Re: Re: Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?
[QUOTE]Originariamente postato da psicosarix
[B]io credo che in questi passaggi stia la questione ... abbiamo PERSO LA PSICOLOGIA PER STRADA, invece le persone (non psicologi) hanno ancora il senso di quello che è la psicologia: una SCIENZA DEL BENESSERE!!!
Sono perfettamente d'accordo!!!
Mi tolto la possibilità di aggiungere altro!
Re: Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?
Citazione:
Originariamente postato da nico
Nell'immaginario collettivo degli psicologi, troviamo spesso la fantasia che solo diventando psicoterapeuti si riesca a trovare pazienti. E così si perde per strada la Psicologia.
L'Ordine Psicologi Toscana ha condotto nel 2004 una ricerca molto interessante ed indicativa in merito all'immagine e alle attese che le persone hanno di noi. Te ne riportiamo un passaggio significativo:
"Se si guarda alla valutazione dell'attuale reputazione dello psicologo, si puo' dire che essa sia di buon livello. .... [CUT] .... Si puo' notare una profonda discrasia, una contraddizione palese tra modelli della professione praticati, in modo maggioritario, dagli psicologi ed attese presenti nella cultura della popolazione. L'elemento centrale della contraddizione e' rappresentato dalla rappresentazione della psicoterapia: considerata quale sbocco professionale ottimale dalla gran parte degli psicologi, ed al contempo poco presente nelle attese attuali (10% circa),... [CUT] .... Al tempo stesso, la ricerca mostra che la domanda rivolta alla psicologia e' potenzialmente molto forte ed avanzata."
In altre parole, le persone hanno un'opinione positiva dello psicologo e solo il 10% circa si aspetta dallo psicologo la psicoterapia.
In un'ottica lavorativa, il paradosso è quindi che lo psicologo continua ad investire sulla psicoterapia, sulla patologia, quando invece il 90% circa della popolazione non ci vede come psicoterapeuti e non si attende cura.
Verrebbe quindi da dire che le richieste sociali sono profondamente mutate e noi, psicologi, neppure ce ne siamo accorti!
Negli ultimi 20 anni, periodo in cui sono esplose Scuole di Psicoterapia ed è aumentato vertiginosamente il numero di psicoterapeuti, i costumi sono cambiati, così come gli stili di vita, i ritmi sociali e lavorativi, le modalità di relazionarsi, ecc...
Si è significativamente allargata la domanda di benessere, di sviluppo personale, di qualità nelle relazioni affettive, sociali e lavorative. Le persone stanno chiedendo meno terapia e più Psicologia.
Il paradosso è che - ad oggi - non cogliamo questa domanda forte e lasciamo così il campo a counselor, life coach, reflector; professioni non regolamentate che, scimmiottando la Psicologia, riescono tuttavia a cogliere la domanda sociale di benessere e sviluppo.
Vi va di confrontarvi su questa personalissima riflessione? :asd:
Un saluto e buona giornata,
nicola piccinini
Ciao a tutti,
grazie nico per aver aperto questo 3d che mi sembra molto stimolante.
Vorrei avere dei riferimenti più precisi sul documento dell'Ordine Toscano perchè mi ha considerevolmente incuriosito. Cmq vorrei sottolineare alcune cose importanti che mi pare di aver letto tra le righe del primo intervento che ha aperto il 3d e che si sono un po' perse per strada. Mi permetto una personalissima ricostruzione della situazione attuale:
1) La psicoterapia offre allo psicologo clinico fresco di laurea le uniche competenze pratiche a cui riesce a pensare dal momento che la frattura tra Accademia e Ordine è molto profonda e questo fa sì che spesso i docenti portino avanti programmi 'personali', promuovano i loro libri o forniscano delle competenze di base ritenute (a torto o meno) 'inutili' o 'accessorie' e mi riferisco al modo in cui molti - ma non tutti -gli psicologi guardano a esami come psicometria e o agli esami di neuroscienze.
2) Le scuole private hanno cioè dato voce e soddisfazione ad una richiesta di mercato che faceva e forse fa tutt'ora gli interessi delle parti in causa, dai desideri dei giovani psicologi sino alle aspettative della società.
3) La parola 'psico' in ambito sanitario e per molti medici significa semplicemente 'quello che non è medico'; da qui l'idea che la psicologia sia una sorta di deposito di bizzarrie e da qui il disconoscimento dell'autonomia e delle competenze dello psicologo; ad aggravare questo iato con la professione medica che gestisce il settore della sanità (e del benessere) e della malattia mentale da molto più tempo di noi c'è il fatto che per molto tempo si è coltivata fuori e dentro le accademie e le scuole di psicoterapia un mito che mi pare duro a morire: il mito dello psicologo come il 'medico altro' e della psicologia come un sapere 'altro', altro dalla scienza, dalla società, dai conformismi, dalle piccolezze burocratiche.
4) Questo ha portato a sviluppare la professionalità dello psicologo non in modo 'concorrenziale' a quella medica ritagliandosi spazi di competenza specifici o chiarendo la propria posizione in settori che sono obbligatoriamente interdisciplinari, bensì in modo 'complementare' facendo proprie istanze da sempre sostanzialmente espulse o ai margini delle organizzazioni professionali come l'uso di un lessico psicoanalitico o filosofico come se lo psicologo (già identificato con il clinico) fosse il membro della società rivestito del valore supremo di difendere strenuamente l'interiorità dei soggetti - cosa che di fatto ha spesso escluso gli psicologi dal lavoro di equipe con altri professionisti.
5) A mio parere questo è solo un modo di intendere e di fare la psicologia che ha molto a che vedere con la storia della disciplina in Italia ma poco a che vedere con come la psicologia potrebbe essere e che cosa potrebbe o dovrà diventare se vorrà darci del pane e metterci nelle condizioni di erogare un servizio per la società.
Infine chiudo con una breve considerazione. La psicologia è internamente composta in modo non troppo dissimile dalla medicina. I medici stessi sono portatori di sensibilità e attenzione personale e scientifica molto diversa. CI sono medici applicati e altri che fanno ricerche per elaborare nuove cure. C'è il medico della mutua, quello che fa i certificati sportivi, e quello che lavorain un polo di fama internazionale.
La psicologia stessa nasce da molti contributi della medicina e la psicoterapia ha le radici nella pratica medica all'interno della quale è nata e cresciuta. In questo senso parlare di psicologia clinica quando si parla di psicologia è storicamente legittimo ma la psicologia è molto di più di una scienza del benessere e allo psicologo che voglia agire e vivere nella società penso che vengano richieste delle competenze molto più complesse di una educazione ad una data forma mentis che è il principale lascito delle scuole di psicoterapia (non di tutte beninteso) ai suoi allievi; perchè come si sente dire spesso 'psicologi si è, non lo si fa' dimenticando di guardare i cospicui fallimenti professionali dei nostri 'maestri' e la piccolezza dell'applicazione pedissequa di questa idea della psicoterapia alla psicologia clinica (tutta) e alla psicologia in generale.
Ci sono molti psicologi e che lo si creda o meno sono TUTTI psicologi, anche se sono in laboratorio, se fanno ricerca, fanno calcoli numerici, usano tecniche supportive, somministrano test o somministrano questionari. I medici questo lo sanno molto bene. Il medico generico non è meno medico perchè fa un mestiere ovviamente diverso dal cardiochirurgo. Ne il cardiochirurgo è il 'vero' medico perchè nella società servono anche i medici generici, i pediatri, i ricercatori, gli oculisti... forse nessuno di questi finisce su ER - medici in prima linea ma nessuno di loro viene considerato 'non medico' perchè svolge una mansione diversa.
Pare invece che a noi psicologi piaccia inseguire lo stereotipo del 'vero' psicologo giocando ad escludere chiunque si distacchi dall'idea secondo cui lo psicologo è clinico e se è clinico è per forza uno psicoterapeuta.
Ovvio, no? Non suona famigliare?
A presto,
Fabrizio