Riferimento: Cosa si intede per cambiamento nel modello psicodinamico
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Una domanda a voi esperti.
Vorrei capire se la psicoanalisi conduce l'individuo a rafforzare il suo io, dunque a elaborarne le fragilità e l'insufficente strutturazione oppure al contrario lo affranca dalle rigide difese delle proprie identità,ruoli sociali canonici, conformismi, credenze cui era rigidamente ancorato e che lo insterilivano rispetto ai suoi desideri?
Una certa tradizione (a mio parere aberrante), quella della Psicologia Psicoanalitica dell'Io (ed oggi mascherata nella Psicologia del sé), va proprio nella direzione di lavorare sul rafforzamento dell'Io e sull'adattamento dell'individuo all'ambiente, in pratica sostituendo un'identificazione disadattiva (che procura una certa sofferenza) con una più adattiva e funzionale. Altre correnti di pensiero, invece, sembrano resistere all'idea freudiana e perseguono la seconda via... Ho la sensazione, tuttavia, che sempre meno psicoanalisti perseguino per questa via irta e perigliosa.
Saluti,
ikaro
Riferimento: Cosa si intede per cambiamento nel modello psicodinamico
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Originalmente inviato da
ikaro78
Una certa tradizione (a mio parere aberrante), quella della Psicologia Psicoanalitica dell'Io (ed oggi mascherata nella Psicologia del sé), va proprio nella direzione di lavorare sul rafforzamento dell'Io e sull'adattamento dell'individuo all'ambiente, in pratica sostituendo un'identificazione disadattiva (che procura una certa sofferenza) con una più adattiva e funzionale. Altre correnti di pensiero, invece, sembrano resistere all'idea freudiana e perseguono la seconda via... Ho la sensazione, tuttavia, che sempre meno psicoanalisti perseguino per questa via irta e perigliosa.
Saluti,
ikaro
L'inconscio freudiano sottrae all'individuo ogni possibilità di potere, padronanza, sino a ritenerlo un ospite in casa propria. Una crisi di panico, un lapsus, l'insonnia, l'anoressia obbligano il soggetto ad ammettere che le manifestazioni dell'inconscio sono più forti della volontà, sfuggono al cotrollo della coscienza, non si possono controllare. La psicologia psicoanalitica dell'io, pone questa fragilità, indebolimento dell'io come suo fulcro.
Ikaro, io non ritengo aberrante come sostieni tu, nell'ambito del percorso analitico, mettere a fuoco e toccare le parti più scabrose e divergenti di noi stessi, riconoscerle come proprie e tenerne conto nei comportamenti e nelle scelte, anche andando contro ad un'immagine ideale di noi stessi che invece il nostro narcisismo alimenta.
M. Recalcati sostiene che, la psicoanalisi aiuta a sapere cosa di me favorisce e alimenta la nevrosi di cui sono portatore, del mio fallimento, della mia infelicità, della mia solitudine e non imputa all'Altro la responsabilità del proprio male come invece oggigiorno induce a fare la morale contemporanea. Anzicchè alimentare l'attesa di una giustizia, di un risarcimento che non arriverà mai la psicoanalisi sostiene l'etica della responsabilità soggettiva, mi aiuta a capire quel qualcosa di me che mi sfugge e che provoca i disastri della mia vita.
Il nostro inconscio parla una lingua straniera e la psicoanalisi ci insegna a decifrare quella lingua.
Alla proiezione paranoica, che non tollera e nega l'impatto con la realtà esterna, la psicoanalisi oppone l'introiezione o, se si preferisce, la soggettivazione e l'individuazione.
Tanti ciao :ciao::ciao::ciao:
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L'inconscio freudiano sottrae all'individuo ogni possibilità di potere, padronanza, sino a ritenerlo un ospite in casa propria. Una crisi di panico, un lapsus, l'insonnia, l'anoressia obbligano il soggetto ad ammettere che le manifestazioni dell'inconscio sono più forti della volontà, sfuggono al cotrollo della coscienza, non si possono controllare. La psicologia psicoanalitica dell'io, pone questa fragilità, indebolimento dell'io come suo fulcro.
Ikaro, io non ritengo aberrante come sostieni tu, nell'ambito del percorso analitico, mettere a fuoco e toccare le parti più scabrose e divergenti di noi stessi, riconoscerle come proprie e tenerne conto nei comportamenti e nelle scelte, anche andando contro ad un'immagine ideale di noi stessi che invece il nostro narcisismo alimenta.
M. Recalcati sostiene che, la psicoanalisi aiuta a sapere cosa di me favorisce e alimenta la nevrosi di cui sono portatore, del mio fallimento, della mia infelicità, della mia solitudine e non imputa all'Altro la responsabilità del proprio male come invece oggigiorno induce a fare la morale contemporanea. Anzicchè alimentare l'attesa di una giustizia, di un risarcimento che non arriverà mai la psicoanalisi sostiene l'etica della responsabilità soggettiva, mi aiuta a capire quel qualcosa di me che mi sfugge e che provoca i disastri della mia vita.
Il nostro inconscio parla una lingua straniera e la psicoanalisi ci insegna a decifrare quella lingua.
Alla proiezione paranoica, che non tollera e nega l'impatto con la realtà esterna, la psicoanalisi oppone l'introiezione o, se si preferisce, la soggettivazione e l'individuazione.
Tanti ciao :ciao::ciao::ciao:
Sì, cara. Ma stai confondendo l'io con l'inconscio, con le parti più scabrose e divergenti di noi stessi!! E' proprio questo incontro che viene in un certo senso evitato rafforzando l'io. In altre parole, il sintomo nevrotico non sarebbe dovuto ad una fragilità dell'io, bensì ad un io fin troppo strutturato e irrigidito. In ogni caso, in una discussione affermi una cosa e nell'altra sembri prenderne le distanze (potremmo aggiungere, al tuo discorso: "non imputa all'Altro la responsabilità di cucinargli una pietanza prelibata..."). In ogni caso, mi fa piacere che tu stia riflettendo su questi punti-chiave della psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
ikaro78
Sì, cara. Ma stai confondendo l'io con l'inconscio, con le parti più scabrose e divergenti di noi stessi!! E' proprio questo incontro che viene in un certo senso evitato rafforzando l'io. In altre parole, il sintomo nevrotico non sarebbe dovuto ad una fragilità dell'io, bensì ad un io fin troppo strutturato e irrigidito. In ogni caso, in una discussione affermi una cosa e nell'altra sembri prenderne le distanze (potremmo aggiungere, al tuo discorso: "non imputa all'Altro la responsabilità di cucinargli una pietanza prelibata..."). In ogni caso, mi fa piacere che tu stia riflettendo su questi punti-chiave della psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
No Ikaro non confondo l'io con l'inconscio e la penso come te, quando affermi che "il sintomo nevrotico non sarebbe dovuto ad una fragilità dell'io, bensì ad un io fin troppo strutturato e irrigidito" anche se, a mio avviso non è facile generalizzare.
Per quanto riguarda l'altro thread e la metafora dello psicoanalista-cuoco, le mie convizioni derivano dal fatto che non ritengo che il mio analista sia "Altro", faccia parte di quel contesto familiare, sociale, storico che genera il male che mi può creare disagio( se non inconsciamente nel transfert ...), anzi al contrario lo vedo come mio alleato, che esiste per me non solo nel momento che mi siedo e che vuole solo il mio benessere.
Tanti ciao :ciao::ciao::ciao:
Riferimento: Cosa si intede per cambiamento nel modello psicodinamico
Anche se il quesito che pongo è considerato scontato e banale, mi va di proporlo.
Avviene spesso che quando uno dei componenti di una coppia va in analisi, il rapporto entra in crisi :rosic:. Vi va di parlarne?
Ciao
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Originalmente inviato da
francesca63
No Ikaro non confondo l'io con l'inconscio
bè una parte dell'Io è inconscio, tipo il super-io e le difese
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Originalmente inviato da
francesca63
Anche se il quesito che pongo è considerato scontato e banale, mi va di proporlo.
Avviene spesso che quando uno dei componenti di una coppia va in analisi, il rapporto entra in crisi :rosic:. Vi va di parlarne?
Ciao
forse perchè avviene un cambiamento in uno di membri della coppia, portando una modificazione dell'equilibrio precedentemente creato.