Originalmente inviato da
doctor2009
CRONACA DI UN COMPLEANNO
Quelle di voi che mi conoscono meglio avranno capito, credo, che avevo preso male l'avvento del mio quarantesimo compleanno. Molto male.
Certo: ci scherzavo su, ma a conti fatti avevo iniziato sul serio a caricare questa giornata di un forte significato simbolico.
Non certo positivo.
Era diventata per me una specie di linea di demarcazione, di immaginario confine tra la giovinezza e la maturità: diventavo un "quarantenne" a tutti gli effetti, senza neanche la possibilità di poter più premettere un ( ipocrita ) "quasi" all'odiata parola....
Lo so, è idiota, totalmente irrazionale, anzi, se volete, totalmente cretino: ma mi aveva preso così, non potevo farci nulla... Per di più il tutto capitava nel bel mezzo di un periodo abbastanza difficile per me, conseguenza dei radicali cambiamenti apportati alla mia vita negli anni passati...
Avrei volentieri cancellato la giornata di ieri dal calendario, ma, non potendolo fare, mi accontento di depotenziarla, di toglierle, per quanto possibile, ogni valenza di giorno "importante". Quindi niente festa, niente regali... E, probabilmente, per sottolineare, inconsciamente, ancora di più l'assoluto "non evento" di quella giornata, decido di andare a frequentare PROPRIO quel week end, un convegno medico a Milano... E siccome anche la mia compagna doveva programmare un viaggio di lavoro ( per un'altra destinazione... ), la convinco ad organizzarsi per fare il viaggio proprio in quei giorni: " Così partiamo insieme da Fiumicino il giovedì pomeriggio e insieme torniamo sabato mattina" le dico.
Obtorto collo acconsento a "festeggiare" comunque il mio compleanno ( per modo di dire... ) con una cenetta intima in un locale romanticoCosa che, almeno, sarebbe stata COMUNQUE piacevole di per sè...
Sabato mattina, puntualmente, ritorno dal mio convegno atterrando quasi in orario... Sono inaspettatamente di buon umore: merito di Ops e di voi, meravigliose amiche e amici, che, alla mezzanotte precedente, mi avete fatto cominciare la giornata con il sorriso sulle labbra...
Guardo l'orologio: poco più di mezz'ora dopo è previsto l'atterraggio dell'aereo della mia compagna, entro un paio di ore al massimo saremo a casa...
Appena il mio aereo è fermo, riaccendo il telefonino e subito mi arriva un sms: è lei che mi dice che è potuta più partire perchè ha avuto un contrattempo sul lavoro che la impegnerà ancora per tutta la mattinata!!!
Il primo aereo disponibile partirà nel tardo pomeriggio e atterrerà a Fiumicino in serata...
La chiamo subito: lei è mortificatissima, non sa come scusarsi, ma purtroppo è successa una cosa imprevedibile... E giù a raccontarmi particolari sulla questione improvvisa che era sorta... La fermo subito, le dico di non preoccuparsi che, non era successo niente di grave.... "Ma è il tuo compleanno..." mi fa lei... " E chi se ne frega!..." ribatto io, innervosendomi "non hai ancora capito che non vedo l'ora che questa giornata finisca per poterci non pensare più?...." E comunque, le faccio notare cercando di addolcire la voce, quando arriverà in serata, faremo ancora in tempo a recarci in centro a Roma, magari dal "nostro" vecchio ristorantino, quello dove siamo andati la prima volta che siamo usciti insieme...
La cosa sembra tranquillizzarla, mi saluta e ci diamo direttamente appuntamento in serata...
Guardo nuovamente l'orologio: mancano ancora più di 7 ore al suo arrivo, mica posso passarle tutte in aeroporto... E vabbè che non voglio festeggiare il mio compleanno, ma addirittura passarlo stravaccato sulla poltroncina di una sala d'attesa no, sarebbe troppo..
Decido di andare a casa, sarei tornato più tardi per prendere la mia ragazza...
Mentre guido, però, avverto un senso di tristezza che non mi so spiegare.... Proprio un bel compleanno mi si sta prospettando... vabbè, sono stato io a volerlo, di cosa mi lamento ora?
Si, bando alle tristezze, QUESTO E' UN GIORNO COME TUTTI, mi dico, semmai un po' peggio degli altri, non ha nessuna importanza se lo passo da solo o in compagnia.
Quando arrivo a casa, però, sono di cattivo umore, non ho neanche fame... Penso di collegarmi ad Ops per salutare gli amici del Club del Giallo ... Ma non sono dello stato d'animo giusto, magari più tardi...
Mi butto sul divano e accendo lo stereo...
Dopo 5 minuti mi addormento....
Passa un tempo che non so quantificare, quando squilla il telefonino. Guardo il display: è mia cugina Alessandra, la mia preferita, siamo come fratello e sorella.... Sicuramente mi vuole fare gli auguri, anzi mi sembrava strano che ancora non mi avesse chiamato: di solito è tra le prime persone a farlo...
Ma non è per quello che mi telefona: mi dice che Federico, il suo frugoletto di due anni e mezzo, non sta bene, ha la febbre molto alta e mi chiede se posso andare a vederlo perchè ( giustamente, peraltro, essendo sabato pomeriggio ) non riescono a trovare il suo pediatra. Le dico di dargli subito un antipiretico e che, comunque, sarei arrivato al più presto.
Federico è, senza discussioni, il più bel bambino del mondo, non esistono dubbi al riguardo: l'ho pensato subito, non appena ho visto la sua capoccetta uscire dalla pancia della madre ( mia cugina mi aveva voluto in sala parto perchè si sentiva più sicura... ) e non ho mai cambiato idea.
Ogni volta che lo vedo mi scatena istinti cannibaleschi: è talmente paffuttoso e coccoloso che mi fa venire voglia di prenderlo a morsetti sulle guanciotte L'idea che quell'adorabile bambino non stia bene mi fa stringere il cuore: sebbene sia, tecnicamente, solo un mio secondo cugino, in realtà gli voglio bene come se fosse quel figlio che non ho...
Risalgo subito in macchina diretto a casa di mia cugina: non è un viaggio breve, anche lei, come me, si è trasferita fuori Roma, ma è andata a vivere in un paese che si trova esattamente dall'altro capo della Capitale rispetto al mio: per arrivarci devo percorrere almeno un'ottantina di chilometri, forse più: un'ora, un'ora e mezzo senza traffico, un tempo indefinito se, invece, il traffico c'è.
Sono fortunato: le strade sono, tutto sommato, abbastanza scorrevoli, non ci metto molto. Faccio abbondantemente in tempo a vedere Federico e quindi andare in aeroporto che, fortunatamente, è relativamente vicino a casa di Alessandra.
Suono al campanello, mia cugina mi apre piuttosto imbarazzata. Quando entro in casa capisco subito il perchè: Federico mi corre incontro festante e saltellante come un fringuello. "Scusami" mi fa Alessandra, ma è sfebbrato all'improvviso, poco dopo che gli ho dato la medicina... So che ti ho fatto scomodare per niente e me ne dispiace, ma ero tanto preoccupata"...
Dovrei essere arrabbiato, ma il sollievo di vedere Federico che sta bene cancella ogni altra cosa...
Visto che ci sono, lo visito comunque, ma non trovo niente, al massimo un po' di raffreddore. Gli prescrivo un aerosol, giusto per precauzione.
"Zio, zio, cosa mi hai poltato?" mi fa intanto Federico... E certo: è viziato dal fatto che ogni volta che lo vengo a trovare ( ormai raramente, purtroppo, data la distanza tra le nostre case...) gli porto sempre un giocattolo... Ma stavolta, ovviamente, non ho niente con me...
Per farmi perdonare gli prometto che avremmo giocato insieme... Federico ha una insana passione per l'equitazione... Chiaramente con me nella parte del cavallo...
Mi sottometto con piacere alla tortura dei numerosi calci che mi rifila sotto la pancia...
Alla fine, quando sto per andare via, arriva anche mia zia che insiste per farmi prendere un the.... "Ho appena fatto la torta di mele" mi fa....
La torta di mele di mia zia è famosa in tutto il parentado, impossibile resisterle... Per di più non ho neanche pranzato....
Quando esco da casa di mia cugina, comincia già a calare il buio... Ma faccio ancora tranquillamente in tempo ad arrivare in aeroporto, prendere la mia ragazza e andare a cena insieme.
Dopo neanche dieci minuti che ero risalito in macchina, però, mi risquilla il telefono: è ancora lei che mi dice che il taxi che la stava portando in aeroporto è rimasto imbottigliato nel traffico e che quando finalmente è arrivata, il check in era chiuso e non l'hanno più fatta imbarcare. E fino alla mattina del giorno dopo non ci sono altri aerei.
Questa volta un'imprecazione mi sfugge: e che caxxo, possibile che oggi vada tutto storto!!!!
Lei riprende a scusarsi, ma questa volta sono troppo irritato e taglio corto.
Va bene, le dico, ci vediamo domani mattina. E chiudo la comunicazione.
Sono stato ingiusto, lo so, ma quella giornata così storta aveva finito per darmi sui nervi.
Che compleanno di m....a!!!! E va bene non festeggiare, ma addirittura passarlo da solo, come un cane, a mangiare un piatto di surgelati davanti alla tv...
Mi viene il magone. E poi mi viene anche la rabbia: perchè lo so bene chi è il colpevole principale di tutto questo: sono io, io con le mie manie di non voler festeggiare, niente regali, niente amici, niente coretto "Tanti auguri a teeeeeeeeeee...".
E' vero: non c'è nulla da festeggiare nel constatare di avere un anno di più, nel dover ammettere di avere "quaranta anni"... Ma PROPRIO per questo servirebbero gli amici che ti stanno intorno, ti fanno sentire il calore della loro amicizia: che, in una parola, ti alleviano, con la loro presenza, il peso di quell'anno ( o, meglio, quel decennio ) in più...
Già, gli amici... Mi accorgo infine che ormai eravamo alla fine della giornata e ancora non mi aveva telefonato quasi nessuno per farmi gli auguri... Perfino Alessandra, la mia cuginetta preferita, mi aveva chiamato perchè aveva bisogno di me... Ma anche lei si era scordata di farmi gli auguri...
Pensieri plumbei mi assalgono: io sono sempre stato un compagnone, pieno di amici e di voglia di vivere... Ma da quando mi sono trasferito e ho cambiato lavoro, lentamente ma inesorabilmente, tutte le mie amicizie si stanno allentando... E le nuove che sono nate non sono neanche lontanamente paragonabili con quelle fatte sui banchi dell'Università, mentre condividi la paura di un esame o la felicità per un amore che nasce o il dolore per uno che muore... Ma quelle amicizie, probabilmente, non esistono più, sopraffatte dai problemi pratici, il lavoro, i conti da saldare, le distanze, i figli...
Arrivo a casa con il morale sotto i tacchi... Decido di imbottirmi di sonniferi e andare subito a letto e mettere fine al peggior compleanno della mia vita.
Parcheggio la macchina, apro il portone, premo l'interruttore della luce.... Niente, non si accende...
Magnifico!!! Proprio quello che ci voleva, la ciliegina sulla torta, la luce che manca....
Mi guardo intorno: le altre case sono illuminate, fortunatamente deve essere solo il contatore che, va a capire perchè, è saltato....
Entro in casa cercando il quadro elettrico. Quel gran genio dell'architetto ( un amico... che ha curato la ristrutturazione di casa mia NON l'ha messo nel posto più logico, ovverosia subito a lato del portone di ingresso, ma nel salone, dietro un quadro....
Procedo a tentoni... Con lo stinco urto lo spigolo di un tavolinetto basso... Il dolore acutissimo che ne deriva è la goccia che fa traboccare il vaso: non sono abituato a dire parolacce, ma, a quel punto, comincio a bestemmiare ad alta voce in aramaico antico e a tirar giù tutti i santi del paradiso...
Finalmente sono vicino al quadro, vado per scostarlo e attaccare il contatore, ma non faccio in tempo: improvvisamente si accendono tutte le luci, il salone è addobbato con festoni multicolori e con un grande striscione "BUON COMPLEANNO". Il tavolo lungo è addobbato con ogni ben di Dio e ci sono più di venti persone, tutti i miei amici, i miei VECCHI amici, che cantano "Happy Birthday to you"....
E, soprattutto, c'è lei, la mia compagna, che mi si avvicina sorridente con le braccia aperte per poi avvolgermele attorno al collo mentre mi dice: "Buon Compleanno Tesoro"
Lei che ha organizzato tutto, compresa la messa in scena con mia cugina Alessandra ( avevano bisogno che andassi via per preparare tutto... ). Lei che, evidentemente, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso e che mi ha dato una grande lezione di vita facendomi capire quanto fossi un uomo fortunato ad essere circondato da persone che mi vogliono bene.