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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
[QUOTE=Zuccherina;2023808]ma per favore.....!!!!
L'utente capisce quando il suo problema è "strutturale"(non intendo che sa qual'è il problema)e necessita l'intervento di uno psicologo e quando è un problema che non ha a che fare con la struttura e si orienta diversamente!!!Quindi è lui in primis a decidere cosa è meglio per lui tranne se ci troviamo di fronte una persona incapace di intendere e di volere che è stata "costretta" a rivolgersi ad un determ. professionista.
QUOTE]
Zuccherina te lo chiedo in ginocchio, ho letto che anche su altri forum fai di questi interventi e altri colleghi cercano di arginarti ma senza successo. Ti prego fermati. L'utente non sa neanche la differenza tra psicologo e psichiatra. figuraiamo quello che dici"Quindi è lui in primis a decidere cosa è meglio per lui tranne se ci troviamo di fronte una persona incapace di intendere e di volere che è stata "costretta" a rivolgersi ad un determ. professionista."
sei una studentessa che per tesi universitaria cerca di tastare la pazienza degli Psicolgi x caso? Sarei curioso di leggere le tue ricerche
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le persone...i politici...insomma la società in generale ha capito che oltre la figura dello psicologo è necessario avere altre figure come i counsellor i quali vedono il problema da un altro punto di vista non prettamente psicologico ma che allargano gli orizzonti ad un sistema più ampio nel suo complesso non fermandosi al personale ma andando oltre!!!!Quando parlo di sistema parlo della rete sociale nel suo complesso!Sicuramente ci sono elementi psicologici ma questi vanno "rielaborati" secondo la propria visione e teoria di riferimento!!!!
Vi siete dimenticati il percorso che avete fatto per rendere la vostra professione autonoma????non vedo perchè non devono farlo le altre!!
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sei una studentessa che per tesi universitaria cerca di tastare la pazienza degli psicologi per caso????
sei troppo forte!!!!!!
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Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
le persone...i politici...insomma la società in generale ha capito che oltre la figura dello psicologo è necessario avere altre figure come i counsellor i quali vedono il problema da un altro punto di vista non prettamente psicologico ma che allargano gli orizzonti ad un sistema più ampio nel suo complesso non fermandosi al personale ma andando oltre!!!!Quando parlo di sistema parlo della rete sociale nel suo complesso!Sicuramente ci sono elementi psicologici ma questi vanno "rielaborati" secondo la propria visione e teoria di riferimento!!!!
Vi siete dimenticati il percorso che avete fatto per rendere la vostra professione autonoma????non vedo perchè non devono farlo le altre!!
Non ho veramente parole. Al tuo intervento aggiungerei : non ci sono più le mezze stagioni.
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Citazione:
Originalmente inviato da
Peterpan1977
Non ho veramente parole. Al tuo intervento aggiungerei : non ci sono più le mezze stagioni.
Non servono, é questo il problema, perché o sono prese in un certo modo o sono rifiutate a priori, senza vie di mezzo, manca lo spazio nelle sue varie dimensioni.
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Le parole che hai scritto mi portano a chiedere ancora una volta: come è possibile giustificare il distinguo tra "disagio temporaneo" e "disagio strutturale"? I criteri adottati mi paiono insufficienti, tanto più che tu stesso ammetti che è difficilmente comprensibile se si tratti di prodromi o meno. Parimenti il criterio della "presenza di risorse" cui ti richiami appare dal punto di vista teorico fragile.
In ciò risiede, secondo il mio modesto parere, la debolezza epistemica del counselling e del sostegno psicologico.
Spero si possa riprendere la discussione a questo livello
Anche altre colleghe hanno già risposto, oltre a me, alla domanda di cui abbiamo discusso per diverse pagg. con conclusione il "giudizio" ripetuto di "insufficienti".
A parte che già all'inizio di questo 3d risposi con una domanda chiarificatrice:
"Criteri insufficienti" per fare cosa?
Per fare lo psicoterapeuta (abusivo) sono sicuramente insufficienti!
In ogni caso: ho risposto a Rosa...per quanto riguarda i prodromi, intesi in senso negativo, ma, grazie alla preparazione e formazione rogersiana, che proprio con Rosa abbiamo citato in altri 3d, voglio e posso affrontare anche i prodromi positivi (le Risorse che si mettono o ri-mettono in moto) e io su queste ultime lavoro. E riesco a valutare molto bene i progressi "in fieri".
Purtroppo non ho effettuato nessuna analisi epistemologica del Modello e Gieko stesso ha affermato che non può essere svolta su un 3d, ambiente di per sé limitato, per di più a me come a Carl Rogers (anche questo già detto, mi sembra da Q/stracci) non interessa, mi interessano le testimonianze delle persone che si sono rivolte a me (anche quelli sono fatti).
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Sembra a questo riguardo che resti molto difficile comprendere che le risorse vanno considerate sempre in relazione alla globalità della persona, in particolare se in presenza di prodomi che non si sanno distinguere.
In tale campo, non dubito delle tue competenze essendo il tuo da tempo, né della tua personale serietà in generale, tanto che stavi frequentando psicologia, in Italia, pur avendo già un titolo in PNL (dove il coach si insinua purtroppo facilmente in modo improprio, soprattutto in ambito aziendale, costituendo per le persone serie e preparate, un serio problema).
Però il problema clinico permane così come l'incapacità di molti di coglierlo, inventando per "gestirlo", termini fantasiosi oppure un nuovo vestito da mettere sopra lo stesso corpo; il problema molto serio é che però da tale vestito cucito addosso per "forza" senza che lui lo sappia, il Cliente spesso, può riportare conseguenze serie
C'è in ciò che ho riportato una contraddizione: Ti ringrazio della stima e dell'apprezzamento per la mia formazione...infatti ricordi bene i dettagli.
La formazione rogersiana l'ho scelta, perchè più vicina al mio carattere e alla mia formazione di base (sì, PNL, ricordi bene). E ho già spiegato quale fu la mia prima motivazione e convinzione dell'efficacia del metodo di Counseling rogersiano (l'efficacia degli psicologi che me l'hanno dimostrata e l'apprendimento e approfondimento dai libri e filmati di Carl Rogers). E anche Laurea in Psicologia che ho scelto, ricordi bene, Gaia, anche questo.
Ma se tutto ciò mi avesse portato a scimmiottare la psicoterapia rogersiana e a introdurmi abusivamente nell'ambito clinico...sarebbe davvero un fallimento!
Per i motivi che Voi stessi sostenete: il fatto che ci siano altri che fanno lo stesso con un Corso (di Coaching) di 10 gg., spendendo meno, capendo meno, evitando il percorso personale e fregandosene di qualsiasi codice etico!
Non è stata questa la mia scelta e quella di molti altri Counselor, compresi quelli a cui insegno e i dirigenti delle Associazioni di garanzia in Italia.
Il Counseling vero esiste e può essere svolto realmente, come sta succedendo in Italia.
Il Counseling è nato molto prima della Psicologia di Comunità, negli Stati Uniti.
Non c'è bisogno (e non ne ho bisogno) di nessuna teoria fantasiosa, ciò che ho appreso l'ho imparato da Psicologi e psicoterapeuti, come Virginia Satir, che lavoravano anche nel sociale, non solo nella psicoterapia. E insegnavano a coloro che hanno insegnato a me, esattamente come quelli che insegnano all'Università italiana. E, non ultimo, si apprende molto lavorando fianco a fianco anche con docenti universitari e professionisti europei che lavorano nelle aziende con professionalità e rigore etico (e con successo).
Tutto è occasione di apprendimento se c'è vera volontà, voglia di apprendere e di non sentire concluso il proprio apprendimento (Laurea in Psicologia) e etica, tanta etica da farne il pavimento in comune su cui incontrare chi si rivolge a noi, senza quella per me è come stare su un "ponte tibetano"...
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Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Anche altre colleghe hanno già risposto, oltre a me, alla domanda di cui abbiamo discusso per diverse pagg. con conclusione il "giudizio" ripetuto di "insufficienti".
A parte che già all'inizio di questo 3d risposi con una domanda chiarificatrice:
"Criteri insufficienti" per fare cosa?
Per fare lo psicoterapeuta (abusivo) sono sicuramente insufficienti!
In ogni caso: ho risposto a Rosa...per quanto riguarda i prodromi, intesi in senso negativo, ma, grazie alla preparazione e formazione rogersiana, che proprio con Rosa abbiamo citato in altri 3d, voglio e posso affrontare anche i prodromi positivi (le Risorse che si mettono o ri-mettono in moto) e io su queste ultime lavoro. E riesco a valutare molto bene i progressi "in fieri".
Purtroppo non ho effettuato nessuna analisi epistemologica del Modello e Gieko stesso ha affermato che non può essere svolta su un 3d, ambiente di per sé limitato, per di più a me come a Carl Rogers (anche questo già detto, mi sembra da Q/stracci) non interessa, mi interessano le testimonianze delle persone che si sono rivolte a me (anche quelli sono fatti).
C'è in ciò che ho riportato una contraddizione: Ti ringrazio della stima e dell'apprezzamento per la mia formazione...infatti ricordi bene i dettagli.
La formazione rogersiana l'ho scelta, perchè più vicina al mio carattere e alla mia formazione di base (sì, PNL, ricordi bene). E ho già spiegato quale fu la mia prima motivazione e convinzione dell'efficacia del metodo di Counseling rogersiano (l'efficacia degli psicologi che me l'hanno dimostrata e l'apprendimento e approfondimento dai libri e filmati di Carl Rogers). E anche Laurea in Psicologia che ho scelto, ricordi bene, Gaia, anche questo.
Ma se tutto ciò mi avesse portato a scimmiottare la psicoterapia rogersiana e a introdurmi abusivamente nell'ambito clinico...sarebbe davvero un fallimento!
Per i motivi che Voi stessi sostenete: il fatto che ci siano altri che fanno lo stesso con un Corso (di Coaching) di 10 gg., spendendo meno, capendo meno, evitando il percorso personale e fregandosene di qualsiasi codice etico!
Non è stata questa la mia scelta e quella di molti altri Counselor, compresi quelli a cui insegno e i dirigenti delle Associazioni di garanzia in Italia.
Il Counseling vero esiste e può essere svolto realmente, come sta succedendo in Italia.
Il Counseling è nato molto prima della Psicologia di Comunità, negli Stati Uniti.
Non c'è bisogno (e non ne ho bisogno) di nessuna teoria fantasiosa, ciò che ho appreso l'ho imparato da Psicologi e psicoterapeuti, come Virginia Satir, che lavoravano anche nel sociale, non solo nella psicoterapia. E insegnavano a coloro che hanno insegnato a me, esattamente come quelli che insegnano all'Università italiana. E, non ultimo, si apprende molto lavorando fianco a fianco anche con docenti universitari e professionisti europei che lavorano nelle aziende con professionalità e rigore etico (e con successo).
Tutto è occasione di apprendimento se c'è vera volontà, voglia di apprendere e di non sentire concluso il proprio apprendimento (Laurea in Psicologia) e etica, tanta etica da farne il pavimento in comune su cui incontrare chi si rivolge a noi, senza quella per me è come stare su un "ponte tibetano"...
It_Modeler, il tema dell'etica, della necessaria tanta Etica, non era rivolto a te, così come quello della presenza spesso inconsapevole, già dalle premesse (e qui sono chiamati in causa i docenti che aprono queste porte impropriamente ) dell'abusivismo; le teorie fantasiose sono molte di quelle che ho potuto leggere, che utilizzano solo vuote parole ed esclamazioni spesso urlate. Seppure in modo scritto. Sul coaching, mi riferisco al fatto che spesso la PNL, é utilizzata a sproposito in questo settore ed in modo inappriopiato, svendendola, infatti ho aggiunto, alla mia frase "purtroppo" - entra molto in gioco perché sappiamo tutti come fanno alcuni. Basta anche fare un giro per internet o leggere i messaggi promozionali che arrivano per email. Anche sul Counseling. Purtroppo, il Counseling, in Italia, molte volte, non é organizzato sempre con criteri logici e ne abbiamo ed abbiamo avuto in questo forum, diverse dimostrazioni.
Negli Usa, dove la stessa Virginia Satir, oltre che terapeuta familiare era anche assistente sociale e fondatrice di Modelli PNL, non vi é stata e non vi é questa separazione, (né spesso un certo necessario rigore, tant'é che anche il coaching di tipo falso ma vero come problema é importato da lì) ma in genere terapeuti americani che fanno anche counseling che considerano, avendo conoscenze in entrambi i settori, più "direttamente" fruibile in certi casi (io ne conosco uno di orientamento base cbt, ) sanno capire quando utilizzare l'uno o l'altro.
Del resto, vedo che nel thread da parte dei counselor ed aspiranti tali, in altri settori disciplinari rispetto alla psicologia (disciplinari é una parola forte per un certo tipo di "sottobosco") é in generale, molto difficile comprendere il senso reale di ciò che uno scrive e a cosa si riferisce e in quale direzione é orientato, cosa che lascia me ed altre persone piuttosto perplessi circa le capacità reali di ascolto e di decifrazione di ciò che viene detto e ciò che non viene detto. Con le successive capacità basilari di orientamento.
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Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
A parte che già all'inizio di questo 3d risposi con una domanda chiarificatrice:
"Criteri insufficienti" per fare cosa?
Per trattare con l'utenza. Secondo me almeno, ma è di questo che mi sarebbe piaciuto discutere...
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Purtroppo non ho effettuato nessuna analisi epistemologica del Modello e Gieko stesso ha affermato che non può essere svolta su un 3d, ambiente di per sé limitato, per di più a me come a Carl Rogers (anche questo già detto, mi sembra da Q/stracci) non interessa, mi interessano le testimonianze delle persone che si sono rivolte a me (anche quelli sono fatti).
I fatti sono utili, ma possono anche divenire la conferma di ciò che si cerca. Per questo credo che la riflessione epistemologica sia utile. Ma tant'è...
Saluti
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Originalmente inviato da
Zuccherina
L'utente capisce quando il suo problema è "strutturale"(non intendo che sa qual'è il problema)e necessita l'intervento di uno psicologo e quando è un problema che non ha a che fare con la struttura e si orienta diversamente!!!
senza addentrarci nello specifico (immagino che tu sia esperta in materia e sappia esattamente cosa significa "struttura" in psicoanalisi), intuitivamente potrei dire che più il problema è "strutturale" e meno il soggetto ne è consapevole.
(ad esempio uno psicotico non è cosciente che i suoi deliri sono frutto di fantasia...o ancora, un narcisista che a 50 anni ha brevi episodi di angoscia acuta non è cosciente che tale angoscia è causata dal vedere la sua immagine fisica che deteriora a causa dell'età - la cosiddetta "crisi della senescenza" di cui parla Bergeret)) .
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Personalmente mi preme soprattutto la teoria alla base dell'intervento di counselling.
Le parole che hai scritto mi portano a chiedere ancora una volta: come è possibile giustificare il distinguo tra "disagio temporaneo" e "disagio strutturale"?Parimenti il criterio della "presenza di risorse" cui ti richiami appare dal punto di vista teorico fragile.
Saluti
Dobbiamo tenere presente la dimensione temporale nel counselling.
In genere non si va oltre le 10 sedute.
Entro questo termine il cliente deve aver imparato a far leva sulle proprie risorse personali e questo lo puoi constatare...non alla 10 seduta ma molto prima.
Questo è uno spazio ristretto per approfondire il tema ma, detto in parole povere, se il cliente ha delle difficoltà più profonde che hanno a che fare con il livello di struttura, intrapsichiche, non riuscirà di certo a far leva sulle proprie risorse interne e sarà necessario l'invio a un professionista diverso (psicologo-psicoterapeuta).
Nel counselling vi è un contratto con un obiettivo concreto che viene stabilito tra cliente e counsellor (anche ad es. nell'A.T e nelle terapie ad approccio umanistico integrato) in ogni seduta e questo va verificato.
Alla fine di ogni seduta il cliente è in grado di stabilire se l'obiettivo è stato raggiunto o meno.
E' il cliente che decide su cosa vuol stare, il consellor ad es. lo aiuta a stabilire meglio i termini della richiesta.
In ogni momento sai dove sei e dove stai andando e lo sa anche il cliente.
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Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
It_Modeler, il tema dell'etica, della necessaria tanta Etica, non era rivolto a te,
Sì Gaia, ho capito che non era rivolto a me, ma sono stato tra i primi a porre il problema e sento di doverlo porre ancora...ho riferito anche di Psicologi triennalisti che lavorano tranquillamente in Centri di Ascolto, senza nessunissima formazione e di ipnoterapeuti che in aula aziendale hanno tentato di mandare in trance una partecipante, anche questi casi reclamano un'etica, oltre ai Counselor o sedicenti tali, ciarlatani improvvisatori.
Anche quelle persone (persone umane) rivoltesi a loro meritavano un trattamento diverso...davvero più umano e, forse, più umanistico.
Citazione:
Sul coaching, mi riferisco al fatto che spesso la PNL, é utilizzata a sproposito in questo settore ed in modo inappriopiato, svendendola, infatti ho aggiunto, alla mia frase "purtroppo" - entra molto in gioco perché sappiamo tutti come fanno alcuni. Basta anche fare un giro per internet o leggere i messaggi promozionali che arrivano per email.
Sono perfettamente d'accordo con Te e puoi capirlo benissimo, perchè ne abbiamo trattato su un altro 3d...quella non è neppure PNL...è venduta per PNL, non ha il sapore di base della PNL, non è nulla: ha solo la dicitura PNL...quella davvero è illusione, esattamente come disse Virginia Satir negli anni Ottanta.
Ma alcune persone si sono rivolte a me dopo aver letto quei msg pubblicitari, allora li ringrazio: i loro messaggi pubblicitari hanno avuto un effetto contrario...all'anima della formazione alla vendita, in realtà il marketing è stato molto pesante (forse un po' troppo)!
Citazione:
Negli Usa, dove la stessa Virginia Satir, oltre che terapeuta familiare era anche assistente sociale e fondatrice di Modelli PNL
E' stata il primo Modello PNL. Richard Bandler ha chiesto di studiarla e da lì sono nati i Modelli PNL.
I co-"fondatori" (sviluppatori) di Modelli PNL sono stati Richard & John Grinder.
Citazione:
ma in genere terapeuti americani che fanno anche counseling considerano, avendo conoscenze in entrambi i settori, più "direttamente" fruibile in certi casi (io ne conosco uno di orientamento base cbt, ) sanno capire quando utilizzare l'uno o l'altro.
E' esatto: esistono sia quelli (terapeuti e counselor allo stesso tempo) di cui Tu parli e sia, addirittura, docenti universitari di Counseling, magari con trentennale esperienza, ma non terapeuti...ma se li vedi in azione allora hai lo stesso effetto che probabilmente ha fatto Virginia a Richard Bandler quando l'ha vista in azione...rimani a bocca aperta, perchè utilizzano tutto ciò che abbiamo scritto (accoglienza, ristrutturazione, evocazione ed elicitazione di Risorse, ecc.), ma in modo talmente naturale...che se non fai attenzione attimo per attimo, neppure Te ne accorgi.
Citazione:
Del resto, vedo che nel thread da parte dei counselor ed aspiranti tali, in altri settori disciplinari rispetto alla psicologia (disciplinari é una parola forte per un certo tipo di "sottobosco") é in generale, molto difficile comprendere il senso reale di ciò che uno scrive
Credo che questo mio msg l'abbiano capito. Scrivo in modo volutamente semplice e non perchè non sappia scrivere in modo più complesso. Ora "carne al fuoco" con gli studi di Psicologia ne avrei.
Ho scelto, invece, un modo semplice...anche se "semplice non significa sempre facile".
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le persone che richiedono aiuto NON SEMPRE hanno problemi che necessitano di interventi sulla struttura.....il professionista che sia pedagogista, antropologo, sociologo.....ha un bagaglio culturale che gli consente di capire se il problema è a livello strutturale o di relazione o altro.......(e in caso di problema strutturale invierà il cliente ad uno psicoterapeuta)....la stessa cosa avviene se il cliente va da uno psicoterapeuta il quale si accorge che il problema non richiede un intervento della struttura ed invierà il cliente verso un counsellor......
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Citazione:
Dobbiamo tenere presente la dimensione temporale nel counselling.
In genere non si va oltre le 10 sedute.
Entro questo termine il cliente deve aver imparato a far leva sulle proprie risorse personali e questo lo puoi constatare...non alla 10 seduta ma molto prima.
Questo è uno spazio ristretto per approfondire il tema ma, detto in parole povere, se il cliente ha delle difficoltà più profonde che hanno a che fare con il livello di struttura, intrapsichiche, non riuscirà di certo a far leva sulle proprie risorse interne e sarà necessario l'invio a un professionista diverso (psicologo-psicoterapeuta).
Nel counselling vi è un contratto con un obiettivo concreto che viene stabilito tra cliente e counsellor (anche ad es. nell'A.T e nelle terapie ad approccio umanistico integrato) in ogni seduta e questo va verificato.
Alla fine di ogni seduta il cliente è in grado di stabilire se l'obiettivo è stato raggiunto o meno.
E' il cliente che decide su cosa vuol stare, il consellor ad es. lo aiuta a stabilire meglio i termini della richiesta.
In ogni momento sai dove sei e dove stai andando e lo sa anche il cliente.
Bah, continuo a restare perplesso, fai una distinzione tra intrapsichico ed extrapsichico molto discutibile (nel senso che sono in continuità), in ogni caso stabilire se la questione è strutturale o no -ammesso che sia possibile il no- dal mio punto di vista è un atto diagnostico, poi fate quel che volete, almeno lo si riconosca...
Saluti,
ikaro
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
I fatti sono utili, ma possono anche divenire la conferma di ciò che si cerca.
Magari fosse sempre così, allora tutti i tipi di apprendimento, in particolar modo quello in campo psicologico sarebbero sorprendentemente facili, addirittura banali, perchè troverei sempre la conferma di ciò che cerco.
Magari, ma la realtà è diversa e l'apprendimento è faticoso, soprattutto in campo psicologico.
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L'apprendimento è faticoso in tutti i campi che hanno a che fare con la relazione professionista-utente.....tali campi richiedono una formazione complessa poichè complesso è il loro oggetto di studio....
Ps: ho parlato già di diagnosi....il professionista fa una diagnosi nel momento in cui decodifica una domanda(anche implicita)......ho detto anche che il professionista sa quando inviare il cliente ad uno psicoterapeuta ed in quel momento fa una diagnosi in cui dice che c'è un problema strutturale di fondo per il cui APPROFONDIMENTO si richiede l'intervento di uno psicoterapeuta!
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Citazione:
ho detto anche che il professionista sa quando inviare il cliente ad uno psicoterapeuta ed in quel momento fa una diagnosi in cui dice che c'è un problema strutturale di fondo per il cui APPROFONDIMENTO si richiede l'intervento di uno psicoterapeuta!
Ma allora tagliamo la testa al toro e andiamo direttamente dallo psicoterapeuta! Va be' che siamo italiani e tiriamo a campare, però...
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Scusa è come dire.....saltiamo lo psicologo e andiamo direttamente da uno psicoterapeuta!
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i clienti sanno se è il caso di andare da uno psicologo-psicoterapeuta o da un counsellor sociale, pedagogico...etc.......
Capita raramente il fatto che un cliente che si rivolge ad un counsellor presenta poi un problema "strutturale".....come ho già ripetuto il cliente sa cosa vuole ma ha bisogno di "strumenti" per raggiungere il fine auspicato.....
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Data tanta certezza, che in ogni tipo di diagnosi é sempre deleteria come punto di partenza, bisogna vedere se un certo tipo di problema strutturale, viene riconosciuto oltre che dal Cliente, anche dal Counselor e se entrambi possiedono sempre o quasi sempre, gli "strumenti" per farlo e, quindi capire qual'é il fine auspicato.
Vedendo però che sei molto certa sui problemi strutturali, sulla capacità di riconoscerli, degli strumenti necessari per farlo, come per raggiungere il fine auspicato, ce ne fai un esempio?
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Zuccherina, tralasciando un attimo il discorso "strutturale" (anche se non ho ben capito il tuo punto di vista, perché prima hai detto che il cliente sa quand'è strutturale, poi ti sei corretta dicendo che lo sa il professionista, poi di nuovo il cliente) ....comunque, il tuo ragionamento non tiene conto di un altro aspetto fondamentale del primo colloquio (e anche di quelli successivi): l'Analisi della Domanda. Non sempre (anzi quasi mai) la richiesta esplicita coincide con le reali aspettative e richieste implicite e secondo me per poter fare l'analisi della domanda, quindi senza colludere con il paziente in quelle che sono le sue motivazioni implicite, non è sufficiente un corso di counseling "nel vuoto" (cioè senza prima avere una conoscenza approfondita della psicologia).
Quindi i punti, a mio avviso, sono 2:
- Distinguere quando il "problema" è a livello strutturale
- Analisi della domanda
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[QUOTE=IT_Modeler;2024555]Sì Gaia, ho capito che non era rivolto a me, ma sono stato tra i primi a porre il problema e sento di doverlo porre ancora...ho riferito anche di Psicologi triennalisti che lavorano tranquillamente in Centri di Ascolto, senza nessunissima formazione e di ipnoterapeuti che in aula aziendale hanno tentato di mandare in trance una partecipante, anche questi casi reclamano un'etica, oltre ai Counselor o sedicenti tali, ciarlatani improvvisatori.
Anche quelle persone (persone umane) rivoltesi a loro meritavano un trattamento diverso...davvero più umano e, forse, più umanistico.
Sul problema dell'utilizzo dell'ipnosi ed anche di certi "pacchetti" di insegnamento in proposito, ipnosi che come insegna Milton Erikson, per chi lo conosce (e mi sorprendo anche del fatto che nonostante io lo abbia nominato, non sia stato mai qui citato da nessuno, per le "diramazioni" dei suoi insegnamenti) é una cosa seria e non mercenaria, ho proposto diverse pagine fa, una critica in generale a chiunque la utilizzi in tale modo, facendo esempio di una "clinica da spettacolo" che é una contraddizione in termini (ed in realtà non esiste come tale, ma come finzione ed é purtroppo un grave problema), che offende sia, in primo luogo le persone/clienti, potendo apportare in loro anche conseguenze sia chi la utilizza (a livello di dignità e mancanza di etica per ignoranza e/o arroganza) sia gli operatori seri che in questo campo si preparano sulla base degli insegnamenti di M. Erikson- che fa leva sulle risorse dell'inconscio con la sua metodologia di azione sui due emisferi - con programmi quadriennali, che finalmente sono stati riconosciuti anche in Italia. Trovo molto criticabile anche l'utilizzo di psicologi triennalisti (e qui bisogna dire che la riforma 3+2 é stata la rovina in generale delle Università a livello di preparazione nelle diverse Facoltà) in sportelli di ascolto soprattutto se da soli, così come di altri professionisti con altri utenti persone umane che come tali andrebbero sempre trattate e riguardate; sia ed anche da parte di certi Counselor o sedicenti tali che abusano a vari livelli. Mancando appunto di etica.
Riguardo la semplicità del linguaggio, spesso, quando uno tenta moltissime volte di parlare in modo semplice, che non si identifica appunto con facile e così di chiedere ma non viene capito o del tutto inascoltato, quando invece vorrebbe ascoltare, frainteso ed investito inutilmente e ripetutamente con "urla" scritte e piuttosto "vuote" prova a proporre qualcosa di differente, anche per evocare una "mediazione", nella speranza di riuscirci.
Ps:Sul coaching, mi fa piacere che stai riuscendo a fare qualcosa.
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Originalmente inviato da
Zuccherina
i clienti sanno se è il caso di andare da uno psicologo-psicoterapeuta o da un counsellor sociale, pedagogico...etc.......
Capita raramente il fatto che un cliente che si rivolge ad un counsellor presenta poi un problema "strutturale".....come ho già ripetuto il cliente sa cosa vuole ma ha bisogno di "strumenti" per raggiungere il fine auspicato.....
Adesso vorrei proprio sapere in che libro o articolo lo hai letto.
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Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Scusa è come dire.....saltiamo lo psicologo e andiamo direttamente da uno psicoterapeuta!
Se non fosse espressione di una tragicità implicita che si evidenzia, sarebbe quasi divertente questo intervento.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Originalmente inviato da
ikaro78
Bah, continuo a restare perplesso, fai una distinzione tra intrapsichico ed extrapsichico molto discutibile (nel senso che sono in continuità), in ogni caso stabilire se la questione è strutturale o no -ammesso che sia possibile il no- dal mio punto di vista è un atto diagnostico, poi fate quel che volete, almeno lo si riconosca...
Saluti,
ikaro
Se come educatrice lavoro con un utente e mi accorgo che ha dei problemi che dovrebbero avere un'attenzione diversa, lo faccio presente.
Ma non faccio nex diagnosi, sarà il professionista che prende il carico il caso a stabilire la sua diagnosi.
Io dico solo che non è di mia competenza.
E' vero, l'intrapsichico e interpersonale sono in continiuità.
Ma come è vero che l'intrapsichico crea un cambiamento nell'interpersonale, è vero anche il contario.
La persona potrebbe avere delle difficoltà a livello interpersonale ma non è detto che ci voglia per forza un lavoro sull'intrapsichico per mettere in moto le sue risorse.
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Originalmente inviato da
rosablu77
Se come educatrice lavoro con un utente e mi accorgo che ha dei problemi che dovrebbero avere un'attenzione diversa, lo faccio presente.
Ma non faccio nex diagnosi, sarà il professionista che prende il carico il caso a stabilire la sua diagnosi.
Io dico solo che non è di mia competenza.
Mi sembra un atteggiamento molto saggio e corretto, senza alcun dubbio.
Resta però il problema rilevato da me e da ikaro riguardo al counselling, considerando che il disagio è sempre espressione della struttura, che essa stessa è relazionale e che quindi la distinzione tra difficoltà interne ed esterne è artificiosa. A meno che non la si riesca a giustificare teoricamente in modo convincente, cosa che, mi spiace constatarlo, in questa discussione non sta avvenendo.
Saluti
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Caro Gieko, comprenderai bene che lo spazio virtuale è di per sè autolimitante.
Nell'analisi transazionale viene fatta una sostanzaile differenza tra interpersonale e intrapsichico.
L'avevo già riportato in un altro post.
Se parlo di modello funzionale (I ordine) vado a intervenire sulle interazioni tra le persone e quindi sul modello interpersonale; questo è il modello in uso ai counsellor, agli insegnanti etc.
Se parlo di struttura, considero invece cosa avviene all'interno dell'individuo.
Gli aspetti intrapsichici prendono in considerazione il modello strutturale (II ordine) di competenza dello psicoterapeuta.
Come vedete non si interviene in alcun modo in maniera intrapsichica.
Il counsellor, sempre rifacendomi all'A.T. usa gli strumenti della "diagnosi comportamentale" (osservazione del comportamento quale tono di voce, gesti, parole e via discorrendo)" e "sociale".
Sono tutti strumenti basati esclusivamente sulle tecniche di comunicazione e che permettono al'individuo di individuare delle disfunzionalità a livello sociale e di interazione con gli altri e di poterle correggere.
Io vi invito a seguire una lezione di counselling o una seduta, solo così potrete farvi un'idea del come si va ad operare, purtroppo è l'unico modo per potersi far un'idea.
Capisco poi quello che tu dici rispetto al non poter scindere i due livelli.
Immagina ad es. in una situazione di contesto scolastico, un alunno e un insegnante.
L'alunno si sente continuamente rimproverato dall'insegnante e, l'insegnante continuamente delusa dall'alunno, che non fa mai quello che gli viene detto.
Se ad entrambi fai capire le posizioni (GAB) da cui partono, quando entrano in relazione tra loro, ossia le loro transazioni, e gli fornisci degli strumenti concreti, tangibili x modificarle e renderle funzionali, stai certo che riusciranno a farlo.
Poi può essere che entrambi, abbiano difficoltà strutturali, come può non essere, ma in quel momento ti interessa la relazione interpersonale, ed è su quella che il consellor lavora.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
due coniugi che si rivolgono ad un professionista poichè non riescono a capire come ci si deve comportare con il proprio figlio ribelle. Ora la ribellione può essere dovuta a tanti fattori: Quando questa ha a che fare con problemi intrapsichici del figlio(un esperienza avuta nel passato che lo ha segnato per sempre)è necessario inviare la famiglia ad uno psicoterapeuta....che agirà sulla struttura del figlio "trasformandola in senso positivo".
Se i genitori non riescono a comunicare con il proprio figlio poichè lo stesso negli ultimi tempi sta frequentando un gruppo di pari non proprio tranquilli...il compito del professionista sarà quello di dire alla coppia il modo di approcciarsi a figlio per far si che si apra con loro e non abbia più come punto di riferimento i compagni"cattivi" ma i suoi genitori...per farla breve...mi sembra un intervento educativo più che psicologico!
Ho detto che il cliente sa benissimo(quasi sempre) la profondità del problema che porta e quasi sempre si rivolge al counsellor con una domanda esplicita....qualora vi fosse una domanda implicita che richiede un approfondimento a livello intrapsichico l'etica del counsellor vuole che egli invia il proprio cliente ad uno psicoterapeuta......anche in questo caso(che sono pochi visto che il counsellor si occupa d'altro)il professionista ha un bagaglio culturale che gli consente di dire se l'intervento deve essere svolto da chi è di competenza!
Ps: nella mia formazione di base(laurea)ho avuto materie quali psicologia clinica, psicologia generale, psicologia sociale, psicologia dello sviluppo, educazione degli adulti, psichiatria, psicologia dinamica...per fare degli esempi oltre alle mie materie specifiche!
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due coniugi che si rivolgono ad un professionista poichè non riescono a capire come ci si deve comportare con il proprio figlio ribelle. Ora la ribellione può essere dovuta a tanti fattori: Quando questa ha a che fare con problemi intrapsichici del figlio(un esperienza avuta nel passato che lo ha segnato per sempre)è necessario inviare la famiglia ad uno psicoterapeuta....che agirà sulla struttura del figlio "trasformandola in senso positivo".
Ma come si fa a stabilire dalle parole dei genitori se la ribellione "ha a che fare con problemi intrapsichici del figlio", posto che la distinzione tra intra ed extra è assolutamente arbitraria? E in ogni caso, se anche lo fosse, lo psicoterapeuta che risponde alla richiesta dei genitori con una presa in carico del figlio, "per trasformare in senso positivo" (?!) la sua struttura, è destinato a fallire miseramente, perchè fino a prova contraria non è il figlio ribelle che sta chiedendo aiuto, ma i suoi genitori ed è questa richiesta che dobbiamo trattare, non quella del figlio!!!
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Se i genitori non riescono a comunicare con il proprio figlio poichè lo stesso negli ultimi tempi sta frequentando un gruppo di pari non proprio tranquilli...il compito del professionista sarà quello di dire alla coppia il modo di approcciarsi a figlio per far si che si apra con loro e non abbia più come punto di riferimento i compagni"cattivi" ma i suoi genitori...per farla breve...mi sembra un intervento educativo più che psicologico!
Anche qui è molto ingenuo credere che sia possibile insegnare a 2 genitori come approcciarsi al figlio adolescente ribelle, mi sembra un intervento diseducativo più che educativo, e poi davvero credi che ci siano istruzioni per l'uso? Davvero credi che un adolescente ribelle che frequenta brutte compagnie si aprà con i genitori che, magicamente, imparano "come si fa"?
Più ti leggo e più mi accorgo che effettivamente il counselling che ci racconti è un'operazione troppo rischiosa per i clienti...
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
Zuccherina
i clienti sanno se è il caso di andare da uno psicologo-psicoterapeuta o da un counsellor sociale, pedagogico...etc.......
:jd::jd::jd::jd::jd:
I clienti non sanno nemmeno dell'esistenza di queste figure! Su quali basi distinguono? Più di cento anni di psicoterapia e ancora non è nata una coscienza comune che rispecchi la realtà dei fatti, figuriamoci se mettiamo sul tavolo carte del genere! Al massimo vanno dal medico di base e, al massimo, se il medico è ''acculturato'' in materia psicologica, li manderà dallo psicoterapeuta (meglio psichiatra:asd:). Non capisco su quali basi 'sociologiche' fai inferenze di questo tipo...sul problema 'struttura' nemmeno mi esprimo: immagino che i tuoi clienti sappiano individuare una struttura ossessiva, isterica...insomma ai tuoi clienti che manca? Sanno già tutto! :rolleyes:
Saluti,
Luigi
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Se vogliamo essere precisi tutta la famiglia deve essere presa in carico...non solo uno dei tre poichè il prooblema riguarda tutti.......è strano come ti attacchi a queste cose scontate......
poi....l'esempio l'ho fatto e come tale è estremamente sintetico....quindi ovviamente manca di particolari.
Non ci sono certo istruzioni per l'uso anche perchè l'intervento è sempre personalizzato sulle caratteristiche dei richiedenti aiuto....quindi non ci sono risposte pre-confezionate......questo però mi sembra fin troppo ovvio!!!!!
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Se vogliamo essere precisi tutta la famiglia deve essere presa in carico...non solo uno dei tre poichè il prooblema riguarda tutti.......è strano come ti attacchi a queste cose scontate......
Troppe cose ti sembrano ovvie e scontate, è proprio questo il punto!
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parliamoci chiaro......se io vado da uno psicoterapeuta è perchè già so che a livello profondo ho un problema che non riesco bene ad inquadrare...ma so che c'è......
una battuta: se uno va dal macellaio perchè ha bisogno di 2 kg di carne...non è detto che il cliente desidera la carne...in realtà sotto il suo desiderio di carne si nasconde qualcos'altro....quindi sarebbe meglio andare da uno psicoterapeuta...che dici.......
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Citazione:
parliamoci chiaro......se io vado da uno psicoterapeuta è perchè già so che a livello profondo ho un problema che non riesco bene ad inquadrare...ma so che c'è......
una battuta: se uno va dal macellaio perchè ha bisogno di 2 kg di carne...non è detto che il cliente desidera la carne...in realtà sotto il suo desiderio di carne si nasconde qualcos'altro....quindi sarebbe meglio andare da uno psicoterapeuta...che dici.......
Dico che il macellaio, da onesto commerciante, soddisfa una richiesta, un professionista della relazione d'aiuto no, altrimenti sarebbe un macellaio!!
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Originalmente inviato da
ikaro78
Più ti leggo e più mi accorgo che effettivamente il counselling che ci racconti è un'operazione troppo rischiosa per i clienti...
Saluti,
ikaro
Anfatti...(diceva Verdone:asd:)...in ogni caso si, è proprio così. Non si riuscirà mai a stabilire confini netti in ambito ''clinico''. La consulenza bisognerebbe si spostasse radicalmente da questo ambito e, in questo modo, potrei anche 'accettarla' (nel senso che le do il colpo di mannaia definitivo!:D)...
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da
rosablu77
Nell'analisi transazionale viene fatta una sostanzaile differenza tra interpersonale e intrapsichico.
Ma l'AT in base a quale criterio, su che fondamento opera questa distinzione? La continuità tra i due poli è un dato assodato sia dalle neuroscienze, che dal cognitivismo contemporaneo che, ovviamente, dalla psicoanalisi. L'analisi transazionale giustificherà in qualche modo un'operazione che altrimenti appare arbitraria.
Sembra che si stabilisca a priori che determinati fenomeni sono attinenti unicamente al livello interpersonale, altri a quello intrapsichico, quando in realtà sono compresi nella complessità delle strutture soggettuali.
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Originalmente inviato da
rosablu77
Come vedete non si interviene in alcun modo in maniera intrapsichica.
Stante quanto sopra è ovvio che qualsiasi intervento ha ripercussioni sul mondo interno, il quale però, se non viene direttamente trattato, procede per irrigidimenti strutturali (collusione) e non per trasformazioni evolutive.
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Originalmente inviato da
rosablu77
Io vi invito a seguire una lezione di counselling o una seduta, solo così potrete farvi un'idea del come si va ad operare, purtroppo è l'unico modo per potersi far un'idea.
Se affermo certe cose lo faccio su una base. Nello specifico mi sono rapportato con la materia. Di qui le questioni che pongo.
Citazione:
Originalmente inviato da
rosablu77
L'alunno si sente continuamente rimproverato dall'insegnante e, l'insegnante continuamente delusa dall'alunno, che non fa mai quello che gli viene detto.
Se ad entrambi fai capire le posizioni (GAB) da cui partono, quando entrano in relazione tra loro, ossia le loro transazioni, e gli fornisci degli strumenti concreti, tangibili x modificarle e renderle funzionali, stai certo che riusciranno a farlo.
Tutta questa sicurezza non la vedo, avendo in passato fatto esperienza in ambito scolastico. Ho piuttosto osservato processi di adattamento con - alle volte - conseguenti spostamenti del problema (vedi alunno problematico che cambia atteggiamento con l'insegnante e inizia a litigare furiosamente con il suo fu miglior amico).
Citazione:
Originalmente inviato da
rosablu77
Poi può essere che entrambi, abbiano difficoltà strutturali, come può non essere, ma in quel momento ti interessa la relazione interpersonale ed è su quella che il consellor lavora.
Concentrarsi su un solo aspetto è una scelta, a volte necessaria, ma limitante e con effetti su altri livelli. Partire da questo punto di vista mi pare più realistico che non porre distinzioni che si presume siano fondate teoricamente.
Saluti
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Originalmente inviato da
ikaro78
Dico che il macellaio, da onesto commerciante, soddisfa una richiesta, un professionista della relazione d'aiuto no, altrimenti sarebbe un macellaio!!
Assolutamente. Ma non ci sono macellai, nè utenti che ignorano la propria struttura inconscia nel mondo delle favole. Appunto...
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ripeto: la clinica ci sarà sempre nelle professioni di aiuto, intervenire vuol dire che si è diagnosticato precedentemente un problema.....non si possono separare questi elementi......
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[QUOTE=Zuccherina;2024808]parliamoci chiaro......se io vado da uno psicoterapeuta è perchè già so che a livello profondo ho un problema che non riesco bene ad inquadrare...ma so che c'è......
[QUOTE]
Ci dici dove hai studiato? Ora sono veramente curioso.Scusami ma qui mancano le basi della psicologia spicciola. Oltre che la reale conoscenza della vita di tutti giorni.
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ho avuto modo di esplicitare in più post la mia professione che è quella di assistente sociale specialista.....
non capisco le vostre lamentele su eventuali danni all'utente....l'utente non è uno sprovveduto.....sa dove andare.....se ho un incidente mi rivolgo all'avvocato per far valere i miei diritti di risarcimento....se ho bisogno di informazioni di contabilità mi rivolgo al commercialista.....perchè quando si ha un problema socio-psico-educativo...etc etc si perdono queste capacità?
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Originalmente inviato da
Zuccherina
ho avuto modo di esplicitare in più post la mia professione che è quella di assistente sociale specialista.....
non capisco le vostre lamentele su eventuali danni all'utente....l'utente non è uno sprovveduto.....sa dove andare.....se ho un incidente mi rivolgo all'avvocato per far valere i miei diritti di risarcimento....se ho bisogno di informazioni di contabilità mi rivolgo al commercialista.....perchè quando si ha un problema socio-psico-educativo...etc etc si perdono queste capacità?
Dato il mio lavoro, posso solo fare interventi spot, perchè purtroppo non ho molto tempo, e non ho tutto il tempo che serve per spiegarti l'ABC di tutto quello che riguarda l'utente, la motivazione, la domanda ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc. Devi studiarlo sui libri come hanno fatto tutti. Se ancora non sai che non si tratta di "utente sprovveduto" ma di un discorso enormemente più grande non posso che avere conferma dei mie pensieri sulla categoria che difendi senza avere una idea del mondo in genere