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sapeva che per riprenderlo doveva tornare nella vecchia casa di Lu...solo l'idea gli metteva i brividi...ma sapeva anche che nn poteva partire senza...avrebbe dovuto di nuovo affrontare i ricordi..."deve essere ancora in cantina" pensò... "l'ultima volta che lo vidi stava dentro la vecchia libreria"... "Lu nn voleva averla più tra i piedi in casa e la spostò giù nel semiinterrato"...e con quest'ultimo pensiero scese le scale e si avviò in garage...
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Afferrò le chiavi dell'auto, una splendida Mercedes nera, tirata a lucido come sempre dal fedelissimo Sergio che lo forniva di un impeccabile servizio da ben 18 anni ormai, apri la portiera e si accomodò al suo interno. Girò la chiave e l'auto dolcemente ma con la grinta dei suoi cavalli sussultò in un rombo liberatore. Accese la radio, inserì la sua musica preferita in stati d'animo come questi, i carmina burana, e si apprestò a compiere quel viaggio. Guidò dolcemente all'inizio poi seguendo il ritmo che proveniva dalle casse, scatenò tutta la potenza del motore, in una simbiosi quasi perfetta tra auto musica ed emozioni.
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la strada era lunga, ma lui non aveva fretta, percorse chilometri nella campagna bagnata e gelida di fine febbraio. nessuna luce intorno e ogni tanto, di lato, la sagoma scura di una casa immersa già nel sonno. "fortuna audax iuvat", era arrivato il suo brano preferito e in quel momento sentì che mai un brano musicale avesse così perfettamente rappresentato una situazione. la fortuna aiuta gli audaci, pensava mentre, con gesti controllati, guidava la macchina verso la sua destinazione. All'improvviso, subito dopo una stretta curva a gomito, vide la traversa sterrata dove avrebbe dovuto sterzare e, in lontananza, la vecchia casa di lu.
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"quante volte ho percorso questa strada da bambino" pensò tra sè e sè..."niente ormai qui potrà essere più uguale a prima"...l'alto cancello di ferro che separava la strada sterrata dal giardino era ormai tutto sgangherato...qualcuno ci aveva messo su un grosso lucchetto...che era stato più volte forzato...niente lì, nenche vagamente rivelava il ricordo del posto "sicuro" di un tempo...
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Scostò l'edera e le erbacce che si avviluppavano intorno al cancello e spinse, ci mise della forza per aprirlo perchè i cardini arruginiti e le erbacce intorno opponevano resistenza, ma alla fine lo spalancò. Come se stesse per varcare la soglia del tempo, entrò con passo incerto nel parco intorno alla casa. tutto era in rovina, muschio, umidità, sterpaglie, ovunque posasse lo sguardo. la fontana, che un tempo zampillava allegra alla luce del chiaro di luna, taceva, le statue di marmo erano insudiciate e cadenti, come profughi di guerra; il sentiero che conduceva alla casa era a stento visibile al di sotto di una vegetazione soffocante e marcescente.
Percorse il sentiero osservando i segni del tempo, immerso nei ricordi; vide se stesso giovane, alto, forte, passeggiare assorto in quel giardino in compagnia di lu che stringeva la sua mano, lu vestita di bianco, i capelli sciolti nel vento, lu che sorride alla primavera e si volta a fissarlo negli occhi con quelle sue pupille nere, lu che con voce sottile gli sussurra "Ricorda, hai promesso".
Scosse la testa a quei pensieri e cercò le chiavi per poter entrare.
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...la chiave gira dentro la toppa..."quanto è dura" disse ad alta voce...dopo un pò di scossoni la porta si aprì..."sempre il solito problema" continuò...e poi cercò l'interruttore della luce..."nn funziona, diavolo..."
...prese l'accendino e cercò di farsi luce...per arrivare al seminterrato...
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Il fuoco dell'accendino sembrava una barzelletta nel gelo spettrale della stanza, e la sua timida luce più che illuminare, sembrava arretrasse di fronte alla tenebra affamata. Erano passati molti anni, ma non così tanti da giustificare la sovrannaturale decadenza di quel posto, se il tappeto c'era ancora, non era più possibile stabilirlo, perchè un secondo tappeto, fatto di polvere e ragnatele, accoglieva i suoi passi. Ciò che più lo infastidiva era sentire quel forte odore di chiuso... "di morte" pensò, la casa sembrava morta, un fantasma, il fantasma del luogo che fu quando la luce del giorno, grazie a un preciso gioco di specchi, abbronzava le sue pareti e l'aria di campagna, grazie a un curioso gioco di correnti, riempiva i suoi polmoni, quelle stesse stanze che adesso erano morte.. divorate da un male sensa nome.
Dopo alcuni colpi di tosse, avanzò con passo sicuro, nonostante tutto quel "nouvo" (o forse sarebbe meglio dire quel "vecchio" ) sapeva bene dove andare...
E forse fu questa eccessiva certezza, o forse i troppi accidentali rumori provocati, o forse il non aver pensato all'ipotesi che poteva non essere solo..
Fattosta che non vide la mano che con silente precisione si sollevo alle sue spalle, e neppur quasi sentì l'impatto fortissimo provocato dal manganello che reggeva la mano, perchè svenne, quasi all'istante, accasciandosi tra le braccia del suo assalitore.
poche ore prima si era trovato a pensare
"..è una questione di preparativi e di precauzioni.."
al risveglio avrebbe dovuto accuratamente rivisionare, e per la seconda volta, il suo concetto di "precauzione"..