il capo che fa mobbing al suo sottoposto
secondo me può avere motivi personali o di gestione del personale. Nel primo caso può essere banalmente invidioso nei confronti del suo sottoposto, ad esempio: il sottoposto ha una macchina più bella e più costosa, una casa più grande, forse anche più soldi.Il secondo motivo è quello del controllo del gruppo: indirizzando la propria aggressività verso un soggetto, in quel momento vulnerabile,esercita il potere senza apparenti rischi di conseguenze e si dà, in un certo senso, il placet ad infierire su quella persona, in modo da rafforzare la coesione del gruppo
Citazione:
Originalmente inviato da
Alessandro.G
Carissimo Willy,
ringraziandoti per il tuo intervento che ho molto gradito, mi accingo a risponderti, anche se sono provato dalla scrittura della parte della mia tesi dedicata alle "dinamiche di conflitto" che creano un terreno fertile per lo svilupparsi delle dinamiche di Mobbing (mi sono scelto un argomento prostrante, statemi vicino...:argh:):
Dunque, credo che stabilire una classifica in merito alle "culture organizzative" più a "rischio Mobbing" sia davvero difficile perchè ognuno tende a strutturarla secondo il proprio vissuto personale o secondo le proprie opinioni, mentre si dovrebbe cercare di analizzare al meglio, dati alla mano, l'incidenza statistica di ogni "cultura organizzativa" nelle casistiche di Mobbing. La situazione da paese a paese è molto variegata ma posso dirti che qui in Italia l'incidenza più alta la possiede la cultura autoritaria dato che, in una cultura organizzativa in cui è necessario assoggetarsi alla "venerazione incondizionata di un capo", il Mobbing trova condizioni favorevoli oer prosperare grazie alla crisi latente e continuativa che causa un eleavto livello di disoccupazione e, conseguentemente, un'altissima paura da parte dei lavoratori di perdere il posto di lavoro. In questa situazione la pressione che il datore di lavoro ha la possibilità di esercitare sul dipendente con la minaccia di licenziamento diventa facilmente uno strumento di "Mobbing pianificato".
Di certo anche la cultura paternalistica e burocratica sono fortemente a rischio ma forse più in altri paesi che qui in Italia.
Quanto al movente che spingerebbe un superiore a compiere Mobbing contro un suo sottoposto, mi piacerebbe tantissimo poter sposare la tua tesi secondo la quale questi sarebbe semplicemente deluso dalle aspettative nei confronti del suo staff ma, ahimè, non credo sia così, almeno qui in Italia. Ciò che spinge un superiore a mobbizzare un sottoposto è riconducibile a svariati tipi di dinamica:
- a volte un superiore può semplicemente percepire la sua inferiorità rispetto ad un suo sottoposto che con la sua bravura e con le sue capacità potrebbe mettere in evidenza l'inadeguatezza del suo superiore a rivestire un ruolo così importante e, per questo, arrivare a mobbizzarlo;
- oppure, in un riassetto societario orientato verso uno svecchiamento delle procedure di lavoro, un superiore potrebbe mobbizzare un suo sottoposto per indurlo ad andaresene e rimpiazzarlo con un altro più giovane e al passo con i tempi;
- oppure, caso più frequente, il sottoposto è inviso ad un superiore per le sue credenze politiche, religiose (...) o anche più banalmente per la sua bella personalità e così viene preso di mira in modo irrazionale e con un accanimento che può raggiungere picchi di follia impressionanti; quest'ultima tipologia di Capo è stata ricondotta dalla vittimologa Marie- France Hirigoyen alla tipologia umana del "narcisista perverso" ovvero colui che: schiavo delle sue manie di onnipotenza, assorbito da fantasie di potere e successo illimitati, smanioso dell'ammirazione altrui, convinto che tutto gli sia dovuto in virtù di questa sua presunta superiorità, incapace di immedesimarsi con gli altri e attanagliato dall'invidia per i successi altrui, "scarica sulla sua vittima il dolore che non è capace di sentire e le contraddizioni interne che rifiuta di prendere in considerazione, in un transfert del dolore che gli permette di valorizzarsi a spese dell'altro".
Cosa ne pensate? :Ops:
Cari Saluti
Alessandro Gallo :yahoo:
Mobbing: se lo subisci una volta poi ne sei immune (?).
non so perchè sia capitato a me, forse è stata una casualità, forse no. scusate se vi ho tediato ma ho colto l'occasione per raccontare questo fatto che per me è stato molto importante.[/QUOTE]
Cara Nuryel 78,
io credo che il tuo sia un caso lampante di Mobbing anche se, come tu ben sai, questo fenomeno, allo stadio inziale, attecchisce in modo particolarmente violento su personalità particolarmente volubili (e con questo termine non intedo dire "incapaci" ma semplicemente "incapaci di difendersi" come una persona con una soglia di difesa alta). H.Leymann, uno dei principali teorici del Mobbing, ha provato a definire il ruolo del tempo nel Mobbing ed ha sancito che, attacchi ripetuti e violenti, possano reputarsi Mobbing qualora si ripetano, almeno una volta a settimana, per un arco temporale di almeno 6 mesi. In questa affermazione è stato smentito da molti teorici, ad esempio H.Ege ha, giustamente a mio parere, dichiarato che non si può rinchiudere il fenomeno del Mobbing in schemi temporali fissi dato che, sei mesi di attacchi con cadenza di 1 volta a settimana, possono essere benissimo paragonati, per intensità ed effetti, a 3 mesi con cadenza di più volte a settimana. Non c'è una regola matematica per decidere se è Mobbing o no, ma le tue sintomatologie sono quelle tipiche del Mobbing e, l'escalation di vessazioni che ti è stata inflitta, parla chiaro. Ti consiglio solo di imparare a difenderti meglio in futuro qualora ti dovesse ricapitare (e mi auguro di no), perchè nessuno deve essere ridotto a prendere "xanax" per mesi, nessuno deve essere soccorso dalla croce rossa perchè ha avuto un collasso, nessuno ha il diritto di chiamare qualcun'altro e mettere in discussione le sue doti come ha fatto quella crsitina di cui ci parli...So che è difficile ribellarsi mentre lo si vive perchè ci si chiede continuamente se "il problema, magari, non siamo noi e i nostri limiti", ma questa è la diabolica e ben studiata metodologia che gli esecutori del Mobbing adottano per manipolarci meglio e, una volta che ne abbiamo scoperto i meccanismi sta a noi, da quel momento in poi, non caderci più...e per sempre.
Un caro saluto e non dimenticare mai quello che ci hai raccontato perchè oggi è la tua risorsa più grande per difenderti.
Ale G :respekt:
Le conseguenze per: il mobbizzato
Ragazzi mi scuso per l'assenza di qualche giorno ma avevo bisogno di raccogliere le idee... :rolleyes:
Nel frattempo ho potuto lavorare sul capitolo dedicato alle "conseguenze del Mobbing" su "mobbizzato", "società", "aziende" e "mobber"; di seguito riporto ciò che ho scritto finora sulle conseguenze per il Mobber..
Aspetto i vostri preziosi commnenti e le vostre preziose integrazioni! :Ops:
Grazie come sempre, un caro saluto :yahoo:
Ale G
“Fattori di natura personale associati al contesto sociale ed economico in cui opera la vittima, possono contribuire a renderla più o meno vulnerabile agli attacchi ripetuti del mobber”. H.Ege, sempre sulla scia della sua teorizzazione del concetto di “guerra sul lavoro”, ha elaborato un’interessante analogia tra la sintomatologia espressa nel Mobbing, soprattutto nella fase finale del processo, e quella manifestata dai reduci del Vietnam: “le difficoltà di relazione e di reinserimento nella società da parte di questi ultimi sono simili alle difficoltà sociali e di reintegro in nuovi contesti professionali affrontati dalle vittime del Mobbing”. La guerra può produrre nevrosi tipiche i cui effetti sono rappresentati da: “disturbi vegetativi, sensoriali, motori e soprattutto psicologici, quali l’irritabilità, gli stati ansiosi, la riduzione delle disposizioni affettive, una sfiducia di base ed una concezione di sé rispetto al mondo alterata”; nel Mobbing “la guerra è psicologica, logora i nervi e distrugge lentamente l’individuo: non si combatte con le armi, non si muore materialmente ma il proprio equilibrio psichico è gravemente compromesso”. La sofferenza arrecata alla vittima dalla natura dei comportamenti adottati nel Mobbing, è di certo amplificata dalla frequenza delle vessazioni e degli intrighi e dai fattori contestuali legati alle dinamiche di potere e alle interazioni umane. Inoltre, il ruolo centrale del lavoro nella realizzazione personale di un individuo, rende ancora più difficile per il mobbizzato tollerare i maltrattamenti che, costretto a subire, minano irreversibilmente un sistema interiore di valori consolidatosi in lui già da tempo. Alla base del Mobbing compaiono evidenti sentimenti distruttivi per cui, la vittima del Mobbing, sarà costretta a subire conseguenze di una certa entità, principalmente su un piano economico, sociale, psichico e medico
Per quanto riguarda le difficoltà economiche, le conseguenze sullo stato psicofisico della vittima, comportano la necessità per la stessa di sottoporsi a visite mediche specialistiche, cure farmacologiche e sedute psicanalitiche molto costose; inoltre, qualora il Mobbing sfoci nella perdita del posto di lavoro, il venir meno per la vittima della retribuzione fissa mensile percepita di consueto, indispensabile per la sopravvivenza sua e dei suoi congiunti non indipendenti economicamente, alimenterebbe in lei un devastante senso di impotenza e di umiliazione.
Le conseguenze sociali, invece, sussistono nel crollo della propria immagine sociale e nella perdita di colleghi, collaboratori o amici, stanchi di sopportare l’umore depressivo della vittima; difatti oltre alle difficoltà di comunicazione che si trova ad affrontare il mobbizzato sul luogo di lavoro, un luogo divenuto ormai per lui ostile e minaccioso, sembrano pesare in maniera determinante anche i problemi relazionali all’interno della famiglia: “nido un tempo sicuro e confortevole tramutatosi a sua volta in un luogo nemico che rigetta un suo componente fondamentale per difendersi da esso”. Il fenomeno del “doppio Mobbing”, elaborato da H.Ege e già trattato precedentemente, evidenzia come la famiglia sostenga inizialmente il mobbizzato per poi abbandonarlo al suo destino, una volta che le sue stesse energie siano esaurite; l’intero mondo relazionale della vittima è coinvolto: il mobbizzato crede di essere marchiato a vita da un’onta indelebile che risalterà agli occhi di chiunque come un segno distintivo del suo vissuto personale, la convinzione di essere lui stesso la causa dei suoi mali comporta una perdita totale dell’autostima e delle aspettative di successo nei rapporti interpersonali e, questi due fattori, lo portano a ripiegarsi su se stesso isolandosi totalmente. Inoltre, secondo lo studioso H.Leymann, le vittime avrebbero anche scarse possibilità di reinserirsi professionalmente in quanto: “gli antecedenti sono visibili sul curriculum vitae e diviene difficile per la vittima nascondere le tracce del trattamento impostogli e le conseguenze psichiche che lo hanno riguardato”.
In merito alle conseguenze psichiche e mediche, la vittima di Mobbing presenta una lunga serie di disturbi, somatizzazioni e malattie che spesso diventano cronici ed irreversibili. I danni alla salute consistono usualmente in: sintomi da pressione psicologica (mal di testa, svenimenti, capogiri), difficoltà di memoria o di concentrazione, disturbi del sonno, problemi delle funzioni gastriche e digestive, dolori muscolari, sintomi di nervosismo, depressione, ansia ed attacchi di panico.
Gli effetti sono quelli tipici del PTSD (disturbo post traumatico da stress) e DDA (disturbo dell’adattamento):
- il PTSD è definito nel DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali) come: “variante dei disturbi d’ansia caratterizzato dalla sperimentazione di uno stato d’animo di particolare risonanza affettiva evocato da eventi estremamente traumatizzanti di cui il soggetto sia vittima, testimone o da cui risulti comunque coinvolto (lutto, aggressione violenta, calamità naturali, disastri stradali, ferroviari, Mobbing, etc.). La sintomatologia si caratterizza per l’esistenza di un ricordo invasivo, un flashback, attraverso il quale un soggetto rivive l’evento traumatizzante accompagnato da attenuazione della responsività, da ridotto coinvolgimento verso il mondo esterno, da disturbi neurovegetativi, disforici e/o cognitivi, da tendenza ad evitare attività o situazioni che possano ricordare il trauma, da insonnia”; effetti tipici del PSTD sono: “la presenza di fenomeni di iperallerta, pensiero ossessivo sulle problematiche professionali (incubi frequenti), comportamenti di evitamento tendenti ad allontanare ogni situazione che ricordi il problema, disturbi d’ansia e depressivi”; il DSM IV specifica l’intensità del disturbo post-traumatico da stress in: “acuto” (la durata dei sintomi è inferiore ai tre mesi), “cronico” (la durata dei sintomi è di tre mesi o più), ad “esordio ritardato” (l’esordio dei sintomi si verifica almeno sei mesi dopo l’evento stressante);
- il DDA è definito nel DSM IV come: “un disturbo connotato dallo svilupparsi di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente significativi in risposta ad uno o più fattori psicosociali stressanti identificabili”; elementi caratteristici del DDA sono: “un fattore di rischio di intensità e durata inferiori a quelle del PSTD, ansia e depressione”; dalle percentuali sui casi sembra che la diagnosi di disturbo dell’adattamento sia più frequente nei casi di Mobbing.
L’essere sottoposto ad attacchi continui e sistematici nel tempo induce ad uno stato di stress intenso, l’organismo tenta di rispondere attingendo il più possibile alle proprie risorse energetiche, ma a lungo andare queste energie si esauriscono, lasciando il posto ad un disagio sempre più profondo e a disturbi di varia natura (anche di carattere psicosomatico); “il soggetto mobbizzato si ritrova a gestire una sofferenza che interessa tutto il suo essere ove le sintomatologie fisica e psicologica appaiono strettamente interrelate: difficoltà di respiro, palpitazioni, disturbi del sonno, nervosismo, senso di affaticamento, angoscia continua, crisi di pianto, dolori muscolari, funzioni gastriche e digestive irregolari, alterazioni del peso combinati con sentimenti di umiliazione, perdita della fiducia in se stessi, riduzione del livello di autostima, manifestazioni depressive”. La conseguenza estrema del Mobbing spesso è la decisione per la vittima, in preda ad una forte depressione o ad un esaurimento nervoso serio, che l’unica via di uscita plausibile sia il suicidio; S.Riguzzi afferma che: “il suicidio non è affatto un epilogo raro, in Svezia un suicidio su sei è causato dal Mobbing e, secondo le prime ricerche effettuate in Italia, il Mobbing è anche nel nostro paese la causa di una percentuale di suicidi che oscilla tra il 10% ed il 20% di quelli annui”.
Di seguito riporto i principali disturbi psicosomatici associati al Mobbing: bulimia, bruciori di stomaco, problemi gastrici, ulcera (apparato digerente); mancanza di fiato, problemi di respirazione, senso di oppressione (apparato respiratorio); dolori muscolari, senso di debolezza alle gambe, sudorazione, tremore (arti); cefalea muscolo-tensiva, cervicale, mal di schiena (collo-spalle); infarto del miocardio, palpitazioni, tachicardia (cuore); annebbiamento temporaneo della vista, dermatosi (occhi); disturbi cutanei, psoriasi (pelle); calo difese dell’organismo (sistema immunitario);