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Ma, io non visiono il video, perchè duro fatica a visionarlo, non ho voglia, però credo che nessuno all'infuori di un paziente,possa esplicare cos'è il transfert o relazione.
Perchè per lo psy è un lavoro, mentre per il paziente è un'esperienza volontaria, specie dopo un po' di tempo.
E la differenza è enorme.
Mentre per lo psicologo è la routine obbligatoria e quotidiana, per un paziente è una scelta,per cui si protrae nella misura in cui è funzionale alla situazione del momento.
Per il paziente è outside, per lo psy è inside.
Per cui, voi potete capire poco o niente di come viviamo noi la relazione, è un qualcosa che perennemente vi sfugge, per vostra fortuna.
Anche perchè la maggior parte della nostra vita vi sfugge, grazie a Dio.
Forse vi resta qualche confronto, qualche manuale che generalizza, chiissà che vi resta del giorno? Boh?
E' questo che mi piacerebbe sapere,
C'è un bel film con Anthony Hopkins, "Quel che resta del giorno" non so se siate cinefili come me, ma può fare al caso vostro.
Saluti
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Complicata, che succede? Da dove arriva sto’ pessimismo cosmico? Questo nessuno mi capisce? Questa botta di generalizzazione acuta?
Vi seguo di sguincio che son presa in questo periodo, ma tu adesso mi preoccupi! Ma cara, que pasa?!
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Ciao, giulietta, non lo so da dove arriva, ma è arrivato.
Com'è che si sente?
Non mi pareva fosse tanto evidente, e che fosse pessismismo cosmico, mi sembrava più un ragionare razionale, figurati:)
Bacio:)
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Quel che resta del giorno è un buon film, concordo. Parla di occasioni perse e ne fornisce un quadro senza troppi rimpianti, il che è realistico: la vita va avanti, le persone che ci siamo lasciate alle spalle sono alle spalle, per colpa nostra magari, ma comunque sia andata sono alle spalle, volendo si fa tesoro che vale la pena di aprirla una porta, piuttosto che chiuderla sempre.
Un bacio anche a te, e stai serena, dai!
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complicata
Perchè per lo psy è un lavoro, mentre per il paziente è un'esperienza volontaria, specie dopo un po' di tempo.
E la differenza è enorme.
Mentre per lo psicologo è la routine obbligatoria e quotidiana, per un paziente è una scelta,per cui si protrae nella misura in cui è funzionale alla situazione del momento.
Ma...chi te le ha dette ste cose? Non so se ho capito bene ma mi pare che quello che ho letto sia l'esatto contrario di ciò che accade all'analista. Usi la parola 'psicologo' (per questa figura forse si tratta di lavoro nel senso 'normale' del termine,hai ragione)... ma suppongo sia ormai chiara la differenza che passa tra uno psicologo, uno psicoterapeuta e uno psicoanalista...o no?!
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ma Luigi, secondo te qual è la fonte?
L' ispirazione sono sempre i dialoghi fra me e il terapeuta, è ovvio.
Comunque ora sto attraversando una bella confusione, perchè sto "imboccando" delle strade insolite,si fa per dire, e l'analista non ci può fare proprio nulla.
Tutt'al più ti dirà che devi restare lucido, ma ci si fa poco con le frasi.
Ci sono degli sconvolgimenti emotivi, via, giù.
Va beh, continuate.
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Comunque ora sto attraversando una bella confusione, perchè sto "imboccando" delle strade insolite,si fa per dire, e l'analista non ci può fare proprio nulla.
Tutt'al più ti dirà che devi restare lucido, ma ci si fa poco con le frasi.
Ci sono degli sconvolgimenti emotivi, via, giù.
Nel senso che ti senti depressa perché provi dei sentimenti strani, che non ti aspettavi?
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Io ti ho risposto eh, umpf
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buongiorno amici
cara complicata, è vero , tutto è vero... noi lavoriamo, pero ti devo confessare un segreto .... sh, sh, sh !! non dirlo a nessuno ti prego !! (il nostro lavoro ci piace !!... e sensa fatica... anzi, ci porta una grande soddisfazione , purtroppo bisogna non soddisfare in modo diretto ai nostri paziente nei suoi bisogni, sappiamo che questo piccolo sforzo in più rende molto nella loro vita reale...Una piccola frustrazione che non fa male... )
Un saluto affettuoso.
Alejandro
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Un consiglio che sempre può essere opportuno riguarda al fatto di non parlare fuori dil proprio analisi i problemi che li riguardano , non che non si possa, ovvio... Essendoci in un processo particolare, che comporta sforzi cossi variati, conviene non disperdere materiale fuori, quello che si dice qui per contestare il proprio analista non viene lavorato. Dal altro canto è molto frequente trovarsi con il desiderio di aumentare la frequenza delle sedute e che questo non venga accolto come meriterebbe... Una delle cose, purtroppo, che accadono nel nostro campo riguarda alla "resistenza degli analisti" ... forse a volte se ne parla poco... :/
Alejandro.
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Originalmente inviato da Alejandro
Essendoci in un processo particolare, che comporta sforzi cossi variati, conviene non disperdere materiale fuori, quello che si dice qui per contestare il proprio analista non viene lavorato.
L'analista è una persona come le altre, a parole dice di controllare tutto però se contesti il suo operato si arrabbia e si mette sulla difensiva come i comuni mortali affermando che sono resistenze. Se questo significa "lavorare il materiale", per il paziente spesso è un lavoro inutile perché praticamente è come se non venisse ascoltato. Una volta per evitare ulteriori problemi ho dovuto inventarmi che era tutto un transfert la mia arrabbiatura verso l'analista, mentre io in quel momento era proprio con l'analista che ero arrabbiato, altro che transfert.
Se il materiale si disperde fuori è perché il paziente probabilmente sente che l'analista non ascolta proprio certe cose che gli dice, l'analista usa come scudo le sue teorie per non ascoltare quel che gli vien detto.
Se ti accorgi che una persona non tiene conto di certi tuoi sentimenti è ovvio che poi ti confidi con altri e non condividi con questa quel che senti.
Saluti
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Beh... caro collega, se l'analista si arrabbia non è colpa dil paziente !! Vedrà lui i suoi problemi dove corrisponde ! Certo, ci sono i limiti ! Come no !! Ti racconto una: certa volta ho mandato via un paziente è mi sono sentito molto bene e liberato, al giorno dopo anche lui lo era stato. "Si trovi un'altra persona per mancargli il rispetto" li ho detto, il rapporto è finito (fin ora, non si sa mai) pero ci sono i limiti e io non penso, ne voglio, diventare santo (ci sono già parecchi!!) :D -si, siamo persone come qualsiasi altri, su questo non ho nessun dubbio-
Forse questo a qualcuno possa inorridire , invece credo sia stato un atto molto terapeutico per lui, cmq, la discussione potrebbe essere infinita e lo stesso Freud fu chi ci ha scritto "Analisi terminabile, interminabile" ... Lo ha scritto per noi, purtroppo si lo legge poco, male e pieni di pregiudizi...
Essere analista ci obbliga a lavorare molto su di noi, siamo l'instrumento sul quale i nostri pazienti suonano la sua musica, bisogna essere accordato come instrumento ... e instrumenti ci sono di tanti diverse qualità, da uno Stenway a un Yamaha passando per tutti i possibili immaginabili variazioni.
A volte il propio analista non si può permettere di dire cose che si possiamo dire qui, ad. esempio questo mio consiglio a Complicata di parlarne al interno del suo proprio analisi... Non pensi?
Un saluto e grazie per la tua considerazione.
Alejandro
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Originalmente inviato da Alejandro
"Si trovi un'altra persona per mancargli il rispetto"
Io non sono analista comunque cos'ha detto o fatto questa persona Alejandro per mancarti di rispetto?
Quel che mi chiedo io è come si fa a rispettare la regola dici quel che ti passa per la testa senza censure se poi, una volta che l'hai detto quel che ti passa per la testa, l'analista si arrabbia e minaccia di mandarti via? Non è questa un'ingiunzione paradossale?
A parole l'analista ti spinge a seguire una regola, però poi tende a punire una persona con certi atti, col potere di cui dispone e con certi dispetti se la persona la segue davvero.
E' ovvio allora che ognuno cerca qualcun altro con cui poter parlar male del comportamento di una certa persona e non rende partecipe questa persona direttamente di quel che pensa di lei e del suo comportamento in un certo contesto, il materiale pensato è qualcosa di bollente nel momento in cui una certa persona viene portata a conoscenza di questo materiale, compreso l'analista.
Non è vero che l'analista afferma con vera convinzione di seguire questa regola, questa cosa è falsa più d'oroscopo :asd:. Si comunica a parole qualcosa che poi con certi fatti e comportamenti viene disconfermata. La relazione analitica è una relazione simile alle altre in cui in fin dei conti non si dice tutto quel che passa per la testa e non lo si può dire perché l'altro (l'analista) potrebbe offendersi come tutte le altre persone e rompere il legame. Per evitare certe conseguenze buona parte del materiale che pensiamo non può essere portato in analisi e va condiviso con altri se proprio si desidera parlarne per non smantellare la relazione, se questa ci dà qualche beneficio.
Ho letto che Freud sfumacchiava sempre durante le sedute, ai non fumatori sarà pure passato per la testa "ma vedi 'sto stronzo, potrebbe pure smettere mentre son qui a parlare della morte di mia madre" e non gliel'hanno mai detto.
I pensieri che passano per la testa ad una persona se espressi pubblicamente possono distruggere e deteriorare la maggior parte delle relazioni professionali, private e così via, ed anche la relazione con un analista è soggetta come tutte le altre a queste forze.
Pensare qualcosa spesso non rompe alcun equilibrio in certe relazioni (i pensieri che girano per la testa da soli producono pochi effetti sugli altri) ma dire a qualcuno quel che si pensa davvero di lui invece sì. Per parlare liberamente di A e di quel che si pensa di A servirebbe un confidente B che non ha rapporti con A.
Perciò non so se è bene davvero portare tutto il materiale in analisi. Parto dal presupposto che le regole del setting analitico non possono essere proprio rispettate perché l'analista è una persona come le altre con cui ci si relaziona e credo che i legami relazionali hanno bisogno sia di una quota di verità, che di una quota di non detto (ed addirittura di falsità) per reggersi in piedi.
Saluti
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A parole l'analista ti spinge a seguire una regola, però poi tende a punire una persona con certi atti, col potere di cui dispone e con certi dispetti se la persona la segue davvero.
I dispetti? Di che tipo? E come ti punisce ( ad es., a te come ti hanno punito?)
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Sono sostanzialmente d'accordo con quanto ha scritto charlie, salvo per il fatto che generalizza a tutta la categoria, come sempre.
Il problema non è se l'analista possa o non possa arrabbiarsi o eccitarsi, intristirsi o gioire, quanto come utilizzi queste emozioni. Si tratta di non agirle ma di poterle utilizzare ai fini dell'interpretazione e del lavoro svolto. Solo in questo caso la regola fondamentale può essere sempre più utilizzata dal paziente, come l'analista può abbandonarsi sempre più alla propria attenzione liberamente fluttuante.
Saluti