Si. Quando ci si sente in grado di affrontarli. Altrimenti e' meglio passare al altri il problema. Non ti pare?
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Guarda, non per protrarre troppo che considero ormai irrispetttoso verso Francesca63, ma un supervisore ha proprio il ruolo di fare acquisire esperienza pratica (non teorica) senza combinare guai o come li chiami tu "disastri" (mi sembra).
Per quanti hanno poi scritto sulla "sacra neutralità dello psicoterapeuta", vorrei dire che penso difficile promuovere un sano rapporto terapeutico, senza il coraggio di giocarsi un po'; ciò ben inteso nel pieno rispetto della persona/paziente.
Non si tratta di dare una pacca sulle spalle a una persona depressa che ha una crisi di pianto, si tratta di riuscire a vivere quel pianto e a condividere quel pianto (che non significa piangere assieme): questo non và contro la trasformazione, ma la attua senza nascondersi dietro a paramentri sacri ( che servono a chi?).
Ciao Francesca63, visto che é la tua discussione. Lucio
Per ora, ti rispondo solo a questo: per Diagnosi, si intendono ipotesi diagnostiche filtrate attraverso una griglia teorica di riferimento come hai fatto tu con francesca63, arbitrariamente, innanzitutto in due sensi: 1) sul forum di opsonline, è esplicitamente vietato dal regolamento, di fare diagnosi e consulenze online. Quindi,per non perseverare e non incorrere in eventuali sanzioni, forse, è meglio che ti rileggi il regoilamento che hai sottoscritto iscrivendoti.
2) La Diagnosi, in questo caso, psicologica,, con interpretazione delle varie dinamiche in gioco, come si fosse in un setting, o in una email privata, (vietata in qs forum) è espressamente riservata agli psicologi, psicologi clinici, psicoterapeuti, ai medici-chirururgi specializzati in psichiatria, in quanto, un medico, solo tale, puo' fare altri tipi di diagnosi,centrate su problematiche di salute fisica, (dove ha un'importanza centrale il suo contributo, se ben dato) ma nel momento in cui fa una diagnosi psicologica e, magari un intervento sullo stesso piano, compie un grave abuso di professione. L'unico caso in cui al medico non specializzato in psichiatria e, possibilmente, come ormai avviene sempre piu' spesso, in psicoterapia, è consentito intevenire su condizioni psicologiche, sono situazioni di estrema urgenza, in cui puo' essere a rischio la vita del paziente o di terzi, oppure in caso di deliri terrifici, in cui è necessario un pronto soccorso.
Un cuoco, non so come potrebbe agire in qs casi. Un cuoco che fa una diagnosi psicologica, credo si becchi una bella denuncia, a meno che non la faccia al cibo che sta cucinando, per stabilire se è sciapo o salato, e, cosi', magari, anche alle sue papille gustative:sisi:
3° e non ultimo: ti sei domandato se la domanda di francesca, fosse realmente una "domanda?" Se rispondere è cortesia, come dici tu, ci sono anche domande che non vogliono una risposta o, magari, la contengono gia' in sè.:medito::medito:
Ed ora, cortesemente, lasciamo il thread, al tema che gli è proprio, ovvero, il transfert, secondo le indicazioni della sua creatrice.
Mi sembra una doverosa forma di rispetto verso una persona che ha scelto uno spazio per parlare di un argomento che gli è caro, interagendo serenamente con gli altri.
Ciao:ciao::)
Caro Willy,
hai reso perfettamente l'idea. Dopo 6 mesi che frequento questo forum( la data che appare 2007 è errata) ho potuto dare risposte alla mia curiostà e ai miei dubbi, grazie a voi esperti che con la calma e pazienza cui siete addestrati, avete avuto la disponibilità di chiarire e spiegarmi il perchè alcune mie convizioni sono errate. In nessun libro di psicologia avrei trovato le intuizioni che mi avete trasmesso. Per esempio non pensavo che per l'analista, mantenere quella neutralità e minima partecipazione, fosse un lavoro gravoso ; ero convinta che mantenere quel distacco e quei silenzi fosse o puro "sadismo"o una caratteristica caratteriale o un sistema per reggere e sopravvivere alla continua raffica di tragedie, lamenti e tavolta anche provocazioni che siete costretti a sostenere per tante ore....Adesso ho capito che per voi sarebbe sicuramente più semplice instaurare una relazione più aperta, affettiva, amichevole. Mantenere sempre il controllo è certamente più faticoso che partecipare, offrire consigli, sorridere cordialmente. Infatti per controllare le vostre reazioni affettive anche inconsce e padroneggiare le reazioni, dovetete affrontare lunghi anni di addestramento. Il paziente lo avverte che anche voi "vi affezionate!". Forse l'analista che non si sporca le mani, che non si mette mai in gioco teme di non saper gestire il transfert del paziente o il suo controtransfert, oppure è troppo poco esperiente e troppo indottrinato.
Ma per chi, dalla parte del "consumatore- paziente", sente solo certi luoghi comuni a proposito dei terapeuti, come ad esempio i messaggi contenuti nei film di Woody Allen, o per chi fragile e sofferente inizia una psicoterapia, certo non è facile comprendere.
Il paziente si sente nella condizione(come ammette lo stesso Freud):"lanciando una moneta,se esce testa vinco io, se esce croce perdi tu!".
Non tutti i terapeuti hanno una preparazione o una sensibilità tale da intuire fino a che punto il paziente può reggere!
Poi c'è il transfert che induce il paziente ad una visione distorta della realtà.....gli stessi comportamenti che, nella fase iniziale della terapia, vengono vissuti in maniera tragica , col tempo, goccia a goccia come dici bene tu e raggiungendo una maggiore fiducia, empatia e complicità, si avvertono in modo quieto, normale, positivo.
Tutto questo però non significa che torno indietro circa la mia convinzione che comportamenti eccessivamente rigidi del'analista portano a nulla, anzi sono controproducenti. Solo un pò di EQUILIBRIO E FLESSIBILITA'....non ci vorrebbe poi tanto per risparmire tanto malessere al paziente!
Visto che in questa sede c'è chi fa "diagnosi", credo sia concesso fare solo ipotesi.. per cui mi piace, mi intriga, per mia libera scelta, "assumere il copione", del paziente classico....
Io mi permetto, mi sento libera di esprimere idee e porre quesiti. Non temo critiche dal punto di vista nè di pratica, nè teorico o professionale, perchè , non essendo nè un'esperta, nè uno studente o un tirocinante, mi posso permettere il lusso di esprimere le mie opinioni o scopiazzare, in quest'ultimo caso citando onestamente sempre la fonte . Sicuramente esprimo pensieri, per voi addetti, banali o errate, ....ma mettendoci sempre tanto cuore!
Potremmo parlare di transfert intellettualizato, o sublimato?
Vorrei alimentare il dibattito. Possiamo discutere questo tipo di transfert?
Tanti ciao:ciao::ciao::ciao:
Cominciamo; ad es., secondo te, teoricamente ed in generale, che rapporto e/o differenza c'è tra questi due aspetti o tipi di transfert? In quali contesti o situazioni, ritieni potrebbero giocare, l'uno o l'altro, un ruolo importante e di che tipo?
Ciao:ciao::ciao:
Cara Rosa , a chi poni la domanda? Spero non a me. Sono io che ho posto il quesito.
La differeza tra intellettualizzazione e sublimazione è, a mio avviso irrilevante.
Forse la seconda include la prima.
Credo che si tratti di una delle possibili soluzioni, canalizzazioni del transfert, che in una fase avanzata del percorso analitico, si manifesta.
ciao.:ciao:
A questo proposito ho aperto un topic apposito. Vediamo se qualcuno vorra' dire la sua.
Ho detto...da un punto di vista etimologico.Citazione:
Un cuoco, non so come potrebbe agire in qs casi. Un cuoco che fa una diagnosi psicologica, credo si becchi una bella denuncia, a meno che non la faccia al cibo che sta cucinando, per stabilire se è sciapo o salato, e, cosi', magari, anche alle sue papille gustative:sisi:
Un cuoco che vede un piatto di minetrone, col suo occhio clinico, e' in grado di capire di quali verdure e' composto solo con l'assaggio.
Vede attraverso il gusto. Fa dia-gnosi.
E' la tua interpretazione. La mia e' che se uno domanda:- Da cosa lo deduci?-, vuol dire che e' curiosa di saperlo.Citazione:
3° e non ultimo: ti sei domandato se la domanda di francesca, fosse realmente una "domanda?" Se rispondere è cortesia, come dici tu, ci sono anche domande che non vogliono una risposta o, magari, la contengono gia' in sè.:medito::medito:
Ho anche specificato che era una impressione e nient'altro.
La griglia in genere la uso per il berbecue:D
non c'e' nessuno piu' sereno di me e mi piace molto interagire con gli altri.Citazione:
Mi sembra una doverosa forma di rispetto verso una persona che ha scelto uno spazio per parlare di un argomento che gli è caro, interagendo serenamente con gli altri.
Ciao:ciao::)
Ciao ciao:yahoo:
Io ho detto una cosa diversa dall'interpretazione, tu hai espresso poco sopra quasi un ossimoro (non è un pesce) ma a parte questo, siamo ora consapevolmente felici di sapere che come griglia usi il berbecue (attento che le polveri bruciate fanno male alla salute:rolleyes:) e che ci hai reso partecipi del tuo essere sereno e che "ti" piace molto interagire con gli altri:yahoo::approved:
Che ci sia qui anche qualcun altro?:sherlock::sherlock::mmh?:
:relax:
Per ritornare all'ultima richiesta di francesca, chiederei in primo luogo a lei da dove abbia tratto la dizione "transfert sublimato" che personalmente non conosco, magari per mia mancanza.
Sulle idealizzazioni espresse nel transfert sono state scritte invece molte pagine e penso che potrebbe aiutare il discorso scegliere una chiave di lettura del problema, quale la fenomenologia dell'idealizzazione, piuttosto che la funzionalità di tale modalità relazionale della coppia analitica...
Saluti
La sublimazione è un termine che indica il meccanismo responsabile dello spostamento di energia neutralizzata( desessualizzata o deaggressivizzata) che viene resa disponibile per attività sublimate in armonia con lo sviluppo dell'io rispetto al mondo culturale e sociale in cui si estrinseca.
Freud fa 3 ipotesi:teoria delle pulsioni parziali, dell'appoggio, del narcisismo(Galimberti).
M. Klein riconduce la sublimaione al ripristino dell'oggetto buono frantumato da pulsioni distruttive.
Un avvocato, un dottore, un ingegnere, un manager o chiunque... in seguito ad una terapia psicoanalitica, ma anche solo in seguto ad una crisi esistenziale, decidono di accostarsi alla poesia, all'arte, alla psicologia , al volontariato...sublimando, incanalando la loro energia,e spostandola da quello che era il suo percorso naturale.
Tutto questo, si può perfettamente riferire anche ad un transfert, che trova il suo sbocco in una di queste forme di crescita e di trasformazione che possono dare un senso, una motivazione a chi, in un percorso analitico, dopo aver messo in discussione e ribaltato tutti quelli che erano i pilastri su cui aveva costruito la propria esistenza, cerca nuove alternative o motivazioni. Come spiegate tanti casi di pazienti che dopo una terapia decidono di intraprendere la stessa professione di psicoanalisti? La storia fa testo.
Ciao.
Se intendi la sublimazione in senso "classico" però, non è accostabile all'idealizzazione. Se la prima rappresenta l'impiego migliore che la libido possa assumere, la seconda è invece la negazione di vissuti di odio ed invidia nei confronti dell'analista (ad esempio nell'ottica kleiniana).
Io non sono molto d'accordo, non ho mai parlato di "regole" tantomeno di "regole basi" (di queste ne conosco 1 sola, ed è la "regola fondamentale"), quella della neutralità non è una regola tecnica, ma una posizione in cui si installa l'analista per permettere il lavoro analitico, il lavoro dell'inconscio del soggetto. In ogni caso, non è fondamentale per l'efficacia della cura, quanto per la sua direzione, anche perchè parlare di "efficacia della cura" apre una serie di questioni etiche, cliniche ed epistemologiche che in questo trhread abbiamo solo sfiorato...Citazione:
Sappiamo che invece nelle psicoanalisi classiche qualunque gesto o contatto viene considerato un inammissibile acting, un vero e proprio errore professionale. Questa è una delle regole base della psicoanali classica, insieme a quella della neutralità rigorosa, regole che voi esperti , tu per primo, insieme a Gieko, Ikaro, johnny, Luigi, e altri, avete sempre condiviso e ritenute fondamentali per l'efficacia della cura.
Saluti,
ikaro
Sappiamo che invece nelle psicoanalisi classiche qualunque gesto o contatto viene considerato un inammissibile acting, un vero e proprio errore professionale. Questa è una delle regole base della psicoanali classica, insieme a quella della neutralità rigorosa, regole che voi esperti , tu per primo, insieme a Gieko, Ikaro, johnny, Luigi, e altri, avete sempre condiviso e ritenute fondamentali per l'efficacia della cura
Non tutti; la neutralità (così come viene intesa nella citazione) non credo sia utile al paziente.
Ciao. Lucio
Scusa se mi intrometto,ma cosa intendi per atteggiamento asimmetrico dal punto di vista umano?Sono d'accordo con te sul fatto che uno psicoterapeuta debba mantenere una neutralità,nel senso che deve mettere da parte i suoi pregiudizi e quindi non giudicare il comportamento del paziente, ma comunque può essere importante che crei un suo metodo,senza essere troppo rigido,trasmetttendo qualcosa di sè al paziente,questo favorisce la costruzione di un rapporto d'empatia,non si devono nascondere totalmente le proprie emozioni, bisogna trovare il modo più adeguato per esprimerle,per esempio...la mia psicologa è sempre stata se stessa con me,ha sempre espresso liberamente quello che pensava e provava,spesso ho visto che era triste per le mie parole,il fatto che lei provasse dolore per me,credo sia stato costruttivo,perchè mi ha aiutato a capire molte cose...
Ciao Braveheart84,io penso che il costo della seduta dipenda molto dalla sensibilità e dal buon senso dell'analista,per esempio la mia psicologa normalmente si fà pagare 50 euro,ma ai giovani o a persone che hanno problemi finanziari,permette di pagare solo 30 euro,perchè pensa che tuttoi devono avere la possibilità di curarsi,specialmente le persone povere,io sono pienamente d'accordo con lei.In effetti ci sono alcuni psicoterapeuti che restano troppo legati a degli schemi già stabiliti e mettono in secondo piano il punto di vista umano. Ne ho conosciuti abbastanza,quindi ti capisco molto bene.
Ciao a tutti,ho Letto,quasi tutta la vostra discussione e l'ho trovata molto interessante,ma ho ancora alcuni dubbi,visto che non sono un "Adetta ai Lavori",volevo chiedervi alcune cose che ancora non mi sono chiare.Scusate la mia ignoranza.Non c'è una qualche tecnica per bloccare il Transfert?(Da parte del paziente) L'espressione della rabbia,provocata dal transfert,fino a che punto può compromettere la terapia?Quali benefici si possono trarre dal transfert?e in quanto tempo? Come si può capire se anche il terapeuta risponde con un controtransfert?ci sono dei segnali?può essere pericoloso?
Scusate ma sono un'pò confusa sull'argomento...vorrei risposte sincere e accessibili,da specialisti e da chi stà affrontando lo stesso problema,Grazie dell'attenzione!!
Anymore89 Ciao a tutti,ho Letto,quasi tutta la vostra discussione e l'ho trovata molto interessante,ma ho ancora alcuni dubbi,visto che non sono un "Adetta ai Lavori",volevo chiedervi alcune cose che ancora non mi sono chiare.Scusate la mia ignoranza.[/QUOTE]
e perché lo vuoi bloccare? Non è possibile poiché si instaura spontaneamente in ogni situazione.Citazione:
Non c'è una qualche tecnica per bloccare il Transfert?(Da parte del paziente)
può compromettere la terapia se non viene elaborata nella terapia stessa. Lìinterpretazione di transfert è uno dei punti centrali del processo analitico (secondo la teoria classica)Citazione:
L'espressione della rabbia,provocata dal transfert,fino a che punto può compromettere la terapia?
dal transfert in sè nessun beneficio. Il beneficio lo si ottiene dalla sua analisi nel corso della terapia. Il tempo è variabile, credo che possa variare da minuti, a settimane, a anni a seconda di molte variabili in gioco.Citazione:
Quali benefici si possono trarre dal transfert?e in quanto tempo?
ad ogni transfert corrisponde un controtransfert. Esso non è un semplice transfert dell'analista verso il paziente, ma è una risposta al transfert del paziente quindi il tipo di controtransfert dipende dal transfert del paziente e dal "mondo interno" dell'analista.Citazione:
Come si può capire se anche il terapeuta risponde con un controtransfert?ci sono dei segnali?può essere pericoloso?
Sulla "pericolosità" del controtransfert (forse meglio dire: la sua "funzione") ci sono vari punti di vista, da Freud fino ad oggi, diversi tra loro. In generale potremmo dire che siccome l'analista ha fatto una sua analisi personale, è in grado di "osservare" il controtransfert e di utilizzarlo in senso terapeutico, quindi non c'è nessun pericolo insito nel controtransfert, perché viene usato come strumento e risorsa per la terapia.
e perché lo vuoi bloccare? Non è possibile poiché si instaura spontaneamente in ogni situazione.
Per avere un'pò più di controllo delle emozioni che questo potrebbe sprigionare...
può compromettere la terapia se non viene elaborata nella terapia stessa. Lìinterpretazione di transfert è uno dei punti centrali del processo analitico (secondo la teoria classica)
si lo sò,su questo argomento ho letto molte cose,però ho paura che a livello personale la mia rabbia possa far del male alla mia psicoterapeuta,perchè è sempre un essere umano,con la sua sensibilità,e io non vorrei mai ferirla,ormai gli voglio troppo bene,non sopporterei di vederla soffrire.
ad ogni transfert corrisponde un controtransfert. Esso non è un semplice transfert dell'analista verso il paziente, ma è una risposta al transfert del paziente quindi il tipo di controtransfert dipende dal transfert del paziente e dal "mondo interno" dell'analista.
Sulla "pericolosità" del controtransfert (forse meglio dire: la sua "funzione") ci sono vari punti di vista, da Freud fino ad oggi, diversi tra loro. In generale potremmo dire che siccome l'analista ha fatto una sua analisi personale, è in grado di "osservare" il controtransfert e di utilizzarlo in senso terapeutico, quindi non c'è nessun pericolo insito nel controtransfert, perché viene usato come strumento e risorsa per la terapia.[/QUOTE]
Ciao Johnny,ti ringrazio per le informazioni che mi stai dando,Spero di riuscire a gestire questa terapia nel modo giusto...:yahoo:
Ciao Ikaro.
Vorrei tanto capire meglio, il perchè tu sostieni che questa posizione di neutralià,(che poi è il concetto opposto a partecipazione) è così basilare per consentire lo svolgimento del lavoro analitico?
Forse perchè se non fosse rigorosamente osservata, il paziente potrebbe subire condizionamenti e dunque il suo cambiamento in generale o relativo ad esempio alle sue convinzioni rispetto ai volori religiosi, morali o sociali non essere autonomo, individuale ma manipolato dal medico?:mumble:
Ciao
Gieko ciao.
Io non ho mai parlato di idealizzazione, ma di intellettualizzazione(o sublimazione).
In questo thread si è parlato di transfert, da "quasi" tutte le angolazioni, ma non si è mai cercato di fare ipotesi generiche di spiegazione di un transfert. Perchè, ad esempio alla fine di un'analisi, ben riuscita, il paziente capisce che per trovare il suo equilibrio deve cambiare lavoro, o partner, o allontanarsi dai genitori? Sono esempi banali che hanno spiegazioni vissuti personali , storie di vita diverse.Naturalmente il pz arriva a queste consapevolezze dopo anni di analisi, influenzato da un transfert che man mano, viene alla luce e si chiarisce.
Nella stessa maniera, può avvenire che un paziente si rende conto che, forse per un desiderio inconscio di restare legato alla terapia o al terapeuta , quando il percorso analitico si avvia alla fase finale, trasferisce i suoi interessi verso la psicologia, anche se nella vita svolge un altro lavoro. C'e chi, potendoselo permettere si inscrive addirittura in psicologia , e poi svolge quella professione( i casi storici e recenti sono tanti), altri coltivano solo un interesse personale pe la materia come hobby.
Capisco che non è facile rispondere, che ogni percorso analitico è unico. Ma per essere un fatto che accade così frequentemente, ci deve essere un motivo ben preciso che accomuna i transfert di tutti quei pazienti che si abbonano a riviste, leggono libri, frequentano gruppi, scrivono nei forum come OPS, anche dopo la fine del loro percorso terapeutico.
Se invece tutto questo accade all'inizio della terapia, potrebbe essere un modo per essere più consapevoli, documentandosi, il perchè ad es. di tanto distacco del terapeuta e dunque anche, di questo fenomeno inspigabile ai profani che è il transfert.
Scusate se il mio quesito è posto in modo non molto chiaro.....Ma parliamone.
Ciao
premesso che non sono "esperto", direi che la neutralità è importante perché (semplificando al massimo) il paziente avvia una terapia per cambiare e modificare i propri comportamenti, i propri modi di agire le relazioni. E quando il paziente arriva dall'analista, inconsciamente, cerca di coinvolgere l'analista in queste sue dinamiche patologiche (se non fossero patologiche - nel senso di pathos: patire, soffrire - non avrebbe motivo di volerle cambiare) e l'analista deve mantenere la neutralità per non farsi coinvolgere in tali dinamiche e cambiarle, dare spazio invece alla parola, intesa come Logos. Si passa dal "fare" al "dire".Citazione:
Sappiamo che invece nelle psicoanalisi classiche qualunque gesto o contatto viene considerato un inammissibile acting, un vero e proprio errore professionale. Questa è una delle regole base della psicoanali classica, insieme a quella della neutralità rigorosa, regole che voi esperti , tu per primo, insieme a Gieko, Ikaro, johnny, Luigi, e altri, avete sempre condiviso e ritenute fondamentali per l'efficacia della cura.
Certo che "neutralità" non significa "fobia del contatto", in questo caso diventerebbe una difesa dell'analista.
Mangini scrive che "neutralità" non è opposto al concetto di partecipazione, perché la neutralità seve all'analista per raggiungere quell'assetto mentale necessario a "ricevere" e partecipare nel modo migliore possibile alle comunicazioni che giungono dal paziente
forse perché l'analisi serve per ampliare lo spazio del pensiero e dunque alla fine di una terapia il paziente può pensare cose di cui prima non riusciva ad avere consapevolezza
E' vero. Ma anche l'intellettualizzazione non è la stessa cosa della sublimazione.
Per il resto il discorso mi sembra veramente soggettivo, per cui gli ex-pazienti analitici che rimangono o diventano interessati alla psicologia possono avere i motivi più disparati, sani e patologici. Ed è questa la funzione specifica dell'analisi didattica per coloro che vogliono intraprendere a loro volta il percorso di training.
Saluti
cara francesca, in che senso non ti voglio rispondere?
Caro Gieko, ci tenevo a conoscere il tuo parere su queste mie considerazoni.
.... può avvenire che un paziente si rende conto che, forse per un
desiderio inconscio di restare legato alla terapia o al terapeuta , quando il percorso analitico si avvia alla fase finale, trasferisce i suoi interessi verso la psicologia, anche se nella vita svolge un altro lavoro.
Se invece tutto questo accade all'inizio della terapia, potrebbe essere un modo per essere più consapevoli, documentandosi, il perchè ad es. di tanto distacco del terapeuta e dunque anche, di questo fenomeno inspigabile ai profani che è il transfert.
Ciao
Francesca, non è che non ti voglia rispondere, ma francamente ritengo che non ci sia una risposta unica. Il tuo punto di vista può essere una tra le tante letture che si potrebbero fare nei diversi momenti di una terapia.
Un saluto
A.M.Nicolò sostiene che oggi assistiamo ad un'utile cross-fertilization tra varie scuole analitiche di pensiero:il focus della terapia si sposta dal paziente col suo mondo interno, alla coppia analitica e dunque ad un transfert co-costruito. Le concezioni costruttiviste si contrappongono a quelle obiettiviste degli psicologi dell'io.
La cross-fertilization sta guadagnando sempre più terreno con poche eccezioni,tra cui sopratutto,
la psicoanalisi francese; ieri molto spazio ha dedicato la Repubblica, ad un articolo sulla concezione del transfert secondo Lacan. Gli accesi dibattiti su alcune questioni di base come il rapporto tra transfert e controtransfert, transfert e persona dell'analista, soggettività e oggettività nel setting, neutralità dell'analista, hanno fatto sì che oggi non esiste nessun autore di rilievo che non mostri un'ampia contaminazione con modelli anche contrapposti a quello che denuncia come il suo. Sicuramente temi, come ad es. una posizione più attenta alle critiche del paziente, non sarebbero state prese in considerazione con tanta forza, se non avessero costituito la ragione del contendere tra autorevoli analisti di differenti approcci.
Ma il coraggio di praticare terapie integrate, che sicuramente hanno un potenziale terapeutico maggiore, o di derogare al momento necessario, al rispetto dei loro rigorosi principi. spaventa e blocca ancora tanti analisti che forse, o perchè troppo vecchi o al contrario troppo giovani e poco esperienti, si barricano dietro la dottrina, essendo incapaci di essere flessibili, di saper gestire certe situazioni o per paura di essere troppo egualitari: brutta bestia il transfert, difficile da addomesticare, non solo per il paziente, ma anche per l'analista.:asd:
Ciao
nessuno ha mai detto il contrario, il transfert (e quindi il controtransfert) sono questioni fondamentali (sempre se parliamo di Psicoanalisi, ovviamente), soprattutto nella concezione moderna della psicoanlisi, dalla teoria del campo in poi.
Ma più che una "brutta bestia" preferisco considerarli una importante risorsa per l'analisi stessa, perché è grazie alla loro comprensione e interpretazione che procede il processo analitico.
Se posso esprimere un mio parere...
In te e' forte la spinta:- Compiacimi...-, cioe':- Io ti vorro' bene, e percio' sarai ok, solo se mi compiacerai...-.
La spinta veniva probabilmente dalla mamma ed ora tu vedi nella psicoterapista una mamma che vuoi compiacere, e per questo hai paura delle tue emozioni, che potrebbero, nel tuo pensiero magico di bimba, compromettere il vostro rapporto.
Proprio come avevi paura di compromettere il rapporto con tua madre, esprimendo le tue emozioni autentiche.
Cosi' facendo agisci nello stesso copione insoddisfacente che ti ha creato problemi, e che ti ha portato in terapia.
La tua preoccupazione non dovrebbe essere quella di non urtare la terapista, ma di liberare le tue emozioni, cioe' provare quella paura di abbandono, quella rabbia repressa, quella tristezza contenuta che si sono accumulate in te.
Sei li per questo, e non per compiacere eternamente la mamma.
Le emozioni che provi ora non sono autentiche, ma false e parassite.
Digli finalmente cosa pensi di lei... [della mamma, del babbo, e di tutti gli altri che cerchi di compiacere, calpestando i tuoi desideri piu' autentici].
Ciao.
Boccaccia mia statti zitta!!Citazione:
Se posso esprimere un mio parere...
In te e' forte la spinta:- Compiacimi...-, cioe':- Io ti vorro' bene, e percio' sarai ok, solo se mi compiacerai...-.
La spinta veniva probabilmente dalla mamma ed ora tu vedi nella psicoterapista una mamma che vuoi compiacere, e per questo hai paura delle tue emozioni, che potrebbero, nel tuo pensiero magico di bimba, compromettere il vostro rapporto.
Proprio come avevi paura di compromettere il rapporto con tua madre, esprimendo le tue emozioni autentiche.
Cosi' facendo agisci nello stesso copione insoddisfacente che ti ha creato problemi, e che ti ha portato in terapia.
La tua preoccupazione non dovrebbe essere quella di non urtare la terapista, ma di liberare le tue emozioni, cioe' provare quella paura di abbandono, quella rabbia repressa, quella tristezza contenuta che si sono accumulate in te.
Sei li per questo, e non per compiacere eternamente la mamma.
Le emozioni che provi ora non sono autentiche, ma false e parassite.
Digli finalmente cosa pensi di lei... [della mamma, del babbo, e di tutti gli altri che cerchi di compiacere, calpestando i tuoi desideri piu' autentici].
Stando zitta la tua, provo ad aprire la mia.
Oscar, con tutto il rispetto che ho per l'Analisi Transazionale, questa cosa delle "emozioni parassite" mi sta qua sul gargarozzo!
Come se esistessero emozioni "autentiche" ed emozioni "finte". Mi spieghi da dove la tiri fuori un'emozione "finta"? Un'emozione è composta da una sensazione somatica ed una valutazione cognitiva sul continuum piacere-dispiacere. Il tutto a livello inizialmente non cosciente, con tempi rapidissimi e con funzioni di segnalazione di uno stato interno ad altri.
Fingere le emozioni non è semplice nemmeno per un consumato attore e, in certi casi è del tutto impossibile (prova a fingere un sorriso di gioia e ti accorgerai che nel sorriso finto alcuni muscoli del viso non vengono attivati).
Giuro che mi piacerebbe proprio sapere da dove tiri fuori la distinzione tra emozioni vere e finte (e non dirmi "L'ha detto Berne", per favore.).
Quanto al resto, chissà, potresti anche avere ragione. Ma mi sembra un po' come la smorfia napoletana: un personaggio=un numero. A 'sto punto, mi metto a raccontarti cosa sogno e domani mi fai vincere al lotto!
Buona vita
Guglielmo
Si.
Lo fa perche' nel suo Bambino interiore c'e' il pensiero magico che se rimane legato alla mamma, sara' sempre salvo. Lei provvedera' a salvarlo. Per sempre.
La posizione esistenziale scelta e':- Io non sono ok, perche' ho paura. Tu si, perche' sei forte e mi proteggerai.
Da Adulto, contaminato dal Bambino adattato negativo, e dal Genitore iperprotettivo o negato, egli razionalizza questa esigenza ed eleva al ruolo di protettore chi si occupa di lui.
Lo psicoterapista e' una ulteriore razionalizzazione, perche', fra tutti, e' il mago della mente e dei pensieri, e la sua protezione equivale alla proiettata protezione materna onnipotente.
Se perde la persona, l'ulteriore passo verso una disperata autosufficenza, e' quella di imparare Tutto su questi segreti magici, come Morgana fa con Merlino, per possedere l'autosufficenza, cioe' la sicurezza affettiva.
Allora non gli basta piu' possedere la persona fisica, perche' essa la puo' abbandonare [come la mamma o lo psicoanalista], ma vuole possedere la materia che la manterra' legata a questo pensiero magico di onnipotente autonomia, che disperatamente agogna.
Cio' gli permettera' anche di restare avvinghiato a coloro che possiedono questi poteri, come divinita' genitoriali a cui illudersi di far parte.
Tutto questo per trovare quella sicurezza che non c'e', e vincere quella paura dell'abbandono inveterata, che e' la ragione di tutti i suoi sforzi, manifestando la rabbia difensiva verso chi attenta al suo cordone ombelicale, da cui, nel suo immaginario, dipende la sua stessa vita.
...acc...non ho resistito :D
Se si verifica tutto questo non c'è stata psicoanalisi.Citazione:
Si.
Lo fa perche' nel suo Bambino interiore c'e' il pensiero magico che se rimane legato alla mamma, sara' sempre salvo. Lei provvedera' a salvarlo. Per sempre.
La posizione esistenziale scelta e':- Io non sono ok, perche' ho paura. Tu si, perche' sei forte e mi proteggerai.
Da Adulto, contaminato dal Bambino adattato negativo, e dal Genitore iperprotettivo o negato, egli razionalizza questa esigenza ed eleva al ruolo di protettore chi si occupa di lui.
Lo psicoterapista e' una ulteriore razionalizzazione, perche', fra tutti, e' il mago della mente e dei pensieri, e la sua protezione equivale alla proiettata protezione materna onnipotente.
Se perde la persona, l'ulteriore passo verso una disperata autosufficenza, e' quella di imparare Tutto su questi segreti magici, come Morgana fa con Merlino, per possedere l'autosufficenza, cioe' la sicurezza affettiva.
Allora non gli basta piu' possedere la persona fisica, perche' essa la puo' abbandonare [come la mamma o lo psicoanalista], ma vuole possedere la materia che la manterra' legata a questo pensiero magico di onnipotente autonomia, che disperatamente agogna.
Cio' gli permettera' anche di restare avvinghiato a coloro che possiedono questi poteri, come divinita' genitoriali a cui illudersi di far parte.
Tutto questo per trovare quella sicurezza che non c'e', e vincere quella paura dell'abbandono inveterata, che e' la ragione di tutti i suoi sforzi, manifestando la rabbia difensiva verso chi attenta al suo cordone ombelicale, da cui, nel suo immaginario, dipende la sua stessa vita.
Saluti,
ikaro