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Riferimento: Cattolica 2012
chiedo conferma: la claustrofobia non è contemplata dal DSM? cioè, se un sogg. ha forte ansia quando si trova, ad es. in ascensori o aerei la diagnosi sarà di fobia specifica tipo situazionale, o, qualora sia generalizzata a varie situazioni e connessa alla paura di avere un attacco di panico (in anamnesi o no) sarà un disturbo di panico con agorafobia o agorafobia senza dist. di panico? è così?
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Riferimento: Cattolica 2012
Avete Visto sul kaneklin il primo caso di quelli non svolti dell'adulto??? Ve lo posto, io ho parecchi dubbi...
A. ha circa 50 anni, è sposato ed è padre di una figlia adolescente. La moglie di circa 40 anni insegna. La famiglia d'origine è composta dal padre operaio, dalla madre casalinga e da tre fratelli di cui è il primogenito. Si è diplomati Perito ed è dipendente di una azienda in cui svolge il ruolo di capo servizio. Il motivo della richiesta di aiuto è una crisi lavorativa diventata insostenibile. A scatenare la crisi riferisce dei cambiamenti organizzativi e lo spostamento di un collaboratore fidato cui faceva grande affidamento. La presenza di un. Nuovo collaboratore con cii non riesce a entrare in sintonia ha reso tutto ancora più difficile. Riferisce di altri periodi difficili: nella prima adolescenza la madre lo aveva portato dallo psicologo ma il fatto non aveva avuto seguito. Le motivazioni riferire per questo tentativo di cura sono un eccessivo attaccamento alla madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche. Descrive il problema attuale come difficoltà di rapporto sia con i superiori sia con i collaboratori. Si sente insicuro, indeciso e in cerca si continue conferme. Ogni cosa che fa non gli va bene e non è mai soddisfatto, ogni atto che comporti assunzione di responsabilità rappresenta un peso. Gli capita continuamente di prendere impegni e di non riuscire a mantenerli. Si descrive come pessinistra e da sempre e da sempre attanagliato da dubbi e da scarsa stima di sé. Soffre di insonnia: si sveglia durante la nottata e poi non riesce più a dormire. I rapporti con la moglie son buoni, è stata la sua prima donna e l'unica, sente che lei lo sostiene e gli è molto d'aiuto in tutto quello che fa. I rapporti con i familiari li definisce freddi, loro gli rimproverano di essersi defilato quando avrebbero avuto più bisogno di lui. Sente che nella sua vita c'è sempre stato qualcuno a sostenerlo: la famiglia, gli amici più stretti, la moglie. Anche nel lavoro c'era quel suo collaboratore, poi trasferito, che lo aiutava e gli consentiva di sentirsi tranquillo. Della famiglia di origine racconta ch i rapporti con il padre, morto alcuno anni prima dopo una malattia debilitante, "non erano molto aperti". I ricordi più significativi che ha di lui risalgono a quando "ancora era figlio unico e sia sentiva seguito". La madre, di oltre 70 anni, risulta capace e forte, a differenza del padre che era "troppo buono". Fisicamente si presenta si altezza media, di corporatura robusta, con un'espressione del volto timorosa.
Al candidato si chiedono: analisi e valutazione del caso; definizione degli strumenti da utilizzare e delle aree da sviluppare per l'approfondimento; sviluppo di ipotesi diagnostiche; descrizione delle prospettive progettuali di indirizzo.
Non so voi ma io sarei in difficoltà! Che dite???
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Re: Cattolica 2012
sicuro il ddp dipendente(sembra proprio che questa modalità sia stata sempre presente) e per l'insonnia o disturbo d'ansa generalizzato o disturbo depressivo maggiore da approfondire per differenziare con un eventuale disturbo distimico (sembra che l'umore depresso sia sempre stato presente)
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Dov'è Picciosa che volevo farle (al pelo) gli auguriiiiiiiiiii????????
Auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii sono ancora in tempo???
Son quiiiiiiiiiiiii !!!! Grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Auguri anche a te!!!!!!!! Buon compleanno!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :yahoo:
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Re: Cattolica 2012
Il caso mi metto a farlo nel pomeriggio, poi vi dico!!! :rolleyes:
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Riferimento: Cattolica 2012
Grazieeeeeeeee!!! Tanti auguri a noi! Ahahahah
Anche io avevo pensato dipendente ma c'era qualcosa che non mi convinceva....
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Grazieeeeeeeee!!! Tanti auguri a noi! Ahahahah
Anche io avevo pensato dipendente ma c'era qualcosa che non mi convinceva....
eheheh auguri a voi!!!:salute:
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pegghina
chiedo conferma: la claustrofobia non è contemplata dal DSM? cioè, se un sogg. ha forte ansia quando si trova, ad es. in ascensori o aerei la diagnosi sarà di fobia specifica tipo situazionale, o, qualora sia generalizzata a varie situazioni e connessa alla paura di avere un attacco di panico (in anamnesi o no) sarà un disturbo di panico con agorafobia o agorafobia senza dist. di panico? è così?
La differenziazione della Fobia Specifica, Tipo Situazionale, dal Disturbo di Panico con Agorafobia può essere particolarmente difficile, poiché entrambi i disturbi possono comprendere Attacchi di Panico ed evitamento di tipi di situazioni simili (per es., guidare, volare, mezzi pubblici, luoghi chiusi). Tipicamente, il Disturbo di Panico con Agorafobia è caratterizzato dall’esordio iniziale di Attacchi di Panico inaspettati e dal conseguente evitamento di situazioni molteplici ritenute probabili fattori scatenanti degli Attacchi di Panico. La Fobia Specifica, Tipo Situazionale, è caratterizzata da evitamento situazionale in assenza di ricorrenti Attacchi di Panico inaspettati. Alcune presentazioni si collocano tra questi prototipi e si rende necessario il giudizio clinico nella selezione della diagnosi più appropriata. Quattro fattori possono essere utili per dare questo giudizio: l’oggetto della paura, il tipo e numero di Attacchi di Panico, il numero di situazioni evitate e il livello dell’ansia intercorrente. Ad esempio, un individuo che precedentemente non temeva, né evitava gli ascensori ha un Attacco di Panico in ascensore e comincia ad aver paura di andare al lavoro per la necessità di prendere l’ascensore fino al suo ufficio al 24° piano. Se questo individuo in seguito ha Attacchi di Panico solo in ascensore (anche se l’oggetto della paura è l’Attacco di Panico) può essere appropriata una diagnosi di Fobia Specifica. Se, invece, l’individuo presenta Attacchi di Panico inaspettati in altre situazioni e comincia ad evitare o a sopportare nella paura altre situazioni per timore di un Attacco di Panico, sarà allora giustificata una diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia. Inoltre, anche la presenza della preoccupazione pervasiva di avere un Attacco di Panico quando non ci si aspetta l’esposizione ad una situazione fobica supporta una diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia. Se l’individuo ha altri Attacchi di Panico inaspettati in altre situazioni, ma non si sviluppa ulteriore evitamento o sopportazione nella paura, la diagnosi appropriata sarebbe Disturbo di Panico senza Agorafobia.
Talvolta sono giustificate diagnosi contemporanee di Fobia Specifica e Disturbo di Panico con Agorafobia. In questi casi può essere utile prendere in considerazione l’oggetto della preoccupazione fobica dell’individuo. Ad esempio, l’evitare di stare soli per la preoccupazione di poter avere Attacchi di Panico inaspettati giustifica una diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia (se sono soddisfatti gli altri criteri), mentre l’evitamento fobico ulteriore dei viaggi aerei, se causato dalla paura delle cattive condizioni climatiche e di precipitare, può giustificare una diagnosi aggiuntiva di Fobia Specifica.
La Fobia Specifica e la Fobia Sociale possono essere differenziate sulla base dell’oggetto delle paure. Ad esempio, l’evitare di mangiare in un ristorante si può basare su preoccupazioni concernenti l’eventuale valutazione negativa da parte degli altri (cioè Fobia Sociale) o sulla preoccupazione di soffocare (cioè Fobia Specifica). Diversamente dall’evitamento della Fobia Specifica, l’evitamento del Disturbo Post-traumatico da Stress segue ad un evento stressante minaccioso per la vita ed è accompagnato da altre manifestazioni (per es., rivivere il trauma e ridotta affettività). Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, l’evitamento si associa con il contenuto dell’ossessione (per es., sporco, contaminazione). Negli individui con Disturbo d’Ansia di Separazione non si pone diagnosi di Fobia Specifica se le condotte di evitamento sono limitate esclusivamente al timore di separarsi dalle persone alle quali l’individuo è legato. Inoltre, i bambini con Disturbo d’Ansia di Separazione spesso hanno anche una paura esagerata di persone o eventi (per es., rapinatori, ladri, rapitori, incidenti automobilistici, viaggi aerei) che potrebbero minacciare l’integrità della famiglia. Raramente è giustificata una diagnosi separata di Fobia Specifica.
La differenziazione tra l’Ipocondria e la Fobia Specifica, Altro Tipo, (cioè, evitamento di situazioni che possono portare a contrarre una malattia), dipende dalla presenza o assenza della convinzione di essere malato. Gli individui con Ipocondria hanno paura di avere una malattia, mentre gli individui con Fobia Specifica temono di contrarre una malattia (ma non credono che sia già presente). Non si fa diagnosi di Fobia Specifica negli individui con Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa se le condotte di evitamento sono limitate esclusivamente all’evitamento del cibo e degli stimoli collegati al cibo. Un individuo con Schizofrenia o con un altro Disturbo Psicotico può evitare certe attività in conseguenza di deliri, ma non riconosce che la paura possa essere eccessiva o irragionevole.
Paure di vario tipo sono molto comuni, particolarmente nella fanciullezza, ma non giustificano una diagnosi di Fobia Specifica, a meno che vi sia interferenza significativa con il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo, oppure disagio marcato per la presenza della fobia.
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Sempre per Pegghina: dipende quindi se in anamnesi presenta attacchi di panico inaspettati o meno.Giusto per precisare,per chi non lo sapesse:
Ciascun tipo di Attacco di Panico è definito da un set diverso di relazioni fra l’esordio dell’attacco e la presenza o l’assenza di fattori scatenanti situazionali che includono stimoli esterni (per es., un soggetto con claustrofobia ha un attacco mentre si trova in un ascensore bloccato fra i piani) o interni (per es., percezioni catastrofiche riguardo le irradiazioni di palpitazioni cardiache).
Gli Attacchi di Panico inaspettati (non provocati) sono definiti come quelli in cui il soggetto non associa l’esordio dell’attacco con un fattore scatenante situazionale interno o esterno (cioè l’attacco di panico viene avvertito come spontaneo, a ‘‘ciel sereno’’).
Gli Attacchi di Panico causati dalla situazione (provocati) sono definiti come quelli in cui l’attacco si manifesta quasi invariabilmente, subito durante l’esposizione a, o nell’attesa di, uno stimolo o fattore scatenante situazionale (per es., un soggetto con Fobia Sociale che ha un Attacco di Panico che inizia pensando di parlare in pubblico).
Gli Attacchi di Panico sensibili alla situazione sono simili agli Attacchi di Panico causati dalla situazione, ma non sono invariabilmente associati allo stimolo e non si manifestano necessariamente subito dopo l’esposizione (per es., è più probabile che gli attacchi si manifestino durante la guida, ma alcune volte l’individuo guida e non ha un Attacco di Panico oppure l’Attacco di Panico si manifesta dopo aver guidato per una mezz’ora).
In generale quindi la diagnosi è sempre difficile in questi casi.per l'esame penso basti fare il ragionamento sul tipo di attacco di panico:se è inaspettato molto probabilmente non sarà Fobia Specifica,se è causato dalla situazione o sensibile alla situazione,molto probabilmente ci troviamo di fronte a Fobia o specifica o generalizzata..io più o meno ragiono così
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Re: Cattolica 2012
auguri ad entrambe :)
io ho 2 domande:
1) se vi capita 1 disturbo dell'adattamento lo mandate dallo psicoterapeuta? e che trattamento consigliate e soprattutto con quali obiettivi?
2) diagnosi differenziale tra Ddepressivo maggiore con manifestazioni psicotiche e con esordio nel post-partum VS disturbo psicotico breve con esordio nel post-partum
grazie
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Re: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
iamghost
auguri ad entrambe :)
io ho 2 domande:
1) se vi capita 1 disturbo dell'adattamento lo mandate dallo psicoterapeuta? e che trattamento consigliate e soprattutto con quali obiettivi?
2) diagnosi differenziale tra Ddepressivo maggiore con manifestazioni psicotiche e con esordio nel post-partum VS disturbo psicotico breve con esordio nel post-partum
grazie
per il disturbo dell'adattamento ho trovato questo interessantissimo testo,dove dice tutto,anche la terapia:
http://www.depressione-ansia.it/uplo...b_90640680.pdf
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Riferimento: Cattolica 2012
Provo.....
1) si lo invierei per una psicoterapia cogn-comp oppure proporrei terapie di gruppo (per stress simili)!
2) la differenza verte sostanzialmente sul fatto che il dist psicotico breve presenta la stessa sintomatologia della schizofrenia (comprendendo anche sintomi positivi non presenti in un ddm).. Inoltre nel caso dei dist dell'umore con manifestazioni psicotiche i sintomi psicotici si presentano solo in concitando di episodi di alterazione dell'umore...
Magari ho detto la cavolata del secolo... O ricordo male!
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Re: Cattolica 2012
sempre per il disturbo dell'adattamento consiglio questo sito,dove tralartro, ci sono interessanti spunti per tutti i disturbi
http://www.inpsico.org/2008/05/terapia-adattamento.html
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Provo.....
1) si lo invierei per una psicoterapia cogn-comp oppure proporrei terapie di gruppo (per stress simili)!
2) la differenza verte sostanzialmente sul fatto che il dist psicotico breve presenta la stessa sintomatologia della schizofrenia (comprendendo anche sintomi positivi non presenti in un ddm).. Inoltre nel caso dei dist dell'umore con manifestazioni psicotiche i sintomi psicotici si presentano solo in concitando di episodi di alterazione dell'umore...
Magari ho detto la cavolata del secolo... O ricordo male!
per il disturbo dell'adattamento consigliano si terapia cogn-comportamentale e ci siamo!ma breve e sporadica!penso sia importante :approved:
Per l'altra domanda io ancora devo vedere i disturbi psicotici (anche se, a dirla tutta, difficilmente troveremo un paziente psicotico che va dallo psicologo ahaha)
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Re: Cattolica 2012
si ok per la terapia cognitivo-comp lo pensavo anche io, ma quali obiettivi specifici ;)
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Re: Cattolica 2012
Per il caso, penso che l'ipotesi diagnostica principale possa essere quella di Disturbo Dipendente di Personalità, con diagnosi differenziale di disturbo d'ansia...
Non riesco a fare tutta l'analisi, perché oggi devo fare i disturbi di personalità ed è lunghina!!!
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Re: Cattolica 2012
altro dubbio.
quando proponete il trattamento vi si chiederà di giustificarlo. ovvero: perché avete scelto quel trattamento? il paziente è depresso, perché gli avete consigliato il cognitivo-comportamentale, o lo psicodinamico, o il sistemico? perché proprio quell'approccio teorico e non un altro? non potete dire "dipende dal caso" perché tendenzialmente il paziente depresso segue sempre la stessa terapia. Lasciamo da parte il sistemico, che verrà giustificato dal fatto che i parenti contribuiscano al mantenimento del disturbo, ma per cognitivo-comp o psicodinamico?
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Re: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
iamghost
altro dubbio.
quando proponete il trattamento vi si chiederà di giustificarlo. ovvero: perché avete scelto quel trattamento? il paziente è depresso, perché gli avete consigliato il cognitivo-comportamentale, o lo psicodinamico, o il sistemico? perché proprio quell'approccio teorico e non un altro? non potete dire "dipende dal caso" perché tendenzialmente il paziente depresso segue sempre la stessa terapia. Lasciamo da parte il sistemico, che verrà giustificato dal fatto che i parenti contribuiscano al mantenimento del disturbo, ma per cognitivo-comp o psicodinamico?
Io lo spiego sulla base delle cose che è utile indagare e degli obiettivi posti...Tipo, nelle fobie propongo un approccio integrato e dico che propongo il cognitivo-comportamentale per aiutare la persona ad affrontare l'oggetto fobico, mentre propongo lo psicodinamico perché è utile per esplorare ciò che "sta dietro" il sintomo e, quindi, evitare che, una volta imparato ad affrontare le situazioni fobiche per cui ha chiesto un consulto, il problema di base possa sfociare in sintomatologia di altro tipo, pur di esprimersi...
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Riferimento: Cattolica 2012
Prima di tutto: BUON COMPLEANNO ragazze!!!
Volevo sottoporvi un caso che stavo facendo:
B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l’uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch’essa vedova, ma questo non pare esserle d’aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il Candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un’ipotesi diagnostica, ed illustri un piano d’intervento in cui specifichi il metodo e gli obiettivi.
Io vedo solo un disturbo depressivo maggiore...qualcuno ci vede qualcos'altro???
Grazie ;)
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Re: Cattolica 2012
Sì, metterei anche io Disturbo Depressivo Maggiore e, come diagnosi differenziale, si può parlare di Disturbo da Lutto (i cui criteri non sono soddisfatti perché sono passati sei mesi e perché la sintomatologia è molto grave).
Tra gli approfondimenti, io prenderei in considerazione anche il caso della figlia, magari inviandola ad un altro esperto...
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
Marcia17
Prima di tutto: BUON COMPLEANNO ragazze!!!
Volevo sottoporvi un caso che stavo facendo:
B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l’uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch’essa vedova, ma questo non pare esserle d’aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il Candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un’ipotesi diagnostica, ed illustri un piano d’intervento in cui specifichi il metodo e gli obiettivi.
Io vedo solo un disturbo depressivo maggiore...qualcuno ci vede qualcos'altro???
Grazie ;)
Depressivo Maggiore. Si può fare la differenziale con una normale condizione di lutto... non vedo nessun'altra differenziale, sinceramente.
per quanto riguarda la figlia, non ho fatto sviluppo quindi non ne ho idea :D
per il trattamento invece direi psicodinamico per rielaborare la perdita. eventualmente si poteva fare anche cognitivo-comportamentale per modificare i pensieri disfunzionali.
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Riferimento: Cattolica 2012
Per la bambina si potrebbe ipotizzare un Ptsd e diagnosi differenziale ansia da separazione...
Cmq concordo su depressivo maggiore e differenziale lutto.. Mmm disturbo dell'adattamento con umore depresso è impensabile????
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Per la bambina si potrebbe ipotizzare un Ptsd e diagnosi differenziale ansia da separazione...
Cmq concordo su depressivo maggiore e differenziale lutto.. Mmm disturbo dell'adattamento con umore depresso è impensabile????
Non credo, perché per essere tale non dovrebbero essere soddisfatti criteri per un disturbo di Asse I, mentre qui quelli di Depressivo Maggiore lo sono e sono anche abbastanza gravi...
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Riferimento: Cattolica 2012
Ma scusa quello di adattamento in che asse è????
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Riferimento: Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
iamghost
Depressivo Maggiore. Si può fare la differenziale con una normale condizione di lutto... non vedo nessun'altra differenziale, sinceramente.
per quanto riguarda la figlia, non ho fatto sviluppo quindi non ne ho idea :D
per il trattamento invece direi psicodinamico per rielaborare la perdita. eventualmente si poteva fare anche cognitivo-comportamentale per modificare i pensieri disfunzionali.
Ora che ci penso meglio...oltre che un disturbo depressivo maggiore non potrebbe essere anche un PTSD???
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Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Ma scusa quello di adattamento in che asse è????
Sempre di Asse I
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Re: Riferimento: Re: Riferimento: Cattolica 2012
Ho fatto il caso:
Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR).
B. si presenta dallo psicologo su indicazione del medico di base, riportando inappetenza, disturbi del sonno, tendenza ad isolarsi, ideazione suicidaria e compromissione funzionale (non se la sente di tornare al lavoro). Sulla base di tale quadro sintomatologico, si potrebbe ipotizzare la presenza di un disturbo dell’umore, presumibilmente un Disturbo Depressivo Maggiore, tuttavia le informazioni sin qui riportate risultano essere insufficienti per orientarsi verso tale diagnosi, pertanto risulteranno necessari ulteriori approfondimenti a riguardo. La presenza di un tale quadro sintomatologico, sorto in seguito alla morte del marito, potrebbe anche far ipotizzare un Disturbo da Lutto, tuttavia tale ipotesi diagnostica dovrebbe essere esclusa, in quanto sono trascorsi più di due mesi da tale evento, inoltre i sintomi sembrano essere molto gravi (sono presenti anche ideazioni suicidarie), tale per cui sarebbe più opportuno propendere per una diagnosi di disturbo dell’umore.
La paziente sembra avere un buon esame di realtà, pertanto i successivi approfondimenti diagnostici potrebbero essere effettuati principalmente attraverso il colloquio. Sarebbe, anzitutto, opportuno effettuare l’analisi della domanda, cercando di capire per quale motivo il medico di base abbia deciso di inviare la signora allo psicologo ed, inoltre, perché tale invio sia avvenuto proprio ora. Non trattandosi di un auto invio, sarebbe, inoltre, importante cercare di capire quali siano le motivazioni della signora ad intraprendere un percorso con lo psicologo (la motivazione è estrinseca? Oppure, nonostante si sia presentata su consiglio del medico, è comunque motivata intrinsecamente?) ed eventualmente quali siano le sue aspettative nei confronti del clinico e del trattamento (lo psicologo è visto come colui che risolverà “magicamente” i problemi? Oppure come qualcuno che la aiuterà ad esplorarli e, gradualmente, a risolverli?). Poiché i sintomi sembrano essere sorti circa sei mesi fa, in seguito alla morte del marito, potrebbe essere utile indagare come abbia affrontato i sintomi nei mesi precedenti all’incontro con lo psicologo, se vi siano stati dei peggioramenti recenti, tali per cui il medico ha ritenuto opportuno un invio al clinico. Per comprendere al meglio il funzionamento attuale della signora, potrebbe essere utile effettuare un confronto con le sue modalità di funzionamento precedenti alla morte del coniuge, cercando anche di indagare come fosse la relazione con quest’ultimo (come venivano affrontati i problemi quando era ancora vivo? Era la principale fonte di supporto?). Inoltre, sarebbe opportuno approfondire il vissuto relativo alla morte del marito, per comprendere se vi fossero questioni o conflitti irrisolti oppure sentimenti di rabbia inespressi, che possono aver influenzato l’insorgere della sintomatologia attuale. Sarebbe anche opportuno capire se la signora e il marito lavorassero insieme e se, quindi, il suo rifiuto di tornare al lavoro possa in qualche modo essere collegato al fatto che egli sia morto proprio in quel luogo (in tal caso la signora era presente al momento della morte del marito? Ciò ha influito sulla sintomatologia attuale?).
Durante il primo incontro la signora riferisce, tra gli altri disagi, il fatto di essersi isolata negli ultimi mesi; a tal proposito, potrebbe essere utile, durante i successivi incontri, approfondire come fosse la rete relazionale prima della morte del marito, cercando di capire se le amicizie fossero prettamente “amicizie di coppia” e se la signora avesse delle amiche più intime che possano potenzialmente costituire una fonte di supporto in futuro, sebbene attualmente lei rifiuti di vederle. Riguardo a quest’ultimo aspetto, inoltre, sarebbe interessante esplorare il desiderio di non incontrare nessuno, indagandone le motivazioni e i vissuti. La rete di amicizie, infatti, potrebbe costituire una valida risorsa di supporto, parallela all’eventuale percorso terapeutico. La madre sembra, al contrario, non costituire una vera e propria fonte di supporto, poiché la signora afferma di tornare a casa ancor più scoraggiata dopo averla incontrata. Sarebbe comunque opportuno indagare la relazione con la madre, per capire per quali motivi la signora torni a casa scoraggiata e perché, nonostante ciò, si rechi a far visita alla madre quotidianamente (la madre ha, a propria volta, sintomatologia depressiva?).
La signora riporta, inoltre, segni di disagio anche per quanto concerne la figlia, la quale mostra disturbi del sonno (aspetto che la accomuna alla sintomatologia materna, seppur con dinamiche differenti) e difficoltà a separarsi dalla madre. Sarebbe importante dedicare uno spazio per approfondire il rapporto della signora con la figlia sia prima sia dopo la morte del coniuge, per valutare eventuali cambiamenti e per cercare di capire se la sintomatologia attuale della signora possa aver influito sul disagio che la bambina sembra manifestare (la signora si mostra distaccata o assente anche con la bimba? Le idee suicidarie sono risultate evidenti alla bambina?). Per quanto concerne, nello specifico, la sintomatologia della bambina, potrebbe essere utile inviarla ad uno psicologo esperto in psicologia dello sviluppo, affinché possa effettuare le opportune valutazioni.
È, inoltre, di primaria importanza approfondire l’ideazione suicidaria, cercando di comprendere al meglio i rischi concreti che possano costituire un pericolo per la signora e per la figlia (il rischio è reale e concreto? La signora ha idee precise o piani a riguardo?).
Potrebbe essere utile, durante i primi colloqui, dedicare uno spazio ad una valutazione psicodiagnostica, utilizzando una batteria testistica che comprenda l’MMPI-2 (utile a comprendere il funzionamento di personalità della signora e la sintomatologia attuale; a tal fine sarebbe opportuno porre particolare attenzione alla scala D, relativa a sintomi depressivi quali la mancanza di speranza per il futuro, mancanza di interezze nei confronti del mondo esterno, assenza di benessere personale…), Rorschach-Sistema Comprensivo di Exner (i dati emersi a tale test andrebbero a integrare quelli ottenuti con l’MMPI, fornendo utili informazioni circa l’immagine che la signora ha di Sé e delle relazioni e ai suoi affetti; a tal proposito, particolare attenzione andrebbe posta alla costellazione DEPI, relativa a deflessioni dell’umore e alla costellazione S-CON, relativa all’deazione suicidaria e che consente di individuare persone in cui è presente potenziale rischio di suicidio) e due test più specifici per rilevare la sintomatologia depressiva, ossia l’Hamilton Depression Rating Scale e il Beck Depression Inventory II.
Nel caso in cui l’ipotesi diagnostica principale venisse confermata, potrebbe essere opportuno proporre un trattamento di tipo supportivo-espressivo ad orientamento psicodinamico. La terapia supportiva ha l’obiettivo di rafforzare l’Io e favorire un processo di ristrutturazione, favorendo così anche un elevazione dell’umore. Per far ciò sarà opportuno, anzitutto, favorire la costruzione di un’alleanza terapeutica e il clinico dovrà empatizzare col il punto di vista del paziente. Successivamente, si evolverà sul versante espressivo, al fine di rielaborare le tematiche depressive e contestualizzarle nella storia di vita passata e presente della signora. fase in cui il paziente potrebbe esprimere un’intensa rabbia. In seguito, il terapeuta dovrà aiutare il paziente a concepire nuovi modi di vivere, cercando di modificare le aspirazioni idealizzate e premendo su quelle più realistiche e realizzabili. Sin dalle prime fasi del percorso sarebbe importante valutare i fattori di rischio suicidario (nel caso in cui il rischio fosse concreto e imminente, dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità di un’ospedalizzazione), inoltre sarebbe approfondire i motivi per cui la signora ha tali ideazioni ed esplorare quali siano le sue aspettative circa ciò che accadrà dopo la morte.
Potrebbe essere utile inviare la signora ad uno psichiatra, al fine di integrare la terapia psicodinamica con una terapia farmacologica, soprattutto alla luce dell’ideazione suicidaria e delle compromissioni funzionali che la sintomatologia causa in diversi ambiti di vita della signora.
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Re: Riferimento: Re: Riferimento: Cattolica 2012
Mentre lo facevo, è venuto anche a me in mente un possibile PTSD (se la moglie lavorava con lui e ha assistito alla scena della sua morte), però ci sono troppi "se" e non mi sembrava il caso di indicarlo come diagnosi differenziale...Eventualmente, quando si fanno gli approfondimenti diagnostici e si dice di indagare questo aspetto, si può dire anche che in tal caso si dovrebbero rivedere le ipotesi diagnostiche prendendo in considerazione anche quella di PTSD...
Io ho difficoltà coi trattamenti, non amo il Falabella, perché è psicodinamo vecchio stampo, per cui non me la sento di inserire quello che scrive come indicazioni al trattamento, il Gabbard d'altro canto spesso non basta...Il risultato è che io non so mai motivare bene i trattamenti...
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Riferimento: Cattolica 2012
Ragazze ma voi quanto pensate di scrivere per il caso??? Perché questo Picciosa l'ha fatto molto lungo e io non vorrei scrivere più si 2-3 pagine al massimo... Anche perché in alcune tracce specificano di non superare le due pagine...
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Re: Cattolica 2012
Anche io non ho intenzione di superarle (anche perché di più non saprei scrivere!),questo è una pagina e mezzo scritta a pc, per cui scritta a mano penso arrivi a poco più di due pagine...
Feedback sul caso (soprattutto sul trattamento)???
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Riferimento: Cattolica 2012
1 pagina e mezza a pc son 3 pagine e mezze a mano.... Per quello chiedevo quanto avete intenzione di scrivere...
Per il caso se si ipotizza depressivo maggiore è giusto un intervento supportivo-espressivo... Circa l'approccio secondo me è molto a scelta (anche personale).. Ma spesso per i disturbi dell'umore si suggerisce una terapia sistemico-familiare più farmacologica (se necessario)... Eventualmente puoi proporre l'individuale Dell'approccio che preferisci a seconda del caao
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Riferimento: Re: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
Picciosa
Anche io non ho intenzione di superarle (anche perché di più non saprei scrivere!),questo è una pagina e mezzo scritta a pc, per cui scritta a mano penso arrivi a poco più di due pagine...
Feedback sul caso (soprattutto sul trattamento)???
Il caso mi sembra sviluppato molto bene e il trattamento anche!
Più lo leggo e più mi convinco che ci siano molti punti in comune con il PTSD tanto che, non è detto che la persona che ne soffre debba necessariamente aver assistito ad un evento traumatico in prima persona (es. aver assistito alla morte del marito) infatti ho letto che:
I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell'evento critico che ha originato il disturbo:
primari, le vittime dirette che hanno subito personalmente l'evento traumatico
secondari, i testimoni diretti dell'evento, o i parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
terziari, il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie.
I principali disturbi, accusati dalla maggior parte dei pazienti, sono riassunti dalla cosiddetta "triade sintomatologica", per come definita dalla classificazione del DSM-IV: intrusioni, evitamento, hyperarousal. In particolare, si possono riscontrare tra gli altri sintomi:
Flashback: un vissuto intrusivo dell'evento che si propone alla coscienza, "ripetendo" il ricordo dell'evento.
Numbing: uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all'esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
Incubi: che possono far rivivere l'esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
Hyperarousal: caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.
Che ne dite? Torna?
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Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
1 pagina e mezza a pc son 3 pagine e mezze a mano.... Per quello chiedevo quanto avete intenzione di scrivere...
Per il caso se si ipotizza depressivo maggiore è giusto un intervento supportivo-espressivo... Circa l'approccio secondo me è molto a scelta (anche personale).. Ma spesso per i disturbi dell'umore si suggerisce una terapia sistemico-familiare più farmacologica (se necessario)... Eventualmente puoi proporre l'individuale Dell'approccio che preferisci a seconda del caao
Ho letto che sarebbe meglio scrivere non più di due pagine
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Riferimento: Cattolica 2012
No, ma prima di metterlo giú a pc, l'ho scritto a mano e veniva due pagine ( piú qualcosa che poi ho aggiunto direttamente, penso arrivi a due pagine e mezzo circa)..Considerando che lá non mi verranno in mente tutte le cose che ho qui con uno sguardo ai libri e senza limiti di tempo, dovrei stare nelle due pagine!
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Re: Riferimento: Re: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
Marcia17
I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell'evento critico che ha originato il disturbo:
primari, le vittime dirette che hanno subito personalmente l'evento traumatico
secondari, i testimoni diretti dell'evento, o i parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
terziari, il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie.
Però il DSM dice solo che devi aver assistito direttamente al fatto, se non erro.
quindi eviterei di dire cose azzardate...
Io scriverò parecchio mi sa, di solito mi vengono 3-4 pagine.
ad ogni modo nelle prve precedenti non hanno dato 1 limite, quindi mi aspetto sia così anche stavolta.
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Re: Riferimento: Re: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
iamghost
Però il DSM dice solo che devi aver assistito direttamente al fatto, se non erro.
quindi eviterei di dire cose azzardate...
Io scriverò parecchio mi sa, di solito mi vengono 3-4 pagine.
ad ogni modo nelle prve precedenti non hanno dato 1 limite, quindi mi aspetto sia così anche stavolta.
Dice "ha vissuto, ha assistito, si è confrontata"
In ogni caso, secondo me, con le dovute spiegazioni, si può insierire...Io preferisco farlo durante gli approfondimenti diagnostici, dicendo appunto che, nel caso in cui dovesse emergere che la signora condivide l'ambiente lavorativo del marito si dovrebbero rivedere le ipotesi diagnostiche e prendere in considerazione il PTSD (la metto giù così, anche perché così emergerebbe un sintomo di PTSD, ossia l'evitamento dell'ambiente traumatico, mentre prima si ha poco, solo i risvegli, ma non parla né di incubi, né di flashback e mi sembra azzardato)
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Re: Cattolica 2012
secondo me il Post traumatico si deve escludere per forza.
propongo questo:
Pietro è un uomo di 32 anni che si presenta al colloquio con lo psicologo clinico di un Centro di Salute Mentale in uno stato di profonda ed evidente sofferenza psicologica. Il colloquio inizia con un lungo silenzio nel quale Pietro dimostra nervosismo e imbarazzo. Con difficoltà e su sollecitazione dello psicologo, Pietro comincia a raccontare la sua storia partendo da come sta e da ciò che l’ha portato a chiedere aiuto. Il paziente descrive che da quasi due mesi non riesce a provare alcun interesse per tutto quello che, fino ad ora di fatto, rappresentava la sua vita. Pietro riferisce di avere un rapporto affettivo abbastanza soddisfacente anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere più dalla sua partner e si ritaglia spazi di solitudine per evitare che lei possa rendersi conto di quanto sia cambiato, non vuole che lei scopra la sua inquietudine e il suo disagio. D’altra parte la mattina fa fatica ad alzarsi e ad essere puntuale ai suoi impegni. Pietro sostiene che anche nel lavoro, (è un impiegato amministrativo in una grande multinazionale) le cose vanno molto male perché non riesce ad affermarsi e ad avere avanzamenti, né a dimostrare quanto vale agli altri. Inoltre sono anche compromessi i rapporti con i colleghi i quali non lo tengono in considerazione. Confida che avrebbe voluto laurearsi ma per una serie di motivi ha dovuto accontentarsi di un lavoro qualsiasi. Eppure, dice, non è sempre stato così, infatti Pietro riferisce che a volte gli capita di essere per lunghi periodi pieno d’energia, “proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti coinvolgo gli altri e riesco a diventare un capo; poi però all’improvviso tutto cambia, forse perché la vita spesso è crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi sempre più triste e penso che non ne vale la pena”. Pietro descrive alcuni episodi significativi della sua vita a sostegno della sua convinzione dell’inutilità di impegnarsi in quanto la vita è sempre piena di sorprese negative. Per quel che riguarda la famiglia d’origine Pietro riferisce di avere una madre con la quale ha un pessimo rapporto che cerca di vedere il meno possibile, è una donna sempre indignata che trova sempre un motivo per rimproverarlo. Ha perso il padre da piccolo e di lui ricorda poco. Alla fine della seduta Pietro sottolinea che non aveva alcuna intenzione di fare una consultazione psicologica in quanto non crede di avere un grave problema, né pensa che il suo malessere passeggero anche se pesante possa essere risolto, “ognuno ha i suoi affanni e la vita non risparmia nessuno”. Un suo amico d’infanzia però l’ha convinto ad andare dallo psicologo avendo riconosciuto in lui la stessa angoscia che lo tormentava in passato e per la quale aveva richiesto l’intervento di uno psicologo.
Sulla base di quanto sopra esposto il candidatola indichi in modo sintetico:
a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica;
b) l’ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa, motivandola;
c) le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente e delle sue modalità di presentarsi allo psicologo;
d) i passi successivi da effettuare nella valutazione del paziente, comprese le aree da indagare e gli eventuali strumenti psicodiagnostici da utilizzare (motivando)
e) una valutazione sulle possibilità di trattamento, specificandone l’orientamento, gli obiettivi, il setting e il modo di proporlo al paziente.
Nello svolgimento della prova si invita il candidato a fornire le risposte in relazione a ciascun punto. Saranno considerati validi solo gli elaborati completi di tutte le risposte.
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Re: Riferimento: Re: Cattolica 2012
a classificazione e il referente teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica.ecco il DSM è la classificazione,ma essendo ateorico,che referente teorico mettete??
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Re: Cattolica 2012
Cosa si intende con: c) le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente e delle sue modalità di presentarsi allo psicologo; ?
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Re: Riferimento: Re: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
LemureGatta
a classificazione e il referente teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica.ecco il DSM è la classificazione,ma essendo ateorico,che referente teorico mettete??
No, io metterei la solita frase sul DSM, che è ateorico quindi stop. Se uno usasse il PDM il referente sarebbe psicodinamico...