E vorrei ben dire!:D
Saluti,
Luigi
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Il problema è che hanno a che fare invece, solo che non lo sanno...Citazione:
E vorrei ben dire!:D
ikaro questa tua risposta è la prova che i discorsi vengono travisati.....ti sembra abbia detto questo?????sono meravigliata.....
La risposta di ikaro sottointendeva una questione clinica di estrema importanza, ricollegabile al concetto di struttura: in breve, ci sono molti stati psicotici latenti o fasi morbose difficilmente ''visibili'' nei termini di una diagnosi classicamente intesa (tipo DSM...). Insomma: molti schizofrenici ''in pectore'' (:asd:) si aggirano per le strade affollate delle nostre città: e chissà se uno fra i tanti non si fermi a rimirar lo studio di un qualche consulente!;)
Saluti,
Luigi
ok, sono d'accordo con tutto quello che avete detto... le citazione erano una sorta di completamento dei post precedenti, per far vedere direttamente la fonte da cui ho attinto riportandone il riferimento oggettivo.
Per tornare al discorso "psicosi", sono perfettamente d'accordo che ognuno ha un suo modo di essere-nel-mondo e che l'Io c'è. Difatti io non ho mai detto che l'Io è assente (lungi da me, assolutamente). Ma allora, se seguiamo questa linea di pensiero, dovremmo anche evitare di usare il termine "psicosi" e parlare invece di "condizione psicotica" per sottolineare l'aspetto unico e soggettivo dell'esperienza di quel singolo soggetto che non può essere né generalizzata né categorizzata in categorie diagnostiche, acontestuali e astoriche (come ci insegna al'approccio fenomenologico, che fra l'altro è uno dei più interessanti).
Però, molto semplicemente, se tra i sintomi (o meglio, i segni) principali della condizione psicotica ci sono i deliri e/o le allucinazioni, e quindi appare compromesso l'esame di realtà, e se sappiamo che una delle funzioni dell'Io è proprio quella di mantenere l'esame di realtà... come fai a dire che l'Io è integro? Tu stesso, alla fine del post, hai detto che bisogna utilizzare gli "accorgimenti del caso"
scusate ma se la psicosi è latente....prima o poi verrà fuori e allora il counsellor sa già che quella tipologia di utenza non è di sua competenza ed invierà ad uno psicoterapeuta......è così difficile accettare questo?in fondo voi sostenete da sempre che uno psichiatra che riconosce l'esistenza di un disagio psicologico invierà ad uno psicoterapeuta(possibilmente psicologo)....perchè qui non dovrebbe accadere?
ognuno ha la sua etica....non possiamo discutere su questo....altrimenti non ne usciamo più......io personalmente ivierei....e non solo per etica professionale ma soprattutto personale!
Ormai sono un tuo fan. Ho letto in giro i topic, sono pieni di tuoi interventi ( e vorrei sapere che lavoro fai per farne così tanti) e di colleghi che rimangono allibiti e cercano di spigarti con tanta pazienza come funziona il mondo (a volte la pazienza cala)in un forum addirittura un moderatore è intervenuto supplicandoti di dichiarare che stavi scherzando.
Incredibile, fantastico.
Sono due livelli diversi, un conto è la struttura -es. psicotica o nevrotica- un conto è l'aspetto diacronico e fenomenologico, è questo secondo aspetto ad unico e soggettivo.Citazione:
Ma allora, se seguiamo questa linea di pensiero, dovremmo anche evitare di usare il termine "psicosi" e parlare invece di "condizione psicotica" per sottolineare l'aspetto unico e soggettivo dell'esperienza di quel singolo soggetto che non può essere né generalizzata né categorizzata in categorie diagnostiche, acontestuali e astoriche (come ci insegna al'approccio fenomenologico, che fra l'altro è uno dei più interessanti).
Saluti,
ikaro
E purtroppo, l'aspetto fenomenologico e soggettivo, è proprio quello che può essere più ingannevole per un "occhio" ed "orecchio" non esperto in clinica, anche in termini di apparenti "grandi risorse", dove si può fare, se non si hanno solide basi per distinguere tra vari livelli, un bel patatrac.
l'occhio clinico per valutare un disagio è nelle competenze dei professionisti dell'aiuto poichè senza questo...mi spieghi come si fa ad attuare l'intervento?in base a cosa?
non esisterebbe la socioterapia, la pedagogia clinica etc...etc...che sono ulteriori specializzazioni per laureati in diverse discipline e non per diplomati magari in ragioneria che fanno un breve corso!!!!
è su questo che non riusciamo ad avere un punto di incontro....poichè sosteniamo due visioni completamente opposte!
clicca sul motore di ricerca socioterapia e vedi che viene fuori......bisogna naprire la mente ad altri modi di "operare"!
Ci indicchi anche il nome del motore di ricerca da dove l'hai preso tu, in modo che ci confrontiamo più direttamente? Magari, noi, ne abbiamo un'idea diversa.
qualsiasi motore di ricerca va bene:Dtanto sono le stesse cose!
Internet è una grande fonte di informazioni....purtroppo non ho una biblioteca a portata di mano...!!!
Sì Rosa, ma la difficolta secondo me sta prima ancora nel saper individuare, nel transfert, con quale tipo di struttura abbiamo a che fare, perchè è su questo che va impostato l'intervento, onde evitare un bel patatrac appunto!Citazione:
E purtroppo, l'aspetto fenomenologico e soggettivo, è proprio quello che può essere più ingannevole per un "occhio" ed "orecchio" non esperto in clinica, anche in termini di apparenti "grandi risorse", dove si può fare, se non si hanno solide basi per distinguere tra vari livelli, un bel patatrac.
Certo ikaro, lo so. Io mi riferivo all'impossibilità, a livello reale di "scindere" questi due aspetti, nell'intervento, anche a partire dall'inizio, come invece viene fatto, leggendo qua e là. Per "grandi risorse" (in apparenza), mi riferivo ad es., a possibili aspetti sub ed ipo, (per darti un'indicazione) non colti da entrambi per i motivi che puoi intuire ed agiti collusivamente, andando a rafforzare strutture patologiche aggravandone poi "oggettivamente" la situazione, proprio sul piano srutturale, anche se con insorgenza leggermente postuma, come pò avvenire in questi casi. Mentre se questi aspetti, che un non clinico, non riesce a cogliere, se non siamo già "oltre", potrebbero essere ben trattati, nel giusto modo preventivo (in ambito clinico, con tutte le dovute cautele) o, eventualmente, contenuti in certe fasi utili, per passare poi ad un altro tipo di lavoro.
Beh, l'etica è il cuore della formazione di un operatore delle relazioni di cura e non va ridotta alla deontologia professionale (come stai facendo tu e non solo), quindi non solo possiamo discutere di questo, ma dobbiamo farlo, perchè l'etica riguarda precisamente da quale posizione facciamo quello che facciamo e le ricadute che un nostro atto può avere sulla persona che ci interpella, quale che sia la sua richiesta...Citazione:
ognuno ha la sua etica....non possiamo discutere su questo....altrimenti non ne usciamo più...
Saluti,
ikaro
è inutile discuterne a mio avviso poichè tutti (che siano counsellor o psicoterapeuti)possono andare contro l'etica.....quindi non stiamo discutendo su qualcuno che viola le norme(poichè può succedere a tutti indipendentemente dalla professione)....è ingiusto pensare che un counsellor viola(perchè counsellor) le norme......ci sono counsellor e counsellor....
Dovremmo discutere invece del counsellor che fa bene il suo lavoro rispettando le norme......
non dobbiamo guardare il caso singolo perchè non se ne esce. guradando le professioni a mio avviso il counselor va a toccare cose che dovrebbe toccare un professionista con più di 3 anni di scuola. Mi si può dire che non cura la malattia ma ......ecc......ecc..... ma non sai chi ti entra in studio. E se dopo un pò vedi che ha bisogno di altro che fai?l'invio dopo 2 mesi che viene nel tuo studio. Un pò di senso pratico per cortesia
Curiosa impostazione già utilizzata da alcuni partecipanti prima di Peter:
"non bisogna guardare al caso singolo" --> quindi a quello generale...e per la miseria (come direbbe A. Pappalardo) quale sarà il caso generale??
A, allora, mi piomba uno/a in studio e io non so neppure di chi si tratta e di che (ameno in termini generali e vaghi) si tratta??
E, quindi, non mi prendo lo spazio e il tempo di considerare e valutare, ma incominciamo subito ad affrontare il problema...ad attaccare il problema (perchè così sembrerebbe che il Counselor è un gioco in cui si ha a che fare ingenuamente con un problema) e, poi, questo(/a) Counselor capisce, dopo 2 mesi(!), che non era di sua competenza??!
Però, concordo con la seguente:
Hai ragione: Il Counselor, ma anche lo Psicologo e non solo lo Psicoterapeuta dovrebbero operare nella relazione d'aiuto, ciascuno al suo livello, con più di 3 anni di scuola (Ti riferisci a una scuola di specializzazione?), secondo me, aggiungerei almeno tre di specializzazione...e niente altro?Citazione:
guardando le professioni a mio avviso il counselor va a toccare cose che dovrebbe toccare un professionista con più di 3 anni di scuola. Un pò di senso pratico per cortesia
Quali competenze deve avere? Competenze e non studi eseguiti, chè questo vale per tutte e tre le figure e non solo per i Counselor (stavolta sì, tutti i Counselor).
Io ho dichiarato i miei studi, la mia attività attuale e la mia esperienza, ma...ecco, appunto, di coloro che stanno scrivendo chi ha anni di esperienza di Counseling alle spalle e ha continuato a studiare e a far evolvere la propria professione...questo per dichiarare che la professione, secondo me, insieme alla professionalità, in un campo così difficile, devono poter proseguire in una formazione continua, per me ormai imprescindibile (e anche per i clienti, sempre più informati).
Il "senso pratico", si acquisice con gli anni di esperienza e non con gli studi frequentati. A parte l'etica, che ho ampiamente affermato.
Ma...ricordate che mi ha detto quel sedicente "coach" ipnologo: "Non si può interrompere un rapporto con un cliente per non sconfinare nella psicoterapia, se è già cominciato da mesi!" - Compreso, ragazzi??
C'è chi comincia un rapporto con minima formazione e minima esperienza, già sapendo che potrà durare mesi e, secondo me, augurandosi che durerà mesi, in modo da creare un rapporto simile a quello della psicoterapia!
E' tutt'altro orientamento dal mio e da quello di molti altri Counselor (e quello non è neppure Counselor).
Non si tratta di conoscere il concetto di "struttura" (e non conoscere Carl Rogers), ma di convenienza, brutale convenienza e freddo opportunismo.
Il discorso è molto semplice. Se andiamo sul singolo professionista non ne usciamo perchè ogni partecipante del forum potrà portare "la sua eccezione" che confermerà la regola, quindi o parliamo di categorie professionali o ci impappiniamo.
Caro Lg hai sicuramente una vasta formazione ma tu potresti essere la mia eccezione.
Io parlo di una realtà non gigantesca ma vasta, quella marchigiana. Le scuole aperte sul territorio permettono l'iscrizione anche a non laureati. I formatori sono spesso giovani pagati poco e di dubbia etica (è chiaro che so di cosa sto parlando, volendo potrei fare decine di nomi ma non è qui che li faccio, ma in altre sedi) e i "formati” hanno una infarinatura di tutto quello che capita, credo che ci siano anche di mezzo corsi ipnosi.
Comprendi il mio rammarico?
Inoltre (la ripeto perché nessuno sembra leggere questa domanda) nel territorio italiano con 70mila psicologi e 70milia studenti di psicologia la realtà del counselor è proprio necessaria?
bisogna vedere se è questione di concorrenza o no.......secondo me non lo è poichè sono due figure diverse.....
Non somministrano test psicologici...non fanno diagnosi psicologiche...non si occupano di psicopatologie....insomma non sono psicologi!
Ci dici però che fanno o quali sono i loro ruoli, secondo te? Ieri sera, parlavi di "occhio clinico", pedagogia clinica, socioterapia, e di counselor che in qualunque campo, fanno diagnosi per comprendere la struttura del cliente - che poi già lo sa da solo - i suoi problemi e capire se e come aiutarlo oppure fare un invio, ora fai un discorso capovolto. Insomma, che fanno per te?
Non mi riferisco affatto al non essere psicologi, al fare diagnosi, o somministrare test, che secondo te i counselor non fanno, ma al loro specifico profilo professionale, ruolo, campo d'azione, a livello interattivo. Ad es. un operatore socio-sanitario con laurea triennale in Politiche Sociali, (magari prima di prenderci la specialistica, nel senso che a questi corsi in genere, sono ammessi ancher laureati con la triennale) che fa come counselor?
a dire il vero non so se un laureato triennale può iscriversi ad un corso di counsellor...cmq sia occorre una laurea (base) secondo me......
Il counsellor non agisce sul livello intrapsichico ma "extrapsichico" se così vogliamo definirlo.....cioè a livello interpersonale....di conflitti che possono necessitare di interventi educativi (pedagogista) sociali(assistente sociale)....etc etc.....quindi non è un counsellor generale ma è specifico secondo il tipo di intervento richiesto!
Il counsellor qualora tratta casi (eventualmente non di sua competenze) DEVE fare gli opportuni invii!
Parli ad es., di situazioni di affido, immigrazione, inculturazione? Sono solo tre esempi indicativi chiaramente, a livello di AS perché possono essercene molte altre, come saprai.
si esatto!!!!sono esempi emblematici.....questi....!!!!poi, come giustamente hai detto anche tu, ce ne sono altri....
Parlando terra terra: elencami cortesemente le cose che può fare il counselor e non uno dei tanti psicologi esistenti sul territorio (con migliaia di formazioni diverse). Chiederei concretezza nella risposta e pochi giri di parole
Ps niente discorsi sul fatto che lo psicologo guarda solo la patologia ecc ecc (perchè sappiamo benissimo che non è vero, cerchiamo di far crescere il dialogo)
beh ad es. se si tratta di affidare un bambino extracomunitario ad una famiglia per un periodo temporaneo un counsellor sociale può spiegare alla famiglia la cultura di provenienza del minore per trovare il modo di non urtare la sua sensibilità......detto terra terra...
oppure
la scuola può rivolgersi ad un counsellor pedagogico per la progettazione di un laboratorio per bambini con difficoltà di socializzazione!
bastano?
Piantala di dire cazzate, queste cose le svolgono già gli ASSISTENTI SOCIALI, i PEDAGOGISTI e gli EDUCATORI, non c'era bisogna di inventarsi una nuove professione, punto.Citazione:
beh ad es. se si tratta di affidare un bambino extracomunitario ad una famiglia per un periodo temporaneo un counsellor sociale può spiegare alla famiglia la cultura di provenienza del minore per trovare il modo di non urtare la sua sensibilità......detto terra terra...
oppure
la scuola può rivolgersi ad un counsellor pedagogico per la progettazione di un laboratorio per bambini con difficoltà di socializzazione!
bastano?
si infatti.....ma io come professionista sono libera di specializzarmi meglio nel mio campo e quindi sono libera di farmi un corso di counsellor di 3 anni...
Ps: come ho già detto in diversi post precedenti il counsellor è già un laureato in materie umanistiche che vuole ulteriormente specializzarsi e che sono contraria al fatto che vengano aperti anche a chi ha la licenza media o diploma!
Oh, finalmente ci siamo arrivati al punto, è una professione inesistente!Citazione:
si infatti.....ma io come professionista sono libera di specializzarmi meglio nel mio campo e quindi sono libera di farmi un corso di counsellor di 3 anni...
Ps: come ho già detto in diversi post precedenti il counsellor è già un laureato in materie umanistiche che vuole ulteriormente specializzarsi e che sono contraria al fatto che vengano aperti anche a chi ha la licenza media o diploma!
Ikaro io potrei fare un corso di counselling di 3 anni e scrivere sulla porta del mio studio "counsellor" anzichè assistente sociale.....per indicare che sono ANCHE counsellor!