Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
La spiegazione è questa:
poichè l'uomo è limitato, e tutto non può comprendere, e non può comprendere in primis il senso della propria esistenza, allora andiamo a cercare altre dimensioni parallele, l'Altro, il Simbolico, il Paradiso, il Virtuale..ecc
Guardaanche l'ultimo film Fantasy, Tron, è tutto basato su questo.
Ma gira e rigira i significati nascosti sono sempre i medesimi!
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Si accusano i pazienti, spesso, di vivere il setting come se fosse una religione, con "spirito religioso", chiamiamolo così, ma è la psicologia stessa che, essendo al confine della filosofia, indaga sul senso, sui significati, per cui è ovvio e naturale, andare a parare sull'origine di questa "Quest".
E a un certo punto, puoi scoprire che la Quest non porta da nessuna parte, perchè si fonda su assunti, necessariamente.
E se ti scopri materialista, un assunto fa presto a divenire un dogma, e un dogma presuppone fede, nel mondo delle idee, punto.
E se questa fede non c'è, perchè sei uno spirito ateo, è Kaos.
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Citazione:
Originalmente inviato da complicata
La spiegazione è questa:
poichè l'uomo è limitato, e tutto non può comprendere, e non può comprendere in primis il senso della propria esistenza, allora andiamo a cercare altre dimensioni parallele, l'Altro, il Simbolico, il Paradiso, il Virtuale..ecc
Guarda anche l'ultimo film Fantasy, Tron, è tutto basato su questo.
Ma gira e rigira i significati nascosti sono sempre i medesimi!
Comunque al di là della filosofia Fantasy del film, le moto in computer graphic del film dell'82 avevano un design davvero spassoso. Una delle scene più divertenti del film...
http://www.youtube.com/watch?v=cD5jR...eature=related
Saluti
Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Il Creatore si divide in due parti: il Programmatore, che cerca la Perfezione, l'Ordine, e il tipo Zen, che invece scopre che l'Imperfezione, il non programmato, cio' che si evolve, è perfetto.
Beh, insomma, assomiglia molto ai discorsi dei nostri psy:))
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Originalmente inviato da
complicata
Il Creatore si divide in due parti: il Programmatore, che cerca la Perfezione, l'Ordine, e il tipo Zen, che invece scopre che l'Imperfezione, il non programmato, cio' che si evolve, è perfetto.:))
:approved:
Insomma in due opposti che creano poi una trama di "simboli" o di significanti che assumono la forma di un discorso rivolto all'Altro, all'alterità; solo che nell'accezione di Lalangue ("qualcosa sfugge sempre...") è come se il "discorso" in questione non potessse mai essere completo ma caratterizzato da un "semi/dire"; allora mi chiedevo se é questo l'aspetto secondo il quale per Lacan che mi sembra il suo attuale riferimento, é in questo semi/dire in cui l'uomo sembra essere come "preso" e non poter mai arrrivare ad un punto definitivo che l'inconscio è strutturato come il linguaggio, in cui il senso deve essere compreso tra le righe come un testo.
(Il tuo discorso complicata, mi sembra potersi ben inscrivere ad una visione junghiana del simbolo.)
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
é in questo semi/dire in cui l'uomo sembra essere come "preso" e non poter mai arrrivare ad un punto definitivo che l'inconscio è strutturato come il linguaggio, in cui il senso deve essere compreso tra le righe come un testo
Per me certi tipi di discorsi intorno a cos'è un "simbolo" in questo tipo di teorie per ora risultano proprio inconsistenti, non nel senso che sono contraddittori ma nel senso che non possiedono proprio alcun senso condiviso riconoscibile tra i parlanti. Per me il punto d'arrivo è capire abbastanza bene di cosa si sta parlando, e non è affatto vero che non c'è; se ci viene comunicato a parole che un nostro parente è morto, là poi il senso delle parole lo si riesce ad afferrare abbastanza bene e chiaramente, se invece si parla di cos'è un "simbolo" per la psicoanalisi, bisogna afferrare non si sa più nemmeno cosa tra le righe.
La mia idea è che non ci si riesce a capire in molti contesti non perché non ci si sa esprimere, o perché non c'è un linguaggio comune apposito per esprimere certe idee, ma perché mancano proprio a monte le idee da esprimere.
Là dove nessuno s'è mai preoccupato di dare un senso a certe parole in un certo ambito, questo senso non verrà di certo fuori da certi discorsi sconclusionati e senza fine intorno a questi termini, ed allo stesso tempo tutta questa attività incessante non dimostra affatto che il senso di questi termini c'è ed è inafferrabile o che è inafferrabile il senso di ogni espressione.
Il senso delle espressioni di una lingua dove lo si dovrebbe andare a cercare? Se i parlanti non si sono mai preoccupati di mettersi d'accordo per dare un qualche senso ad espressioni come
x0ps_?<<<icoyy=7()
tra le righe cosa si dovrebbe veder scritto? Esiste un qualche metodo per reperire il vero senso di certe espressioni messe insieme ed emesse da un essere umano anche là dove nessuno s'è mai preoccupato di stipularne uno? Queste parlano da sole? E secondo quali regole interpretative?
Prendiamo l'espressione guardiamola da tutte le angolazioni possibili, questa oggettivamente non ci dice nulla da sola se nessuno s'è mai preoccupato di indicare qualche regola interpretativa stabile che egli stesso aveva intenzione di usare per dir qualcosa.
Saluti
Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
:asd:Ma per trovare un senso basta mettersi d'accordo!
Book e Buch corrispondono a una parola Silva Bacenis ( selva di faggi) corrispondente al latino fagus derivante da un'ipotetica radice bhag-o perchè sembra che originariamente i Germani scrivessero su liste di legno o di scorza di faggio:)) ( da lì buchenwald uguale Silva Bacenis foresta di faggi:))
Hai voglia se si trova il linguaggio comune!
A parte gli scherzi, basta fare delle ipotesi!
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Voglio dire,loro postulano l'inconscio, una massa informe, una specie di gran confusione, o l'inconscio collettivo, che io ho capito è una serie di cose che accomunano gli uomini, in cui rientrano eventualmente divinità che abbiamo dentro, che ci cullano come vento tra i campi di frumento..
Io che ci posso fare con questo inconscio? Non lo so.
Prenderne atto, che so, rivederlo nei topoi letterari, insomma io ne faccio quel che voglio.
A me basta che mi risvegli un interesse, e in effetti me l'ha risvegliato, vuoi l'archetipo del viaggio, vuoi San Giorgio e il Drago, vuoi Stevenson, vuoi Kurtz/ Marlow, vuoi la Ballata del Vecchio Marinaio, son tutte cose interessanti.
Certo, insomma, tutto fuorchè parlare di me.:)
E poi che grande atto di egoismo mettersi a parlare di sè con tutte le cose brutte che accadono nel mondo....
Mi ricordo sempre che il mio analista disse in fondo che sarebbe meglio se tutti si sdraiassero un attimo a parlare di sè, moh?
Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Avevo scritto Stephenson, che lapsus!:9
E' perchè stamani parlavo della Rivoluzione industriale:)))
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Ahimé, temo sia impossibile fare del proprio inconscio proprio quel che si vuole. Anzi, è più probabile che lui faccia di noi quel che gli pare... Meglio venire a patti cara Complicata, sentire un po’ che vuole: se lo ignori finisce che diventa molto permaloso, vendicativo anche, capace delle peggiori nefandezze - malattie, divorzi, mestieri frustranti, un guastafeste pazzesco! - ma se ogni tanto gli presti l’orecchio che merita capita pure che dispensi qualche perla; sempre a modo suo, s’intende, con quel suo linguaggio che fa’ tanto incazzare il Charlie.
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Uffah, ecco la saggezza e l'esperienza!
Io sono una ribelle anche all'Inconscio!:))
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Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Voglio dire,loro postulano l'inconscio, una massa informe, una specie di gran confusione, o l'inconscio collettivo, che io ho capito è una serie di cose che accomunano gli uomini, in cui rientrano eventualmente divinità che abbiamo dentro, che ci cullano come vento tra i campi di frumento..
Io che ci posso fare con questo inconscio? Non lo so.
Prenderne atto, che so, rivederlo nei topoi letterari, insomma io ne faccio quel che voglio.
A me basta che mi risvegli un interesse, e in effetti me l'ha risvegliato, vuoi l'archetipo del viaggio, vuoi San Giorgio e il Drago, vuoi Stephenson, vuoi Kurtz/ Marlow, vuoi la Ballata del Vecchio Marinaio, son tutte cose interessanti.
Certo, insomma, tutto fuorchè parlare di me.
E poi che grande atto di egoismo mettersi a parlare di sè con tutte le cose brutte che accadono nel mondo....
Mi ricordo sempre che il mio analista disse in fondo che sarebbe meglio se tutti si sdraiassero un attimo a parlare di sè, moh?
E' che si postula l'esistenza di qualcosa che non si capisce bene in cosa consiste, qui non è che abbiamo un riferimento teorico abbastanza chiaro legato anche ad una serie di esperienze condivise da poter studiare, abbiamo diversi discorsi (spesso nemmeno tanto filati) intorno ad una parola "inconscio" che non si sa a cosa si riferisce. Cosa studiamo? Cosa c'è da comprendere e conoscere intorno ad una parola se non si riesce a capire e riconoscere il riferimento quale è?
Se ci chiediamo se sulla luna c'è dell'acqua o del ghiaccio adesso, occhio e croce riusciamo a comprenderci perché grosso modo il riferimento lo afferriamo quale è, ma se qualcuno afferma che inconsciamente è presente il desiderio di far questo e quest'altro, cosa dovrebbe accadere affinché questo sia vero? Qualsiasi segno o sintomo emetta una persona, una volta lo si può interpretare per provare che è presente questo desiderio, un'altra volta per provare che non è presente.
Dove e cosa, in linea di principio, bisogna andare a guardare per vedere e osservare se questo desiderio c'è o non c'è?
Ora io domando solo: "Cos'è un simbolo in psicoanalisi?". In qualche maniera un riferimento del concetto associato alla parola "simbolo" in questo ambito anche gli altri devono averlo afferrato in qualche modo, o con spiegazioni o con esempi e cose del genere, altrimenti di cosa parlano?
Una spiegazione un po' più diretta è possibile averla? Se mi chiedete cos'è la luna io riuscirei a darvi diverse descrizioni, potrei dirvi come osservarla, esporre delle foto e così via...
Perché invece quando si deve spiegare cos'è un simbolo in quest'ambito inizia a diventare tutto così evanescente?
E' possibile che sia solo un'impressione mia? Può darsi che non sono proprio dotato delle capacità intuitive per afferrare di cosa si parla, però il dubbio che sia stata introdotta una parola che non rimanda a niente di condiviso e riconoscibile, come è stato fatto spesso in ambito teologico e nella cattiva metafisica, a me resta.
Le parole da sole non parlano e non dicono nulla se non le fa parlare qualcuno inserendole in un qualche linguaggio condivisibile correttamente. Se non si risponde a delle domande riguardo al significato di un termine che si ha intenzione di usare in questa o quella teoria, un'altra persona non riuscirà mai a capire di cosa si parla. "Simbolo" è una parola che significa qualcosa per me all'interno di un certo linguaggio che ho imparato ad usare, se si vuol far traslocare il suo significato altrove bisognerà poi dover spiegare questo altrove in cosa consiste.
Saluti
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Potresti anche pensare che tutto cio' che diventa evanescente, ti riempie l'esistenza, e dona un senso alle cose.
L'impalpabilità e l'inafferrabilità sono dimensioni alternative, molto appaganti, l'Inconscio appaga un nostro desiderio di trascendenza.
Insomma aver ideato l'Inconscio serve a qualcosa, è come aver ideato Dio.:)
Comunque, tanto agli analisti queste cose non gli si dicono, sono per i forum di psicologia, apposite.
Agli analisti si riservano altre chicche, da occhiali torti come quelli di Morandi.
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Uffah, ecco la saggezza e l'esperienza!
Io sono una ribelle anche all'Inconscio!)
Niente di nuovo sotto il sole, è il solito puer che scalpita, croce e delizia di tutti noi...
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Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Avevo scritto Stephenson, che lapsus!:9
E' perchè stamani parlavo della Rivoluzione industriale:)))
A volte, il caso...
Questo simbolo fa parlare un sacco! Eppure si stava discutendo del Simbolico!
Forse quello che tu intendi come "simbolo" è più un "sintomo": un legame irrigidito tra un significante ed un significato. Una specie di parola d'ordine, che della parola, in questo caso, valorizza solo l'ordine: "si fa così"! Eppure l'inconscio non è d'accordo: spiegami tu, Char_Lie, perché, quando facciamo delle gaffes, riusciamo sempre a dire delle cose che tanto a vanvera non sembrano. Riusciamo a dire a un cieco "arrivederci" e altre facezie simili. Certo, metterla sul simbolo, sulle convenzioni, sulle regole... tutto facile. La matematica non è un'opinione: è un insieme di assiomi e di regole. Eppure c'è qualcosa che sfugge anche lì.
Da qualche parte, c'è sempre qualcuno che riesce a parlare con i morti, a ricordarci che di spiegazioni plausibili in psicoanalisi ce ne sono ben poche, con buona pace di chi invece le spiegazioni le ha già trovate: "io non cerco: trovo". Io, invece, cerco.