Riferimento: Psicologo - professione sanitaria
Il come si parla di un argomento, come si lavora e come si agisce per promuovere il benessere e diffondere una cultura preventiva nell'ambito sanitario è un altro problema ancora, che non ha a che vedere con la questione di principio e tocca proprio tutti i professionisti della salute, che sia fisica o mentale e comunque si può discutere tra addetti ai lavori. E' come dire: "attenzione a prescrivere i farmaci per il reflusso, ci sono tante controindicazioni, la salute fisica è intesa in altro modo nella società indiana e oggi siamo in una società multi-culturale, c'è chi vuole bere le tisane e se dici a qualcuno che non va bene berle ti prendi un calcio in faccia, di conseguenza la medicina non rientra nelle problematiche sanitarie perchè ognuno è libero di trattare il proprio corpo come vuole". Ognuno sceglie per sè logicamente, ma non è l'argomento del thread.
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va beh, non è l'argomento del thread, ma è una deduzione logica indotta dai post, è molto costruttiva questa discussione, quindi posso replicare...
del resto vengono fuori gli interlocutori più intelligenti....
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Psichedelic
Il come si parla di un argomento, come si lavora e come si agisce per promuovere il benessere e diffondere una cultura preventiva nell'ambito sanitario è un altro problema ancora, che non ha a che vedere con la questione di principio e tocca proprio tutti i professionisti della salute, che sia fisica o mentale e comunque si può discutere tra addetti ai lavori. E' come dire: "attenzione a prescrivere i farmaci per il reflusso, ci sono tante controindicazioni, la salute fisica è intesa in altro modo nella società indiana e oggi siamo in una società multi-culturale, c'è chi vuole bere le tisane e se dici a qualcuno che non va bene berle ti prendi un calcio in faccia, di conseguenza la medicina non rientra nelle problematiche sanitarie perchè ognuno è libero di trattare il proprio corpo come vuole". Ognuno sceglie per sè logicamente, ma non è l'argomento del thread.
dunque, la professione di psicologo secondo me è sanitaria al momento in cui fa riferimento a valori condivisi universalmente.
Quindi la questione è culturale, se io vado a propagandare che l'infibulazione è una pratica barbara, farò come i conquistadores cattolici tanto biasimati per la violenza con la quale hanno sterminato gli indios che facevano i sacrifici umani,uguale.
Non sarà l'argomento del thread, però vi riguarda al momento in cui parlate di sanità mentale, che è un concetto vago, e labile,e variabile.
Cos'è il benessere psicologico? Purtroppo queste tristi considerazioni me le avete suggerite voi stessi.
Se uno psicologo sostenesse che il benessere psicologico è il MIO, individualmente preso, sarebbe diverso dal sostenere che il mio benessere psicologico deriva dal conciliarmi con il prossimo, quindi la salute mentale, domanda, è individuale o collettiva?
Riferimento: Psicologo - professione sanitaria
Il concetto di salute così come di malattia è culturalmente determinato e per questo motivo una seria scuola in psicoterapia, per farti un esempio, non può trascurare lo studio della psichiatria transculturale. Sarebbe ingenuo applicare i nostri criteri diagnostici, concezioni, teorizzazioni, modi di vedere e sentire comunemente accettati a livello sociale che per noi sono quasi scontati, ad un libico, un siriano o brasiliano delle favelas. Dobbiamo sempre valutare con estrema attenzione la cultura, l'educazione e il contesto della persona, in modo da non fare errori di valutazione e credere che magari delle manifestazioni del tutto normali in una certa cultura siano patologiche e rischiare di stigmatizzarle ancora di più in un paese straniero, dove già di per sè ci sono problemi di adattamento e integrazione.
Ti ho un po' risposto?:P
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Psichedelic
Ciao Fiona! Sono d'accordo su tutti i punti, ma ciò che hai descritto non è in contraddizione con il concetto di sanità. Per me andrebbe rivista proprio la definizione di intervento sanitario, che non si limita esclusivamente a trattare chi soffre già di una qualunque forma di patologia, ma si estende anche con promozione e prevenzione, a tutte le sfere, gli ambiti e le circostanze in cui si abbia a che fare con la salute. Andare a scuola a parlare di sessualità e prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, tanto per fare un esempio, è un intervento sanitario, perchè così facendo promuovo la salute e il benessere psico-fisico. Condurre dei gruppi psico-educativi e formativi si allinea sullo stesso piano dal punto di vista della promozione alla salute, andrebbe proprio rivisto e riformulato il concetto di sanità, anche come promozione al benessere e alla salute e non solo cura di malattie e guarigione, siamo i primi a volte a non essere del tutto consapevoli che prima della malattia c'è tutto un percorso che interessa l'area sanitaria! Gli stessi medici se lo dimenticano, ma non possiamo commettere lo stesso errore.
ok.
Allora possiamo dire che in senso teorico sono d'accordo: ogni intervento dello psicologo è inerente il benessere e la salute, e quindi se il termine sanitario comprendesse un concetto di cura della persona e presa in carico totale , senza dicotomie mente-corpo, direi che la nostra è una professione sanitaria.
Ma per ora il termine sanitario è legato al mondo medico, dove esistono malattie e interventi volti a debellare malattie.
Mentre siamo tutti d'accordo che lo psicologo non interviene in modo categorico, somministrando rimedi tutti uguali, ma è in ascolto e accoglienza dell'altro e delle problematiche che l'altro porta.
Questo almeno in senso generale.
A complicata: posso dire che come "profana" hai tutti i diritti di ignorare molti aspetti del lavoro dello psicologo e giustamente poni i suoi interrogativi e chiedi delucidazioni, tuttavia, sarà un mio limite, ma faccio molta fatica a seguire i tuoi discorsi..
Per esempio: io non mai menzionato la malattia mentale, quindi non capisco la tua obiezione.. cosa c'entra Basaglia? la psicoanalisi? ma poi di quale psicoanalisi parliamo?
Vuoi aiutarmi a capire un pò cosa intendevi dire?
Ciao:D
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Lo so che ci sono dei problemi e che ora comunemente si predica bene e si razzola male (definizione della sanità accettata a livello mondiale in contraddizione con il modus operandi tipico), ma proprio per questo dobbiamo essere uniti ed impegnarci a stabilire le basi di un cambiamento importante, culturale prima di tutto. Non può che favorire la nostra professione e la nostra categoria. Dobbiamo impegnarci ad abbattere tutti questi muri che dividono psicologia e medicina, cominciando dalla valorizzazione della nostra professione e dal chiamare ciò che facciamo con il giusto nome. Ora non penso ai conflitti tra psicologia e medicina o ai limiti dati dall'ignoranza dei molti e dagli interessi dei pochi, ovvero delle lobby mediche e farmaceutiche, perchè il discorso è davvero molto complesso. Voglio pensare a compiere i primi passi: se cominciassimo tutti, noi per primi, a definirci professionisti della salute mentale operanti nell'ambito sanitario sarebbe già un grande passo. Questo obiettivo è il futuro della sanità e noi tutti dobbiamo fare il possibile nel nostro piccolo per riformulare il concetto di sanità e soprattutto valorizzare l'importanza del nostro lavoro, dato che il benessere fisico e psichico non sono separati, anzi! Vogliamo delegarlo completamente agli psichiatri? Vogliamo far finta che noi non abbiamo un ruolo fondamentale nella promozione della salute? Forse non lo abbiamo avuto fino ad oggi, perchè ci hanno remato contro ordini professionali, cultura, ignoranza e leggi stupide, ma prima o poi dobbiamo prendere in mano il controllo della nostra professione e riappropriarci di ciò che ci spetta e se necessario combattere per conquistare i nostri diritti! Il difetto della nostra categoria è sempre stato l'individualismo, ognuno si fa i cavolo propri e coltiva il proprio orticello, quando purtroppo ci sono i colossi culturali a fermarci. A noi manca un movimento collettivo in cui esprimere obiettivi comuni. Tu puoi lavorare in milioni di ambiti diversi, ma dobbiamo parlare la stessa lingua se vogliamo crescere e avere un'identità professionale definita da comunicare a tutti gli altri, medici, counselor, avvocati, utenti, chiunque, perchè se passiamo il tempo a decidere chi siamo o non siamo, questa indefinitezza e incertezza tanti pescecani là fuori ce la fanno scontare cara.
Mens sana in corpore sano è una perla di saggezza che sembra quasi dimenticata nelle nostre scelte quotidiane, ma è la saggezza del futuro per cui dobbiamo lavorare e noi abbiamo degli strumenti importantissimi tra le mani.
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Psichedelic
Il concetto di salute così come di malattia è culturalmente determinato e per questo motivo una seria scuola in psicoterapia, per farti un esempio, non può trascurare lo studio della psichiatria transculturale. Sarebbe ingenuo applicare i nostri criteri diagnostici, concezioni, teorizzazioni, modi di vedere e sentire comunemente accettati a livello sociale che per noi sono quasi scontati, ad un libico, un siriano o brasiliano delle favelas. Dobbiamo sempre valutare con estrema attenzione la cultura, l'educazione e il contesto della persona, in modo da non fare errori di valutazione e credere che magari delle manifestazioni del tutto normali in una certa cultura siano patologiche e rischiare di stigmatizzarle ancora di più in un paese straniero, dove già di per sè ci sono problemi di adattamento e integrazione.
Ti ho un po' risposto?:P
sì, mi hai risposto molto bene, grazie, molto competente!:)
Devo una risposta ad altri, vediamo, riguardo alla legge Basaglia il discorso lo ritengo pertinente in quanto la chiusura dei manicomi si fondava su idee molto progressiste, tra le quali quella che un comportamento non conforme alle convenzioni sociali non fosse necessariamente indice di malattia mentale, e che gli psichiatri non fossero che dei controllori sociali.
Quindi, la sanità era veramente un fatto relativo, una questione di integrazione sociale, il benessere psichico diventava una convenzione, è su questi principi che si basava la riforma.
questo naturalmente ha suscitato dibattiti a non finire, ecc.
Cito la psicoanalisi perchè.
Perchè ritengo che sia la corrente più in sintonia con l'emancipazione dal concetto di "cura", la corrente più rispettosa delle differenze individuali e culturali tra persone.
Ritengo che laddove ci sia un'idea generica di benessere, si celi comunque un'imposizione sottintesa da parte della società.
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"Ritengo che laddove ci sia un'idea generica di benessere, si celi comunque un'imposizione sottintesa da parte della società"
Ogni singola persona è libera di avere qualsiasi pensiero, e ben vengano le critiche al modello di società corrente se servono per avviare discussioni e confronti.
Nel migliore dei mondi possibili forse non ci sarebbe bisogno di noi che lavoriamo nei servizi sociali ( io sono assistente sociale, come te su questo sito per arricchire le mie conoscenze personali e perchè in fondo con gli psicologi lavoriamo sempre in Team quindi sono interessata al punto di vista della loro categoria) e forse non ci sarebbe bisogno nemmeno degli psicologi...
Nel migliore dei mondi possibili non ci sarebbe forse ( parlo per fantasia utopica) nemmeno di un assetto sociale preordinato e regolato con norme e regole.
Ma - purtroppo - nel nostro mondo c'è il bene ma c'è anche il male. L'umanità fin dai tempi più antichi ha sentito il bisogno di darsi delle regole e di strutturare il suo vivere sociale in un certo modo. Le regole cambiano, la mentalità si evolve, ma la società resta sempre il nucleo attraverso il quale costruiamo in nostro vivere come singoli.
Il concetto di " Salute come benessere fisico, psichico e sociale" ovvero il concetto di salute come benessere globale è un concetto fortemente innovativo. Anche se questa definizione mi sembra sia degli anni 80 ( con il tempo le date studiate si dimenticano :)) nei nostri servizi sociali, sanitari e sociosanitari siamo spesso ancora ben lontani dal considerare gli interventi di noi operatori in quel senso. Le politiche di welfare ( ulteriormente penalizzate dalla crisi) impiegano solo una parte minima delle risorse nella prevenzione primaria ( la vera prevenzione, quella che impedisce l'insorgere della patologia attraverso la promozione di stili di vita sani) mentre la maggior parte dei soldi spesi in sociale e sanitario vanno in interventi che cercano di contenere o migliorare una situazione già compromessa.
D'altra parte su quello che è il concetto di salute, quello che è il concetto di benessere ecc. si è già discusso molto. Possiamo prendere in considerazione la scala dei bisogni di maslow, possiamo considerare gli studi antropologici ( tutti noi abbiamo fatto almeno un esame d'antropologia vero?)per cui il concetto di salute e benessere cambia attraverso le differenze di cultura. Possiamo abbracciare la corrente sociologica del relativismo puro per cui nessuno è in grado di decidere quale e come deve essere il grado di benessere che altri individui possano raggiungere.
Ma tutti noi che ogni giorno ( da chi fa le leggi, agli amministratori che impiegano le risorse, a chi decide i progetti da mettersi in campo, fino ad arrivare al singolo medico, o psicologo, o assistente sociale che opera sul campo) ci troviamo davanti a gente comune che soffre, che ha bisogno di aiuto, e il nostro compito è - con il poco, pochissimo tempo o con le poche risorse che abbiamo per ogni caso - cercare di mettere in atto nel modo migliore possibile le competenze che abbiamo appreso durante gli studi e con le nostre esperienze lavorative. Avere in mente un concetto di benessere stabilito a priori è in questi frangenti utile per dare prestazioni standard ad ogni persona che curiamo/trattiamo/aiutiamo. E non è poco.
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la prevenzione primaria non si può fare, non puoi farla a livello sociale.
non puoi dire a una persona in anticipo come si deve comportare.
Non è eticamente corretto, oltre che impossibile.
sennò si correrebbe il rischio di ampliare in maniera assurda il Tso.
Immagino il mondo di 1984, guarda, col Grande Fratello che ti spia e controlla pure quello che pensi, perchè fa parte del tuo benessere psichico, se pensi male, ovvero sei depresso, arriva l'assistente sociale.
A me i concetti di stili di vita sana non piacciono.
Gli standard di benessere psichico, sono propri di società che mettono al primo posto il controllo totale, e quindi anche mentale, della popolazione.
Infatti per ora gli stili di vita rammentati sono alcol, fumo, movimento, alimentazione, stop.
e' impossibile prevenire attraverso offerta di qualche stile di vita, un comportamento isterico o criminale, come i casi di maltrattamento in famiglia, ecco.
gli autori sanno perfettamente di fare maltrattamenti, è che non riescono a farne a meno per ragioni mentali, che non sono nè prevedibili, nè prevenibili.
quello dell'assistente sociale è un lavoro meritorio e di grande delicatezza, ma più di quello che fa non è giusto chiedergli, perchè si sconfinerebbe su un piano etico comportamentale rischioso ed estremamente discutibile.
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beh ecco...la prevenzione primaria a livello sociale si fa eccome....di solito...e per fortuna che si fa...Ma non vedo la connessione tra prevenzione e aumenti di TSO.
Chi lavoa nel campo sa quanti modi di fare prevenzione ci sono e tutti incruenti.
Che poi a te non piaccia il concetto di vita sana è rispettabile. Ma è il tuo punto di vista personale e privato. A molti piacciono i modelli di vita sani. A molti piacciono i progetti di prevenzione, a scuola , nei quartieri a rischio, tra le famiglie, negli ambienti di lavoro...ecc.
I maltrattamenti in famiglia...beh ecco....ci sono le ragioni mentali, ma grazie a Dio a volte i modelli mentali si cambiano.....io mi sono occupata a lungo di donne vittime di violenza e ancor più a lungo di minori, anche maltrattati. Se dicessi che la prevenzione è impossibile condannerei quei genitori. E invece ci credo...che possono cambiare...anche se i successi sono una percentuale esigua io, dopo tanti anni, ci credo sempre nelle persone che ho davanti.
Quanto alla discutibilità sul piano etico del fatto di suggerire stili di vita adeguati alle persone che trattiamo..ecco noi assistenti sociali, come gli psicologi, abbiamo un codice deontologico. Su questo ci basiamo, sempre nel grande rispetto per l'autonomia e l'autodeterminazione dell'altro.
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vedi, tante volte qui si è discusso, molto significativa e bella la frase i modelli mentali si cambiano.
Per cambiare gli schemi mentali ci vuole un terapeuta, non c'è nessun'altra figura abilitata a questo.
io ho visto diversi colloqui-pasticcio, nel mio lavoro di insegnante, colloqui in cui per esempio si indicava al genitore, neuropsichiatri, terapisti, tutti presenti e tutti d'accordo, lo stile di vita sano.
Ovviamente i genitori sulla difensiva, obiettavano: non è affar vostro, voi proponete questo modello, noi ne abbiamo un altro, non interferite, giustamente.
la frase tipica è : "il bambino ha bisogno di socializzare, non socializza, passa troppo tempo al pc, non lega con i compagni e bla bla bla, è emptivamente indietro, fategli fare uno sport di squadra, il pomeriggio"
Naturalmente i compagni a priori sono una compagnia adatta a lui, mica ci si pensa che se è un bimbo più sensibile, i compagni per lui sono deleteri...
Questi sono i discorsi degli psicologi, a volte sembrano dei dischi rotti, ma che esistano forme di pensiero divergenti non è ammesso..
si ritorna sempre lì col conto.
Ps:( Però quanti interventi di assistenti e psicologi, fatti sul campo, in situazioni critiche, hanno provocato tragedie, vedi affidamenti con bambini dati e poi tolti, mamma mia..quante ne leggemmo a suo tempo, mi ricordo ci fu un caso tremendo qualche anno fa..)
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Gli schemi mentali li cambia la persona stessa. Se da sola non ce la fa e ha bisogno di un terapeuta il mio compito è indirizzarla e vigilare insieme con questo sulla situazione, se c'è stato un comportamento che viola le regole il mio compito è mettere in atto tutti gli strumenti e le risorse ( e i terapeuti sono tra le risorse) per far sì che la situazione si ristabilisca.
Questo non lo dico io, lo dice la legge. Per ogni caso andato a finir male ( perchè sbagliano tutte le categorie, ad esempio quanti sono gli insegnanti che si legge sui giornali fanno violenze e abusi?) ci sono tantissime persone aiutate ogni giorni dai servizi sanitari e sociali.
Il resto è ideologia....ognuno è libero di professare il proprio pensiero, ma poi il mondo va avanti cercando di fare del proprio meglio)
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concordo, certamente, per uno che sbaglia ce ne sono cento che fanno bene e hanno buone intenzioni, ma bisogna rifletterci su, sempre.
Non è sufficiente dire lo faccio per un obiettivo buono, ideale, appunto, per una mia idea del benessere e della salute altrui e della società.
Bisogna avere piuttosto una coscienza della persona.
Non vi è la mentalità della solidarietà, è tutto medicalizzato e affidato alle figure apposite, professionali, vi è una sorta di deresponsabilizzazione collettiva, proprio perchè per tutto si dice: "Deve fare un apposito percorso"
Non si può delegare allo psicologo e alle strutture la questione benessere, essa è patrimonio universale, e purtroppo invece oggi, ognun per sè e Dio per tutti, grazie, mi dispiace dirlo, alla cultura "psicologica" e "scientifica".
Il nostro ormai è un mondo spersonalizzato, iperscientifico, in cui i movimenti dell'animo sono repressi, compresi quelli dello sdegno, dell'orrore, del senso morale ed etico.
E' tutto ridotto a categorie, pure il benessere va definito e inquadrato.
Tutto è settoriale, anche l'aiuto, e tutti così se ne fregano.
Proprio oggi PETIZIONE perchè 54 donne sono state ammazzate dai loro conviventi, mariti, padri, sconosciuti, dall'inizio dell'anno.
C'è bisogno della petizione per smuovere le coscienze.
L'insegnante che ha sbagliato era una persona in difficoltà, evidentemente, dov'erano per essa gli assistenti sociali? E dove sono per l'assistente sociale in difficoltà?
Ai posteri l'ardua sentenza.
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complicata
sì, mi hai risposto molto bene, grazie, molto competente!:)
Devo una risposta ad altri, vediamo, riguardo alla legge Basaglia il discorso lo ritengo pertinente in quanto la chiusura dei manicomi si fondava su idee molto progressiste, tra le quali quella che un comportamento non conforme alle convenzioni sociali non fosse necessariamente indice di malattia mentale, e che gli psichiatri non fossero che dei controllori sociali.
Quindi, la sanità era veramente un fatto relativo, una questione di integrazione sociale, il benessere psichico diventava una convenzione, è su questi principi che si basava la riforma.
questo naturalmente ha suscitato dibattiti a non finire, ecc.
Cito la psicoanalisi perchè.
Perchè ritengo che sia la corrente più in sintonia con l'emancipazione dal concetto di "cura", la corrente più rispettosa delle differenze individuali e culturali tra persone.
Ritengo che laddove ci sia un'idea generica di benessere, si celi comunque un'imposizione sottintesa da parte della società.
Ciao!
Se rileggi per bene io parlavo di un obsoleto concetto di "cura e malattia":cioè l'idea che ad ogni sintomo o problema c'è una risposta univoca che si limita a risolvere la difficoltà senza guardare un individuo nel suo complesso .
Non so da dove e'uscito Basaglia.
Comunque la malattia mentale e' una malattia che va curata e non c'entra niente con il disagio psicologico ne' con i criminali, gli assassini,ecc.
Un disturbo psicotico e' un disturbo psicotico, un criminale e' un criminale.
Non e' assolutamente provato che chi compia reati gravi abbia problemi psichiatrici, il male e' molto piú banale di quanto si pensi. Leggi la Merzagora.
Inoltre la rivoluzione di Basaglia e' stata ridare i diritti civili ai pazienti psichiatrici, distinguere tra pazienti psichiatrici e pazienti con problemi neurologici e cognitivi, ma non ha mai parlato di relatività delle patologie psichiatriche. Bensì ha dato voce ad un cambiamento che era già in atto in tanti manicomi del nord e del centro Italia: attività educative, riabilitative e lavorative che già sul finire degli anni 60 era ormai consuetudine.
La legge Basaglia ha molti limiti oggi, ma il discorso e' complesso e lungo.
La psicoanalisi nasce come costola della medicina, quindi il concetto di cura era in realtà molto importante. La psicologia ha avuto un altro percorso, ma mi rendo conto che comunemente la gente associ psicoanalisi e psicologia, anche se c'azzeccano poco !
Oggi non possiamo parlare di psicoanalisi pensando alle origini, perchè esistono numerose "psicoanalisi": ma ora esco fuori tema :)
Comunque lo psicologo non e' e non deve essere qualcuno che si definisce come colui che opera nella salute mentale, perchè la salute mentale e' l'ambito legato alle patologie psichiatriche, non ai disturbi psicologici. E quindi e' esclusivamente un settore di intervento.
Credo che piú che investire energie per rivendicare un titolo sanitario, sarebbe bene che ognuno di noi s'impegni per la categoria nel promuovere in modo decoroso il proprio mestiere, nell'aiutare i piú giovani colleghi a muoversi nel mondo del lavoro, nel creare realtà nel territorio di servizi che vadano a rispondere alle necessita' reali dei cittadini.
Chiudo dicendo che spesso molti pazienti che vedo in studio mi dicono che avevano bisogno di uno psicologo e non sapevano a chi rivolgersi:credo che a fronte di tanto bisogno di sostegno e consulenza psicologica da parte delle persone comuni,mai come in questo periodo, non ci siano sufficienti psicologi che sappiano come porsi e proporsi per rispondere alle esigenze dei cittadini.
Giovani:pro-muovetevi ! ;)
Ciao, ciao!
Riferimento: Psicologo - professione sanitaria
"Una cosa è considerare il problema una crisi, e una cosa è considerarlo una diagnosi, perché la diagnosi è un oggetto, la crisi è una soggettività ’." ed ancora: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società , per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d' essere".
Questo diceva Basaglia, è l'antipsichiatria, che poi abbia portato conseguenze negative è indiscutibile, ma l'idea era nobile, invece io riscontro che pure gli psicologi fanno le diagnosi, gli psicologi che dovrebbero invece discostarsi più degli psichiatri dalle etichette.
quindi è a quel che dite voi e secondo il vostro tariffario del codice, dovreste essere inquadrati come operatori sanitari, no?
Oltre a incaricare la psichiatria, la società ha pure incaricato la psicologia di scovare le malattie, anche voi avete tutto un bel prontuario di disturbi da diagnosticare, i vostri non saranno fra quelli psicotici, di altro tipo, ma comunque...
Paradossalmente, la psicoanalisi, nata dalla medicina, non fa diagnosi ai pazienti, ma li considera nella loro unicità, quindi è più vicina al pensiero di Basaglia, no? La psicologia va in tutt'altra direzione, questo è quanto traspare.
Gli psicoanalisti sono molto più liberi e meno inquadrati degli psicologi nell'approcciarsi con i problemi delle persone, non le considerano numeri da inviare a qualcuno.
Io ho proprio notato, ed è palese, questo contrasto, che si evince anche da tutti i discorsi sulle strategie, le richieste di consigli sui comportamenti da tenere nelle svariate situazioni, come se ci fosse un comportamento "GIUSTO" e uno "SBAGLIATO", ad hoc per ogni situazione e per ogni persona, è proprio un modus pensandi dei moderni psicologi, evidentemente.
Tutto molto scientifico, molto rigoroso, ma spersonalizzato.
Anche tutto quest'uso smodato del test tale, del test tal'altro, non si pensa alla vita e alla storia del paziente, ma ad applicare metodi.
Concludo dicendo che asserire che il male esiste di per sè, fa parte di una concezione manichea della realtà tipica della società occidentale, molto vicina al cattolicesimo e all'idea dell'esistenza del diavolo, nelle religioni orientali vi è sempre compresenza di bene e male.
Non vi è possibilità di recupero sociale, dunque, per il criminale, al momento in cui si consideri la mente criminale un'entità diversa, a se stante, anzichè uno di noi, non è vero?
Siamo tutti, potenziali criminali, e tutti potenziali folli.
In ogni caso la diagnosi è un'ipotesi su cui lavorare, che presuppone una prima conclusione e presuppone ulteriori accertamenti, è la conclusione di un'indagine, anche in medicina.
Non si può rinchiudere una persona in manicomio per una diagnosi, e la persona che viene ritenuta folle nell'aver commesso un crimine, è ritenuta folle da qualcun altro per fargli un favore.
Il discorso delle psicosi e della normalità è tutto arbitrario.
Invece voi sembrate più manicomiali nelle concezioni, classificazioni sulla base di standard che hanno lo scopo di darvi una funzione di giudice dei comportamenti umani, che non potete avere.
Questa è la sensazione.
Dovreste comunque approcciarvi con un atteggiamento antropologico, e non giuridico.