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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Non ho detto che sono "incoscienti", non li conosco, io comunque la mano sul fuoco non ce la metterei, se devo essere sincero.
Vuoi conoscerli personalmente o ti basta sapere cosa scrivono per capire se sono "incoscienti"? Se sai leggere l'inglese :), ti segnalo il loro rapporto:
http://www.hpc-uk.org/assets/documen...sellorsPLG.pdf
Citazione:
Comunque perchè affiancare psicoterapisti e counsellor? Se sono, come sostenete, professioni che non c'entrano nulla l'una con l'altra? Questo è comunque un punto su cui è bene chiarirci le idee.
Partiamo dall'inizio, cosa si contesta, l'affinità allo psicologo o allo psicoterapeuta?
Citazione:
Ebbene, a me sembra una gran cavolata questa iper-specializzazione e differenziazione, non si capisce più niente, ma non dovevamo aiutare l'utenza a fare un po' di chiarezza? Di questo passo dove arriveremo?
Ma allora che ci stanno a fare gli indirizzi come “psicologia sperimentale”, “psicologia del lavoro”, “psicologia dell'età evolutiva”,”psicologia clinica”,”neuropsicologia”, etc. quando poi si è abilitati a fare tutto.
Anche l'ordine degli ingegneri ha diviso l'albo in civile, industriale ed informatico, permettendone l'iscrizione solo con indirizzi di laurea specifici, e questo in Italia.
Anche tu dici tra l'altro ...
“Convengo che è vergognoso che, ex lege, esistano soggetti autorizzati a fare qualcosa che potenzialmente non sanno fare"
Comunque le specializzazioni nascono quando esiste una domanda consapevole, differenziata e in quantità tale da permettere ai professionisti di approfondire un settore. Certo in Italia, vista la carenza di domanda, non siamo arrivati a questo punto.
Ed è per questo che non si fanno differenze tra le competenze richieste nei vari settori della psicologia.
E probabilmente ci sarà una ragione oscura :) sul perchè in UK distinguono tra "counseling psychologist" e "counselor", ma forse tra qualche decennio anche noi potremmo arrivarci :smile:
Citazione:
Sì, certo.. Dovremo confrontarci (ed è quello che sto facendo), altro discorso è adeguarvisi senza colpo ferire.
Ed infatti è quello che dovrebbero fare gli ordini con le associazioni di counseling: confrontarsi, dialogare.
Tra l'altro quando una famiglia ;-) va dallo psicologo/psicoterapeuta, questi dovrebbe quanto meno aiutarli a farli dialogare. Perchè non fa lo stesso nelle proprie relazioni con gli altri?
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Originalmente inviato da
ikaro78
Tu puoi definire anche definire Freud "Freudetto" o dire "lacanino" anziché "lacaniano" (i maestri si possono irridire, anzi si devono irridire), io se il gioco di parole è carino apprezzo e magari me lo rivendo pure (non "Freudetto" che, ammetterai, non è il massimo), tu te la prendi, questa è la differenza, caro...
Puoi <<irridire i maestri>>, puoi divertrTi con i giochi di parole, puoi fare ciò che vuoi, ma è l'obiettivo finale della derisione o del gioco di parole che interessa.
Citazione:
PS Almeno su una cosa siamo d'accordo, mi devo preoccupare?!
No, stai tranquillo, rimaniamo ancora molto distanti per ciò che hai scritto sopra. E, cioè, che <<dalla prospettiva della formazione psicoanalitica posso criticare la formazione dei counsellor>>, certo se un modello come quello psicoanalitico è considerato unico, puro e inviolabile, allora sì la presenza di altri modelli (come spesso hai affermato) è considerata con intolleranza. E' ciò che si è scritto anche, in alcuni post, in questo 3D: non solo critica, mi è parso, ma, qualche volta negazione.
Per me, invece, nessun modello può impedirmi la libertà di apprendere da altri.
Certo i modelli da integrare devono avere qualcosa in comune, la base dell'integrazione. E' questa dovrebbe essere chiara anche per chi vuole criticarli. <<Dovrebbe>>.
Altrimenti è come se volessi <<criticare>> o negare il modello freudiano senza conoscerlo.
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Originalmente inviato da
IT_Modeler
Caro Ikaro o Gieko,
a me sembra che hai posto <<critiche>> più che <<domande>>.
Ti ho già risposto, sia su questo che in altri 3D.
Complimenti IT_Modeler, ancora con questa storia che siamo la stessa persona? Non credo di dover nemmeno commentare...
Preferisco tornare su questioni di sostanza e mi piacerebbe intavolare una discussione su queste con chi ne ha voglia.
Affermate giustamente che non sono le tecniche a differenziare l'intervento di counselling da quello di sostegno psicologico, ma le finalità. Ma è su queste finalità che sono profondamente perplesso. Mi pare che si possano riassumere, in base a quanto avete detto o scritto, nell'obbiettivo di sostenere le risorse presenti nel soggetto, magari in una determinata area (lavorativa, affettiva...).
Il grosso problema che si presenta, l'ho già scritto, è che questa finalità si scontra con diverse problematiche: la continuità della vita psichica, e quindi la pervasività della struttura del soggetto; le resistenze; la collusione; l'inconscio. Anche non considerando un punto di vista psicoanalitico, altri orientamenti (cognitivismo contemporaneo, teoria sistemica) contemplano seppure in chiave differente, la necessità di operare ad un livello che genericamente possiamo definire "strutturale".
Vorrei delle risposte su come viene affrontato il problema dell'operare sull'area delle risorse quando queste non sono disponibili per struttura. Vorrei capire se la questione viene elusa o trattata, e se sì in che modo. L'applicazione di criteri esterni (presenza/assenza di patologia) oltre a rimandare ad una visione medica che tanto viene stigmatizzata, non tiene conto del fatto che a livello psichico vanno considerate configurazioni strutturali, che possono esprimersi anche - apparentemente - senza manifestazioni sintomatiche eclatanti. "Vorrei migliorare la mia posizione lavorativa" è già un'asserzione sintomatica, che rimanda ad una struttura che dà problema, altrimenti non ci sarebbe domanda di aiuto.
Concludo solo dicendo che rivolgo quest'osservazione non solo al counselling ma anche al sostegno psicologico e a tutte quelle forme di terapia che intervengono sul solo sintomo.
Saluti
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Citazione:
Puoi <<irridire i maestri>>, puoi divertrTi con i giochi di parole, puoi fare ciò che vuoi, ma è l'obiettivo finale della derisione o del gioco di parole che interessa.
Ah, perchè tu sapresti quale sarebbe il mio obiettivo finale? Ma per favore... Io mi diverto con giochi di parole, tu continua pure a non rispondere...
Citazione:
E, cioè, che <<dalla prospettiva della formazione psicoanalitica posso criticare la formazione dei counsellor>>, certo se un modello come quello psicoanalitico è considerato unico, puro e inviolabile, allora sì la presenza di altri modelli (come spesso hai affermato) è considerata con intolleranza.
Non è l'unico e non è certamente puro e inviolabile, ma certamente è il primo ad aver innaugurato questo campo e soprattutto quello che propone la formazione più rigorosa e non basata sull'apprendimento di tecniche attraverso le simulate, tutto qui.
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Citazione:
Vuoi conoscerli personalmente o ti basta sapere cosa scrivono per capire se sono "incoscienti"? Se sai leggere l'inglese :), ti segnalo il loro rapporto:
http://www.hpc-uk.org/assets/documen...sellorsPLG.pdf
Partiamo dall'inizio, cosa si contesta, l'affinità allo psicologo o allo psicoterapeuta?
Con l'inglese non me la cavo molto bene, magari potresti farmi un riassunto. A parte questo, non è che si contesta l'affinità si sottolinea che c'è affinità, quando qualcuno sostiene che si tratta di "tutt'altra professione".
Citazione:
Comunque le specializzazioni nascono quando esiste una domanda consapevole, differenziata e in quantità tale da permettere ai professionisti di approfondire un settore. Certo in Italia, vista la carenza di domanda, non siamo arrivati a questo punto.
Le specializzazioni nascono quando non c'è consapevolezza invece, è proprio per questo che ci si rifugia nel tecnicismo e nell'iperspecializzazione, è molto più rassicurante (per l'operatore) supporsi "esperto in".
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
_daimon_
Ma allora che ci stanno a fare gli indirizzi come “psicologia sperimentale”, “psicologia del lavoro”, “psicologia dell'età evolutiva”,”psicologia clinica”,”neuropsicologia”, etc. quando poi si è abilitati a fare tutto.
Anche l'ordine degli ingegneri ha diviso l'albo in civile, industriale ed informatico, permettendone l'iscrizione solo con indirizzi di laurea specifici, e questo in Italia.
Anche tu dici tra l'altro ...
“Convengo che è vergognoso che, ex lege, esistano soggetti autorizzati a fare qualcosa che potenzialmente non sanno fare"
le specializzazioni in psicologia sono differenti da quelle dell'ingegneria (che hai citato), per via della natura stessa della psicologia. Mettiamo che una persona ha problemi sul lavoro ad esempio è vittima di mobbing; questi problemi se li porta anche a casa e influisce sulle relazioni con gli altri, di conseguenza tutta la sua vita ne risente. Dopo qualche mese di ansia va in depressione e inizia a bere, diventando violento con la famiglia. Come vedi, non c'è distinzionetra psicologia del lavoro e psicologia clinica. Questo era solo un esempio, per dire che la psicologia è trasversale e vedere le specializzazioni come dei compartimenti stagni non è adeguato all'ambito della psicologia perché la psiche non è parcellizzata, ma è un tutto unico che si manifesta nei contesti di vita
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Originalmente inviato da
gieko
Complimenti IT_Modeler, ancora con questa storia che siamo la stessa persona? Non credo di dover nemmeno commentare...
Secondo me sì. No, non c'è bisogno di commenti, si commenta da sè.
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Ah, perchè tu sapresti quale sarebbe il mio obiettivo finale? Ma per favore... Io mi diverto con giochi di parole, tu continua pure a non rispondere...
Mai detto o scritto di saperlo. Avevo scritto <<che interessa>>, sarebbe interessante saperlo. Non mi sembra siano solo <<giochi di parole>>.
Citazione:
Non è l'unico e non è certamente puro e inviolabile, ma certamente è il primo ad aver innaugurato questo campo e soprattutto quello che propone la formazione più rigorosa e non basata sull'apprendimento di tecniche attraverso le simulate, tutto qui.
Sulla formazione rigorosa sono d'accordo. Che sia la <<più rigorosa>> rispetto a cosa? Formazione fatta solo con <<tecniche attraverso simulate>>, quindi senza nessun principio, basata solo su un apprendimento induttivo e dove si svolge?
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Originalmente inviato da
IT_Modeler
Secondo me sì. No, non c'è bisogno di commenti, si commenta da sè.
Sono d'accordo, si commenta proprio da sè.
Interessanti comunque rilevare che non rispondi neanche per errore alle questioni importanti... E poi parli di giochi berniani: ci sarà forse anche quello del "non voglio rispondere quindi devio su altri argomenti"?
Mi pare che con altri utenti (ad es. Quattrostracci o daimon, a meno che non siamo tutti la stessa persona che ricopre ruoli diversi...) non ci siano grossi problemi ad entrare in tema. Speriamo che intervengano.
Saluti
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Citazione:
Sono d'accordo, si commenta proprio da sè.
Interessanti comunque rilevare che non rispondi neanche per errore alle questioni importanti... E poi parli di giochi berniani: ci sarà forse anche quello del "non voglio rispondere quindi devio su altri argomenti"?
Mi pare che con altri utenti (ad es. Quattrostracci o daimon, a meno che non siamo tutti la stessa persona che ricopre ruoli diversi...) non ci siano grossi problemi ad entrare in tema. Speriamo che intervengano.
Addirittura arrivare a pensare che una persona scriva con 2 nick diversi, per rispondere peraltro alle sue inutili discussioni, certo che ce ne vuole... di malafede. Ma a che pro, poi? Boh, non ci resta che farci una sana risata... :asd:
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
quattrostracci
grazie mille!!
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Originalmente inviato da
IT_Modeler
A tutto ciò che hai scritto è stato già risposto...
anche nell'altro 3D sul Counseling e la differenza con la psicoterapia, solo che spesso ciò che si scrive viene subito etichettato o svalutato o spiegato che in questo paese non può valere.
1) se spieghi in cosa consiste il Counseling <<ben fatto>>: da dove viene, viene da Rogers <<lo conosciamo tutti>>, ma...qui non si tratta di <<conoscere>>. Si tratta di saper applicare un modello non-teorico, o , almeno non solamente teorico, un modello diventato pratica in moltissimi paesi (se ci si confronta con colleghi in Europa - ma anche qui è obiettabile che NON bisogna confrontarsi con nessuno e nessun'altro, xchè qui siamo in Italia!);
2) Qualcuno, poi, cerca di mandare "tutto in caciara" (cioè in confusione), come? In parte rispondendo negativamente su tutti i fronti (per poi fare marcia indietro qualche volta...).
Alternando sfida sulla competenza (<<non basta citare>>...) ammettendo, però, di NON saperne nulla e svalutazione giocata sui doppi significati (<<s'ignora>> Satir, complimenti!). Facendo finta d'ignorare il significato letterale delle parole e pure un nome di chiara fama. Solo il modello psicoanalitico ha chiara fama?
Questo modo Monica, davvero è un'ottima strategia per rendere sterile una discussione. E l'ho osservata parecchie volte anche in altri 3D.
Mi sembra sempre più che il tono di questa discussione stia diventando " personale" e che più che a fare chiarezza sull'argomento si cerchi in ogni modo di squalificare " l'avversario" portando argomentazioni di ogni genere.
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Originalmente inviato da
_daimon_
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Ancora un altro tentativo di confondere i due aspetti (vedi sopra) ...
Il problema della disoccupazione degli psicologi non dipende dalla presenza dei counselor, ma piuttosto dalla mancata attuazione di norme relative all'istituzione delle figure dello psicologo nelle varie istituzioni o ad es. dal numero di psicologi previsti negli organici del SSN.
Una soluzione potrebbe essere il disegno di legge Cancrini, ma lo scontro con i counselor, anche se fosse vinto, non risolverebbe certo il problema.
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Perchè ora la poni sul lato degli strumenti? Anche tu hai detto che gli assistenti sociali utilizzano strumenti teorici/pratici propri delle varie scuole psicoterapeutiche, ma non per questo commettono abuso.Non è lo strumento, ma il fine dell'intervento che ha importanza, come sostieni anche tu.
Per curiosità di conoscenza, perchè credo che per avviare una discussione proficua si debba conoscere quello di cui si sta parlando, avevo specificato che la mia domanda non aveva intento polemico ma puramente conoscitivo.
Perchè in effetti è difficile capire se il counseling è diverso dalla psicologia senza conoscere bene gli strumenti e i metodi di lavoro
Quanto agli assistenti sociali ci mancherebbe pure che commettessero abuso... visto che abbiamo un nostro codice deontologico e un nostro ordine riconosciuto dallo stato....quando noi stiamo all'interno della nostra specificità professionale, sancita dalla legge e dal codice non ci può essere abuso, ma c'è cmq una legge che ci riconosce, cosa leggermente diversa che il counseling...
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Dall' articolo Counseling = consulenza psicologica? - AssoCounseling - Associazione Professionale di Categoria
"La persona che si ha in mente nell'intervento di counseling è essenzialmente positiva e attiva in quanto sempre coinvolta in un processo di auto-attuazione e di auto-realizzazione. Da una parte c'è l'individuo che diventa l'Io narrante (il cliente) che narra, appunto, il suo problema. Dall'altra parte l'Io che ascolta (il counselor) che di conseguenza non ricopre solo la funzione di catalizzatore delle emozioni del cliente, ma è egli stesso coinvolto nel processo tra due individui all'interno del quale vi è il riconoscimento reciproco dell'Altro"
"Sostegno. E' vero, anche il counselor fa sostegno. Ma che tipo di sostegno fa? Sostiene il proprio cliente nelle scelte, sostiene il proprio cliente durante il percorso, sostiene il cliente sotto il profilo umano."
Dal Codice Deontologico degli assistenti sociali
Art 11
"L’assistente sociale deve impegnare la propria competenza professionale per
promuovere la autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro potenzialità ed
autonomia, in quanto soggetti attivi del progetto di aiuto, favorendo l'instaurarsi del rapporto fiduciario, in un costante processo di valutazione."
ART 6
"La professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità
e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza
l’autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità; li sostiene
nel processo di cambiamento, nell’uso delle risorse proprie e della società nel
prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni
iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione."
Non so ma noto una certa similitudine tra la descrizione del counselor data dall'articolo e alcuni aspetti del mio lavoro contemplati nel codice deontologico.
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Johnny, la questione è molto complicata, perché investe veramente molti campi che portano ad altrettante riflessioni.
Il counseling, quello vero, è altro dall'intervento psicologico e più ancora dall'intervento psicoterapeutico. Per non parlare poi degli altri interventi (medico, pedagogico, etc.).
Secondo me dobbiamo imparare che la pluralità è un valore, e non uno spettro di cui aver paura.
Tanto più se questo è agitato ad arte da varie forze (università, ordine, associazioni di categoria degli psicologi) per nascondere le gravi mancanze della psicologia professionale in Italia.
Parlando proprio papale papale: i disastri attuali della psicologia (troppi laureati, troppi iscritti all'ordine, troppi psicoterapeuti, troppo poco lavoro, psicologi sottopagati, etc.) non sono certo riconducibili né al counseling né alle altre professioni limitrofe alla psicologia (coaching, mediazione familiare, pedagogia, etc.), bensì a chi ha diretto e governato la categoria in questi anni.
Ergo la prima vera rivoluzione deve avvenire dall'interno, non cercando all'esterno il counselor di turno che assurge per gli psicologi al ruolo di unica vera colpa della loro eclissi.
E' banale e palese che la crisi della psicologia non sia da ricondurre direttamente a queste incerte figure professionali.
Ma ciò non toglie che ci siano dei motivi per cui si entra in dialettica con esse, in particolare il fatto che nella pratica si pongono come alternative agli psicologi, figure che operano in regime di semi-illegalità e scarsamente formate.
Quello che da da pensare sono associazioni di categoria che non prevedono manco la laurea per accedere al percorso di accreditamento.
Ad ogni modo, si tratta di un percorso inutile, buono solo per vendere alle persone l'illusione di essere psico-qualcosa con un'etichetta diversa. Ma poi la pratica professionale è un'altra cosa.
Innanzitutto, se declini il counseling in un contesto specifico allora ci dovrai pur lavorare in quel contesto. Uno sportello di consulenza aziendale difficilmente lo apri se in un'azienda non ci lavori.
A meno che non si faccia il counselor aspecifico, targhetta sull'uscio di casa e via... ma in questo caso sapete già come la penso.
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Originalmente inviato da
_daimon_
Quindi poniamola per ora sul piano della preparazione.
Allora, secondo te, in base alla tua personalissima opinione, penserai che i componenti della commisione (PLG) del "Council of the Health Professions" (HPC, l'Ente regolamentatore delle professioni sanitarie in UK), siano degli incoscienti, visto che attualmente stanno considerando come livello minimo di formazione per ottenere il titolo protetto di "counsellor" un corso di formazione professionale post-diploma (anche biennale).
Chissà perchè, forse in UK non hanno molto a cuore la salute mentale dei cittadini, anche se i fatti contraddicono questa tesi (vedi The Government’s Improving Access to Psychological Therapies, di cui si è parlato in un altro 3D).
O sarà questione di essere pragmatici ... ?
Considera poi che sempre lo stesso Ente (HPC) richiede che per ottenere il titolo protetto di "health psychologist" è necessario un master degree (laurea specialistica), per quello di "clinical psychologist" o di "counselling psychologist" un dottorato specifico per ogni titolo.
Mi sembra che là abbiano un pò le idee più chiare sulle differenze tra le varie professioni e sulla preparazione che viene richiesta per esercitarla, piuttosto che da noi dove con un unico percorso di studi ...
La vedo sempre più dura parlare della regolamentazione del counseling partendo da contesti socioculturali diversi dal nostro e ben distinti.
Ma giusto per rendere le cose ancora più complesse... date un'occhiata a questo intervento qui
"Vorrei riportare, senza commenti, una comunicazione da parte di una counsellor italiana, che opera in Inghilterra, che ho trovato nel Forum della Sico, a riprova come detta locuzione, trasferita, senza un appropriata traduzione nella nostra lingua, come invece è stato fatto da altri paesi europei, sia veramente fuorviante e confondente.
La lettera riporta la data del 24/3/2005, utente Tiziana e-mail: [email protected] Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , (ho provato ad inviarLe una mail, ma non credo che l'indirizzo di posta elettronica sia più attivo, perchè non mi ha risposto) la trascrivo testualmente...”Lavoro come counsellor (si rammenta che detta locuzione, nel Regno Unito si scrive con due l) a Londra da più di tre anni, e devo dire che sono rimasta scioccata dalle assurdità scritte in Italia riguardanti il “counselling”. Innanzitutto il counselling non è un sottoprodotto psicologico, ma un tipo di intervento psicologico, a fianco della psicoterapia e psicologia. In Inghilterra, ci sono stati recentemente svariati dibattiti riguardanti la similarità tra counselling e psicoterapia.
La recente conclusione constata una sottile demarcazione tra le due: si parla di una durata più lunga dei corsi di formazione per la psicoterapia, sebbene oggi un normale corso di formazione in counselling dura tra 3 e 4 anni; inoltre, si denota una preferenza a favore della psicoterapia per casi di disturbi gravi della personalità, sebbene oggi i counsellors sono impiegati nelle strutture ospedaliere e sono utilizzati come sostegno psicologico parallelo al lavoro svolto dallo psichiatra.
Di conseguenza, la maggior parte dei counsellors in Inghilterra, usa il termine counselling e psicoterapia intercambiabilmente. Questa affermazione può far rizzare i capelli a qualcuno, ma ciò sta nel fatto che c'è una sorta di ignoranza da parte dei miei connazionali su come il counselling si sia sviluppato e affermato qui in Gran Bretagna. Il counselling Britannico è molto diverso da quello italiano: innanzitutto non è solo un intervento a breve termine (il cosidetto short-term counselling) ma, per la maggior parte dei casi, i counsellors lavorano con i clienti per un periodo che varia da un anno a più anni. Personalmente, ho avuto clienti con cui ho lavorato più di tre anni. Inoltre, il counselling, qui viene definito come una forma di intervento terapeutico: il termine terapia non è solo confinato nell'ambito della psicologia, ma è utilizzato comunemente da tutte le figure professionali per definire il nostro intervento.
Un intervento terapeutico che non si avvale solo delle teorie sistemiche e relazionali, ma utilizza un vasto repertorio delle teorie psicologiche esistenti. Il mio personale indirizzo di base è umanistico: mi rifaccio alle teorie di Carl Rogers e a secondo dei problemi portati dal cliente, utilizzo anche tecniche della Gestalt e TA. Sono presenti anche counsellors che si rifanno alle teorie psicodinamiche (Winnicot, Fairban, etc.) e counsellors che usano CBT, e tanti altri ancora. Provenendo da una laurea in psicologia, posso affermare che i corsi di formazione in counselling, sono soddisfacenti e affrontano in profondità tutte le teorie psicologiche esistenti.”
La lettera conclude, dicendo, che la figura professionale del counsellor (appellativo in inglese con due l, a differenza di quello angloamericano che, in genere si usa in Italia con una sola l) è bene affermata in Inghilterra e non incontra tanta resistenza da parte di altri professionisti, come in Italia, dove probabilmente è ancora un fenomeno giovane...
Speriamo che sia solo questo.!... "
Sarà...
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domanda:
gli psicologi che avviano corsi di counselling non insegnano strumenti psic (colloquio) a soggetti estranei alla professione (art 21 del cod deontologico)?
grazie x chi può chiarire questo quesito.
ciao laura
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Citazione:
Originalmente inviato da
salusmundi
domanda:
gli psicologi che avviano corsi di counselling non insegnano strumenti psic (colloquio) a soggetti estranei alla professione (art 21 del cod deontologico)?
grazie x chi può chiarire questo quesito.
ciao laura
Il colloquio è uno strumento propri della professione di psicologo?
Mah...può essere un pò dubbia come interpretazione poichè colloquio è normalmente e largamente usato anche da altre professioni regolamentate, anche se poi gli argomenti del colloquio vertono su argomenti diversi e i fini sono diversi.
si potrebbe dire però che gli psicologi che insegnano nei corsi di counseling insegnano comunque strumenti psicologici a persone estranee alla professione poichè l'impostazione che danno è comunque una impostazione prettamente psicologica, dove gli strumenti teorici, ancor prima che quelli metodologici, sono comunque estrapolati dalle teorie psicologiche.
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Citazione:
Originalmente inviato da
salusmundi
domanda:
gli psicologi che avviano corsi di counselling non insegnano strumenti psic (colloquio) a soggetti estranei alla professione (art 21 del cod deontologico)?
grazie x chi può chiarire questo quesito.
ciao laura
direi proprio di si, ma siamo in Italia, appunto.
x Monicadal: se il colloquio è insegnato secondo il metodo non-direttivo di Rogers e serve per fare counseling psicologico, direi che si tratta di uno strumento psicologico
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
direi proprio di si, ma siamo in Italia, appunto.
x Monicadal: se il colloquio è insegnato secondo il metodo non-direttivo di Rogers e serve per fare counseling psicologico, direi che si tratta di uno strumento psicologico
infatti nella mia risposta dicevo che più che il colloquio in se stesso è l'indirizzo teorico prettamente psicologico che fa la differenza.
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Originalmente inviato da
quattrostracci
A leggere bene l'articolo si capisce su quali presupposti si fonda, ossia; la psicologia è forzosamente appiattita sul paradigma medico (psichiatrico), dove la diagnosi è essenzialmente psicopatologica, il counseling non si occupa di patologia -----> quindi è altro.
Ottima dimostrazione, peccato che non regga.
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
A leggere bene l'articolo si capisce su quali presupposti si fonda, ossia; la psicologia è forzosamente appiattita sul paradigma medico (psichiatrico), dove la diagnosi è essenzialmente psicopatologica, il counseling non si occupa di patologia -----> quindi è altro.
Ottima dimostrazione, peccato che non regga.
Ho già detto in altra parte di aver lavorato in diversi contesti con psicologi di indirizzo rogersiano regolarmente laureati e iscritti all'albo.
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
La vedo sempre più dura parlare della regolamentazione del counseling partendo da contesti socioculturali diversi dal nostro e ben distinti.
Ribadisco di non confondere il requisito normativo con quello relativo alla adeguatezza di un percorso formativo.
Citazione:
...la trascrivo testualmente...”Lavoro come counsellor (si rammenta che detta locuzione, nel Regno Unito si scrive con due l) a Londra da più di tre anni, e devo dire che sono rimasta scioccata dalle assurdità scritte in Italia riguardanti il “counselling”. Innanzitutto il counselling non è un sottoprodotto psicologico, ma un tipo di intervento psicologico, a fianco della psicoterapia e psicologia. In Inghilterra, ci sono stati recentemente svariati dibattiti riguardanti la similarità tra counselling e psicoterapia.La recente conclusione constata una sottile demarcazione tra le due: si parla di una durata più lunga dei corsi di formazione per la psicoterapia, sebbene oggi un normale corso di formazione in counselling dura tra 3 e 4 anni; inoltre, si denota una preferenza a favore della psicoterapia per casi di disturbi gravi della personalità, sebbene oggi i counsellors sono impiegati nelle strutture ospedaliere e sono utilizzati come sostegno psicologico parallelo al lavoro svolto dallo psichiatra.
Di conseguenza, la maggior parte dei counsellors in Inghilterra, usa il termine counselling e psicoterapia intercambiabilmente. Questa affermazione può far rizzare i capelli a qualcuno, ma ciò sta nel fatto che c'è una sorta di ignoranza da parte dei miei connazionali su come il counselling si sia sviluppato e affermato qui in Gran Bretagna. Il counselling Britannico è molto diverso da quello italiano: innanzitutto non è solo un intervento a breve termine (il cosidetto short-term counselling) ma, per la maggior parte dei casi, i counsellors lavorano con i clienti per un periodo che varia da un anno a più anni. Personalmente, ho avuto clienti con cui ho lavorato più di tre anni. Inoltre, il counselling, qui viene definito come una forma di intervento terapeutico: il termine terapia non è solo confinato nell'ambito della psicologia, ma è utilizzato comunemente da tutte le figure professionali per definire il nostro intervento.
Come ho scritto in alcuni miei post,
"Nella letteratura specialistica il counseling viene assimilato alla psicoterapia, anche se poi vengono fatte delle distinzioni rispetto a quest'ultima in relazione al disagio esperito dal cliente e al contesto in cui viene effettuato l'intervento.
Ed infatti la formazione delle due professioni è spesso differenziata."
e poi,
"Il componenti della commisione (PLG) del "Council of the Health Professions" (HPC, l'Ente regolamentatore delle professioni sanitarie in UK) ... stanno considerando come livello minimo di formazione per ottenere il titolo protetto di "counsellor" un corso di formazione professionale post-diploma (anche biennale)"
Per essere precisi stanno valutando un level 5 del Framework for Higher Education Qualifications inglese per i counsellors (corso di formazione o laurea biennale) e un level 7 per gli psicoterapeuti (laurea triennale + massimo 4 anni di formazione in psicoterapia - tipo UKCP o EAP per intenderci ;-) )
Non mi sembra ci siano contraddizioni tra questa email e le mie affermazioni.
In più dico questo: in UK due anni sono sufficienti per formare un professionista che fa anche psicoterapia, in Italia con un corso triennale non si può fare psicoterapia, per vincoli legislativi.
Mentre per esercitare come psicologo si richiede minimo un master degree (5-7 anni di studio universitario)
Quindi non mi sembra che in Italia ci sia tanta leggerezza nella formazione del counselor (accreditato).
Naturalmente anche il counselor deve essere consapevole degli ambiti in cui può intervenire, non cullandosi del fatto che la professione in altri paesi abbia un ambito d'intervento maggiore.
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Citazione:
Originalmente inviato da
monicadal
...
Quanto agli assistenti sociali ci mancherebbe pure che commettessero abuso... visto che abbiamo un nostro codice deontologico e un nostro ordine riconosciuto dallo stato....quando noi stiamo all'interno della nostra specificità professionale, sancita dalla legge e dal codice non ci può essere abuso, ma c'è cmq una legge che ci riconosce, cosa leggermente diversa che il counseling...
Il problema può diventare il rimanere all'interno della specificità professionale.
La questione che pone ad es. gieko, sulla rilevanza della "struttura" sul problema, è valida per tutti i tipi di intervento sulla vita psichica del soggetto.
"Vorrei migliorare la mia vita lavorativa" o ancor peggio "non riesco a trovare un lavoro", sono asserzioni sintomatiche che rimandano necessariamente ad una struttura che dà problemi ?
Il secondo esempio ad es. è tipico nel vostro lavoro. Quando il vostro intervento non è solo economico, ma di sostegno, come fate a sapere di non sconfinare nel sostegno psicologico, o come fate a sapere se il soggetto presenti problemi strutturali che richiedono l'invio ad uno specialista, se la diagnosi la può fare solo uno psicologo abilitato?
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Wedro-otk
premetto che l'articolo mi sembra scritto in modo da favorire il counseling: dà informazioni vaghe e generiche quando parla di psicologia, dà informazioni più dettagliate quando parla di counseling.
Inoltre non sono d'accordo sul paragrafo "le radici culturali". Il per esempio sono laureato in psicologia ma all'università ho studiato molto l'approccio fenomenologico e c'è tutta una branca della psicologia, della psichiatria e della psicoterapia che si basa sull'approccio fenomenologico e rogersiano (si pensi soltanto a Jaspers, a Minwowski, a Binswanger, a Cargnello in Italia, a Eugenio Bogna...vai a dire a Borgna che l'uomo è un coacervo di istinti biologici e che la diagnosi è solo descrittiva e ti butta fuori dalla porta). Perciò l'approccio umanistico-esistenziale non è assolutamente esclusiva del counseling. E' questo che sfugge sempre alle argomentazioni che è possibile trovare quà e là
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
Ottima dimostrazione, peccato che non regga.
Ma dove vivi, sulla luna? Scusa eh, ma siccome sono svariati lustri che esercito... sentire queste cose mi sconforta:
- l'Ordine degli psicologi passa sotto la vigilanza del Ministero della Salute;
- la maggior parte dei componenti la commissione di accreditamento ministeriale per le scuole di psicoterapia sono medici iscritti all'ordine dei medici;
- psicoterapia condivisa obtorto collo con la medicina;
- specializzazione in psicologia clinica aperta anche ai medici;
- impostazione diagnostica prevalente (prevalente, non unica) che si insegna nelle facoltà di psicologia molto simile (uguale?) a quella delle facoltà di medicina;
- uso di una terminologia (seduta, paziente, etc.) mutuata totalmente dalla medicina
- l'ex presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi (Pierangelo Sardi, in quota AUPI) che chiese alla Commissione Europea di far diventare la Psicoterapia la 44^ specializzazione della medicina
Ora, se questo non è sufficiente per dire che la psicologia sia appiattita al modello medico... di cosa hai bisogno? Che domani per fare lo psicologo ti obblighino ad avere la laurea in medicina?!?!?!?!?!?
La verità è che la peculiarità della scienza psicologica in Italia (per ragioni culturali da una parte e di lobby dall'altra) non è minimamente salvaguardata.
Ma, ripeto, continuiamo a lamentarci del counseling... Intendiamoci, è giusto controllare una crepa sul muro, ma non mentre ti sta franando la montagna addosso!
Mi pare, insomma, che i problemi siano altrove...
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Ma dove vivi, sulla luna? Scusa eh, ma siccome sono svariati lustri che esercito... sentire queste cose mi sconforta:
- l'Ordine degli psicologi passa sotto la vigilanza del Ministero della Salute;
- la maggior parte dei componenti la commissione di accreditamento ministeriale per le scuole di psicoterapia sono medici iscritti all'ordine dei medici;
- psicoterapia condivisa obtorto collo con la medicina;
- specializzazione in psicologia clinica aperta anche ai medici;
- impostazione diagnostica prevalente (prevalente, non unica) che si insegna nelle facoltà di psicologia molto simile (uguale?) a quella delle facoltà di medicina;
- uso di una terminologia (seduta, paziente, etc.) mutuata totalmente dalla medicina
- l'ex presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi (Pierangelo Sardi, in quota AUPI) che chiese alla Commissione Europea di far diventare la Psicoterapia la 44^ specializzazione della medicina
Ora, se questo non è sufficiente per dire che la psicologia sia appiattita al modello medico... di cosa hai bisogno? Che domani per fare lo psicologo ti obblighino ad avere la laurea in medicina?!?!?!?!?!?
La verità è che la peculiarità della scienza psicologica in Italia (per ragioni culturali da una parte e di lobby dall'altra) non è minimamente salvaguardata.
Ma, ripeto, continuiamo a lamentarci del counseling... Intendiamoci, è giusto controllare una crepa sul muro, ma non mentre ti sta franando la montagna addosso!
Mi pare, insomma, che i problemi siano altrove...
Eh certo, il benaltrismo è proprio quello che ci vuole adesso.
Certo che gli psicologi sono veramente abili a farsi fare dei conti in tasca (peraltro parziali e di dubbia validità) da chi psicologo non è, però in compenso è addirittura detentore della "verità" :) su come sia la situazione della scienza psicologica in Italia.
Ah dimenticavo, non vivo sulla luna e no, non sapevo che sono anni che eserciti, ma cosa? Te lo chiedo perché o mi è sfuggito in mesi di conversazioni oppure proprio non lo so.
Oppure è talmente evidente che lo si vede persino dalla luna?
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Ora, se questo non è sufficiente per dire che la psicologia sia appiattita al modello medico... di cosa hai bisogno? Che domani per fare lo psicologo ti obblighino ad avere la laurea in medicina?!?!?!?!?!?
La verità è che la peculiarità della scienza psicologica in Italia (per ragioni culturali da una parte e di lobby dall'altra) non è minimamente salvaguardata.
Ma, ripeto, continuiamo a lamentarci del counseling... Intendiamoci, è giusto controllare una crepa sul muro, ma non mentre ti sta franando la montagna addosso!
Mi pare, insomma, che i problemi siano altrove...
Che ci sia questo schiacciamento sul modello medico sono il primo a denunciarlo, ma implicitamente stai dicendo che il counselling è quell'intervento psicologico che va al di là del modello medico. Insomma, non mi pare una cosa da poco, no?
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
L'approccio umanistico-esistenziale non è affatto esclusiva del counseling. Si studia all'Università ed esistono scuole di Psicoterapia ( a Milano ad esempio) ad indirizzo Rogersiano. Quindi Rogers & co. rientrano totalmente nell'ambito delle discipline psicologiche. un conto però è uno psicoterapeuta rogersiano, un altro un counselor dello stesso indirizzo. Peccato che a scuola di counseling ( quella che seguo io per lo meno) vengono proposti i testi di Rogers, May & co. e non si fa alcuna distinzione. Naturale è quindi una certa confusione/ fraintendimento da parte degli studenti (non psicologi) che automaticamente si attribuiscono come tecnica di lavoro propria la Terapia centrata sul cliente. Oltretutto pur partendo da Rogers e May non tutte le scuole di counseling seguono totalmente l'indirizzo umanistico, quella che frequento io ad esempio segue l'indirizzo intersoggettivo costruttivista ( in particolare di Gill) essendo un istituto di psicologia psicoanalitica che naturalmente propone scuole per diventare terapeuti psicodinamici (tutti gli insegnanti della scuola di counseling sono psicoterapeuti, sia psicologi che medici). La Sico ci dice che la differenza tra counselor e psicoterapeuta sta nel fatto che il primo non opera per una ristrutturazione profonda della personalità, ambito questo riservato al terapeuta, ma si fa carico di disagi meno profondi, e non può intervenire sulla struttura profonda della personalità. Questo nient'altro è che fare sostegno psicologico ( altrimenti non si capirebbe come mai il programma della scuola preveda come materie psicologia dinamica, psicodiagnosi, psicologia sociale, dello sviluppo, etc.) Ora, la distinzione tra psicoterapeuta e counselor può sembrare chiara e precisa. Ma a questo punto lo psicologo dove si colloca? Non può fare lo psicoterapeuta, ma può fare counseling psicologico, come previsto anche dall'ordine. Perchè allora sono necessarie figure professionali diverse, i counselor, abilitate a svolgere l'attività di counseling, generando una inevitabile confusione? Io sto facendo la magistrale in psicologia e intanto frequento una scuola di counseling( non so per quanto ancora). Da "dentro" posso quindi assicurarvi che i confini professionali tra counselor e psicologo vengono presentati in maniera confusa e allo stesso modo vengono percepiti e fatti propri da chi frequenta la scuola. Molti degli studenti (non psicologi) aspirano alla fine a fare quello che fa uno psicologo nel proprio studio, evitando 5 (minimo) anni di dura formazione e infiniti esami, e alla fine chiedendo 50 Euro per un consulto. Persino al colloquio di ammissione alla scuola mi fu detto chiaramente che tanto alla fine" i clienti si rivolgono alle persone con cui si trovano bene, a prescindere che siano counselor o psicologi". Il che equivale a dire che la scuola stessa cerca di guadagnarsi iscritti vendendo la professione del counselor come una professione alternativa - e concorrenziale- a quella dello psicologo. Oltretutto chi frqeunta queste scuole, magari lavorando in banca o in altri settori che non riguardando la relazione d'aiuto, non sempre vive l'esperienza formativa del counseling come utile per potenziare le proprie abilità relazionali nel proprio settore, ma proprio per poter alla fine svolgere una professione "altra", quella di counselor in sè e per sè. A me tutto questo lascia quanto meno perplesso. Come sempre preciso che quando parlo di scuola mi riferisco a quella che frequento io, ma quando parlo di counselor che praticano la professione, mi riferisco a diverse persone che provengono anche da altre scuole.
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Ora, la distinzione tra psicoterapeuta e counselor può sembrare chiara e precisa. Ma a questo punto lo psicologo dove si colloca? Non può fare lo psicoterapeuta, ma può fare counseling psicologico, come previsto anche dall'ordine. Perchè allora sono necessarie figure professionali diverse, i counselor, abilitate a svolgere l'attività di counseling, generando una inevitabile confusione? Io sto facendo la magistrale in psicologia e intanto frequento una scuola di counseling( non so per quanto ancora). Da "dentro" posso quindi assicurarvi che i confini professionali tra counselor e psicologo vengono presentati in maniera confusa e allo stesso modo vengono percepiti e fatti propri da chi frequenta la scuola. Molti degli studenti (non psicologi) aspirano alla fine a fare quello che fa uno psicologo nel proprio studio, evitando 5 (minimo) anni di dura formazione e infiniti esami, e alla fine chiedendo 50 Euro per un consulto. Persino al colloquio di ammissione alla scuola mi fu detto chiaramente che tanto alla fine" i clienti si rivolgono alle persone con cui si trovano bene, a prescindere che siano counselor o psicologi". Il che equivale a dire che la scuola stessa cerca di guadagnarsi iscritti vendendo la professione del counselor come una professione alternativa - e concorrenziale- a quella dello psicologo. Oltretutto chi frqeunta queste scuole, magari lavorando in banca o in altri settori che non riguardando la relazione d'aiuto, non sempre vive l'esperienza formativa del counseling come utile per potenziare le proprie abilità relazionali nel proprio settore, ma proprio per poter alla fine svolgere una professione "altra", quella di counselor in sè e per sè.
siamo sulla stessa lunghezza d'onda
E chiedo: se è vero (come ha detto Quattrostracci) che la psicologia si sta "piegando" al modello medico (essendo diventata una professione sanitaria), chiedo: non è soltanto la Psicologia Clinica che è diventata professione sanitaria? Non esistono migliaia di psicologi (del lavoro, scolastici, sociali, ecc....) che non hanno NIENTE a che fare con la sanità, e che quindi mantengono la natura originaria e "non medica" della psicologia e che quindi non giustificano la presenza di figure altre dallo psicologo per fare il counseling?
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Originalmente inviato da
Johnny
le specializzazioni in psicologia sono differenti da quelle dell'ingegneria (che hai citato), per via della natura stessa della psicologia. Mettiamo che una persona ha problemi sul lavoro ad esempio è vittima di mobbing; questi problemi se li porta anche a casa e influisce sulle relazioni con gli altri, di conseguenza tutta la sua vita ne risente. Dopo qualche mese di ansia va in depressione e inizia a bere, diventando violento con la famiglia. Come vedi, non c'è distinzionetra psicologia del lavoro e psicologia clinica. Questo era solo un esempio, per dire che la psicologia è trasversale e vedere le specializzazioni come dei compartimenti stagni non è adeguato all'ambito della psicologia perché la psiche non è parcellizzata, ma è un tutto unico che si manifesta nei contesti di vita
In questo caso che fa lo psicologo del lavoro: tratta il soggetto attraverso il contratto aziendale, lo tratta nel proprio studio individualmente oppure lo invia ad uno psicologo clinico ?
Approfitto inoltre del caso per rifare una domanda posta qualche giorno fa.
Ammettiamo che questa azienda abbia un contratto con un counselor (e non con uno psicologo) e che questi attraverso un intervento sulle relazioni aziendali risolva il caso di mobbing.
Se in conseguenza di ciò il soggetto smette di bere e di essere violento, il counselor ha commesso un abuso ?
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Citazione:
Ammettiamo che questa azienda abbia un contratto con un counselor (e non con uno psicologo) e che questi attraverso un intervento sulle relazioni aziendali risolva il caso di mobbing.
Se in conseguenza di ciò il soggetto smette di bere e di essere violento, il counselor ha commesso un abuso ?
Beh, il modo in cui poni l'esempio, in termini di causa-effetto, la dice lunga. Forse più che dell'esercizio abusivo della professione (non se ne esce)potremmo parlare di questo: in che modo opera l'intervento di counselling? Come produce un cambiamento? E a quale livello questo è avvenuto? Io credo che per essere credibili, bisognerebbe incominciare a rispondere a questi temi, non basta nascondersi dietro al mito dell'efficacia. "Una pratica non ha bisogno di essere illuminata, per operare", ma se non è illuminata, se non sappiamo come opera, è come andare a Lourdes.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
ikaro78
Beh, il modo in cui poni l'esempio, in termini di causa-effetto, la dice lunga. Forse più che dell'esercizio abusivo della professione (non se ne esce)potremmo parlare di questo: in che modo opera l'intervento di counselling? Come produce un cambiamento? E a quale livello questo è avvenuto? Io credo che per essere credibili, bisognerebbe incominciare a rispondere a questi temi, non basta nascondersi dietro al mito dell'efficacia. "Una pratica non ha bisogno di essere illuminata, per operare", ma se non è illuminata, se non sappiamo come opera, è come andare a Lourdes.
L'esempio mi era stato posto in termini di causa-effetto e quindi l'ho riproposto negli stessi termini.
Comunque dovresti approfondire il concetto di "strutture" e di "livelli" prima di parlare di cambiamento.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
...
Preferisco tornare su questioni di sostanza e mi piacerebbe intavolare una discussione su queste con chi ne ha voglia.
Affermate giustamente che non sono le tecniche a differenziare l'intervento di counselling da quello di sostegno psicologico, ma le finalità. Ma è su queste finalità che sono profondamente perplesso. Mi pare che si possano riassumere, in base a quanto avete detto o scritto, nell'obbiettivo di sostenere le risorse presenti nel soggetto, magari in una determinata area (lavorativa, affettiva...).
Il grosso problema che si presenta, l'ho già scritto, è che questa finalità si scontra con diverse problematiche: la continuità della vita psichica, e quindi la pervasività della struttura del soggetto; le resistenze; la collusione; l'inconscio. Anche non considerando un punto di vista psicoanalitico, altri orientamenti (cognitivismo contemporaneo, teoria sistemica) contemplano seppure in chiave differente, la necessità di operare ad un livello che genericamente possiamo definire "strutturale".
Vorrei delle risposte su come viene affrontato il problema dell'operare sull'area delle risorse quando queste non sono disponibili per struttura. Vorrei capire se la questione viene elusa o trattata, e se sì in che modo. L'applicazione di criteri esterni (presenza/assenza di patologia) oltre a rimandare ad una visione medica che tanto viene stigmatizzata, non tiene conto del fatto che a livello psichico vanno considerate configurazioni strutturali, che possono esprimersi anche - apparentemente - senza manifestazioni sintomatiche eclatanti. "Vorrei migliorare la mia posizione lavorativa" è già un'asserzione sintomatica, che rimanda ad una struttura che dà problema, altrimenti non ci sarebbe domanda di aiuto.
Concludo solo dicendo che rivolgo quest'osservazione non solo al counselling ma anche al sostegno psicologico e a tutte quelle forme di terapia che intervengono sul solo sintomo.
Poichè ti riferisci spesso ai sistemi dinamici non lineari, per strutture intendi parlare di relazioni tra i vari componenti di un sistema complesso che determinano configurazioni costanti nel "comportamento" del sistema o di trasposizioni reificate della psicoanalisi classica cambiandone semplicemente i termini ?
Anche il sintomo, come manifestazione di relazioni all'interno del sistema, fa parte del sistema, e come tale la sostituzione o eliminazione del sintomo produce dei cambiamenti che si propagano all'indietro producendo a sua volta ulteriori effetti sul sistema.
Poi si sa che in un sistema dinamico il cambiamento non è esattamente predicibile, e specialmente in un sistema particolarmente complesso come quello "bio-mentale" è basato non tanto sull'applicazione di riferimenti teorici, quanto piuttosto su euristiche ed intuizioni in cui vale solo l'esperienza e la partecipazione organizzata delle risorse del "professionista" in interazione costante con quelle del soggetto.
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Originalmente inviato da
_daimon_
Il problema può diventare il rimanere all'interno della specificità professionale.
La questione che pone ad es. gieko, sulla rilevanza della "struttura" sul problema, è valida per tutti i tipi di intervento sulla vita psichica del soggetto.
"Vorrei migliorare la mia vita lavorativa" o ancor peggio "non riesco a trovare un lavoro", sono asserzioni sintomatiche che rimandano necessariamente ad una struttura che dà problemi ?
Il secondo esempio ad es. è tipico nel vostro lavoro. Quando il vostro intervento non è solo economico, ma di sostegno, come fate a sapere di non sconfinare nel sostegno psicologico, o come fate a sapere se il soggetto presenti problemi strutturali che richiedono l'invio ad uno specialista, se la diagnosi la può fare solo uno psicologo abilitato?
Ti ricordo Daimon, che l'assistente sociale come recita la legge che definisce la nostra professione lavora in totale autonomia.
Chi ha fatto le leggi, nel 1988 la ossicini e nel 1993 la nostra avrà trovato delle differenze tra le due professioni, altrimenti non avrebbe creato due ordini professionali, due albi, due percorsi di studi diversi. :medito:
Questo significa che la nostra disciplina professionale non ha, quando lavora con un utente nel processo d'aiuto, il bisogno di diversificarsi dalla psicologia poichè il servizio sociale è una disciplina propria, con un proprio percorso di studi universitari molto vicino alla sociologia (io sono laureata in indirizzo servizio sociale ma presso una facoltà di sociologia per es.)
una propria storia ( gli AS sono in Italia dagli anni 20 e il primo grande convegno di assitenti sociali Italiani c'è stato a Tremezzo nel 1946) e un proprio personale apparato teorico/pratico/metodologico.
Al di là del sostegno pratico che non tutti gli assitenti sociali danno (dipende dal ruolo all'interno dell'istituzione, se si lavora in una ASL o in una cooperativa è chiaro che non si danno sussidi e anche nei comuni dipende dal settore dove lavori) è parte integrante del nostro compito anche il colloquio.
Come faccio a sapere che non sconfino nella psicologia?
Ovviamente non ci penso, perchè non è quello il mio lavoro. Io penso a fare bene il mio lavoro che mi è stato insegnato prima all'università, poi con il tirocinio e poi imparato con l'esperienza.
Mi attengo scrupolosamente al mio codice deontologico, mi ispiro agli studi fatti, ai convegni e seminari di servizio sociale seguiti, alle riviste specializzate di servizio sociale, alla mia comunità scientifica e a tutto quello che il mio ordine ritiene sia il compito di una assistente sociale.
quanto al discorso della struttura non saprei, non mi riguarda.
Ho un profondo rispetto per il mondo della psicanalisi tanto che io stessa ho alle spalle 4 anni di psicanalisi fatta quando ero molto giovane, ma questo non c'entra con la mia professione.
E' un qualcosa di totalmente diverso che non sparei definire perchè non conosco nemmeno bene.
Io opero per il cambiamento con i mezzi propri della mia professione, che mi sono stati regolarmente insegnati in un percorso pubblico e riconosciuto dal MIUR e che sono TOTALMENTE all'interno di una definizione legislativa.
Questo fa una grandissima differenza con il counseling che non è definito da niente e da nessuno e prende un pò di quà e un pò di là, senza gli obblighi che le professioni riconosciute hanno.
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
:swear::swear::swear:
A leggere la seconda parte dell'articolo, quella che parla del sociale mi viene una rabbia...quante falsità....
tutte le cose di cui parlano sono LE STESSE che fanno parte del lavoro di Ass. soc. e alcune sono contenute nel nostro codice deontologico!!!! Loro parlano del counselor come uno che fa interventi nel sociale fondandosi sulla centralità della persona e guardate cosa dice il ns codice deontologico?
art 7
L´assistente sociale riconosce la centralità della persona in ogni intervento. Considera e accoglie ogni persona portatrice di una domanda, di un bisogno, di un problema come unica e distinta da altre in analoghe situazioni e la colloca entro il suo contesto di vita, di relazione e di ambiente, inteso sia in senso antropologico-culturale che fisico
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Originalmente inviato da
Johnny
siamo sulla stessa lunghezza d'onda
E chiedo: se è vero (come ha detto Quattrostracci) che la psicologia si sta "piegando" al modello medico (essendo diventata una professione sanitaria), chiedo: non è soltanto la Psicologia Clinica che è diventata professione sanitaria? Non esistono migliaia di psicologi (del lavoro, scolastici, sociali, ecc....) che non hanno NIENTE a che fare con la sanità, e che quindi mantengono la natura originaria e "non medica" della psicologia e che quindi non giustificano la presenza di figure altre dallo psicologo per fare il counseling?
Dalla Carta di Ottawa della Organizzazione Mondiale della sanità 1986
"La promozione della salute
La promozione della salute è il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di cambiare l’ambiente circostante o di farvi fronte. La salute è quindi vista come una risorsa per la vita quotidiana, non è l’obiettivo del vivere. La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche. Quindi la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere."
La definizione della salute contenuta nella carta di ottawa è alla base delle più recenti riforme sanitarie, è citata sui siti internet di molte ASL ( io l'ho scaricata dal sito della mia ASL) ed è chiato che se i sistemi sanitari moderni si ispirano a questa definizione e progettano i piani sanitari e sociali in questo senso ( la sanità Toscana per esempio ha questo indirizzo) anche coloro che fanno una professione sanitaria e e lavorano nelle ASL ( come psicologi e assistenti sociali) non si limiteranno a una visione medica tradizonale diagnosi cura ma saranno operatori del benessere e della prevenzione totale, come ci viene detto in tutti gli incontri e i ocnvegni organizzati dalla ASL.
E allora ha senso quello che dicono i counselor che hanno la ptretenziosità di definire professioni " altre" dalla propria????
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Originalmente inviato da
_daimon_
In questo caso che fa lo psicologo del lavoro: tratta il soggetto attraverso il contratto aziendale, lo tratta nel proprio studio individualmente oppure lo invia ad uno psicologo clinico ?
Approfitto inoltre del caso per rifare una domanda posta qualche giorno fa.
Ammettiamo che questa azienda abbia un contratto con un counselor (e non con uno psicologo) e che questi attraverso un intervento sulle relazioni aziendali risolva il caso di mobbing.
Se in conseguenza di ciò il soggetto smette di bere e di essere violento, il counselor ha commesso un abuso ?
Ma secondo voi alla base delle problematiche dell'alcolismo e della violenza ci pò essere solo il mobbing???
Le cause dei problemi sociali sono sempre complesse e il dualismo causa/effetto è ampiamente superato
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Originalmente inviato da
monicadal
Ma secondo voi alla base delle problematiche dell'alcolismo e della violenza ci pò essere solo il mobbing???
Le cause dei problemi sociali sono sempre complesse e il dualismo causa/effetto è ampiamente superato
Non capisco perchè cerchi il sostegno degli altri. Potresti semplicemente approfondire direttamente tu il tuo punto di vista, e comunque non è questo il punto.
Tra l'altro avevo già risposto a ikaro ...
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Originalmente inviato da
_daimon_
L'esempio mi era stato posto in termini di causa-effetto e quindi l'ho riproposto negli stessi termini.
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Originalmente inviato da
monicadal
...
Chi ha fatto le leggi, nel 1988 la ossicini e nel 1993 la nostra avrà trovato delle differenze tra le due professioni, altrimenti non avrebbe creato due ordini professionali, due albi, due percorsi di studi diversi. :medito:
...
Come faccio a sapere che non sconfino nella psicologia?
Ovviamente non ci penso, perchè non è quello il mio lavoro. Io penso a fare bene il mio lavoro che mi è stato insegnato prima all'università, poi con il tirocinio e poi imparato con l'esperienza.
Mi attengo scrupolosamente al mio codice deontologico, mi ispiro agli studi fatti, ai convegni e seminari di servizio sociale seguiti, alle riviste specializzate di servizio sociale, alla mia comunità scientifica e a tutto quello che il mio ordine ritiene sia il compito di una assistente sociale.
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Certo che sono due professioni diverse, con competenze diverse, lo dice la legge! e proprio per questo chiedevo
poichè spesso può capitare che nel vostro lavoro vi imbattiate in persone "problematiche", mi chiedevo come fate a capire se inviarlo o no ad uno psicologo. Lo intuite per esperienza? Perchè è evidente e tutti se ne accorgerebbero? Perchè fa parte del vostro percorso di studi?
Ma mi hai risposto, fa parte del tuo lavoro.
Citazione:
...
quanto al discorso della struttura non saprei, non mi riguarda.
Ho un profondo rispetto per il mondo della psicanalisi ...
Beh, si sta solo discutendo per approfondire dei concetti.
E anche se si dicessero delle sciocchezze, c'è sempre qualcuno che può intervenire per approfondire il concetto posto in termini errati.
Fa parte dello scambio di idee chiamato cultura.
Se non ci confrontassimo sulle idee, rimarremmo sempre con i nostri pregiudizi
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Molto rapidamente perchè il tempo è quel che è...
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Poichè ti riferisci spesso ai sistemi dinamici non lineari, per strutture intendi parlare di relazioni tra i vari componenti di un sistema complesso che determinano configurazioni costanti nel "comportamento" del sistema o di trasposizioni reificate della psicoanalisi classica cambiandone semplicemente i termini ?
Ovviamente non mi riferirei ai termini della psicoanalisi classica con parole differenti, non ne vedrei senso alcuno.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Anche il sintomo, come manifestazione di relazioni all'interno del sistema, fa parte del sistema, e come tale la sostituzione o eliminazione del sintomo produce dei cambiamenti che si propagano all'indietro producendo a sua volta ulteriori effetti sul sistema.
Stando alla prima cibernetica dovrebbe essere così. In realtà si vede che le cose stanno in maniera diversa: i sistemi si auto-organizzano, resistono al cambiamento. Per questo motivo è imprescindibile secondo me il lavoro a livello strutturale, ed in questo trovo un grande limite negli approcci che esulano da questo tipo di intervento (couselling, sostegno psicologico, terapie sintomatiche).
Saluti