Originalmente inviato da
plinius11
credo di essere stato frainteso.
Non ho detto che il segreto professionale debba prevalere in questi casi ma non starò certo col telefono in mano mentre il paziente racconta quello che è successo: "pronto polizia, qui in vivavoce potete ascoltare le dichiarazioni di questo mostro". E non faccio finta di rispettare il segreto professionale e poi appena esce dalla stanza: "aiutatemi, ho appena parlato con uno stupratore di bambini". E' la cosa più difficile ma dobbiamo mantenere la lucidità e contenere le nostre personali paure.
Ho detto che darei un aut aut: o nell'arco di pochi giorni ci pensi e ti denunci o sarò costretto a farlo io e tu ora ne sei avvisato, sia chiaro che sarebbe meglio che lo facessi tu. (tradotto: io la responsabilità me la prendo ma do al paziente la possibilità di ravvedersi, di fidarsi, di poter risolvere ciò che di conflittuale c'è nella sua storia personale. Certo che non si risolve tutto in 2 giorni ma do il tempo per riflettere).
Una cosa che sento è che prevale l'irrazionale nelle vostre parole. Mi sembra che siate maggiormente colpiti dalla mostruosità del gesto piuttosto che dal gesto terapeutico di cui io parlo. mi chiedo se la psicologa radiata dall'albo non abbia avuto un feedback di SUPERVISIONE o se non avesse sentito come l' ORDINE DEGLI PSICOLOGI/PSICOTERAPEUTI avrebbe consigliato da un punto di vista legale. Magari sono cose a cui non si pensa in determinate circostanze. IO SONO FAVOREVOLE AL FATTO DI DENUNCIARE, sappiate intendermi.
Non vorrei aprire il discorso sulla MOSTRUOSITA' di cui ho sentito parlare. Sono daccordissimo che sia riprorevole il gesto di abusare su bambini o uccidere o violentare qualcuno e che vadano perseguiti legalmente e penalmente questi avvenimenti, ma non vorrei che si rischiasse di fare la seguente equazione MOSTRO=NON LAVORERO' MAI CON UNO SCHIFOSO DEL GENERE quasi a voler prenderne le distanze. Cioè mi va bene se i non addetti ai lavori, i mass media, etc, fanno queste considerazioni ma uno psicologo/psicoterapeuta deve riuscire a porsi al di sopra e capire come aiutare quell'individuo (credo che tutto questo derivi da una IDENTIFICAZIONE CON LA VITTIMA a cui i media ci hanno abituati lobotomizzandoci). Aiutare a capire le sue motivazioni, lavorare sulla sfera affettiva/emotiva e riuscire a fornire i mezzi per comprendersi e favorire la riflessione profonda del gesto compiuto. Aprire la porta al senso di colpa, che forse in questi casi non ha accesso alla coscienza.