Citazione:
per esempio, se leggi le linee guida - basate sull'evidenza - per il trattamento del disturbo bipolare, vedi che le cose non sono così semplici (il paziente risponde molto bene di norma), perché in realtà ci sono pazienti che non rispondono (toltalmente o parzialmente) alla terapia; non c'è *un* paziente bipolare, ci sono *i* pazienti bipolari (che, come ho ricordato poco sopra, vengono diagnosticati molto tardi). per esempio, i rapid cyclers, gli stati misti, l'ipomania, pongono problemi alla diagnosi e alla terapia.
Certo Mia, si vede che 'non sei del mestiere', facevo per semplificare: i disturbi dell'umore di tipo bipolare sono veramente enigmatici sul piano dell'andamento del ciclo, della remittenza e della risposta al trattamento che presenta diversi gradi di efficacia a seconda del cluster clinico di appartenza e inesorabilmente i base a differenze individuali nella compliance, nellla comparsa di effetti collaterali, nella sovrapposizioni di condizioni Asse III, e nella risposta all'azione del farmaco. Inoltre si faceva per semplificare dal momento che io mi aspetto che uno psicologo clinico abbia dimestichezza con il DSM.IV e che quindi si sia letto la parte sui disturbi bipolari che sono un grandissimo casino a cominciare dagli stati misti che pongono dei problemi anamnestici e ci fanno domandare su quale sia la condizione di osservazione migliore. La diagnosi è notoriamente in ritardo soprattutto per una mancanza di addestramento dei clinici a riconoscere pattern specifici ma può derivare anche dall'incapacità del soggetto o dei famigliari di ricostruire il disturbo che può sembrare mescolarsi alle vicende di vita (un licenziamento, una nuova relazione). Di norma il problema consiste in una diagnosi 'polare' ovvero di ipomania o di depressione maggiore a seconda che il clinico veda il paziente nella fase 'up' o in quella 'down'. La diagnosi, ripeto non è cmq impossibile.