Riferimento: il disagio esistenziale
Il problema è che la spiritualità (dimensione a mio parere presente in ogni uno di noi) resta su un piano inconoscibile, appunto resta un mistero. Attenzione non sto parlando di religione, che è un tentativo di incanalare quest'energia e darle un senso, ma di una vibrazione che interseca emozionalità e logica ma ne rimane sempre separata. A mio parere è poi la stessa vibrazione che ti fa vivere con ammirazione il mistero di una nascita. Spero di aver spiegato un pò qualcosa che probabilmente non è totalmente spiegabile ma interamente vivibile...
Riferimento: il disagio esistenziale
Ciao a tutti, è molto bello questo thread!
Mi colpisce molto questa considerazione:
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Parsifal
La psicologia si occupa di altri tipi di disagio,ma anche la mancanza di senso provoca disagio.Di questo non se ne occupano gli psicologi,ma altri,ad esempio le religioni.
Un rischio che rischiamo di correre è però quello di interpretare questo tipo di disagio solo secondo una chiave psicologica.
se per disagio esistenziale intendiamo un malessere che deriva dalla sensazione che non ci sia un senso, non tutti riescono a trovare un "conforto" nella religione o nella filosofia...
forse uno psicologo può aiutare una persona a vivere bene, trasformando il disagio esistenziale in una ricerca spirituale del senso della propria vita.
In un certo senso, come dice Guglielmo:
"Può essere un'occasione di libertà. Nel senso che, se la vita non ha un senso di suo, possiamo assegnargliene uno noi."
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Originalmente inviato da
Parsifal
Siamo al mondo,ma non sappiamo perchè.Moriremo e non sappiamo il perchè.Soffriamo senza avere spiegazioni del motivo.
La psicologia si occupa di altri tipi di disagio,ma anche la mancanza di senso provoca disagio.Di questo non se ne occupano gli psicologi,ma altri,ad esempio le religioni.
Ciò è vero solo in parte. Esistono delle prospettive psicologiche e psicoterapeutiche che mettono al centro il problema del "senso dell'esistenza", come problema specifico dell'uomo contemporaneo.
In particolare, ha sviluppato questa prospettiva lo psicoterapeuta viennese Victor Frankl.
A lui si deve la definizione di nevrosi "noogena", che si basa su di una concezione dell'individuo secondo la quale l'equilibrio psichico dipende dalla percezione significativa del sé e del proprio vissuto.
"Quando l'individuo non si sente significativo cerca compensazione o in gratificazioni artificiali (droghe chimiche e psichiche) o in atteggiamenti di potenza (comportamenti distruttivi ed autodistruttivi). Da qui la differenza tra l'uomo d'oggi che non è più frustrato sessualmente (come l'uomo del secolo scorso) ma si sente frustrato nell'universo valoriale." (da Wikipedia)
Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, ecco alcuni testi di riferimento:
- Viktor E. Frankl - Franz Kreuzer, In principio era il senso. Dalla psicoanalisi alla logoterapia,Queriniana, Brescia 1995
- Viktor E. Frankl, La sofferenza di una vita senza senso. Psicoterapia per l’uomo d’oggi, LDC, Leumann (TO), 1987
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viola***
se per disagio esistenziale intendiamo un malessere che deriva dalla sensazione che non ci sia un senso, non tutti riescono a trovare un "conforto" nella religione o nella filosofia...
forse uno psicologo può aiutare una persona a vivere bene, trasformando il disagio esistenziale in una ricerca spirituale del senso della propria vita.
Concordo pienamente. :mano:
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Disagio esistenziale: attuale vissuto insoddisfacente ?
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Ho sempre creduto poco nei disagi esistenziali; a me questo termine non dice nulla
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bella primavera
Ho sempre creduto poco nei disagi esistenziali; a me questo termine non dice nulla
Forse, dico forse, perchè non lo hai mai provato nè visto provare a qualcuno a te caro; come dice wundt, è qualcosa di molto profondo che interseca nella stessa persona, piu' livelli e fa vibrare piu' corde dell'animo umano, portandolo a porsi domande sul proprio interno, dove qs "interno" è una realta' soggettiva comprendente molti aspetti, interpersonale e relazionale e sul proprio "esterno" e la loro reciproca interazione e ad interrogarsi, fino a giungere in una situazione prospettica da cui ripartire o partire, come essere umano capace di vivere nel mondo, assumendo un proprio ruolo per "scelta", magari completamente o parzialmente diverso, da quello che aveva precedentemente.
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...che non esista potrá forse essere vero per te che non lo hai mai provato, oggi la psicopatologia, rispetto a qualche anno fa quando doveva confrontarsi soprattutto con temi legati alla sicurezza personale (...e da qui i disturbi sul versante fobico) é piena zeppa di problematiche legate al senso, alla ricerca di un perché e di un come. Ed é normale, fa parte un pó dei cicli storici; il benessere ha fatto diminuire le problematiche legate alla sopravvivenza e allla sicurezza, e con esse tutti i disturbi correlati, e ha iniziato a far nascere domande sul senso. E´possibile che se le contingenze storiche cambieranno, con esse cambieranno anche i disturbi associati.
In quanto alla terapia breve sono mooooolto prevenuto; il cambiamento lo si produce raramente con una ristrutturazione cognitiva, ma con un cambiamento delle attivazioni emotive che poi, appunto, permettono una ristrutturazione sul piano piú alto. Il percorso inverso lo vedo certamente piú immediato nei tempi ma non nella efficacia
Riferimento: il disagio esistenziale
Per me sono balle che ognuno racconta a se stesso, dietro al disagio esistenziale, esiste sicuramente una incapacità nel determinare quali siano i bisogni primari che ognuno di noi possiede in modo diverso dagli altri,Quali sono: sicurezza, amore, ambizione, varietà, amicizia; perseguire con un ordine del tutto personale, queste diverse priorità, porta al senso della nostra esistenza.
PS:spero di essere stato chiaro
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ziogargamella
...che non esista potrá forse essere vero per te che non lo hai mai provato, oggi la psicopatologia, rispetto a qualche anno fa quando doveva confrontarsi soprattutto con temi legati alla sicurezza personale (...e da qui i disturbi sul versante fobico) é piena zeppa di problematiche legate al senso, alla ricerca di un perché e di un come. Ed é normale, fa parte un pó dei cicli storici; il benessere ha fatto diminuire le problematiche legate alla sopravvivenza e allla sicurezza, e con esse tutti i disturbi correlati, e ha iniziato a far nascere domande sul senso. E´possibile che se le contingenze storiche cambieranno, con esse cambieranno anche i disturbi associati.
In quanto alla terapia breve sono mooooolto prevenuto; il cambiamento lo si produce raramente con una ristrutturazione cognitiva, ma con un cambiamento delle attivazioni emotive che poi, appunto, permettono una ristrutturazione sul piano piú alto. Il percorso inverso lo vedo certamente piú immediato nei tempi ma non nella efficacia
Vedi il fatto che tu sia prevenuto, è una tua credenza limitante.
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Originalmente inviato da
bella primavera
Vedi il fatto che tu sia prevenuto, è una tua credenza limitante.
E la tua, non è forse un'attribuzione a sua volta pregiudizievole sul suo modo di vedere le cose diversamente da te, e qd, un tentativo di dare tu un senso fondato su premesse tue al suo discorso e a quelle che ritiene in campo psicologico, secondo lui, delle priorita'?
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Originalmente inviato da
bella primavera
Per me sono balle che ognuno racconta a se stesso, dietro al disagio esistenziale, esiste sicuramente una incapacità nel determinare quali siano i bisogni primari che ognuno di noi possiede in modo diverso dagli altri,Quali sono: sicurezza, amore, ambizione, varietà, amicizia; perseguire con un ordine del tutto personale, queste diverse priorità, porta al senso della nostra esistenza.
PS:spero di essere stato chiaro
:sbonk: mi chiedo quali siano le balle, nel dettaglio, che [U]ognuno[U]si racconta.. (!!)
un certo vissuto di inadeguatezza credo accompagni il disagio esistenziale così come (magari) anche una certa difficoltà e confusione nel riconoscere e perseguire i propri bisogni e desideri... ma non credo il [U]senso[U] dell'esistenza si riduca a questo...
:rolleyes: ciao..
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
E la tua, non è forse un'attribuzione a sua volta pregiudizievole sul suo modo di vedere le cose diversamente da te, e qd, un tentativo di dare tu un senso fondato su premesse tue al suo discorso e a quelle che ritiene in campo psicologico, secondo lui, delle priorita'?
facciamo chiarezza; se una persona dice che ha pregiudizi, e preconcetti si sta ponendo dei limiti, perchè le cose vanno conosciute e sperimentate
e tutto ciò che è legato ad un preconceto è un credenza che i limita.
riguardo il disagio, penso riguardi il fatto che alcune
persone non sappiano realmente cosa vogliono dalla vita, non hanno creato una gerarcha di bisogni su cui vivere la propria esp di vita (ricordate Maslow e i bisogni dell'essere umano)?
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beh, in buona parte sono d'accordo sul fatto le cose vadano sperimentate, ma da qule che dici desumo una domanda. Cos'è che non è una credenza limitante, dunque? dalle tue parole mi sembra conseguire la conlusione per cui ogni certezza (o presunta tale) che ciascuno si crea sulla propria esistenza è una credenza limitante.
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Originalmente inviato da
bella primavera
Per me sono balle che ognuno racconta a se stesso, dietro al disagio esistenziale, esiste sicuramente una incapacità nel determinare quali siano i bisogni primari che ognuno di noi possiede in modo diverso dagli altri,Quali sono: sicurezza, amore, ambizione, varietà, amicizia; perseguire con un ordine del tutto personale, queste diverse priorità, porta al senso della nostra esistenza.
PS:spero di essere stato chiaro
Certo,come no...quindi la storia dell'uomo, che è andata avanti proprio per inesplicabilità di certe situazioni limite dell'esistenza è nullificata...quindi tutti i disagi storici,culturali,e in senso ampio antropologici sarebbero dettati dal fatto che l'uomo non si è creato una gerarchia di bisogni...
Bene,la gerarchia di bisogni innanzitutto da chi sarebbe dettata?Dalle nostre conoscenze biologiche sul funzionamento degli organismi?Cosè un bisogno?A questo punto basterebbe bere,mangiare,accoppiarsi e il gioco è fatto...non è mai stato così.Tutto il gioco dell'esistenza anche da un punto di vista evoluzionistico è andato avanti perchè c'erano domande travolgenti che hanno sempre spinto sull'orlo del baratro la riflessione umana...non c'è mai stato un solo momento in cui l'uomo abbia vissuto il suo 'ben-essere' con la soddisfazione di bisogni primari:se così fosse il tempo e lo spazio sarebbero fermi in quel punto in cui nessuna coscienza è suscettibile di sorgere,di pervenire alla problematizzazione dell'esperienza.La storia è andata avanti perchè ci sono state domande non perchè abbiamo trovato risposte...il vissuto della morte,il senso del limite,la tensione verso l'infinito non sono gerarchie organizzabili, da raggirare con supposti bisogni antecedenti, ma rappresentano la struttura fondamentale dell'esistenza umana nel mondo.E il senso proprio della sua possibilità.
Saluti