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Citazione:
Ikaro io potrei fare un corso di counselling di 3 anni e scrivere sulla porta del mio studio "counsellor" anzichè assistente sociale.....per indicare che sono ANCHE counsellor!
Lo so, anche Silvia Rocca può scrivere psicanalisi sul suo sito, ma ti sembra una psicanalista? silvia rocca, psicologia, seduzione, sessualità, erotismo :P
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forse psicanalista perchè riesce a togliere le varie inibizioni sessuali:asd:
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vabbè cmq mica posso scrivere pedagogista sulla mia targhetta se non lo sono?quindi una regolamentazione credo che ci sia.......su internet sappiamo che tutto è ammesso....senza alcun limite ahimè....
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Originalmente inviato da
Zuccherina
beh ad es. se si tratta di affidare un bambino extracomunitario ad una famiglia per un periodo temporaneo un counsellor sociale può spiegare alla famiglia la cultura di provenienza del minore per trovare il modo di non urtare la sua sensibilità......detto terra terra...
oppure
la scuola può rivolgersi ad un counsellor pedagogico per la progettazione di un laboratorio per bambini con difficoltà di socializzazione!
bastano?
Forse non mi sono spiegato
Ripeto la domanda:cosa può fare il counselor che non possa fare uno psicologo o una professione già esistente tipo assistente sociale ecc ecc?
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Originalmente inviato da
Zuccherina
si infatti.....ma io come professionista sono libera di specializzarmi meglio nel mio campo e quindi sono libera di farmi un corso di counsellor di 3 anni...
Ps: come ho già detto in diversi post precedenti il counsellor è già un laureato in materie umanistiche che vuole ulteriormente specializzarsi e che sono contraria al fatto che vengano aperti anche a chi ha la licenza media o diploma!
relatà per cortesia, realtà, in Italia il counselor non ha bisogno di laurea
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Caro IT Modeler, siccome mi sembri la persona giusta (e presumo anagraficamente più vicina a me) chiedo a te questa indicazione. Mi occupo di famiglie adottive da tempo. Mi sono laureata in lingue nei lontani anni '90 e di recente in psicologia dello sviluppo (triennale). Mi sarebbe utile un corso di counseling serio, ad impostazione rogersiana. Premetto che sarebbe solo un modo per approfondire le conoscenze sulla relazione. Sai mica dove potrei rivolgermi? Abito in Toscana.
Scusa la modalità diretta della mia richiesta, ma sono anche le 3 di notte...
Grazie per la tua attenzione.
:mano:
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IT_Modeler
Curiosa impostazione già utilizzata da alcuni partecipanti prima di Peter:
"non bisogna guardare al caso singolo" --> quindi a quello generale...e per la miseria (come direbbe A. Pappalardo) quale sarà il caso generale??
A, allora, mi piomba uno/a in studio e io non so neppure di chi si tratta e di che (ameno in termini generali e vaghi) si tratta??
E, quindi, non mi prendo lo spazio e il tempo di considerare e valutare, ma incominciamo subito ad affrontare il problema...ad attaccare il problema (perchè così sembrerebbe che il Counselor è un gioco in cui si ha a che fare ingenuamente con un problema) e, poi, questo(/a) Counselor capisce, dopo 2 mesi(!), che non era di sua competenza??!
Però, concordo con la seguente:
Hai ragione: Il Counselor, ma anche lo Psicologo e non solo lo Psicoterapeuta dovrebbero operare nella relazione d'aiuto, ciascuno al suo livello, con più di 3 anni di scuola (Ti riferisci a una scuola di specializzazione?), secondo me, aggiungerei almeno tre di specializzazione...e niente altro?
Quali competenze deve avere? Competenze e non studi eseguiti, chè questo vale per tutte e tre le figure e non solo per i Counselor (stavolta sì, tutti i Counselor).
Io ho dichiarato i miei studi, la mia attività attuale e la mia esperienza, ma...ecco, appunto, di coloro che stanno scrivendo chi ha anni di esperienza di Counseling alle spalle e ha continuato a studiare e a far evolvere la propria professione...questo per dichiarare che la professione, secondo me, insieme alla professionalità, in un campo così difficile, devono poter proseguire in una formazione continua, per me ormai imprescindibile (e anche per i clienti, sempre più informati).
Il "senso pratico", si acquisice con gli anni di esperienza e non con gli studi frequentati. A parte l'etica, che ho ampiamente affermato.
Ma...ricordate che mi ha detto quel sedicente "coach" ipnologo: "Non si può interrompere un rapporto con un cliente per non sconfinare nella psicoterapia, se è già cominciato da mesi!" - Compreso, ragazzi??
C'è chi comincia un rapporto con minima formazione e minima esperienza, già sapendo che potrà durare mesi e, secondo me, augurandosi che durerà mesi, in modo da creare un rapporto simile a quello della psicoterapia!
E' tutt'altro orientamento dal mio e da quello di molti altri Counselor (e quello non è neppure Counselor).
Non si tratta di conoscere il concetto di "struttura" (e non conoscere Carl Rogers), ma di convenienza, brutale convenienza e freddo opportunismo.
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Originalmente inviato da
ikaro78
Piantala di dire cazzate, queste cose le svolgono già gli ASSISTENTI SOCIALI, i PEDAGOGISTI e gli EDUCATORI, non c'era bisogna di inventarsi una nuove professione, punto.
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
si infatti.....ma io come professionista sono libera di specializzarmi meglio nel mio campo e quindi sono libera di farmi un corso di counsellor di 3 anni...
Ps: come ho già detto in diversi post precedenti il counsellor è già un laureato in materie umanistiche che vuole ulteriormente specializzarsi e che sono contraria al fatto che vengano aperti anche a chi ha la licenza media o diploma!
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Originalmente inviato da
ikaro78
Oh, finalmente ci siamo arrivati al punto, è una professione inesistente!
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Ikaro io potrei fare un corso di counselling di 3 anni e scrivere sulla porta del mio studio "counsellor" anzichè assistente sociale.....per indicare che sono ANCHE counsellor!
ma il punto è: se come assistente sociale (o come psicologo) puoi fare GIA' quelle cose, a che serve spendere migliaia di euro per un corso che dura tre anni?
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
evidentemente segue la scuola di Lacan perché c'è scritto psicAnalisi (senza la "o") :asd:
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Citazione:
evidentemente segue la scuola di Lacan perché c'è scritto psicAnalisi (senza la "o") :asd:
Buona questa... :asd: Anche se la scuola di Lacan è di "psychanalyse" (in francese non si mette la "o"!!), la colpa quindi è di qualche sfortunato traduttore... :approved:
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io sinceramente la vedo come una possibilità in più...senz'altro fa punteggio nel curriculum...!Visto che all'università (come ben sapete) ci riempiono di cose teoriche.....almeno qui potremmo in linea di principio "investire" molto di più sulla relazione per colmare le lacune universitarie!E' come qualcuno che si vuole specializzare in un determinmato settore facendo un master poichè a livello di concorsi si è più agevolati e si ha una formazione più mirata!
Ps: nessuno mi obbliga a farlo poichè da un punto di vista legale già posso ma dipende dalla coscienza personale di ognuno!
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Originalmente inviato da
Zuccherina
io sinceramente la vedo come una possibilità in più...senz'altro fa punteggio nel curriculum...!Visto che all'università (come ben sapete) ci riempiono di cose teoriche.....almeno qui potremmo in linea di principio "investire" molto di più sulla relazione per colmare le lacune universitarie!E' come qualcuno che si vuole specializzare in un determinmato settore facendo un master poichè a livello di concorsi si è più agevolati e si ha una formazione più mirata!
Ps: nessuno mi obbliga a farlo poichè da un punto di vista legale già posso ma dipende dalla coscienza personale di ognuno!
ri-ripeto la domanda che sembra non venire colta:cosa può fare il counselor che non possa fare uno psicologo o una professione già esistente tipo assistente sociale ecc ecc?
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il discorso va tutto sulla relazione....potremmo (in modo superficiale) dire che il counsellor è "più preparato" a gestire la relazione con il cliente rispetto un semplice laureato....non si tratta di competenze diverse ma "migliorate", "potenziate"....Peter pan se non sei soddisfatto non so che dirti!
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Originalmente inviato da
Zuccherina
il discorso va tutto sulla relazione....potremmo (in modo superficiale) dire che il counsellor è "più preparato" a gestire la relazione con il cliente rispetto un semplice laureato....non si tratta di competenze diverse ma "migliorate", "potenziate"....Peter pan se non sei soddisfatto non so che dirti!
Su cosa basi questa tua affermazione?
Chiaramente non mi soddisfa e data la spiegazione spero che non soddisfi nenche te. Giustificare la nascita di una professione per questi motivi.....mah?Domanda stupida: non si faceva prima a prendere un laureato di psicologia (che già a una bella formazione teorica) e fargli fare due settimane in più allora?
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guarda che investire sulla relazione è importantissimo e per quanto lo psicologo abbia fondamentali informazioni teoriche è comunque necessario un approfondimento sulla relazione che due settimane in più non può assicurare.....sono necessari anni!
Ps: allora non sarebbero necessari tutti questi master e masterelli poichè già si è nella condizione di farlo!
Ripeto: non è un OBBLIGO ma un arricchimento in più.....
Io come assistente sociale che esce dall'università....per quanto abbia studiato materie fondamentali........non ritengo di essere in grado di gestire la relazione con l'utente....sicuramente occorrerà esperienza ma su un corso di counselling comunque non ci "sputerei sopra"!
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Originalmente inviato da
svetlana96
Caro IT Modeler, siccome mi sembri la persona giusta (e presumo anagraficamente più vicina a me) chiedo a te questa indicazione. Mi occupo di famiglie adottive da tempo. Mi sono laureata in lingue nei lontani anni '90 e di recente in psicologia dello sviluppo (triennale). Mi sarebbe utile un corso di counseling serio, ad impostazione rogersiana. Premetto che sarebbe solo un modo per approfondire le conoscenze sulla relazione. Sai mica dove potrei rivolgermi? Abito in Toscana.
Scusa la modalità diretta della mia richiesta, ma sono anche le 3 di notte...
Grazie per la tua attenzione.
:mano:
Svet,
io ho frequentato un Corso di Counseling integrato (Rogers, AT e Gestalt), però ho approfondito in particolare i primi due.
L'approccio rogersiano è l'orientamento fondante per il Counseling, perchè, semplicemente contiene i principi informatori del Counseling.
Conosco una persona che ha seguito un Corso triennale di rogersiano puro, non ricordo se in Lombardia o Toscana. La ri-contatto e Ti scrivo in pvt.
Ciao,
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Originalmente inviato da
Zuccherina
guarda che investire sulla relazione è importantissimo e per quanto lo psicologo abbia fondamentali informazioni teoriche è comunque necessario un approfondimento sulla relazione che due settimane in più non può assicurare.....sono necessari anni!
in effetti ci sono circa 1600 ore di tirocinio tra il pre e il post laurea. Più 500 ore circa in totale per le specializzazioni in psicoterapia in cui puoi fare tanta pratica.
Ovviamente anche dopo un corso di counseling devi "fare pratica" quindi si tratta solo di rimandare e pasare altri 3 anni a studiare.
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Svet,
io ho frequentato un Corso di Counseling integrato (Rogers, AT e Gestalt), però ho approfondito in particolare i primi due.
L'approccio rogersiano è l'orientamento fondante per il Counseling, perchè, semplicemente contiene i principi informatori del Counseling.
Conosco una persona che ha seguito un Corso triennale di rogersiano puro, non ricordo se in Lombardia o Toscana. La ri-contatto e Ti scrivo in pvt.
Ciao,
a mio parere, l'approccio rogersiano, come in generale tutte le scuole del modello umanistico-esistenziale, si presta molto bene ad essere ibridato con il conseling perché da importanza alla relazione, all'empatia, al contatto umano...ma questo solo in apparenza perché in realtà, alla teoria di Rogers (così come tutti gli approcci fenomenologico-esisitenziali) sottende un modello teorico ben preciso che richiede conoscenze psicologiche approfondite e non è dunque sufficiente "mostrare empatia" come può sembrare all'occhio di un profano. Sarebbe troppo semplice: "il cliente sta male, gli dò empatia, e starà meglio"....invece non è così semplice.
Secondo me, puoi decidere di "rifiutare" le etichette diagnostiche, ma solo DOPO averle studiate per bene, quindi lo puoi fare consapevolmente, e non perché non le conosci...altrimenti c'è il rischio di non vedere la realtà per come è. Questo vale anche per l'empatia: posso decidere di usare un approccio che valorizza l'empatia, ma lo scelgo consapevolmente dopo aver studiato anche tutti gli altri metodi
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mi spiace johnny ma non si tratta solo di empatia....altrim. non ci vorrebbero certo tre anni di studio....ma si tratta di veri e propri interventi mirati....l'empatia è solo un mezzo che può aiutare ma ci sono altre competenze in ballo...e queste si diversificano a seconda del tipo di professionista.......non sto certo escludendo la conoscenze psicologiche...anzi....infatti ritengo che tutte le professioni di aiuto le hanno....per poter fare un intervento professionale secondo la propria disciplina.....ad es. io utilizzerò le mie conoscenze psicologiche per fare l'assistente sociale, non certo lo psicologo, un altro le utilizzerà per fare il pedagogista e via dicendo........
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Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
mi spiace johnny ma non si tratta solo di empatia....altrim. non ci vorrebbero certo tre anni di studio....ma si tratta di veri e propri interventi mirati....l'empatia è solo un mezzo che può aiutare ma ci sono altre competenze in ballo...e queste si diversificano a seconda del tipo di professionista.........
sono pefettamente d'accordo, ma a questo punto la domanda è: gli "interventi" sono "mirati" a cosa, esattamente? (esempi concreti) Perché se sono mirati, si rischia di sconfinare nella clinica. E' sempre qui che si va a finire.
Per il resto, non sono d'accordo nel definire l'empatia un "mezzo", poiché mi risulta che l'empatia sia terapeutica di per sè. Ma ovviamente non è sufficiente solo l'empatia...deve far parte di un "impianto metodologico" (mi si passi il termine, tanto per rendere l'idea) più ampio, che utilizzi anche altre tecniche. Il rischio è che l'approccio rogersiano, a causa delle sue radici filosofiche più che empiriche, si presti ad essere utilizzato da chi non ne ha competenza...tanto per intenderci, non credo che un ragioniere abbia conmpetenze per fare counseling, anche se ha fatto il corsettino di 3 anni dopo il diploma.
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Infatti i corsi di counsellor dovrebbero essere consentiti ai soli laureati(alcuni)!
Personalmente penso che l'empatia non sia terapeutica poichè serve per capire lo stato d'animo del soggetto...è uno strumento di cui farò uso anch'io per capire pienamente una situazione problematica....per poi agire!Non faccio terapia ma "la utilizzo ugualmente"!
Ogni professionista ha la sua metodologia....può servirsi o meno della clinica(dipende anche dal problema)...
Gli interventi possono avere un fine educativo, psicologico, sociale, fisiologico e via dicendo......
I casi concreti li ho enunciati anche se così detti possono sembrare banali...forse a causa della poca esperienza...che mi impedisce di poterli arricchire con particolari adeguati!
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
a mio parere, l'approccio rogersiano, come in generale tutte le scuole del modello umanistico-esistenziale, si presta molto bene ad essere ibridato con il conseling perché da importanza alla relazione, all'empatia, al contatto umano...ma questo solo in apparenza
Non si tratta di "ibridare" il Modello rogersiano "con Il Counseling"...non siamo noi ad avvicinare Rogers al Counseling, è lui che ne ha dato una definizione ben precisa (citata anche dal sottoscritto in questo 3d). E' lui che ci ha avvicinato al Counseling.
Citazione:
perché in realtà, alla teoria di Rogers (così come tutti gli approcci fenomenologico-esisitenziali) sottende un modello teorico ben preciso che richiede conoscenze psicologiche approfondite e non è dunque sufficiente "mostrare empatia" come può sembrare all'occhio di un profano. Sarebbe troppo semplice
Hai ragione! Infatti non si insegna questo nei Corsi di Counseling triennali ad approccio rogersiano, quella che hai descritto è una "teoria ingenua" dell'orientamento rogersiano, tipo autodidatta che acquista un testo di Rogers in libreria senza saperne nulla...non di uno che studia e pratica il Counseling.
Il primo (quello del libro) rimarrà "profano" anche dopo averne letto.
Citazione:
Secondo me, puoi decidere di "rifiutare" le etichette diagnostiche, ma solo DOPO averle studiate per bene, quindi lo puoi fare consapevolmente, e non perché non le conosci...altrimenti c'è il rischio di non vedere la realtà per come è. ----Questo vale anche per l'empatia: posso decidere di usare un approccio che valorizza l'empatia, ma lo scelgo consapevolmente dopo aver studiato anche tutti gli altri metodi
La prima parte del periodo non c'entra con la seconda, almeno io non ne vedo il nesso: il concetto è stato stra-dichiarato...abbiamo capito, secondo alcuni, bisogna saper fare diagnosi per fare il Counselor, OK è un modo di vedere, di concepire il Counseling innestandolo nella psicoterapia senza soluzione di continuità, cosa che non è, almeno in Italia e non può essere, a parte alcuni cialtroni di cui abbiamo parlato, che cioè, non hanno capito ciò che hanno insegnato loro (psicologi e psicoterapeuti). O fanno finta di non aver capito.
La seconda è proprio ciò che si insegna in un Corso di Counseling integrato: certo che puoi usarlo solo dopo averlo conosciuto (non potrebbe essere il contrario!), ma dopo averlo studiato e sperimentato nei suoi diversi aspetti compresi quelli personali. C'è chi si trova bene con l'empatia, ma c'è anche chi ama la provocazione della Gestalt...pensa un po' due estremi agli antipodi!
E questo, stavolta sì, è paragonabile con ciò che acquisice lo psicoterapeuta: sceglie un metodo a volte in modo flessibile, altre in modo molto meno flessibile.
Se ne accorge, se è in grado, chi capita di fronte a lui...ce ne sono molti che invece di implementare un approccio integrato, applicano solo un metodo, il loro metodo con inflessibilità (il contrario della flessibilità).
A me il Counseling, e soprattutto quello integrato, mi ha insegnato la flessibilità (lo diceva lo stesso Rogers, oops...è meglio conoscere un Modello senza citarlo).
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Originalmente inviato da
IT_Modeler
Hai ragione! Infatti non si insegna questo nei Corsi di Counseling triennali ad approccio rogersiano, quella che hai descritto è una "teoria ingenua" dell'orientamento rogersiano, tipo autodidatta che acquista un testo di Rogers in libreria senza saperne nulla...non di uno che studia e pratica il Counseling.
Il primo (quello del libro) rimarrà "profano" anche dopo averne letto.
infatti l'impressione è che nel senso comune si tenda a sottovalutre il conseling: siccome "non si scava in profondità" può far sembrare che non si tratti di un intervento importante.
Il fatto stesso che si parli di "cliente" e non di paziente può indurre queste idee (quando invece sappiamo che il termine "cliente" è stato introdotto da Rogers proprio per sottolineare l'aspetto paritario tra counselor e colui che vi si rivolge, a differenza del paziente che si trova in una posizione asimmetrica....questo però non significa che il cliente non è portatore di una sofferenza, anche se per definizione il counseling si occupa del disagio subclinico)
Citazione:
Zuccherina Personalmente penso che l'empatia non sia terapeutica poichè serve per capire lo stato d'animo del soggetto...è uno strumento di cui farò uso anch'io per capire pienamente una situazione problematica....per poi agire!Non faccio terapia ma "la utilizzo ugualmente"!
personalmente sei libera di pensare ciò che vuoi, ma di fatto, a partitre da Kohut (Psicologia del Sè) l'empatia è considerata una fattore terapeutico.
Difatti è menzionata tra i fattori terapeutici aspecifici (quelli comuni a tutte le psicoterapie indipendentemente dall'approccio).
In altre parole, per il paziente sentirsi compreso in modo empatico e sapere che il terapeuta vede le cose dal suo punto di vista è di per sé terapeutico.
Rogers la riteneva uno dei 3 fattori terapeutici della Terapia centrata sulla persona (insieme alla "accettazione positiva incondizionata" e alla "congruenza")
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Scusa Johnny se è veramente come dici...allora tutte le professioni di aiuto sono terapeutiche poichè hanno come elemento centrale proprio quello dell'empatia!!!
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Scusa Johnny se è veramente come dici...allora tutte le professioni di aiuto sono terapeutiche poichè hanno come elemento centrale proprio quello dell'empatia!!!
no, non ho detto questo. Ho solo precisato che l'empatia non è un "mezzo", ma ha aspetti terapeutici di per sé
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Originalmente inviato da
Johnny
no, non ho detto questo. Ho solo precisato che l'empatia non è un "mezzo", ma ha aspetti terapeutici di per sé
Johnny, tu vuoi dire che a partire dai contributi dello psicologo del sè[B] Heinz [/B]Kouth, che in effetti prese spunto anche dai teorici più puri del Modello delle Relazioni Oggettuali, quali soprattutto, Ronald Fairbairn - primo A. a dare in effetti, importanza al contesto come fattore reale nella strutturazione psichica e, quindi anticipatore della cosidetta Personologia, per molti studiosi del suo particolare pensiero - l'empatia é considerata uno dei cosidetti Fattori comuni aspecifici, di fondamentale importanza all'interno di ogni processo di psicoterapia, indipendentemente dall'orientamento del terapeuta, ad es., analitico, cognitivo, ecc, giusto?
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Johnny, tu vuoi dire che a partire dai contributi dello psicologo del sè[B] Heinz [/B]Kouth, che in effetti prese spunto anche dai teorici più puri del Modello delle Relazioni Oggettuali, quali soprattutto, Ronald Fairbairn - primo A. a dare in effetti, importanza al contesto come fattore reale nella strutturazione psichica e, quindi anticipatore della cosidetta Personologia, per molti studiosi del suo particolare pensiero - l'empatia é considerata uno dei cosidetti Fattori comuni aspecifici, di fondamentale importanza all'interno di ogni processo di psicoterapia, indipendentemente dall'orientamento del terapeuta, ad es., analitico, cognitivo, ecc, giusto?
si :mumble: cioè, è quello che ho detto, non capisco perché ci siano tutti questi fraintendimenti, abbiamo scoperto l'acqua calda...mi pare di aver detto un'ovvietà
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
infatti l'impressione è che nel senso comune si tenda a sottovalutre il conseling: siccome "non si scava in profondità" può far sembrare che non si tratti di un intervento importante.
Appunto: nel senso comune e non nel senso del Counselor professionale.
Hai ragione, è un intervento importante, pur non essendo psicoterapeutico.
Citazione:
Il fatto stesso che si parli di "cliente" e non di paziente può indurre queste idee (quando invece sappiamo che il termine "cliente" è stato introdotto da Rogers proprio per sottolineare l'aspetto paritario tra counselor e colui che vi si rivolge, a differenza del paziente che si trova in una posizione asimmetrica....questo però non significa che il cliente non è portatore di una sofferenza
Abbiamo già discusso all'inizio di questo 3d della differenza tra "sofferenza" e "disagio". Quindi evito di ripetere almeno 3 pagg. di scambi.
E' proprio dall'inizio del 3d che ho voluto usare il termine "cliente", perchè di solito i Counselor-scimmottatori dei terapeuti (oltre a non conoscere Carl Rogers), utilizzano il termine "paziente" (es.:"i miei pazienti", ecc.). Proprio per convincersi ancor più di essere degli psicoterapeuti (di serie B, in tutti i sensi).
Citazione:
anche se per definizione il counseling si occupa del disagio subclinico
Che intendi per "disagio subclinico"? Sul dizionario medico (questo ho trovato sul web) c'è scritto: <<Si dice della malattia che non provoca sintomi o perché è molto lieve o perché si trova in una fase non ancora conclamata>>
Non mi sembra che il Counseling si occupi di questo, se a <<malattia>> sostituiamo patologia.
Citazione:
Rogers riteneva l'empatia uno dei 3 fattori terapeutici della Terapia centrata sulla persona (insieme alla "accettazione positiva incondizionata" e alla "congruenza")
Io, da parte mia, darei peso anche a quest'ultima, ma non meno importante, la congruenza, di cui si parla così poco...come mai??
Eppure ci sono Modelli, come Virginia Satir, che ne hanno mostrato l'enorme validità ed efficacia.
Apprezzo molto le radici teoriche psicodinamiche, ma esistono anche i Modelli in carne e ossa.
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Volevo chiarire un punto: il termine paziente è utilizzato SOLO in ambito medico...pertanto gli altri professionisti che non siano medici DOVREBBERO usare il termine più corretto di utente o cliente!
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
mi pare di aver detto un'ovvietà
Da parte mia il ricorrere al concetto di empatia sta diventando fin troppo un'ovvietà, con conseguenze importanti. Dopo gli entusiasmi kohutiani e rogersiani degli anni '60-'70, sull'empatia come fattore terapeutico si è molto discusso e all'interno delle teorie contemporanee non è più visto in tal senso. D'altronde il modello del deficit è superato.
Saluti
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Volevo chiarire un punto: il termine paziente è utilizzato SOLO in ambito medico...pertanto gli altri professionisti che non siano medici DOVREBBERO usare il termine più corretto di utente o cliente!
La psicoterapia (così come la psicologia clinica) è una specializzazione sanitaria. Pertanto gli specialisti in psicoterapia chiamano la loro utenza ''pazienti''. Come sai, tale specialità è riservata a medici e psicologi con conseguente utilizzo di una terminologia siffatta da tali figure professionali.
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da
gieko
Da parte mia il ricorrere al concetto di empatia sta diventando fin troppo un'ovvietà, con conseguenze importanti. Dopo gli entusiasmi kohutiani e rogersiani degli anni '60-'70, sull'empatia come fattore terapeutico si è molto discusso e all'interno delle teorie contemporanee non è più visto in tal senso. D'altronde il modello del deficit è superato.
Saluti
Scusa gieko, mi sembrerebbe che tu voglia, giustamente, affermare che insieme ad altri strumenti più specifici, anche terapeuti di altri orientamenti dalla psicologia del Sè e dal modello del deficit, la utilizzano, anche al fine della integrazione dei propri ed altrui vissuti, pur non parlando direttamente come fattore primario, in quanto essa é comunque basilare, anche ai fini della cosidetta reverie del terapeuta e relative capacità e possibiltà che essa offre per aiutare il paziente ed il processo terapeutico. Ti vorrei chiedere se volevi intendere qualcosa di simile ed anche il suo risvolto "negativo". E se anche in tal senso essa, non é appunto affatto un'ovvietà.
Grazie
Ciao
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Cara Rosa, dal mio punto di vista l'empatia semplicemente non è un fattore terapeutico, nè primario nè secondario. Secondo me può divenire addirittura un ostacolo al processo terapeutico qualora prenda troppo spazio nella mente di terapeuta e del paziente, distogliendo dai processi di cambiamento strutturale. I modelli che la pongono al centro della propria teorizzazione e ne fanno uno strumento terapeutico presentano, a mio modesto parere, dei problemi epistemologici di non poco conto. E, mi sembra, ci sia poca riflessione su questo punto, tanto che diviene "ovvio".
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L'empatia è un modo di entrare in contatto con l'altro....ma non è l'empatia in sè che fa il professionista(in quanto anche un amico può mostrarsi empatico)ma nella capacità di "distaccarsi dall'altro" quando si ritiene di aver capito fino in fondo le emozioni del proprio cliente.....trovando poi il modo di rispondere alle sue esigenze.... Io lo vedo più come uno strumento che come modello, approccio o quant'altro!
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Originalmente inviato da
gieko
Cara Rosa, dal mio punto di vista l'empatia semplicemente non è un fattore terapeutico, nè primario nè secondario. Secondo me può divenire addirittura un ostacolo al processo terapeutico qualora prenda troppo spazio nella mente di terapeuta e del paziente, distogliendo dai processi di cambiamento strutturale. I modelli che la pongono al centro della propria teorizzazione e ne fanno uno strumento terapeutico presentano, a mio modesto parere, dei problemi epistemologici di non poco conto. E, mi sembra, ci sia poca riflessione su questo punto, tanto che diviene "ovvio".
Grazie per la risposta, mi hai chiarito il dubbio.
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...abbiamo capito, secondo alcuni, bisogna saper fare diagnosi per fare il Counselor, OK è un modo di vedere, di concepire il Counseling innestandolo nella psicoterapia senza soluzione di continuità, cosa che non è, almeno in Italia e non può essere, a parte alcuni cialtroni di cui abbiamo parlato, che cioè, non hanno capito ciò che hanno insegnato loro (psicologi e psicoterapeuti). O fanno finta di non aver capito.
Non ho capito fino in fondo questo passaggio, potresti rispiegarmelo?
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Originalmente inviato da
gieko
I modelli che la pongono al centro della propria teorizzazione e ne fanno uno strumento terapeutico presentano, a mio modesto parere, dei problemi epistemologici di non poco conto. E, mi sembra, ci sia poca riflessione su questo punto, tanto che diviene "ovvio".
che, se non erro, dovrebbe essere una visione dell'empatia simile alla concezione teoria freudiana classica (Einfuhlung in lingua originale, tradotto nelle opere di Freud con il termine "empatia")
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Originalmente inviato da
gieko
I modelli che la pongono al centro della propria teorizzazione e ne fanno uno strumento terapeutico presentano, a mio modesto parere, dei problemi epistemologici di non poco conto.
Problemi epistemologici... tipo?
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Mi riferisco al fatto che le teorie contemporanee bipersonali e relazionali non sono compatibili con il modello dell'empatia quale fattore terapeutico dal momento che implica una psicologia monopersonale.
Le implicazioni teorico-cliniche sono non indifferenti.
Poi c'è chi sceglie consapevolmente di non considerare la riflessione epistemologica come elemento teorico fondativo.
Saluti
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gieko
Mi riferisco al fatto che le teorie contemporanee bipersonali e relazionali
A quali "teorie contemporanee bipersonali" fai riferimento?? Quelle psicoanalitiche bipersonali?
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non sono compatibili con il modello dell'empatia quale fattore terapeutico dal momento che implica una psicologia monopersonale.
Se per "psicologia monopersonale" s'intende il particolare rapporto tra osservatore e osservato, mi sembra che l'empatia è tutt'altra cosa
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Le implicazioni teorico-cliniche sono non indifferenti.
A quali Ti riferisci? Fai un esempio per essere più chiaro.
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Poi c'è chi sceglie consapevolmente di non considerare la riflessione epistemologica come elemento teorico fondativo.
Hai ragione: come lo stesso Carl Rogers decise di fare.
In ogni caso:
1) Quella che chiami "riflessione epistemologica" è, in effetti (cioè davvero) un elemento teorico fondativo? (La mia domanda invita a ulteriori riflessioni e non alla risposta chiusa).
2) Gli elementi fondativi di un modello devono essere unicamente teorici?
2a) Ammesso che la risposta alla 2) sia "Sì", cioè che basti il livello teorico, è corretto che l'unico parametro di riferimento siano le teorie psicoanalitiche?
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IT_Modeler
A quali "teorie contemporanee bipersonali" fai riferimento?? Quelle psicoanalitiche bipersonali?
Non solo: modelli relazionali sono anche quello sistemico ed alcuni orientamenti cognitivisti. Poi personalmente mi riferisco alle correnti psicoanalitiche relazionali.
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Se per "psicologia monopersonale" s'intende il particolare rapporto tra osservatore e osservato, mi sembra che l'empatia è tutt'altra cosa
Intendo modelli che contemplano un modello riparatorio, nei quali i concetti di "empatia" e/o di "esperienza emozionale correttiva" sono centrali, a differenza di modelli basati sulla complessità dove il fattore terapeutico è costituito da perturbazioni strutturali (vedi il riferimento ai sistemi complessi ed alle matematiche del caos).
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IT_Modeler
A quali Ti riferisci? Fai un esempio per essere più chiaro.
Si origina una clinica dell'adattamento e non del cambiamento.
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Hai ragione: come lo stesso Carl Rogers decise di fare.
Immagino scelta dettata da pragmatismo americano tipo "utilizzo ciò che funziona". Ma il discorso diventa autoreferenziale.
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IT_Modeler
In ogni caso:
1) Quella che chiami "riflessione epistemologica" è, in effetti (cioè davvero) un elemento teorico fondativo? (La mia domanda invita a ulteriori riflessioni e non alla risposta chiusa).
Quantomeno dovrebbe essere un momento della teoresi, dove a mio parere non ci si può esimere dalla verifica della posizione scientifica delle proprie idee e dalla valutazione di coerenza interna delle stesse.
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IT_Modeler
2) Gli elementi fondativi di un modello devono essere unicamente teorici?
2a) Ammesso che la risposta alla 2) sia "Sì", cioè che basti il livello teorico, è corretto che l'unico parametro di riferimento siano le teorie psicoanalitiche?
E' chiaro che la costruzione di una teoria scientifica è un procedimento complesso che parte da osservazioni, opera astrazioni, ricerca verifica, si confronta con altri vertici del sapere. Quindi una riflessione epistemologica sulla psicoanalisi, ad esempio, deve confrontarsi con altre teorie.
Saluti
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Gieko mi ha colpito la tua affermazione sulla clinica di adattamento e non del cambiamento......
Secondo me.....l'adattamento(come lo definisci tu....) è già un cambiamento....non si tratta di rattoppare...altrimenti la persona continua a crescere nel suo malessere ma di cambiare la situazione "a sua favore" senza per questo dover incidere sul cambiamento della struttura di personalità!