Originalmente inviato da
Alesxandra
Sai, non condivido i contenuti del tuo intervento.
In primo luogo, chi lascia non è necessariamente "lo stronzo di turno", perchè le storie d'amore finiscono per svariati motivi che spesso non hanno a che fare con cattiveria, superficialità o stronzaggine.
In secondo luogo, quand'anche la persona lasciata stia soffrendo per uno stronzo, la sua sofferenza è vera, e fa star male, e in presenza di fragili equilibri personali può anche esserci l'estrema conclusione del suicidio...e chi arriva a questi gesti estremi non è da criticare ed etichettare come "un superficiale che non sa quali sono i veri problemi della vita". Chi stabilisce che ci sono dei "veri problemi"? Chi stabilisce per cosa si debba o no soffrire? Chi può affermare che il mal d'amore è solo un modo di torturarsi di chi non sa cosa vuol dire "soffrire per davvero"??? La sofferenza degli altri è sacra, e nessuno dovrebbe avere il diritto di sminuirla, qualunque sia la causa. A me è capitato sia di soffrire per la morte di un genitore, sia di soffrire per una storia d'amore finita male, e benchè dall'esterno possa sembrare che di fronte alla morte non c'è altro dolore che tenga, in realtà l'essere umano soffre con pari intensità per tante altre cose della vita. Non si possono fare classifiche oggettive, ogni dolore fa male a chi lo vive. Ciò che conta è come ognuno di noi vive e percepisce gli eventi, cosa significano per lui nell'ambito della tua storia di vita e dell'importanza attribuita alle cose e agli eventi, e tutto ciò è sempre, sempre, sempre soggettivo!