Riferimento: riflessioni di una sistemica sul post razionalismo
Per concludere il mio pensiero (ti parlo anche da ex paziente di tcc), il lavoro sulle credenze può dare un buon esito positivo (almeno su di me lo diede), concordo che però c'è bisogno di integrarlo con altri aspetti, quello emozionale in primis.
ciao
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Originalmente inviato da
bella primavera
Per concludere il mio pensiero (ti parlo anche da ex paziente di tcc), il lavoro sulle credenze può dare un buon esito positivo (almeno su di me lo diede)
Per un terapeuta questo comunque è uno degli obiettivi più importanti, riduzione della sofferenza e longeva autonomia del paziente. :approved:
ciaz.
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Originalmente inviato da
neuromancer
" ma lei mi aveva detto che pensando in modo diverso potevo evitare l'abbandono....!" (in genere sale l'ansia del terapeuta....)
Perdonatemi se mi intrometto in questo argomento, di cui conosco pochissimo, ma a cui lentamente mi sto interessando. Leggendovi mi sono sorti alcuni dubbi, sicuramente marginali rispetto alla complessità della discussione, ma ve li espongo perché vorrei comprendere meglio alcuni meccanismi. Nello specifico, mi domando come faccia un terapeuta a pronunciare una frase di questo tipo, nel senso che, per quanto si possa apprendere a pensare in modo diverso, difficilmente l'abbandono dipenderà dal paziente in maniera esclusiva - almeno credo. Salvo non sia lui stesso ad abbandonare, e quindi a dover "disimparare ad abbandonare".
Ma se così non fosse, in che senso si può "evitare l'abbandono"?
Nel caso in cui sia lui a subire l'abbandono degli altri, evitare che accada mi sembra impossibile. Il paziente potrebbe essere stato abbandonato da una persona per cause che non sono direttamente a lui collegate, ad esempio un trasferimento per lavoro, e leggerle ugualmente come sua colpa, dunque in modo disfunzionale. In questo senso forse potrebbe imparare ad interpretare diversamente l'abbandono, ma comunque non ad evitarlo del tutto. E cioè, forse il terapeuta, pronunciando una frase simile, sta promettendo una cosa che non può essere raggiungibile quasi a priori, o mi sbaglio?
Saluti,
mf
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Originalmente inviato da
missfreedom
Perdonatemi se mi intrometto in questo argomento, di cui conosco pochissimo, ma a cui lentamente mi sto interessando. Leggendovi mi sono sorti alcuni dubbi, sicuramente marginali rispetto alla complessità della discussione, ma ve li espongo perché vorrei comprendere meglio alcuni meccanismi. Nello specifico, mi domando come faccia un terapeuta a pronunciare una frase di questo tipo, nel senso che, per quanto si possa apprendere a pensare in modo diverso, difficilmente l'abbandono dipenderà dal paziente in maniera esclusiva - almeno credo. Salvo non sia lui stesso ad abbandonare, e quindi a dover "disimparare ad abbandonare".
Ma se così non fosse, in che senso si può "evitare l'abbandono"?
Nel caso in cui sia lui a subire l'abbandono degli altri, evitare che accada mi sembra impossibile. Il paziente potrebbe essere stato abbandonato da una persona per cause che non sono direttamente a lui collegate, ad esempio un trasferimento per lavoro, e leggerle ugualmente come sua colpa, dunque in modo disfunzionale. In questo senso forse potrebbe imparare ad interpretare diversamente l'abbandono, ma comunque non ad evitarlo del tutto. E cioè, forse il terapeuta, pronunciando una frase simile, sta promettendo una cosa che non può essere raggiungibile quasi a priori, o mi sbaglio?
Saluti,
mf
Non penso che un terapeuta abbia un tal poter divino!non può evitare nè abbandoni, nè sofferenze o delusioni di alcun tipo, casomai potrà lavorare col paziente sul significato che lui da a questi stati! esempio riguardo all'abbandono, può rinforzare l'autonomia del paziente, lavorando sulla sua autostima e senso di indipendenza, ecc...
ciao
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Originalmente inviato da
bella primavera
Non penso che un terapeuta abbia un tal poter divino!non può evitare nè abbandoni, nè sofferenze o delusioni di alcun tipo, casomai potrà lavorare col paziente sul significato che lui da a questi stati! esempio riguardo all'abbandono, può rinforzare l'autonomia del paziente, lavorando sulla sua autostima e senso di indipendenza, ecc...
ciao
Grazie per la risposta, allora mi trovo. In effetti mi appariva un po' eccessivo come approccio, e volevo essere certa che fosse scevro da smanie di onnipotenza. Ci sono tornata su perché mi lasciava perplessa il discorso sull'ansia del terapeuta, che non avevo ben inquadrato e che... "sale".
Saluti,
mf
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
Forse, per capire meglio il Post Razionalismo, dovresti provare a leggere dei lavori di G. Kelly e di Vittorio Guidano.
Per capire come si costruisce la conoscenza sec. quest'ultimo, dovresti leggerti qualcosa sulla "teoria motoria della mente" (v. anche Maohney).
Va bene cercherò di informarmi meglio.
Ciao Rosa