ovviamente. E da quando in qua il paziente "non è ok" quando il percorso analitico è un percorso verso l'autonomia, un "diventare ciò che si è"?
Detto fuori dai denti, quanta quota di proiezione esiste nello svalutare l'esperienza psicoanalitica? Perché "di per se", considerare sofferente un sofferente non mi pare proprio una svalutazione. Semmai è un riconoscimento. Che, proprio in quanto tale, ha spesso effetti terapeutici ben più importanti degli automatismi in chiave "io sono ok- tu sei ok". Mi pare.
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Forse si puo cominciare col non considerare questa persona una malato, un disturbato, un nevrotico, ma semplicemente una persona in cerca di un senso.
Ci sono aspetti della propria persona e desideri inconsci che attendono di essere scoperti, apprezzati e vissuti.
Si tratta di scoprire quali sono, e per far questo ogni stimolo puo' essere la miccia di una nuova esplosiaone dell'essere.
Ma ci sono anche le persone che si accontentano, che gettano la spugna, che illanguidiscono per motivi genetici o scelte di mortificazione.
A costoro basta anche semplicemente il potersi lamentare, ma si guardano bene dal cambiare la loro situazione.
Queste persone hanno bisogno di un ascoltatore, ed e' giusto che costui ottenga il suo compenso, perche non c'e' tedio piu doloroso dell'ascoltare una persona lamentosa che non ha nessuna intenzione di cambiare lo stato delle cose.
Di ascoltatori, in effetti, non ce n'è molti in giro. Ma, se consenti, perché mai il pagare una persona che ti ascolta dovrebbe modificare le cose? E, se non modfica le cose, perché pagarla?
Buona vita
Guglielmo
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
Perche' nel rapporto terapeuta- paziente il rapporto scivola sempre sul piano del rapporto genitore/figlio, medico/paziente, Io sono ok e tu non sei ok?
Ma chi lo dice che "scivola nel rapporto padre-figlio"? Prima di fare simili generalizzazioni, che ad esempio non tengono nemmeno conto di quanto ci siano spesso modalità del paziente più che dell'analista che spingono verso questa direzione, mi informerei meglio sulla teoria e la tecnica psicoanalitica.
Comunque interessante che ci sia così tanta gente che, con poche o nulle conoscenze di psicoanalisi, esprime giudizi così netti...
Saluti
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
Queste persone hanno bisogno di un ascoltatore, ed e' giusto che costui ottenga il suo compenso, perche non c'e' tedio piu doloroso dell'ascoltare una persona lamentosa che non ha nessuna intenzione di cambiare lo stato delle cose.
Vedo che mi ha già anticipato willy di poco.
Aggiungo solo che forse non ci si rende neanche conto della gravità e della mancanza di etica che comporta un affermazione del genere. Allora meglio i preti: al massimo spendevi tempo a dire 10 padre nostro e 10 ave maria...
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
scusate se resuscito questo intervento, ma mi pare interessante, in quanto si pone in chiave critica, e propone una valutazione che non andrebbe svalutata.
Perche' nel rapporto terapeuta- paziente il rapporto scivola sempre sul piano del rapporto genitore/figlio, medico/paziente, Io sono ok e tu non sei ok?
Di per se questa e' una svalutazione del paziente, fruente, che, se puo' essere utile nella chirurgia, non so quanto lo sia in una psicoterapia.
L'analisi transazionale e' meglio...
I rapporti simbolici che emergono nel transfert ripropongono ciò di cui l'inconscio dispone. Tutte le figure ad 'intonazione affettiva' e quindi i complessi. Cionondimeno la relazione attuale assume sempre caratteri di unicità. La risposta alla tua domanda l'hai data tu stesso: io (terapeuta) sono ok, tu (paziente) non sei ok...se il paziente è ok non capisco perchè spendere tempo e danaro in una relazione che si può benissimo instaurare con un parente o amico. Il paziente è svalutato di per sè stesso (molto prima di rivolgersi al terapeuta) ed è proprio grazie ad una certa verticalità del rapporto che il contratto si può stipulare: si immagini un terapeuta che alla prima seduta dice 'io non sono ok,sono uguale a te,ne so giusto quanto te riguardo ai tuoi problemi,siamo alla pari'...se hai un ansioso davanti taglierà la corda in un batter d'occhio con il cuore in gola proprio perchè non si è sentito 'com-preso' in una dimensione più ampia nella quale il suo male si stempera o può relativizzarsi lasciando spazio ad una serie di piccoli 'movimenti' che già disegnano una possibile via di uscita.Per come la vedo io ci sono molti modi per rendere la relazione vivibile e umanamente (tanti accorgimenti che 'distendono' il campo analitico) degna ma mai paritaria: qui vedo uno scivolamento pericoloso da realtà sperimentata ad una virtualità del desiderio che può portare il paziente a peccare di hybris,a credere di potersi sostituire,ad intellettualizzare...è un peccato che questo accada se la relazione sta già portando buoni frutti.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
....................................
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
psicologia=escatologia?.... ehm....!?
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
il paziente pecca di "hybris"...!?... ehm...!?
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
Forse si puo cominciare col non considerare questa persona una malato, un disturbato, un nevrotico, ma semplicemente una persona in cerca di un senso.
Ci sono aspetti della propria persona e desideri inconsci che attendono di essere scoperti, apprezzati e vissuti.
Si tratta di scoprire quali sono, e per far questo ogni stimolo puo' essere la miccia di una nuova esplosiaone dell'essere.
Ma ci sono anche le persone che si accontentano, che gettano la spugna, che illanguidiscono per motivi genetici o scelte di mortificazione.
A costoro basta anche semplicemente il potersi lamentare, ma si guardano bene dal cambiare la loro situazione.
Queste persone hanno bisogno di un ascoltatore, ed e' giusto che costui ottenga il suo compenso, perche non c'e' tedio piu doloroso dell'ascoltare una persona lamentosa che non ha nessuna intenzione di cambiare lo stato delle cose.
puro spregiudicato realismo. non male oscarmoreno. su cui sarebbe interessante approfondire. :approved:
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Originalmente inviato da
neuromancer
psicologia=escatologia?.... ehm....!?
Non eri tu quello che criticava la confusa accozzaglia di concetti poco chiari e privi di fondamenta. "ESCATOLOGIA" ? Cosa ci azzecca?
Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
il paziente pecca di "hybris"...!?... ehm...!?
Hai un vocabolario?
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Citazione:
Ma ci sono anche le persone che si accontentano, che gettano la spugna, che illanguidiscono per motivi genetici o scelte di mortificazione.
A costoro basta anche semplicemente il potersi lamentare, ma si guardano bene dal cambiare la loro situazione.
Questo aspetto è stato individuato e teorizzato da Freud molto presto (dicesi "reazione terapeutica negativa"), a partire da questo Lacan ha individuato un tempo logico nella cura (il lavoro preliminare all'analisi) finalizzati proprio alla "rettifica soggettiva" attraverso la quale il soggetto può passare dal lamento al riconoscimento della propria parte di responsabilità nel malessere su cui ama crogiolarsi e di qui al cambiamento. Insomma, quello che dici è il nostro pane quotidiano...
Saluti,
ikaro
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Forse si puo cominciare col non considerare questa persona una malato, un disturbato, un nevrotico, ma semplicemente una persona in cerca di un senso.
Ci sono aspetti della propria persona e desideri inconsci che attendono di essere scoperti, apprezzati e vissuti.
Si tratta di scoprire quali sono, e per far questo ogni stimolo puo' essere la miccia di una nuova esplosiaone dell'essere.
Ma ci sono anche le persone che si accontentano, che gettano la spugna, che illanguidiscono per motivi genetici o scelte di mortificazione.
A costoro basta anche semplicemente il potersi lamentare, ma si guardano bene dal cambiare la loro situazione.
Queste persone hanno bisogno di un ascoltatore, ed e' giusto che costui ottenga il suo compenso, perche non c'e' tedio piu doloroso dell'ascoltare una persona lamentosa che non ha nessuna intenzione di cambiare lo stato delle cose.
Se mi rivolgo ad un analista, qualunque sia la mia esigenza e lo pago, è perche mi fido e mi affido. Chiaro che se non avvertissi fortemente un malessere e il bisogno di cambiare qualcosa che mi crea disagio, non sprecherei nè tempo nè denaro.
Tanti ciao:ciao::ciao::ciao:
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
Nietzsche scrisse un'opera fondamentale dal titolo 'ecce homo-come si diventa ciò che si è':qui ovviamente cade ogni vincolo e possibilità di 'temporalizzazione'. In un certo senso si tratta di recuperare una parola che oggi è ormai desueta e che pure tu hai utilizzato:'destino'.Il destino implica la soppressione di ogni giogo temporale:destino significa 'destino di ciò che eternamente già è,è stato e sarà'.Quindi l'autonomia dell'attimo e, dice Nietzsche, 'l'eterno ritorno dell'uguale'. Jung (in sintonia con Nietzsche) dice 'essere psichicamente in grado di lasciar accadere' a proposito dell'individuazione e cioè dell'assenza totale di contraddizioni perchè esse sono già da sempre risolte in quel destino che 'ci contiene' (come è d'altro canto espresso dalla funzione simbolica di congiunzione degli opposti):come vedi quel 'diventare chi eravamo' non funziona più ma è l'attimo 'eternamente libero' che dischiude la possibilità di 'accorgerci' che le contraddizioni sono già da sempre risolte: 'diventa ciò che sei' è infatti il monito...'ciò che sei già da sempre' per l'appunto.
Perdona il taglio filosofico della risposta ma spero comunque di aver dato qualche spunto.
Saluti,
Luigi
Carissimo Luigi, credo che amiamo Jung perchè come lui interpretiamo il nostro sviluppo e la nostra maturità, come un progressivo emergere dall'inconscio, per acquisire la coscienza dell'io.
Ciò comporta un percorso molto complesso che prevede la trascrizione degli effetti archetipi nella nostra storia personale.
Non è l'eliminazione dell'oscuro, del malessere, del disagio, il fine dell'analisi , ma una integrazione che si avvale dell'apporto decisivo del paziente; si tratta allora di assecondare le sue esigenze vitali , seguendolo per i sentieri tortuosi della sua autorealizzazione.
Siamo consci che l'analista non detiene il sapere, le magiche soluzioni o risposte ai nostri perchè; ma la tentazione di demandare a lui la responsabilità della nostra esistenza è grande; è avvertito in una dimensione mana,è come se il paziente dicesse"fa' tutto tu, aiutami!". Poi ,man mano il paziente si rende conto che nessuno lo potrà mai aiutare e comincia a ritirare le sue proiezioni e la speranza di trovare una verità universale che possa aiutarlo a superare i momenti pù dolorosi dell' esistenza. Non esiste, infatti dolore più atroce di quello cui non sappiamo dare un significato, un senso a ciò che succede.
Vale la pena, cercare di accostarsi, almeno di intuire, il modo di concepire il significato finale della esistenza dell'analista cui ti affidi? L' inghippo della ricerca di quel senso della vita....argomento da cui tutti rifuggono :zott:?
Almeno discuterne... poi magari dopo si può anche dissentire.
Tanti ciao
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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ikaro78
Questo aspetto è stato individuato e teorizzato da Freud molto presto (dicesi "reazione terapeutica negativa"), a partire da questo Lacan ha individuato un tempo logico nella cura (il lavoro preliminare all'analisi) finalizzati proprio alla "rettifica soggettiva" attraverso la quale il soggetto può passare dal lamento al riconoscimento della propria parte di responsabilità nel malessere su cui ama crogiolarsi e di qui al cambiamento. Insomma, quello che dici è il nostro pane quotidiano...
Saluti,
ikaro
Ciao Ikaro.
Mi risulta che in tutte le analisi, le prime fasi sono solo lamenti e invettive contro tutto e tutti quelli che ci stanno attorno. Non lo dice solo Lacan.
Solo dopo, un bel pò dopo, ci si rende conto che se non ci rappacifichiamo noi col mondo, non potremo mai trovare un pò di equilibrio.
Ciao
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Ciao Ikaro.
Mi risulta che in tutte le analisi, le prime fasi sono solo lamenti e invettive contro tutto e tutti quelli che ci stanno attorno. Non lo dice solo Lacan.
Solo dopo, un bel pò dopo, ci si rende conto che se non ci rappacifichiamo noi col mondo, non potremo mai trovare un pò di equilibrio.
Ciao
Certamente non lo dice solo Lacan, ma il suo merito è stato quello di individuare un momento logico nella cura (il lavoro preliminare) che ha come finalità la rottura di questa posizione di "anima bella" (Hegel) in cui si trova il sofferente che si lamenta. Lacan può teorizzarlo a partire dai casi clinici freudiani (e in particolare dal Caso Dora). Non credere sia scontata questa manovra perchè non è affatto così, buona parte della psicoterapia ed anche della psicoanalisi lavora in un'altra direzione ed il fiorire di costrutti quali contenimento, accoglienza, empatia, sostegno rappresentano, in una certa misura, una collusione pericolosa con il lamento del paziente, pericolosa nel senso che il rischio è che il paziente non arrivi mai a realizzare quale sia la sua parte nel disagio di cui lamenta.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
ikaro78
Questo aspetto è stato individuato e teorizzato da Freud molto presto (dicesi "reazione terapeutica negativa"), a partire da questo Lacan ha individuato un tempo logico nella cura (il lavoro preliminare all'analisi) finalizzati proprio alla "rettifica soggettiva" attraverso la quale il soggetto può passare dal lamento al riconoscimento della propria parte di responsabilità nel malessere su cui ama crogiolarsi e di qui al cambiamento. Insomma, quello che dici è il nostro pane quotidiano...
Saluti,
ikaro
pensi davvero che il paziente ama crogiolarsi nel suo malessere?
cosa intendi per "rettifica soggettiva"? "rettificare"? secondo quale criterio? è il paziente che si lamenta oppure è il terapeuta che osserva un lamento? è un tema del paziente o del terapeuta?
non ho idea cosa significhi tempo logico. se vuoi dire che ci vuole tempo cronologico affinchè si instauri una relazione cooperativa, ho capito. :approved:
ciaz.
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Originalmente inviato da
neuromancer
puro spregiudicato realismo. non male oscarmoreno. su cui sarebbe interessante approfondire. :approved:
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Originalmente inviato da francesca
;Se mi rivolgo ad un analista, qualunque sia la mia esigenza e lo pago, è perche mi fido e mi affido. Chiaro che se non avvertissi fortemente un malessere e il bisogno di cambiare qualcosa che mi crea disagio, non sprecherei nè tempo nè denaro.
Tanti ciao
Mi riferisco alle posizioni esistenziali di partenza.
Sappiamo che nel giro dei primi anni di vita ogni individuo si sceglie una posizione esistenziale privilegiata, e a quella si atterra' pedissequamente per tutta la vita.
Anche se questa posizione cambiera' in funzione della situazione, essa tendera' ad una sua omeostasi fisiologica di fondo.
Il soggetto Io sono OK e tu no, potrebbe avere dei seri problemi di adattamento di umore di disturbo della personalita', ma non arriva dallo psicologo, e se ci arriva tende a squalificarlo, perche' non si fida di nessuno, percio' neppure del terapeuta:- Non ho nessuna intenzione di fidarmi di te-
Il soggetto Io non sono ok ma neppure tu, ha seri problemi di adattamento, umore, personalita', e di solito ricorre al tepauta, ma tende a svalutare sia le proprie capacita' di cambiamento, sia le capacita' del terapeuta. Il suo fine e' dimostrare che:- Tanto nessuno mi puo' aiutare, neppure tu-.
Il soggetto Io non sono OK tu invece si, ha problemi di adattamento, umore, personalita', e si affida volentieri al terapeuta. Anzi lo rincorre continuamente come un'oca dietro Lorenz, ma non e' detto che voglia cambiare lo stato delle cose, perche'a lui/lei va benissimo che qualcuno si prenda cura di lui/lei:- Ti prego, aiutami. Ho tanto bisogno di te-.
Eccco percio' perche' penso che cercare di istaurare da subito una condizione di uguaglianza serve per incrinare da subito le convinzioni di copione del soggetto.
Come dire:- Io ti propongo una soluzione nuova, dove tu puoi cambiare posizione. Ti offro una posizione:- Io sono OK e tu sei OK-. Ti interessa?
A molti dei succitati non interessa, perche' cambiare la loro posizione esistenziale vuol dire perdere una certezza, che per quanto dolorosa, sterile o complicata, e pur sempre una sicurezza.
Ecco perche' il fallimento di gran parte degli interventi di psicoterapia, e la finta riuscita di interventi che si protraggono per anni, senza arrivare mai ad una conclusione, ma riconfermando continuamente le proprie convinzioni di copione.[sia del terapeuta che del cliente].
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aggiungerei inevitabilmente il "loro" accanto all' "io e tu". per il resto è tutto interessantissimo.
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Davvero interessante, oscarmoreno; esplicativo su entrambi i fronti. Soprattutto, un valido spunto di riflessione, per chi sa coglierlo.
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Mi riferisco alle posizioni esistenziali di partenza.
Sappiamo che nel giro dei primi anni di vita ogni individuo si sceglie una posizione esistenziale privilegiata, e a quella si atterra' pedissequamente per tutta la vita.
Anche se questa posizione cambiera' in funzione della situazione, essa tendera' ad una sua omeostasi fisiologica di fondo.
Il soggetto Io sono OK e tu no, potrebbe avere dei seri problemi di adattamento di umore di disturbo della personalita', ma non arriva dallo psicologo, e se ci arriva tende a squalificarlo, perche' non si fida di nessuno, percio' neppure del terapeuta:- Non ho nessuna intenzione di fidarmi di te-
Il soggetto Io non sono ok ma neppure tu, ha seri problemi di adattamento, umore, personalita', e di solito ricorre al tepauta, ma tende a svalutare sia le proprie capacita' di cambiamento, sia le capacita' del terapeuta. Il suo fine e' dimostrare che:- Tanto nessuno mi puo' aiutare, neppure tu-.
Il soggetto Io non sono OK tu invece si, ha problemi di adattamento, umore, personalita', e si affida volentieri al terapeuta. Anzi lo rincorre continuamente come un'oca dietro Lorenz, ma non e' detto che voglia cambiare lo stato delle cose, perche'a lui/lei va benissimo che qualcuno si prenda cura di lui/lei:- Ti prego, aiutami. Ho tanto bisogno di te-.
Eccco percio' perche' penso che cercare di istaurare da subito una condizione di uguaglianza serve per incrinare da subito le convinzioni di copione del soggetto.
Come dire:- Io ti propongo una soluzione nuova, dove tu puoi cambiare posizione. Ti offro una posizione:- Io sono OK e tu sei OK-. Ti interessa?
A molti dei succitati non interessa, perche' cambiare la loro posizione esistenziale vuol dire perdere una certezza, che per quanto dolorosa, sterile o complicata, e pur sempre una sicurezza.
Ecco perche' il fallimento di gran parte degli interventi di psicoterapia, e la finta riuscita di interventi che si protraggono per anni, senza arrivare mai ad una conclusione, ma riconfermando continuamente le proprie convinzioni di copione.[sia del terapeuta che del cliente].
Trovo anch'io molto interessante questo discorso, anche perchè credo che tutto questo trovi una articolazione, a mio parere molto più raffinata, in psicoanalisi. In ogni caso, credo che la nozione di fantasma e di posizione relazionale inconscia sia molto simile a quello che tu definisci posizioni esistenziali di partenza. Allo stesso modo, credo che la certezza, seppur dolorosa, di cui parli rientri in quello che definivo come godimento mortifero nel/del sintomo, di cui il paziente si lamenta da una parte ma non può separarsene (questo, psicoanaliticamente, trova un riscontro nella pulsione di morte, sostanzialmente rimossa dal post freudismo, ad eccezione di M. Klein e J. Lacan). Infine il cambiamento di posizione esistenziale può essere messo in relazione con il concetto di rettifica soggettiva, senza la quale anche la cura è destinata a chiudersi inesorabilmente, su un contenimento consolatorio che dura per quel che può durare. Trovo interessanti questi punti di contatto, sicuramente da approfondire in maniera critica per vederne anche differenze e criticità.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
Mi riferisco alle posizioni esistenziali di partenza.
Sappiamo che nel giro dei primi anni di vita ogni individuo si sceglie una posizione esistenziale privilegiata, e a quella si atterra' pedissequamente per tutta la vita.
Anche se questa posizione cambiera' in funzione della situazione, essa tendera' ad una sua omeostasi fisiologica di fondo.
Il soggetto Io sono OK e tu no, potrebbe avere dei seri problemi di adattamento di umore di disturbo della personalita', ma non arriva dallo psicologo, e se ci arriva tende a squalificarlo, perche' non si fida di nessuno, percio' neppure del terapeuta:- Non ho nessuna intenzione di fidarmi di te-
Il soggetto Io non sono ok ma neppure tu, ha seri problemi di adattamento, umore, personalita', e di solito ricorre al tepauta, ma tende a svalutare sia le proprie capacita' di cambiamento, sia le capacita' del terapeuta. Il suo fine e' dimostrare che:- Tanto nessuno mi puo' aiutare, neppure tu-.
Il soggetto Io non sono OK tu invece si, ha problemi di adattamento, umore, personalita', e si affida volentieri al terapeuta. Anzi lo rincorre continuamente come un'oca dietro Lorenz, ma non e' detto che voglia cambiare lo stato delle cose, perche'a lui/lei va benissimo che qualcuno si prenda cura di lui/lei:- Ti prego, aiutami. Ho tanto bisogno di te-.
Eccco percio' perche' penso che cercare di istaurare da subito una condizione di uguaglianza serve per incrinare da subito le convinzioni di copione del soggetto.
Come dire:- Io ti propongo una soluzione nuova, dove tu puoi cambiare posizione. Ti offro una posizione:- Io sono OK e tu sei OK-. Ti interessa?
A molti dei succitati non interessa, perche' cambiare la loro posizione esistenziale vuol dire perdere una certezza, che per quanto dolorosa, sterile o complicata, e pur sempre una sicurezza.
Ecco perche' il fallimento di gran parte degli interventi di psicoterapia, e la finta riuscita di interventi che si protraggono per anni, senza arrivare mai ad una conclusione, ma riconfermando continuamente le proprie convinzioni di copione.[sia del terapeuta che del cliente].
Ciao Oscarmoreno. Non concordo col tuo modo di porre la questione.
E' chiaro che chi si rivolge ad un terapeuta professionista desideri trovare qualcuno in grado di offrirgli, nel più breve tempo possibile, il massimo sollievo da un disagio emotivo. Di contro la psicoanalisi prevede un lungo percorso di conoscenza di sè, durante il quale non ci si preoccupa eccessivamente del miglioramento dei sintomi. "Conoscersi" è l'obiettivo principale, come una fuga dalla realtà, piuttosto che un metodo in grado di aiutare il paziente a vivere in modo soddisfacente la propria vita.
Assumendo come prospettiva teorica tradizionale, sulle orme di Freud , che la psicoanalisi rende conscio ciò che è inconscio, dovremmo forse rivedere la nostra idea di inconscio.Freud sosteneva che certi pensieri rimangono inconsci, perchè il pz è motivato a non prenderne coscienza, a rimuoverli..
La presa di coscienza di idee, sentimenti, ricordi che precedentemente il pz manteneva fuori dalla parte conscia dela sua mente, emergono da nuove prospettive fornite dall'analista nel corso di un'intima esplorazione basata su un lavoro reciproco, finalizzato a indagare le difficoltà del paziente. Pertanto, il primo passo fondamentale consiste nel collaborare per capire insieme, quale è quel sintomo, quell'aspetto di sè che il paziente sente l'esigenza di cambiare, in quanto causa di disagio. Spesso le situazioni di stallo analitico sono causate dai tentativi dell'analista di curare sintomi erronei, mirando a mete differenti.
Spesso i pazienti non hanno un'idea chiara, quando descrivono i loro problemi ... fanno riferimento sempre a cause esterne come coniugi o genitori poco comprensivi, lovoro poco gratificante, malattie o altre cause fuori dal loro controllo; non vedono in se stessi nulla che possa essere causa del loro malessere.
Oppure si verifica il contrario, come per alcuni pz che fanno di tutto per trovare tratti patologici in se stessi, per lavorarci in analisi ed evitare che il loro disagio scaturisca da circostanze esterne che vogliono a tutti i costi evitare di riconoscere e affrontare.Già basta chiarire se la sofferenza è basata sulla esternalizzazione o sulla negazione per ottenere un notevole risultato che conduce ad un notevole sollievo terapeutico.
Chiedo scusa se mi sono dilungata, ma volevo arrivare alla conclusione che non ha senso nell'ambito della coppia analitica, porsi problemi del tipo sentirsi ok o ko o percepire il terapeuta come ok o ko.
Se un paziente si rivolge ad un medico deve necessariamente avere nei suoi confronti stima e fiducia e deve anche in qualche misura attribuirgli una forza, una capacità e una professionalità che lo pone in una posizione non di dipendenza, ma sicuramente di verticalità.
Tutto ciò che si aspetta il paziente è una relazione, una partecipazione costante, rassicurante, ma sicuramente non collusiva.
Ciao
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
Come dire:- Io ti propongo una soluzione nuova, dove tu puoi cambiare posizione. Ti offro una posizione:- Io sono OK e tu sei OK-. Ti interessa?
una precisazione: non sono completamente d'accordo su questa frase. Se il terapeuta (o altra figura professionale) offre una posizione al cliente, si entra in un gioco in cui nel triangolo drammatico egli ha il ruolo del Salvatore (ora non ricordo se esiste un gioco specifico)
Il ruolo "io ok - tu ok" non deve essere "offerto", ma deve essere l'esito di un lungo lavoro terapeutico.
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Originalmente inviato da
Johnny
una precisazione: non sono completamente d'accordo su questa frase. Se il terapeuta (o altra figura professionale) offre una posizione al cliente, si entra in un gioco in cui nel triangolo drammatico egli ha il ruolo del Salvatore (ora non ricordo se esiste un gioco specifico)
Il ruolo "io ok - tu ok" non deve essere "offerto", ma deve essere l'esito di un lungo lavoro terapeutico.
Bentrovato Johnny-Ras. Mi potresti spiegare cosa intendi per triangolo? Forse parli del terzo analitico? Come sai non sono esperta, ma il discorso mi interessa.
Concordo perfettamente con la tua idea che una relazione analitica efficace, uno scambio autentico e diretto si instaura non per caso o per magia ma solo attraverso un lungo, faticoso, profondo lavoro. In analisi mettiamo in discussione tutti i nostri vissuti, i sentimenti più segreti , intimi e preziosi, tutto il nostro soffrire. Solo se il paziente si fida potrà, scardinate le difese, lasciare che emergano gli aspetti più intimi , latenti e rimossi della sua personalità.
Non è facile per l'analista interpretare le dimensioni psichiche più profonde.del suo pz...non sono mai del tutto attingibili per divenire consce...c'è una soglia oltre la quale non si può procedere: molti pazienti , si chiudono a riccio, sviluppano un rigido atteggiamento razionale e non permettono a nessuno di oltrepassare quel limite oltre il quale cadono le proprie difese, anche se intuiscono che è per il loro bene. Solo col tempo e acquisendo fiducia il terapeuta può riuscire a portare il pz ad ammettere con sincerità e coraggio quegli aspetti di sè che manifestano tutta la sua fragilità e vanno contro le apparenze.
E' un percorso estremamente difficoltoso quando è tutto ok.....figuriamoci se ci sono difficoltà di rapporti o cortine di ostilità o indifferenza. Nella Divina Commedia, Virgilio può accompagnare Dante solo fino un certo punto...poi deve fermarsi: la crescita psicologica del pz è in strettissima connessione con quella dell'analista...come dice A.Carotenuto: la qualità umana del paziente sarà la sua stessa qualità umana.
La scelta dell'analista è fondamentale....al paziente non si possono restituire tempo, denaro, speranze e sforzi sprecati.:sbonk:
Tanti ciao:ciao::ciao::ciao:
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Originalmente inviato da
francesca63
Bentrovato Johnny-Ras. Mi potresti spiegare cosa intendi per triangolo? Forse parli del terzo analitico? Come sai non sono esperta, ma il discorso mi interessa.
ciao. oscarmoreno quando parla di posizioni esistenaziali "ok" "non-ok" ,ecc...si riferisce all'Analisi Transazionale, che è un approccio che fa sempre parte della "psicologia dinamica", ma è un'altra cosa rispetto alla "Psicoanalisi". Però anche nell'AT esiste il fenomeno del transfert (anche se ovviamente è letto in maniera molto diversa dalla Psicoanalisi). Il triangolo drammatico dell'AT quindi non centra nulla con il terzo analitico che invece è un concetto psicoanalitico (Ogden, per la precisione)
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Originalmente inviato da
francesca63
Bentrovato Johnny-Ras. Mi potresti spiegare cosa intendi per triangolo? Forse parli del terzo analitico? Come sai non sono esperta, ma il discorso mi interessa.
Concordo perfettamente con la tua idea che una relazione analitica efficace, uno scambio autentico e diretto si instaura non per caso o per magia ma solo attraverso un lungo, faticoso, profondo lavoro. In analisi mettiamo in discussione tutti i nostri vissuti, i sentimenti più segreti , intimi e preziosi, tutto il nostro soffrire. Solo se il paziente si fida potrà, scardinate le difese, lasciare che emergano gli aspetti più intimi , latenti e rimossi della sua personalità.
Non è facile per l'analista interpretare le dimensioni psichiche più profonde.del suo pz...non sono mai del tutto attingibili per divenire consce...c'è una soglia oltre la quale non si può procedere: molti pazienti , si chiudono a riccio, sviluppano un rigido atteggiamento razionale e non permettono a nessuno di oltrepassare quel limite oltre il quale cadono le proprie difese, anche se intuiscono che è per il loro bene. Solo col tempo e acquisendo fiducia il terapeuta può riuscire a portare il pz ad ammettere con sincerità e coraggio quegli aspetti di sè che manifestano tutta la sua fragilità e vanno contro le apparenze.
E' un percorso estremamente difficoltoso quando è tutto ok.....figuriamoci se ci sono difficoltà di rapporti o cortine di ostilità o indifferenza. Nella Divina Commedia, Virgilio può accompagnare Dante solo fino un certo punto...poi deve fermarsi: la crescita psicologica del pz è in strettissima connessione con quella dell'analista...come dice A.Carotenuto: la qualità umana del paziente sarà la sua stessa qualità umana.
La scelta dell'analista è fondamentale....al paziente non si possono restituire tempo, denaro, speranze e sforzi sprecati.:sbonk:
Tanti ciao:ciao::ciao::ciao:
ora mi spiego tutto! Aldo Carotenuto! ecco spiegato perchè non ci capivo un acca! meltingpot filosofico/letterario/missionario............
molto molto interessante.
ciaz.