Citazione:
Originariamente postato da checifaccioqui
Ognuno ha una diversa esperienza e per questo parla da un angolo visuale diverso. Che non siano tutte rose e fiori lo sappiamo già, ma penso che nessuno sia così poco saggio da aspettarsi di "essere assunto". Per quanto mi riguarda, il malessere che mi ha spinto a lanciare questo messaggio era relativo non tanto al fare (che è già un passaggio successivo) quanto all'iniziare.
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. La difficoltà è quella di iniziare non a lavorare, ma a continuare la formazione che, perdonami caro Guglielmo, all'università è veramente lontana dall'essere quello che dovrebbe. E ti parlo così perché l'università la frequento ancora da pseudo-assistente. Homo faber fortunae suae? Certamente, ma è bene che questa dimensione del fare passi per il ragionamento, per il pensiero, altrimenti si rischia anziché si seguire la dimensione conforme soprattutto alle proprie capacità, di mettersi nella posizione di "dò cojo, cojo..." e scusate se l'ho scritto male.
Beh, probabilmente hai delle buone e solide ragioni. Ora, sicuramente è necessario che il fare sia accompagnato dal sapere, dal ragionare, dal confronto continuo con gli altri. Vedi, a me l'Università ha dato alcune conoscenze teoriche (secondo me preziose e difficili da recuperare in altro modo), ma soprattutto mi ha consentito di costruire un "habitus" di apprendimento. I miei docenti mi hanno insegnato ad imparare, in sostanza, per cui sono ora nella condizione di riuscire ad imparare da quello che mi accade attorno e dalle persone che incontro (e su questi newsgroups ho imparato e sto imparando moltissimo). Più che i libri, l'Università mi ha consentito di costruire una rette di rapporti con persone che studiavano (o studiano ancora) psicologia, che sono estremamente preziosi per me. Di indirizzi differenti, alcuni cognitivi, altri sistemici, altri psicodinamici, sono tutti preziosi per me, perché mi consentono di cogliere sfaccettature diverse di quelle meravigliose pietre preziose che sono gli esseri umani. ALtre cose, invece, necessariamente, le ho apprese dal mio lavoro, dalla mia compagna o da mia figlia, o dai compagni di gioco a carte al bar... Forse il fattore età conta più di quanto mi immaginassi. Perché resta vero che, nel momento in cui deciderò di mollare il lavoro a tempo pieno che mi dà uno stipendio per fare lo psicologo a tempo pieno, avrò pur sempre una liquidazione che mi consentirà di andare avantio per almeno un anno anche se non dovessi fare nulla di nulla. E questa è una situazione differente rispetto a chi ha 25 anni e non ha ancora iniziato a lavorare. D'altronde, io a 25 anni ero già stanco di lavorare.