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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Johnny
allora mi viene un dubbio: il fatto che 20 anni fa quando hanno istituito l'albo degli psicologi non abbiano istituito anche un albo per il counseling non è indicativo del fatto che il counseling è uno degli ambiti della psicologia e che quindi per un intervento di counseling serve una preparazione in psicologia?
Direi di no, anche alla luce del fatto che nel 1989 non si parlava di counseling. Il problema è che, quando il counseling ha cominciato ad avere mercato, si sono dirizzate le antenne a qualcuno... e quale soluzione era migliore se non dire...: "E' roba mia, giù le mani"? Cioè quello che gli psicologi stanno dicendo ai counselor.
Controprova: trovami uno psicologo che parlava di counseling. Risposta: nessuno lo faceva. Perché? Perché l'Ordine se ne è cominciato ad occupare da un punto di vista corporativo nel momento in cui il tessuto sociale ha iniziato ad assorbire le richieste.
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IT_Modeler
Certo che bisogna avere la titolarità formale! Ma conta qualcosa anche la competenza ...
Chiedo scusa, forse mi sono spiegato male io. Intendevo dire: se anche il percorso di formazione in counseling durasse 25 anni e fosse il migliore in assoluto a livello di standard qualitativi, gli psicologi continuerebbero a dire che il counseling è roba loro (ovvero ne vorrebbero la titolarità esclusiva).
Ecco, in questo mi riferivo a "titolarità". Counseling esercitabile solo da chi è psicologo.
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quattrostracci
Mah, qui la questione assume aspetti diversi e - per loro natura - più complessi. Il concetto del "prendersi cura" dell'altro (non "curare", ma "prendersi cura") viene formalizzato in prima battuta dalle tre religioni monoteistiche (nel Corano, nel Nuovo e Vecchio Testamento si fa esplicito riferimento al "prossimo" e alla necessità di prendersi cura del soggetto più debole. Illustri autori (Paolo di Tarso piuttosto che Agostino) arriveranno a dire che la "carità" è, in fondo, la più importante e completa delle Virtù.
A ben riflettere il sacramento della Confessione è il primo tentativo strutturato di talking cure. Il mondo moderno, per sua stessa natura (e per un progressivo allontanamento dal sacro, dal divino, dallo spirituale), si trova di fronte alla necessità di codificare tutto (i codici a barre, la procreazione, gli studi, i cartelli stradali, etc.). Sicuramente la medicina (intesa in senso lato) ha preso piano piano il posto di "titolarità" che fino a quel momento spettava di diritto alla religione.
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allora a questo punto non è più necessaria neanche la medicina e altre scienze, dovremmo tornare all'età della pietra quando si trapanava il cranio per far uscire lo spirito malgno che causava la malattia.
Per guarire da una depressione, per esempio, è sufficiente andare a confessarsi, peché la depressione è il diavolo che sta albergando nel corpo del malato.
La prossima volta che vado dal medico gli chiedo mi fa la visita gratis perché prendersi cura dell'altro è opera di carità
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Wedro-otk
Il counseling è nato in seno alla psicologia.
Utilizza i suoi strumenti, ne rappresenta una pratica.
Verissimo. Così come è vero che la psicologia è nata in seno alla fisiologia e alla filosofia. E allora? Ti sembra che i filosofi denuncino gli psicologi per esercizio abusivo della professione di filosofo? Ovvio che no, visto che poi la psicologia ha preso una sua strada. E perché non dovrebbe farlo anche il counseling?
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
Non è una professione autonoma, almeno non nel nostro contesto sociale.
Questa affermazione è falsa almeno sotto due profili:
a) profilo normativo: nella Legge di ordinamento della professione di psicologo non si parla di counseling
b) profilo giuridico: nessun Tribunale ad oggi ha condannato un counselor per esercizio abusivo della professione respingendo la tesi dell'ordine che counseling = consulenza psicologica
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
In altri paesi lo è
E perché in Italia non dovrebbe esserlo? I costumi sociali cambiano, le leggi pure, la cultura anche. La tua mi pare una visione un po' immobilistica.
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Wedro-otk
Vedi Quattrostracci, non è questione di non avere un Ordine alle spalle, ma quanto di essere fondati e presentabili da un punto di vista scientifico, con un serio corpus di ricerche e buone pratiche, applicabile nel contesto in cui si opera, con specificità professionale.
Il counseling è un intervento scientificamente fondato, e non puoi confondere il "counseling" con i problemi che ha il counseling in Italia a causa della sua non regolamentazione.
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
Ma questo è un problema di chi counselor vuole diventare e vuole accreditarsi presso la società come figura responsabile e autonoma.
Infatti i counselor stanno cercando di organizzarsi. Dategli tempo, gli psicologi c'hanno messo trent'anni a fare l'ordine... e non è vero, come tu dici, che è da ventanni che si parla di regolamentare il counseling, visto che il primo tentativo di regolamentazione risale al luglio del 1999.
Quanto all'essere presentabili, etc.
1) le scuole di formazione ritengono che allo stato attuale la formazione proposta sia adeguata (forse sbagliano, forse no); e sono - nella maggior parte dei casi - quelle stesse scuole che formano anche psicoterapeuti.
2) i criteri formativi hanno una rispondenza con criteri più generali (europei, ad esempio) e dunque non sono autoreferenziali.
3) le associazioni di categoria si stanno organizzando con un loro preciso ed autonomo percorso di accreditamento:
a) esame di valutazione professionale
b) aggiornamento permanente obbligatorio
c) assicurazione professionale obbligatoria
d) rispetto di un codice deontologico
Quando parli di autonomia, credibilità etc. ti faccio presente che l'ordine degli psicologi soddisfa solo due dei punti appena citati (punto a e punto d).
In tutto questo, ciò che ancora manca (e il fatto che manchi, come anche tu hai rilevato, rappresenta un problema perché apre spazi a chiunque senza controllo) è una regolamentazione statale.
Mi ripeto: gli psicologi c'hanno messo quasi trentanni... dategli tempo.
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Johnny
allora a questo punto non è più necessaria neanche la medicima, dovremmo tornare all'età della pietra quando si trapanava il cranio per far uscirelo spirito malgno che causava la malattia.
Per guarire da una depressione, per esempio, è sufficiene andare a confessarsi, peché la depressione è il diavolo che sta albergando nel corpo del malato
Via, dai, non scherzare. Sto semplicemente dicendo due cose:
a) il mondo cambia in continuazione (in meglio o in peggio non lo so, ma cambia)
b) il tema della relazione d'aiuto non è rapportabile ad una sola professione regolamentata.
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Direi di no, anche alla luce del fatto che nel 1989 non si parlava di counseling. Il problema è che, quando il counseling ha cominciato ad avere mercato, si sono dirizzate le antenne a qualcuno... e quale soluzione era migliore se non dire...: "E' roba mia, giù le mani"? Cioè quello che gli psicologi stanno dicendo ai counselor.
Ecco qui uno dei punti salienti, almeno per me: il fatto che il counselling abbia "cominciato ad avere mercato" solo in quest'ultimo decennio non fa minimamente problema? E' quello che ho provato a mettere sul piatto, un bel po' di tempo fa, proprio rispondendo al tuo esempio, quello della signora che si rivolge ad un professionista per organizzare meglio il suo tempo...
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Originalmente inviato da
Johnny
allora mi viene un dubbio: il fatto che 20 anni fa quando hanno istituito l'albo degli psicologi non abbiano istituito anche un albo per il counseling non è indicativo del fatto che il counseling è uno degli ambiti della psicologia e che quindi per un intervento di counseling serve una preparazione in psicologia?
Ma no, che vai a pensare, sarà stata sicuramente una svista :asd: ...
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ikaro78
Ecco qui uno dei punti salienti, almeno per me: il fatto che il counselling abbia "cominciato ad avere mercato" solo in quest'ultimo decennio non fa minimamente problema? E' quello che ho provato a mettere sul piatto, un bel po' di tempo fa, proprio rispondendo al tuo esempio, quello della signora che si rivolge ad un professionista per organizzare meglio il suo tempo...
Ciao, sicuramente l'analisi di questi fenomeni è interessante (ma perché sei l'unico con cui si può fare un discorso serio?) sia sotto il profilo sociale che culturale.
Sarebbe degna di riflessioni approfondite. Vado un po' di corsa perché ho il gruppo di supervisione...:
a) richiesta di interventi più brevi e meno onerosi;
b) crisi di alcuni modelli di intervento;
c) fascino per il "nuovo";
d) maggior divulgazione sul territorio direttamente proporzionale all'emancipazione dei counselor e delle scuole di counseling;
Ciao
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
Ma no, che vai a pensare, sarà stata sicuramente una svista :asd: ...
Caro Wedro, non so quanti anni tu abbia, chi tu sia etc. Posso però dirti che io all'epoca già c'ero (questo da una parte mi lusinga, dall'altra mi invecchia) e ti assicuro che nessuno all'epoca pensava che il counseling fosse una competenza del neo costituito ordine degli psicologi.
Ripeto, gli psicologi si interessano di counseling da quando il counseling inizia ad avere mercato.
Ovvero: beghe corporative.
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Originalmente inviato da
Johnny
Ma a me sinceramente sembra che il riferimento a Rogers e alla Psicologia Umanistica-Esistenziale-Fenomenologica in generale sia una sorta di cavallo di troia che permette di occuparsi di tematiche su cui non si ha la competenza (con ragionamenti del tipo "il paziente non è malato, sta solo soffrendo", "non ha bisogno di cure, ma di sviluppare il vero sè", "non è un paziente ma un cliente, quindi non è di esclusiva degli psicterapeuti", "si tratta di fare una chiacchierata quindi non servono competenze speciali", ecc...).
Si potrebbe ribattere che uno psicologo neo-abilitato non abbia competenza e esperienza per fare counseling (ragionamento che spesso ho letto in questa discussione), ma è un ragionamento che non regge perché se così fosse, anche un medico neo-abilitato non sa fare bene diagnosi e operazioni chirurgiche, ma ciò non consente a altre figure che magari fanno un corso di 2 anni in "medicina pratica di fare le diagnosi e operare.
Anche perché un corso di counseling psicologico ha un senso se uno ha già conoscenze psicologiche, altrimenti è un corso nel vuoto che non ha veramente senso. Come se io facessi un corso di counseling giuridico, ma se prima non so nulla di giurisprudenza che lo faccio a fare?
(...)
Chiedilo a chi va a analizzare le domande di tutti quei non psicologi che si iscrivono ai corsi di counseling, e chiediti a quanti quattrini dovrebbero rinunciare se lo facessero sul serio.
Poveretti, gli prospettano una carriera da para-terapeuta in tre anni e quelli si lanciano nel vuoto, convinti che tutto si giochi su una questione di concorrenza, libero mercato, etc etc... Non hanno la minima idea dei casini a cui vanno incontro, e ancora meno di quelli che provocheranno.
Senza alcuna responsabilità, a parte il codice civile certo... ma c'è una bella differenza tra rischiare di venire radiato da un albo e non doversi porre manco il problema.
Al momento attuale in Italia le cose stanno così. Cambierà in futuro? Forse, e se c'è un buon motivo. Se negli ultimi venti, trent'anni non c'è stata una regolamentazione del counseling come professione autonoma e questo non è avvenuto, beh, è troppo facile gridare alla casta e fare il (poco lusinghiero) paragone con i tassisti incazzati.
Magari sarà piuttosto responsabilità di chi il counseling l'ha voluto così, l'ha spinto e insegnato così, facendolo diventare da pratica professionale psicologica e sociale (mi sembra che anche gli AS qui abbiano avuto da ridire, e direi a ragione) un "mestiere" che possono imparare cani e porci, indipendentemente dalla formazione precedente e senza nessuna garanzia sulla preparazione che viene data, e nemmeno sull'eventuale tirocinio.
Certo risulta comprensibile se quel migliaio (? sarà...) di counselor in Toscana se ne stanno zitti. Sanno benissimo di essere abusivi. E d'altro canto se specificassero la pratica del counseling all'interno della propria professione, invece che inventarsene una "nuova", non credo proprio che gli arriverebbero le denunce.
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_daimon_
Permettimi allora di suggerirti di adottare, almeno temporaneamente, una posizione percettiva diversa, spoglia magari dell'abito mentale del tuo orientamento e in omaggio al principio di flessibilità che hai citato.
Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.
Il compito del professionista, nel caso riportato, consiste nell'esplicitare la disponibilità della risorsa già utilizzata dal cliente (le emozioni che prova a casa) nella situazione immediata in cui sperimenta il disagio (una successione di mancate vendite).
In tal modo, immerso nella situazione, potrà immediatamente pensare "Al diavolo la vendita, non sarà certamente questa piccolezza a farmi scoraggiare" o addirittura accorgersi successivamente che non ci è più rimasto male.
La direzione della generalizzazione può comunque essere verificata dal professionista nel corso della relazione di aiuto.
Capisco il tuo tentativo di portare la questione su un livello teorico. Le relazioni di aiuto sono comunque più un'arte che una scienza.
Il livello teorico cambia e non è preso in considerazione da tutti gli orientamenti.
Se ad esempio avessimo avuto questa discussione quarant'anni fa, probabilmente avresti portato avanti a supporto della tua posizione il tuo orientamento teorico del periodo, completamente diverso, e l'avresti pure potuto difendere a spada tratta.
Perchè un modello teorico della psiche non può spiegare nella sua interezza la variegata ricchezza del comportamento umano.
Se a ciò si aggiunge l'impredicibilità della risposta di un sistema autonomo alle perturbazioni dell'ambiente o dell'operatore di aiuto, si capisce che nel contesto pratico le teorie devono far posto alle abilità percettive, di relazione e di intervento dell'operatore, che può così verificare in tempo reale le risposte del soggetto.
Primo perchè è una questione che riguarda il confronto tra i diversi orientamenti in psicoterapia, che esula da questo 3D.
Secondo, perchè da un altro punto di vista, si potrebbe altrettanto dire che non è etico non tenere in considerazione i bisogni immediati della situazione che vive il soggetto, e trattenerlo per molto tempo senza magari soddisfare quei bisogni che scaturivano dalla domanda di aiuto.
E quindi è un discorso soggettivo.
Arte :tajo: ?
Le teorie devono "far posto" addirittura alle abilità percettive dell'operatore?
Semmai direi che senza un valido supporto delle teorie è impossibile analizzare la domanda che si palesa nella situazione, e senza quella anche l'analisi dei bisogni va a farsi friggere.
Le caratteristiche individuali dell'operatore contano, ma non devono proprio fare posto a niente. Non è una gara tra due modalità d'intervenire, sono due aspetti dello stesso intervento e metterli contro (o l'uno o l'altro) invece che integrarli è il primo passo verso un misero disastro.
Ma come si fa a postulare una professione seria con delle premesse del genere?
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
Arte :tajo: ?
Mi sembra che tu abbia una comprensione ristretta del termine.
Ti cito una definizione presa da un dizionario:
"Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un'applicazione pratica nel campo di una professione o un mestiere (arte medica, etc)"
E a parte il significato proprio, non hai mai sentito parlare di parole usate in senso metaforico ?
Citazione:
Le teorie devono "far posto" addirittura alle abilità percettive dell'operatore?
No. Per fare altro puoi metterti anche una benda agli occhi e due tappi nelle orecchie, ma non per fare lo psicoterapeuta (mi sembra che anche lo psicoanalista oggi stia attento alle reazioni del paziente).
Citazione:
Ma come si fa a postulare una professione seria con delle premesse del genere?
Su queste premesse si basa il lavoro di Milton Erickson. Se non ti sembra serio posso solo dirti di ampliare le tue conoscenze prima di fare affermazioni di questo tipo.
In ogni caso il modo in cui ti poni, usando l'ironia e saltando a conclusioni senza cercare prima una chiarificazione dei concetti espressi dai tuoi interlocutori, non mi sembra appropriato per un professionista della "salute mentale" (tra virgolette, per evitare risposte emotive).
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Permettimi allora di suggerirti di adottare, almeno temporaneamente, una posizione percettiva diversa, spoglia magari dell'abito mentale del tuo orientamento e in omaggio al principio di flessibilità che hai citato.
Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.
Se adotto la tua ottica teorica (perchè, checchè ne diciate, c'è un certo tipo di visione dell'essere umano sottesa a quanto descrivi) tutto quadra, non c'è dubbio.
Ma dal mio punto di vista non posso non considerare l'inconscio, perchè sappiamo benissimo tutti che è un altro livello a cui opera l'essere umano e che è sempre operante. E allora dobbiamo aggiungere almeno un altro ordine di considerazioni.
Chiederei a te di fare altrettanto considerando il mio punto di vista.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Il compito del professionista, nel caso riportato, consiste nell'esplicitare la disponibilità della risorsa già utilizzata dal cliente (le emozioni che prova a casa) nella situazione immediata in cui sperimenta il disagio (una successione di mancate vendite).
In tal modo, immerso nella situazione, potrà immediatamente pensare "Al diavolo la vendita, non sarà certamente questa piccolezza a farmi scoraggiare" o addirittura accorgersi successivamente che non ci è più rimasto male.
La direzione della generalizzazione può comunque essere verificata dal professionista nel corso della relazione di aiuto.
Il problema principale, per come la vedo io, è che il senso di soddisfazione o di fallimento nei due ambiti descritti riguardano un'unica modalità strutturale che ha a che fare con il "riuscire sempre" (con la differenza che da una parte ciò non avviene ed il paziente ne soffre, dall'altra sì e ne è contento). Si rischia quindi di generalizzare sì, ma una modalità che solo apparentemente è soddisfacente, ma è la medesima di quella problematica.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Capisco il tuo tentativo di portare la questione su un livello teorico. Le relazioni di aiuto sono comunque più un'arte che una scienza.
Il livello teorico cambia e non è preso in considerazione da tutti gli orientamenti.
Se ad esempio avessimo avuto questa discussione quarant'anni fa, probabilmente avresti portato avanti a supporto della tua posizione il tuo orientamento teorico del periodo, completamente diverso, e l'avresti pure potuto difendere a spada tratta.
Perchè un modello teorico della psiche non può spiegare nella sua interezza la variegata ricchezza del comportamento umano.
Veramente ho cercato di portarla e ci riprovo, ad un livello pratico. Avevo chiesto di ragionare sulla possibilità che la persona dell'esempio, vada incontro ad un momento depressivo.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Primo perchè è una questione che riguarda il confronto tra i diversi orientamenti in psicoterapia, che esula da questo 3D.
Secondo, perchè da un altro punto di vista, si potrebbe altrettanto dire che non è etico non tenere in considerazione i bisogni immediati della situazione che vive il soggetto, e trattenerlo per molto tempo senza magari soddisfare quei bisogni che scaturivano dalla domanda di aiuto.
E quindi è un discorso soggettivo.
Certo che non è etico tenere in considerazione i bisogni della persona, infatti noi li si tiene ben presenti, anzi, li si arricchisce molto di più, ampliando (insieme al paziente) l'area di apparetenenza di questi problemi... Ci vorrà del tempo, ma meglio impiegare 8 anni produttivamente o senza interventi di sorta, magari con il risultato che poi il paziente si ripresenta dopo 8 anni con un nuovo sintomo (a me è accaduto veramente) e magari è tardi per interventi risolutori.
Saluti
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
gieko
Se adotto la tua ottica teorica (perchè, checchè ne diciate, c'è un certo tipo di visione dell'essere umano sottesa a quanto descrivi) tutto quadra, non c'è dubbio.
Ma dal mio punto di vista non posso non considerare l'inconscio, perchè sappiamo benissimo tutti che è un altro livello a cui opera l'essere umano e che è sempre operante. E allora dobbiamo aggiungere almeno un altro ordine di considerazioni.
Chiederei a te di fare altrettanto considerando il mio punto di vista.
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Personalmente, anche se potrei sbagliare, non credo che _daimon_ escluda l'inconscio come sembri ritenere tu, in modo un pò scontato, gieko; credo invece che lo consideri ma da un altro punto di vista , sul quale é ugualmente possibile lavorare secondo un grande autore come M. Erikson che ha costituito per alcune correnti psicoterapeutiche, tra cui le sistemiche, un pilastro. Sono diversi i presupposti fondamentali nel "taglio" di osservazione - e quindi nel modo di "operare" su di esso - dell'inconscio, risalendo inizialmente ad autori come Freud, Janet ecc.
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Personalmente, anche se potrei sbagliare, non credo che _daimon_ escluda l'inconscio come sembri ritenere tu, in modo un pò scontato, gieko; credo invece che lo consideri ma da un altro punto di vista , sul quale é ugualmente possibile lavorare secondo un grande autore come M. Erikson che ha costituito per alcune correnti psicoterapeutiche, tra cui le sistemiche, un pilastro. Sono diversi i presupposti fondamentali nel "taglio" di osservazione - e quindi nel modo di "operare" su di esso - dell'inconscio, risalendo inizialmente ad autori come Freud, Janet ecc.
Certo, posso sbagliarmi anche io, tuttavia non ho letto accenni a livelli differenti da quello "osservabile" (uso le virgolette perchè si potrebbe osservare anche molto altro, questo dipende sempre dall'osservatore), a cui peraltro si invita ad attenersi.
Vediamo cosa ne dice daimon
Saluti
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
quello che io avverto in questo forum è l'atteggiamento di "sfida" che c'è.......anche se io sono contraria verso un determinato modello certo non mi pongo in modo così "ostile"verso l'argomento di discussione che è il counselling!
Ma non si può cercare di dialogare senza screditare l'altro solo perchè si rifiuta il suo modo di pensare?
Il fatto è che ognuno ha le sue teorie di riferimento è NESSUNO può dire cosa è meglio in assoluto......
quello che manca secondo me in questo forum è la "curiosità" di scoprire qualcosa ritenendo giusto solo il proprio modo di vedere le cose......
quando non si sa più cosa dire o si fanno le segnalazioni oppure si passa agli attacchi personali:rolleyes:
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Originalmente inviato da
Zuccherina
quando non si sa più cosa dire o si fanno le segnalazioni oppure si passa agli attacchi personali:rolleyes:
La prima cosa che l'allenatore ha insegnato a mio figlio piccolo è: si colpisce la palla, non l'uomo.
Devo rilevare che solo alcuni utenti (pochi, molto pochi, troppo pochi) riescono a parlare serenamente di counseling (la palla), mentre la maggior parte preferisce parlare di counselor (l'uomo).
In questa fase di incertezza normativa, dove chiunque si può definire counselor, dove non esistono controlli sulla formazione erogata, etc. non ha senso procedere cercando di screditare l'intervento di counseling sulla base di quello che alcuni (sedicenti) counselor fanno.
Il fatto che il counseling non abbia una regolamentazione danneggia, in maniera trasversale sia i counselor che gli psicologi.
Gli psicologi si sentono (spesso a ragione, alcune volte a torto) defraudati di loro competenze da parte di quei (sedicenti) counselor che all'atto pratico non esercitano affatto il counseling, ma semplicemente usano questo termine come "copertura" per lavorare.
I counselor si sentono altrettanto screditati da chi usa questo termine a mo' di prezzemolo, cioè lo mette un po' dappertutto.
Screditare la formazione in counseling ha veramente poco senso. Ho sentito della frasi da brivido. Ci sono scuole che rappresentano l'eccellenza, così come ci sono scuole improvvisate che lucrano sulle aspettative delle persone. Non si può generalizzare.
Quanto al fatto che un triennio formativo non sia esaustivo, io personalmente non sono daccordo.
In Francia, dove la professione di psicologo non è regolamentata da una legge, chiunque può accedere ad un percorso in psicoterapia e diventare psicoterapeuta. Questo percorso è almeno quadriennale. Dunque solo un anno in più rispetto al triennale di counseling.
La formazione triennale (quella seria) si basa su un assunto ben preciso: formare persone capaci di ascoltare prima se stesse e poi gli altri. E solo a margine vengono trattate materie psicologiche (che, infatti, sono propedeutiche) come la psicologia generale o quella dell'età evolutiva.
Certo, questo impianto si può criticare, ma lo si deve fare mantenendo un profilo alto e ammesso di avere le competenze per poterlo criticare. Ora, in tutta onestà, non credo che uno studente al terzo anno di psicologia abbia quelle conoscenze e quell'esperienza per potersi permettere di criticare un modello formativo diverso dal suo.
Per farlo è necessario acquisire esperienza didattica, professionale e anche esperenziale.
Se in futuro intendiamo criticare i counselor e la loro formazione, per piacere, non prendiamo la prima scuoletta improvvisata che apre un sito internet, cominciamo a valutare programmi, bibliografia, docenti, etc. delle scuole più affermate e serie.
Rispetto al tema precedente, ovvero il fatto che il counseling viene usato un po' da tutti in maniera scriteriata, è interessante notare come (e così torno all'inizio del 3d) il sedicente counselor condannato in primo grado a Milano di fatto non facesse il counselor, ma semplicemente usasse il termine "counselor" per coprire sue mancanze professionali (era infatti un laureando in psicologia con una vecchia formazione psicoanalitica alle spalle).
Dunque è inutile attaccare i counselor partendo dal caso specifico e generalizzando. Altrimenti io potrei dire che lo scorso anno un iscritto all'Ordine del Lazio si definiva psicomago, e aveva un sito di psicologia e parallelamente uno di magia e astrologia.
Sono però certo che lo psicomago non rappresenta gli psicologi italiani. E dunque facciamo in modo che il counselor-mago non rappresenti i counselor...
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io non sono a conoscenza di quello che si fa nei tre anni di formazione in counselling........ma prima di sparare sentenze bisognerebbe conoscere ciò di cui si parla...e non dicendo cose a caso per puro pregiudizio!!!!
Però vorrei dire qualcosa a coloro che fanno gli educatori senza alcun titolo...o meglio titoli diversi....penso ci sarebbero abusi giornalieri....ma nessuno può dire niente poichè non c'è un albo....e allora che vuol dire.....che solo la legge può garantire la morale....o c'è una morale a prescindere....?detto con tutta sincerità...io non so neanche se sarò in grado di svolgere il lavoro per cui ho studiato figuriamoci altro!!!!
....e poi smettetela di considerare la psicologia come materia esclusiva degli psicologi!un esempio?......chi meglio di un laureato in scienze della comunicazione può conoscere la "psicologia della comunicazione"....etc. etc.
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Originalmente inviato da
gieko
Se adotto la tua ottica teorica (perchè, checchè ne diciate, c'è un certo tipo di visione dell'essere umano sottesa a quanto descrivi) tutto quadra, non c'è dubbio.
Ma dal mio punto di vista non posso non considerare l'inconscio, perchè sappiamo benissimo tutti che è un altro livello a cui opera l'essere umano e che è sempre operante. E allora dobbiamo aggiungere almeno un altro ordine di considerazioni.
Chiederei a te di fare altrettanto considerando il mio punto di vista.
Anche il punto di vista ericksoniano, o di sua derivazione, considera come preponderante il livello della "mente inconscia".
Non solo, ma il cambiamento avviene solo a quel livello. Non ci può essere cambiamento cosciente, che è solo un riflesso dell'altro livello.
Naturalmente la mente inconscia ericksoniana non è la stessa dell'inconscio freudiano.
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Il problema principale, per come la vedo io, è che il senso di soddisfazione o di fallimento nei due ambiti descritti riguardano un'unica modalità strutturale che ha a che fare con il "riuscire sempre" (con la differenza che da una parte ciò non avviene ed il paziente ne soffre, dall'altra sì e ne è contento). Si rischia quindi di generalizzare sì, ma una modalità che solo apparentemente è soddisfacente, ma è la medesima di quella problematica.
Gioire per l'affetto dei propri cari non lo vedo come un cercare di "riuscire sempre". Neanche porsi l'obiettivo di mantenere un'alta motivazione nel lavoro lo vedo come un "riuscire sempre". Il cliente infatti non ti chiede di aiutarlo a chiudere più vendite, bensì di rimanere motivato nonostante le mancate vendite, che è completamente diverso, anzi direi che vada nella direzione opposta.
Citazione:
Veramente ho cercato di portarla e ci riprovo, ad un livello pratico. Avevo chiesto di ragionare sulla possibilità che la persona dell'esempio, vada incontro ad un momento depressivo.
E' una possibilità generica, ma avvenimenti significativi della vita possono essere determinanti per tutti, nonostante le diverse capacità di "assorbimento strutturale".
Citazione:
Certo che non è etico tenere in considerazione i bisogni della persona, infatti noi li si tiene ben presenti, anzi, li si arricchisce molto di più, ampliando (insieme al paziente) l'area di apparetenenza di questi problemi... Ci vorrà del tempo, ma meglio impiegare 8 anni produttivamente o senza interventi di sorta, magari con il risultato che poi il paziente si ripresenta dopo 8 anni con un nuovo sintomo (a me è accaduto veramente) e magari è tardi per interventi risolutori.
Penso comunque che i bisogni immediati della vita del cliente vadano soddisfatti il più presto possibile, anche per permettergli di vivere la sua vita in modo soddisfacente. Se poi si notano delle incongruenze nonostante il cambiamento ottenuto, l'intervento continua.
Citazione:
Certo, posso sbagliarmi anche io, tuttavia non ho letto accenni a livelli differenti da quello "osservabile" (uso le virgolette perchè si potrebbe osservare anche molto altro, questo dipende sempre dall'osservatore), a cui peraltro si invita ad attenersi.
Le abilità percettive mirano all'individuazione di passaggi di stato e di incongruenze, che sono un riflesso dell'attività della mente inconscia.
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Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Anche il punto di vista ericksoniano, o di sua derivazione, considera come preponderante il livello della "mente inconscia".
Non solo, ma il cambiamento avviene solo a quel livello. Non ci può essere cambiamento cosciente, che è solo un riflesso dell'altro livello.
Naturalmente la mente inconscia ericksoniana non è la stessa dell'inconscio freudiano.
Proviamo a fare un passo oltre: come io ho provato a pormi all'interno della tua ottica, tu prova a considerare un'accezione di inconscio psicoanalitica. Prova inoltre a pensare che alcune caratterizzazioni del concetto piuttosto costanti sono le resistenze. Aggiungi il fatto che, molte riflessioni derivate dall'epistemologia della complessità in altri campi, sembrano concordi ad un certo livello con la riflessione psicoanalitica, e mettono in primo piano il livello organizzativo del vivente (quello che definisco come livello strutturale).
Faccio solo un'ultima osservazione: se dal punto di vista ericksoniano il cambiamento coinvolge, anzi necessita, l'inconscio, come giustificare un intervento che non è mirato a questo livello organizzativo? Erickson mi pare che utilizzasse l'ipnosi, e siamo quindi ad una tecnica che mira ad andare oltre ciò che è manifesto. Mi potresti anche dire che non sei nemmeno ericksoniano, ma la domanda resta...
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_daimon_
Gioire per l'affetto dei propri cari non lo vedo come un cercare di "riuscire sempre". Neanche porsi l'obiettivo di mantenere un'alta motivazione nel lavoro lo vedo come un "riuscire sempre". Il cliente infatti non ti chiede di aiutarlo a chiudere più vendite, bensì di rimanere motivato nonostante le mancate vendite, che è completamente diverso, anzi direi che vada nella direzione opposta.
L'assolutezza è dettata da quel "sempre" che è il motivo per cui il soggetto richiede un intervento. Se non fosse così assoluto per lui, non avrebbe problemi in merito: non parlerebbe del fatto che è contento quando torna a casa, nè del fatto che è dispiaciuto quando la motivazione è più bassa. In altre parole, se tutto fosse così pacifico come sostieni, questa persona non si sarebbe posta nemmeno il quesito e sarebbe andata tranquillamente avanti nella sua vita, fortunatamente per lui...
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
E' una possibilità generica, ma avvenimenti significativi della vita possono essere determinanti per tutti, nonostante le diverse capacità di "assorbimento strutturale".
Sinceramente mi pare una possibilità più che generica. Ad ogni modo ti chiederei di considerarla come un'eventualità che si verificherà nella sua vita (come io ho considerato per buone la tua descrizione del caso). Si tratta qui di fare, oltretutto, anche un lavoro di prevenzione: i segnali della sofferenza strutturale sembrerebbero ancora modesti, proprio per questo perchè non evitare possibili aggravi?
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Penso comunque che i bisogni immediati della vita del cliente vadano soddisfatti il più presto possibile, anche per permettergli di vivere la sua vita in modo soddisfacente. Se poi si notano delle incongruenze nonostante il cambiamento ottenuto, l'intervento continua.
Dal mio punto di vista si cerca di fare esattamente la stessa cosa, e non è assolutamente detto che con una psicoanalisi decennale alcune situazioni problematiche non si risolvano in tempi brevi.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Le abilità percettive mirano all'individuazione di passaggi di stato e di incongruenze, che sono un riflesso dell'attività della mente inconscia.
Ti chiederei allora di spiegarmi più chiaramente rispetto all'esempio citato che tipo di attività inconscia possiamo supporre, come si svilupperebbe l'intervento su di essa (a quanto dici peraltro, condizione necessaria per il cambiamento) e come in tutto ciò si stia comunque facendo un intervento di couselling e non di psicoterapia.
Saluti
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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gieko
Proviamo a fare un passo oltre: come io ho provato a pormi all'interno della tua ottica, tu prova a considerare un'accezione di inconscio psicoanalitica. Prova inoltre a pensare che alcune caratterizzazioni del concetto piuttosto costanti sono le resistenze. Aggiungi il fatto che, molte riflessioni derivate dall'epistemologia della complessità in altri campi, sembrano concordi ad un certo livello con la riflessione psicoanalitica, e mettono in primo piano il livello organizzativo del vivente (quello che definisco come livello strutturale).
Faccio solo un'ultima osservazione: se dal punto di vista ericksoniano il cambiamento coinvolge, anzi necessita, l'inconscio, come giustificare un intervento che non è mirato a questo livello organizzativo? Erickson mi pare che utilizzasse l'ipnosi, e siamo quindi ad una tecnica che mira ad andare oltre ciò che è manifesto. Mi potresti anche dire che non sei nemmeno ericksoniano, ma la domanda resta...
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Ti chiederei allora di spiegarmi più chiaramente rispetto all'esempio citato che tipo di attività inconscia possiamo supporre, come si svilupperebbe l'intervento su di essa (a quanto dici peraltro, condizione necessaria per il cambiamento) e come in tutto ciò si stia comunque facendo un intervento di couselling e non di psicoterapia.
Mi sembra che ci siano dei presupposti errati nella tua impostazione della questione.
Nella riflessione di Maturana e Varela si parla di cambiamento strutturale in riferimento all'atto conoscitivo (apprendimento).
Tu (o voi) invece cerchi di restringere il cambiamento strutturale esclusivamente al cambiamento terapeutico.
Tutto il tuo discorso si basa su questa falsa identità ed è infondato.
Il fatto che il cambiamento avvenga a livello strutturale non implica che sia di dominio esclusivo della psicoterapia, altrimenti ogni atto conoscitivo (e ogni apprendimento) dovrebbe appartenere al suo dominio di intervento.
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Mi sembra che ci siano dei presupposti errati nella tua impostazione della questione.
Nella riflessione di Maturana e Varela si parla di cambiamento strutturale in riferimento all'atto conoscitivo (apprendimento).
Tu (o voi) invece cerchi di restringere il cambiamento strutturale esclusivamente al cambiamento terapeutico.
Tutto il tuo discorso si basa su questa falsa identità ed è infondato.
Il fatto che il cambiamento avvenga a livello strutturale non implica che sia di dominio esclusivo della psicoterapia, altrimenti ogni atto conoscitivo (e ogni apprendimento) dovrebbe appartenere al suo dominio di intervento.
Mi auguro che questo post sia solo frutto di un equivoco, perchè certe valutazioni sembrano espresse con leggerezza.
Anzitutto quali sarebbero i "presupposti errati" nella mia impostazione della questione? Ti prego di chiarire.
Nella riflessione di Maturana e Varela, oltre che di tanti altri (Prigogine, Mandelbrot, Hoffmann, etc...) si fa riferimento soprattutto a modalità di organizzazione della struttura ed è chiaro che essa si situa ad un livello di proprietà intrinseche del vivente. Il cambiamento si situa in particolari condizioni (generalmente definite "margine del caos") che possono o meno avere a che vedere con atti conoscitivi, tanto più se di tipo cognitivo-razionale.
Basandosi su questi presupposti (che a quanto pare non sono così infondati, visto che sono diventati un punto di vista importante nelle scienze contemporanee) diversi orientamenti - cognitivisti, sistemici, psicoanalitici - tentano semplicemente una riflessione epsitemica e teorica sugli agenti di cambiamento presenti in una specifica situazione di loro competenza, che è la psicoterapia.
Nessuno quindi ritiene che il cambiamento sia dominio esclusivo della psicoterapia, ma piuttosto che, quando essa non si verifichi autonomamente si ha a che fare con sistemi viventi in sofferenza che richiedono quindi un dispositivo di cura. Compito quindi di chi si occupa di teoria e clinica cercare di chiarire come possa avvenire il cambiamento nella situazione di disagio per il soggetto.
Ora, se tutto questo discorso ti sembra infondato e basato su false identità, a parte perdere il buono spirito di confronto che sembrava animarti, sostanzialmente smentisci buona parte dello stato attuale dell'arte in materia di cura psicologica. Libero di farlo, si intende, però dovresti portare un bel po' di argomenti in più rispetto al riferimento (molto parziale, in verità) a Maturana e Varela) prima di trarre conclusioni così nette.
Ad ogni modo possiamo anche evitare questo noioso dibattito teorico, visto che qui si vuol parlare a livello pratico, e quindi ripropongo le questioni sopra esposte: mettiti nei panni dell'ottica psicoanalitica (anche se non sei d'accordo) e proviamo a vedere l'esempio da questo vertice. Proviamo anche a rispondere ad altre questioni molto pratiche come: la depressione futura del soggetto, il perchè chiede aiuto se in realtà ha già la soluzione a portata, il ruolo dell'inconscio e come esso debba/non debba essere trattato in un intervento di couselling etc. etc.
Grazie in anticipo per lo sforzo che farai.
Saluti
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Verissimo. Così come è vero che la psicologia è nata in seno alla fisiologia e alla filosofia. E allora? Ti sembra che i filosofi denuncino gli psicologi per esercizio abusivo della professione di filosofo? Ovvio che no, visto che poi la psicologia ha preso una sua strada. E perché non dovrebbe farlo anche il counseling?
Perché è una pratica, non una scienza.
La psicologia è una scienza.
Citazione:
Questa affermazione è falsa almeno sotto due profili:
a) profilo normativo: nella Legge di ordinamento della professione di psicologo non si parla di counseling
"La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito."
Direi che il counseling psicologico ci rientra benissimo nella consulenza psicologica.
E visto che è il tipo di counseling che va per la maggiore, capirai che in quanto psicologi siamo fermamente determinati a impedire ad altri di farlo, visto che non ne sono in grado e rischiano di combinare pesanti casini, senza nessuna responsabilità verso chiunque.
Ora, in Italia, nel 2009. Hic et nunc.
Se poi negli anni '50 negli States era diverso, o l'anno scorso in Francia era diverso io lo posso pure capire, ma si tratta di diversi contesti e tempi. Non possiamo usarli come pietra di paragone.
Counseling non-psicologico? Counseling sociale, finanziario, gastronomico, aziendale? Tutto benissimo finché si resta all'interno della propria professione, non quando si sfrutta una pratica per crearne un'altra.
Per quanto mi riguarda, se un capo del personale utilizza la riformulazione per aiutare un dipendente ad assumere un diverso punto di vista su una problematica che lo riguarda o lo affligge NEL SUO CONTESTO LAVORATIVO (non a casa, con sua moglie, figli, etc...) allora, nella misura in cui questa afflizione non genera una problematica psicologica io sarei ben d'accordo ad un intervento di counseling aziendale.
Ovviamente come vedi ci devono essere delle condizioni, dei limiti ben precisi, e la capacità e la formazione per non travalicarli.
Cose che non mi sembra proprio vengano fuori dal solito panegirico "il counseling lavora sulle risorse... noi non ci occupiamo di patologia..." etc etc.
Che un disgraziato con la terza media attacchi una targa fuori di casa sua e cominci a dispensare psicoterapie o consulenze psicologiche senza avere la formazione adatta per farlo (e nemmeno il diritto), beh comprenderai che uno psicologo s'incazza.
Poi magari gli passa magari no, ma fa del suo meglio per capire il fenomeno.
Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.
Citazione:
b) profilo giuridico: nessun Tribunale ad oggi ha condannato un counselor per esercizio abusivo della professione respingendo la tesi dell'ordine che counseling = consulenza psicologica
Se è per questo è pieno di mafiosi e assassini a piede libero, e il fatto che non siano tutti perseguiti non li rende automaticamente retti e probi dal punto di vista legale.
Magari servirebbe qualcosa in più, anche perché il giorno che un Tribunale emette una sentenza del genere che succede? Tutti i counselor vanno in pensione? O si autodenunciano :) ?
Citazione:
E perché in Italia non dovrebbe esserlo? I costumi sociali cambiano, le leggi pure, la cultura anche. La tua mi pare una visione un po' immobilistica
Io la trovo realistica invece, molto più che citare in continuazione la situazione di altre nazioni in cui il counseling ha avuto storie ben diverse rispetto alla nostra.
Citazione:
Il counseling è un intervento scientificamente fondato, e non puoi confondere il "counseling" con i problemi che ha il counseling in Italia a causa della sua non regolamentazione.
Nella stessa maniera, non si può ragionare della situazione italiana del counseling prendendo a spunto quello che succede in altri paesi, nei quali i percorsi professionali sono abbastanza diversi dal nostro.
O meglio, lo si può anche fare, ma si accettano le conseguenze di rapportarsi alla nostra situazione nazionale.
Citazione:
Infatti i counselor stanno cercando di organizzarsi. Dategli tempo
Mi sembra che il tempo non gli manchi.
Citazione:
, gli psicologi c'hanno messo trent'anni a fare l'ordine... e non è vero, come tu dici, che è da ventanni che si parla di regolamentare il counseling, visto che il primo tentativo di regolamentazione risale al luglio del 1999.
Ma sbaglio o la famosa SICO (giusto per citarne una) esiste dal 1993?
Citazione:
Quanto all'essere presentabili, etc.
1) le scuole di formazione ritengono che allo stato attuale la formazione proposta sia adeguata (forse sbagliano, forse no); e sono - nella maggior parte dei casi - quelle stesse scuole che formano anche psicoterapeuti.
Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?
Direi che la questione non è se sbaglino o meno. E' che non sono proprio gli organismi adatti a proporre uno standard formativo. Non in quanto scuole, almeno.
Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.
Riguardo al fatto che formino anche gli psicoterapeuti, mi è sembrato più volte di notare che il counseling non viene considerato una psicoterapia-meno-qualcosa o una simil-consulenza-psicologica da chi lo promuove come una professione autonoma.
Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante.
O no?
Citazione:
2) i criteri formativi hanno una rispondenza con criteri più generali (europei, ad esempio) e dunque non sono autoreferenziali.
In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi. Andrà valutato caso per caso, secondo me.
Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro :)
(quest'ultima è una provocazione, ma se ci sono davvero fatemi sapere!)
Citazione:
3) le associazioni di categoria si stanno organizzando con un loro preciso ed autonomo percorso di accreditamento:
a) esame di valutazione professionale
b) aggiornamento permanente obbligatorio
c) assicurazione professionale obbligatoria
d) rispetto di un codice deontologico
Quando parli di autonomia, credibilità etc. ti faccio presente che l'ordine degli psicologi soddisfa solo due dei punti appena citati (punto a e punto d).
Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è. E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere, e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente, a parte il fatto che possono spingere qualcun altro a iscriversi alle scuole a cui le associazioni sono legate con la speranza che questo costituisca una forma di accreditamento.
Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.
Citazione:
In tutto questo, ciò che ancora manca (e il fatto che manchi, come anche tu hai rilevato, rappresenta un problema perché apre spazi a chiunque senza controllo) è una regolamentazione statale.
Eh si, un bel problema che secondo me non è mai stato affrontato bene.
Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti, produttivo solo in quanto percorso formativo ma difficilmente difendibile quando si tratta di una professione.
Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
Le vedresti chiudere, non gli converrebbe perché non ci andrebbe più nessuno. Il vantaggio di un percorso formativo in counseling è che lo possono fare tutti, non ci vuole nessun tipo di formazione precedente. Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili. Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.
Non parliamo poi dei vari "istituti" che con le scuole di psicoterapia non hanno niente a che vedere... visto che insegnano il counseling pure lì, e mi chiedo su che basi.
Ma tant'è, l'insegnamento è libero in Italia. Farsi fregare, anche.
Citazione:
Mi ripeto: gli psicologi c'hanno messo quasi trentanni... dategli tempo.
Agli psicologi? O ai counselor?
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Wedro-otk
Che un disgraziato con la terza media attacchi una targa fuori di casa sua e cominci a dispensare psicoterapie o consulenze psicologiche senza avere la formazione adatta per farlo (e nemmeno il diritto), beh comprenderai che uno psicologo s'incazza.
Poi magari gli passa magari no, ma fa del suo meglio per capire il fenomeno.
Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.
Nella stessa maniera, non si può ragionare della situazione italiana del counseling prendendo a spunto quello che succede in altri paesi, nei quali i percorsi professionali sono abbastanza diversi dal nostro.
O meglio, lo si può anche fare, ma si accettano le conseguenze di rapportarsi alla nostra situazione nazionale.
Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?
Direi che la questione non è se sbaglino o meno. E' che non sono proprio gli organismi adatti a proporre uno standard formativo. Non in quanto scuole, almeno.
Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.
Riguardo al fatto che formino anche gli psicoterapeuti, mi è sembrato più volte di notare che il counseling non viene considerato una psicoterapia-meno-qualcosa o una simil-consulenza-psicologica da chi lo promuove come una professione autonoma.
Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante.
O no?
In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi. Andrà valutato caso per caso, secondo me.
Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro :)
(quest'ultima è una provocazione, ma se ci sono davvero fatemi sapere!)
Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è. E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere, e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente, a parte il fatto che possono spingere qualcun altro a iscriversi alle scuole a cui le associazioni sono legate con la speranza che questo costituisca una forma di accreditamento.
Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.
Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti, produttivo solo in quanto percorso formativo ma difficilmente difendibile quando si tratta di una professione.
Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
Le vedresti chiudere, non gli converrebbe perché non ci andrebbe più nessuno. Il vantaggio di un percorso formativo in counseling è che lo possono fare tutti, non ci vuole nessun tipo di formazione precedente. Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili. Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.
Non parliamo poi dei vari "istituti" che con le scuole di psicoterapia non hanno niente a che vedere... visto che insegnano il counseling pure lì, e mi chiedo su che basi.
Ma tant'è, l'insegnamento è libero in Italia. Farsi fregare, anche.
Sono convinta che se le scuole di counseling avessere dei criteri di selezione ristretti e ponessero almeno ( dico almeno) la condizione di una laurea di tipo scientifico biologico o umanistico quasi nessuno ci andrebbe
Il successo del counseling è legato al fatto che coloro che vogliono " sentirsi operatori dell'aiuto" così hanno una scorciatoia. Se togli la scorciatoia allora che interesse avrebbero a iscriversi a una scuola di counseling???
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Wedro-otk
Direi che il counseling psicologico ci rientra benissimo nella consulenza psicologica.
Non sono affatto daccordo. Tradurre il termine counseling con l'italiano consulenza è scorretto sotto il profilo etimologico e culturale. Le abilità e le competenze proprie al counseling, invece, possono essere benissimo applicabili alla consulenza psicologica. Ma questa è un'altra storia, e implica che lo psicologo si formi al counseling.
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Wedro-otk
...visto che non ne sono in grado e rischiano di combinare pesanti casini, senza nessuna responsabilità verso chiunque.
Perché, secondo te, non dovrebbero avere alcuna responsabilità? Un qualunque reato compiuto all'interno dell'esercizio della propria professione è totalmente svincolato dall'appartenere o meno ad un ordine professionale. L'Ordine, al massimo, può sanzionarti sotto il profilo deontologico, ma sono i Tribunali che ti sanzionano sia per profili civili che penali. E questo vale per tutti: counselor, lattaio, psicologo, architetto. A margine ti faccio notare che l'Ordine degli psicologi non obbliga i propri iscritti a stipulare un'assicurazione per responsabilità professionale. Le associazioni di categoria di counseling, sì. In caso di danno da risarcire, è più tutelato il cliente dello psicologo o del counselor?
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Wedro-otk
Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.
Giusto, secondo gli psicologi sì, ci sono i presupposti. Secondo i Tribunali no.
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Se è per questo è pieno di mafiosi e assassini a piede libero, e il fatto che non siano tutti perseguiti non li rende automaticamente retti e probi dal punto di vista legale.
Quindi, fammi capire. Se un Tribunale condanna un counselor, fa bene e tu hai ragione. Se un Tribunale non lo condanna, tu hai ragione uguale??? Insomma, se ne potrebbe anche fare a meno della giustizia... tanto ci sono i mafiosi in giro...
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Ma sbaglio o la famosa SICO (giusto per citarne una) esiste dal 1993?
I tentativi di accreditamento a livello Statale del counseling iniziano nel luglio del 1999 quando il CNEL inserisce il counseling ufficialmente tra le professioni non regolamentate.
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Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?
Assolutamente no! Forse non ti è chiaro il funzionamento del modello accreditatorio: le scuole di formazione interessate ad erogare corsi di counseling accreditati, devono costruire percorsi formativi sulla base dei criteri che l'ente che accredita richiede. Non è la scuola che decide il percorso. E' l'associazione di categoria. Peraltro su questo, il modello accreditatorio è chiarissimo: all'associazione di categoria l'onere della valutazione professionale, alla scuola di formazione l'onere della valutazione culturale. Scuole e associazioni viaggiano su due binari paralleli che non devono incontrarsi. Proprio per evitare conflitti di interessi. Allo stesso modo le associazioni di categoria non erogano formazione.
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Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.
Il modello accreditatorio prevede che siano le associazioni di categoria a definire gli standard.
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Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante. O no?
Non è proprio così. Poiché il modello di riferimento teorico è lo stesso (sistemico, cognitivo, etc.) una scuola accreditata dal MIUR dovrebbe dare garanzie maggiori proprio sul modello, in quanto significa che è scientificamente validato.
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In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi.
No, non lo è. Salvo per il fatto che l'Italia è nella comunità europea e dunque dovrà, insieme agli altri paesi membri, trovare delle piattaforme comuni per la formazione. Allo stato attuale, i criteri validati a livello europeo, danno quanto meno la garanzia di non essere autoreferenziali.
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Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro
No, non ci sono, perché il counseling astrologico è una buffonata. Ma questo avviene in Italia proprio perché non c'è regolamentazione e quindi ogununo fa quello che gli pare.
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Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è.
Anche questo non è del tutto vero. Da una parte abbiamo un processo politico (lungo e complesso) che, seppur molto a rilento, sta andando avanti. Dall'altra parte abbiamo già ora delle certezze normative (ad esempio il D.Lgs. 206/2007).
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E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere
Questo non è politicamente vero. Gli Ordini professionali raggruppati nel CUP hanno più o meno lo stesso peso politico delle quasi 200 associazioni rappresentate dal CoLAP (e più di recente da AssoProfessioni-CNA che ne rappresenta altre 50). Tant'è che così come il CoLAP non ha avuto il peso politico di far passare il DDL Mastella, parimenti il CUP non ha avuto la forma non di non far passare l'articolo 26 del D.Lgs 206/07.
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Wedro-otk
, e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente
Verissimo, il CNEL è un organo consultivo del Governo che, rispetto alla questione "nuove professioni" funge semplicemente da osservatorio che fotografa ciò che accade in Italia.
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Wedro-otk
Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.
Ripeto: questo legame non deve esserci. Laddove ci fosse è bene stare alla larga da quelle associazioni e da quelle scuole, perché non hanno evidentemente chiaro il concetto di "autoreferenzialità".
Citazione:
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Wedro-otk
Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti
Sono abbastanza daccordo, non a caso sono un sostenitore della psicoanalisi svincolata dall'Ordine degli psicologi (è interessante notare come questo termine, selvaggio, viene usato da Freud in avanti).
Citazione:
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Wedro-otk
Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
Molte scuole di counseling aprono solo a laureati (non in psicologia e basta, ovviamente). Molte scuole di counseling, pur non aprendo solo a laureati, di fatto si ritrovano ben pochi non laureati all'interno (diciamocelo pure, oggi prendersi una laurea non è poi questa grande difficoltà...). Altre scuole aprono solo a chi ha un certo tipo di professionalità alle spalle (assistenti sociali, medici, infermieri, educatori, psicologi, etc.), dunque non rispetto al titolo di studio, ma alla situazione professionale. Altre scuole ancora, invece, aprono indistintamente a tutti. Io francamente credo molto nel mercato che seleziona. Infatti, permettimi questa cattiveria, il fatto che molti psicologi non riescano a lavorare, la dice lunga sulle loro capacità di costruirsi un profilo professionale. E lo stesso, naturalmente, vale per i counselor, per gli imbianchini, gli avvocati, etc.
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili.
Stai sparando nel mucchio, così facendo. Non è vero per tutte le scuole.
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Wedro-otk
Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.
Mah... nel ranking internazionale l'unica università italiana presente è l'Alma Mater di Bologna che è... al 200mo posto! La Sapienza, essendo al 205mo, è fuori classifica... Via, su, questa "qualità" degli esami universitari la vedi solo te...
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gieko
Nella riflessione di Maturana e Varela, oltre che di tanti altri (Prigogine, Mandelbrot, Hoffmann, etc...) si fa riferimento soprattutto a modalità di organizzazione della struttura ed è chiaro che essa si situa ad un livello di proprietà intrinseche del vivente. Il cambiamento si situa in particolari condizioni (generalmente definite "margine del caos") che possono o meno avere a che vedere con atti conoscitivi, tanto più se di tipo cognitivo-razionale. Basandosi su questi presupposti (che a quanto pare non sono così infondati, visto che sono diventati un punto di vista importante nelle scienze contemporanee) ...
...
Ora, se tutto questo discorso ti sembra infondato e basato su false identità, a parte perdere il buono spirito di confronto che sembrava animarti, sostanzialmente smentisci buona parte dello stato attuale dell'arte in materia di cura psicologica. Libero di farlo, si intende, però dovresti portare un bel po' di argomenti in più rispetto al riferimento (molto parziale, in verità) a Maturana e Varela) prima di trarre conclusioni così nette.
Non ho detto che siano infondati i presupposti della teoria della complessità.
Ho solo detto che è infondata l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, che è diverso; infatti il secondo è un sottoinsieme del primo. Esistono cambiamenti strutturali che non hanno nulla a che vedere con il cambiamento terapeutico.
E il concetto di atto cognitivo non va ristretto, perchè "cognizione" si riferisce all'intero funzionamento del sistema vivente.
Citazione:
quindi ripropongo le questioni sopra esposte: mettiti nei panni dell'ottica psicoanalitica (anche se non sei d'accordo) e proviamo a vedere l'esempio da questo vertice. Proviamo anche a rispondere ad altre questioni molto pratiche come: la depressione futura del soggetto,
Posso provarci, ma non ne ricavo nulla. Se il problema esiste per la psicoanalisi, non viene posto invece da altri orientamenti; questo punto di vista non è quindi una certezza o verità.
Citazione:
il perchè chiede aiuto se in realtà ha già la soluzione a portata,
A questo ho già risposto alcuni post fa
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
il ruolo dell'inconscio e come esso debba/non debba essere trattato in un intervento di couselling etc. etc.
Nel lavoro ericksoniano non si interviene sulla mente inconscia. L'operatore si limita a stimolare il cliente ed osserva gli effetti dell'intervento attraverso i segnali che gli offre la mente inconscia, che attua il lavoro in modo autonomo.
Tu come rispondi a questo tuo quesito, l'inconscio freudiano secondo te può essere trattato in un intervento di counseling, e come eventualmente ?
E perchè ritieni che un intervento strutturale non possa essere effettuato nell'ambito del counseling o del sostegno psicologico ?
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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_daimon_
E perchè ritieni che un intervento strutturale non possa essere effettuato nell'ambito del counseling o del sostegno psicologico ?
forse perché per definizione il counseling si occupa di problemi subclinici. Inoltre, se è vero che è stato ideato da Rogers, si presuppone che serva per aiutare la persona a superare gli ostacoli che impediscono l'autorealizzazione, pittosto che modificare la struttura di personalità (poi non mi pare che Rogers fose molto l'accordo con Freud sulla definizione di "struttura")
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Non ho detto che siano infondati i presupposti della teoria della complessità.
Ho solo detto che è infondata l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, che è diverso; infatti il secondo è un sottoinsieme del primo. Esistono cambiamenti strutturali che non hanno nulla a che vedere con il cambiamento terapeutico.
E il concetto di atto cognitivo non va ristretto, perchè "cognizione" si riferisce all'intero funzionamento del sistema vivente.
Infatti, ho capito bene quello che volevi dire, e ribadisco che: 1) non sostengo l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, ma ritengo, sulla scorta tra l'altro del paradigma della complessità, che il cambiamento strutturale sia estremamente difficile in soggetti che portano un problema (quindi una domanda) e che quindi è necessario studiare dispositivi in grado di consentirlo (che non sono di certo solo quelli della psicoterapia, ma che non abbondano di certo); 2) non restringo di certo il concetto di "cognizione" ponendo come oggetto di osservazione proprio il funzionamento del sistema vivente.
Non capisco quindi in base a cosa supponi l'infondatezza non solo dell'ottica psicoanalitica, bensì di altri importanti orientamenti psicoterapici.
Sinceramente potrei rispondere allo stesso modo riguardo alla tua posizione: le evidenze che il cambiamento strutturale necessita di condizioni particolari (l'ho già detto "il margine del caos") smentiscono l'idea di processi di feedback sistemico dalla periferia al centro, dato che i sistemi tendono a mantenere la struttura acquisita durante il processo di formazione.
Allora, quale teoria ha meno fondamento?
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_daimon_
Posso provarci, ma non ne ricavo nulla. Se il problema esiste per la psicoanalisi, non viene posto invece da altri orientamenti; questo punto di vista non è quindi una certezza o verità.
Esattamente come non lo è il tuo. Che poi alcuni orientamenti il problema non se lo pongono, altri invece mi pare proprio di sì. Non siamo così soli noi psicoanalisti... Anzi qualcuno ha anche avuto la correttezza di ammettere che è stato necessario prendere qualcosa dalla psicoanalisi...
Citazione:
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_daimon_
A questo ho già risposto alcuni post fa
E se la risposta invece fosse proprio all'esterno delle sue possibilità, perchè non contemplata dalla struttura del soggetto? E' qui che si situa la natura della richiesta di aiuto rivolta ad un altro: domando a qualcuno perchè le soluzioni che trovo non sono sufficienti. Oltre alla domanda esplicita, occorrerebbe ragionare anche sulla logica che muove una persona a fare una domanda di cura. Se si sostiene che l'essere umano sia intrinsecamente dotato di risorse (cosa che condivido, perchè la qualità fondamentale del vivente è la proprietà di auto-organizzazione), questo ragionamento va fatto a maggior ragione quando sembra che tale capacità sia compromessa (cioè che la struttura abbia perso in libertà e tenda a ripetersi incontrando ovviamente difficoltà che generano sofferenza).
Citazione:
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_daimon_
Nel lavoro ericksoniano non si interviene sulla mente inconscia. L'operatore si limita a stimolare il cliente ed osserva gli effetti dell'intervento attraverso i segnali che gli offre la mente inconscia, che attua il lavoro in modo autonomo.
Tu come rispondi a questo tuo quesito, l'inconscio freudiano secondo te può essere trattato in un intervento di counseling, e come eventualmente ?
E perchè ritieni che un intervento strutturale non possa essere effettuato nell'ambito del counseling o del sostegno psicologico ?
Grazie per la precisazione sulla metodologia ericksoniana. Mi è utile per rispondere anche ai tuoi successivi questiti. Inconscio freudiano o ericksoniano o cognitivo che sia, è stato sempre sostenuto che il counselling ed il sostegno psicologico non sono interventi strutturali nè lo potrebbero essere. Per questo motivo non dovrebbero contenere strumenti e metodi finalizzati al lavoro sulla struttura di personalità nè tanto meno sulla psicopatologia.
Se consideriamo l'ottica freudiana poi, sappiamo che è necessario lavorare con l'interpretazione analitica, cosa che necessita del setting analitico ed è quindi incompatibile con un intervento di counselling. L'avevo scritto: in psicoanalisi si lavora su ciò che non è immediatamente a disposizione, sui processi collusivi (dinamiche transfert-controtrasfert). Il counselling, con tutto il rispetto - ed anche giustamente! - opera su altri aspetti, ben illustrati anche da te in precedenza.
Saluti
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Johnny
forse perché per definizione il counseling si occupa di problemi subclinici. Inoltre, se è vero che è stato ideato da Rogers, si presuppone che serva per aiutare la persona a superare gli ostacoli che impediscono l'autorealizzazione, pittosto che modificare la struttura di personalità (poi non mi pare che Rogers fose molto l'accordo con Freud sulla definizione di "struttura")
Insomma... questo discorso andrebbe articolato meglio, altrimenti rischia di ingenerare equivoci.
L'intervento teorizzato da Rogers ha come obiettivo la ristrutturazione della personalità, non a caso dedica un intero capitolo del suo libro più noto (la terapia centrata sul cliente) a spiegare quali sono le condizioni sufficienti e necessarie per una modificazione della personalità (empatia, accettazione incondizionata, etc).
In questo senso l'intervento di Rogers non è né counseling né tantomeno consulenza psicologica. E' psicoterapia a tutti gli effetti.
Altra cosa è l'intervento di counseling che si struttura a partire dalle teorie di Rogers, e che da Rogers trae spunto per alcuni assiomi suoi propri (non direttività, autorealizzazione, hic et nunc, etc.).
Il salto epocale avviene all'inizio degli anni '60 negli States quando, a partire proprio dalle teorie di Rogers e, più in generale, da quelle legate dal modello umanistico, si inizia ad applicare interventi nel sociale in relazione alla ristrutturazione dei servizi psichiatrici.
Non a caso in Italia (ma anche in altri paesi) c'è una netta distinzione tra la psicoterapia ad orientamento rogersiano (approccio centrato sul cliente) e il counseling. Il counseling è fondamentalmente un intervento esplicativo e di supporto nel "sociale" in senso lato. E non è un caso che la maggior parte dei counselor lavorino all'interno di contesti strutturati (scuola, ospedale, sportello d'ascolto, centro per l'impiego, azienda, etc.). Solo una minima parte lavora in studi privati con la logica della seduta a due.
E, quand'anche lavora "in proprio", lavora sempre su tematiche contestualizzate in un determinato ambito e spazio-temporalmente circoscritte.
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quattrostracci
Insomma... questo discorso andrebbe articolato meglio, altrimenti rischia di ingenerare equivoci.
L'intervento teorizzato da Rogers ha come obiettivo la ristrutturazione della personalità, non a caso dedica un intero capitolo del suo libro più noto (la terapia centrata sul cliente) a spiegare quali sono le condizioni sufficienti e necessarie per una modificazione della personalità (empatia, accettazione incondizionata, etc).
In questo senso l'intervento di Rogers non è né counseling né tantomeno consulenza psicologica. E' psicoterapia a tutti gli effetti.
Altra cosa è l'intervento di counseling che si struttura a partire dalle teorie di Rogers, e che da Rogers trae spunto per alcuni assiomi suoi propri (non direttività, autorealizzazione, hic et nunc, etc.).
Il salto epocale avviene all'inizio degli anni '60 negli States quando, a partire proprio dalle teorie di Rogers e, più in generale, da quelle legate dal modello umanistico, si inizia ad applicare interventi nel sociale in relazione alla ristrutturazione dei servizi psichiatrici.
Non a caso in Italia (ma anche in altri paesi) c'è una netta distinzione tra la psicoterapia ad orientamento rogersiano (approccio centrato sul cliente) e il counseling. Il counseling è fondamentalmente un intervento esplicativo e di supporto nel "sociale" in senso lato. E non è un caso che la maggior parte dei counselor lavorino all'interno di contesti strutturati (scuola, ospedale, sportello d'ascolto, centro per l'impiego, azienda, etc.). Solo una minima parte lavora in studi privati con la logica della seduta a due.
E, quand'anche lavora "in proprio", lavora sempre su tematiche contestualizzate in un determinato ambito e spazio-temporalmente circoscritte.
In Italia però, il Counseling non era già nato verso la fine degli anni '20 del '900 (intorno al 1929) nell'ambito dei servizi sociali (e medici volontari..) molti anni prima che negli USA? Perché poi si é "interrotto" - se mai lo ha fatto - fino alla re-introduzione dello stesso come una completa novità, con i concetti di Rogers di Relazione d'Aiuto, per figure che già operano nel settore come medici, As, psicologi, insegnanti (per i quali si introdusse anche il Metodo Gordon..); oppure in Italia, da allora, ha continuato a esistere? Ed ha riavuto ad es., diffusione con la Riforma introdotta dalla Legge 180 e l'ideale delle varie "organizzazioni" che si prospettavano gestite ed organizzate in base ai principi della Psicologia di Comunità di allora?
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Zuccherina
quello che io avverto in questo forum è l'atteggiamento di "sfida" che c'è.......anche se io sono contraria verso un determinato modello certo non mi pongo in modo così "ostile"verso l'argomento di discussione che è il counselling!
IO sono d'accordissimo con Zuccherina (ancora una volta -little and dangerous!):
la piega della sfida teorica è già stata sperimentata e non ha dato molti frutti.
In particolare io noto spesso il distacco tra teoria e pratica, intesa, soprattutto, come sperimentazione.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Infatti, ho capito bene quello che volevi dire, e ribadisco che: 1) non sostengo l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, ma ritengo, sulla scorta tra l'altro del paradigma della complessità, che il cambiamento strutturale sia estremamente difficile in soggetti che portano un problema (quindi una domanda) e che quindi è necessario studiare dispositivi in grado di consentirlo.
Il counseling è proprio un dispositivo (naturalmente ve ne possono essere anche altri) per giungere al <<cambiamento strutturale>> in modo diverso dalla psicoterapia. Chi l'ha sviluppato, come, tra gli altri, Carl Rogers ha notato ed evidenziato tale cambiamento strutturale: <<il problema>> e la relativa <<domanda>> sono accoglibili e risolvibili.
A proposito di testi mai citati in questa discussione e pertinenti con gli argomenti...c'è un testo di Eric Berne, di cui tanto poco si parla in giro ed è <<Guida al profano della Psicoanalisi>> (Astrolabio). E' un testo da cui si evince il collegamento diretto tra psicoanalisi ed A.T., la tanto vituperata A.T., forse NON è così in opposizione allora con la psicoanalisi o no?
Conviene in ogni caso leggerlo x farsi un'idea di come nasce il pensiero berniano e come funziona l'AT e come derivi dalla psicoanalisi.
Citazione:
Non capisco quindi in base a cosa supponi l'infondatezza non solo dell'ottica psicoanalitica, bensì di altri importanti orientamenti psicoterapici.
Io, ad esempio, NON penso che sia infondato, ma, oltre agli esami di Psicodinamica, mi sono fatto anche un gruppo psicoanalitico. Da questa esperienza ho capito come funzionano i principi, oltre al fatto che siano teoricamente fondati.
Citazione:
le evidenze che il cambiamento strutturale necessita di condizioni particolari smentiscono l'idea di processi di feedback sistemico dalla periferia al centro, dato che i sistemi tendono a mantenere la struttura acquisita durante il processo di formazione.
A me NON sembra che le teorie sistemiche dicano questo. Semmai dicono che posso intervenire in un sistema a partire da qualunque parte, perchè le parti si influenzano l'una con l'altra (Watzlawick, Pragmatica della Comunicazione - pensiero simile, in modo forse rivoluzionario, in Steve De Shazer in un'ottica decostruzionista).
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Citazione:
Il counseling è proprio un dispositivo (naturalmente ve ne possono essere anche altri) per giungere al <<cambiamento strutturale>> in modo diverso dalla psicoterapia. Chi l'ha sviluppato, come, tra gli altri, Carl Rogers ha notato ed evidenziato tale cambiamento strutturale: <<il problema>> e la relativa <<domanda>> sono accoglibili e risolvibili.
La domanda nasce spontanea: cosa intendi per "cambiamento strutturale"?
Citazione:
A proposito di testi mai citati in questa discussione e pertinenti con gli argomenti...c'è un testo di Eric Berne, di cui tanto poco si parla in giro ed è <<Guida al profano della Psicoanalisi>> (Astrolabio). E' un testo da cui si evince il collegamento diretto tra psicoanalisi ed A.T., la tanto vituperata A.T., forse NON è così in opposizione allora con la psicoanalisi o no?
Conviene in ogni caso leggerlo x farsi un'idea di come nasce il pensiero berniano e come funziona l'AT e come derivi dalla psicoanalisi.
Mah, non sarà in opposizione, ma comunque rappresenta una deriva, appunto, in un certo senso ogni psicoterapia è una deriva della psicoanalisi, in quanto prima talking cure come tale. A parte questo, non è l'AT in sè, ma il suo uso selvaggio che è pericoloso.
Saluti,
ikaro
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non so voi ma per me questa è una guerra tra poveri:jd:
sono altri i nemici.......forse non volete vederli o non potete poichè sapete benissimo che potreste uscirne sconfitti..
io mi preoccuperei più per questi ultimi....
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quattrostracci
Non sono affatto daccordo. Tradurre il termine counseling con l'italiano consulenza è scorretto sotto il profilo etimologico e culturale. Le abilità e le competenze proprie al counseling, invece, possono essere benissimo applicabili alla consulenza psicologica. Ma questa è un'altra storia, e implica che lo psicologo si formi al counseling.
Credo che qui i nostri punti di vista richiederebbero un notevole sforzo per diventare conciliabili.
Non parlavo di traduzioni, ma del fatto che il counseling psicologico è in realtà consulenza psicologica sotto un altro nome.
Sotto questo aspetto, lo psicologo che voglia formarsi in counseling psicologico non fa altro che formarsi in consulenza psicologica. E gli strumenti per farlo non gli mancano.
Inoltre, per legge gli è riservato tutto ciò. Dal mio punto di vista, solo gli psicologi possono fare counseling psicologico in quanto sono formati per farlo e per comprenderne tutti gli aspetti, espliciti ed impliciti.
Citazione:
Perché, secondo te, non dovrebbero avere alcuna responsabilità? Un qualunque reato compiuto all'interno dell'esercizio della propria professione è totalmente svincolato dall'appartenere o meno ad un ordine professionale. L'Ordine, al massimo, può sanzionarti sotto il profilo deontologico, ma sono i Tribunali che ti sanzionano sia per profili civili che penali. E questo vale per tutti: counselor, lattaio, psicologo, architetto. A margine ti faccio notare che l'Ordine degli psicologi non obbliga i propri iscritti a stipulare un'assicurazione per responsabilità professionale. Le associazioni di categoria di counseling, sì. In caso di danno da risarcire, è più tutelato il cliente dello psicologo o del counselor?
Fammi capire, per un cliente dovrebbe essere quindi più "sicuro" rivolgersi ad un counselor perché è assicurato?
Citazione:
Quindi, fammi capire. Se un Tribunale condanna un counselor, fa bene e tu hai ragione. Se un Tribunale non lo condanna, tu hai ragione uguale??? Insomma, se ne potrebbe anche fare a meno della giustizia... tanto ci sono i mafiosi in giro...
E' poco rilevante il fatto che io abbia ragione. La questione è che basare la legittimità del counselor sul fatto che non sia stato ancora condannato è come dire che un certo modello di automobile è sicura solo perché finora non ha mai provocato incidenti.
Il giorno che c'è un incidente (è statisticamente è certo che accada, con tutte le macchine che ci sono in giro) che si fa? Si ritirano tutte le vetture? Improvvisamente diventano tutte poco sicure?
Nello stesso modo, come si può fondare la legalità del counselor solo basandoci sul fatto che non ci siano state condanne? Certo, si può sempre farlo ma mi sembra una base normativa veramente precaria per una pratica che spera di farsi professione.
E per quanto riguarda il discorso delle condanne, beh... la sentenza di giugno scorso a Milano la conosci certamente bene, non capisco bene come si possa esserne contenti e dire che si tratta addirittura di una legittimazione verso il counseling fatto da non psicologi. A mio avviso, è una lettura della realtà parecchio soggettiva, per quanto legittima ci mancherebbe.
Mi chiedo davvero, ma è davvero così difficile prendersi l'abilitazione da psicologo? E' un lavoro duro, ok, ma è alla portata di molti.
E volendo fare una battuta, direi che c'hanno pensato in molti visto che siamo oltre 70000 in Italia, se non erro.
Citazione:
I tentativi di accreditamento a livello Statale del counseling iniziano nel luglio del 1999 quando il CNEL inserisce il counseling ufficialmente tra le professioni non regolamentate.
Quindi prima del 1999 nessuna associazione, nessuna lobby, scuola o quant'altro aveva fatto qualcosa per proporre la regolamentazione?
Citazione:
Assolutamente no! Forse non ti è chiaro il funzionamento del modello accreditatorio: le scuole di formazione interessate ad erogare corsi di counseling accreditati, devono costruire percorsi formativi sulla base dei criteri che l'ente che accredita richiede. Non è la scuola che decide il percorso. E' l'associazione di categoria. Peraltro su questo, il modello accreditatorio è chiarissimo: all'associazione di categoria l'onere della valutazione professionale, alla scuola di formazione l'onere della valutazione culturale. Scuole e associazioni viaggiano su due binari paralleli che non devono incontrarsi. Proprio per evitare conflitti di interessi. Allo stesso modo le associazioni di categoria non erogano formazione.
Bene, quindi si suppone che scuole e associazioni siano ben distinte, non promiscue. Che i docenti e il personale scientifico della scuola non abbiano ruoli nell'associazione e viceversa. Tutto questo accade? Accadrà? E chi lo verifica?
Citazione:
Il modello accreditatorio prevede che siano le associazioni di categoria a definire gli standard.
Prima forse è meglio che le associazioni di categoria dimostrino competenza.
Citazione:
Non è proprio così. Poiché il modello di riferimento teorico è lo stesso (sistemico, cognitivo, etc.) una scuola accreditata dal MIUR dovrebbe dare garanzie maggiori proprio sul modello, in quanto significa che è scientificamente validato.
Come? Non è proprio così?
E vabbé, quindi ricapitolando, le scuole di counseling si basano su modelli d'intervento di pertinenza della psicologia, scientificamente validati, e in base a questo propongono il counseling come una professione autonoma, scientificamente fondata?
Fondata si, ma sulla fatica di altri, sulla scienza di altri, non sulla propria!
Senza gli psicologi, il counseling non sarebbe mai esistito. Sarebbe esistita la pratica della relazione d'aiuto in centomila forme più o meno codificate, ma non il counseling. Non sarebbe stato sistematizzato.
E ti dico di più, anche a causa di alcuni psicologi il counseling viene trasmesso a chi non ha le competenze per esercitarlo. E secondo me questo non è un bene.
Citazione:
No, non lo è. Salvo per il fatto che l'Italia è nella comunità europea e dunque dovrà, insieme agli altri paesi membri, trovare delle piattaforme comuni per la formazione. Allo stato attuale, i criteri validati a livello europeo, danno quanto meno la garanzia di non essere autoreferenziali.
Beh, allora armiamoci di pazienza, sono anni che ne sentiamo parlare. Li valuteremo quando ci saranno, ma per ora sono anni che si formano counselor promettendogli che "prima o poi"...
Citazione:
Verissimo, il CNEL è un organo consultivo del Governo che, rispetto alla questione "nuove professioni" funge semplicemente da osservatorio che fotografa ciò che accade in Italia.
D'altro canto, qui sta anche la correttezza delle scuole e delle associazioni più "serie", far bene presente che al momento attuale (e non si sa ancora per quanto) non c'è nessun riconoscimento valido.
Citazione:
Ripeto: questo legame non deve esserci. Laddove ci fosse è bene stare alla larga da quelle associazioni e da quelle scuole, perché non hanno evidentemente chiaro il concetto di "autoreferenzialità".
Ma non essendoci nessuna regolamentazione, o meglio, essendoci solo autoregolamentazione, il cliente che entri in contatto con le scuole e/o con le associazioni non è minimamente tutelato, giusto? Può avere solo più o meno fortuna. Se un operatore di una scuola fa anche parte della parte direttiva di un'associazione (non un membro, intendo) questo andrebbe contro quanto stavi sostenendo. Ma in questo caso, quell'operatore sarebbe a posto dal punto di vista legale, non rischierebbe niente. Al limite l'associazione potrebbe rifiutare di averlo tra i suoi, se questo va contro le regole che si è data, ma non sarebbe legalmente obbligata a farlo, esatto?
Citazione:
Molte scuole di counseling aprono solo a laureati (non in psicologia e basta, ovviamente). Molte scuole di counseling, pur non aprendo solo a laureati, di fatto si ritrovano ben pochi non laureati all'interno (diciamocelo pure, oggi prendersi una laurea non è poi questa grande difficoltà...).
Sono certo che volevi sottolineare il fatto che al giorno d'oggi laurearsi è una cosa fattibile, e non che la laurea valga poco, esatto?
E' lo stesso motivo per cui mi chiedo: ma perché uno che vuole, nella pratica, "concorrere" con la professione di psicologo non fa prima e s'iscrive a psicologia? Via su, visto che "prendersi una laurea non è poi questa grande difficoltà"...
Ah tra l'altro saranno anche poche, ma ci sono anche scuole che formano al counseling psicologico solo gli psicologi.
Una arcinota ha il banner proprio su queste pagine.
Citazione:
Altre scuole aprono solo a chi ha un certo tipo di professionalità alle spalle (assistenti sociali, medici, infermieri, educatori, psicologi, etc.), dunque non rispetto al titolo di studio, ma alla situazione professionale. Altre scuole ancora, invece, aprono indistintamente a tutti.
E secondo te è un bene che aprano indistintamente a tutti?
Secondo me è una carneficina.
Citazione:
Io francamente credo molto nel mercato che seleziona.
Io preferisco delle regole del gioco chiare e valide per tutti, piuttosto che affidarmi alla selezione del mercato.
Non che non conti il mercato, ma non è una garanzia di eticità.
Citazione:
Infatti, permettimi questa cattiveria, il fatto che molti psicologi non riescano a lavorare, la dice lunga sulle loro capacità di costruirsi un profilo professionale.
Oh, non preoccuparti, concediti pure una cattiveria quando vuoi.
Io penso che gli psicologi incontrino molte difficoltà a costruirsi un profilo professionale e ci riescano, il che la dice lunga su quanto siano capaci di farlo nonostante tutto. E questo non solo negli ambiti sanitari, anche se per te la psicologia è "diventata" una professione sanitaria.
Citazione:
E lo stesso, naturalmente, vale per i counselor, per gli imbianchini, gli avvocati, etc.
Immagino che questo la dica lunga anche sulle loro capacità.
Citazione:
Stai sparando nel mucchio, così facendo. Non è vero per tutte le scuole.
Vero, sto sparando nel mucchio, e in mancanza di regole condivise e valide per tutti si può sparare nel mucchio senza problemi, perché al momento non c'è nessuno standard di riferimento per decidere se la formazione è stata adeguata.
A meno che non guardiamo scuola per scuola, ma allora ritorniamo nel terreno dell'autoreferenzialità...
Citazione:
Mah... nel ranking internazionale l'unica università italiana presente è l'Alma Mater di Bologna che è... al 200mo posto! La Sapienza, essendo al 205mo, è fuori classifica... Via, su, questa "qualità" degli esami universitari la vedi solo te...
Caro mio, per tua e mia fortuna non è così. La qualità c'è. L'esperienza universitaria italiana potrà non essere la migliore sulla terra, ma quello che sei diventato alla fine di un percorso del genere non è paragonabile a quello che diventi con uno o due weekend al mese per tre anni (quando va proprio bene...), è molto diverso, in meglio. E' un percorso che ti porta gioco forza a crescere e a cambiare, a immaginarti come psicologo e a lottare per esserlo, è bello perché ti fa innamorare di quello che diventi, anche se non è facile poi metterlo in pratica (certo più difficile che fare il counselor).
Ma fa parte del gioco, se lo giochi secondo le regole.
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Originalmente inviato da
Zuccherina
non so voi ma per me questa è una guerra tra poveri:jd:
sono altri i nemici.......forse non volete vederli o non potete poichè sapete benissimo che potreste uscirne sconfitti..
io mi preoccuperei più per questi ultimi....
Visto che sembri avere una visione più chiara della cosa, perché non ci dici a tutti chi sono i "nemici"?
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
In Italia però, il Counseling non era già nato verso la fine degli anni '20 del '900 (intorno al 1929) nell'ambito dei servizi sociali (e medici volontari..) molti anni prima che negli USA? Perché poi si é "interrotto" - se mai lo ha fatto - fino alla re-introduzione dello stesso come una completa novità, con i concetti di Rogers di Relazione d'Aiuto, per figure che già operano nel settore come medici, As, psicologi, insegnanti (per i quali si introdusse anche il Metodo Gordon..); oppure in Italia, da allora, ha continuato a esistere? Ed ha riavuto ad es., diffusione con la Riforma introdotta dalla Legge 180 e l'ideale delle varie "organizzazioni" che si prospettavano gestite ed organizzate in base ai principi della Psicologia di Comunità di allora?
Ciao, non so dove tu abbia reperito questa informazione, ma il counseling non nasce affatto in Italia negli anni '20. Quello che alcuni autori fanno è fare un parallelo con la nascita dell'assistenza sociale, intesa però come primo tentativo strutturato sul terrirorio di seguire soggetti in caso di bisogno.
Legata alla Legge 180, invece, si possono riscontrare i primi interventi di socioterapia e psicoterapia di gruppo.
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Originalmente inviato da
Wedro-otk
Credo che qui i nostri punti di vista richiederebbero un notevole sforzo per diventare conciliabili.
Non parlavo di traduzioni, ma del fatto che il counseling psicologico è in realtà consulenza psicologica sotto un altro nome.
Sotto questo aspetto, lo psicologo che voglia formarsi in counseling psicologico non fa altro che formarsi in consulenza psicologica. E gli strumenti per farlo non gli mancano.
Inoltre, per legge gli è riservato tutto ciò. Dal mio punto di vista, solo gli psicologi possono fare counseling psicologico in quanto sono formati per farlo e per comprenderne tutti gli aspetti, espliciti ed impliciti.
E' impossibile conciliarli fino a quando continui ad effettuare una traduzione funzionale a sostenere la tua tesi. In Italiano il termine "consulenza" significa parere tecnico dato da un esperto (come puoi tranquillamente verificare su un qualunque dizionario). In inglese il verbo che designa tale funzione è to consult (da cui consulting, la consulenza). Non counseling!!!!!!!
Ergo, così come un counselor formato al counseling non è capace di compiere quegli atti tipici della professione di psicologo (diagnosi in ambito psicologico, somministrazione e scoring di test, etc.), allo stesso modo un laureato in psicologia che diventa psicologo non è minimamente in grado di fare counseling. Non perché sia stupido, ma perché nessuno glil'ha insegnato!!!!!
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
Fammi capire, per un cliente dovrebbe essere quindi più "sicuro" rivolgersi ad un counselor perché è assicurato?
Da un punto di vista civilistico è un dato oggettivo. C'è la stessa differenza che intercorrerebbe tra fare un incidente con un automobilista assicurato e uno no. Quello non assicurato, una volta condannato, se c'ha i soldi ti ripaga, altrimenti ti attacchi al tram. Mentre quelo assicurato, anche se è povero in canna, è coperto dall'assicurazione.
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
E' poco rilevante il fatto che io abbia ragione. La questione è che basare la legittimità del counselor sul fatto che non sia stato ancora condannato è come dire che un certo modello di automobile è sicura solo perché finora non ha mai provocato incidenti.
Il giorno che c'è un incidente (è statisticamente è certo che accada, con tutte le macchine che ci sono in giro) che si fa? Si ritirano tutte le vetture? Improvvisamente diventano tutte poco sicure?
Nello stesso modo, come si può fondare la legalità del counselor solo basandoci sul fatto che non ci siano state condanne? Certo, si può sempre farlo ma mi sembra una base normativa veramente precaria per una pratica che spera di farsi professione.
Scusami, eh, ma su cosa la dovrei basare la legittimità di una figura professionale? Sul tuo o sul mio parere? Non scherziamo. Viviamo in uno Stato di diritto, ergo se due non si trovano daccordo (lo psicologo e il counselor), in assenza di uno statuto giuridico (una legge che sostenga a chiare lettera l'una o l'altra posizione), è il Tribunale che dirime. O no?
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
E per quanto riguarda il discorso delle condanne, beh... la sentenza di giugno scorso a Milano la conosci certamente bene, non capisco bene come si possa esserne contenti e dire che si tratta addirittura di una legittimazione verso il counseling fatto da non psicologi. A mio avviso, è una lettura della realtà parecchio soggettiva, per quanto legittima ci mancherebbe.
Ti invito a rileggere la sentenza che è molto chiara. La Giudice Annamaria Gatto, nel dare una definizione di counseling, riporta integralmente la definizione di counseling data da un'associazione di categoria di counselor. E dice chiaramente che il quasi psicologo è da condannare perché di fatto faceva lo psicoterapeuta, facendosi chiamare counselor. Attenzione: la sentenza non dice che esercitare il counseling è tout court con il fare abuso della professione di psicologo, ma che in questo caso c'è stato abuso proprio perché... non esercitava il counseling (la cui definizione, ripeto, è stata presa da un'associazione di counseling, non dall'ordine degli psicologi).
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
Quindi prima del 1999 nessuna associazione, nessuna lobby, scuola o quant'altro aveva fatto qualcosa per proporre la regolamentazione?
A me prima di tale data risultano solo tentativi strutturati a livello europeo (EAC e BAC). Le associazioni italiane già esistenti operavano nettamente sul versante culturale, non su quello politico-professionale.
Citazione:
Originalmente inviato da
Wedro-otk
Bene, quindi si suppone che scuole e associazioni siano ben distinte, non promiscue. Che i docenti e il personale scientifico della scuola non abbiano ruoli nell'associazione e viceversa. Tutto questo accade? Accadrà? E chi lo verifica?
Esatto, e la non promiscuità deve essere il metro di paragone con cui giudichi la correttezza di tali associazioni. Questo alle volte accade, alle volte no.
Di sicuro nel mondo della psicologia non accade mai!!! Basta fare
tre esempi:
a) il professor Mario Rossi, ordinario di psicologia generale, è anche membro della commissione esami di Stato, e magari anche consigliere di un ordine regionale. Dunque, il povero studente Carlo Bianchi si trova nella seguente condizione: il voto all'esame di psicologia generale glielo mette sul libretto Mario Rossi, lo scritto di generale all'EdS glielo valuta Mario Rossi e... la sua domanda di iscrizione all'Ordine gliela valuta sempre Mario Rossi!!! Speriamo che Mario Rossi non sia anche docente di una scuola di psicoterapia, perché altrimento il povero Carlo Bianchi se lo ritrova anche lì!!!!!
b) il professor Mario Rossi, ordinario di psicologia dinamica, è anche membro di una scuola di specializzazione in psicoterapia; mai visto in facoltà quei docenti che calibrano i loro seminari per portare gli studenti universitari nella propria scuola di specializzazione?
c) il professor Mario Rossi, ordinario al'università (e magari anche massone!) è anche membro della commissione ministeriale per l'accreditamento delle scuole di psicoterapia. E magari collabora anche con una di queste scuole. Stai a vedere che quella scuola non avrà difficoltà ad essere approvata?
Speriamo solo che Mario Rossi non esista, perché altrimenti mi becco una sequela di querele che non finisce più :asd:
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Wedro-otk
E vabbé, quindi ricapitolando, le scuole di counseling si basano su modelli d'intervento di pertinenza della psicologia, scientificamente validati, e in base a questo propongono il counseling come una professione autonoma, scientificamente fondata? Fondata si, ma sulla fatica di altri, sulla scienza di altri, non sulla propria!
Esatto! :approved: Sia la psicoterapia che il counseling mutuano le proprie tecniche di interventod ai grandi modelli della psicologia. Francamente non vedo il problema: da una parte la scienza, dall'altra le molteplici applicazione che una scienza può avere in diversi settori. Mica sari uno di quelli che pensano che psicologia = professione di psicologo, vero? La psicologia è una scienza, la professione di psicologo è una (la più importante) delle tante applicazioni che la psicologia può avere.
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Wedro-otk
Ma non essendoci nessuna regolamentazione, o meglio, essendoci solo autoregolamentazione, il cliente che entri in contatto con le scuole e/o con le associazioni non è minimamente tutelato, giusto? Può avere solo più o meno fortuna.
Esatto, la stessa fortuna che prima del 1989 doveva avere l'aspirante psicoterapeuta che si avvicinava ad una scuola di formazione.
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Wedro-otk
Sono certo che volevi sottolineare il fatto che al giorno d'oggi laurearsi è una cosa fattibile, e non che la laurea valga poco, esatto?
No, volevo sottolineare che, per svariate ragioni, in molti casi le lauree italiane non sono una cosa seria (bada bene, in molti casi, non in tutti i casi). Specialmente poi con l'istituzione della triennale, sono tutti dottori... Purtroppo al giorno d'oggi è difficile essere Signori (con la S maiuscola), ma diventare dottori ci vule davvero poco!
Non fraintendere, però: io ho una laurea in psicologia, due specializzazioni in psicoterapia, una specializzazione in counseling e qualche annetto di lavoro alle spalle. Come vedi non sono avverso a studiare... Purtroppo la formazione italiana accademica è uno scandalo. A partire dal valore legale del titolo di studio, per finire alla qualità dei docenti, con tutto quello che sta nel mezzo.
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Wedro-otk
Ah tra l'altro saranno anche poche, ma ci sono anche scuole che formano al counseling psicologico solo gli psicologi.
Una arcinota ha il banner proprio su queste pagine.
Peccato che non insegnino counseling... ho visto il programma, è banalmente un corso di avviamento alla professione di psicologo. Ma anche loro sono della parrocchia di quelli che credono che il counseling sia consulenza, e dunque...
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Wedro-otk
Io penso che gli psicologi incontrino molte difficoltà a costruirsi un profilo professionale e ci riescano, il che la dice lunga su quanto siano capaci di farlo nonostante tutto.
Non posso che apprezzare questo ottimismo e questa visione positiva. Peccato tu sia uno dei pochi... nel senso che la maggior parte, invece si lamente del fatto che non è così.
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Wedro-otk
E questo non solo negli ambiti sanitari, anche se per te la psicologia è "diventata" una professione sanitaria.
Del fatto che non avvenga solo in ambito clinico sono ben contento, visto che di psicoterapeuti disoccupati è piena l'Italia e che invece molti settori (sport, azienda, scuola, etc.) sono molto indietro.
Del fatto che la psicologia sia diventata una professione sanitaria, non lo dico io ma una Legge.
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Wedro-otk
Caro mio, per tua e mia fortuna non è così. La qualità c'è.
Io, come vedi, ho riportato il giudizio di un autorevole organo internazionale super-partes, non il mio parere. Se ti avessi riportato il mio parere...
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Zuccherina
non so voi ma per me questa è una guerra tra poveri:jd:
sono altri i nemici.......forse non volete vederli o non potete poichè sapete benissimo che potreste uscirne sconfitti..
io mi preoccuperei più per questi ultimi....
O.T.
non vedo perché una discussione debba essere interpretata come una "guerra" con dei "nemici". Si discute, ci si confronta, a volte su questioni teoriche a volte pratiche. Io stesso ho imparato delle cose che non sapevo, in questo thread.
A proposito e i tuoi nemici quali sono? (scommetto: gli psicologi :asd: )
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
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Speriamo solo che Mario Rossi non esista, perché altrimenti mi becco una sequela di querele che non finisce più :asd:
Didattica
Fossi in te incomincerei a sentire un avvocato... :asd:
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Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione
Se ne possono dire di cose, di sofismi; si può cercare di convincere e di convincersi, ma di fatto la realtà è sotto gli occhi di tutti!
Da una parte c'è una formazione di un fine settimana al mese (quando va bene) per un massimo di 500 ore (farebbero ridere anche in ambito di massaggio, professione nella quale io opero) dove si possono iscrivere cuochi, ragionieri, meccanici, idraulici (senza nulla toglirea questi professionisti quando non vogliano diventare idraulici-counselor, cuochi-counselor, e così via...).
Dall'altra parte c'è una formazione riconosciuta, composta non da poche ore ma da 5 anni di università, 1 anno di tirocinio post laurea, un esame di stato, corsi post laurea psicodiagnostici (ad es. il test di Rorschach), specializzazioni in psicoterapia o psicologia clinica di altri 4 anni, e perchè no, corsi di counseling (quando ci sono però delle basi scientifiche che l'università ti da attraverso lunghi anni di impegno).
Tutto il resto sono chiacchere, si possono intortare i potenziali clienti ma non una persona come me che ha fatto qualche anno di analisi personale. A proposito, da parte mia credo che lo psicologo, a parte la sua rigorosa preparazione scientifica per diventare un bravo psicologo debba fare un serio lavoro su di sè attraverso una lunga analisi: come posso prendermi cura dell'anima di un altro se non conosco la mia?