Concordo per il caso!
Io compio gli anni Venerdì!!! :yahoo:
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No tranquille! Fate pure sabato nessun problema :)
Io non parlo di fasi di sviluppo in termini orale anale ecc... Ma semplicemente tappe di acquisizione di competenze (deambulazione, alimentazione, sonno, eventuali problemi al momento del parto, ecc)....
Picciosa io e te siamo sempre uguali!!! Sia per il tema che vari svolgimento mo' pure il compleanno ahahhahaha
Ahhhhhhhhhhhh non avvo capito xD che rimba che sono!
Se riesco faccio un salto volentieri! Dipende a che punto sono...
Sto notando che dentro di me ci sono sentimenti contrastanti... Da una parte ho paurissima per questa prova perché non mi viene da esercitarmi scrivendo l'analisi di un caso e quindi questo mi fa sentire impreparata, dall'altra parte invece a volte mi dico che devo attenermi alla traccia perché nella traccia c'è tutto quello che serve per lo svolgimento e quindi poi devo seguire la scaletta e svolgere i punti (schematicamente o in un discorso generale)... Non lo so... Sono confusa! :S
Ovviamente parlo di casi clinici e non di altre tipologie di terza prova...
Ed eccomi a concordare con te un'altra volta!
Io sto provando a esercitarmi, ma in alcuni casi mi sento già pronta, dicendo che comunque la scaletta viene sempre bene e che in un modo o nell'altro le informazioni si ricavano o, comunque, sulla base dei vari casi di tirocinio qualcosa mi verà in mente, in altri casi mi sento spersa e penso che non andrà bene (soprattutto quando mi ritrovo alla parte dei trattamenti!)
Non so come fare :( mi sento un po' persa....
Eh ma tipo io una lettura di caso me l'ero fatto all'inizio prima di mettermi a rivedere ogni singolo disturbo e quindi ora a riguardarli mi viene in mente perché già l'ho letto... Non lo so vorrei fosse domani così poi non ci penserei più (almeno fino agli esiti)...
io non capisco se serva studiare o no.
penso che alla fine è inutile studiare in astratto questo o quell'approfondimento perché tanto poi dipende dalla traccia.
poi quando mi trovo davanti la traccia non so che pesci pigliare. sui trattamenti sono un disastro.
Eh e quindi come ti prepari scusa? Ripeto la premessa: sono più rimba del solito
Ho provato a svolgere la traccia...Alcune cose sono un po' buttate lì e, come si nota, sono anch'io una frana sui trattamenti:
Enrico si rivolge al Servizio lamentando uno stato di acuta sofferenza che lo accompagna costantemente, giorno e notte. La sua richiesta è presumibilmente spontanea , tuttavia tale aspetto andrebbe approfondito durante incontri successivi, poiché durante il primo incontro non viene esplicitato se l’idea della consultazione sia sua e, sebbene egli riconosca la propria sofferenza e concluda chiedendo allo psicologo di essere aiutato, rimane comunque la possibilità che la moglie o altre figure significative gli abbiano consigliato di rivolgersi ad un esperto avendo notato il suo stato di disagio. In caso contrario, sarebbe interessante capire, durante gli incontri successivi, se i familiari abbiano colto il suo stato di sofferenza o se egli prediliga viverlo in solitudine, senza esprimerlo all’esterno (in tal caso, sarebbe quindi opportuno approfondirne le ragioni).
Nei prossimi incontri sarebbe opportuno rilevare in quali circostanze sia sorto il disagio di Enrico e in quale momento sia divenuto così significativo da impedirgli di cercare di vivere serenamente giorno e notte; inoltre sarebbe interessante cercare di comprendere, insieme ad Enrico, perché abbia deciso di richiedere aiuto proprio ora (o, nel caso in cui sia stato spinto a farlo dai familiari, perché questi ultimi glielo abbiano consigliato proprio in questo momento) e come abbia affrontato, in questi mesi, il proprio disagio. Inoltre, sarà necessario comprendere quali siano le aspettative nei confronti dello psicologo e del percorso da intraprendere (egli si aspetta un percorso di collaborazione oppure si aspetta che sia lo psicologo a risolvere la situazione? Ha aspettative relative ai tempi e modi attraverso cui la sua sofferenza sarà alleviata?)
Sulla base dei dati qui riportati non è possibile formulare un’ipotesi diagnostica precisa, pertanto i futuri incontri dovranno essere volti anche alla comprensione della natura del disagio di Enrico, al fine di indagare se sia significativo anche a livello clinico, ad esempio se sia presente sintomatologia ansiosa o depressiva. Sino ad ora, l’unico dato significativo emerso a tal proposito è l’acuta sofferenza che lo accompagna giorno e notte, ma essa non è stata ben definita, per cui sarebbe utile capire se essa sia accompagnata da pensieri peculiari e da altri aspetti rilevanti a livello sintomatologico.
Sarebbe opportuno riservare un incontro ad una raccolta anamnestica, che consenta di raccogliere gli eventi di vita significativi per Enrico e che potrebbero risultare rilevanti anche ai fini della comprensione del disagio attuale. Successivamente, si potrebbe proporre una batteria testistica che comprenda:
- Genogramma familiare e Disegno Simbolico dello Spazio di Vita Familiare: strumenti da utilizzare in concomitanza alla raccolta dei dati anamnestici, per approfondire meglio i diversi legami familiari e formulare una prima ipotesi circa le rappresentazioni che il paziente ha degli stessi.
- MMPI-2: questionario self-report che consente di rilevare se la sintomatologia sia rilevante a livello clinico, in questo specifico caso sarebbe opportuno prestare particolare attenzione alle scale D e A, rispettivamente relative alla sintomatologia depressiva e ansiosa, inoltre alla scala MDS, che segnala malessere nella relazione familiare, e FAM, relativa alla rappresentazione delle relazioni familiari ed eventuale stato di conflittualità);
- Rorschach (Sistema Comprensivo di Exner): sarà opportuno prestare attenzione prettamente al Cluster degli Affetti (per chiarire, in primo luogo, se sia presente disforia), della Percezione di Sé e delle relazioni interpersonali; inoltre, sarà importante valutare il Cluster relativo a Stress e Controlli, confrontandolo con i dati emersi nel Cluster dello Stress Situazionale, al fine di capire se la situazione attuale vada a integrarsi con peculiari stati tipici della personalità di Enrico.
- STAI Y 1 e 2: questionario autosomministrato atto a rilevare l’ansia di stato e di tratto, al fine di andare a integrare quanto emerso a tal proposito, negli altri test, valutando se sia presente sintomatologia ansiosa e se essa sia solo attuale o meno.
Dai dati sin qui rilevati, il paziente sembra avere un buon esame di realtà e una buona capacità di insight, pertanto si potrebbe proporre un intervento individuale di tipo espressivo, finalizzato a comprendere più approfonditamente il disagio attuale e ad attribuirgli un significato. Tali incontri dovrebbero essere volti a comprendere meglio se nei confronti della moglie siano presenti sentimenti di rabbia inespressa, relativi al fatto che lui abbia rinunciato alle proprie aspirazioni per mantenere la propria famiglia, mentre lei, attualmente, sembra essere realizzata ed ha raggiunto un’indipendenza economica (potrebbe essere per questo che ha perso interesse nei suoi confronti? La perdita di interesse costituisce una difesa? Oppure si tratta di una perdita di interesse più generale nei confronti di ciò che lo circonda?). Relativamente alle aspirazioni personali, sarebbe interessante capire, inoltre, se Enrico si senta realizzato circa il lavoro che svolge attualmente o se, al contrario, permangano sentimenti di rimpianto circa la carriera che ha dovuto abbandonare a favore del mantenimento della famiglia. Altro importante aspetto da considerare è relativo ai legami familiari, poiché dal resoconto attuale emerge un senso di sofferenza anche nei confronti del fatto che la moglie e le figlie possano “fare a meno di lui” (la moglie è economicamente indipendente e le figlie, adolescenti, trascorrono molto tempo coi coetanei ed egli stesso accenna al fatto che “non abbiano più bisogno di lui”). Ci si domanda se ciò sia dovuto al fatto che egli abbia rinunciato alla propria carriera di ingegnere, in favore della famiglia, puntando quindi molto su quest’ultima; sarebbe interessante indagare se ciò faccia emergere in lui sentimenti di inadeguatezza e “senso di abbandono” oppure sentimenti di rabbia e risentimento.
Potrebbe, inoltre, essere utile proporre un intervento di coppia, seguendo un approccio sostemico-relazionale, finalizzato alla rielaborazione e alla rinegoziazione dei legami di coppia, poiché dai dati qui riportati sembrerebbe che essi non abbiano attraversato la “fase della coppia senza figli” tipica del primo periodo di matrimonio/convivenza, in quanto il matrimonio è avvenuto a causa del concepimento della primogenita. È, quindi, molto probabile che, dovendosi occupare di questioni pratico-organizzative e della neonata, i due coniugi non abbiano avuto modo di negoziare i legami emotivi, tipici del passaggio da coppia senza figli alla coppia con figli piccoli. Probabilmente, ora che le figlie sono quasi giovani adulte e la prospettiva del “nido vuoto” è più vicina, i coniugi stanno iniziando ad affrontare compiti evolutivi tipi di queste due differenti fasi del ciclo della famiglia.
Ok vado a tentare il suicidio.
Io non sono capace di scrivere una roba del genere :( come hai fatto???
Mah io son piena di dubbi...Tipo: Ci andavano ipotesi diagnostiche e analisi differenziale??? Io ho solo accennato...
Non so...Quando leggo il caso mi prende il panico, poi pian piano butto giù idee sparse e qualcosina viene fuori...Ma mi sembra di andare molto a naso...
io non so i test in quel modo e non ho intenzione di studiarmi tutte le scale °_° scrivere "gli faccio l'MMPI per vedere il livello globale di organizzazione della personalità" non va bene °_° ?
Penso di sì, l'importante è motivare perché lo usi! Io ricordo un po' di cose perché sto facendo un master (la FAM e la MDS me le sono andate a rivedere perché non le ricordavo, quindi in una prova d'esame non avrei potuto metterle non avendo i libri!!!)
Secondo voi non ci andava la diagnosi???
Secondo me non era possibile farla.... Non c'erano informazioni a sufficienza... Io probabilmente avrei detto che dai dati a disposizione non è possibile ipotizzare una diagnosi in quanto mancano informazioni importante anche se farebbe pensare a un quadro di disturbi dell'umore.. E avrei motivato le ragioni per dire ciò basandosi sulle informazioni della traccia (che avrei ricopiato pari pari!)... Ma io una roba del genere ripeto non so farla :(
anche io avrei fatto come pimpa.
anche perché mi sembra sempre di interpretare quindi eviterò... miatterrò strettamente alla traccia limitandomi a commentare quello che c'è scritto e stop.
Non lo so sono piena di dubbi.... Perfino sulla parole o frasi da usare... E poi ho paura che determinati approfondimenti sul momento non mi vengano ed è questa imprevedibilità che mi manda in crisi.... Io posso sapere anche i disturbi e saper fare diagnosi differenziali.. Ma se viene fuori un caso in cui non ti chiede la diagnosi come questo???? E quindi ci ai deve attaccare alle aree di malfunzionamento e approfondimenti cosa ne ricavo??? Boh :( ho paura
Una mia amica, che sta preparando la prova, mi sta dicendo che in fondo un'ipotesi diagnostica era richiesta ("...quale il plausibile profilo psicodiagnostico") per cui io metterei comunque qualcosa pur dicendo che i dati sono troppo pochi e che quindi vanno fatti tutti gli approfondimenti...
Anche io ho paura che lì non sarò in grado di farli, qui ho tutti i miei appunti e le mie scalette, ma là sarò da sola...
Consolati... Io come l'hai fatto tu non sarei in grado manco ora che ho appunti e scalette!
Ance io mi ricordo quella dicitura "profilo psicodiagnostico".. Ma non so perché ho pensato ai test :S cannando in pieno direi, anche se cmq l'avrei scritto cmq come dicevo prima...
io cmq quel caso l'avrei svolto così
Sulla base dei dati a disposizione, l’area di sofferenza di Enrico sembrerebbe essere soprattutto quella dei disturbi d’umore. Egli infatti denuncia da qualche mese insonnia, autosvalutazione, disagio pervasivo e intenso, perdita di interesse verso la moglie, delusione e sensazione di inutilità. Questi sintomi si situano entro un contesto di vita in cui la famiglia di Enrico sta affrontando il difficile momento dell’adolescenza delle figlie, che richiede un movimento di separazione-individuazione che riguarda tutta la famiglia, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra autonomia e coesione.
L’uomo sembra aver basato la sua vita sulla famiglia, per la quale ha rinunciato ai propri studi, e fatica ora ad affrontare il cambiamento delle figlie, che in quanto adolescenti adottano il gruppo di pari come riferimento primario e ricercano una propria autonomia. La moglie di Enrico sembrerebbe aver compreso la necessità di una rinegoziazione dei confini e dei sottosistemi familiari, accettando la necessità di un nuovo riposizionamento come donna e non solo come madre. Questo però sembra aver peggiorato la condizione di Enrico, il quale si sente ora sminuito dal fatto che la moglie guadagni più di lui, e “abbia più merito di lui” anche nella crescita delle figlie.
L’episodio di lutto che ha riguardato il soggetto potrebbe aver ulteriormente pesato sull’umore, e potrebbe aver fatto mancare un solido punto di riferimento. Egli infatti dichiara di essere rimasto “impietrito”, quasi a sottolineare un sentimento di paura ancora prima che di tristezza.
Non essendo i dati a disposizione sufficienti, proporrei un ciclo di tre incontri con Enrico per indagare meglio alcune aree del suo funzionamento, tramite colloquio e test, e dargli una restituzione del risultato finale delle considerazioni diagnostiche.
Secondariamente, in quanto psicologo, proporrei un intervento di sostegno rispetto al sentimento di inutilità del soggetto come consentito dalla legge 56; poi previo consenso degli interessati, che convocherei al completo, invierei ad un terapeuta sistemico-familiare l’intero nucleo familiare per un intervento con l’obiettivo di migliorare la comunicazione, la coesione, la chiarezza dei confini, la flessibilità dei sottosistemi del sistema-famiglia.
In particolare con Enrico svolgerei innanzitutto un’analisi della domanda per chiarire se si sia presentato spontaneamente, e perché proprio in questo momento della sua vita. Indagherei la sua motivazione ad un percorso di approfondimento ed eventualmente ad un intervento successivo. Indagherei la domanda implicita evitando di accettare acriticamente quella esplicita, costruendola invece con l’interessato.
Indagherei il funzionamento generale a livello sociale, affettivo e lavorativo, sia attuale che premorboso. Indagherei sull’esordio dei sintomi, in termini temporali e situazionali, e approfondirei se vi siano dei momenti nella giornata in cui vengono esacerbati. Approfondirei il vissuto nei confronti: delle figlie, soprattutto di Margherita, la cui nascita ha provocato la rinuncia agli studi; della moglie; della rinuncia agli studi e della perdita del padre, cercando di capire se e come ne ha rielaborato il lutto. Indagherei la presenza di ulteriori sintomi depressivi come tono dell’umore flesso, cali o aumenti di peso non volontari, perdita di interesse generale, faticabilità. Approfondirei i rapporti con il padre.
L’intervento di sostegno verrebbe condotto con approccio psicodinamico, volto a sostenere Enrico nel processo di separazione-individuazione e nella rielaborazione della perdita del padre e dell’immagine di sé come punto di riferimento per la propria famiglia.
Secondo me va bene: hai toccato tutti i punti richiesti!!! :approved:
Mi sembra fatto bene e soprattutto aderendo alla traccia... Beate voi... Mi sento una capra :(
Secondo me dovresti provare a cercare qualcosa nei vecchi thread qui sopra (puoi provare digitando su Google "casi clinici sviluppo") ed esercitarti...All'inizio ti viene l'ansia perché ti sembra di non riuscire a scrivere nulla, poi butti giù qualche idea sparsa e alla fine fai un discorso un pochino più coerente...
Poi, ripeto, io non sono convinta che quello che ho fatto e sto facendo vada bene (soprattutto alla luce dei risultati della prima prova di cui mi sentivo molto sicura!)...Magari io son qui che mi perdo a far casi e poi scoprirò che a loro non andrà bene il mio modo di svolgerli!
Eh ma ormai visto che non so se ci sarà sviluppo come caso clinico tra le scelte ho deciso di fare praticamente tutto e questo mi occupa molto tempo... Probabilmente proverò a metter giù un discorso sensato una volta che finisco i disturbi se no rischio di trovarne qualcuno che magari non ho ancora studiato...
Se sapessi che c'è sviluppo tra le scelte sarebbe di aiuto ma purtroppo non si sa e quindi non riesco a tralasciare l'adulto (Anche se ovviamente è più difficile)...
Non so sono un po' in palla :(
Io, purtroppo, mi sa che non riuscirò a preparare sviluppo...Potrei farlo, ma preparerei meno bene l'adulto, per cui farei due cose male...Uff...però non è giusto avere un dubbio del genere: io esco dall'università dopo aver scelto un percorso, nel Codice mi si dice che non dovrei accettare interventi per cui non sono preparata e loro vanno a togliermi uno dei due indirizzi principali (perché alla fine qualsiasi libro cita prettamente adulto e sviluppo e, se facciamo una stima delle persone, la maggior parte è preparata in uno di questi due ambiti)???
mah, a me sembra di essere andata a casaccio! che barba!
io sviluppo anche volendo non ho tempo per farlo, leggermi una volta le diagnosi non mi serve a nulla xchè di sicuro non me le ricordo, quindi non lo farò.
mi guarderò un caso di comunità, preparandomi una sorta di "scaletta d'emergenza", e stop. è molto + fattibile che farmi tutti i disturbi di sviluppo!
Eh va beh ma è il "mio" campo... Mi pesano di più quelli dell'adulto ma me li farò così mi porto avanti con la scuola di specializzazione (e nessuno della commissione saprà mai che sono già iscritta xD)....!
Io un altro progetto non ho intenzione di farlo e cmq concordo che non sia giusto non ritrovare un caso clinico relatio al proprio indirizzo! anche perché scusate.. Quanti han voglia obiettivamente di rifare un progetto? Non penso sia una delle prove preferite (a mio avviso nessuna lo è xD)!
Non lo so... Voglio solo togliermela a sto punto....
Quindi non bisogna dire per quale disturbo dell'umore si è indirizzati?Meglio rimanere nel generico?
Lì non c'erano termini per dirlo... Non c'erano neanche le tempistiche dell'eventuale disturbo dell'umore (sempre che l'area fosse quella giusta) e i tempi son fondamentali nei dei disturbi in generale e soprattutto quelli dell'umore... Io non mi azzarderei a un disturbo specifico
si però si deve ipotizzare qualcosa (almeno un paio) per poi poter dire quale terapia si consiglia sottoporre il paziente...se fossero soddisfatti i criteri per il disturbo Depressivo Maggiore allora una terapia X ,qualora fossero soddisfatti i criteri per un Disturbo d'Ansia Generalizzato allora terapia Y...
si può dire quale terapia intraprendere senza specificare un disturbo?
Scusa ma tu leggendo il caso che diagnosi ti sentiresti di fare in questo particolare caso?
Beh ma qui non chiede espressamente la terapia da consigliare ma mi pare che chieda come di intende procedere... Quindi si può pianificare come suggerito da iamghost degli ulteriori incontri per meglio inquadrare la problematica e indagare aree non approfondite o non menzionate magari anche grazie all'uso di test...
Eventualmente se ipotizzi semplicemente che si potrebbe trattare di un disturbo dell'umore puoi dire cosa faresti e a chi invieresti se tale ipotesi venisse confermata...
Secondo me cmq dipende molto dalla traccia, dai dati presenti in essa e dalle richieste alla fine della traccia....