Riferimento: La donna moderna: conciliare lavoro e famiglia
anche io ora come ora mi sento combattuta.
so che devo decidere e scegliere qualche cosa per quel che sarà il mio futuro. poco tempo fa sostenevo di non voler continuare gli studi nella specializzazione, ora invece mi sento incompleta se non mi formo e lavoro come psicologa. però considero sempre il fatto che se dovessi realizzarmi professionalmente a 30 o più anni questo periodo coinciderebbe con quello di metter su famiglia...e allora devi comunque scegliere tra lavoro o famiglia!
si è sempre d'accapo e io ritorno a considerare l'idea di inserirmi nell'insegnamento per poter metter su famiglia, in più con uno stipendio decente.
non voglio trascurare la crescita di eventuali figli, essendo psicologa ho studiato e so che i primi 3 anni sono importantissimi per lo sviluppo della sua personalità. se inizio a metterli al nido nego ciò che so e mi sentirei avvilita e non so quali saranno le mie reazione emotive...
AIUTO PER NOI DONNE LA VITA è VERAMENTE DIFFICILE!
FORSE CONCORDO CON CHI HA DETTO CHE LA VITA ERA MEGLIO UNA VOLTA QUANDO CI SI REALIZZAVA COME DONNE E BASTA!
ORA C'è anche IL LAVORO...
fatevi un esame di coscienza e ditemi le vostre riflessioni a riguardo!
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A me questa cosa fa prender malissimo: io poi ho un fidanzato maschilista, che vorrebbe tornare nell'800 quando la donna non lavorava e l'unico suo compito era sfornare bambini...io non voglio ridurmi a questo umiliante livello, altrimenti che ho studiato a fare?? per me la carriera è importantissima, se devo per forza scegliere rinuncio ai figli, ma non certo alla carriera, per sentirmi poi frustrata per tutta la vita...sia mai...o trovo una via per conciliare le due cose o altrimenti niente figli, tra due mali scelgo il minore
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Io mi ritengo maschilista, ma non accetto la donna che non lavora, e men che mai quella che vuol farsi mantenere per pensare alla famiglia, o peggio, studiare a tempo indeterminato...anche perchè poi mi pare assurdo parlare di parità tra sessi, pari opportunità ecc.
Inoltre, io credo anche che per far conciliare certe cose sia innanzitutto necessario avere una certa stabilità economica in tempi brevi. Senza offesa, ma se vu'volete una casa, una famiglia con figlioli e un lavoro che vi garantisca di campare e non arrivi dopo i 30 anni, avevate a non scegliere psicologia.
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Originalmente inviato da
LUTHIEN
A me questa cosa fa prender malissimo: io poi ho un fidanzato maschilista, che vorrebbe tornare nell'800 quando la donna non lavorava e l'unico suo compito era sfornare bambini...io non voglio ridurmi a questo umiliante livello, altrimenti che ho studiato a fare?? per me la carriera è importantissima, se devo per forza scegliere rinuncio ai figli, ma non certo alla carriera, per sentirmi poi frustrata per tutta la vita...sia mai...o trovo una via per conciliare le due cose o altrimenti niente figli, tra due mali scelgo il minore
se per te fare la casalinga, la moglie e la mamma è un "umiliante livello", assolutamente non dovresti rinunciare alle tue aspirazioni professionali.
è anche vero, però, che ci sono donne che si realizzano maggiormente accudendo la famiglia, la casa, i figli...e non per questo si sentono frustrate...semplicemente hanno aspirazioni diverse e priorità diverse.
l'idea che tutte le donne cerchino un'affermazione professionale è un pregiudizio
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Originalmente inviato da
fabrighiglie
Io mi ritengo maschilista, ma non accetto la donna che non lavora, e men che mai quella che vuol farsi mantenere per pensare alla famiglia, o peggio, studiare a tempo indeterminato
io invece non sono femminista, ma non accetto l'uomo che in casa non alza un dito e pensa solo al suo lavoro
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...anche perchè poi mi pare assurdo parlare di parità tra sessi, pari opportunità ecc.
infatti la parità tra i sessi non esiste, è una pura utopia
la diversità tra i sessi è evidente
credo sia più appropriato parlare di uguale dignità tra i sessi
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Inoltre, io credo anche che per far conciliare certe cose sia innanzitutto necessario avere una certa stabilità economica in tempi brevi. Senza offesa, ma se vu'volete una casa, una famiglia con figlioli e un lavoro che vi garantisca di campare e non arrivi dopo i 30 anni, avevate a non scegliere psicologia.
nella vita le cose non sono in bianco e nero...
è facile parlare così dall'esterno....ma come si fa a prevedere certe cose quando si fa la scelta degli studi universitari? non sempre si riesce, a 19 anni, a fare una così lucida e completa valutazione delle proprie priorità (che tra l'altro sono soggette a evoluzioni e cambiamenti) e della situazione socio-economica del contesto.....
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Beh, un conto è scegliere l'università a 19 anni, e un conto è arrivare oltre i 30, non avere ancora un lavoro dopo aver passato tutta la vita sui libri e ostinarsi a voler fare solo quello per il quale s'è studiato. A quel punto, a mio avviso, errare humanum est, perseverare diabolicum...inutile girarci intorno. Con questo, ovviamente, io non voglio infamare nessuno.
Comunque secondo me non c'è nulla di frustrante nel badare alla casa...io l'ho sempre fatto, lo ritengo addirittura divertente -anche se, ripeto, ho poco tempo libero-, e ora come ora non mi riuscirebbe rimanere con le mani in mano nemmen se volessi.
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Originalmente inviato da
fabrighiglie
Beh, un conto è scegliere l'università a 19 anni, e un conto è arrivare oltre i 30, non avere ancora un lavoro dopo aver passato tutta la vita sui libri e ostinarsi a voler fare solo quello per il quale s'è studiato.
su questo concordo: la rigidità è dannosa, e con i tempi che corrono è più produttivo sapersi adattare e fare qualunque lavoro
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a sto punto concordo con fabri...nel frattempo bisogna ripiegare su altro...e poi ciò che verrà sarà!tutto ha il suo momento e il suo tempo, le cose vanno fatte con sequenza e coerenza per non pentirsene poi...
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Arrivo tardi! Ma vi pongo comunque una domanda: DIVIDERSI EQUAMENTE I COMPITI NO?!? Collaborare?? Insomma, se molte donne oggi con figli e casa (marito incluso) a carico sono arrivate a traguardi inaspettati dovendo però mettere da parte la loro salute mentale, non è altrettanto possibile ottenere successo nel lavoro per entrambi i coniugi/conviventi e con risultati migliori nella sfera affettiva e relazionale dell'intera famiglia, se la smettessimo di pensare alla cura della casa e all'educazione dei figli come a un compito da donne e di vederci come "signore indiscusse e potenti della cucina"? Insomma, non vi infastidisce ringraziare il "lui" di turno se rifà il letto o lava i piatti? Si vive insieme, bisogna collaborare, io non ti faccio un favore nel prepararti la cena, ma neanche lo fai tu a me nel passare l'aspirapolvere...sembrano sciocchezze, ma alla fine le donne avrebbero quel po' di tempo in più che spetta loro di diritto e la loro controparte maschile non avrebbe per questo messo a rischio il lavoro. Ma ci tengo nuovamente a sottolineare che secondo me non è un favore che ci fanno...pulire casa e crescere i figli è un dovere di entrambi i genitori.