io credo che userò come jolly ogni volta il modello della social learning di bandura, applicabile a ogni cosa
Printable View
per l'indirizzo clinico non credo uscirà mai qualcosa sul bullismo o tematiche simili. al max un qualche disturbo clinico da prevenire.. e il contesto a scelta potrebbe essere la scuola
Quindi, nell'ambito del progetto, le attività saranno volte ad un apprendimento di nuove modalità di relazione/comportamento, ecc?
Ah, non ci avevo fatto caso, grazie!
W la prevenzione, lì possiamo giocarcela bene.. il mio problema rimane sempre la riabilitazione!! :sbonk:
tu hai idea della differenza tra modello teorico di riferimento e il modello invece della metodologia (se c'è differenza)?
comunque, x la riabilitazione, ad esempio nel gioco d'azzardo o disturbi simili, metterei come modello metodologico qualcosa di generale come: approccio multi-componenziale e multidisciplinare, partecipativo ecc..
Ragazzi, voi quali "temi incrociati" avete preparato?
Qualcuno ha voglia di postare anche solo la scaletta?
Io sono in panne con i temi incrociati!
Io ho fatto solo:
Pensiero e linguaggio: comportamentismo (il pensiero è linguaggio), Piaget (il linguaggio dipende dal pensiero), Whorf (il pensiero dipende dal linguaggio) e Vygotskij (il linguaggio guida lo sviluppo delle funzioni psichiche superiori)
Emozioni e memoria: il ruolo dell'attivazione emozionale nel recupero delle informazioni (ricordiamo meglio eventi/esperienze vissute con una partecipazione emotiva medio-alta ma se l'attivazione emozionale è troppo negativa tendiamo a rimuovere i ricordi) e la memoria stato-dipendente
Emozioni e motivazione: lo studio della motivazione permette di indagare le cause di un comportamento mentre lo studio delle emozioni permette l'analisi del come un organismo reagisce a seconda che lo scopo delle sue azioni sia stato o meno raggiunto. Accenno a McClelland che si focalizza sugli aspetti emotivi che fungono anche da rinforzi esterni.
Motivazione e apprendimento: studio della motivazione all'apprendimento intrinseca/estrinseca
Grazie Brunilde e grazie a tutti!
In effetti, se uno ha studiato gli argomenti separatamente, è sicuramente in grado di costruire un tema incrociato anche sul momento ;)
vi va di confrontarci sulle scalette ipotizzabili delle prime prove passate? io non ne ho ancora svolta una..
es. 2011: TEMA N. 1
Il candidato scelga una tematica di suo interesse relativa a linguaggio e comunicazione:
illustri gli aspetti teorici, i principali risultati conseguiti e le possibili ricadute applicative.
-definizione linguaggio e comunicazione
-la comunicazione verbale e non verbale nel colloquio
-la scuola di palo alto
-applicazioni: lo studio della famiglia e le regole comunicative (metodo d'indagine: Interaction process analyses)
TEMA N. 2
Il candidato esponga il suo punto di vista sull’importanza dello studio delle emozioni,
contestualizzando la tematica in un'area a scelta fra la psicologia generale, la psicologia
evolutiva, la psicologia sociale e del lavoro, la psicologia clinica. Illustri la teoria di
riferimento, il contributo scientifico e gli aspetti applicativi.
-definizione emozione, classificazione, le componenti (fisiologica, cognitiva ecc)
- lo sviluppo emotivo (th della differenziazione e th differenziale) e il legame con l'attaccamento (tutta la th)
-valutazione mediante strange situation e adult attachment interview
-applicazioni: colloquio, modelli operativi interni
TEMA 3 (estratto)
Il candidato scelga una tematica di suo interesse relativa alle modalità di acquisizione
della conoscenza: illustri gli aspetti teorici, i principali risultati conseguiti e le possibili
ricadute applicative.
possibilità:
1)generali:
-th epistemologica di piaget, th di bruner
2)più specifiche:
-conoscenza delle regole (th di kohlberg, bandura)
-la percezione
Io per le modalità di acquisizione della conoscenza avrei parlato dell'apprendimento o in alternativa della memoria. Mi hai dato un bello spunto per la traccia 2 ;) grazie!
TEMA N. 3
Il candidato discuta in modo critico una o più teorie o modelli riguardanti lo studio dei processi
sociali, illustri le principali metodologie di indagine ed evidenzi possibili applicazioni in un ambito di
suo interesse.
1)
-psicologia sociale
-la th della Social Cognition (cognitivista): strutture, schemi, rappresentazioni
-interazioni sociali tra individui
-interazioni sociali tra gruppi: conflitto intergruppi e influenza sociale, th di tajfel e th dell'identità sociale di turner
-metodlogie d'indagine: metodo sperimentale, inchiesta e osservazione. non so specificare strumenti
-applicazioni: riduzione conflitto intergruppi, riduzione stereotipi e integrazione culturale
2) lo sviluppo sociale
-componenti: consapevolezza di sè e dell'altro (th di Lewis), relazioni tra pari (th di Selman sull'amicizia), sviluppo morale (kohlberg)
-metodi d'indagine: consapevolezza di sè e dell'altro: esperimento macchia rossa allo specchio, paura dell'estraneo, relazioni tra pari: osservazione, sviluppo morale: metodo clinico di piaget, intervista di kohlberg
-applicazioni: scolastico
3) th sistemico-relazionale e scuola di palo alto
Ho provato a svolgere un progetto (http://www.unipd.it/unipdWAR/ShowBin...sicologo.pdf):
la traccia chiedeva di elaborare un progetto per una comunità terapeutica riabilitativa per adolescenti dai 13 ai 18 anni affeti da Disturbi del Comportamento medio-gravi.
Io ho scelto, come disturbo, quello alimentare. (Ho fatto male?)
Premessa: piccolo cappello sui disturbi dell'alimentazione nel DSM e definizione dell'approccio utilizzato (sistemico-relazionale)
Destinatari: utenza del centro
Obiettivi: creare le condizioni psicologiche adeguate affinchè i destinatari del progetto possano far ritorno ad una vita normale e favorire una corretta immagine di sè.
Metodologia: riabilitazione nutrizionale e psicologica, in gruppo.
Attività: fase I di presentazione del progetto; fase II incentrata sulla riabilitazione nutrizionale con l'aiuto di un medico; fase III gruppi di terapia.
Tempi: 1 anno
Risorse: 2 psicologi; 1 medico; 2 psicoterapeuti specializzati in DCA
Rischi: scarso interesse, abbandono
Valutazione: in itinere (osservazione e discussione in equipe); ex-post tramite somministrazione di test ad hoc affidata a specialista esterno.
Costi 18.000 euro.
Che ne dite?
Ovviamente non ho scritto tutto, ma solo la scaletta.
il costo io lo metterei molto più alto; 1 anno è inteso x ogni pz? se sì, mi sembra un pò troppo, se è no io specificherei il tempo x ogni pz (specificherei anche i criteri di dimissione); farei anche colloqui individuali; invece di usare un test ad hoc potresti mettere l'EDI, per valutare la probabilità di disturbo su varie scale
io ho fatto così:
PREMESSA
L’inizio della pubertà e l’ingresso nell’adolescenza rappresentano un momento abbastanza critico e sensibile per i giovani ragazzi, in quanto implica profondi cambiamenti fisici, psicologici e sociali. .. L’anoressia si caratterizza per il rifiuto di mantenere un peso minimo, paura d’ingrassare, modo distorto di vivere l’immagine corporea, amenorrea mentre la bulimia per la presenza di abbuffate e condotte di eliminazione in assenza di perdita di peso. Questi disturbi possono manifestarsi lungo un continuum di gravità e, in alcuni casi, il ricovero presso strutture residenziali specifiche risulta necessario per offrire il miglior trattamento adeguato, attraverso un intervento a carattere intensivo, di solito prolungato.
SCOPO GENERALE: pianificare un progetto terapeutico in comunità per soggetti di età compresa tra 13 e 18 anni con disturbi del comportamento alimentare
OBIETTIVI SPECIFICI: - offrire un intervento riabilitativo globale
- favorire la risoluzione della sintomatologia o, in casi gravi, migliorare il funzionamento generale per permettere ai pazienti una qualità di vita soddisfacenti, incluse le relazioni familiari.
DESTINATARI Diretti: 10 soggetti, 13-18 anni, con disturbi del comportamento alimentare e le loro famiglie. Esclusione di pz con sintomi psicotici conclamati.
RISULTATI ATTESI
-Risoluzione sintomatologia o diminuzione significativa
METODOLOGIA, ATTIVITà, FASI
Il progetto riguarda una comunità terapeutica residenziale privata e accreditata e fa riferimento a un modello partecipativo, sistemico e multi-componenziale in quanto, data la problematica dei pazienti e la struttura stessa della comunità, non si può prescindere da un approccio globale e complesso, nonchè individualizzato per rispettare le esigenze di ogni paziente.
Il progetto, che ha una durata di circa 4-5 mesi per ogni paziente, è divisio in varie fasi:
1) Selezione dei pazienti (tempo 1 mese, anche a seconda della disponibilità di posti) : il neuropsichiatra si occupa di accogliere le domande delle famiglie che vogliono inserire il proprio figlio nella comunità, mediante colloqui familiari e individuali, per una valutazione globale del funzinamento e della sintomatologia. Per i oggetti che presentano, in comorbidità col disturbo alimentare, disturbi psicotici verrà predisposto l’invio a una struttura più adeguata.
2) Inserimento del paziente nella comunità (4 mesi circa). Le famiglie verranno attivamente coinvolte durante la settimana a vari progetti in comunità, ma la loro permanenza rimane fuori dalla comunità, per garantire al paziente una possibilità di cambiamento al di fuori dell’ambiente familiare, che spesso in questi casi può presentare problematiche di varia natura.
Funzionamento della comunitò:
- al mattino c’è il giro visite con il neuropsichiatra, psicologi e infermiere. In seguito l’attività scolastica con insegnanti che si occupano di rispettare il programma scolastico del soggetto. Questo garantisce inoltre un senso di continuità con la vita fuori la comunità.
-pranzo dei pazienti insieme agli psicologi, i quali si occupano di garantire un clima di serenità durante questo momento critico e di far rispettare le regole stabilite dal neuropsichiatra e la dietista (es durata, terminare i pasti ecc)
- il pomeriggio è dedicato ad attività ludico-ricreative e/o attività a carattere psicologico. Queste ultime comprendono: colloqui individuali a carattere psicodinamico con lo psicoterapeuta (2 volte a settimana), prevalentemente a carattere supportivo-espressivo, per rafforzare l’io della persona e facilitare così il confronto con tematiche dolorose; 1 gruppo pazienti a settimana, con lo scopo di favorire i processi di gruppo, la coesione durante questo periodo difficile, la condivisione di stati emotivi; colloqui familiari con e senza il paziente (1 volta a settimana ciascuno), con lo scopo di migliorare i rapporti familiari; gruppi genitori (1 volta a settimana), con l’obiettivo di facilitare la condivisione e il confronto tra i genitori dei pazienti.
2 volte a settimana riunione d’equipe tra gli operatori per discutere dell’andamento invdividuale e generale.
- cena, seconda le stesse modalità del pasto
-la notte i pazienti dormono in comunità e non possono essere presenti i genitori
I week-end vengono lasciati liberi ai pazienti per poter svolgere i loro interessi, anche in presenza dei genitori. Possono lasciare la comunità coi genitori solo quei pazienti a cui viene concesso il permesso. I permessi vengono concessi in maniera graduale, sotto valutazione del neuropsichiatra e a seconda del progressivo miglioramento psicologico, per favorire un progressivo rientro del paziente nella vita quotidiana. Vengono inoltre predisposte visite periodiche all’ospedale per esami biologici.
3) Dimissioni del paziente e disposizioni ulteriori. A seconda del livello del paziente verrà predisposto un intervento individualizzato, compresa la famiglia. In particolare, se il paziente risulta manifestare sintomi residuali o problematiche di vario livello (anche a livello familiare) verrà predisposto l’invio a teraputa individuale o familiare
Valutazione: la valutazione, attuata a vari livelli, riguarda specificatamente il livello di funzionamento del paziente.
Ex ante e ex post: somministrazione di questionari sulle condotte alimentari (EDI 3), all’inizio e al termine del periodo di ricovero.
In itinere: valutazione mediante osservazione da parte del personale, a livello individuale, di gruppo e familiare.
RISORSE UMANE: 3 psicologi (a turnazione), 1 neuropsichiatra, 1 infermiere, 3 educatori, 5 insegnanti, volontari per le attività ludiche, eventuale contatto con assistente sociale.
RISORSE MATERIALI: funzionamento struttura (es pasti, pulizie ecc), materiale attività
RISCHI: scarsa partecipazione della famiglia, emergere di sintomatologia più grave
COSTI, per 5 mesi:
Risorse umane: 80 000 euro
Risorse materiali: 30 000 euro
Totale: 110 000 euro. Circa 250 000 annui
probabilmente ho sbagliato a farlo troppo specifico e mi sarei dovuto concentrare solo sulle attività psicologiche
Cosa si intende quando, per lo svolgimento di un caso clinico, ci viene chiesto questo: "la classificazione ed il modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica"?
però non ne sono sicuro..
per i meccanismi potresti accennare a una comprensione psicodinamica. credo tu stia parlando del caso con dei sintomi paranoidi:potresti mettere la proiezione. oppure non usi nessun modello teorico e semplicemente associ le varie manifestazioni tra loro
c'è qualcuno dell'indirizzo sperimentale/neuroscienze che sta preparando dei progetti di ricerca per la seconda prova? o dei progetti di intervento nell'ambito neuropsicologico?
Non mi pare di aver letto di deliri..
Il caso è il seguente:
"Giovanni ha 35 anni e lavora come magazziniere in un’azienda di modeste dimensioni. Da circa 4
mesi presenta una sintomatologia caratterizzata da caduta del tono dell’umore, disturbi del sonno,
apatia, calo del desiderio sessuale, chiusura sociale, difficoltà di concentrazione ed ansia. Si è già
rivolto al medico curante che gli ha prescritto una terapia antidepressiva (SSRI) ma, insoddisfatto
degli esiti del trattamento, ricerca ed individua in maniera autonoma uno psicologo a cui rivolgersi.
Giovanni si presenta al primo appuntamento presso lo studio privato in leggero anticipo e si
mostra da subito estremamente angosciato. Riferisce di essersi accorto che alcuni colleghi stanno
cercando di screditarlo con dispetti e pettegolezzi al fine di costruire di lui un’immagine deteriorata
dal punto di vista mentale. Ciò ha causato prolungate assenze dal lavoro.
Giovanni inoltre ha portato con sé, come dimostrazione, informazioni scaricate da internet dove
vengono descritte, in maniera dettagliata, alcune vicende professionali che egli denomina “azioni di
mobbing” che riferisce a sé.
Nell’ultimo mese esce di casa raramente e, in particolare, non frequenta più le attività commerciali
del paese in cui risiede perché preoccupato dagli sguardi che gli rivolgono gli avventori delle
medesime.
Giovanni è celibe e ha scelto da tempo di vivere da solo e in modo autonomo, seppure in un
appartamento nello stesso condominio in cui risiedono i genitori e le due sorelle maggiori."
Da 4 mesi riporta sintomi di una depressione, ma non è specificato da quanto tempo ha questi pensieri di tipo paranoide.
i deliri sono le paranoie verso i colleghi (inoltre non esce più di casa da 1 mese), ovviamente da approfondire x vedere se sono giustificate o appunto frutto di deliri (non bizzarri). dice di essersi accorto, perciò implica che non sono presenti da tanto; ovviamente anche questo da approfondire per vedere se l'ideazione paranoide è presente da tempo.
perciò, secondo me, c'è la depressione e in più sono emersi deliri. se i deliri sono legati all'umore per me la diagnosi è dis depressivo con manifestazioni psicotiche
con questa diagnosi risulta anche 'semplice' una possibile spiegazione della sintomatologia: stati depressivi e angosciosi espulsi mediante proiezione
Un altro caso su cui batto la testa da parecchio è questo (Giugno 2008):
"Il/la candidato/a indichi i temi e le aree di approfondimento che tratterebbe nel corso di una serie di
colloqui psicodiagnostici finalizzati all'esame del caso descritto di seguito, motivando l'utilizzo di eventuali
test pSicologici e formulando un'ipotesi diagnostica.
C. di 56 anni si rivolge ad uno psicologo clinico su indicazione del medico di medicina generale, al quale si
è rivolto in un momento di profonda crisi personale, che gli ha prescritto una terapia farmacologica con
dosaggio minimo.
Nel corso del colloquio dice di non farcela più, di aver paura di tutto, di non uscire di casa da alcuni mesi,
di non riuscire più a guidare per il timore di far del male a se stesso o agli altri, e di sentire che il mondo gli
crolla addosso. Recentemente, ha dovuto chiudere la sua attività lavorativa di artigiano, sia per aver
maturato la pensione minima che per problemi di salute, in seguito ad alcuni interventi chirurgici per
peritonite prima e un cancro alla pelle dopo. Della stessa forma tumorale era morto il padre, 25 anni fa,
uno zio paterno e la nonna paterna. Dopo la repentina morte del padre, la madre è caduta in uno stato di
sconforto da cui non si è più ripresa e C. è terrorizzato di fare la stessa fine del padre o della madre.
Racconta di essersi sposato nel 1985 con A., già incinta, e di essere rimasto a vivere con lei nella stessa
casa con la madre, dato che la sorella si era sposata alcuni anni prima. Per vent'anni circa la madre ha
avuto bisogno di assistenza continua finché è stato costretto ad inserirla in una casa di riposo, con notevoli
sensi di colpa. La figlia V. ora ha 22 anni, lavora ed è fidanzata e si prospetta una sua uscita di casa.
Durante tutto il colloquio non riesce a stare seduto, cammina per la stanza, battendo lievemente la testa
sulla scrivania e riferisce che il giorno prima si era recato al Pronto Soccorso in preda ad idee suicidarie."
In grassetto ho messo le parti che, secondo me, sono da capire bene..
Allora, inizialmente sembrerebbe un caso di fobia specifica (di aver paura di tutto, di non uscire di casa da alcuni mesi,
di non riuscire più a guidare per il timore di far del male a se stesso o agli altri).
Poi però c'è l'aspetto della patologia che mi farebbe pensare ad una somatizzazione ed il fatto che la stessa forma tumorale si sia presentata anche nel padre, nello zio paterno e nella nonna paterna deve avere un senso.. ma quale?
Infine c'è tutto il linguaggio non verbale che mi mette in allarme.
E l'ideazione suicidiaria mi farebbe pensare ad una depressione maggiore divenuta grave quasi sul versante psicotico..
AIUTO!!
basandosi solo sugli apparenti sintomi riportati, definitivamente depressione maggiore, esplicitando di chiarire poi bene la sintomatologia x escludere il crollo psicotico ecc. fobia specifica no perchè dice di aver paura di tutto; il far del male agli altri lo vedo come corollario dell'ideazione suicidaria; no attacco di panico perchè la paura non è relativa agli attacchi; no somatizzazione perchè c'è ansia senza i sintomi somatici; x la questione del tumore potresti semplicemente indicare di svolgere accertamenti medici x escluderne l'influenza sul piano psicologico.
ricorda che la depressione può esser anche con sintomi ansiogeni e inoltre un criterio è rallentamento o agitazione psicomotoria, e in questo caso quest'ultima ci sta tutta!
ovviamente mie considerazioni!
Grazie mille!
Oggi sono particolarmente rompiscatole, vediamo un po' anche quest'altro caso?
"In relazione al seguente caso descrivere le modalità di lavoro per una valutazione del profilo
psicologico e accenni dell'intervento clinico che si considera più indicato.
Luca, 24 anni, si presenta all'appuntamento accompagnato dai genitori. Al momento in cui viene
invitato ad accomodarsi anche i familiari chiedono di entrare per riferire, in particolare la madre,
cosa non ha funzionato nei precedenti incontri svolti con altri psicologi. Attualmente Luca studia
all'università, frequenta come pendolare, ma ha cambiato varie sedi e questo ha comportato
secondo lui un ritardo negli studi. Il padre si rende disponibile ad accompagnarlo perchè lui perda
meno tempo negli spostamenti. La madre è molto impegnata nel suo lavoro ma cerca anche lei di
aiutarlo non caricandolo di altri impegni familiari. Ci sono altre due sorelle e la madre si rivolge
preferibilmente a loro che sono anche più grandi e indipendenti. Luca riferisce molti pensieri in
relazione ai compagni del liceo che stanno ormai per concludere gli studi universitari mentre per lui
è difficile individuare uno scopo. Ha dato di recente un esame molto importante e adesso sente
una maggiore ansia e si trova spesso assorto nel pensare al futuro; pensa a quali altre difficoltà
potranno esserci ma poi aggiunge che il ritardo negli studi può in compenso avergli fatto acquisire
molta maturità. Quando studia si isola. In generale frequenta pochi coetanei e non ha altri interessi
tranne un hobby nel campo del collezionismo, interesse che condivide con un suo familiare. I
precedenti contatti, avuti negli ultimi tre anni, con psicologi li ha sempre interrotti per sua scelta,
un po' perchè si sente incapace di fare delle analisi profonde di sé e un po' perchè non nasconde
che vorrebbe farcela da solo."
Innanzitutto, non viene richiesta una diagnosi.. quindi non ne facciamo proprio accenno?
Poi, inizialmente ho pensato che questo povero ragazzo non avesse proprio nulla.. ma che il problema fosse della madre (lo penso ancora ora!).
Però, rileggendo bene, mi è balzata agli occhi una medesima modalità di azione: ha cambiato spesso sede universitaria così come ha cambiato spesso psicologo.
Siccome la traccia non chiede di esprimere un'ipotesi diagnostica, io non azzardo nessuna diagnosi e dico solo che sarebbe opportuno sondare quest'aspetto?
Inoltre, indagherei sulle modalità relazionali all'interno della famiglia e sul processo di individuazione-separazione, in quanto, all'apparenza, questo nucleo familiare sembra invischiato..
Un altro aspetto da indagare è l'isolamento: perchè ha pochi amici coetanei? Perchè ha un solo hobby (come mai proprio il collezionismo?), per giunta condiviso con un familiare? Chi è il familiare?
Sonderei poi, nello specifico, sulla relazione con la madre e sul modo in cui lui vive il loro rapporto (apparentemente intrusivo).
Ed un'altra area da analizzare sarebbe quella delle relazioni sentimentali.
Proporrei la somministrazione di SCID e MMPI, in modo da avere un quadro completo relativo alla personalità.
Non riscontrando alcuna motivazione intrinseca alla terapia, non saprei cosa consigliare, soprattutto considerando gli abbandoni terapeutici dei precedenti 3 anni.
Però, consiglierei una terapia di tipo espressivo, ad approccio sistemico-relazionale per coinvolgere tutta la famiglia.
io ho fatto così
Per considerazioni di ordine diagnostico si farà riferimento al manuale diagnostico e statistico dei diturbi mentali, quarta versione.
Le informazioni riportate risultano insufficienti per una valutazione completa del caso e sarebbe perciò utile stabilire ulteriori incontri individuali con l’utente per approfondire le tematiche emerse e acquisire ulteriori informazioni. La valutazione del profilo psicologico richiede infatti un’analisi approfondita e ampia.
Il fatto che l’utente venga accompagnato dai genitori al colloquio, oltre all’aver avuto altre esperienze di percorsi terapeutici, suggerisce l’approfondimento della tematica motivazionale al trattamento, in quanto questa potrebbe risultare estrinseca. Dal primo colloquio inoltre emerge che i genitori chiedono di riferire allo psicologo sul passato del figlio, indicando la possibilità di un legame genitoriale molto intenso e fusionale. Sarebbe perciò utile approfondire la storia personale del soggetto e in particolare il suo rapporto con le figure genitoriali.
L’indagine anamnestica potrebbe inoltre focalizzarsi sull’approfondimento della sfera sociale e affettiva, la presenza e gravità di possibili sintomi, i passati percorsi terapeutici.
Il cliente sembra lamentare come principale un’ansia generale relativa all’università e al futuro, nonché la preoccupazione di individuare uno scopo. Sembrerebbe perciò opportuno indagare ulteriormente le caratteristiche di queste preoccupazioni, il livello di gravità dell’ansia, il suo esordio e eventuali fattori antecedenti. Per le finalità diagnostiche potrebbe essere perciò presa in considerazione la macrocategoria dei disturbi ansiosi, chiedendo inoltre informazioni per poter escludere un eventuale uso di sostanze.
Potrebbe essere utile approfondire le tematiche riguardanti le difficoltà nel percorso universitario, evidenziate anche dal ritardo presente per aver cambiato sedi o corsi di studio. Questo potrebbe essere utile per indagare l’eventuale presenza di difficoltà a concentrarsi, mancanza di energia, problemi del sonno o mancanza di piacere per le attività che svolge e avere così informazioni su un possibile quadro depressivo. Sembrerebbe possibile, dalle informazioni riportate, poter escludere un disturbo psicotico in quanto il funzionamento generale del soggetto non risulta gravemente compromesso, in particolare in relazione a sintomatologia positiva e negativa. Tuttavia, un’analisi dettagliata relativa alla presenza di questi sintomi risulterebbe utile per escludere questa tipologia di disturbi con maggiore probabilità. Per gli scopi diagnostici dei disturbi clinici dell’asse 1 del dsm potrebbe risultare utile utilizzare l’intervista semistrutturata del dsm (SCID). Per una valutazione più completa, data la giovane età dell’utente, potrebbe essere utilizzata anche la SCID 2, per l’indagine dei disturbi di personalità. Il fatto che abbia pochi amici e interessi potrebbe infatti essere indicativo di un disturbo schizoide. Inoltre, il ritardo negli studi potrebbe esser dovuto a un eccessivo perfezionismo e rigidità che influisce sul suo rendimento, potendo indicare un possibile disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. Il carattere ossessivo del soggetto potrebbe essere anche evidenziato dal suo hobby per il collezionismo.
A seconda da quanto emerso dall’analisi dettagliata dei sintomi ed eventuali ipotesi diagnostiche, potrebbero essere utilizzati successivamente dei test dimensionali per la valutazione della gravità della sintomatologia, come l’hamilton rating scale for anxiety, nel caso dell’ansia.
Per ottenere una valutazione analitica, che coinvolga anche la personalità del soggetto, sarebbe utile utilizzare l’MMPI.
La decisione sulle caratteristiche di un possibile intervento terapeutico, nel caso risultasse necessario, dovrebbe essere basate sugli approfondimenti emersi dall’indagine svolta, come ad esempio il tipo di disturbo presente. Il fatto che il soggetto riferisca un’incapacità di fare analisi profonde potrebbe suggerire l’utilità di un intervento di tipo supportivo individuale, con la finalità di rafforzare le capacità presenti nel paziente e migliorare la tolleranza di eventuali stati ansiogeni. L’intervento supportivo potrebbe risultare anche fruttuoso per rafforzare la motivazione del paziente al percorso terapeutico. Si potrebbe inoltre prendere in considerazione la possibilità di un intervento familiare, in un’ottica sistemico-relazionale, dopo aver approfondito questa possibilità con il soggetto e i genitori.
Al termine della valutazione globale attuata e in considerazione del miglior intervento ipotizzato, si predispone l’invio del soggetto da uno psicoterapeuta qualificato.
una specifica diagnosi non la metterei, ma suggerirei d'indagarne varie, elencando le macrocategorie.
una cosa che mi sono dimenticato di scrivere è lavorare sull'alleanza terapeutica, visti i passati.
comunque questo è un caso così generale che va bene tutto x me..
il problema relativo al caso precedente è invece, visto che non è chiesto, d'indicare o meno l'intervento terapeutico
UAU!!!
Perfetto.. non arriverò mai a tanto! :sbonk:
Complimenti.