capisco lo sconforto....ci sono passta anche io qualche esame prima d laurearmi...prenditi un periodo d tempo x riflettere, ma non buttare niente!!!
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capisco lo sconforto....ci sono passta anche io qualche esame prima d laurearmi...prenditi un periodo d tempo x riflettere, ma non buttare niente!!!
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Oddio! HT Sirri vive e lavora a Milano, cosa che può sparigliare le carte. Milan l'è 'n gran Milàn, tutto è possibile, se sei brillante, c'hai pelo, maniglie, faccia tosta, sai il fatto tuo e hai un c... così, allora forse qualcosa che ti ripaghi delle spese riesci anche a trovartelo.QUOTE
basta con questa storia di Milano, chi l'ha detto che qua si trova lavoro più facilmente che nelle altre città?
Laureata e tirocinio a Padova mi sono trasferita a milano quasi un anno fa, pensando come tutti che in questa città ci fosse "posto" per gli psicologi... MA quandomai... Persone plurilaureate e plurimasterizzate e pure con l'esperienza all'estero per le lingue è pronta a soffiarti un misero stage...
Io personalmente avevo trovato uno stage mascherato da ricerca e selezione del personale ma rivelatosi lavoro di segretaria (anzi alcune cose che facevo io, tipo preparare i caffè per i candidati, innaffiare le piante dell'ufficio, fare la spesa al supermercato, una segretaria non le fa neanche...)
Adesso che sono andata via da lì (circa un mese fa) faccio fatica a trovare uno stage e per pagare l'affitto faccio la commessa in rinascente...
Altro che Milan...
BAci a Tutti
Vivo e lavoro a Milano e concordo sul fatto che non sia molto semplice trovare un lavoro decente come psicologo (a volte anche non come psicologo).
Sicuramente è una città che offre molte opportunità: ci sono tante cooperative, associazioni ed enti vari a cui si può proporre il famoso "progetto" di cui parlava Stefano, ma ci sono anche tante persone (e molte sono psicologi, dopotutto abbiamo ben 3 facoltà di psicologia: Bicocca, Cattolica e San Raffaele, più Pavia, Torino e Padova a portata di mano).
Sempre a proposito del progetto che dovrebbe aiutare ad essere presi in considerazione: con il mio altisonante titolo di Esperto in psicologia scolastica fra maggio e luglio ho mandato progetti per sportelli di ascolto, corsi di aggiornamento per docenti, prevenzione delle difficoltà di apprendimento ed educazone all'affettività a qualcosa tipo 20/25 scuole (pubbliche ma anche private): nemmeno una risposta per dire "no grazie".
Fra luglio e settembre mando anche a diverse cooperative/enti/consultori un progetto per gruppi di genitori: nessuna risposta.
Ho l'impressione che Milano non offra molte più opportunità del resto del mondo, forse quando Stefano ha iniziato (credo fosse qualche anno fa) c'era una situazione socioe-economica diversa (oltre che un minor numero di psicologi)...
dopotutto fino a qualche anno fa era normale che una persona a 25-30 lavorasse e avesse una propria abitazione, oggi alla stessa età la maggior parte delle persone che conosco non riesce nemmeno a comprare una macchina, figuriamoci vivere da soli!
Non credo neanche che la pubblicità possa cambiare le cose più di tanto: di solito quando scegli un professionista non ti affidi alla publicità ma scegli il passaparola o altri criteri, più o meno condivisibili, che ti diano sicurezza (ad esempio mia madre, quando doveva andare da un medico specialista cercava dove aveva lo studio: se era una via del centro doveva sicuramente esere bravo perchè per permettersi l'affitto lì doveva guadagnare molto e avere molti clienti!).
Un'altra cosa che a volte ci rema contro possono essere i costi: come facciamo fatica noi a tirare la fine del mese vedo tante altre persone, soprattutto qui a Milano, che non riescono più a mantenere lo stile di vita che avevano una volta e allora tagliano sul superfluo e a volte anche su ciò che non sarebbe così superfluo...
Io lavoro con i bambini e spesso mi occupo di disturbi dell'apprendimento: per una diagnosi che faccio per il consultorio pubblico dove sono consulente l'utente paga qualcosa tipo 40/50 euro, mentre per la riabilitazione lo si invia in un centro convenzionato in modo che possa fare una o due sedute a settimane gratis o con ticket.
Se facessi la stessa diagnosi privatamente dovrei far pagare alla famiglia qualcosa come 400/500 euro (sommando le tariffe minime per i singoli test che faccio e senza contare la relazione scritta): a questo punto, se volessi prendere il bambino in terapia, dovrei proporre alla famiglia almeno 40 euro a settimana per almeno un anno o due (se ha un problema lieve e posso vederlo solo una volta a settimana).
Se poi la famiglia in questione ha due figli ed entrambi hanno problemi (in questo periodo sto vedendo il fratello di un bambino che ho dignosticato un paio di anni fa), la cifra si alza ancora di più...
A questo punto pensate che realmente la famiglia (a meno che il padre non sia manager/dirigente o qualcosa di simile) verrà da me o che cercherà un centro pubblico (attendendo magari 6 mesi per il primo incontro? E questo a prescindere dalla pubblicità che posso o non posso farmi (e che fra l'altro costa e andrà ad aggiungersi ai costi di affitto, forniture e altro che devo comunque riguadagnare attraverso la mia parcella.
Forse non è solo l'accesso alla professione ciò che ci limita, ma tutta una serie di cose: su alcune possiamo avere un minimo di voce in capitolo o potere, ma su altre ho l'impressione che si possa fare ben poco...
Ciao Eowin, mi e' piaciuto molto il tuo messaggio: bello e ironico, ma devo fare alcune precisazioni.Citazione:
Originariamente postato da Eowin
"Mamma, mamma, quando arriviamo in America?"
"Zitto e nuota!"
Non e' assolutamente vero: la pubblicita' non e' vietata, ma regolamentata!Citazione:
E VIETATISSIMA qualsiasi forma di pubblicità
Ovvero ti piacerebbe che un tuo collega dicesse: "offresi sedute psicologiche a prezzo economico: ogni 2 sedute una e' omaggio".
Farebbe ridere, non credi?
La pubblicita' si puo' fare, a patto di farla bene!
Aprire la partita IVA non costa piu' nulla, e anche prima costava un bollo da 50mila lire.Citazione:
Il PROFESSIONISTA, a parte che deve mettere in piedi una partita iva e trovare (e pagare) uno studio dove esercitare, e tutte le forniture relative, può solo mettere il cognome sulle pagine gialle e una targa fuori dalla porta, ottenute le debite autorizzazioni dall'Ordine.
Lo studio e' possibile trovarlo in subaffitto, e anche a percentuale (ovvero invece di un canone mensile pago una percentuale di quello che guadagno, solo se guadagno).
Ovvio che conviene avere un commercialista e che bisogna pagare i contributi pensionistici.
Un commercialista costa circa 700-1000 euro l'anno, ed il minimo dei contributi pensionistici sono intorno ai 300-400 euro l'anno.
Ci sono sicuramente delle spese, ma si parla di un livello minimo di 70-100 euro al mese.
Non sono mai stato sulle pagine gialle, pero' ho avuto la targa fuori dallo studio.Citazione:
Poi incomincia a sperare che qualcuno sbagli numero o lo confonda con qualcun altro.
E poi? Non può promuoversi in nessun modo. Leggetevi il codice deontologico e le norme sulla pubblicità.
Proporsi? Ma per favore!
PROPORRE COSA? A CHI?
Concordo, con solo queste due cose di strada se ne fa poca.
Facciamo ordine: la normativa e' molto stretta sulla pubblicita' SANITARIA, su quella non sanitaria bisogna ovviamente rispettare il decoro per la professione.
Detto in pratica: propongo un corso di autostima?
Benissimo, posso fare i volantini pubblicitari del corso, magari anche i manifesti da appendere.
Quello che non posso fare e' metterci la foto di una donna mezza nuda con un fare ammiccante.
Diciamo solo che Milano dista circa 350 km da casa mia, che da sempre vivo in Romagna, a Cesena, citta' che neppure fa' provincia, e che mi sto' trasferendo in campagna.Citazione:
Oddio! HT Sirri vive e lavora a Milano, cosa che può sparigliare le carte. Milan l'è 'n gran Milàn, tutto è possibile, se sei brillante, c'hai pelo, maniglie, faccia tosta, sai il fatto tuo e hai un c... così, allora forse qualcosa che ti ripaghi delle spese riesci anche a trovartelo.
Poi e' vero che ho tenuto dei corsi anche a Milano, perche' anche a Milano ci sono delle opportunita' da poter cogliere.
Un abbraccio,
Stefano.
Se capisco bene come ti sei mosso, purtroppo era prevedibile.Citazione:
Originariamente postato da Vimae
con il mio altisonante titolo di Esperto in psicologia scolastica fra maggio e luglio ho mandato progetti per sportelli di ascolto, corsi di aggiornamento per docenti, prevenzione delle difficoltà di apprendimento ed educazone all'affettività a qualcosa tipo 20/25 scuole (pubbliche ma anche private): nemmeno una risposta per dire "no grazie".
Fra luglio e settembre mando anche a diverse cooperative/enti/consultori un progetto per gruppi di genitori: nessuna risposta.
Non so esattamente cosa tu abbia fatto, ma mi pare importante sottolineare che la cosa da non fare e' spedire lo stesso progetto a tutti, e magri allegare un CV (da cui appare ovvio che non abbiamo esperienza alcuna, sia perche' nel CV non c'e', sia perche' un professionista ha l'abitudine di non portare nessun CV).
Se vogliamo essere presi in seria considerazione non dobbiamo mandare nulla a nessuno, ma:
1)
Studiare una tempistica (es. per le scuole qual e' il momento in cui vengono approvati i progetti per l'anno accademico?).
2)
Telefonare e chiedere un appuntamento con il responsabile.
Dobbiamo farci conoscere di persona, parlare con loro, e capire nei dettagli di cosa hanno bisogno.
3)
Uscire dal primo appuntamento con un secondo appuntamento gia' segnato in agenda.
4)
Strutturare il progetto esattamente sulle loro problematiche.
5)
Andare al secondo appuntamento, dove gli spiegheremo il progetto, capiremo la loro disponibilita' operativa, ed opereremo eventuali modifiche sulle cose che magari non avevamo ben capito e/o strutturato.
Quello che dici e' abbastanza vero, ma voglio sottolineare una cosa: il passaparola te lo fa solo l'ex-cliente/paziente, o lo puo' fare anche qualcun'altro?Citazione:
Non credo neanche che la pubblicità possa cambiare le cose più di tanto: di solito quando scegli un professionista non ti affidi alla publicità ma scegli il passaparola o altri criteri, più o meno condivisibili, che ti diano sicurezza....
Se ho un problema di salute, lo specialista chi me lo consiglia?
Spesso il medico di base, ovvero e' lui che fa il passaparola....
E se consiglia il cardiologo, il dermatologo, ecc., perche' non puo' consigliare anche lo psicologo?
E come lui ci sono tante altre professioni che possono inviarci persone.
Un abbraccio,
Stefano
Ho dimenticato di dire che i progetti li ho spediti dopo innumerevoli telefonate in cui chiedevo un appuntamento per proporli (anche io di solito preferisco muovermi in questo modo) e ho ricevuto altrettanti innumerevoli rifiuti (motivando dalla mancanza di tempo al fatto che comunque le decisioni vengono prese dal collegio dei docenti o non so che cosa e che quindi era preferibile inviarli), da qualcuno sono anche stata ricevuta e ho avuto anche il secondo appuntamento in agenda (e in questo secondo appuntamento mi è stato detto che non c'erano soldi, addirittura una scuola me lo ha detto al 3° appuntamento!).
Naturalmente i progetti sono stati inviati nel periodo giusto (ho già lavorato nel mondo della scuola e mi ero informata su quale fosse il periodo migliore) e ovviamente non sono stati mandati a tutti gli stessi progetti ma, studiando la zona in cui era situata la scuola, il tipo di famiglie che abitavano nelle vicinanze e anche la "fama" dei dirigenti, ad ogni scuola sono stati mandati i progetti che potevano essere più utili: es. sportello per genitori e insegnanti nella scuola di periferia, dove c'è bisogno di qualcuno che "contenga" eventuali situazioni problematiche o comportamenti difficili e progetto per la prevenzione delle difficoltà di apprendimento nella scuola situata in una zona "bene" dove nei genitori c'è attenzione per questi aspetti e progetti per l'educazione affettiva dove c'è il dirigente che mostra interesse per questi aspetti della didattica...
Anche io concordo sul fatto che il passaparola più importante viene fatto non solo dai clienti ma anche da altri professionisti: per me che lavoro con i bambini entrare nelle scuole è un ottimo modo per farmi conoscere dalle insegnanti, che solitamente sono quelle che si accorgono per prime del disagio infantile.
Da questo punto di vista, per esempio, ho sempre trovato grande collaborazione e sensibilità da insegnanti e pediatri, che spesso hanno saputo fare invii mirati e anche al momento giusto.
Solitamente se l'invio non viene fatto non è per partito preso da parte del medico che non condivide la necessità dello psicologo, ma perchè crede che il disturbo passerà con il tempo (soprattutto con i bambini questa credenza è molto diffusa: se non parla a 3 anni diamogli tempo e prima o poi parlerà!) o per resistenze da parte dei genitori che faticano ad accettare di portare il figlio dallo psicologo (o magari di andarci loro), in quanto equivarrebbe ad ammettere di non essere stati genitori abbastanza bravi o che il proprio figlio non è uscito bene come quello degli altri...
Scusate la domanda...qual'è il periodo migliore per proporre il progetto alle scuole? fine agosto, settembre, vero? io volevo proporre un progetto ora a delle scuole, sono già in ritardo?
Ciao ragazzi!Io abito in Emilia vicina, vicina alla Lombardia; ho studiato a Padova, ho fatto corsi a Torino e dintorni e la mia scuola di specializzazione è a Milano........est, ovest, sud, nord..... il lavoro non c'è, o per lo meno Io non l'ho trovato!
Tra "nessuna risposta" dell'altro intervento, e "con qualcuno sono arrivata anche al terzo appuntamento", direi che c'e' una bella differenza.Citazione:
Originariamente postato da Vimae
......da qualcuno sono anche stata ricevuta e ho avuto anche il secondo appuntamento in agenda (e in questo secondo appuntamento mi è stato detto che non c'erano soldi, addirittura una scuola me lo ha detto al 3° appuntamento!).
Risolviamo i problemi con ordine.
Fare 3 appuntamenti o anche 2, significa che l'interesse c'e', altrimenti loro non si mettono a perdere tempo, e questo e' un dato di fatto.
Problema soldi: le scuole hanno tutte questo problema, trovarne una che abbia fondi per finanziare un progetto e' vincere alla lotteria.
Se speravi in questo, e' normale che ti sia andata buca.
Quindi come si fa? Non saranno loro a pagare materialmente il progetto.
Lo puo' finanziare il comune, la ASL, i fondi provinciali, regionali, europei, ecc. o anche le famiglie stesse, il tutto ovviamente a dipendenza della strutturazione del progetto, dei bandi esistenti nel momento, ecc.
Oppure ci si puo' rivolgere ai privati: il primo esempio che mi viene in mente sono le banche.
Se tu andassi da una banca, con la delega in carta intestata dalla scuola, e la firma del preside (tutte cose che alla scuola non costano nulla), non credi che il direttore come minimo ti riceve?
Se con le banche non va, prova con le assicurazioni (che adesso fanno anche da banca), oppure con un'azienda in tema (es. scuola tecnica?, vado dalle aziende dove poi questi andranno a lavorare, oppure dove lavorano molti dei genitori, ecc.).
Quindi diviene normale che chi al telefono non e' interessato, continui a non esserlo anche per posta.Citazione:
Ho dimenticato di dire che i progetti li ho spediti dopo innumerevoli telefonate in cui chiedevo un appuntamento per proporli (anche io di solito preferisco muovermi in questo modo) e ho ricevuto altrettanti innumerevoli rifiuti
Qui c'e' un'altro aspetto importante: il progetto deve nascere, non da un'analisi del tessuto sociale, ecc., ma da un'esigenza che loro avvertono, pena il fallimento.Citazione:
Naturalmente i progetti sono stati inviati nel periodo giusto (ho già lavorato nel mondo della scuola e mi ero informata su quale fosse il periodo migliore) e ovviamente non sono stati mandati a tutti gli stessi progetti ma, studiando la zona in cui era situata la scuola, il tipo di famiglie che abitavano nelle vicinanze e anche la "fama" dei dirigenti, ad ogni scuola sono stati mandati i progetti che potevano essere più utili:
Mi spiego meglio: siamo noi che strutturiamo il progetto, ma questo per poter essere efficacie deve venir condiviso con loro: solo con un loro supporto (attivo o passivo che sia), il progetto puo' funzionare.
Se loro non si rendono conto di tutte le implicazioni (gli psicologi siamo noi, e quindi e' possibilissimo che loro non capiscano), e' inutile proporre qualcosa che verra' rifiutato o ostacolato, molto meglio lavorare sul rapporto di fiducia che si ha con loro.
Per esempio si puo' costruire un primo progetto piu' piccolo, o che comprende un solo aspetto per volta, ecc. allo scopo di raggiungere la loro fiducia e fargli capire che noi possiamo concretamente essergli utili.
Continua a proporti, se riesci a trarre profitto da queste esperienze sono pronto a scommettere che ce la fai.
Un abbraccio,
Stefano
Ciao Stefano,
non so quanto tu conosca il mondo della scuola. Io credo di poter dire che lo conosco piuttosto bene, dato che da più di 10 anni collaboro con un'associazione di volontariato che opera all'interno di due scuole medie, a Milano.
Rispetto al presentare progetti alle scuole, vorrei chiarire alcune cose:
1. tu dici: non c'è bisogno che il progetto lo finanzi la scuola, puoi fartelo finanziare dagli enti pubblici. Però c'è un piccolo problema: gli enti pubblici non finanziano MAI progetti ai singoli. Tutti i bandi sono rivolti ad associazioni, cooperative, enti vari. Quindi lo psicologo che volesse presentare un progetto per il finanziamento dovrebbe fare parte di un'associazione, cooperativa o ente, che ha intenzione di partecipare al bando;
2. per esperienza (l'associazione di cui faccio parte partecipa continuamente a bandi, ho finito di presentarne uno venerdì scorso) non è che qualsiasi associazione, cooperativa o ente vinca i bandi. Deve essere già conosciuta sul territorio, avere esperienza di anni e poter documentare i suoi rapporti con altre associazioni, enti pubblici o privati, oppure avere agganci interessanti e influenti;
3. posto anche che te li finanzino, la maggior parte dei bandi prevedono un finanziamento di entità molto limitata, di cui inoltre una parte ancora più limitata è destinata al pagamento del personale, mentre un'alta percentuale dei soldi che si ricevono va spesa in altro modo (strutture, materiali).
Per dare un'idea concreta a livello di denaro, io sto in questo momento lavorando in 2 progetti finanziati nella scuola: per ognuno prenderò 1700 EURO LORDI IN UN ANNO. Diciamo che per viverci è un po' pochino...dovrei riuscire ad accumulare 10/15 progetti!!!
Quindi se entriamo a vedere da vicino come funziona, non è proprio così semplice...tieri conto che io sono d'accordissimo sull'essere imprenditivi e propositivi, sto addirittura tentando di costituire una cooperativa (con estrema fatica e infinite difficoltà).
Dico semplicemente che bisogna confrontarsi con la realtà, che purtroppo è questa!
Infine: che a Milano si trovi lavoro è una leggenda...può darsi che altrove si trovi ancora meno, ma anche qui non c'è da stare allegri!
:swear: :zott: :swear: :zott:
Cari colleghi...
Mi fa piacere che questa situazione abbia suscitato una accesa discussione,anche se sarebbe stato meglio ricevere tutte risposte contente del lavoro svolto :rolleyes:
cmq stamani ho fatto il secondo colloquio x un tirocinio.. che dire?ero l'unica con una laurea triennale x cui tutti vecchio ordinamento mi sono passati avanti(anche giustamente ;) ),lo psicologo infatti mi ha chiesto:"ma quindi te non sei obbligata a farlo il tirocinio vero?" e ovviamente no.gli ho detto solo che volevo farlo xkè vorrei fare pratica,che in univ non c'è possibilità etc... e nell'attesa di iniziare la specialistica...ma so già che avranno la precedenza i laureati quinquennali...
cmq,apparte questo,ho parlato con 15 ragazze circa... da non credere :eek: avevano tutte le mani nei capelli.. non UNA e dico UNA che aveva un lavoro attinenete al corso di studi,o disoccupate o commesse o cassiere all'ipercoop... niente da dire su questi mestieri(io sono commessa x mantenermi gli studi),figuriamoci...anzi,meglio lavorare che disoccupate :30: ma possibile che NESSUNA ha trovato un lavoro un minimo ATTINENTE alla psicologia??? :eek:
e vi parlo non di ragazze stupide o che... una addirittura 110 e lode scarica cartoni nei magazzini Ipercoop... so che il voto dice poco spesso sulle qualità ma purtroppo nella ricerca di un lavoro guardano quello x primo,solo dopo le qualità...anche xkè le scremature x i colloqui di solito avvengono proprio grazie al voto...
insomma,io sono giunta a una conclusione:se aspetto di trovare un impiego come dipendente posso pure morire... credo mi metterò in privato, e non parlo di studio psicoterapeuta ma counseling o altro... ancora devo decidere se farò la specialistica,devo rifletere se 2 anni in più mi danno più opportunità :rolleyes:
anche io sono sulla vostra comune barca... mi sono laureata in psicologia dello sviluppo a febbraio 2002, ho fatto un anno di tirocinio in una comunità per minori e immediatamente l'esame di stato, e poi? E poi niente :sbonk: , sto ancora aspettando di trovare un lavoro, e ho fatto domande ovunque: comunità per minori, per tossicodipendenti, per alcoolisti, mamme-bambini, telefoni azzurri, asili, perfino dai dietologi ho mandato il curriculum!!!!ho trovato a luglio 10 GIORNI come sostituto ferie (sempre in comunitàper minori) e 1 mese a ottobre...stessa cosa!!!Inoltre è proprio vero: in queste strutture il dipendente è sfruttato fino al midollo con orari da panico, mansioni che la mia colf si rifiuterebbe di fare e paghe da miseria!!! Tra l'altro, a noi poveri psicologi, ci assumono con contratti di "educatore senza titolo", perchè non laureati in scienze dell'educazione... e quindi pagati meno, perchè le strutture che una volta erano terapeutiche adesso magicamente sono diventate educative...:zott: c'è proprio qualcosa che non va...adesso mi aspettano altri quattro anni di scuola di specializzazione... :sbonk: consiglio con tutto il cuore a chi intende cominciare questa facoltà di pensarci bene...:jd: in bocca al lupo a tutti:approved:
Si e' vero, personalmente non ho fatto grandi cose con le scuole.Citazione:
Originariamente postato da psicopulce
Ciao Stefano,
[CUT]
Rispetto al presentare progetti alle scuole, vorrei chiarire alcune cose:
1. tu dici: non c'è bisogno che il progetto lo finanzi la scuola, puoi fartelo finanziare dagli enti pubblici. Però c'è un piccolo problema: gli enti pubblici non finanziano MAI progetti ai singoli. Tutti i bandi sono rivolti ad associazioni, cooperative, enti vari. Quindi lo psicologo che volesse presentare un progetto per il finanziamento dovrebbe fare parte di un'associazione, cooperativa o ente, che ha intenzione di partecipare al bando;
Comunque quello che dici e' parzialmente vero, in quanto esiste un trucco:
il progetto puo' essere presentato ufficialmente dalla scuola.
Questo dipende da tante cose....Citazione:
2. per esperienza (l'associazione di cui faccio parte partecipa continuamente a bandi, ho finito di presentarne uno venerdì scorso) non è che qualsiasi associazione, cooperativa o ente vinca i bandi. Deve essere già conosciuta sul territorio, avere esperienza di anni e poter documentare i suoi rapporti con altre associazioni, enti pubblici o privati, oppure avere agganci interessanti e influenti;
Per esempio dipende dall'entita' del progetto.
Se io rappresento una cooperativa di 15 persone, con una struttura consolidata nel territorio presentero' un certo tipo di progetto.
Viceversa un singolo, con poca esperienza, ecc. ovvio e' che sviluppera' un progetto serio, ma di entita' minore.
Pochissimi colleghi lavorano esclusivamente in un ambito, purtroppo, o per fortuna, questa e' comunque la realta'.Citazione:
[CUT]Diciamo che per viverci è un po' pochino...dovrei riuscire ad accumulare 10/15 progetti!!!
Un abbraccio,
Stefano
[QUOTE]Originariamente postato da HT Sirri
[B]Si e' vero, personalmente non ho fatto grandi cose con le scuole.
Comunque quello che dici e' parzialmente vero, in quanto esiste un trucco:
il progetto puo' essere presentato ufficialmente dalla scuola.
...non so quali scuole tu abbia in mente...disposte a presentare progetti...
ti dico solo che noi come associazione ci mettiamo una settimana anche per ottenere una semplice firma dalla preside su un nostro progetto, e si tratta di una scuola all'interno della quale operiamo da 15 anni!!!
Pochissimi colleghi lavorano esclusivamente in un ambito, purtroppo, o per fortuna, questa e' comunque la realta'.
Certo, non intendevo dire che si possa vivere lavorando solo nella scuola, anch'io faccio altro, ma volevo dire che il consiglio a chi non trova lavoro di presentare progetti non risolve niente : é già un'impresa presentarli e poi anche se riesci a presentarli e te li finanziano a livello di denaro ottieni ben poco.
Ok l'ottimismo, però che sia documentato!
A parte che sono stato io a dire che le scuole non hanno soldi, comunque non e' questione di 1 progetto, il punto vero e' la mentalita' con cui ci si affaccia al mondo del lavoro.Citazione:
Originariamente postato da psicopulce
[Certo, non intendevo dire che si possa vivere lavorando solo nella scuola, anch'io faccio altro, ma volevo dire che il consiglio a chi non trova lavoro di presentare progetti non risolve niente : é già un'impresa presentarli e poi anche se riesci a presentarli e te li finanziano a livello di denaro ottieni ben poco.
Ok l'ottimismo, però che sia documentato! [/B]
Se pensiamo di presentare un progetto, ed alla sua approvazione di poter lavorare come se fossimo dei dipendenti, possiamo metterci l'anima in pace: non funziona.
Sarebbe come dire: apro lo studio ed al primo paziente mi aspetto di riuscire a campare....
Dobbiamo avere una impostazione mentale piu' "imprenditoriale": cogliere le opportunita' anche quando sembrano non esserci.
Una peculiarita' propria del nostro lavoro e' proprio questa: ti offre mille opportunita', ma nessuna "alla luce del sole".
Questa peculiarita' ha anche i suoi lati positivi, cioe' e' facile che dove sono gia' passati inutilmente tanti colleghi, arrivi io e trovo "per miracolo" degli spazi, talvolta anche grandi.
Un abbraccio,
Stefano