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Originariamente postato da ordell
Certo, è vero che i farmaci non tolgono la sofferenza, ma se lavori nei servizi di salute mentale ti accorgi che per molte persone la terapia farmacologica è una risorsa centrale non solo per la "diminuzione" della sofferenza, ma anche per l'obiettivo primario della "qualità della vita" che è troppo spesso negletto. Se fai un colloquio clinico ad es. con un depresso melanconico grave ti accorgi che non puoi iniziare nessun intevento psicologico se prima non curi l'episodio acuto con farmaci: l'unico obiettivo "psicologico" possibile in questa fase è stabilire di concerto l'alleanza terapeutica ai fini psicoterapeutici. Poi, forse sì forse no, dici che il bambino che manifesta una piena psicopatologia da ADHD molto probabilmente non soffre. Questo però è un concetto alquanto controverso: non avendo l'esperienza con bambini e ADHD, mi viene in mente l'esempio di un giovane ragazzo con disturbo bipolare in fase maniacale acuta euforica. Se ci parli ti riferisce assolutamente pieno benessere, però è logorroico con eloquio sconnesso, iperattivo fino allo sfinimento, impossibile da controllare (compie spese pazze rimanendo senza un soldo e facendo debiti, abusa di alcool distruggendosi il fegato) tanto da essere considerato pericoloso in queste fasi anche dai suoi amici (i quali lo evitano). Il problema allora, in questi casi, non è la sofferenza percepita dal soggetto (il quale però quando è in fase depressiva chiede i farmaci e il sostegno psicoterapico), ma quella c.d. "indiretta", non percepita (ambiente, situazione economica e affettiva personale ecc.), che inevitabilmente si ripercuoterà sul soggetto stesso.
concordo pienamente con te!! chiaro, e preciso hai reso l'idea.