un mio pensiero un pò folle....
Citazione:
Originariamente postato da Dreamstalker
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Infine sì: la pazzia è una questione culturale, ma penso che sia, in parte, interculturale, trasversale alle culture... se una persona alle tre di notte esce fuori e inizia a correre cantando lo yodel non sia visto come *normale* nè qui, nè in India (orientale), nè dagli indiani (d'america). Magari può essere visto come illuminazione mistica, visione divina, comprensione della realtà, ma per tutti quella roba lì *non* è la normalità. Quello che cambia è semmai il nome da dargli e il modo in cui trattare con essa.
Riprendo una frase di dream con cui concordo: " la pazzia è una questione culturale". Ancor meglio credo che sia l'attribuzione di significato, in questo caso a proposito della pazzia, ad essere un fenomeno transculturale. In ogni cultura c'è un qualcosa che si ritiene "normale" e un qualcosa che non lo è, il suo opposto. Ovviamente per ogni cultura la normalità e il suo opposto assumono forme e modi differenti. Ma il comune denominatore è l'attribuzione del significato in relazione ad una logica degli opposti: positivo e negativo. Su questo credo che si concordi, nel senso che non si mette più in discussione se la pazzia esiste in quanto tale, oppure no. La stessa domanda non avrebbe un granchè di senso. La pazzia diviene ciò che è, in misura del significato che gli diamo, si evolve, cambia, diciamo che la stessa pazzia non è sempre stata la stessa. Si è citato spesso " Storia della follia" di Foucault, per l'appunto.
Il punto è un'altro, secondo me l'uomo, per secoli ha tentato di dare senso alla follia seguendo spesso la logica del suo pensiero, cercando così di creare una linea rassicurante di demarcazione tra il "normale" e "l'anormale". Credo però ci si renda conto di quanto sia sottile in realtà quella linea di demarcazione e di quanto invece sia più probabile l'idea che la "follia" sia parte integrante del pensiero umano. In sostanza: tutti in potenza possiamo diventare "folli", quasi come poter prendere un raffreddore.