in un caso di disturbo schizoide utilizzeresta come strumento la scala per misurare l'alessitimia?
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in un caso di disturbo schizoide utilizzeresta come strumento la scala per misurare l'alessitimia?
Mi aiutate a svolgere questo caso soprattutto per quanto riguarda le ipotesi d'intervento?
L è una giovane donna di 30 anni. Figlia unica, ha avuto un’infanzia priva di eventi macrotraumatici, ma
connotata da un clima molto conflittuale tra i genitori, che si sono separati quando L aveva 8 anni. Il
padre viene descritto dalla paziente come “sfuocato” e debole. La madre ha sempre avuto una modalità
di relazione con la figlia molto “operativa”, orientata più all’investimento narcisistico che alla
reciprocità. All’età di 18 anni, L ha lasciato la casa materna iniziando una vita “on the road”, con
esperienze di droghe leggere e pesanti e condotte sul filo dell’antisocialità. In questo periodo ha
numerose esperienze affettive e sessuali, tumultuose e in rapida alternanza.tra i 18 e i 24 anni L si
sottopone a tre interruzioni volontarie di gravidanza. Attorno ai 25 anni inizia una relazione con un
uomo che ha con lei un comportamento violento e maltrattante. A 28 anni inizia un lavoro come
segretaria d’azienda, che conduce con discreto successo e soddisfazione economica. Riduce ma non
interrompe l’uso delle droghe. Si rivolge allo psicologo di un Centro di Salute Mentale perché “non ce la
fa a interrompere la relazione con il suo compagno”, diventata per lei ormai “troppo dolorosa”, e perché
“vuole ricucire il rapporto con i genitori”. Inoltre è spaventata dalla tendenza, negli ultimi tempi, ad
aumentare l’assunzione di eroina.
Al candidato si chiede di indicare, in un elaborato non superiore alle due pagine:
a. Come procederebbe nella consultazione (specificare i principali aspetti del funzionamento psichico e
relazionale da approfondire e le eventuali indagini testali da proporre e perché);
b. Quali ipotesi diagnostiche prenderebbe in considerazione (specificare il sistema diagnostico e/o il
modello teorico di riferimento e fornire alcuni elementi di diagnostica differenziale);
c. Quali ipotesi di intervento penserebbe di impostare.
Ma vi conviene infilare tutti questi test? Poi dovete impararli per l'orale O_O
Grazie 1000!!
Io l'ho letto e sinceramente ipotizzerei un disturbo borderline di personalità. Mi sembra che abbia relazioni abbastanza instabili, presenta comportamenti impulsivi come fare uso di droghe, sesso (come si evince dagli aborti). Teme l'abbandono da un uomo che tra l'altro la maltratta pure. Direi che il Borderline ci sta, ma farei una diagnosi differenziale con l'istrionico. Tutte quelle parole virgolettate, che saranno parole della pz, mi fanno pensare ad un eloquio teso ad impressionare l'altro. Inoltre anche nell'istrionico c'è paura dell'abbandono. Che ne pensi?
Personalmente appoggio quanto detto da skarlet (anche perché lo abbiamo fatto insieme qualche giorno fa :D ). Ipotesi principale: borderline. Dd: istrionico. Scusa se non faccio tutta la discussione ma oggi manco proprio di concentrazione: c'ho messo più di due ore per fare solo un caso é_è
La differenziale qui è difficilotta perchè la principale è di disturbo bordeline..più che istrionico io però avrei messo dipendente..senza sottovalutare il fatto che le m odificazioni comportamentali e della personalità potrebbero essere conseguenza dell'abuso di sostanze..cmq nella tracia CHE è IMPORTANTISSIMA c'è scritto elementi differenziali quindi come al solito motivando adeguatamente possono andare entrambe!
Volevo chiedervi dell'intervento che proporreste...soprattutto per la tossicodipendenza...
Per il disturbo borderline io proporrei un intervento supportivo-espressivo ad orientamento sistemico familiare o di gruppo con le finalità di promuovere l'autostima, l'autoefficacia e il processo di separazione-individuazione. Sarebbe necessario affiancare una consultazione psichiatrica per un trattamento farmacologico e per la tossicodipendenza magari l'invio al serT.
ragazzi che ne dite di fare uno schema con i vari interventi terapeutici per ogni disturbo?
si dai ragazzi...facciamo questo schema io ho trovato questa cosa ma bho....
ABUSO DI ALCOL
Terapie efficaci
• Terapia cognitivo comportamentale mirata ad aumentare l’adattamento sociale (APA, RF)
• Brevi interventi educativi, inclusa l’intervista motivante (APA, RF).
ANORESSIA E BULIMIA NERVOSA
Terapie efficaci
• Terapia cognitivo comportamentale (APA, RF; solo probabilmente efficace per CE)
• Terapia eclettica (APA, RF)
• Terapia familiare (solo per RF e solo per anoressiche giovani)
• Efficaci ma solo nel ridurre i sintomi e nel breve termine: Farmaci antidepressivi triciclici e fluoxetina
Probabilmente efficaci
• Terapia interpersonale (CE e RF e solo per bulimia)
Probabilmente inefficaci o dannosi (solo per anoressia)
• Antidepressivi triciclici (CE)
• Neurolettici che aumentano l’intervallo QT (CE)
• Ciproeptadina (CE)
• Cisapride (CE)
DEMENZA (non considerata da APA)
Efficaci
• Interventi psicosociali per i familiari (RF)
• Donezepil (sintomi neurocognitivi)
• Galantamina (sintomi neurocognitivi)
Probabilmente efficaci
• Terapia di orientamento alla realtà (su sintomi neurocognitivi e comportamentali) (CE, RF)
• Estrogeni (sintomi neurocognitivi)
• Selegilina (sintomi neurocognitivi)
• Ginko biloba (sintomi neurocognitivi)
• Risperidone (sintomi psicotici e dei disturbi del comportamento)
• Olanzapina (sintomi psicotici ed agitazione)
• Carbamazepina (disturbi comportamentali)
• Valproato di sodio (disturbi comportamentali)
Bilanciamento tra benefici e danni
• Rivastigmina (per sintomi neurocognitivi nell’Alzheimer)
• Fisostigmina (idem)
DEPRESSIONE
Efficaci
• Psicoterapia cognitivo-comportamentale (nella depressione lieve o moderata) (CE, RF, APA)
• Psicoterapia interpersonale (nella depressione lieve o moderata) (CE, RF, APA)
• Antidepressivi triciclici e tetraciclici
• Inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO)
• Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)
• Terapia elettroconvulsivante nei pazienti con gravi forme depressive che non rispondono ai farmaci
• Trattamento continuato con antidepressivi per la riduzione del rischio di recidiva
Probabilmente efficaci
• Terapia basata sulla soluzione di problemi (nella depressione lieve o moderata) (CE, APA)
• Terapia psicodinamica strutturata breve (RF, APA)
• Combinazione di farmaci e psicoterapia (anche nella depressione grave) (CE)
• Iperico (nella depressione lieve o moderata)
DISFUNZIONI SESSUALI E TERAPIA DI COPPIA (non considerate da CE)
Efficaci
• Psicoterapia cognitivo comportamentale per impotenza e vaginismo) (APA, RF)
Probabilmente efficaci
• Tecniche comportamentali per l’eiaculazione precoce (APA, RF)
DISTURBI D’ANSIA (ANSIA GENERALIZZATA, FOBIE CON E SENZA ATTACCHI DI PANICO, DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS)
Efficaci
• Ansia generalizzata, attacchi di panico e fobie: Psicoterapia cognitivo-comportamentale (RF, APA); CE considera questo trattamento solo probabilmente efficace per l’ansia generalizzata e non lo ha ancora preso in esame per attacchi di panico e fobie
• Terapia del disturbo post-traumatico da stress: psicoterapia cognitivo comportamentale (CE,APA, RF); EMDR (CE; solo probabilmente efficace per APA)
• Prevenzione del disturbo post-traumatico da stress dopo trauma: Psicoterapia cognitivo comportamentale in più incontri nelle persone con disturbo acuto da stress (CE)
• Attacchi di panico: Antidepressivi triciclici e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina
• Disturbo post-traumatico da stress: sertralina; paroxetina
Probabilmente efficaci
• Fobia del sangue: Applicazione di tensione ed esposizione (RF)
• Terapia del disturbo post-traumatico da stress: terapia psicodinamica strutturata (RF)
• Ansia generalizzata: Buspirone; alcuni antidepressivi
Bilancio benefici e danni da valutare individualmente
• Benzodiazepine (comunque per breve durata)
• Kava
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
Efficaci
• Psicoterapia cognitivo-comportamentale (CE, APA, RF)
• Inibitori della ricaptazione della serotonina
• Farmaci (fluvoxamina) più terapia comportamentale
Probabilmente efficaci
• Antipsicotici aggiuntivi in pazienti che non rispondono ai soli inibitori della ricaptazione della serotonina
DISTURBI DI PERSONALITÀ
Efficaci
• Addestramento alle abilità sociale (solo per il disturbo di personalità evitante) (APA, RF)
• Psicoterapia comportamentale dialettica (APA, RF)
Probabilmente efficaci
• Psicoterapia psicodinamica (RF)
SINDROME DA FATICA CRONICA (solo CE)
Efficaci
Esercizio aerobico graduale (CE)
Psicoterapia cognitivo comportamentale (CE)
Probabilmente inefficaci
Riposo prolungato (CE)
Immunoterapia (CE)
SCHIZOFRENIA
Efficaci
• Interventi familiari psicoeducativi-comportamentali, anche di gruppo, per ridurre le recidive
(CE, APA, RF)
• Interventi psicoeducativo-comportamentali coi pazienti, anche di gruppo, per ridurre le recidive
• Terapia di mantenimento con farmaci per 6-9 mesi dopo episodio acuto
• Clozapina nei pazienti resistenti ai farmaci tradizionali
Probabilmente efficaci
• Psicoterapia cognitivo-comportamentale dei sintomi psicotici resistenti ai farmaci (CE, APA, RF)
• Addestramento alle abilità sociali (RF, APA)
• Inserimento lavorativo con sostengo (APA)
Bilancio benefici e danni da valutare individualmente
• Vari antipsicotici (aloperidolo, aloperidolo decanoatao depot, clorpromazina, loxapina, molindone, pimozide, pipotiazina palmitato depot, olanzapina, quetiapina, risperidone, ziprasidone, zotepina, sulpiride, tioridazina, clozapina)
Probabilmente inefficaci
• Intervento familiare solo informativo per migliorare l’adesione al trattamento
ragazze allora cognitivo-comportamentale possiamo mettere terapia supportivaespressiva....aiuto
ragazze leggendo su i casi clinici passati: Delinei sinteticamente il modello teorico che ispira il protocollo di intervento oppure le ipotesi e le procedure sperimentali della ricerca.....
quando parla di modello teorico a cosa dobbiamo far riferimento: analisi della domanda?dsm??
Elena, una studentessa universitaria di 24 anni, si presenta dallo psicologo del consultorio inviata dal
medico di base. La sua famiglia, che “non ha mai vissuto particolari momenti di tensione”, è composta dal
padre di 55 anni, imprenditore, descritta come una persona “rigida e distante” nei pochi momenti in cui è a
casa; dalla madre di 50 anni, segretaria part-time; e dal fratello minore, di 20 anni, anch’egli studente
universitario, che la accompagna alla visita.
Per gran parte del giorno, da almeno 6 mesi, Elena presenta una notevole difficoltà a concentrarsi e vuoti di
memoria, e questo le crea forte irritabilità e irrequietezza e forti crisi di agitazione: “ho spesso i nervi a fior
di pelle”. Ha inoltre difficoltà ad addormentarsi e continui risvegli. Da quando tali disturbi si sono
manifestati, ha iniziato ad uscire di meno, ad avere una vita sociale poco soddisfacente ed ad ottenere uno
scarso rendimento nello studio. Lamenta un’eccessiva preoccupazione rispetto al suo calo di prestazione
universitaria e una forte agitazione .che le rende le giornate “impossibili” e non le permette di continuare a
svolgere le sue attività quotidiane (“la mia vita non è più la stessa”). Quando l’agitazione raggiunge il suo
picco massimo, Elena avverte forte mal di testa, vertigine ed alcune volte perdita di equilibrio. Questi ultimi
sintomi sono sopraggiunti successivamente all’interruzione dell’assunzione di sostanze.
La ragazza riferisce infatti che nell’ultimo anno ha iniziato a bere alcolici e a fumare marijuana, inizialmente
solamente nei week end, ma in seguito “quasi tutte le sere”, in compagnia di amici. Ha inoltre fatto uso di
anfetamine, sotto consiglio delle sue amiche più intime, per perdere peso in previsione dell’estate, ed ha
effettivamente perso qualche chilo. Quando i genitori hanno scoperto che la figlia faceva uso di “qualche
cosa”, Elena ha deciso di interrompere drasticamente il consumo di alcolici, di marijuana e di anfetamine. I
genitori hanno insistito affinché andasse dal medico, il quale, dopo aver escluso qualsiasi disturbo organico,
la ha inviata al consultorio. La paziente lamenta tali disturbi la prima volta.
Sulla base di quanto sopra esposto, il/la candidato/a indichi:
a) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi che ritiene
fondamentali nel determinare la sua scelta;
b) quali aspetti meriterebbero approfondimenti ulteriori e quali strumenti potrebbero essere usati per
tali approfondimenti;
c) se sia necessario avvalersi di consulenze specifiche o specialistiche ed, eventualmente, di quali;
d) quali indicazioni di intervento proporrebbe alla paziente, chiarendo le motivazioni della scelta fatta,
gli obiettivi e la metodologia dell’intervento, gli strumenti da utilizzare e le persone da coinvolgere;
e) quali servizi territoriali e/o altre figure professionali potrebbero essere eventualmente coinvolti
nell’intervento.
Può essere che prima fossero dovuti ad un disturbo da intossicazione e in seguito all'astinenza da sostenze.
bho io nn riesco a comprendere questo caso tutti questi sintomi, anch'io come ho letto il caso ho pensato ad un disturbo di ansia generalizzato ma potrebbe anche essere un disturbo da intossicazione da sostanze è da un anno che fa uso di stupefacenti e da 6 mesi ha questi sintomi...
Ma non è chiaro se TUTTI i sintomi si sono manifestati dopo l'interruzione dell'assunzione e da quanto tempo ha smesso di farne uso. Dice che i sintomi sono iniziati 6 mesi prima, ed in effetti ciò potrebbe avvalorare la tua tesi (anche con i sintomi ci troviamo).
Ho letto che esistono disturbi d'ansia indotti da sostanza (intossicazione e astinenza) ma se si protraggono troppo, ad esempio per più di un mese dopo l'interruzione della sostanza, allora è un dis. d'ansia principale (in questo caso ansia generalizzata). Se assume sostanze da un anno e i sintomi sono comparsi solo dopo (6 mesi prima), può far pensare ad un disturbo da insossicazione poi astinenza da sostenze. Bisogna però sapere da quanto ha smesso di usare sostanze e quindi da quanto tempo sono presenti i sintomi dopo l'interruzione. Se i sintomi si protraggono a lungo dopo l'interruzione allora può essere un disturbo d'ansia generalizzata.
Sul dsm dice :
Si dovrebbe porre questa diagnosi anziché quella di Intossicazione da Sostanze o Astinenza da Sostanze solo quando i sintomi d’ansia sono eccessivi rispetto a quelli usualmente associati con la sindrome da intossicazione o da astinenza e quando i sintomi d’ansia sono sufficientemente gravi da giustificare attenzione clinica indipendente.
dice anche che solo gli ultimi sintomi sono insorti dopo l'interruzione di uso delle sostanze... quindi secondo me è ansia genaralizzata e poi è sopraggiunto un dist. da intossicazione e astinenza..
Solo se i sintomi si protraggono a lungo dopo la fase acuta di intossicazione e dopo l'astinenza, ed inoltre se sono molto più gravi di quelli indotti da sostanze. Però il fatto che l'invio è stato fatto dal medico non ci porta ad escludere quelli indotti da sostanze, ora che ci penso?
Guarda io direi forse il contrario, in quanto dice che di recente i sintomi sono diventati più gravi. Forse all'inizio erano dovuti alla sostanza e poi è sopraggiunta l'ansia generalizzata.
Secondo me la diagnosi di ansia generalizzata...sintomi e tempi ci sono tutti.. va fatta e poi in differenziale la discussione circa le ipotesi che i sintomi possano essere riferiti ad intossicazione e astinenza da sostanze...proprio perchè non conosciamo alcuni aspetti come da quanto tempo ha interrotto l'assunzione si accertano nel colloquio..che dite?
che tipo di intervento???che dite cognitivo-comportamentale???
che strumenti?su internet ho trovato questo: Per la valutazione del GAD è stato messo a punto, a nostra conoscenza, un solo strumento il Penn State Worry Questionnaire - PSWQ (Meyer et al., 1990), che prende in esame i sintomi di preoccupazione patologica che caratterizzano questo disturbo, e cioè la tendenza del soggetto a preoccuparsi, l’intensità o l’inappropriatezza della preoccupazione e la tendenza della preoccupazione a generalizzarsi, a non restare confinata ad un numero limitato di situazioni. Il PSWQ può essere usato come strumento di screening per identificare i soggetti con preoccupazione patologica, ma non per fare diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata poiché la preoccupazione eccessiva si osserva in diverse patologie. Il PSWQ è uno strumento di autovalutazione breve (16 item) che richiede tempi molto limitati (5 minuti circa) di applicazione.
che dite altrimenti SCID-I e mmpi-2
Va bene..non lo sconoscevo..è molto recente..assicurati che sia stato standardizzato in Italia però...io utilizzo questo per i disturbi d'ansia :
Hamilton Anxiety Rating Scale o HAR-S
(Hamilton, 1959).
Scala di valutazione dell’ansia che indaga 15 diverse aree che sono determinanti per la valutazione dello stato d’ansia del soggetto. Le aree sono: stato d’ansia (preoccupazioni, previsioni pessimistiche, atteggiamento apprensivo, irritabilità), tensione (stato d’animo teso, esauribilità fisica, incapacità a rilassarsi, facilità al pianto, irrequietudine psichica), fobie, insonnia, disturbi della sfera intellettiva (difficoltà di concentrazione, riduzione della memoria), umore depresso (perdita di interessi, incapacità a divertirsi), sintomi somatici a carico dell’apparato muscolare, sintomi somatici a carico dell’apparato sensorio (ronzio auricolare, visione confusa, vampate improvvise di caldo e di freddo, atteggiamento astenico), sintomatologia cardiocircolatoria (tachicardia, palpitazioni), sintomatologia respiratoria (senso di oppressione toracica, sensazione di soffocamento, dispnea), sintomi gastrointestinali, sintomi a carico dell’apparato uro-genitale, a carico del sistema nervoso autonomo (secchezza delle fauci, rossori, pallori, tendenza a sudare, capogiri cefalea), comportamento del soggetto durante l’intervista, e il comportamento dal punto di vista fisiologico (movimenti di deglutizione, eruttazioni, frequenza del respiro, tremori, pupille dilatate).
ok quindi tu utilizzi questo per tutte le varie tipologie dei disturbi d'ansia
Roma. Psicologia clinica
Una donna di 35 anni si presenta ad un colloquio da uno psicologo privato. La signora A. è una donna di aspetto piacevole, di buona cultura, ha un aspetto curato ed espone con sufficiente chiarezza i suoi problemi. A. riferisce che recentemente il suo matrimonio, contratto a 22 anni con un uomo molto più grande di lei, si è concluso con una separazione in seguito ai numerosi conflitti che lo affliggevano, separazione richiesta dalla paziente stessa.
Il suo stato d'animo, prevalentemente triste ed irritabile, non ha subito i miglioramenti che lei si aspettava; in seguito alla separazione, al contrario, la signora A. riferisce di non avere più fiducia in sé e negli altri e di sentirsi pervasa da una sensazione di fallimento totale della sua vita. Si mostra in particolar modo stupita e preoccupata della sua reazione alla separazione dal marito. L'unica attività che svolge ancora con una discreta efficienza è il suo lavoro di insegnante, anche se a volte le riesce faticoso persino prepararsi per recarsi a scuola. Tra le righe accenna che ha difficoltà a dormire, mangiare e si mostra molto angosciata per una vecchia forma di gastrite che è peggiorata negli ultimi tempi, sa che dovrebbe sottoporsi ad una serie di accertamenti diagnostici tra cui la gastroscopia, ma afferma di essere totalmente terrorizzata all'idea di sottoporsi a tale esame e che inoltre non nutre molta fiducia nei medici in generale.
Il candidato proponga delle ipotesi diagnostiche circa le cause che generano e mantengono tale stato di disagio nella paziente, e delinei un possibile piano di trattamento in non più di due pagine.
che dite di questo caso?
E' triste e irritata, non ha fiducia in sè e negli altri, pensa che la sua vita sia un fallimento, difficoltà a dormire e mangiare, gastrite....non so mi sembra che possa essere depressione. Distimia no perchè non credo che siano trascorsi già 2 anni. Però non mi sembra neanche proprio depressione maggiore.
Oppure potrebbe essere disturbo dell'adattamento con umore depresso, perchè magari la separazione dal marito è stata stressante, nonostante l'abbia chiesta lei.
Scusate, sempre in riferimento ad A. 36 anni, dal momento che sono ricorrentemente presenti somatizzazioni sia di tipo algico (mal di testa) che di tipo pseudo-neurologico (l'insensibilità agli arti associata) e che il disturbo è presente da più di 6 mesi, non sarebbe corretto anche ipotizzare un Disturbo Somatoforme Indofferenziato?... Con oppurtuni approfondimenti diagnostici volti a verificare se siano presenti anche altri sintomi somatoformi che la paziente non dice (è venuta "pretendendo" una soluzione al suo mal di testa...non è detto che dica spontaneamente che ad es. ha le mestruazioni irregolari, difficoltà gastrointestinali o dolori ai rapporti sex per dire...).
Che ne pensate?...è un caso che a me ha lasciato molto perplessa....
Ah!! Da notare anche che i sintomi somatoformi sono iniziati da 9 anni e lei è da 10 che lavora come giornalista.....sembrerebbe plausibile l'ipotesi (per ulteriori approfondimenti) che tutta la sintomatologia sia esordita una volta strutturatosi l'ambiente relazionale insoddisfacente che lei lamenta a livello lavorativo.... :jd: